George Manneh Oppong Ousman WEAH
"Re Leone"

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  George Manneh Oppong Ousman WEAH

Nato l'01.10.1966 a Monrovia (LIB)

Attaccante (A), m 1.85, kg 82

Stagioni al Milan: 5, dal 1995-96 al 1999-2000 (a gennaio 2000 ceduto al Chelsea)

Soprannomi: “Re Leone”, “King George”, “Big George”, “Giorgino”

Proveniente dal Paris Saint Germain

Esordio nel Milan in gare amichevoli il 18.08.1995: Milan vs Juventus 0-0 (5-6 d.c.r., Trofeo Luigi Berlusconi)

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 27.08.1995: Padova vs Milan 1-2 (1 gol)

Ultima partita giocata con il Milan il 14.12.1999: Milan vs Atalanta 3-0 (Coppa Italia)

Totale presenze in gare ufficiali: 147

Reti segnate: 58

Palmares rossonero: 2 Scudetti (1995-96, 1998-99), 1 Pallone d'Oro (1995), 1 Premio Fifa World Player of The Year (1995), 1 Pallone d'Oro d'Africa (1995)

Palmares personale: 1 Campionato della Liberia (.....), 1 Campionato di Francia (1993-94, Paris S.G.), 3 Coppe di Francia (1991, Monaco; 1993, 1995, Paris S.G.), 1 Coppa d'Inghilterra (2000, Chelsea), 1 Pallone d'Oro d'Africa (1989)

Esordio in Nazionale Liberiana: nel 1988


Ultima partita giocata in Nazionale Liberiana: nel 2002

Totale presenze in Nazionale Liberiana: 84

Reti segnate in Nazionale Liberiana: 10




Ha giocato anche con lo Young Survivors (C e B, 1981-84), il Bongrange Company (A, 1984-85), il Righty Barolle (A, 1985-86), gli Invincible Eleven (A, 1986-87), il Tonnerre Yaoundé (A, 1987-88), il Monaco (A, 1988-92), il Paris S.G. (A, 1992-95), il Chelsea (A, 2000), il Manchester City (A, 2000), l'Olympique Marseille (A, 2001), l'Al-Jazira (*, 2001-02).

"George Weah è stato l'idolo più recente tra i tifosi rossoneri ma anche tra tutti gli sportivi grazie sì alle sue straordinarie doti atletiche e creative, ma anche al "George" personaggio, semplicemente unico.
George riusciva a risolvere una partita grazie alle sue zampate da leone, alla sua incredibile velocità e potenza fisica. Altruista, potente, veloce, forte di testa, ricco di fantasia, insomma ha tutte le caratteristiche del centravanti modello.
Al Milan dalla stagione 95/96 provenienza PSG, George ha deliziato tutti sin dall'esordio (Padova-Milan 1-2, gol del re Leone dopo 6 minuti e poi assist al memorabile gol del Capitano Baresi). Pur non segnando tantissimo (alla prima stagione ha realizzato 11 reti in 26 presenze) i suoi gol sono stati tutti fondamentali per la conquista del 15° scudetto. Nelle 2 stagioni successive (le più brutte del Milan) George ha realizzato 23 reti in campionato, di cui certe di incredibile splendore, memorabile la sua falcata tuttocampo alla prima giornata 96 contro il Verona. Nel 98/99 George è stato ancora fondamentale nella conquista del 16° Tricolore con le sue reti bellissime e importanti (ricordiamo la grandissima doppietta a Torino contro la Juve). George ha lasciato il Milan a metà stagione 99/00 a 34 anni per andare a giocare nel Manchester City perchè non trovava più uno spazio da titolare in squadra. Indimenticabile e indimenticato. Grazie George." (Tratto dal sito www.acmilan.net)

"Il "Diamante Nero", "Re Leone" è sbarcato a Milano nell'estate del 1995. Ad accoglierlo all'aeroporto c'erano un centinaio di tifosi riunitisi per dare al centravanti il loro caloroso benvenuto. I suoi premi (due Palloni d'oro africani, uno scudetto e due Coppe di Francia) facevano sperare in un proficuo futuro per i rossoneri. Weah, infatti, si era già messo in mostra in Francia realizzando 107 gol in 239 partite tra campionato e coppe ma soprattutto aveva stupido la sua capacità di muovere in maniera elegante quei 76 Kg distribuiti su 184 centimetri. E George ha portato subito il Milan allo scudetto ed è stato incoronato Pallone d'Oro e miglior giocatore del Mondo nel 1995. Tutti riconoscimenti che hanno fatto del "re leone" il giocatore africano più famoso al mondo." (Dal sito AC Milan.com)





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Dal sito www.ilveromilanista.it
di Saverio Fiore

GEORGE, L'OTTIMO FUGGENTE
In Africa che tu sia leone o gazzella devi cominciare a correre. E lui lo sapeva bene, quando entrava in campo sembrava un ghepardo nella savana, sentiva l'odore della sua preda e la scrutava da lontano, la porta avversaria, anche di spalle sapeva dov'era, e chiunque si frapponesse tra lui e la sua preda veniva spazzato via con potenza e tecnica, fino a quando non gonfiava la rete, solo allora si placava, solo allora si addomesticava. Weah è stato il più grande calciatore africano di sempre, il più grande calciatore di tutti i tempi a non aver giocato la fase finale di un mondiale, e noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo giocare nel Milan.
Soleva cominciare le interviste dicendo: "Ciao a tutti, belli e brutti", anche dopo una sconfitta aveva voglia di scherzare, ricordandoci che nella vita ci sono cose ben più importanti di una partita di calcio, e lui che nacque e crebbe nella baraccopoli di Clara Town, a Monrovia, certe considerazioni aveva imparato a farle, sapeva riconoscere ciò che nella vita è veramente importante e cosa no.
Nato da una famiglia musulmana, si convertì al cristianesimo in onore della nonna paterna che lo accudì e che era di religione cristiana. Si laureò in arte e amministrazione sportiva alla Parkwood University di Londra. Arrivò al Milan nell'estate 1995, proveniente dal Paris Saint-Germain, e fu subito "buona la prima" in Serie A in Padova-Milan 1-2 segnò di testa e fece segnare capitan Baresi per l'ultima volta nella sua carriera. A dicembre ricevette il Pallone d'Oro nel primo anno in cui il premio poteva essere assegnato ad un giocatore non europeo.
Pur non segnando tantissimo in tutta la sua carriera i suoi gol sono spesso fondamentali per la vittoria, reti quasi tutte pregevoli, tra cui ricordiamo quella segnata all'ultimo minuto di Lazio-Milan del dicembre 1995, la doppietta al Delle Alpi nel 1999 con corsa finale mano nella mano con l'amico Boban e soprattutto contro il Verona a San Siro nel settembre 1996 quando ebbe l'ardire di recuperare un pallone a ridosso della propria area, abbassare la testa e con la palla al piede puntare dritto verso la metà campo avversaria, saltare sette, dico sette avversari percorrendo quasi tutti i 110 metri del campo fino a depositare il pallone in rete trafiggendo il portiere in uscita. Era fatto così amava le cose difficili, prendere o lasciare, ma la sua personalità, il suo essere campione soprattutto fuori dal campo che lo hanno reso celebre, lui sempre molto attivo in ambito umanitario e legato indissolubilmente alla sua terra d'origine, la Liberia, lui che ha donato alla gente povera della sua nazione gran parte dei suoi guadagni, lui che ha promosso la costruzione di infrastrutture e centri di cura e di accoglienza. Di quella sua potenza unita ad una tecnica sopraffina ne avremmo bisogno anche oggi ma soprattutto avremmo bisogno di una sua battuta per sdrammatizzare magari in un momento poco felice, fosse solamente un "ciao a tutti belli e brutti".

I titoli di Re George
Pallone d'oro africano nel 1989 e 1995
Pallone d'oro europeo nel 1995 (Milan AC)
Miglior marcatore della Champions League nel 1995 (Paris Saint-Germain)
Campione di Francia nel 1994 (Paris Saint-Germain)
Campione d'Italia nel 1996 e 1999 (Milan AC)
Vincitore della Coppa di Francia nel 1991 (AS Monaco), 1993 e 1995 (Paris Saint-Germain)
Vincitore della Coppa d'Inghilterra nel 2000 (Chelsea FC)
Vincitore della Coppa di Lega francese nel 1995 (Paris Saint-Germain)





"Forza Milan!" di giugno 1995 annuncia l'arrivo di George Weah in rossonero



CARRIERA IN CAMPIONATO
STAGIONE SQUADRA PRESENZE RETI

1981-84

Young Survivors

n.d.

n.d.

1984-85

Bongrange C.

n.d.

n.d.

1985-86

Righty Barolle

n.d.

n.d.

1986-87

Invincible Eleven

n.d.

n.d.

1987-88

Tonnerre Yaoundé

n.d.

n.d.

1988-89

Monaco

24

14

1989-90

Monaco

16

5

1990-91

Monaco

28

10

1991-92

Monaco

34

18

1992-93

Paris S.G.

30

14

1993-94

Paris S.G.

32

11

1994-95

Paris S.G.

34

7

1995-96

Milan

26

11

1996-97

Milan

28

13

1997-98

Milan

24

10

1998-99

Milan

26

8

1999-00

Milan

8

3

gen. 2000

Chelsea

11

4

2000

Manchester City

7

1

2001

Olympique Marseille

15

5

2001-02

Al-Jazira

n.d.

n.d.







Figurina "Panini", 1995-96


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George Weah prega prima del match
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Weah esibisce il Pallone d'Oro 1995 a San Siro,
prima della partita Milan vs Sampdoria


L’esultanza di George Weah e Pippo Maniero dopo il gol nella finale di andata di Coppa Italia 1997-98 contro la Lazio





Weah in copertina di "Forza Milan!"


Weah in copertina di "Forza Milan!"





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Al Chelsea (Archivio Magliarossonera.it)


Con la maglia della Liberia
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Al Monaco
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Al Paris Saint Germain
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Al Chelsea
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Al Machester City
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L'addio al calcio di George Weah a Marsiglia





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Con il figlio George Junior




George Weah UOMO POLITICO








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dal sito www.corriere.it

GEORGE WEAH: UN GOL PER LA LIBERIA
George Weah ha un tifoso in più: anche il premier Silvio Berlusconi si schiera a favore della candidatura dell'ex-calciatore del Milan (dal 1995 al 2000) a presidente della Liberia. Richiamato a gran voce nel paese africano, ''King'' George ha lasciato la sua abitazione in Florida (USA) per dare nuove speranze ad una nazione distrutta da oltre 15 anni di guerra civile.

Il campione liberiano, Pallone d'oro nel 1995, sta infatti conducendo la propria campagna elettorale per il CDC, il Congresso per la Democrazia ed il Cambiamento (Congress for Democracy and Change). In una recente intervista a ''Il Giornale'', il premier italiano Silvio Berlusconi ha dichiarato il suo pieno appoggio all'impegno politico di Weah, dichiarando: ''Non ho mai smesso di fare il tifo per lui. Lo apprezzavo sul campo di calcio, lo apprezzo in questa nuova sfida''. Nato a Monrovia (Liberia) il 10 ottobre del 1966, George Weah ha ben 13 fratelli che, dopo la separazione dei genitori, vengono allevati dalla nonna. Sua madre è infatti costretta a rifugiarsi nel Ghana proprio per le vicende legate alla guerra civile in Liberia.
Ambasciatore Unicef dal 1997, Weah è considerato un vero leader in Liberia. Dall'alto della sua importante carriera calcistica, infatti, ''King'' George non ha mai fatto mancare il suo supporto, in denaro e morale, alle vittime del conflitto intestino che da anni martorizza la sua nazione nativa.
''Ho spesso sentito dire che il calcio è bassa cultura - dichiarò tempo fa Weah - ma molto più della pittura, dei libri, dei poemi, della musica riesce a regalare gioia alle persone che soffrono''. Ed è proprio questo modo di concepire la vita con gioia (e determinazione), che fa di George Weah uno dei più seri candidati alla presidenza in Liberia, in barba a chi gli rimprovera di non possedere l'esperienza necessaria per affrontare un compito così difficile.
L'"idolo" della popolazione liberiana ha comunque tutte le carte in regola per diventare il protagonista delle prossime elezioni presidenziali (11 ottobre) ed è proprio il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano uno dei suoi primi tifosi. ''Credo che lo sport sia una validissima scuola di vita. Insegna il rigore morale, l'impegno, la sofferenza - ha affermato Berlusconi - Con la vittoria elettorale, segnerà il gol più importante della sua carriera''. Ora ''King'' George è chiamato alla partita più difficile: risollevare le sorti di un intero Paese, il suo.




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(dal "Corriere della Sera", 11 ottobre 2005)



dal sito www.corriere.it

VOTO LIBERIA: WEAH COSTRETTO AL BALLOTTAGGIO
L'ex milanista conquista solo la maggioranza relativa dei voti. King George stacca di più di dieci punti la seconda candidata più votata, l'economista Ellen Johnson. Ballottaggio a novembre
12 ottobre 2005

MONROVIA (LIBERIA) - L'ex cannoniere del Milan, George Weah, ha sfondato ancora una volta, arrivando primo alle presidenziali della Liberia, ma non ha centrato l'obbiettivo di essere eletto al primo turno. La sua acerrima rivale, l'economista Ellen Johnson Sirleaf, è arrivata seconda, staccata di più di dieci punti. In novembre, dunque, si terrà il ballottaggio tra i due. La data della votazione sarà fissata nei prossimi giorni.

QUADRO RISULTATI - Questi i risultati quando manca appena una manciata di seggi da scrutinare: George Weah (Congresso per il Cambiamento Democratico), 30 per cento; Ellen Johnson-Sirleaf (Partito dell'Unità, Up), 19,7 per cento; Charles Brumskine (Partito della Libertà, Lp), 12,1 per cento, Winston Tubman 9,2 e Varney Sherman, l' 8,4. Seguono gli altri 17 candidati presidenti, con percentuali inferiori e cinque. L'annuncio degli ultimi risultati è stato seguito in tempo reale in tutta Monrovia, la capitale della Liberia. Già dal pomeriggio la gente camminava con le orecchie incollate alle radioline, in attesa che l'energica presidente del Comitato Nazionale Elettorale (Nec), Frace Johnson-Morris, si presentasse alla quotidiana conferenza stampa davanti ai microfoni delle emittenti pronte a trasmettere in diretta. All'annuncio della vittoria dell'ex calciatore, le strade sono state invase da centinaia di ragazzini che indossavano la maglietta decorata con la faccia di Opong (il «campionissimo sempre vittorioso», come qui viene chiamato Weah).

LA SECONDA CLASSIFICATA - Nell'ufficio elettorale della pasionaria sessantaseienne Ellen Johnson-Sirleaf, non hanno voluto commentare il risultato: «Siamo chiusi in un fiducioso mutismo - ha detto un portavoce -. La vera battaglia comincia ora». La signora Johnson-Sirleaf è appoggiata da George Soros, il multimilionario magnate americano liberal e acerrimo nemico di George W. Bush, e dalla lobby legata alla progressista e potente Open Society che, secondo voci raccolte nell'ambiente diplomatico, moltiplicheranno gli sforzi per farla eleggere.

IL SILENZIO DEI VINCITORI - Impossibile parlare anche con l'entourage di Weah. Anch'esso obbedisce rigidamente alla consegna del silenzio imposta dall'attuale capo dello Stato provvisorio Gyude Bryand che ha invitato i candidati a non fare nessun commento per evitare di scaldare gi animi prima della proclamazione ufficiale dei risultati. Con il vincitore del primo turno si sono già fatti vivi alcuni dei 20 candidati perdenti, molti dei quali assai chiacchierati, offrendo il loro appoggio al ballottaggio. In cambio chiedono una partecipazione al governo. La cosa ha provocato il disappunto di alcuni giornali. «Ricordiamo a Weah che ha promesso di chiudere con il passato, con corruzione e malaffare. Deve quindi rifiutare alleanze compromettenti», hanno in sostanza scritto stamattina alcuni commentatori.

LE ACCUSE E LE CRITICHE - Weah è stato già accusato dai suoi detrattori di avere doppia nazionalità (liberiana e francese), cosa che gli avrebbe impedito, secondo la Costituzione, di correre per la presidenza (si è difeso sostenendo di aver restituito documenti e passaporto a Parigi) e di essersi comprato - lui che ha frequentato pochi anni di scuola - una laurea in un'università fantasma («E che hanno fatto in questi anni i politici liberiani laureati a gran voti se non saccheggiare il Paese?», la chiesto ironico). Ma la critica più dura riguarda la sua inesperienza. Sono in molti a credere che una volta eletto sarebbe solo un burattino manovrato da politici scaltri e corrotti, alcuni dei quali sono già entrati nel suo entourage prima delle elezioni. Winston A. Tubman, leader del Partito Nazionale Democratico della Liberia e (soprattutto) nipote del presidente William Tubman che «regnò» incontrastato da 1944 al 1971 cerca invece di entrarci adesso. Il «giovane» Tubman, divenuto multimiliardario grazie anche agli affari che ha fatto con il vecchio, sanguinario dittatore Charles Taylor, cacciato nel 2003, aveva già detto di presentarsi alle elezioni solo per poter contrattare un posto con chi sarebbe entrato nel ballottaggio. Tubman non ha interesse alla lotta contro la corruzione o contro il malaffare. A lui, sostengono in Liberia, importa solo fare affari, anche spregiudicati. Il suo abbraccio può essere «mortale» per Weah.

ALLEANZE PER ELLEN - Ellen Johnson-Sirleaf può contare invece sull'appoggio dei giovani idealisti animatori della società civile e dei piccoli partiti ribelli. Colta, esperta e onesta sembra l'unica in grado di contrastare gli appetiti di una classe politica avida e famelica, odiata perché, finora, non ha fatto altro che rapinare il Paese e arricchirsi a dismisura. Occorrerà vedere cosa farà e con chi si schiererà il potente l'avvocato Charles W. Brumskine (Partito della Libertà), che fino a qualche settimana fa era sicuro di poter diventare presidente. Brumskine aveva raccolto il consenso di un gruppo di italiani che sono recentemente entrati in affari con lui, scommettendo sulla sua elezione e investendo per questo milioni di dollari. Una storia intricata, al limite della corruzione e della truffa, fatta di alberghi, concessioni minerarie impossibili da sfruttare e pericolosi raggiri. Gli italiani hanno persino fondato una banca, la Global Bank, dalla quale Brumskine (la cui sorella è proprietaria per il 20 per cento dell'istituto) è accusato di aver sottratto 225 mila dollari (ma qualcuno parla addirittura di un milione) per finanziare la sua campagna elettorale.

L'ALTRO SPORTIVO - Attesa anche per quello che farà Togba. Nah Tipoteh, businessman e per 15 anni consecutivi campione nazionale di tennis, candidato alle elezioni con un suo partito. Tipoteh è conosciuto per aver lottato contro la dittatura di Charles Taylor senza mai aver lasciato il Paese, rischiando ogni giorno di finire ammazzato.




dal sito www.corriere.it

LIBERIA, PRIMI RISULTATI: WEAH IN TESTA
L'ex calciatore del Milan verso la conquista della presidenza. I dati parziali: a lui il 27,5% dei consensi, distaccata la Johnson-Sirelaf
di Massimo A. Alberizzi (novembre 2005)

MONROVIA (Liberia) - Alla Commissione elettorale nazionale (Nec, National electoral commission) non nascondono la loro soddisfazione. Tutto è andato bene e i risultati delle elezioni presidenziali che si sono tenuti l'11 ottobre stanno cominciando ad arrivare dal resto del Paese.

I PRIMI RISULTATI - I risultati sono ancora assai parziali e riguardano 278 seggi su più di 3.000, ma mostrano già la tendenza: George Weah (Congress for Democratic), con il 23,7 per cento, è primo. Distanziata, con il 14,9 per cento, Ellen Johnson-Sirleaf (Unity Party), che concorre con il sostegno del multimiliardario americano (liberal e acerrimo nemico di George W. Bush), George Soros e la lobby americana "Open Society". I candidati sono in totale 22. In ogni contea il candidato locale arriverà primo ma l'ex calciatore e l'economista si stanno battendo ovunque per il secondo posto e conquistare così la maggioranza nel complesso del Paese.

I VIGILANTES DI WEAH - Ieri il vicepresidente che corre assieme a Weah, Rudolph J. Johnson, ha rivelato che il giorno prima delle elezioni i dirigenti del Congress for Democratic Change hanno convocato una miriade di ragazzi. Li hanno incaricati di rappresentare il partito nei seggi elettorali e li hanno istruiti su come comportarsi, di come svelare eventuali irregolarità. Infine hanno dato loro cinque dollari per mangiare e gli hanno dato appuntamento alle 6 del mattino. «Se ne sono presentati due - ha detto con un certo dispetto Johnson -. Gli altri sono spariti. Non si sono fatti vivi neppure i capizona. Per fortuna che abbiamo parecchi militanti che hanno supplito».

«PREPARATEVI A PERDERE» - Il presidente del governo di transizione, Gyude Bryant, ha convocato i 22 candidati alla presidenza: «Dovete prepararvi alla sconfitta - ha suggerito loro - nello stesso modo con cui vi state preparando alla vittoria». Man mano che le ore passano cresce l'ansia dei supporter e si teme che possano scoppiare incidenti. Bryan ha chiesto ai candidati di inviare questo messaggio a militanti e sostenitori per acquietare gli animi: «Rendetevi conto che ci sarà un vincitore e 21 perdenti. Fatelo capire ai vostri». Nelle prossime ore si delineerà meglio il risultato definitivo di questo primo turno. Poi, prima del secondo, si faranno nuove alleanze e si potranno formare gli schieramenti per la sfida definitiva, prevista a metà novembre.










dal sito www.corriere.it

WEAH SCONFITTO DAL PRIMO PRESIDENTE DONNA
Verso l'elezione in Liberia della prima donna presidente dell'Africa.
I risultati non sono ancora ufficiali, ma Ellen Johnson-Sirleaf sta superando di 13 punti l'ex Stella del Milan

di Massimo A. Alberizzi (11 novembre 2005)

MONROVIA - Il primo presidente donna dell'Africa è stato eletto in Liberia e prenderà le sue funzioni in gennaio. I risultati non sono ancora ufficiali, anzi sono solo parziali, ma ad oltre metà dello spoglio dei voti la sessantatreenne Ellen Johnson-Sirleaf (foto a fianco), economista laureata ad Harvard, sta superando di almeno 13 punti percentuali il suo antagonista, l'ex stella del calcio George Weah. Un divario difficile da colmare.

La Commissione elettorale organizzata dalle Nazioni Unite, gli osservatori internazionali (anche dell'Unione Africana) e le Organizzazioni non governative che hanno monitorato il voto in tutto il Paese, hanno già fatto sapere che la competizione elettorale è stata corretta e regolare. Ma Weah non è d'accordo. In un estremo tentativo di rientrare in gioco gli uomini dell'ex calciatore hanno accusato la presidente della commissione elettorale, la signora Frances Johnson-Morris, di aver fatto dichiarazioni lesive dell'onorabilità del loro candidato e l'hanno invitata a dimettersi. Lei ha reagito duramente sostenendo che la delegittimazione del processo elettorale favorisce soltanto chi vuole la guerra. E loro - parlando chiaramente di brogli - hanno rincarato: «Produrremo un rapporto sulle frodi che abbiamo subito».


Ieri sera, proprio mentre i risultati apparivano già chiari, hanno organizzato una conferenza stampa dove sono stati mostrati pacchetti di schede elettorali già votate con il nome della signora Johnson-Sirleaf. Davanti alla sede del Congress fod Democratic Change (CDC, il partito di Weah) si sono radunati un paio di centinaia di ragazzi - soprattutto ex combattenti della guerra civile - che urlavano slogan a favore del campione: «Senza il nostro presidente, ci sarà ancora guerra», «Brogli, brogli, avete vinto con i brogli». Il quartier generale è stato circondato dalla polizia delle Nazioni Unite e verso mezzanotte la protesta è rientrata. Ora si spera che i delusi e gli sconfitti non pensino di scatenare di nuovo una guerra civile. La presenza di 15 mila caschi blu, comunque, dovrebbe essere un bel deterrente. In queste condizioni, comunque, un loro ritiro è impensabile: potrebbe significare un ritorno al caos bellico.

In un'intervista al Corriere della Sera, la signora Johnson-Sirleaf, ha teso la mano al suo avversario. «Non consideratemi ancora presidente - ha precisato con correttezza - finché la commissione elettorale non darà i risultati definitivi. Comunque, la prima cosa che farò, una volta che i risultati saranno ufficiali e definitivi, sarà quella di andare a casa di Weah e chiedergli di entrare nel mio governo. Lui è giovane e ha ancora tanto tempo davanti. Potrà ricandidarsi ancora parecchie volte e per ora un po' di esperienza politica gli serve». Cosa vuole offrirgli? «Decideremo assieme. L'importante è che venga con me. La Liberia ha bisogno di persone come lui. Gente che vuol combattere la corruzione e il malaffare». Ha poi anticipato che le sue prime mosse saranno quelle di chiedere alla comunità internazionale un consistente aiuto per evitare che il Paese ripiombi nella guerra civile. «Dobbiamo far funzionare al più presto la macchina del governo e l'amministrazione e ripristinare i servizi pubblici ora inesistenti: l'elettricità, l'acqua, le scuole, le strade, innanzitutto».

Il programma dei due candidati era molto simile, soprattutto su un punto: la lotta alla corruzione. Entrambi però, per rafforzare le loro posizioni, hanno accettato l'aiuto di dignitari delle dittature al potere negli anni scorsi, vecchi arnesi della politica passati alla storia del paese per la rapacità con la quale saccheggiavano le sue risorse naturali: il legno pregiato, i diamanti e i metalli preziosi. Nello "scontro tra competenza e popolarità", come, con un titolo azzeccato descriveva la competizione il giorno prima del voto The Analyst, un quotidiano di Monrovia, ha vinto la competenza dunque.

Va sottolineato che alla vittoria di Ellen Johnson-Sirleaf hanno contributo soprattutto le donne. Il grande merito del primo presidente africano donna è stato quella di aver unificato la parte femminile delle varie tribù della Liberia, da sempre in lotta per la supremazia. Per lei hanno votato donne kran, mandingo, kru, gola e di tutte le altre etnie indigene e persino le donne congo, la tribù "importata", quella cui appartengono i discendenti dalle famiglie di schiavi liberati che rientrarono dall'America in Africa nell'800. La sfida più grande? Ellen sorride felice. «Quella di battere la povertà, con il contributo di tutti i gruppi etnici. Speriamo che gli uomini non remino contro. A sessantatrè anni questa è la mia battaglia».