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da "Almanacco Illustrato del Milan" - Ed. Panini Modena, 2005
Col ritorno del massimo campionato di calcio, ritornano anche i problemi relativi all'abbondanza delle squadre partecipanti. Sono ben 66 suddivise in otto gironi al nord e tre al centro-sud. Il Milan, abbandonato il Velodromo Sempione, gioca le partite del torneo al campo Pirelli alla Bicocca; solo verso la fine della stagione inaugura il nuovo campo in viale Lombardia (attuale via Campania).
La squadra si presenta con elementi "fatti in casa" o provenienti da formazioni minori milanesi o della provincia lombarda. I rossoneri maramaldeggiano contro piccoli avversari del 1° turno eliminatorio (10 incontri e 10 vittorie) ma nel loro girone di semifinale sono nettamente battuti dal Genoa e dalla Pro Vercelli. Il titolo va all'Internazionale che, dopo aver vinto la concorrenza di Juventus e Genoa al nord, supera il Livorno nella finale.


da E. Tosi – Forza Milan! – La storia del Milan ("La nascita del girone unico"), febbraio 2005
DOPO LA GUERRA E' ANCORA CALCIO
Con la partecipazione di ben 66 squadre al campionato di prima categoria nella stagione 1919-20, si può parlare di vero e proprio boom. Il Milan è alle prese con l'ennesimo trasloco: abbandonato il Velodromo Sempione, i rossoneri si adattano a giocare per qualche partita alla Bicocca, sul campo sportivo messo a disposizione dal loro presidente Piero Pirelli, in attesa di vedere ultimato il nuovo impianto di viale Lombardia che, all'epoca, era una lunghissima strada tracciata tra i prati e qualche rara casa, da nord a sud lungo la periferia orientale della città. Quello di viale Lombardia era un vero e proprio stadio, con tribuna in cemento armato per 20.000 spettatori, situato all'altezza dell'attuale viale Campania, oggi sede del Tennis Club Lombardo. La squadra rossonera, composta soltanto da milanesi o, al massimo, da elementi provenienti dalla provincia, è allestita in qualche modo. Dopo aver superato il girone eliminatorio lombardo, non passa il turno delle semifinali interregionali, arrivando terzo dietro a Genoa e Pro Vercelli; gli uomini di spicco di quel Milan, oltre al duo Scarioni-Soldera, sono il nazionale Cesare Lovati, Ernesto Morandi e il cannoniere Amedeo Varese. Il primo campionato del dopoguerra va all'lnter, tornata al successo dopo 10 anni.


dal sito www.ilveromilanista.it
STAGIONE 1919/1920 - LA SORPRESA E' IL BOMBER VARESE
Il Milan abbandona il Velodromo Sempione e gioca le prime partite al Campo Pirelli alla Bicocca; a fine stagione si trasferisce sul campo di Viale Lombardia. E' un Milan di chiara impronta lombarda, composto da giocatori per lo più locali. Non c'è più Cevenini, nuovamente tornato in maglia nerazzurra: la fascia di capitano passa sul braccio dell'infinito mediano Scarioni, un cuore tutto rossonero. In panchina si siede per la prima volta un allenatore "vero": è Guido Moda, indimenticabile ex campione del Milan, un grande difensore che ha giocato in rossonero 27 partite (cifra alta per l'epoca) dal 1903 al 1912, vincendo 2 scudetti. Moda alterna in porta Enrico Mariani e l'ex nerazzurro Luigi Binda. La nuova coppia difensiva è centrata su Renzo Azaghi e Pietro Bronzini: incredibilmente, dopo tantissime stagioni, il grande Marco Sala non è titolare. Sala era stato svezzato proprio da Moda, quando i due componevano una forte linea difensiva; Moda nell'ultima stagione da giocatore ne divenne la riserva: l'avvicendamento tra i due creò una lunga tradizione difensiva, che ora lo stesso Moda provvede a interrompere, pur senza scordarsi di Sala: il quale viene spesso e volentieri gettato nella mischia col suo incredibile apporto di esperienza, a 33 anni suonati. Per Sala, è l'ultima stagione rossonera. Capitan Scarioni ci mette la gamba nel cuore del centrocampo, completato dalla tecnica di Lovati e dall'altro diavolaccio Soldera. In attacco ci sono Ferrario, Mariani, Morandi e due nuovi: Roghi, veronese, e Amedeo Varese, ex bomber del casale scudettato nel 1914. Varese, 29 anni, sarà la sorpresa di stagione. Nel girone lombardo il Milan vince tutte le dieci partite, ma nel girone di semifinale si fa nettamente superare da Genoa e Pro Vercelli. Lo scudetto va all'Inter del solito bomber Cevenini I.
Forti solo in avvio. Il Milan debutta con un 3-1 sul Chiasso, poi scopre le grandi doti di bomber di Amedeo Varese: l'attaccante segna una tripletta all'Enotria e una nel 6-1 di Pavia. In entrambi i match va a segno anche Roghi. La trasferta di Bbergamo è l'incoronazione di Varese: il Milan vince 4-0 e lui segna tutti e 4 i gol rossoneri. La partita con l'Ausonia è densa di storie. Gli ospiti vanno in vantaggio e tengono palla. Il Milan insiste e trova il pari con il sempre propositivo Morandi, al '75. Moda butta nella mischia Sala, per blindare la difesa e non rischiare di perdere. ma è proprio il vecchio difensore, su azione offensiva, a trovare il clamoroso vantaggio! Per Sala è il terzo centro della carriera. E' il minuto 84, sulle ali dell'entusiasmo dopo '2 i rossoneri triplicano con Rainieri e ipotecano la vittoria. Varese e Cevenini V liquidano il Chiasso a domicilio, poi il Milan affossa con identico punteggio (3-1) Enotria e Pavia. Con l'Atalanta è sagra del gol: Varese sigla un'altra doppietta, imitato da Ferrario: l'attaccante dal rendimento garantito sa sempre lasciare un segno. Roghi sigilla il 5-1 finale. Già qualificato, il Milan fa accademia all'ultimo turno, con un rotondissimo 10-0 in casa dell'Ausonia. Tris di Varese e della giovane riserva Oleario, altra doppietta di Ferrario, gol dell'altra "ruota di scorta" Loiacono e ciliegina del 'grinta' Soldera dal dischetto. Nel girone di semifinale l'avvio ad handicap (1-2 a Genova) è seguito dalla vittoria sul Legnano (gol di Morandi e doppietta del solito Ferrario) e da una nuova sconfitta, con la Pro Vercelli. Lovati è l'eroe della trasferta di Venezia: in laguna il suo rigore vale un successo prezioso. Il Milan va a fasi molto alterne, perde altre 2 gare, ne vince altre 2 (Soldera e Ferrario regolano il Venezia; lo stesso Ferrario e Varese affossano l'Alessandria) poi crolla a Vercelli (1-5) e chiude la stagione a Legnano, pareggiando lo svantaggio grazie alla prodezza di Scarioni, il mediano non certo abituato alla gioia del gol.
Sopresa Varese. Capocannoniere stagionale è il sorprendente bomber Amedeo Varese, da Settimo Rottaro (TO): l'attaccante, che aveva debuttato l'anno prima (2 presenze) diventa titolare e infila la bellezza di 23 gol in 18 partite, confermandosi degnissimo erede di Cevenini I. Nel suo secondo anno rossonero segnerà ancora 6 reti in 15 match, chiudendo positivamente la sua avventura milanese. Come detto, in porta Moda alterna Enrico Mariani e l'ex interista Luigi Binda, sportsman accanito in varie discipline. Bronzini (15 gare) e Azaghi (16) sono i perni difensivi, col solito Sala a tenerli sulle spine dalla panchina: 8 gare e un gol per il senatore. In particolare, Bronzini è un ventunenne milanese che aveva debuttato nel 1916/17 ed ora diventa titolare, ruolo che ricoprirà per sette stagioni. Centrocampo di classe, esperienza e coesione con gli ormai fissi Scarioni (19 gare e un gol per il capitano), Lovati (19/2) e Soldera (12/2). L'attacco è un gran viavai. Ferrario è vicebomber con 8 reti: lui e Varese sono ben ispirati e affiancati da Edoardo Mariani (15/2) ed Ernesto Morandi (12/2); buon contributo per il "nuovo" Mario Roghi, 5 reti (in 13 match). La panchina fornisce ad essi validi ricambi: Loiacono (10 gare, 1 gol), Cevenini V (9 e 2) e Oleario (5 e 3). Rosa completata da Carito II, Castellazzi, Cazzaniga, Emilio Colombo, Marmonti, Eugenio Morandi, Eugenio Negri e Rainieri.




Il Milan 1919-20
(da "CentoMilan", il libro ufficiale, 1999)



dal sito www.milanhistory.blogspot.com
1919-1920, L'ESPLOSIONE DI VARESE
VINTO A MANI BASSE IL GIRONE REGIONALE, IL MILAN NON REGGE LA CONCORRENZA LIGURE-PIEMONTESE NEL GIRONE DI SEMIFINALE. AMEDEO VARESE E' IL NUOVO BOMBER: SALUTATO CEVENINI I, NUOVAMENTE ALL'INTER, VARESE SEGNA 23 GOL IN 18 GARE BEN AFFIANCATO DA FERRARIO.



Varese nel Casale campione d'Italia 1914

IL MILAN abbandona il Velodromo Sempione e gioca le prime partite al Campo Pirelli alla Bicocca; a fine stagione si trasferisce sul campo di Viale Lombardia. E' un Milan di chiara impronta lombarda, composto da giocatori per lo più locali. Non c'è più Cevenini, nuovamente tornato in maglia nerazzurra: la fascia di capitano passa sul braccio dell'infinito mediano Scarioni, un cuore tutto rossonero. In panchina si siede per la prima volta un allenatore "vero": è Guido Moda, indimenticabile ex campione del Milan, un grande difensore che ha giocato in rossonero 27 partite dal 1903 al 1912, vincendo 2 scudetti. Nel girone lombardo il Milan vince tutte le dieci partite, ma nel girone di semifinale si fa nettamente superare da Genoa e Pro Vercelli. Moda alterna in porta Enrico Mariani e l'ex nerazzurro Luigi Binda. La nuova coppia difensiva è centrata su Renzo Azaghi e Pietro Bronzini: incredibilmente, dopo tantissime stagioni, il grande Marco Sala non è titolare.

Sala era stato svezzato proprio da Moda, quando i due componevano una forte linea difensiva; Moda nell'ultima stagione da giocatore ne divenne la riserva: l'avvicendamento tra i due creò una lunga tradizione difensiva, che ora lo stesso Moda provvede a interrompere, pur senza scordarsi di Sala: il quale viene spesso e volentieri gettato nella mischia col suo incredibile apporto di esperienza, a 33 anni suonati. Per Sala, è l'ultima stagione rossonera. Capitan Scarioni ci mette la gamba nel cuore del centrocampo, completato dalla tecnica di Lovati e dall'altro diavolaccio Soldera. In attacco ci sono Ferrario, Mariani, Morandi e due nuovi: Roghi, veronese, e Amedeo Varese, ex bomber del casale scudettato nel 1914. Varese, 29 anni, sarà la sorpresa di stagione. Lo scudetto va all'Inter del solito bomber Cevenini I.

FORTI SOLO IN AVVIO. Il Milan debutta con un 3-1 sul Chiasso, poi scopre le grandi doti di bomber di Amedeo Varese: l'attaccante segna una tripletta all'Enotria e una nel 6-1 di Pavia. In entrambi i match va a segno anche Roghi. La trasferta di bergamo è l'incoronazione di Varese: il Milan vince 4-0 e lui segna tutti e 4 i gol rossoneri. La partita con l'Ausonia è densa di storie. Gli ospiti vanno in vantaggio e tengono palla. Il Milan insiste e trova il pari con il sempre propositivo Morandi, al '75. Moda butta nella mischia Sala, per blindare la difesa e non rischiare di perdere. ma è proprio il vecchio difensore, su azione offensiva, a trovare il clamoroso vantaggio! Per Sala è il terzo centro della carriera. E' il minuto 84, sulle ali dell'entusiasmo dopo '2 i rossoneri triplicano con Rainieri e ipotecano la vittoria. Varese e Cevenini V liquidano il Chiasso a domicilio, poi il Milan affossa con identico punteggio (3-1) Enotria e Pavia. Con l'Atalanta è sagra del gol: Varese sigla un'altra doppietta, imitato da Ferrario: l'attaccante dal rendimento garantito sa sempre lasciare un segno. Roghi sigilla il 5-1 finale. già qualificato, il Milan fa accademia all'ultimo turno, con un rotondissimo 10-0 in casa dell'Ausonia. Tris di Varese e della giovane riserva Oleario, altra doppietta di Ferrario, gol dell'altra "ruota di scorta" Loiacono e ciliegina di Soldera dal dischetto. Nel girone di semifinale l'avvio ad handicap (1-2 a Genova) è seguito dalla vittoria sul Legnano (gol di Morandi e doppietta del solito Ferrario) e da una nuova sconfitta, con la Pro Vercelli. Lovati è l'eroe della trasferta di venezia: in laguna il suo rigore vale un successo prezioso. Il Milan va a fasi molto alterne, perde altre 2 gare, ne vince altre 2 (Soldera e Ferrario regolano il Venezia; lo stesso Ferrario e Varese affossano l'Alessandria) poi crolla a Vercelli (1-5) e chiude la stagione a Legnano, pareggiando lo svantaggio grazie alla prodezza di Scarioni, il mediano non certo abituato alla gioia del gol.

SORPRESA VARESE. Capocannoniere stagionale è il sorprendente bomber Amedeo Varese, da Settimo Rottaro (TO): l'attaccante, che aveva debuttato l'anno prima (2 presenze9 diventa titolare e infila la bellezza di 23 gol in 18 partite, confermandosi degnissimo erede di Cevenini I. Nel suo secondo anno rossonero segnerà ancora 6 reti in 15 match, chiudendo positivamente la sua avventura milanese. Come detto, in porta Moda alterna Enrico Mariani e l'ex interista Luigi Binda, sportsman accanito in varie discipline. Bronzini (15 gare) e Azaghi (16) sono i perni difensivi, col solito Sala a tenerli sulle spine dalla panchina: 8 gare e un gol per il senatore. In particolare, Bronzini è un ventunenne milanese che aveva debuttato nel 1916/17 ed ora diventa titolare, ruolo che ricoprirà per sette stagioni. Centrocampo di classe, esperienza e coesione con gli ormai fissi Scarioni (19 gare e un gol per il capitano), Lovati (19/2) e Soldera (12/2). L'attacco è un gran viavai. Ferrario è vicebomber con 8 reti: lui e Varese sono ben ispirati e affiancati da Edoardo Mariani (15/2) ed Ernesto Morandi (12/2); buon contributo per il "nuovo" Mario Roghi, 5 reti (in 13 match). La panchina fornisce ad essi validi ricambi: Loiacono (10 gare, 1 gol), Cevenini V (9 e 2) e Oleario (5 e 3). Rosa completata da Carito II, Castellazzi, Cazzaniga, Emilio Colombo, Marmonti, Eugenio Morandi, Eugenio Negri e Rainieri. (Pubblicato da RG METAL'88)




dal sito www.clarence/forum.it
Un calcio rinato, quello del dopoguerra, che fra le molte attività ne porta una destinata a durare fino ai giorni nostri ed oltre: la nascita del "tifo". Non si sa chi abbia per la prima volta applicato questo vocabolo medico al fenomeno dilagante della passione calcistica: In ogni caso si trattò di un conio fortunato. La sintomatologia dell'appassionato di calcio presenta già quei tratti di fanatismo, di isteria, di obnubilamento delle comuni facoltà dello stesso soggetto a riposo che ne fanno un pericolo per l'incolumità di giocatori ed arbitri.
Sono di questi anni i primi episodi significativi: arbitri inseguiti, anche via treno, al termine del match, invasioni di campo in numero sempre maggiore, zuffe fra sostenitori delle fazioni opposte. E non è che l'inizio!!!!



dal sito www.wikipedia.org
Le sempre più scontate ed inutili eliminatorie regionali non dettero sorprese di sorta, se non nel girone veneto. Movimenti già più significativi si ebbero quando, dopo la pausa natalizia, cominciò il campionato nazionale. L'ascesa più forte fu quella delle formazioni emiliane le quali furono le prime a competere con valore per la qualificazione alle finali pur proveniendo da fuori del Triangolo Industriale: un cambiamento storico per la crescita del movimento calcistico su una più ampia porzione del territorio nazionale. A ciò si contrappose la crisi di tradizionali habituées della lotta di vertice, quella del Torino che svanirà nel giro di qualche anno, e quella del Milan che invece si protrarrà per un'intera generazione.
Nei tre gironi di cui si componeva il campionato, nel primo i neo-insigniti Campioni genoani diedero vere e proprie lezioni di football agli avversari, tra cui spiccavano i sempre carismatici Leoni della Pro, e candidandosi con la massima autorevolezza per la riconferma del titolo. Piuttosto regolare anche il cammino dell'Inter nel proprio raggruppamento, con solo nel finale una minima concessione alle speranze del già accennato astro nascente del pallone tricolore, il Bologna. Ben più complicata invece la qualificazione della Juve nel terzo girone dove, anzi, cadendo alla terz'ultima giornata sul campo dell'US Milanese, diede a molti l'impressione di non potercela fare e di lasciare proprio alle "scacchiere" lombarde la qualificazione alla finale. Non fu così, e la Juve si ritrovò a giocarsi il titolo con nerazzurri e rossoblù.
A questo punto però la Federazione prese decisioni assai opinabili che generarono feroci polemiche. Dato il protrarsi del torneo, infatti, la finale fu stabilita in un rapido triangolare da disputarsi con gare secche in campo neutro. La prima gara fu Juve-Genoa da svolgersi a Milano. Ad arbitrarla fu designato il signor Varisco, che era anche il capo degli arbitri ma soprattutto il vicepresidente dell'Inter. Varisco si rese protagonista di una conduzione di gara a dir poco discutibile, che portò i bianconeri alla vittoria e fece gridare i liguri al complotto. La settimana seguente Juve-Inter venne giocata, secondo un'inopportuna decisione federale, proprio a Genova, dove i bianconeri vennero accolti da un clima a dir poco ostile, anche per le necessità di classifica genoane, e persero. A questo punto, mentre tutti si aspettavano che l'ultima sfida si disputasse a Torino, con un altro colpo di scena la FIGC la collocò invece a Modena. Ne uscì un pareggio, e la virtuale incoronazione dei nerazzurri.
La finalissima si disputò la settimana entrante a Bologna contro il Livorno. Non fu la solita passeggiata contro le sprovvedute formazioni centro-meridionali, perché l'essere importante sede portuale aveva attratto nella città toscana numerosi giovani inglesi che avevano dato un forte contributo allo sviluppo del calcio locale. Tuttavia comunque, narrano le cronache dell'epoca, la sfida fra nerazzurri ed amaranto non fu mai veramente in discussione, e l'Inter vinse così il suo secondo titolo tricolore.




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Ragione sociale Milan Football Club (M.F.C.)
L'allenatore Guido Moda I
Colori sociali Rosso e nero a strisce verticali
Data di fondazione 13 dicembre 1899
Sede Birreria Colombo (ex Spatenbrau) - via Ugo Foscolo - MILANO
AREA DIRETTIVA
Presidente Piero Pirelli I
Vice-presidente Silvio Richetti
Segretario Giuseppe Wilmant
AREA TECNICA
Direttore Sportivo Cesare Stabilini
Allenatore Guido Moda I
SQUADRA
Capitano Alessandro Scarioni II
Campi sportivi Campo Milan Viale Lombardia - MILANO
Campo Pirelli, Bicocca - MILANO
Campo Ausonia Pro Gorla, Gorla Primo - MILANO
Campo U.S.M. - MILANO
Giocatori di partite ufficiali Renzo Azaghi, Luigi Binda, Pietro Bronzini, Guido Carito II, Umberto Castellazzi, Emilio Cazzaniga, Carlo Cevenini V, Emilio Colombo, Romolo Ferrario, Natale Loiacono, Cesare Lovati, Edoardo Mariani, Enrico Mariani, Carlo Marmonti, Ernesto Morandi, Eugenio Morandi (II), Eugenio Negri, Lorenzo Oleario de Bellagente, Dante Raineri, Mario Roghi, Marco Sala, Alessandro Scarioni II (cap.), Francesco Soldera I, Amedeo Varese
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