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Dal sito www.milannews.it
23 febbraio 2011 - di Alberto Costa (Corriere della Sera)

GALLIANI: "VAN BASTEN IL MIGLIORE DI SEMPRE. ISTANBUL RESTA UN INCUBO". POI SVELA IL COLPO MANCATO...
L'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, riportata da Radio Sportiva.

Come definirebbe i 25 anni della presidenza Berlusconi che il Milan ha celebrato domenica?
"Meravigliosi" .

E invece cos´è stato Silvio Berlusconi in ambito calcistico?
"Un grande innovatore".

In quel febbraio del 1986 che cosa rappresentava per voi l'acquisto del Milan? Una sfida? Una scommessa? O addirittura un obbligo, visto che all´epoca si parlò di pressioni socialiste per la chiusura dell'operazione?
"Io a quei tempi mi occupavo di calcio, ma al Monza. Posso quindi rispondere per Silvio Berlusconi: l´acquisto del Milan fu solo e soltanto una questione di cuore. Il Milan gli ricordava le domeniche trascorse con suo padre a tifare per i rossoneri".

Adesso invece qual è il significato del Milan visto che l´entusiasmo iniziale della famiglia Berlusconi sembra essersi sopito?
"La verità è che dopo 25 anni non è cambiato nulla. Per Silvio Berlusconi il Milan continua ad essere un affare di cuore".

Però è un fatto che i tifosi rossoneri vedano come il fumo negli occhi la figlia maggiore del presidente, Marina, convinti che sia lei a chiudere i rubinetti per gli acquisti.
"I tifosi sbagliano alla grande. Marina Berlusconi non si è mai opposta alle decisioni di suo padre e del sottoscritto. Lei, suo marito e i suoi figli sono grandi appassionati e io prego i tifosi di credere a quello che dico. Che Marina Berlusconi non ami il Milan è una leggenda metropolitana".

Ci fotografa con un flash gli allenatori che hanno caratterizzato questo quarto di secolo milanista?
"Sacchi: un martello. Capello: pragmatico. Zaccheroni: rivoluzionario (ride)... Ma non perché fosse di sinistra, semplicemente perché giocava con la difesa a tre. Ancelotti: la sintesi dei tre precedenti. Leonardo: un´invenzione riuscita".

Giusto, Leonardo: è davvero un traditore?
"Leo è l´allenatore dell´Inter: oggi stiamo parlando del Milan".

Ok, proseguiamo. Allegri?
"La speranza".

La speranza?
"Si, la speranza che possa imitare gli altri. Tutti vincenti al primo colpo".

Di tutti i vostri Milan ce n´è uno che rappresenta meglio degli altri questi 25 anni di successi?
"Il Milan di Silvio Berlusconi. E lo dico senza alcuna forma di piaggeria. Questi 25 anni posseggono un fil rouge che, al di là delle diversità tecnico-tattiche, è rappresentato dal presidente".

Quali sono le tre icone della vostra epopea?
"Baresi, Van Basten e Maldini".

Il più grande di tutti?
"Marco Van Basten. L´emozione che mi dava lui non me l'ha data più nessuno".

Immaginiamo un triangolare tra i vostri Milan più grandi: quello di Sacchi, quello di Capello e quello di Ancelotti. Chi vincerebbe?
"Quello di Sacchi. Per la sua organizzazione di gioco".

I tre successi indimenticabili sono...
"Barcellona 1989, Atene 1994, Manchester 2003".

Qual è il suo sogno calcistico inappagato?
"Niente sogni, non ne ricordo. Ricordo invece il dolore più grande di questi 25 anni: la notte di Istanbul".

Ci rivela un acquisto sfumato in extremis di cui non si è mai saputo nulla?
"Quello di Figo nel 97".

Il suo più grande errore?
"Avere ritirato la squadra a Marsiglia vent'anni fa". A proposito. Si può finalmente conoscere la vera storia di quella notte a Marsiglia? "No".

Ma aveva promesso di svelarla, prima o poi.
"La verità su Marsiglia la lascerò nel mio testamento".

Dica la verità: ha mai provato a fare lei la formazione?
"Mai. Ho sempre parlato con gli allenatori, ho espresso la mia opinione in maniera più o meno vivace ma non ho mai imposto la formazione ad alcuno".

A distanza di tanti anni c´è ancora qualcosa che le dà fastidio?
"Purtroppo, esattamente come 25 anni fa, non riesco a dormire di notte dopo una sconfitta e sono di malumore per tutta la settimana... Al contrario quando vinciamo scatta la mia esultanza, che trovo eccessiva e un po' scomposta. Però non me ne rendo conto. Solo rivedendo la tv mi accorgo di quello che ho fatto allo stadio. Faccio troppo casino".

Questione di self control...
"Confesso che da capo operativo del Milan soffro maledettamente le sconfitte. Penso infatti al dolore e al dispiacere di milioni di tifosi, sento questa responsabilità in maniera molto forte".

C´è mai stato un momento della sua avventura calcistica in cui se l'è vista davvero brutta?
"Si, a Lisbona, quando acquistammo Rijkaard. Ero con Braida nello stadio dello Sporting e ci fu un´invasione di tifosi che sfondarono tutte le porte. Temevo volessero menare noi e invece se la presero con i dirigenti dello Sporting. Era l´estate dell'88".

Può spiegarci come mai bandiere come Franco Baresi, Billy Costacurta e Paolo Maldini vivono ai margini, se non addirittura al di fuori, del Milan?
"Baresi non è ai margini: sta lavorando per noi. Costacurta ha iniziato altrove la carriera di allenatore mentre dobbiamo trovare a tutti i costi un ruolo consono per Paolo. Comunque l´affetto per questi tre monumenti da parte del presidente Berlusconi e del sottoscritto è assoluto".

Voi avete acquistato Cassano che, come premio per avere insultato il suo datore di lavoro alla Samp, si è ritrovato nella squadra che può vincere lo scudetto. In questo caso la questione morale non vi ha mai sfiorato?
"Cassano non è arrivato al Milan a fine contratto. È stata la Samp a cederlo".

Il suo sogno?
"Tornare a vincere la Champions League".

L'incubo?
"I rigori di Istanbul".

La canzone che può fare da colonna sonora alle vostre nozze d'argento con il Milan, possibilmente diversa dai «Migliori anni della nostra vita" di Renato Zero? Quella ce la propina ovunque...
"Mi dispiace per lei. Non può che essere I migliori anni della nostra vita. Per forza".

Adriano Galliani, chi sarebbe oggi Adriano Galliani se non avesse incontrato Silvio Berlusconi?
"Sarei un piccolo imprenditore brianzolo alla guida dell'Elettronica Industriale, l'azienda che mi permise di conoscere il presidente Berlusconi".