
(Archivio Magliarossonera.it)
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Lorenzo BUFFON |
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Nato il 19.12.1929 a Susans - Majano del Friuli (UD), † il 25.11.2025 a Latisana (UD)
Portiere (P), m 1.81, kg 88
Stagioni al Milan: 11, dal 1949-50 al 1959-60
Soprannomi: “Tenaglia”, “Lorenzo il Magnifico”
Proveniente dal Portogruaro
Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 15.01.1950: Milan vs Sampdoria 5-1
Ultima partita giocata con il Milan il 16.09.1959: Milan vs Como 0-1 (Coppa Italia)
Totale presenze in gare ufficiali: 300
Palmares rossonero: 4 Scudetti (1950-51, 1954-55, 1956-57, 1958-59), 2 Coppe Latine (1951, 1956), 2 Campionati "Cadetti" (1956-57, 1958-59)
Palmares personale: 1 Scudetto (1962-63, Internazionale)
Esordio in Nazionale Italiana il 09.11.1958: Francia vs Italia 2-2
Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 07.06.1962: Italia vs Svizzera 3-0
Totale presenze in Nazionale Italiana: 15
Reti subite in Nazionale Italiana: 17
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Ha giocato anche con il Latisana (Dil.), il Portogruaro (Dil.), il Genoa (A, 1959-60), l'Internazionale (A, 1960-63), la Fiorentina (A, 1963-64), l'Ivrea (Dil., 1964-65).
E' stato il marito di Edy Campagnoli, prima valletta di Mike Bongiorno nello storico quiz televisivo (risalente agli anni '50) "Lascia o Raddoppia", sposata il 26.6.1958 nella Chiesa di San Gottardo a Milano, salvo poi separarsi dieci anni dopo. Si dice che Buffon mal sopportasse il fatto di essere chiamato allo stadio "Signor Campagnoli".
"Ero un po' deluso - racconta Buffon - perché non riuscivo ad emergere dalla cerchia della provincia. Sì, tutti mi conoscevano e mi stimavano, ma era un po' una fama da paese. Insomma, io leggevo i giornali ricchi delle gesta di Bacigalupo, di Franzosi, di Sentimenti IV, di Casari e mi domandavo se effettivamente sarei riuscito ad avvicinarmi a quei campioni. Erano i sogni del giovane portierino del Portogruaro che sperava di emulare le imprese dei suoi idoli. I sogni talvolta si avverano e, per Lorenzo, la fatina delle fiabe per fanciulli ha un nome ed un cognome: Felice Arienti. Questi, con buoni precedenti in Serie A nel Bari e nel Venezia (dove vince una Coppa Italia nel 1940-41) giunge, sul finire degli anni Quaranta, a Portogruaro nella veste di giocatore-allenatore. Subito si accorge delle notevoli potenzialità del suo piccolo-grande portiere, tanto da segnalarlo al patavino Toni Busini divenuto, nel frattempo, direttore tecnico di un Milan che, sotto la guida del suocero Umberto Trabattoni, sta pensando alla grande. Arienti, già compagno di squadra di Busini ai tempi del Seregno (1938-39), porta a Bollate, nell'aprile del 1949, alcuni giovani promettenti della sua formazione per farli visionare al dirigente rossonero. Busini, molto sensibile agli elementi provenienti dalla sua terra d'origine (il Triveneto), rimane affascinato dalle grandi doti di Lorenzo Buffon tanto da offrirgli immediatamente un contratto con il Milan.
Buffon nasce a Maiano nel Friuli il 19 dicembre 1929. Cresce calcisticamente nel Latisana, dove nel frattempo la famiglia si è trasferita e, dopo l'esperienza portogruarese, inizia la grande avventura con il Milan. Dopo quattro mesi di apprendistato da quarto portiere, scavalca la concorrenza (Rossetti, Milanese e Bardelli) divenendo titolare inamovibile. In rossonero, "il magnifico" disputa undici stagioni da protagonista dal 1949 al 1959, vincendo quattro scudetti e due Coppe Latine. E' stato il primo portiere rossonero della storia ad indossare la maglia azzurra, se si esclude Attilio Trerè che nel 1913 sostituì tra i pali l'infortunato Innocenti. Dopo un diverbio con "Gipo" Viani, sempre più "sceriffo", lascia a malincuore il Milan, in un valzer di portieri che condurrà Giorgio Ghezzi in rossonero e Buffon prima al Genoa e poi all'Inter. Lo stesso Viani, divenuto nel frattempo selezionatore della nazionale, durante un raduno, confiderà poi allo stesso Buffon il grave errore commesso nel lasciarlo partire. In maglia azzurra disputa complessivamente 15 incontri. Con l'Internazionale conquista il quinto scudetto di un'invidiabile carriera chiusa ad Ivrea nel 1965 dopo una parentesi a Firenze. Oggi è legato al Milan in qualità di osservatore." (Da "CentoMilan, il libro ufficiale", di Fabrizio Melegari, Ed. Gazzetta dello Sport-Panini 1999)
"Dopo una stagione di rodaggio, si impone come il miglior portiere italiano dell'epoca, vincendo il primo dei suoi 5 scudetti. Finalmente un portiere del Milan, ove si escluda la fugace apparizione di Attilio Trerè, andrà ad indossare la maglia azzurra.
Avrebbe sicuramente disputato la totalità delle partite in programma se non avesse gentilmente lasciato il proprio ruolo all'anziano e meritevole «Jimmy» Rossetti nell'ultimo incontro stagionale. Insuperabile." (Luigi La Rocca, Milano 2001)
"Dalla porta dell'oratorio a quella del Milan. Lorenzo Buffon, giocatore colto ed elegante, alternava ottime prestazioni a partite meno brillanti. Complice certamente il suo difficile carattere. Depressione e allegria si impossessavano di lui senza nessuna logica. Ma questo non gli ha assolutamente impedito di vincere molto in maglia rossonera. Con il Milan ha vinto quattro scudetti (il primo dopo un astinenza della società che durava dal 1907) e due Coppe Latine, la vecchia Coppa dei Campioni o Champions League come è stata ribattezzata da qualche anno. Quindici le sue presenze in nazionale (esordio il 9 novembre 1958 in Francia-Italia 2-2 e addio il 7 giugno 1962 al termine di un Italia-Svizzera conclusasi 3 a 0) in un periodo in cui gli azzurri, Campioni del mondo nel '34 e nel '38 non riuscivano più a ripetere quegli importanti successi." (Dal sito AC Milan.com)
Malgrado il passato milanista e da divo (sposa Edy Campagnoli, valletta di "Lascia o raddoppia"), si fa apprezzare per lo stile spettacolare ma efficace: parate anche plateali, ma unite a un perfetto senso della posizione." (Dal sito inter. it)

(dal "Corriere dello Sport") |

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Dal sito www.wikipedia.it
Cresciuto calcisticamente nel Portogruaro in Serie D, ha esordito in Serie A giovanissimo con il Milan, nel campionato 1949-50, diventando presto titolare e conquistando l'anno seguente il suo primo titolo italiano. Diventa così il portiere del grande Milan degli anni cinquanta, reso famoso dal trio di fenomeni svedesi che prese il nome di Gre-no-li (dalle loro iniziale: Gren, Nordhal e Liedholm).
Conquista anche gli scudetti del 1954-55, 1956-57 e 1958-59 e, sebbene negli ultimi anni giochi in maniera discontinua, alternandosi con il secondo portiere Narciso Soldan, l'8 novembre 1958 giunge il riconoscimento del suo valore con la convocazione nella squadra nazionale. Il pareggio per 2-2 con la squadra della Francia guidata da Just Fontaine, da poco laureatosi capocannoniere al campionato del mondo, gli vale il ruolo di titolare e, subito dopo, i galloni di capitano.
Nel 1958 sposa Edy Campagnoli, la valletta televisiva che affiancava Mike Bongiorno nella presentazione di "Lascia o raddoppia?".
Passato al Genoa Cricket and Football Club nel 1959, vi rimane una sola stagione prima di tornare a Milano, stavolta all'Inter, dove rimane tre stagioni disputando ottantanove incontri. La sua carriera ha un brusco epilogo dopo i mondiali del Cile del 1962: perde il posto in nazionale, all'Inter gioca molto meno l'anno successivo. Passa alla Fiorentina, ma in qualità di secondo portiere dove gioca solamente l'ultima partita di campionato. |
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Dopo una stagione in Serie C con l'Ivrea nel 1965, chiude la carriera a quaranta anni in serie D nell'Associazione Calcio Martina di Martina Franca nel 1969, dopo aver collezionato 376 gare di Serie A e sedici con la maglia della nazionale.
Nelle cronache sportive (e non) è rimasta memorabile la sua rivalità con un altro quotato portiere della medesima epoca, Giorgio Ghezzi.
L'attuale portiere della Juventus, Gianluigi Buffon, è un suo lontano parente (Lorenzo è un cugino del nonno di Gianluigi), anche se per stessa ammissione di entrambi non si sono mai frequentati molto.
Attualmente Lorenzo Buffon vive a Latisana, dove continua a rimanere in collegamento con il mondo del calcio svolgendo il ruolo di selezionatore di talenti per il settore giovanile del Milan. |

Figurina "Lavazza" di Lorenzo Buffon |

(Archivio Magliarossonera.it) |
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(da "Il Milan Racconta") |

(Archivio Magliarossonera.it) |

(Archivio Magliarossonera.it) |

(Archivio Magliarossonera.it) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 4 febbraio 1950) |

Cartolina di Lorenzo Buffon 1950-51 con autografo
(dal sito www.delcampe.net) |

Lorenzo Buffon, 1950-51
(per gentile concessione di Piero Bersia) |

La rosa dei ragazzi rossoneri al Torneo di Viareggio 1950
(per gentile concessione di Chrystian Calvelli) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 2 dicembre 1950) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 22 dicembre 1950) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 9 febbraio 1951) |

(dal "Corriere della Sera" del 7 ottobre 1950) |

(dal "Corriere della Sera" del 22 febbraio 1951) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 28 febbraio 1951) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 5 maggio 1951) |

La Nazionale Italiana Militare, 1950-51. Il portiere azzurro è Lorenzo Buffon
(per gentile concessione di Piero Bersia - Facebook) |

(da "Il campionato in cifre - 1950-51", per gentile concessione di Ivano Piermarini) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" dell'8 settembre 1951) |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 22 dicembre 1951) |

Retrocopertina de "Lo Sport Illustrato" del marzo 1953 raffigurante un'uscita di Lorenzo "Tenaglia" Buffon
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Estate 1952, Mario Sperone, mister rossonero, allena Lorenzo "Tenaglia" Buffon nel ritiro di Bognasco |

(dalla "Gazzetta dello Sport" del 26 aprile 1953) |

Arena di Milano, 1955. Si riconoscono Toni Busini, Arcari IV,
Bellocchio, Puricelli, Buffon, Zagatti, Beraldo e Toros
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio) |

Narciso Soldan e Lorenzo Buffon, 1956-57 |

Di spalle Muccinelli, poi Buffon, in piedi Toni Bellocchio e Boniperti (Publifoto, per gentile concessione di Antonella Bellocchio) |

Toni Bellocchio e Lorenzo Buffon (per gentile concessione di Antonella Bellocchio) |

Toni Bellocchio e Lorenzo Buffon (per gentile concessione di Antonella Bellocchio) |

(Archivio Magliarossonera.it) |

(Archivio Magliarossonera.it) |

(Archivio Magliarossonera.it) |

(Archivio Magliarossonera.it) |
Da pagina facebook "Nella nebbia di San Siro"
Era una mattina di giugno che pioveva. Fra la gente accalcata dalle prime ore dell'alba davanti alla Chiesa di San Gottardo in Corte, a Milano, con i fotografi e i cronisti che si spingevano per farsi largo e Antonio Melluso che si feriva al ginocchio e rompeva lo zoom cadendo nella ressa, quando il primo calciatore sposava la prima valletta di fronte a Monsignor Pisoni, inaugurando la piccola storia dei belli e famosi, e degli amori da piccolo schermo. Lui si chiamava Lorenzo "Tenaglia" Buffon, portiere del Milan e della Nazionale. E lei era la biondissima Edy Campagnoli, conduttrice e modella attiva in RAI nella prima fase dell'emittenza televisiva. L'Italia del gossip cominciava allora, nell'anno del Signore 1958... (Framepool Archives) |

Una foto del matrimonio di Lorenzo Buffon e Edy Campagnoli |

Le donne famose legate ai calciatori del Milan: Edy Campagnoli, moglie di Lorenzo Buffon (by Luigi La Rocca) |

Lorenzo Buffon nella pubblicità di Alpecin, prodotto per capelli |

Quando i matrimoni calciatore-valletta erano una rarità... Lorenzo Buffon e Edy Campagnoli in spiaggia
(per gentile concessione di Franco Damiani) |

Edy Campagnoli, compagna di Lorenzo Buffon |

Il matrmonio di Lorenzo Buffon |

(Archivio Magliarossonera.it) |

(da "Lo Sport Illustrato") |

(Archivio Magliarossonera.it)

(Archivio Gazzetta dello Sport) |
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| (dalla rivista "Il Football", 1959-60) |

Lorenzo Buffon con Edy Campagnoli nella sede del Milan osservano i quadri esposti |

(da "Epoca" del 10 ottobre 1959) |

17 maggio 1959, Lazio vs Milan 0-0, Gastone Bean, Lorenzo Buffon, Giancarlo Danova e Alfio Fontana
(per gentile concessione di Ivano Piermarini) |

7 giugno 1962, Italia vs Svizzera: scambio dei gagliardetti tra Kili Antenen e Lorenzo Buffon prima della partita |

A Lorenzo Buffon il premio Combi (dalla "Gazzetta dello Sport" del 31 luglio 1959) |
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Dal sito www.gianfrancoronchi.net
Lorenzo Buffon - 1962, Maglia Nazionale Mondiali in Cile
Maglia autografata indossata da Lorenzo Buffon (portiere dell'Inter, già del Milan e del Genoa) in occasione della partita Italia vs Germania Ovest (0 a 0) disputata a Santiago il 31 maggio 1962, valida per la fase finale dei campionati mondiali in Cile. La maglia ha il numero 1 sulla schiena, numero che fu assegnato a Buffon per i mondiali di calcio del 1962. Buffon giocò due partite ai mondiali cileni, contro Germania e Svizzera; contro il Cile gli venne preferito Mattrel. Lorenzo Buffon disputò in azzurro 15 partite.
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La figlia della Campagnoli valletta di Mike Bongiorno
(da "La Stampa" del 3 marzo 1979) |

La scheda di Lorenzo Buffon (a cura di Fabrizio Schmid) |
Dal sito www.gazzetta.it
9 luglio 2009 - di Sebastiano Vernazza
CI RITORNI IN MENTE...LORENZO BUFFON
Parente alla lontana di Gianluigi, l'80enne ex portiere di Milan e Inter è ancora osservatore dei rossoneri: "Impossibile dire chi sia il più forte tra noi due. Gigi ha vinto un Mondiale, ma anch'io ho avuto una bella carriera. Fui compagno di stanza di Facchetti, ora mi dedico a pittura e pesca"
MILANO - Di Buffon ce ne sono due. Il primo, Lorenzo, compirà ottant'anni a dicembre, ed è stato un grande portiere di Milan, Genoa e Inter tra il 1949 e il 1963. Gigi della Juve, il secondo Buffon, viene dallo stesso ceppo familiare. Wikipedia: "Gigi è pronipote di Lorenzo". Quest'ultimo corregge: "Sono cugino in seconda del nonno di Gigi. Capito?". Forse. Le parentele, che ginepraio. Lontani parenti, si può dire? "Sì, ma io e il nonno di Gigi eravamo come fratelli".
AMORI - Il primo Buffon, un precursore. Se pensate che gli amori tra calciatori e ragazze dello spettacolo siano un'esclusiva dei nostri anni confusi, se ritenete che Lorenzo non avrebbe mai potuto permettersi una donna come Alena Seredova compagna di Gigi, vi sbagliate di brutto. Lorenzo Buffon si innamorò di Edy Campagnoli, valletta di Mike Bongiorno a "Lascia o raddoppia?". Bella donna, simbolo della Rai negli anni Cinquanta. Fidanzamento, matrimonio, separazione. Scandalo. Nell'Italia bigotta del tempo chi si separava era additato e schivato. Così il primo Buffon salì su un aereo, destinazione Stati Uniti. Noleggiò un'auto e via verso Los Angeles, Las Vegas, Chicago. Per cambiare aria, lasciarsi dietro i pettegolezzi. Poi il ritorno in Friuli, a Latisana, tra Venezia e Udine. La nuova moglie, Loredana. Un nuovo lavoro, osservatore del Milan.
MILAN E I FACCHETTI - "Sono tifoso del Milan. Lo ero da ragazzo e quando il Milan mi ingaggiò, nel '49, non vi dico la felicità. Sarei andato a piedi". Dieci anni nel Milan, quattro scudetti e due Coppe Latine, euro-torneo dell'epoca. "Un anno al Genoa e nel '60 ritornai a Milano, dall'altra parte. All'Inter. Qui successe una bella cosa. Un giorno mi chiama Helenio Herrera, il Mago, e dice: "Guarda Lorenzo, c'è questo ragazzo, si chiama Giacinto. E' forte. Voglio che in ritiro stia in camera con te. Fagli da fratello maggiore". Giacinto era Facchetti, chiaro. E' nata una grande amicizia. Ci siamo sentiti fino all'ultimo. L'ho visto pochi mesi prima che morisse. Venne a Udine con l'Inter, mi regalò un gagliardetto e dietro scrisse questa dedica: "A L.B. indimenticabile compagno di stanza nei primi ritiri con Herrera. Con amicizia, G.F.". Scusate, mi commuovo".
PESSOTTO - "Continuo a fare l'osservatore per il Milan. La mia scoperta più importante? Gianluca Pessotto. Scovato, visto, segnalato, preso. Peccato che il Milan l'abbia lasciato andare e che Gianluca sia finito alla Juve".
PORTIERI - Signor Lorenzo, permette una domanda che le avranno fatto duemila volte? Più forte lei o Gigi? "Non ci casco. Non spetta a me fare classifiche. Gigi è super, ha vinto il Mondiale. Anch'io però ho fatto la mia bella carriera. Cinque scudetti, 4 al Milan e uno all'Inter, sono stato convocato nel Resto del Mondo. Ho conosciuto Lev Jascin, il numero uno dei numeri uno. Sono stato suo ospite a Mosca. Un onore". E chi è il più grande di oggi? "In tale preciso momento Julio Cesar. Secondo Gigi, terzo Abbiati". Abbiati? "E va bene, per me il portiere del Milan deve entrare nei primi tre".
QUADRI E "PASSERE" - Nel soggiorno di casa sono appesi 52 quadri, tutti firmati Buffon. Fiori, ritratti, paesaggi. "La pittura, una passione. A Milano frequentavo dei corsi serali. Tanti mi chiedono di comprare questi dipinti, ma io dico no, sono geloso!. Altro hobby la pesca. "Vado alla foce del Tagliamento. Il mio pesce preferito? La passera". Calmi, non è una battuta. Esiste sul serio un pesce che si chiama passera.
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Marco Storari, Lorenzo Buffon, Gianluigi Donnarumma, Alessandro Plizzari, stagione 2016-17 |

Maglia Rossonera incontra Lorenzo Buffon
14 agosto 2017, Latisana (UD)
Lorenzo Buffon intervistato per Maglia Rossonera da Marco Giussani
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Dal sito www.gazzetta.it
25 novembre 2025
LUTTO NEL CALCIO ITALIANO: MORTO LORENZO BUFFON, MITICO PORTIERE DEL MILAN
Aveva 95 anni, era lontano parente di Gigi
Buffon è morto per arresto cardiaco a Latisana, in provincia di Udine, dove viveva. Aveva 95 anni ed è stato uno dei grandi portieri nella storia del calcio italiano. Ne ha dato notizia la figlia, che ha spiegato come i funerali si svolgeranno in forma privata. Buffon negli anni 50 giocò e vinse cinque scudetti con il Milan. Nella sua lunga carriera, indossò anche le maglie di Genoa, Fiorentina e Inter, per 15 partite giocò con la Nazionale. Buffon era cugino di secondo grado del nonno di Gigi. In azzurro indossò per cinque volte la fascia di capitano. Soprannominato "tenaglia" per la sua presa, era considerato anche dalla Fifa tra i portieri più forti al mondo e fu incluso con Lev Jascin nella squadra Fifa-All Star degli anni '60. Riposa in pace!
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Massimo M. Veronese, profilo personale facebook
25 novembre 2025
ADDIO LORENZO, MAGNIFICO IN TUTTO
È il numero uno dei numeri uno, bello come un divo del cinema, forte come un ciclope. Lorenzo Buffon leggeva Tolstoj, amava Jack london, vestiva elegante e dipingeva madonne. Proprio perché dipingeva madonne andò in porta: il prete dell'oratorio gli chiese di mettere quelle mani miracolose a disposizione della squadra parrocchiale e dal porta non usci più. Sposò la più amata dagli italiani, Edy Campagnoli, la valletta di Mike Bongiorno, negli anni Cinquanta la ragazza più famosa d'Italia anche se non parlava mai, uno dei primi casi di campioni del calcio che vanno a nozze con le veline o vallette. Aveva un fisico straordinario, era fantasioso nelle parate e coraggioso nelle uscite. La stampa inglese scrisse che con lui non erano più i portieri a subire le cariche ma a infliggere all'avversario.Vinse quattro scudetti con il Milan (e uno con l'Inter), riportò il titolo nella Milano rossonera dopo 44 anni, è stato il protagonista, sui campi di calcio e sui rotocalchi alla moda, di un'Italia semplice e spensierata che usciva dalla guerra, dove Lorenzo rischiò di morire per una bomba, per correre verso il miracolo economico. Cugino del nonno di Gigi Buffon e chioccia di Giacinto Facchetti è stato anche portiere e capitano della Nazionale. Milanista fin da bambino è stato un numero 1 non soltanto sulla maglia.
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Dal sito www.gazzetta.it
25 novembre 2025
IL GRANDE NUMERO 1 AL NOSTRO GIORNALE NEL 2023: "A VENT'ANNI PORTIERE DEL MILAN: ERO IL RAGAZZO PIÙ FELICE AL MONDO E GIOCAVO CONTRO IL REAL DEI FENOMENI. ERO AMICO DI LORENZI, GLI DAVO SPESSO UN PASSAGGIO A CASA, E UNA VOLTA UN VIGILE CI MULTÒ..."
L'ultima intervista di Buffon alla Gazzetta: "Un gelato mise ko Nordahl, Yashin mi diede un consiglio..."
Ripubblichiamo l'ultima intervista di Lorenzo Buffon alla Gazzetta: era settembre 2023, e l'ex portiere raccontava le emozioni della prima Coppa dei Campioni giocata con il Milan quasi 70 anni prima. Lorenzo Buffon ha 93 anni e ha fatto l'elettrocardiogramma per il rinnovo della patente. "Gli è sempre piaciuto guidare, gliel'hanno prolungata per un altro anno", dice la moglie Loredana. Vive a Latisana, Udine. È stato il signore delle porte di San Siro. Ha vinto quattro scudetti con il Milan del Gre-No-Li e uno con la Grande Inter di Helenio Herrera. Lorenzo era alto e bello. Il più alto di tutti i portieri degli Anni 50 e camminava in campo e per strada con le sue gambe da trampoliere. C'era nel suo passo qualcosa di danzante. Un giorno Ricardo Martinez Zamora, leggendario portiere spagnolo, il numero uno di tutti i numeri uno, disse: "Io vorrei un figlio come Buffon". Come sta, signor Lorenzo? "Così così. Vado per i 94, sono un po' sordo, qualche acciacco, ma non mi lamento. Sono amico di tutti i medici, faccio quello che mi dicono. Sto bene abbastanza e dipingo. Fiori, paesaggi, il Tagliamento. La pittura è il mio hobby, a Milano ho seguito i corsi serali. Poi anche la pesca al fiume, dove ci sono le trote marmorate, le sogliole, le passere". E poi c'è il calcio. "No, non poi: prima il calcio, la mia passione, la mia vita". Cioè il Milan? "Sicuro. Sono sempre stato e sempre sarò tifoso del Milan. Sono arrivato nel 1949, c'erano Gren, Nordahl e Liedholm. E Burini, Tognon, Annovazzi. Mi sembrava di sognare, ho esordito a San Siro contro la Sampdoria, 5-1, avevo appena compiuto vent'anni. Capisce? Vent'anni e portiere di quel Milan. Ero il ragazzo più felice del mondo". Due settimane dopo, a Torino, Milan batte Juventus 7-1, Buffon in porta. Ricorda? "Ricordo tutto. John Hansen ha segnato subito. Era febbraio, faceva un freddo boia. Sono passati più di settant'anni, ma rivedo ancora le azioni, i gol. Loro avevano Hansen, Praest, Boniperti, Muccinelli. Ma con noi c'era. dico solo un nome: Gunnar. Sette gol alla Juve, a Milano dicevano: rob de matt". Lei ha giocato la prima edizione, nel 1955-56. "Mamma mia, quasi settant'anni fa. Abbiamo esordito in casa contro il Saarbrucken, eravamo convinti di vincere facile e invece abbiamo perso, a San Siro 4-3. Eh, la prima volta non si dimentica. Purtroppo non c'era Nordahl, era rimasto fuori perché era un mangione". In che senso? "Gunnarone a tavola mangiava in due minuti, pure gelati enormi. Poi, siccome era svedese, vestiva leggero anche quando faceva freddo. Si è preso un bella dissenteria. Nel ritorno in Germania abbiamo vinto, lui non ha segnato, ma si portava a spasso un paio di difensori. E faceva gol Valli". La prima Coppa Campioni la vince il Real Madrid. Erano veramente dei fenomeni? "Eh sì. Fortissimi. Quell'anno siamo stati eliminati da loro in semifinale. A Madrid io ne ho presi 4, c'erano Di Stefano, Gento, Rial. Anche il Milan era una grande squadra. Nel ritorno li abbiamo battuti 2-1, ma non è bastato. Ci siamo riscattati l'anno dopo vincendo lo scudetto. Si ricomincia sempre". Tocca a Maignan ripartire. Consigli? "Le racconto questa, perché l'ho appena rivista in un libro sul Milan. Nell'ottobre del 1956, alla quarta giornata, giochiamo in casa contro il Napoli. In porta ci sono io e nel primo tempo ne becco cinque. Tiravano da tutte le parti: Vinicio, Pesaola, una roba da andar fuori di testa. Abbiamo perso 5-3, poi però vinto il campionato. Ecco, Maignan deve solo stare tranquillo: i gol si danno e si prendono e i conti si fanno alla fine". In un derby fanno più male. O no? "I gol fanno sempre male. Il derby è il derby, è qualcosa di più. Molto di più. Io ne ho giocati 26, non sono tutti andati bene". Com'erano i suoi derby, Lorenzo? "Rumorosi, vivaci. C'era dura rivalità fra noi in campo. Però fuori ci si rispettava e magari si andava al bar assieme a bere qualcosa". Lei era amico di Benito Lorenzi, detto Veleno... "Eravamo in buoni rapporti e quando si cominciava diceva: 'Ehi, furlan, guarda che ti metto la ciliegina'. Il gol lo chiamava così: ciliegina. Una volta me ne ha messa una all'incrocio, quando mancavano tre minuti alla fine. In quegli anni ci si allenava all'Arena assieme, milanisti e interisti. Io abitavo a Porta Genova e gli davo un passaggio fino a casa. Una volta ci ha fermati un vigile: 'Lei è in contravvenzione'. 'E perché?' dico io. 'Perché in macchina c'è un interista'. La multa poi me l'ha fatta perché, secondo lui, ero passato col rosso. Altri tempi". I portieri del passato. L'italiano più forte, secondo Lorenzo Buffon? "Zoff il più grande. Poi Gigi, il mio lontano parente. Ero amico di Yashin. Mi ha confidato qualche piccolo segreto: 'Quando giochi in notturna, mettiti l'ombretto nero sotto gli occhi, attenui i riflessi dei riflettori e vedi meglio i palloni'. L'ho fatto, aveva ragione".
COLOMBO - Nel corso della mattinata odierna -a causa di un arresto cardiaco- è venuto a mancare a Latisana (UD), dove viveva, Lorenzo "Tenaglia" Buffon, detto anche "Il Magnifico", leggendario portiere portato al Milan da Toni Busini, che lo prelevò -poco meno che ventenne- dal Portogruaro; a darne notizia è stata la figlia Patricia, spiegando che le esequie si svolgeranno in forma privata; tra poco meno di un mese avrebbe compiuto 96 anni, essendo nato il 19 dicembre 1929 a Susans -frazione di Majano del Friuli (UD)-. Era l'ultimo superstite della squadra che nella stagione 1950-51 divenne Campione d'Italia a distanza di 44 anni dal secondo scudetto del 1906-07. Per 11 stagioni (dal 1949-50 al 1959-60) difese i pali della porta rossonera totalizzando 300 presenze ufficiali, conquistando quattro Scudetti (1950-51, 1954-55, 1956-57, 1958-59) e due Coppe Latina (1951, 1956) -antesignana dell'attuale Champions League, già Coppa dei Campioni-, oltre a due titoli nazionali del Campionato "Cadetti" (1956-57 e 1958-59). Nel giugno del 1958 assurse all'onore delle cronache mondane per aver sposato la valletta di "Lascia o raddoppia?" Edy Campagnoli, dalla quale ebbe a separarsi dieci anni più tardi (si disse anche che mal sopportasse il fatto di essere chiamato allo stadio "Signor Campagnoli"). È stato il primo portiere rossonero ad indossare la maglia della Nazionale, se si esclude Attilio Trerè, simbolo rossonero dal baffo inamidato degli anni Dieci, di ruolo mediano ma all'occorrenza anche estremo difensore, che nel 1913 sostituì tra i pali l'infortunato Innocenti. Dopo un diverbio con lo "Sceriffo" Gipo Viani (che poi confiderà allo stesso Buffon il grave errore nel lasciarlo partire) lasciò a malincuore il Milan venendo dirottato a Genova per un anno, -sponda rossoblù-, sostituito in rossonero da Giorgio Ghezzi; approdò di seguito all'Inter, con cui nella stagione 1962-63 conquistò l'ennesimo scudetto della sua carriera; nella stagione successiva, 1963-64, passò alla Fiorentina, dove fece da secondo al giovane emergente Enrico Albertosi, che nel frattempo aveva già esordito in Azzurro; la stagione successiva giocò con l'Ivrea, appendendo poi i guanti al chiodo all'età di 35 anni. Il suo nome è inserito nella "Hall of Fame" del Milan; a Latisana c'è un Milan Club -fondato molti anni fa dall'indimenticato ed indimenticabile Gino Pizzolitto- intitolato a lui. Il Gruppo "Maglia Rossonera, Old Fans Casciavìt" porge le più sentite condoglianze alla Sua Famiglia.
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Da "Il Foglio"
26 novembre 2025
LO CHIAMAVANO TENAGLIA. LA VITA TRA PALI E GOSSIP DI LORENZO BUFFON
L'ex portiere di Milan, Inter e Nazionale è morto a novantacinque anni. Era friulano di Susans, vinse lo scudetto della rinascita rossonera, sposò Edy Campagnoli in un continuo cambio di traiettoria con l'altro grande portiere della Milano di quegli anni: Giorgio Ghezzi
Nella Milano spagnola del Cinquecento, lungo la cerchia dei Bastioni, sulla strada che a nord-ovest portava al Borgo degli ortolani - el Burg di scigulatt - dove adesso, in piazzale Biancamano, poco distante dall'Arena, s'intersecano via della Moscova, viale Montello, via Bramante, viale Elvezia e via Legnano, si apriva Porta Tenaglia. Venne abbattuta già nel 1571. Poco meno di quattro secoli dopo, sempre a Milano, le parole "porta" e "tenaglia" si ritrovano nella biografia di Lorenzo Buffon, grande portiere di Milan e Inter negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Lorenzo Buffon è morto ieri, 25 novembre 2025: tra meno di un mese avrebbe compiuto 96 anni.
La sua è stata una lunga e bella storia.
Era friulano di Susans, frazione di Majano, colline friulane e faceva parte di quella colonna triveneta che fece la fortuna del Milan e che, qualche anno dopo, Gipo Viani, condottiero tecnico dei rossoneri dal 1956 al 1965 - anche lui trevigiano, di Nervesa della Battaglia -, ribattezzò "rassa Piave".
Lorenzo Buffon - cugino in secondo grado del nonno di Gianluigi - arriva al Milan ventenne, nel 1949, dopo apprendistato oratoriale a Latisana - la città dove è tornato a vivere terminata la carriera professionistica - e quindi al Portogruaro. In rossonero scala in fretta le gerarchie di squadra e diventa titolare nel corso della prima stagione; in quella successiva, 1950-51, è protagonista della vittoria dello scudetto che al Milan mancava da 44 anni. In rossonero resterà per un decennio pieno, giocando 300 partite e conquistando quattro titoli nazionali e due Coppe Latine, competizione internazionale per club riservata alle squadre italiane, spagnole, portoghesi e francesi. Gioca anche 15 partite in Nazionale, divenendo anche capitano nei primi anni Sessanta, quando era già passato, con non poco clamore, dal Milan all'Inter.
Infatti è difficile raccontare la storia di Lorenzo Buffon, prima rossonero e poi nerazzurro, senza parlare di quella di Giorgio Ghezzi, romagnolo di Cesenatico, portiere prima dell'Inter e poi del Milan, che di Buffon aveva un anno in meno (1930) ma che se ne andò già nel 1990, a sessant'anni.
Le loro traiettorie s'incrociarono anche nella vita sentimentale o, più precisamente, nelle cronache rosa e nei pettegolezzi dell'Italia della metà degli anni Cinquanta. Era l'epoca di "Lascia o Raddoppia?" (novembre 1955-luglio 1959), il programma a quiz che paralizzava il paese davanti agli schermi televisivi, ed entrambi ebbero una storia con Edy Campagnoli, una splendida ragazza milanese che accompagnava i concorrenti e passava le buste delle domande a Mike Bongiorno. Faceva poco altro (era soprannominata "la Valletta muta") ma ciò bastava a renderla il sogno neanche tanto segreto degli italiani e soprattutto le regalava una immensa popolarità e notorietà. Dopo essere stata fidanzata con Ghezzi, nel 1958 si sposò con Buffon, con tanto di torta nuziale guarnita di un pallone e di un televisore al posto dei canonici pupazzetti. La cerimonia, che si svolse presso la chiesa di San Gottardo in Corte, a due passi dal Duomo, fu paparazzata come mai prima: si può dire che nel football il binomio "belli e famosi" nel calcio iniziò proprio nel 1958.
Belli erano molto belli: lei assomigliava a Doris Day; lui aveva anche recitato nel 1952 nella parte di sé stesso, ovvero di portiere del Milan, nel film Gli eroi della domenica, diretto da Mario Camerini e prodotto dalla Rizzoli Film e che fu il primo contatto tra il Milan e i Rizzoli, che portò, due anni dopo, Andrea Rizzoli alla presidenza dei rossoneri. La loro unione coniugale però durò poco e anche la successiva separazione fu argomento di gossip.
Tornando in campo, anzi in porta, seguiamo, plutarchianamente, le vite parallele di Buffon e Ghezzi. Buffon era robusto, solido nell'interpretazione del ruolo. Tutta la sua concretezza si condensava nella presa: forte, sicura. Una tenaglia. Da cui il soprannome da fabbro friulano. Ghezzi era più longilineo, più agile, più spettacolare, con una vena di follia che lo spingeva a "inventare" uscite spericolate sui piedi degli attaccanti. Per questo per tutti divenne "Kamikaze" (immortalato anche in una poesia che si legge sui manuali di letteratura delle scuole, '53, di Maurizio Cucchi).
Che i due vengono però dalla stessa Italia lo si capisce dalle scarpe. Ricordava Lorenzo: "Al primo provino con il Latisana mi presentai con delle scarpe da ginnastica mezze bucate. L'altro portiere era il figlio del negoziante di articoli sportivi e aveva quelle coi tacchetti. Presero lui ma poi al Milan ci andai io". Ricordava Giorgio: "La mamma non voleva che giocassi a calcio perché distruggevo sempre le scarpe. Per questo divenni portiere: in quel ruolo si rovinano meno".
Buffon e Ghezzi sono involontariamente protagonisti di un girotondo di calciomercato e di porte. Ghezzi, all'Inter dal 1951, passa nell'estate del 1958 al Genoa; l'estate seguente, Buffon, viene ceduto dal Milan ai Grifoni, proprio in cambio del Kamikaze; il cerchio si chiude nel 1960, quando Buffon torna a Milano ma sulla sponda nerazzurra.
Le campagne acquisti-cessioni di allora funzionavano in maniera molto diversa da oggi. I giocatori appartenevano alle società, venivano disinvoltamente smistati come pacchi, avevano un margine di trattativa contrattuale pari a zero e la parola definitiva spettava comunque ai presidenti. I sentimenti, non solo quelli per le fidanzate o per le mogli, si liquidavano in fretta. Compreso l'amore per una squadra di calcio. Anche se, alla fine, magari non rimarrà l'unica. Anche se è possibile trovare la felicità e il successo altrove. Anche se non ha lo stesso gusto.
Lorenzo Buffon ha dichiarato a Cesare Fiumi, nel bellissimo "Storie esemplari di piccoli eroi": "5-1 alla Sampdoria e tre domeniche dopo, a casa della Juve, vincemmo 7-1, io parai bene e Nordhal fece quattro gol in cinque minuti. Arrivò lo scudetto [quello del 1951], ed erano quarantaquattro anni che il Milan lo aspettava, ci fu una festa grande. Ecco, quel giorno sono diventato milanista a vita. Non ho mai cambiato idea neanche cambiando maglia dieci anni dopo. Quando mi hanno ceduto all'Inter, dove ho vissuto i Derby capovolti e il primo scudetto dell'era Herrera. I tifosi nerazzurri sapevano come la pensavo, ma mi volevano bene. "Almeno abbiamo un grande portiere", dicevano. Allora l'attaccamento, il senso di appartenenza, era un sentimento forte e tutti lo rispettavano. A quel tempo ero titolare della maglia azzurra eppure il Milan decise di darmi via: ero buono per la Nazionale ma non per la squadra rossonera. Non ho mai capito quello scambio con Ghezzi.". Un vero amante tradito che, come direbbe Marco Ferradini, Teorema, uno che "parla da uomo ferito".
Anche Ghezzi, peraltro, portiere dell'epica finale di Wembley e della prima Coppa di Campioni del Milan, dimostrò attaccamento ai colori nerazzurri che erano in fondo erano quelli della sua anima. Il suo hotel di Cesenatico lo chiamò Internazionale e gestiva anche un night dal nome Peccato veniale che aveva il simbolo del serpente tentatore ma anche bauscia.
Con la scomparsa di Lorenzo Buffon, se ne va il più "antico" vincitore di uno scudetto rossonero, quello appunto del 1950-51, arrivato dopo quasi mezzo secolo di carestia. Adesso a detenere il record di maggior longevità di campione d'Italia in maglia rossonera è un altro monumento del calcio milanese e nazionale: Osvaldo "Schopenhauer" - Brera dixit - Bagnoli, ragazzo della Bovisa, nato il 3 luglio 1935, che vinse in rossonero lo scudetto della stagione 1956-57. A dire il vero risulta ancora vivente anche Giancarlo Magnavacca, classe 1932, attaccante, polesano di Lendinara, ma cresciuto alla Pirelli dove probabilmente faceva l'operaio. Il Milan lo prese nell'estate del 1954 dalla Pro Sesto e lo inserì nella rosa della squadra che nella stagione 1954-55 vinse il 5° titolo della sua storia. Ma Giancarlo Magnavacca giocò solo amichevoli e neanche una partita ufficiale. Il Milan lo cedette l'anno dopo alla Cremonese, in C, dove fece 21 gol in 29 partite. Lo comprò quindi l'Atalanta e lo fece esordire in A nel 1956: giocò però solo 5 partite e poi s'infortunò. Tornò in C con la Fedit Roma per due anni e poi tornò di nuovo alla Pro Sesto in Serie D, dove chiuse la carriera a soli 28 anni causa ripetuti infortuni.
Sarebbe bello andare a trovare il Magnavacca e farsi raccontare quello scudetto di settant'anni da visto dalla tribuna.
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