Giovanni Battista MONTI
"Ginko"

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(Archivio Magliarossonera.it)
  Giovanni Battista MONTI

Nato il 18.09.1939 a Novate Milanese (MI), † il 09.01.2019 a Paderno Dugnano (MI)

Medico Sociale

Stagioni al Milan: 32, dal 1966-67 al 1997-98

Soprannome: “Ginko”




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Natale delle Giovanili rossonere 1966-67. Tony Bellocchio, Ginko Monti, Romeo Arces, Sansoni, la moglie di Carraro e Luigi Carraro
(Foto di Ubaldo Bungaro, by Luigi La Rocca)



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Quadro tecnico del Milan 1967-68 prima di una partitella a Milanello.
In piedi, da sinistra: il Consigliere Giorgio Casarotti (con impermeabile), Francesco Zagatti, Franco Carraro (Presidente A.C. Milan),
Giovan Battista Monti, Cesare Maldini, Nereo Rocco, Carlo Scarpato, Guido Gatti, Italo Folino (Consigliere).
Accosciati, da sinistra: Ruggero Ribolzi, Marino Bergamasco, Riccardo Bonadeo (Consigliere), .... , Luciano Tessari
(dal sito www.gahetna.nl)



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Natale 1969, con la Coppa Intercontinentale da poco conquistata contro l'Estudiantes de la Plata. Franco Carraro, sua madre,
la vedova di Luigi Carraro alla sua destra, ed alla sua sinistra il Consigliere Igino Andrioli, il consigliere dr. Carlo Biotti,
Nereo Rocco, Gigi Bellocchio, Giovanni Lodetti, il Consigliere Avv. Luciano Colorni, il dr. Monti, il dr. Toni Bellocchio
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)



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1969, Milanello, scambio di regali a Natale, Toni Bellocchio, Trapattoni, Gianni Monti, Gianni Rivera
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)
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Toni Bellocchio con il grande amico Gianni Monti,
che lui e Rocco avevano soprannominato "Ginko"...che altro non era che l’ispettore Ginko (a cui Monti assomigliava) tratto dal fumetto di Diabolik, creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani. Angela fu la moglie di Gino Sansoni, fondatore e primo Direttore della rivista "Forza Milan!"
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)




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Nel Milan degli anni ‘60, magistralmente narrato dal grande editore e direttore Gino Sansoni, non potevano mancare due personaggi a lui molto familiari, Diabolik e Ginko. Balzarini, rossonero dal 1963 al 1966, fu protagonista della drammatica finale di Coppa Intercontinentale con il Santos, rivaleggiò con Barluzzi, si guadagnò l’appellativo di “Leone di Londra” da parte dei sostenitori del Chelsea e.. rassomigliava vagamente al ladro gentiluomo, ragion per cui internamente al gruppo si narra avesse il soprannome di “Diabolik”. Il Dottor Monti giunse
al Milan nel 1965, inizialmente per occuparsi del settore giovanile, e rimase fino al 1998, praticamente una vita rossonera.
Tra i mille aneddoti che lo riguardano, una leggenda racconta di quello che lo vide protagonista proprio con Balzarini nelle cucine
di Milanello, nel finale della stagione 1965/66, e che da allora per sempre gli valse il soprannome di “Ginko”, come il tenace ispettore
di polizia. Eccoli quindi entrambi a Milanello, il Diabolik rossonero posare senza maschera e, seminascosto come se fosse in incognito, l’ispettore Ginko alla festa di Natale ‘65 della famiglia milanista (by Lucia Ravenda)



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La rosa del Milan 1971-72
(da "Forza Milan!", per gentile concessione di Renato Orsingher)


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(Archivio Magliarossonera.it)
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(Archivio Magliarossonera.it)





"Tato" Sabadini e Tresoldi soccorrono Roberto Rosato, seguiti dal Dottor Monti
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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Liedholm, Ammendola, Monti, Rigamonti e Ribolzi, anno 1979
(per gentile concessione di Lorenzo Ammendola)
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Roma vs Milan 1978-79,
Nils Liedholm, Rino Ammendola e Giovan Battista "Ginko" Monti
(per gentile concessione di Lorenzo Ammendola)



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31 gennaio 1982, Fiorentina vs Milan 1-0,
la panchina rossonera, con il dirigente accompagnatore Franco Ghizzo, il dottor G.B. Monti e Italo Galbiati
(per gentile concessione di Andrea Leva)



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La panchina rossonera nella stagione 1986-87:
Nils Liedholm, Giovan Battista Monti, Silvano Ramaccioni, Paolo Taveggia, Paolo Mariconti e i giocatori rossoneri in panchina
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Giovanni Battista Monti con Ruud Gullit ed Andrea Pazzagli



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(Archivio Magliarossonera.it)



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Guido Susini e Ginko Monti, stagione 1987-88
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(da "Forza Milan!")



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Giovan Battista Monti e Michele Persichini, lo storico chef del Milan



Dal sito www.acmilan.com
11 gennaio 2019

GIOVANNI BATTISTA MONTI: IL CORDOGLIO DEL MILAN
Ci ha lasciato il dottor Monti, storico medico sociale rossonero
Avrebbe compiuto 80 anni a settembre, il caro vecchio Ginko. Il medico per eccellenza dell'intera Storia rossonera. Nato per stare con i Grandi, il dottor Giovanni Battista Monti. Era a Buenos Aires con Rivera e Combin nel 1969 per il primo Milan Mondiale della Bombonera. Era a Napoli nel 1988 con Sacchi e con Gullit per il primo Scudetto di una nuova Era. Naturalmente presente al fianco di Marco Van Basten all'inizio degli anni Novanta. Era stato il dottor Monti a consigliare al Cigno olandese di non operarsi alla caviglia. Perché se al Ginko dei fumetti sfuggiva Diabolik, al Ginko della vita reale non sfuggivano certe insidie dei muscoli e delle giunture.
Trentadue anni di Milan, il caro Ginko, chiamato così per la prima volta dal Paròn Rocco. Ha iniziato nel 1966 con Arturo Sandokan Silvestri in panchina, ha chiuso nel 1998 con Fabio Capello che lo ha amato tantissimo. Ha vinto tutto con il suo Milan, il dottor Monti. Ma ha insegnato ancor di più. Con quel sorriso bonario che profumava di Milan come nessun altro.
Buon viaggio carissimo, unico Ginko.




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11 gennaio 2019: il messaggio twitter di A.C. Milan sulla morte di Ginko Monti



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Maggio 2017, voglio ricordarti così ... R.I.P. mitico dott. Monti "Ginko"
(by Giovanni Lorini)



Da facebook
12 gennaio 2019

UN PENSIERO DI MARINO BARTOLETTI DEDICATO A “GINKO” MONTI ...
Ci fu un tempo in cui in panchina andavano l'allenatore, il medico sociale e il massaggiatore. Triadi perfette in cui, alla professione, si aggiungevano e si mescolavano umanità e saggezza. Per 32 anni Giovan Battista Monti, che stasera ci ha lasciato, è stato "el dutur" del Milan. Solo Nereo Rocco, suo maestro (che lui ha assistito come un figlio fino all'ultimo respiro), lo chiamava "el dotòr": alla triestina. Ha curato ossa e anime, campioni e comparse, dirigenti e amici giornalisti: sempre con la pazienza e il sorriso. Lo chiamavamo "Ginko" come l'ispettore scrupoloso e leale di "Diabolik": un po' per la somiglianza, un po' per la sua serietà, arricchita da una straordinaria ironia. Tutto quello che hanno vinto i suoi ragazzi in campo, lo ha vinto anche lui: dalla drammatica Coppa Intercontinentale del 1969 in poi, fino agli scudetti di Capello, passando per Rocco, Liedholm, Sacchi..... Aveva una medicina e una carezza per tutti. Durante un derby degli anni 80 soccorse Collovati che era appena passato dal Milan all'Inter. Il pubblico lo fischiò. Lui si girò verso la curva e urlò : "Questo ragazzo l'ho cresciuto io". Una volta mi disse: "È inutile pensare di guarire il calcio se prima non si guarisce la nostra società".




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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 12 gennaio 2019)



Dal sito www.ilfoglio.it
12 gennaio 2019 - di Gino Cervi

L’ELEGANZA DEL GINKO. IL MILAN DICE ADDIO A GIOVANNI BATTISTA MONTI
E' stato per oltre trent'anni il “medico sociale” dei rossoneri. Ha vissuto gli anni gloriosi di Rivera e quelli sfavillanti di Berlusconi, ma non risparmiandosi neppure quelli grigi e semitombali della serie B

A sfogliare le annate dell’Almanacco del calcio italiano, per trentadue anni, dal 1966 al 1998, alla pagina dell’AC Milan, a fianco della dicitura “medico sociale” nella scheda dell’organigramma societario compariva sempre il nome di Giovanni Battista Monti.
Milanese di Novate come Vincenzo Torriani e Giovanni Testori, il dottor Monti si è preso cura delle ginocchia di Roberto Rosato, delle pubalgie di Dustin Antonelli, del misterioso sangue malato del giovane Franco Baresi, delle cosce ipertrofiche di Ruud Gullit e delle caviglie di cristallo di Marco Van Basten. Si è seduto in panchina al fianco di Nereo Rocco e Nils Liedholm, ha assecondato la rivoluzione di Sacchi e la normalizzazione di Capello; ha vissuto gli anni gloriosi di Rivera Golden Boy e Pallone d’oro e quelli sfavillanti di ricchi premi e cotillons di Berlusconi, ma non risparmiandosi neppure quelli grigi e semitombali del Milan in serie B, “la prima volta pagando, la seconda gratis”, per ricordare una velenosissima, ma irresistibile battuta di Peppino Prisco.
Ieri sera, quando si è spento nell’anno del suo prossimo ottantesimo compleanno, Giovanni Battista Monti, per tutti Ginko, ha portato con sé un gran pezzo di storia rossonera. Quella ufficiale, fatta di risultati e fotografie, di interviste e di referti medici, ma soprattutto quella personale, vissuta tra Milanello, San Siro e le centinaia di trasferte in giro per l’Italia e per il mondo, a contatto quotidiano e strettissimo con giocatori e allenatori, massaggiatori e magazzinieri. Un medico sociale di una squadra di calcio, in quegli anni ancora non ancora sopraffatti dall’avvento dei laboratori specializzati in data analysis, era soprattutto un “privato confessore”. E l’antica ed elegante discrezione del dottor Monti è stata leggendaria. Solamente un grande Gigi Garanzini, in nome di un immenso Nereo Rocco, è riuscito ad aprire quello sterminato archivio della memoria rossonera e a fargli raccontare gli aneddoti che si possono leggere in un capitolo (“Il juke box di Ginko Monti”) de La leggenda del Paròn, e che farebbero la fortuna del repertorio di un cabarettista.
E cominciamo allora proprio da qui, dalle pagine in cui Garanzini accenna al soprannome del dottore. Era la fine della stagione calcistica 1965-66 e il ventisettenne Monti era da pochi mesi al Milan quando, racconta la leggenda, una notte nelle cucine di Milanello sorprese Luigi Balzarini, all’epoca terzo portiere della squadra, dopo Ghezzi e Barluzzi, che s’ingozzava di panini. Il sorprendente esito dell’indagine, probabilmente del tutto involontaria, valse al giovane dottore il battesimo di Ginko soltanto perché Balzarini, di soprannome, faceva Diabolik, personaggio dei fumetti creato nel 1962 dalla matita di Angela Giussani e popolarissimo alla metà degli anni Sessanta. Che poi il marito di Angela fosse Gino Sansoni, fondatore nel 1963 e primo direttore della rivista “Forza Milan!” aggiunge un tocco di ulteriore leggenda rossonera al fatto che il dottor Monti, alto, fisico asciutto, dal profilo elegante e virile, assomigliasse davvero all’ispettore Ginko, sempre sulle tracce dell’inafferrabile Diabolik.
Monti divenne Ginko anche per Nereo Rocco, sebbene, come racconta Garanzini, al primo incontro il Paròn chiedesse a Cesare Maldini, indicando la statura del dottore, “Chi xè quel mona de longo?”. Era il 1966 e Rocco era allenatore del Torino che, casualmente, aveva incontrato la comitiva rossonera durante la trasferta di una tournée sudamericana, a Guayaquil, in Ecuador. Un paio di anni dopo, Monti farà coppia fissa sulla panchina del Milan, col Paròn, ritornato a Milano per rivincere la Coppa dei Campioni e l’Intercontinentale. Di quel fortunato connubio, “el Dotòr” – come lo chiamava Nereo con accento triestino – ricorda soprattutto le battaglie senza esclusioni di colpi di Manchester, semifinale di ritorno di Coppa dei Campioni, e la finale di Intercontinentale contro l’Estudiantes.
All’Old Trafford, Monti soccorre il portiere Cudicini – l’altro longo, secondo l’onomastica del Paròn – colpito da un bullone in testa; a Buenos Aires, nella mattanza scatenata dagli argentini dell’Estudiantes – il difensore Raùl Madero maneggiava un ago con cui pungeva ogni avversario che gli capitava a tiro – Monti rimedia un calcio nel sedere mentre stava chinato ad assistere Rivera caduto a terra dopo uno scontro; poco dopo, con un asciugamano riduce la frattura al setto nasale dell’attaccante rossonero Nestor Combìn, franco-argentino, contro il quale si era scatenata una vera e propria caccia all’uomo, fino al colpo al volto sferratogli dal portiere-pugilatore Alberto José Poletti. Rocco si avvicina al giocatore rimesso in piedi dal dottore e non fa in tempo a digli “ciò, indio, torna dentro a zogar” che Combìn stramazza svenuto.
Ma degno di una novella del Boccaccio è il racconto che il dottor Monti faceva del Paròn a casa di Orfeo Pianelli, il presidente del Torino. Quando Rocco, l’indomani della vittoria della prima Coppa dei Campioni nel 1963, passa ai granata, per la parola data mesi prima quando a Milanello era stato messo in discussione dal direttore tecnico Gipo Viani, nella villa del presidente viene organizzato uno sfarzoso pranzo di gala. A un certo momento della cena, al rustico Nereo forse le ostriche fanno un certo effetto ed è costretto a chiedere del bagno. Ma a questo punto lasciamo la parola al Paròn, per interposta testimonianza di Monti e scrittura di Garanzini:
“I me compagna de sopra, in quel padronal, un lusso che no te digo, tre speci, rubineti d’oro. Me sento dove che te imagini, guardo davanti e ghe xe un quadro, te capissi Ginko, un quadro, un de quei del col lungo… Un Modigliani, dissi io credendo di aiutarlo. Mi guardò con sospetto: Ciò, Ginko, te ga cagà anca ti de Pianelli?”.
Ginko Monti, con la premura di un figlio, si prenderà cura di Nereo fino all’ultimo. Rocco, che è stato direttore tecnico del Milan fino all’anno precedente, il 6 dicembre 1978 viene invitato da Rivera ad assistere alla trasferta di Coppa Uefa contro il Manchester City. Rocco parte con la squadra ma a Manchester prende una brutta influenza. Ginko Monti lo visita in albergo e lo invita a starsene a letto al caldo. Per tutta risposta il Paròn gli dice: “Son vegnu de Trieste per star in leto e farme tocar de ti, mona de un dotòr!”. E va allo stadio dove, a una temperatura a -6, assiste un tristissimo 0-3. Non passano tre mesi e il 20 febbraio 1979, Rocco muore a Trieste. Quarant’anni dopo Ginko Monti ha deciso che era giunto il momento di andare a farsi chiamare ancora “mona de un dotòr”.




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(da "Settegiorni" del 18 gennaio 2019, grazie ad Andrea Martinenghi)
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(grazie ad Andrea Martinenghi)