Silvano RAMACCIONI

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(da "Forza Milan!", 1990)
  Silvano RAMACCIONI

Nato il 15.01.1939 a Città di Castello (PG)

Direttore Sportivo e Team Manager

Stagioni al Milan: 24, Direttore Sportivo dal 1982-83 al 1988-89 e Team Manager dal 1989-90 al 2005-06




E' stato anche Segretario del Città di Castello (1963-1973), con cui raggiunge la Serie C.

E' stato anche Direttore Sportivo del Cesena (A, 1973-74) e del Perugia (A, 1975-1982).

"Dal 1975-76 al 1981-82 è il Direttore Sportivo del Perugia che nella stagione 1978-79 si classificò al secondo posto alle spalle del Milan terminando il campionato imbattuto, condizione che ha mantenuto anche con il Milan nel campionato 1991-92 che, a differenza degli umbri, in quella stagione si aggiudicò il 12° Scudetto." (Nota di Colombo Labate)



Dal sito www.wikipedia.it

Ha iniziato la sua carriera nel mondo del calcio come segretario del Città di Castello, ruolo che ha ricoperto dal 1963 al 1973. In seguito, dopo un anno da direttore sportivo del Cesena in Serie A nel campionato 1973-74, va a ricoprire lo stesso ruolo nel Perugia dalla stagione 1975-76.
Siede sulla panchina dei Grifoni nell'annata 1978-79, quella del Perugia dei miracoli, passata agli annali del calcio italiano in quanto i biancorossi furono la prima squadra nella storia del girone unico a rimanere imbattuta per un'intera stagione, record che poi venne eguagliato anche dal Milan nella stagione 1991/92 e dalla Juventus nella stagione 2011/12.
Nel 1982 passa al Milan, dove è direttore sportivo fino al 1989 e successivamente team manager fino al 2006. Nella stagione 1991-92 riesce a bissare il record ottenuto con il Perugia tredici anni prima, infatti i rossoneri di Capello conducono il campionato dal principio alla fine, rimanendo imbattuti e vincendo lo scudetto.
Il 5 luglio 2010 ha ricevuto dalla Provincia di Perugia uno speciale premio alla carriera.




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Ilario Castagner e Silvano Ramaccioni, stagione 1982-83
(per gentile concessione di Renato Orsingher)



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La panchina rossonera nella stagione 1986-87:
Nils Liedholm, Giovan Battista Monti, Silvano Ramaccioni, Paolo Taveggia, Paolo Mariconti e i giocatori rossoneri in panchina





Silvano Ramaccioni con Ilario Castagner ai tempi del Perugia


Con la Coppa Intercontinentale 1990
(da "Forza Milan!", 1990)





(da "Forza Milan!", 1990)


(dal sito www.acmilan.com)





(dal sito www.acmilan.com)



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(da "Forza Milan!", novembre 1998)



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(da "Forza Milan!", novembre 2000)
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Dal sito www.datasport.it
20 settembre 2007

Teniamo anche al Campionato
Silvano Ramaccioni e` una delle anime del Milan, di quello piu` antico, operaio e ruspante. Arriva in rossonero nel 1982 dal glorioso Perugia di fine anni ’70, e costruisce in prima persona quel Milan ‘macchina da gol’ che prima sbanco` la Serie B del secondo purgatorio e poi comincio` dritto filato la rincorsa verso il mito degli Invincibili. Dal 1989 passa da quello di direttore sportivo al ruolo di team manager, ma la sua figura e` sempre un punto di riferimento all’interno dello spogliatoio e della societa`.
Datasport ha l’occasione di incontrarlo dopo la sfida di Champions League contro il Benfica. Dopo questa vittoria ancora una volta si dira` che in campionato e in coppa si vedono due Milan opposti: ”Siamo solo all’inizio del campionato, anche se devo dire che a Siena il turnover non ha funzionato bene, pero` bisogna dire che questo momento e` particolare, le varie nazionali ci hanno ridato indietro giocatori non al meglio della condizione e che hanno potuto preparare in poco tempo la partita di campionato”.
Lei ha recentemente detto di aver visto al lavoro Pato e di esserne rimasto grandemente impressionato: ”Si` e` vero. Sto contando i giorni per quando potremo finalmente schierare Pato. Lo vedo in allenamento fare delle cose incredibili, e` un grandissimo giocatore e al Milan fara` benissimo”.
La sensazione pero`, dopo la sfida con il Benfica, e` che probabilmente il Milan anche quest’anno fara` una scelta di campo, privilegiando la Champions: ”No, ripeto, la situazione di Siena e` contingente a quella partita, il Milan tiene sia alla Champions che al campionato, anche se va detto che in campionato le squadre tendono tutte a chiudersi dietro e quindi puo` risultare piu` difficile”.
A cominciare dal Parma, l’avversario di sabato: ”E’ una partita particolarmente difficile. Ho potuto vedere il Parma giocare con il Cagliari e ha fatto molto bene, ha un’ottima struttura, e` una squadra molto fisica e atletica. Poi con l’arrivo di Corradi la` davanti e` ancora piu` pericolosa. Diciamo che e` una partita in cui il turnover lo farei il meno possibile…”.




Dal sito www.milannews.it
di Claudio Sottile

RAMACCIONI: "IL MILAN IERI, OGGI, E DOMANI"
Sport Ieri, oggi e domani. Dal calcio senza nomi sulle maglie, con il ragù nello stomaco correndo allo stadio la domenica pomeriggio, che fosse Serie A oppure Interregionale. A quello adottato dalle tv, capaci dalla prossima stagione di portare il loro obiettivo nella “città proibita” degli spogliatoi, passando per marketing, anticipi, posticipi e comparsate fra petroldollari e skyline affollati.
Silvano Ramaccioni, in esclusiva per Milannews, lascia intendere che si è adattato alle diverse stagioni, calcistiche e della vita, con fermezza e duttilità. Senza cambiare pelle: quella, da sempre, è rossonera.

Silvano, come è andata la tournée in Inghilterra?
“Positiva, Allegri ancora non riesce ad avere in mano tutto l’organico, però c’ha fatto divertire. I giovani sono più che promettenti, Strasser (20), Merkel (18) e Verdi (18), tutti mi sono sembrati bravi, maturati enormemente per quello che erano l’anno scorso, e messi a loro agio. Poi ne sono stati impiegati tanti, mica pochi”.

Ha intravisto in loro qualità da Milan?
“Ho intravisto qualcosa di positivo, la tecnica di Verdi, le capacità atletiche di Strasser, il fondo atletico abbinato alla tecnica di Merkel, mi sembrano tutti ragazzi che possono essere da Milan veramente”.

La rosa di quest’anno è giudicata da più parti come anziana.
“Abbiamo nell’organico giocatori maturi, però anche l’anno scorso Leonardo ha fatto venir fuori dei giovani, e mi sembra che la stessa propensione abbia Allegri. Pertanto se nell’organico di ventisette - ventotto giocatori viene fuori una somma di età importante non conta, bisogna invece vedere la somma dell’età di quei quattordici - quindici che giocheranno più spesso”.

Gli obiettivi stagionali?
“Sono convinto che siamo nella condizione di fare più o meno lo stesso campionato dell’anno scorso, ci potrebbe anche essere la possibilità di vincere, ma non dipende tanto da noi quanto dall’Inter, che di questi tempi è una squadra che lascia pochi spazi. Se Rafa Benitez se la sente di mollare qualcosa, io spero che il Milan sia la squadra più pronta a centrare l’ obiettivo”.

Quali caratteristiche dovrebbe avere un buon Team Manager, dall’alto dei Suoi 26 anni al Milan con questo ruolo?
“Io forse, che sono stato uno dei primi, l’ho fatto alla maniera mia. Onestamente sono sempre stato più un Direttore Sportivo che un Team Manager, nonostante sia riuscito a coprire questo ruolo al Milan per tantissimi anni, ottenendo risultati che forse nessun Team Manager potrà eguagliare. Sono stato seduto in otto finali di Coppa dei Campioni, in sei finali Intercontinentali, col Milan ho centrato ventotto volte l’obiettivo di arrivare primo, e infinite volte quello che conta lo stesso di arrivare secondo. I risultati sono questi, un buon Team Manager è quello che riesce a risolvere dei problemi, a mediare se vengono fuori delle questioni, un trait d’union costante fra la società, i giocatori e i tecnici, sono queste le cose che occorrono”.

Vittorio Mentana, suo successore al Milan come Team Manager, come si sta comportando?
“Mi sembra molto bene, Vittorio non ha un’estrazione calcistica come la mia, non è mai stato Direttore Sportivo, è figlio di un grande giornalista, lui stesso è un giornalista, già capo ufficio stampa, anche lui innamorato del Milan. Lo vedo con estremo piacere, è preciso nel ruolo del Team Manager, esercitato in maniera forse più attinente oggi vista l’esigenza della società, che necessita di una persona che curi tutta l’organizzazione logistica e nello stesso tempo i comportamenti dei giocatori e dei tecnici. Lui stesso diventa il raccordo fra giocatori, tecnici e società, credo che sia la persona ideale per fare questo lavoro”.

La richiesta più bizzarra arrivata da un calciatore?
“Anche se fosse arrivata non la direi mai, un Team Manager non deve dire le bugie ma deve avere poca memoria”.

Il calciatore al quale si è affezionato maggiormente?
“Se dico che i calciatori né del Milan né di altre squadre sono mai venuti a casa mia la dice lunga sui miei comportamenti, io con i giocatori ho avuto un rapporto di grande stima e amicizia, però trattandoli tutti alla stessa maniera. Ero magari più vicino a quelli che stavano soffrendo, che non trovavano la maniera di esprimersi rispetto a quelli che erano sulla cresta dell’onda, questo era il mio modo di fare il Team Manager”.

Un aneddoto della Sua sconfinata carriera?
“Non ho mai messo multe ai giocatori, forse una volta o due, vuol dire che se uno ha la capacità di mediare e far si che ci sia la filosofia che la società vuole, non ha bisogno di fare cose straordinarie. Questo mio ruolo lo definisco sferico, che non da appigli, che riesce ad essere un valido aiuto sia per i giocatori che per i tecnici”.

Un calciatore del Milan per il quale avrebbe pagato il prezzo del biglietto?
“Ce ne sono troppi, sotto questo profilo sono stato fortunato! Ho vissuto questi anni al Milan così ricolmi di fuoriclasse, che se prendete una qualsiasi formazione e leggete dal portiere all’ala sinistra, sono tutti giocatori per i quali avrei pagato per vederli giocare. Uno degli orgogli più grandi, senza togliere nulla agli altri, è aver visto Maldini debuttare dal settore giovanile fino a tutte le sue partite in prima squadra, nazionali e internazionali, è un ricordo bellissimo”.

Ho scelto tre pagine buie scritte dal Milan da quando è arrivato Lei: la serie B, Marsiglia e Istanbul, quale la più cupa?
“In Serie B sono arrivato e sotto certi profili mi ha portato fortuna. Sono arrivato al Milan in Serie A ma retrocedeva dopo una settimana, le mie prime mosse sono state con la squadra in B e abbiamo vinto il campionato alla grande. Gira gira non è un ricordo cattivo, anzi il ricordo bello è quello di essere partito con Castagner col piede giusto, dominando la stagione. A Marsiglia non ci andava di essere menati per il naso, sicuramente il Milan ha sbagliato, io stesso ho sbagliato, ma chi aveva fatto saltare l’impianto elettrico l’aveva fatto con malizia, per rompere la capacità del Milan negli ultimi sei - sette minuti di organizzare una reazione che potesse essere importante, perché ricordiamo che se avessimo fatto un gol saremmo andati ai supplementari. Istanbul invece per me è una delle partite più belle che abbia mai visto, quel primo tempo è in assoluto il più bello che abbia mai visto fare dal Milan in Coppa dei Campioni, se poi dopo il 3-0 è diventato 3-3 è stato per l’invidia degli dei che ci hanno punito, perché giocavamo troppo bene. Non ho ricordi amari di Istanbul, ricordo il primo tempo favoloso, e poi l’occasione di Shevchenko davanti al loro portiere, che ad un minuto dalla fine prese la palla per miracolo, altrimenti vincevamo 4-3 e sarebbe stato il massimo dell’ apoteosi. Ai rigori c’è andata male, pace, non soffro Istanbul perché avevamo giocato troppo bene quel primo tempo! Non è un luogo comune, è la verità, loro hanno avuto la chance di farci tre gol, a quel Milan sembra impossibile che potesse accadere, e invece è accaduto. Ai rigori succede di tutto, come la gioia di Manchester o l’amarezza di Istanbul”.

L’avversario più leale incontrato?
“Il Liverpool è stato leale assolutamente, tantissime squadre si sono comportate con grande lealtà con il Milan, soprattutto in Coppa dei Campioni, ho ricordi sempre positivi. Anche se sin dagli avvii c’era a livello di decisioni arbitrali qualche volta da rimanere strabiliati, come il gol annullato a Belgrado nel 1988, poi per fortuna è andata bene. Se guardi bene le partite di Coppa è capitato che non ci dessero dei gol lampanti, forse adesso con le nuove tecnologie questo non succederà più, comunque non ho accuse di mancanza di lealtà delle nostre avversarie”.

Cosa ne pensa degli ausili tecnologici per gli arbitri?
“Il calcio è bello anche con gli errori degli arbitri che fanno discutere, che fanno molte volte perdere o vincere le partite, andiamoci tuttavia piano col fatto del cercare la perfezione che non accadrà mai. Per quanto riguarda queste linee di porte se ci fosse qualcosa che chiarisse n modo decisivo questi particolari ben venga, ma messo nelle mani di un arbitro esperto, all’uopo l’ uomo che sta dirigendo la partita o un terzo arbitro di provata esperienza, che possa analizzare ciò che è successo. Lo dico pur non essendo un modernista, però questa cosa nel momento in cui l’accetta la federazione internazionale la possiamo anche rivalutare”.

La vittoria più bella?
“Le prime volte sono quelle che rimangono più impresse, come quel primo maggio 1988 a Napoli, e due partite di Coppa dei Campioni, al Camp Nou con lo Steaua nel 1989 e quella ad Atene col Barcellona del 1994. Sì, sono queste quelle che sono rimaste più nel cuore”.

Il calcio spezzatino le piace?
“Sono un po’ all’antica, però siccome le società hanno tanto tanto tanto bisogno di soldi se questo è il sistema per far piovere danaro sul calcio dobbiamo accettarlo. Non mi piace, mi piaceva di più il calcio che iniziava alle due tutti assieme, ma è poesia, bisogna cercare di adattarsi ai problemi, e quelli economici sono quelli che stanno angustiando di più il calcio sia italiano che mondiale”.

La emoziona ancora il calcio?
“Sicuramente sì, anche vederlo in tv mi emoziona, sono felice che anche quest’ anno vedrò dalla panchina le gare interne, perché il Milan mi ha rinnovato l’ incarico di dirigente addetto all’arbitro, pertanto tutte le gare di campionato che il Milan farà a San Siro io andrò nella panchina di casa, mi piace e mi emoziona”.

Il Suo esordio stagionale nel prossimo Trofeo Berlusconi.
“Sì, sarò in panchina il 22 agosto nel Trofeo Berlusconi, non vedo l’ora”.

Nel frattempo è arrivato il premio alla carriera del 5 luglio scorso, da parte della Provincia di Perugia.
“Eh sì, sono stati bravissimi e gentilissimi, mi hanno dato questo premio alla carriera, io ho gradito anche se ricorda la mia esperienza passata ormai da quarant’anni, ma mi ha fatto estremamente piacere”.

Dopo la “laurea in calcio”, come dichiarato da Lei.
“Anche a Perugia non ero un ragazzino di primo pelo, avevo lavorato per più di undici anni al mio paese, poi ero stato a Cesena in A e poi appunto a Perugia. Ho voluto tirare questa linea come se gli anni precedenti fossero stati elementari, medie, liceo e poi a Perugia l’università con la laurea”.

Da buon uomo di calcio, avrà svariati gesti scaramantici.
“Troppi, mille, purtroppo chi come me è vissuto una cinquantina d’anni ai bordi del campo ha troppe scaramanzie, che non vi sognerete che vi dica e che terrò tutte per me (ride)”.

Lei è conscio di essere nella storia del Milan?
“Io sono orgoglioso di essere nella storia del Milan, e mi piace ancora viverla da vicino. Questa palestra che ancora faccio nelle gare interne del Milan, la vivo non come una vecchia gloria, ma come un lavoro ancora attivo e di oggi, che mi da soddisfazione, che penso e spero possa ancora dare vantaggi al Milan”.