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10 maggio 2026, Milan vs Atalanta 2-3






Fonti immagini foto partita: Maglia Rossonera, AC Milan - App Ufficiale, Gazzetta.it, Sport Mediaset,
DAZN, Milannews.it, Spazio Milan, Milan Press, Milanisti Channel, Milanismo, aimc.eu
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200
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VIDEO della partita
(da AC Milan - App Ufficiale)



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VIDEO 1
Una visione dello stadio nel prepartita
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VIDEO 2
La coreografia luminosa
che contesta Giorgio Furlani
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VIDEO 3
"Il Milan siamo noi, solo noi..."
e l'inno della Curva Sud


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VIDEO 4
Il coro dello stadio "Furlani vattene via..."
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VIDEO 5
Prepartita con l'ingresso delle squadre
in campo e l'inno della Serie A


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VIDEO 6
"Furlani vattene via..." nel corso della partita
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VIDEO 7
L'uscita dal campo di Leao contestato da San Siro






Fonti immagini post-partita: AC Milan - App Ufficiale, Gazzetta.it, Sport Mediaset, DAZN, Milannews.it,
Spazio Milan, Milan Press, Milanisti Channel, Milanismo, Pianeta Milan, aimc.eu
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(I giornali dell'11 maggio 2026)




dal sito www.gazzetta.it

IL MILAN PERDE ANCHE CON L'ATALANTA: VA SOTTO 0-3, POI SEGNA DUE GOL INUTILI. ALLEGRI NON PUÒ PIÙ SBAGLIARE
Il Diavolo inizia ad avere l'acqua alla gola: servono 6 punti in tre partite per la certezza della Champions. La Dea ha necessità di blindare il settimo posto: se l'Inter vincesse la Coppa Italia, garantirebbe i playoff di Conference
In fondo ha ragione Allegri quando dice che il calcio è un gioco semplice: chi segna e vince nel momento in cui conta davvero farlo, rende più probabile la possibilità di raggiungere l’obiettivo. Juve, Roma e Como hanno segnato e vinto: il problema è che l’ha fatto anche l’Atalanta e adesso per il Milan – o meglio, per questo Milan – difendere il quarto posto somiglia sempre di più a un Ottomila da scalare senza ossigeno. La Dea pasteggia 3-2 a San Siro e il pensiero, almeno in parte, torna alla partita coi nerazzurri del dicembre 2019. Da quel cinque a zero il Diavolo trovò la forza e lo spunto per riedificare la propria casa: la situazione stavolta non è ovviamente compromessa fino a quel punto, ma comunque andrà questo campionato servirà un profondo esame di coscienza da parte di tutti e idee molto chiare sulle basi da cui ripartire la prossima stagione. A tutti i livelli. Intanto, restano due partite da giocare e comunque non è tutto perduto. Anzi. In termini matematici e a prescindere dai risultati altrui, basterebbe vincerle entrambe, con Genoa e Cagliari. Il fatto è che il Milan attuale, se non cambierà marcia, non è più in grado di vincere con nessuno. Nelle ultime sei partite è arrivata la miseria di quattro punti. La Dea intanto torna a Bergamo con un sorriso grande così: i tre punti le danno la certezza del settimo posto, che garantirà i preliminari di Europa League se l’Inter vincerà la Coppa Italia.
LE SCELTE - Allegri, un po’ per scelta e un po’ per necessità, ha cambiato parecchio. Le necessità: De Winter per lo squalificato Tomori e soprattutto Leao, che invece di accomodarsi in panchina è stato chiamato a rimpiazzare Pulisic, infortunato dell’ultima ora. Le scelte: Gimenez titolare a distanza di sei mesi e mezzo dall’ultima volta, fuori Fofana e dentro Loftus-Cheek, Ricci preferito a Jashari nei territori di Modric, Bartesaghi nuovamente dal primo minuto a sinistra. Palladino ha modificato diversi uomini rispetto alle proiezioni di vigilia: in difesa Kolasinac e non Ahanor, in mediana De Roon e non Pasalic, sulla trequarti De Ketealere e non Samardzic, e Krstovic preferito a Scamacca al centro dell’attacco.
CASUALITA' - E pensare che i primi minuti avevano messo di buon umore il Meazza. Era un Milan che in effetti induceva belle sensazioni: ritmo, intensità, ricerca degli spazi e, soprattutto, ricerca della porta. Gimenez ha scaldato Carnesecchi dopo 24 secondi e qualche minuto dopo una legnata di Rabiot ha picchiato contro il palo esterno. Il pallone però spesso è impietoso, e questa è stata una di quelle volte: l’Atalanta si è ritrovata sopra al primo break. Era il settimo giro di lancetta quando De Ketelaere ha crossato basso a centro area, Raspadori si è difeso ferocemente da De Winter, la palla è rimpallata sul difensore rossonero ed è finita sul destro di Ederson, che l’ha piazzata in buca d’angolo. Quando il dio del calcio decide di girarsi dall’altra parte, lo si capisce da dinamiche come questa. Va detto che il gol non ha spento i rossoneri, che per il primo quarto d’ora hanno proseguito a metterci quanto meno cuore. Cosa manca all’appello? Esatto, sempre lui, quello che latita ormai da troppo tempo: il gioco. Così come l’Atalanta sapeva come distendersi e come trovarsi – De Ketelaere molto largo ed Ederson fra le linee sono state le chiavi di volta bergamasche -, sull’altra sponda la fase offensiva del Diavolo dava la netta sensazione della casualità: possesso e palleggio fino a centrocampo inoltrato e poi mai uno sviluppo codificato, sicuro. Soltanto tentativi affidati a idee personali. Detto in poche parole: l’Atalanta aveva idea di come arrivare in porta, il Milan no.
LA RIMONTA - Col passare dei minuti la spinta rossonera ha iniziato a scemare, anche perché costruire pericoli era praticamente impossibile: Gimenez non riusciva a proteggere un pallone, Leao ha trascorso la partita a sbattere contro le maglie nerazzurre. Un muro di gomma che lo rimandava inesorabilmente indietro, tra i fischi del Meazza. Sulle fasce, spinta inesistente. Alla mezzora è arrivata la mazzata sulla schiena del Diavolo: ancora De Ketelaere per Krstovic, che ha premiato l’inserimento di Zappacosta. Maignan di nuovo superato, tutto troppo facile per la Dea: 0-2. Al Milan non sono spariti solo gli attaccanti, ma anche quella fase difensiva che fino a un paio di settimane fa aveva nascosto tutti i problemi. Al 36’ Leao ha avuto la possibilità di riaprire il discorso ma, come a Reggio Emilia, si è divorato il gol a tu per tu col portiere. Allegri ha iniziato la ripresa giocandosi il tridente: fuori Loftus-Cheek e dentro Nkunku, sulla stessa linea di Gimenez e Leao. Risultati? Nulli, anche perché al minuto numero 51 è calato il sipario: Ricci e Leao hanno perso palla in uscita e la Dea l’ha messa dentro per la terza volta con Raspadori. A quel punto gli ultras hanno abbandonato lo stadio. Da lì in poi è stata una partita surreale, giocata nel silenzio da una squadra smarrita, sgretolata dagli eventi. Gimenez e Leao si sono scontrati nel tentativo di raccogliere un assist di Nkunku, un tiro interessante è stato murato dalla schiena di uno sconsolato Rabiot, Leao ha sparato un destro al primo anello blu. Insomma, cose così. Carnesecchi, giusto per evitare complicazioni, ha disinnescato alla grande due volte Nkunku, anche se poi nel finale il Diavolo ha mostrato cenni di vita. Dapprima il gol firmato da Pavlovic – meritato premio personale per lo spirito mancato ai compagni -, poi il raddoppio di Nkunku su rigore nel recupero e un colpo di testa di Füllkrug fuori di un soffio. Un sussulto d’orgoglio arrivato decisamente troppo tardi.
Marco Pasotto


dal sito www.milannews.it

LE PAGELLE - SEMPLICEMENTE IMBARAZZANTI. TUTTI
Maignan 4 - Due gol presi nel primo tempo senza poterci fare granché. Papera clamorosa sullo 0-3 di Raspadori. Un errore senza giustificazioni.
De Winter 4 - Quando scende Zalewski, ci sono brividi. Nel primo gol è correo insieme a Gabbia e Pavlovic. (dal 59’ Athekame 5: entra quando la barca è affondata).
Gabbia 5 - Non fa sentire la sua presenza a Ederson, con il brasiliano che si gira e impallina Maignan per lo 0-1.
Pavlovic 5.5 - Anche lui, nel primo tempo, appare in difficoltà e senza energie. Va per le terre sullo 0-2 di Zappacosta. Segna il gol dell'1-3 con un grande colpo di testa. L'unico che va oltre una certa soglia di voto in mezzo allo scempio assoluto.
Saelemaekers 4 - Inconcepibile come non prenda mai la decisione giusta. Rispetto al girone d’andata, sembra il cugino che non ha mai giocato a pallone. Clamorosa la chance a fine primo tempo, su assist di Gimenez, che dove non calcia ma cerca un improbabile dribbling.
Loftus-Cheek 4.5 - Un armadio di carta pesta. Dovrebbe dominare in mezzo al campo grazie alla sua fisicità, invece si fa spostare da tutti, anche da Raspadori. Esce nell’intervallo. (dal 46’ Nkunku 5: si divora almeno tre occasioni grandi così. Si prende e segna il rigore del 2-3).
Ricci 4.5 - Ci prova a dare un po’ di velocità alla trasmissione palla, ma anche lui è avvolto dal clima di dramma sportivo che ormai aleggia sul Milan. Assist per il gol di Pavlovic, ma cambia poco.
Rabiot 4.5 - Parte forte, colpisce il palo esterno ma poi si deteriora anche lui nel corso del primo tempo.
Bartesaghi 4.5 - Inconcludente in attacco, in difficoltà con Zappacosta nell’uno contro uno. Esce per infortunio. (dall’80’ Estupinan sv).
Gimenez 5 - Quasi commovente per come cerchi di farsi vedere dai compagni. La cosa migliore la fa mandando in porta Leao, ma il 10 sciupa tutto. Anche Saelemaekers non premia il suo lavoro. (da 59’ Füllkrug 5: movimenti pachidermici. Segna, ma è in fuorigioco).
Leao 4 - Gimenez gli apre la strada verso il gol al minuto 36, ma non riesce a finalizzare. Sarebbe stato un gol importante per riaprire la partita. In precedenza, si era fatto ammonire. Diffidato, salterà il Genoa. Perde il pallone da cui nasce lo 0-3 dell’Atalanta. (dal 59’ Fofana 5: entra)
Allegri 4 - Se la barca non è affondata, poco ci manca. Squadra spenta, spompa fisicamente con giocatori che non segnano nemmeno con le mani. Cosa sia successo nell’ultimo mese e mezzo è un qualcosa che, adesso, dovrebbe spiegare chiaramente a tutti. Dovrà inventarsi qualcosa per le prossime due partite, per cercare di arrivare in Champions League. Anche se dirlo, adesso, appare qualcosa di incredibilmente difficile.



dal sito www.gazzetta.it

DA "FURLANI VATTENE" ALLO STADIO CHE SI SVUOTA
La Curva alza la voce in Milan vs Atalanta: San Siro diventa il teatro di una frattura profonda
Il Diavolo inizia ad avere l'acqua alla gola: servono 6 punti in tre partite per la certezza della Champions. La Dea ha necessità di blindare il settimo posto: se l'Inter Milano, Zona San Siro - 10 maggio 2026 San Siro non ha soltanto fischiato. Ha parlato. E lo ha fatto con la durezza delle grandi serate storte, quando il risultato in campo diventa solo una parte del problema e il resto arriva dagli spalti, dai cori, dagli striscioni, dai vuoti lasciati sugli spalti. Durante Milan-Atalanta, gara della 36ª giornata di Serie A giocata allo stadio Giuseppe Meazza, la Curva Sud ha inscenato una contestazione durissima contro l'amministratore delegato rossonero Giorgio Furlani e contro la squadra. Il clima, secondo Eurosport, è diventato tesissimo: prima la coreografia "G.F. OUT", poi i cori, i fischi, le accuse ai giocatori e infine lo stadio che ha iniziato a svuotarsi dopo il terzo gol dell'Atalanta firmato da Raspadori al 51'.
LA SCRITTA CHE HA APERTO LA NOTTE - La protesta era nell'aria già prima del fischio d'inizio. Fuori dal Meazza, cori e striscioni hanno puntato il dito contro Furlani. Il Giorno ha raccontato una contestazione cresciuta anche online, con una raccolta firme che aveva superato quota 45mila richieste di addio all'amministratore delegato rossonero. ? Poi, dentro San Siro, la Curva Sud ha acceso il proprio messaggio: "G.F. OUT". Una scritta costruita con le luci, semplice e tagliente. Poche lettere, ma abbastanza per trasformare la partita in un manifesto di malcontento. Non era soltanto una protesta contro un dirigente. Era il segnale di un rapporto ferito tra una parte del tifo organizzato e la gestione del club.
IL MILAN CROLLA, LA CURVA SI SPEGNE - La partita ha fatto il resto. L'Atalanta è passata avanti dopo appena 7 minuti con Ederson. Al 29' è arrivato il raddoppio di Zappacosta. All'inizio della ripresa, al 51', Raspadori ha firmato lo 0-3. Eurosport ha registrato il Milan sotto di tre reti e una parte del pubblico che, delusa e disillusa, ha cominciato ad abbandonare lo stadio. ? A quel punto San Siro è diventato una fotografia amara: il campo da una parte, la Curva dall'altra, e nel mezzo una squadra incapace di ricucire lo strappo. Il calcio sa essere crudele proprio così. Quando una serata nasce male, ogni gol subito pesa il doppio. Ogni passaggio sbagliato diventa un capo d'accusa. Ogni silenzio sembra una risposta mancata.
DIRIGENZA NEL MIRINO - Il bersaglio principale della contestazione è stato Giorgio Furlani. SportMediaset ha parlato di cori e striscioni contro la proprietà fuori e dentro lo stadio, sottolineando che la protesta ha colpito la dirigenza, con eccezione indicata per Igli Tare e Massimiliano Allegri. ? Nella fanzine diffusa dalla Curva Sud, il tono è stato durissimo. Il riferimento è andato allo Scudetto di quattro anni fa, alla squadra vincente poi cambiata profondamente e a una gestione ritenuta dai tifosi troppo lontana dalle ambizioni storiche del Milan. Eurosport ha riportato ampi passaggi del comunicato, nel quale Furlani viene indicato come volto principale del fallimento sportivo percepito dalla tifoseria. ? La contestazione, però, non si è fermata alla società. Anche i giocatori sono finiti nel mirino, soprattutto dopo la sconfitta con il Sassuolo e il mancato saluto ai tifosi al termine di quella gara, episodio richiamato da Eurosport come uno dei motivi della rabbia della Curva.
UNA CORSA CHAMPIONS CHE PESA COME UN GIUDIZIO - Milan-Atalanta non era una partita qualsiasi. Era un match chiave nella corsa alla Champions League, come ricordato anche da Il Giorno nella presentazione della serata di protesta. ? E proprio questo rende tutto più pesante. Perché quando l'obiettivo minimo diventa l'unico orizzonte, una parte del popolo rossonero sente tradita l'identità del club. Il Milan, nella memoria dei suoi tifosi, non è nato per accontentarsi. A San Siro le vittorie europee, gli Scudetti, le grandi notti e i campioni passati hanno costruito un'idea precisa: quella di una società chiamata a competere, non solo a partecipare. La contestazione nasce anche da qui. Da una domanda semplice e scomoda: che Milan vuole essere questo Milan?
SAN SIRO, IL QUARTIERE CHE ASCOLTA TUTTO - Per la Zona San Siro, una serata così non resta chiusa dentro i cancelli del Meazza. Esce fuori, attraversa piazzale Axum, via Tesio, via Harar, le fermate della metropolitana, i bar del prepartita e i marciapiedi del dopo gara. San Siro conosce bene il rumore delle grandi vittorie. Ma conosce anche quello più cupo delle contestazioni. È un quartiere abituato a respirare l'umore del calcio: quando il Milan vola, l'aria sembra più leggera; quando cade, il peso si sente anche fuori dallo stadio. Questa volta non è stato solo il risultato a far male. È stata la sensazione di una distanza crescente. Tra club e tifosi. Tra campo e curva. Tra ambizione dichiarata e realtà vissuta.
IL SIGNIFICATO DI UNO STADIO CHE SI SVUOTA - Quando i tifosi lasciano lo stadio prima della fine, non stanno soltanto andando via. Stanno mandando un messaggio. A San Siro, il vuoto pesa quanto un coro. Forse anche di più. Perché il Meazza è nato per essere pieno, caldo, rumoroso, capace di spingere una squadra oltre i propri limiti. Vederlo svuotarsi durante una partita così significa leggere il livello della frattura. Il terzo gol di Raspadori è stato la goccia. Ma il vaso era già colmo.
UNA NOTTE CHE LASCIA IL SEGNO - La contestazione della Curva Sud in Milan-Atalanta non può essere archiviata come una semplice reazione di pancia. È il sintomo di una crisi di fiducia. Una crisi che riguarda i risultati, certo, ma anche la percezione della direzione sportiva, il rapporto con la proprietà e il senso di appartenenza. Il Milan dovrà rispondere sul campo, ma non solo. Dovrà rispondere con scelte, chiarezza, responsabilità e visione. Perché San Siro può perdonare una sconfitta. Può sopportare una serata sbagliata. Può persino ingoiare un campionato complicato. Ma quando sente che il Milan smette di assomigliare al Milan, allora alza la voce. E questa volta l'ha fatto nel modo più netto possibile: con le luci, con i cori, con i fischi e con quei seggiolini rimasti vuoti prima del tempo.