
SI CHIAMA ANDREA - Quando si parla di Icardi meglio specificarlo, per non cadere in equivoci dettati da casi di omonimia. Andrea Icardi è stato un milanista doc, uno che ha vissuto le annate amare del Diavolo nella prima metà degli anni ‘80 distinguendosi sempre per impegno e spirito di sacrificio. Faceva parte della famosa “nidiata” del 1963, insieme a Battistini, Evani, Incocciati e Filippo Galli. Professionisti con la P maiuscola. Andrea era uno di quei classici giocatori che ogni allenatore vorrebbe, per disciplina tattica e capacità di fare il lavoro “sporco”. Ordinato, composto, potevi schierarlo in mediana, come difensore esterno, addirittura come centrocampista di fascia ed eri sicuro che portasse comunque a termine le consegne, sopperendo con la fatica ed il dinamismo ad un fisico non proprio da granatiere. Il suo era un vero e proprio moto perpetuo. Certo segnava poco, ma quello non era compito suo. Pochi gol, dalla serie B 1982-83 all’ultimo campionato rossonero 1985-86, ma tutti decisivi ai fini del risultato. Alcuni addirittura realizzati sul suono della sirena, come quello a Firenze nel 1984 o quello a Como nel 1986. E come questo. 23 giugno 1985, semifinale di andata di Coppa Italia. I cuginetti, che già abbiamo castigato in campionato, vorrebbero la rivincita. Rummenigge li porta avanti, poi però ci pensa Pietro Paolo da Sassari a fare 1-1. Minuto 85. Quando il pareggio appare scritto e le due squadre sembrano voler rimandare alla gara di ritorno la definizione della pratica, ecco arrivare lui, Icardi, l’uomo dai pochi gol, decisivi e segnati in extremis. Scambia con Virdis, entra in area approfittando anche di un errore dei difensori nerazzurri poi, quasi cadendo, beffa Zenga con un destro ipnotico a fil di palo. È il gol che vale la vittoria e anche la qualificazione, visto che al ritorno sarà 1-1. Andrea Icardi. Un professionista esemplare, un trottolino disciplinato e fondamentale negli equilibri della squadra, il cui unico rammarico è quello di aver tolto la maglia rossonera proprio un attimo prima che la storia cambiasse. Uno così sarebbe tornato utilissimo anche nel Milan degli Immortali che stava arrivando. (Corrado Izzo, 23 giugno 2026) |