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da "Almanacco Illustrato del Milan" - Ed. Panini Modena, 2005
La stagione parte con la vittoria nell'ultima partita di Coppa del Primato con l'Ambrosiana. La guerra, con violenti bombardamenti, si fa sentire e condiziona fortemente l'attività calcistica. Arrivano come rinforzi Del Medico, Galimberti, Corbelli, e Zorzi, allenatore è sempre Magnozzi. Il Milano dimostra il suo valore solo negli incontri di cartello. Ricordiamo a proposito le due vittorie per 1-0 sul Torino, vincitore del campionato, sulla Juventus (2-0), sulla Roma (4-1) e sul Bologna (3-2). Male invece vanno i derby con l'Ambrosiana in cui i rossoneri rimediano sonanti sconfitte. Alla fine è un 6° posto alla pari con Bologna e Fiorentina. Storica doppietta per il Torino che, dopo lo scudetto, si aggiudica anche la Coppa Italia, vendicandosi nei quarti proprio del Milano per la duplice sconfitta in campionato.


da E. Tosi – Forza Milan! – La storia del Milan ("Dopo 44 anni, di nuovo lo scudetto"), marzo 2005
IL MILANO GIOCA ALL'ARENA
Come già nella stagione precedente, i rossoneri giocano all'Arena, alternandosi con l'Ambrosiana, le loro partite del campionato 1942-43. Non c'è più corrente elettrica per far arrivare i tram a San Siro e il Milano si trova così costretto a lasciare il suo stadio per utilizzare la centrale, e più facilmente raggiungibile, Arena civica. La guerra comincia a condizionare il regolare svolgimento del torneo, i bombardamenti si fanno sentire. Per la nostra squadra è un campionato senza infamia né lode (alla fine sarà un sesto posto). Rimarchevole la doppia vittoria per 1-0 sui futuri campioni d'Italia del Torino (allo stadio Mussolini di Torino nel novembre '42 e all'Arena di Milano nel marzo '43).




dal sito www.ilveromilanista.it
STAGIONE 1942/1943 - UNA STAGIONE MEDIOCRE
Le nubi della Seconda Guerra Mondiale coprono il cielo, mentre i bombardamenti scandiscono il passare delle ore, ovunque. Ma il calcio, pur sofferente, non si ferma. Il Milano si rinforza con un paio di difensori (Galimberti e Zorzi), un centrocampista (Corbelli) e l'attaccante Del Medico. In panchina viene confermato Mario Magnozzi, ex attaccante del Livorno e dei rossoneri. La squadra, che tra primi acciacchi e qualche scelta azzarata inizia a perdere il mitologico Aldo Boffi (relegato al ruolo di riserva dopo tre titoli di capocannoniere), ha un andamento molto discontinuo e di fatto rende al meglio solo nei big match: clamorosi i due 1-0 al Grande Torino futuro Campione, il 2-0 a Madama Juventus e le esaltanti vittorie larghe con Roma e Bologna. I tifosi soffrono però il doppio scivolone nel derby, tuttavia il sesto posto finale non è da disprezzare vista la poca qualità della rosa meneghina. Al Toro vanno Scudetto e Coppa Italia, col Milan surclassato ai quarti (5-0): una corazzata implacabile. Magnozzi dispone di una coppia di registi non proprio tecnicissimi (Morselli e Corbelli) e si deve aggrappare ai gol di Cappello, non nella sua miglior stagione d'attaccante. Il tecnico piazza il difensore Boniforti come frangiflutti di centrocampo, a fianco del vispo Todeschini e del nuovo capitano Antonini, un motorino. Zorzi, dietro, si rivela un acquisto discreto; davanti pesa il declino di Boffi, con Del Medico e Rosellini che non valgono nemmeno metà del grande Principe del gol. Il Milano si schiera spesso così: Rossetti; Zorzi, Galimberti; Antonini, Boniforti (Gallo), Todeschini; Morselli, Corbelli; Del Medico, Rosellini, Cappello IV (Boffi).
BENE CON LE BIG. Supersfida alla prima giornata: a Torino, Juventus-Milan. I rossoneri impattano contro i forti piemontesi e portano a casa un 1-1 prezioso, targato Boffi. Il grande centravanti sembra non perdere il vizio, ma in realtà sarà per lui una stagone travagliata. Dopo un paio di pareggi e il ko interno con la Fiorentina, un Milan deludentissimo fa 1-1 anche col Vicenza, colpito ancora da Boffi ma rivitalizzato dal pari di Bruno Camolese. Un 2-0 alla Triestina, sancito dalle prodezze estemporanee di Corbelli e Dal Medico, è seguito dal ko milanese col Venezia. Poi, le sorprese: Morselli si sveglia e piega il Grande Torino (1-0), Cappello affossa la Lazio con una doppietta (4-1, in gol anche Del Medico e ancora Morselli). Non mancano le delusioni (2 pari e 1 sconfitta), le vittorie troppo facili (3-1 al Bari, nella giornatona di Rosellini: bis), un 1-3 pesante nell'atteso derby con l'Ambrosiana e un evitabile pareggio col Livorno (1-1, Rosellini). Gli infortuni e le esclusioni che portano Aldo Boffi fuori dai titolari fiaccano un Milano non troppo sul pezzo. Si arriva all'inizio del ritorno preparando la sfida con la Juventus, che ora annovera nelle sue fila un grande ex rossonerazzurro: Peppino Meazza, che dopo aver prostituito il suo cuore di interista tra le coperte dei cugini si vende anche alla Vecchia Signora. Il Diavolo sembra risorgere e vince 2-0, con le intuizioni di Rosellini e Corbelli. Segue un 2-4 a Genova che fa crollare ogni barlume di speranza da medio alta classifica, anche se è considerevole il 4-1 sulla Roma con cui i rossoneri si rialzano subito: doppiette storiche per Del Medico e Rosellini, due attaccanti non certo sfondareti e mai davvero capaci di catturare San Siro come solo Boffi aveva saputo fare prima. A proposito di attaccanti, il destino prepara un brutto scherzo in Fiorentina-Milan: tra i viola milita l'ex Bollano, appena 8 reti in campionato col Milan l'anno prima e bocciato in fretta da San Siro. Come tanti. Bollano si vendica infilando tre volte Rossetti, e i toscani vincono 3-0. Duro colpo, e l'1-1 col Vicenza (Marchetti pareggia all'88 il gol di Cappello) complica la situazione. Cappello, positivo nelle due anante precedenti, crolla nella stagione in cui avrebbe dovuto raccogliere l'eredità di Boffi, e segna pochissimo. E' Rosellini l'uomo del momento, ed è lui a decidere Milan-Torino: 1-0 e altro schiaffo ai Granata. Da un Milan così ti aspetteresti un successo sul piccolo Liguria; e invece i locali vanno sul 2-0 con due graffi di Diotallevi. Del Medico accorcia, il terzinaccio Zorzi pareggia dal dischetto. Ma non è proprio stagione: i rossoneri crollano in casa con l'Atalanta, con la Lazio (rinasce Boffi e segna anche Bonifortni, ma alla fine è 2-4), con Bari, Inter e Livorno: solo il Bologna cede strada ai Diavoli nelle ultime sei partite, sconfitto 3-2 dalla prodezza in extremis di Del Medico. Una doppietta di Reguzzoni, nei rossoblu, aveva vanificato le reti di Boffi e capitan Antonini. In Coppa Italia, il Milan giunge ai quarti dopo aver escluso Padova (5-3 e doppietta di Boffi, in una delle poche giornate di gloria stagionali) e Livorno (3-2, ancora a segno Boniforti, su rigore). Ma il Torino vendica la doppia sconfitta di campionato con un sonoro 5-0.
SENZA STELLE. Magnozzi può contare su un portiere discreto come Rossetti (29 gare) e acquisisce un terzinaccio ruvido come Zorzi: un mastino non insuperabile ma affidabile, che sarà utile alla causa rossonera per 3 stagioni e 80 partite. Gioca 27 volte e segna 1 gol, su rigore al Liguria (2-2). Gli viene affiancato Edoardo Galimberti (33/0), mestierante senza troppe lodi a favore del quale viene escluso Toppan (solo 12 presenze) e spostato Boniforti: questi diventa la rocciosa diga di centrocampo (24 gare), segna anche 3 reti e cerca di sostenere la mediana. Gallo è la prima alternativa (16/0). Capitan Antonini copre con i soliti polmonio la cosia di destra: abnegazione e fedeltà alla causa ne fanno una bandiera e un idolo dei tifosi. Sul lato opposto agisce Todeschini, ex ragazzo prodigio che porta affidabilità pur senza essere un fenomeno. La regia è affidata ai non eccelsi Morselli (che ha debuttato l'anno prima: 20 gare e 5 reti) e Corbelli (30/4). Davanti pesa l'accantonamento di Boffi (13/6, solo 4 gol in A), con il pur bravo Cappello che non regge al peso della successione (23 gare e 10 gol, 7 in campionato) anche perché affiancato dai modesti Del Medico (33/10) e Rosellini (25/7), che pure segna l'1-0 al Torino nel secondo trionfo stagionale sui granata. Completano i quadri Begni Pozzi, Ricciardi, Granata, Sacchi, Trapanelli e Ventura. Debutta Andrea Bonomi, un ragazzo che di strada ne farà parecchia.






Ancora all'Arena. Forse con il lutto al braccio. Il "Milano" in maglia bianca con banda verticale rossonera.
In piedi da sinistra: Zorzi, Granata, Toppan, Antonini, Rossetti, Del Medico, Boffi. Accosciati da sinistra: Bonomi, Begni, Pozzi, Gallo
(foto Enrico Tosi)



dal sito www.wikipedia.org
AVVENIMENTI
L'ultimo campionato prima dello stop bellico conobbe un duello inedito: in testa lottarono il favorito Torino, secondo l'anno prima e rafforzato dall'acquisto della coppia Loik-Mazzola, artefici del successo del Venezia in Coppa Italia nel 1941 e del terzo posto nel Campionato 1941-42, e il clamoroso Livorno, salvatosi in extremis l'anno prima e riuscito durante l'estate, con acquisti di giocatori provenienti soprattutto dalla Serie B, a costruire una squadra che avrebbe lottato per lo scudetto fino in fondo. Tra le riforme, importante quella dell'abolizione della regola del quoziente-reti.
Il campionato iniziò il 4 ottobre 1942. Il Livorno balzò immediatamente in testa: vinse le prime sei gare e fece il vuoto, visto che il Torino, secondo, si ritrovò già a quattro punti di distanza; l'aggancio avvenne il 13 dicembre, all'undicesima giornata, mentre le altre squadre danzavano tra alti e bassi: la Roma campione uscente latitava, il Venezia senza più i suoi uomini di punta non ingranava e il Bologna non si dimostrò più ai livelli di quello di una volta. Così amaranto e granata andarono in fuga e terminarono il girone d'andata in testa, a pari punti. Solamente Juventus e Ambrosiana-Inter riuscirono, in parte, ad insediarle. Proprio con l'Ambrosiana-Inter, che per un certo numero di giornate s'inserì nella lotta di vertice, il Toro crollò in casa alla prima di ritorno, il 17 gennaio. Il Livorno espugnò Venezia e iniziò la fuga; una settimana dopo toscani e piemontesi pareggiarono nello scontro diretto.
Il 21 marzo, a 5 giornate al termine, il Livorno subì un brusco stop a Torino, sponda bianconera: il Torino ridusse i punti di vantaggio da tre ad uno e la lotta fu serrata. Un'altra caduta, a Roma due settimane dopo, compromise la corsa dei toscani, che vennero superati per un punto dagli ormai irrefrenabili rivali. Il Torino arrivò all'ultima giornata, il 25 aprile, in testa d'una sola lunghezza, con 6 vittorie consecutive alle spalle. Il Livorno ospitava un Milano già salvo, al Torino toccava la trasferta in casa di un Bari che si giocava la salvezza con il coltello tra i denti: i granata ne uscirono vittoriosi solamente a pochi secondi dalla fine, grazie ad un gol di Mazzola che infranse il sogno livornese. Il Torino ritornò campione a quindici anni di distanza dall'ultimo successo.
Proprio il Bari, ritornato da un solo anno in Serie A, retrocesse dopo gli spareggi contro la Triestina e un Venezia in caduta libera. Retrocesse anche il Liguria, mentre si salvò la novità Vicenza. Le retrocessioni furono comunque formali, visto che vennero annullate alla ripresa del girone unico, nel 1946.



dal sito clarence/forum.it
L'INNOCENTE
Amadei squalificato a vita...
La Roma torna nel capoluogo piemontese per la semifinale di Coppa Italia, domenica 23 maggio 1943. In campionato, finito da un mese, le ha prese 4-0 sia all'andata che al ritorno ed il Torino è Campione d'Italia.
Su una azione veloce il segnalinee milanese Massironi segnala il fuorigioco di Ossola (Torino), ma l'arbitro fiorentino Pizziolo lascia proseguire. Ossola tira ma il portiere Blason (Roma) para in tuffo sulla palla sulla linea coprendola col corpo. L'arbitro, un pò lontano fischia deciso e convalida il gol.
Proteste romaniste per il fuorigioco. L'arbitro consulta il guardalinee che si rimangia la segnalazione. Gol valido! Reazione furente dei giocatori della Roma e nel parapiglia, il guardalinee Massironi viene colpito ed indica in Amadei l'aggressore! Due espulsi fra le fila romane. Il gioco riprende ed Ossola segna nuovamente ma con i 9 romanisti fermi. Il portiere Blason (Roma) prende il pallone dalla rete e lo calcia in tribuna, Il pallone viene rilanciato in campo e Blason lo rispedisce fra la folla. La forza pubblica entra in campo per riportare la calma e l'arbitro manda tutti negli spogliatoi...
Amadei (Roma) in base al referto arbitrale (dichiarazione del guardalinee...) viene ritenuto responsabile e squalificato a vita!
Il 27 gennaio 1946, durante una cena, presente il Commissario speciale Pizziolo (arbitro della partita incriminata), un giocatore della Roma, Dagianti, fra un bicchiere e l'altro, confessa: "Il calcione al guardalinee l'ho dato io!"...




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Ragione sociale Associazione Calcio Milano (A.C.M.)
Giuseppe Antonini I,
capitano rossonero 1942-43
Colori sociali Rosso e nero a strisce verticali
Data di fondazione 13 dicembre 1899
Sede Via del Lauro, 4 - MILANO
AREA DIRETTIVA
Presidente Umberto Trabattoni (Commissario Straordinario)
Segretario Angelo Monti
AREA TECNICA
Allenatore Mario Magnozzi II
Direttore Sportivo Antonio Busini III
AREA SANITARIA
Medico Sociale Giuseppe Veneroni
Massaggiatore Luigi Grossi
SQUADRA
Capitano Giuseppe Antonini I
Campo sportivo Civica Arena - MILANO
Giocatori di partite ufficiali Giuseppe Antonini I (cap.), Mario Begni, Aldo Boffi, Enrico Boniforti II, Andrea Bonomi, Gino Cappello IV, Guido Corbelli, Walter Del Medico, Edoardo Galimberti, Attilio Gallo, Giorgio Granata, Arrigo Morselli, Luigi Pozzi, Alfonso Ricciardi, Luigi Rosellini, Giovanni Rossetti, Giuseppe Sacchi, Paolo Todeschini, Gianni Toppan, Pietro Trapanelli, Francesco Ventura, Luigi Zorzi I
Palmares Coppa del Primato Cittadino