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3 gennaio 1988, Milan vs Napoli 4-1




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Il biglietto della partita
(per gentile concessione di Andrea Leva)



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Prima dell'inizio della partita,
gemellaggio fra le tifoserie di Milan e Napoli


Un'altra immagine del gemellaggio





Il settore riservato ai tifosi del Napoli



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Franco Baresi e Maradona entrano in campo
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Istantanea della partita: 1-1
(per gentile concessione di Ivano Michetti)
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Istantanea della partita: 2-1
(per gentile concessione di Ivano Michetti)





(dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it)





Virdis segna il 2-1, dopo il pareggio di Angelo Colombo
(dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it)


Careca segna con un pallonetto il gol del vantaggio napoletano
(dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it)




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Il gol di Ruud Gullit, che sigla il 3-1
(foto Ansa)



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Istantanea della partita: 3-1
(per gentile concessione di Ivano Michetti)



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Istantanea della partita: 41
(per gentile concessione di Ivano Michetti)
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Istantanea della partita: 4-1
(per gentile concessione di Ivano Michetti)





Donadoni porta a quattro le reti rossonere
(dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it)





Gullit e Virdis esultanti


L'esultanza di Angelo Colombo dopo il gol al Napoli





Ruud Gullit, grande protagonista nella vittoria contro il Napoli, intervistato da Bruno Pizzul nel dopopartita
(dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it)



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 4 gennaio 1988)



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(da "La Stampa" del 4 gennaio 1988)



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(da "L'Unità" del 4 gennaio 1988)




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(dal "Guerin Sportivo")

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(dal "Guerin Sportivo")




dal sito www.repubblica.it
5 gennaio 1988 - pagina 21 sezione: SPORT - di Gianni Brera

BRAVO MILAN, MA ORA RESPIRA

CAPITA spesso, parlando calcio, di ricorrere alle metafore del pugilato: eppure è difficile far concordare i due sport. Adduco un esempio immediato. Per il Napoli goleato a San Siro, parleremo di knock out o di knock down? Si dice knocked out il pugile che rimane steso oltre il conto massimo (10); si dice knocket down il pugile messo giù per meno del conto massimo, quindi in grado di rialzarsi e tornar a combattere. Seguendo i miei sentimenti all'inizio dell'incontro, io debbo dire che il Napoli è stato solo knocked down. Paleremo di knock out quando sarà evidente che ha perso lo scudetto. Per il momento, la squadra campione d'Italia è a più 2 in media inglese, contro il meno 1 del Milan e il meno 2 della Samp che lo inseguono. Dunque la sua caduta di San Siro non pone fine all'incontro. Semmai giova ad animarlo ancor più. Ho detto dei miei sentimenti all' inizio di Milan-Napoli (per quasi un quarto d'ora) e qui li preciso. Per paradossale che sembri, il modulo del Napoli mi è piaciuto più di quello del Milan nei minuti di avvio.
Non per caso è passato primo il Napoli, con un gol così bello che il mio inconscio milanista si è subito aggrappato all'uncino del possibile fuori gioco di Careca (10'). Il Napoli era ben bloccato sulle equidistanze e reagiva con rilanci spesso precisi, veloci, perentori. Direi che ha fatto vedere il meglio finchè non si è spenta l'autonomia dei due assi sudamericani. Allora il Napoli è andato insieme come il latte cagliato per il caldo (questa è l'espressione lombarda): e andare insieme significa confondersi, guastarsi.
Il Milan giocava un calcio molto olandese, a me discaro per vecchie convinzioni che oso sperare non superate. Profondeva energie in misura abnorme e quindi pericolosa. Non per altro ha sbagliato tanti gol. La goleada avrebbe potuto assumere proporzioni doppie. Virdis, che pare inamidato, ha sprecato due palle gol. Colombo e Filippetto Galli una per uno, una anche Gullit, incornando sul palo. Taccio di Evani e Ancelotti, impegnati in tiri velleitari da fuori. Via via che si entusiasmavano i miei cacciaviti, io ruminavo dentro il timore (che spero infondato) di veder rifulgere il gioco del Milan per sola virtù degli estri dinamici. A quel ritmo è impensabile che una squadra possa resistere a lungo, soprattutto connettere e brillare. Più facile che vi riesca il Napoli, bloccato com'è su equidistanze sagge e su cadenze più moderate. Questo non toglie che anche il ritmo tenuto dal Napoli fino al XIII fosse pericoloso e che il vantaggio fin troppo largo possa averlo illuso. Ora si aspetta che si rialzi dal knocw down. La squadra campione non va riscoperta: va solo riportata a uno stadio di normalità psicofisica. A San Siro questa normalità era chimerica. E il truculento Milan di Sacchi l'ha posto in drammatica evidenza. Ciclone Gullit De Fusillis si è confermato il fenomeno di cui mi parlava da Amsterdam il pittore Perelli Cippo. Il pittore è interista e avrebbe voluto Gullit in nero-azzurro. Quando salì Cella a vederlo, De Fusillis aveva scommesso di non toccare palla... per favorire cinque consoci di pelle, militanti in una squadra vicina alla retrocessione!
Poi si è fatto avanti Capitan Berlusconi e Gullit si è vestito in rosso nero. Ora sappiamo tutti che è una forza della natura, non solo, ma anche uno capace di mirabile puntiglio. Goffi i napoletani che avevano irriso al suo titolo di Mister Europa. Gullit li ha smentiti senza ringhiare, con folgorante impegno. Ha servito due palle-gol da ala destra; ha incornato sul palo; ha uccellato Garella due volte (una a favore di Donadoni: ma non era attivo il suo fuori-gioco?), ha sparato da 30 metri un destro omicida su calcio franco. Ha galvanizzato i compagni fino a inciuccarli di corsa e di entusiasmo. Personalmente ho sofferto a vedersi spremere due stupendi ragazzi quali Colombo ed Evani. Passi per il piccoletto, finta ala, ma Colombo non può smarcarsi da punta e recuperare da mediano senza crepare. L'ottimo Arrigo Sacchi viene da me scongiurato di ridurre al minimo le profusioni dei suoi (cioè la fatica, lo sciupio). Più ragionevole è il ritmo più efficaci risultano gli schemi. Se grido "In alto le bandiere e i canti!", subito mi raccomando che il calcio non sia tutto podismo: dico il calcio del Milan: le bandiere del Milan, i canti in onore del vecchio Milan caro e grande.



dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it

GULLIT SCATENATO NEL POKER AL NAPOLI
Con i quattro gol ai partenopei cominciò il ciclo del Milan di Sacchi. Una grande prestazione che frastornò la squadra guidata da Ottavio Bianchi, sconfitta anche nel match di ritorno.


Il 3 gennaio 1988 è una data da ricordare per i tifosi milanisti. Fu il giorno del largo successo contro il Napoli capolista che lanciò i rossoneri come principali avversari della squadra che aveva in Diego Armando Maradona l'assoluto protagonista. Nel Milan, Gullit è l'autentico trascinatore, già giustiziere dell'Inter, mercè la collaborazione (involontaria, ovviamente) di Riccardo Ferri (autorete). Allo scontro diretto d'inizio '88 cinque punti separavano il Napoli capolista dalla squadra allenata da Arrigo Sacchi. Un ritardo che il Milan accusò soprattutto per vicende extrasportive: una rondella che a Pisa colpì il difensore partenopeo Renica (con conseguente vittoria a tavolino del Napoli) e un petardo che tramortì, a San Siro, il portiere romanista Tancredi, con sconfitta d'ufficio a carico dei rossoneri.
L'inizio del big-match fu di marca ospite: Maradona, nell'unica giocata degna della sua classe in quei 90 minuti, imbeccò alla perfezione Careca. Il brasiliano, dopo uno stop perfetto, scavalcò il portiere Galli con un elegante pallonetto. L'iniziale svantaggio non scoraggiò i padroni di casa che diedero avvio all'assalto alla porta di Garella. "E' come se non ce l'avessero mai segnato quel gol, eravamo talmente determinati...", ricordò Virdis qualche anno dopo quella sfida. Il pari di Colombo "il faticatore" fu il trampolino di lancio verso la vittoria. Dopo una clamorosa occasione sprecata d'un soffio, Virdis raddoppiò al termine di una caparbia azione in area napoletana, agevolata da un rimpallo fortunoso. Il primo tempo si concluse con un palo di Gullit e la netta impressione di una superiorità milanista in ogni reparto.
Nella ripresa, l'olandese continuò a furoreggiare dalle parti di Garella. Sfruttando un buco difensivo avversario, Gullit portò a tre le reti del Milan, scartando il portiere e depositando nella porta vuota. Il Napoli è ormai in barca. Il quarto gol di Donadoni fu favorito da un goffo intervento del frastornato estremo difensore campano. Il velo era stato scoperchiato: il Napoli non era invincibile e, soprattutto, il Milan aveva qualità e convinzione tali da poter lottare per il titolo. Lo scudetto arrivò, passando dallo scontro diretto.
Al San Paolo, nella gara di ritorno disputata il primo maggio del 1988, i rossoneri vinsero di misura (3-2) al termine di una delle più belle partite mai viste nel campionato italiano. In classifica vi fu il sorpasso, preludio alla vittoria finale dei rossoneri che nove anni dopo il titolo della stella si fregiarono nuovamente del tricolore sulle maglie.
Ma tutto partì da quel poker di gennaio. Il progetto di Sacchi, che avrebbe condotto il Milan sul tetto del mondo per due anni consecutivi, cominciava a delinearsi nella sua grandezza e spettacolarità. Lo quasi sconosciuto tecnico di Fusignano sarebbe presto diventare l'allenatore della "squadra perfetta".