Antonio Pietro Paolo VIRDIS
"Indiana Jones"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Antonio Pietro Paolo VIRDIS

Nato il 26.06.1957 a Sassari

Attaccante (A), m 1.82, kg 73

Stagioni al Milan: 5, dal 1984-85 al 1988-89

Soprannome: “Indiana Jones”

Proveniente dall'Udinese

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 22.08.1984: Parma vs Milan 1-2

Ultima partita giocata con il Milan il 04.06.1989: Milan vs Roma 4-1 (Campionato)

Ultima partita amichevole giocata con il Milan il 28.10.1997: Milan vs All Stars 5-1 (Addio al calcio di Franco Baresi)

Totale presenze in gare ufficiali: 186

Reti segnate: 76

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1987-88), 1 Coppa dei Campioni (1989), 1 Coppa Intercontinentale (1989), 1 Supercoppa di Lega (1989), 1 Mundialito per Clubs (1987), 1 titolo di capocannoniere italiano di Serie A (1986-87 - 17 reti)

Esordio assoluto in Serie A il 06.10.1974: Cagliari vs Vicenza 0-0

Palmares personale: 2 Scudetti (1977-78, 1981-82, Juventus), 1 Coppa Italia (1978-79, Juventus)




Ha giocato anche con la Nuorese (D), il Cagliari (A), la Juventus (A), l'Udinese (A), il Lecce (A).

"Oltre alla classe ed ai tantissimi gol, di Pietro Paolo Virdis (nasce a Sassari il 26 giugno 1957) si ricordano la estrema professionalità ed il grande carattere: coraggioso e libero. Praticamente da ragazzino fa già una caterva di gol nella prima squadra del Cagliari. La Juve lo compra, lui la rifiuta, poi è obbligato al trasferimento. Ma la "Vecchia Signora" non fa per lui. Gli addetti ai lavori lo considerano (appena venticinquenne) ormai incamminato sulla via del tramonto, ma lui, con umiltà, riparte dalla provincia (a Udine) e torna a giocare come sa. Lo prende il Milan. In rossonero trova finalmente l'ambiente ideale per dimostrare tutte le sue doti. E che doti. In cinque stagioni, dall'84-85 all'88-89, Virdis disputa 184 partite ufficiali segnando 84 gol. Assieme a Baresi e a trio olandese, ma soprattutto in coppia con Van Basten, il giocatore sardo regala ai tifosi rossoneri uno scudetto (è lui che firma uno* dei gol del sorpasso ai danni del Napoli di Maradona) e due** Coppe dei Campioni." (Da "1899-1999. Un secolo rossonero", di Carlo Fontanelli, Geo Edizioni 2000)

* Pietro Paolo Virdis firmò 2 (non uno) dei tre gol nell'incontro disputato allo Stadio San Paolo di Napoli il 1° maggio 1988 contro i partenopei, con cui il Milan sconfisse gli azzurri (risultato finale 2-3) e che sancì il sorpasso della squadra rossonera su quella di Maradona e conseguentemente l'11° Scudetto. (Nota di Colombo Labate)

** Inoltre l'attaccante sardo vinse in rossonero una (non due) Coppa dei Campioni, esattamente nella stagione 1988-89, al termine della quale fu ceduto al Lecce non prendendo parte quindi alla Coppa dei Campioni nella edizione 1989-90, vinta appunto dal Milan. (Nota di Colombo Labate)



"Virdis ha iniziato nelle giovanili della Juvenilia e con i ragazzi del vivaio dei Vigili Urbani, il suo debutto in serie D risale al 1973, con la maglia della Nuorese. Con questa Virdis giocò una stagione perché nell'estate del 1974 in Cagliari sborsa 67 milioni per assicurarsi il cartellino. E Pietro Paolo Virdis diviene subito l'idolo dei tifosi, il giocatore simbolo dopo l'addio di Gigi Riva. Gli anni con la Juventus e l'Udinese non sono altrettanto fortunati: una mononucleosi virale, un'affezione tonsillare, la rottura dei legamenti del ginocchio e una lesione al menisco gli impediscono di giocare con continuità. Il passaggio al Milan coincide con la sua rinascita, culminata il 1° maggio 1988 in Napoli - Milan. Al 68° Gullit scende sulla destra e con una delle sue tremende progressioni conquista il fondo crossando al centro: Virdis, puntuale, infila Garella di testa. E' il gol del 2 a 1 per il Milan ed è la rete che decide il campionato. Finirà 3 a 2 per i rossoneri che, grazie a Virdis (doppietta) si avviano alla conquista dello scudetto." (Dal sito AC Milan.com).




Dal sito sezioneaurea.clarence.com - 12 novembre 2004

Un pensiero per Pietro Paolo Virdis. Che ha aperto a Milano "Il Gusto di Virdis"...
Primo maggio del 1988. Il rombo del San Paolo ottunde i sensi. C'è Gullit, sulla destra, sta accellerando. Quando fa così, quello il fondo lo guadagna, non ci piove. Io entro. Mentre sto tagliando in area lo stadio tace. Questo è gol. Lo riconosci subito il pallone che entra, prima di vederlo. Lo senti con il piede, o con la testa. E l'incocciata è di quelle che fanno male, non ammette repliche. Una testata sarda. Garella, con il suo metro e novanta, può farci niente.
La rete si gonfia, è Scudetto! Il calcio piace perché ha tante storie da raccontare, che nel tempo diventano leggenda. Si cominciò a parlare di Pietro Paolo Virdis nel 77', quando si rifiutò ostinatamente di passare dal Cagliari alla Juve; Tutti i torti non li aveva: i bianconeri avevano Rossi in arrivo dal Lanerossi Vicenza, e Virdis voleva il peso dell'attacco per sè. Ancora meglio, il peso dell'attacco della squadra più vicina alla sua gente. Dopo l'addio di Riva, infatti, gli Isolani cercano il simbolo, l'idolo. Ad ogni modo, la Juve lo prende ugualmente, conducendo trattative estenuanti. "Ovviamente", ci viene da dire, Virdis a Torino non rende: Mononucleosi, lesioni al menisco ed infortuni vari lo tengono lontano da uno stato di forma ottimale, e il suo rifiuto tanto ostentato gli verrà spesso rinfacciato.
Quando nel 1980 - dopo tre stagioni altalenanti - viene girato a Cagliari in prestito per cercarne il recupero, non sarà la stessa cosa: cinque goals in ventidue partite. Ritornerà alla vecchia signora nella stagione 1981-82. Il posto in nazionale per la spedizione spagnola, però, è chiuso da Rossi, Graziani e Altobelli. Sarà il suo ultimo campionato a Torino: il rapporto conflittuale si risolverà con il passaggio dell'attaccante all'Udinese, proprio al termine della sua stagione migliore in bianconero (nove goals in 30 presenze). Qui stenterà nel primo anno, ma farà una soddisfacente seconda stagione: dieci goals in ventinove presenze. Tutto è pronto per il grande salto, che arriva nella stagione 1984-1985, anno dello scudetto "magico" del Verona.
In realtà, il Milan - nuovo approdo per la punta Sassarese - è in quegli anni in acque perniciose: Dal 1980 al 1985 la squadra veleggia tra la serie B e la mezza classifica, fino a quando Silvio Berlusconi, nel 1986, fonderà il "Grande Milan": ma tutto questo Virdis non lo sa, e si presenta in casa rossonera con nove goals in ventotto partite, nell'anno di esordio di Paolo Maldini (una presenza, a sedici anni). Per i rossoneri, in quell'anno, un magro sesto posto.





Ma il cambio di dirigenza non tarda a farsi sentire: nell'86-87, dopo uno spareggio con la Sampdoria, il Milan approda in coppa UEFA, dove viene eliminato al secondo turno dall'Espanyol e, in campionato, Virdis segna (vince il titolo di capocannoniere con 17 reti) e fa segnare. E' lo squillo di tromba. Quell'anno, passato alla storia per il primo scudetto del Napoli di Maradona, il Milan chiude al quinto posto, ma la formazione è di quelle costruite per vincere. Nel frattempo Michel Platini, "Le Roi", disputa la sua ultima partita, lasciando una Juventus orfana, e lontana dal titolo per ben sette anni. Si chiude il ciclo della grande Juve degli anni ottanta, e si apre l' èra di Sacchi. Un calcio spettacolare, veloce e aggressivo, che impone il gioco agli avversari. Gli Olandesi offrono spunto e geometrie, mentre le prodezze dello sfortunato Van Basten, tormentato dalle proprie caviglie, vengono bilanciate dalla rude concretezza tutta isolana di Virdis. Dello scudetto, si è già detto in apertura; la Coppa dei campioni, invece?

La Coppa dei Campioni giocata dal Milan nel 1989 è stata consegnata alla storia per le partite degli ottavi tra Milan e Stella Rossa; a Milano la squadra di Belgrado impose il gioco, portandosi in vantaggio ma facendosi raggiungere dopo appena un minuto: al ritorno, invece, la partita fu sospesa a causa della nebbia sull'1 a 0 per i padroni di casa, in superiorità numerica, un quarto d'ora dopo l'inizio del secondo tempo. Venne rigiocata il giorno dopo, ma il Milan era un'altra squadra. Furono i rossoneri a portarsi in vantaggio, raggiunti dopo poco da Dragan Stojkovic, che il campionato italiano avrebbe visto in azione (non con molta fortuna, in verità) nelle file dell'Hellas Verona. I supplementari non dissero nulla, ma i rigori decretarono il successo milanista, che sarebbe arrivato alla finale, vincendola.

Quell'edizione della coppa non vide Virdis tra i protagonisti. D'altra parte, le migliori annate del bomber coincisero, per una sfortuna maledetta, a quelle peggiori per il Diavolo. Si è già detto di come vinse il titolo di capocannoniere in un Milan in odore di fallimento. In quel 1989, però, Virdis si distinse - nel bene e nel male - in due occasioni: guarda un po' il caso, proprio nelle due partite cruciali con gli Jugoslavi della Stella Rossa. Fu lui a reagire al goal dell'andata, realizzando il pareggio dopo solo un minuto, e fu sempre lui a regalare un uomo agli avversari nella controversa prima partita di ritorno. La fitta coltre di nebbia che scese sul campo, quel 9 novembre del 1988, dovette sembrare una specie di segno divino. Savicevic aveva segnato un goal dei suoi, da Genio; il Milan perdeva, e a Virdis erano saltati i nervi: rimediò l'espulsione, appena tre minuti prima dell'interruzione della partita. Quando l'arbitro Pauly sospese il match, Virdis era già sotto la doccia. Strana inversione, per chi era solito giocare solo finali di partita. In tutto quell'anno, infatti, Virdis tornò all'antico; ai tempi in cui, a sedici anni nella Nuorese, entrava nell'ultima mezzora, segnando con impressionante regolarità. Una specie di Montella ante litteram. Ma in coppa le reti dell'ariete sardo, annunciate dal doppio confronto del primo turno con il Vitocha, non furono tante. Furono pesanti, quello si, ma non tante. Il Cigno Van Basten, all'epoca la più forte punta del mondo, viaggiava ad altre medie. Ma senza il brizzolato cannoniere di Sassari, il palmares del Milan sarebbe più povero: ci volle tutta la sua caparbietà, la sua propensione allo "sgarbo" (Fiorentina e Roma ne sanno qualcosa) per riacchiappare un pareggio dopo appena un minuto. Unò-Duè. Palla al centro. Ci vediamo a Belgrado.
Nel momento più critico per il Milan di coppa, Sassari era in campo, rappresentata da un uomo testardo, cui si deve la nascita del calciomercato in senso moderno. Il Milan quella coppa la vinse. Un secco quattro a zero alla Steaua Bucaresti gli consegnò la finale. E Virdis era lì. Era entrato, come sempre, al 60'...

 



Dal sito www.juventus1897.it

Pietro Paolo Virdis è entrato nella storia juventina, più che per le sue gesta, per quel clamoroso (per quei tempi) rifiuto di vestire la maglia bianconera. Nell'estate 1977, infatti, Boniperti lo vuole a Torino. La valutazione è di oltre due miliardi: la Juventus che non era riuscita a raggiungere Riva non vuole lasciarsi scappare quello che viene considerato, da tutti, il suo erede. Ma poche ore dopo la firma del contratto, il giocatore rifiuta il trasferimento, con motivazioni in gran parte personali. Dopo un colloquio con Boniperti ed un ultimatum che non gli lascia scelta, Pietro Paolo raggiunge "Villar Perosa" il 25 luglio, il giorno fissato per il raduno. L'avvocato Agnelli avrebbe rinunciato a lui; dice, infatti, in quelle ore: «Inutile forzare una decisione, si rischia di compromettere sul nascere ogni rapporto».
Pietro nasce a Sindia, in provincia di Sassari il 26 giugno 1957 e si mette in evidenza, con la maglia del Cagliari: buona tecnica, forte di testa, fisicamente adatto a combattere alla pari con i difensori più arcigni, grande determinazione, ma anche un caratterino niente facile. La Juventus ripone molta fiducia in quel baffuto ragazzo, in prospettiva futura, per sostituire Boninsegna.
Gli inizi sono molto confortanti: alla prima giornata di campionato arriva il Foggia al "Comunale": da 0 a 0 al riposo al clamoroso 6 a 0 finale, a cui contribuisce entrando all'inizio della ripresa. Poi, a Napoli, segna addirittura il goal della vittoria, candidandosi a giocare titolare ma, improvvisamente, si blocca. Prima si accampano scuse tecniche, si parla di incomprensioni con il "Trap", di difficoltà di ambientamento nella grande città, poi la triste realtà: mononucleosi, campionato finito. La Juventus vince il diciottesimo scudetto ed arriva in semifinale di Coppa dei Campioni, ma Virdis colleziona poche presenze.
Virdis ha, comunque, la fiducia dell'ambiente juventino ed il 1978-79, è una stagione decisamente migliore: pur estraniandosi spesso dal gioco, contribuisce alla causa bianconera in modo importante, facendo da sponda a Bettega e segnando goals decisivi. È il secondo cannoniere della Juventus, dopo Bettega, ed un suo goal al Catanzaro in semifinale spiana alla squadra la strada per la conquista della Coppa Italia. Purtroppo, il rendimento di Pietro non è costante, talvolta è anche poco concentrato in zona-goal: la stagione successiva, le sue presenze tornano a scendere ed il suo contributo ritorna marginale. La società decide che sia meglio trovargli un posto dove rigenerarsi: ritorna, in prestito a Cagliari per un anno, dove disputerà una stagione positiva, di chiaro rilancio.
Il miglior Virdis di sempre si vede nel 1981-82, al ritorno dalla Sardegna. È lui uno dei protagonisti di una Juventus tosta e poco spettacolare, quando è chiamato a sostituire Bottega, infortunatosi seriamente e costretto a chiudere con largo anticipo la stagione ed a rinunciare al Mondiale in Spagna. Virdis è capocannoniere juventino, con nove centri in campionato e tre nelle coppe, ma ha il torto e la sfortuna di dare il massimo quando la concorrenza nel ruolo si è fatta, in prospettiva, terribile. La Juventus recupera Paolo Rossi, dopo la squalifica, esplode "Nanu" Galderisi e stanno arrivando Platini e Boniek; per Pietro Paolo Virdis, non c'è più spazio.
Lascia la Juventus per l'Udinese, dopo 110 partite e 29 reti, molte in assoluto ma poche rispetto alle premesse. Virdis, tenacemente cercato a vent'anni, dieci anni più tardi, nel Milan di Gullit e Van Basten, si rivelerà davvero un ottimo giocatore.




Dal sito www.ilveromilanista.it
di Saverio Fiore

VENI VIDI VIRDIS
Il sole di Napoli scaldava una città già bollente per la trepidante attesa, i bagarini si aggiravano per Fuorigrotta in attesa dell'affare che sicuramente sarebbe andato in porto, le vie adiacenti lo stadio pullulavano di automobili in cerca di parcheggio e di odori che si avvertono prima delle partite che contano, ad ogni metro in avanti il cuore che palpitava sempre più fino a diventare quasi tachicardia, all'improvviso il prato verde, la gente si accalca, c'erano 80 mila spettatori ma sembrava ce ne fossero 800 mila.
Si comincia con Maradona che abbraccia Baresi, i cori assordanti accompagnano i ventidue gladiatori, all'improvviso una punizione dalla trequarti, c'è Carletto sul pallone che filtra dalla barriera ad arriva a Pietro Paolo il vecchio lupo, è di spalle alla porta, ma la vede benissimo anche così, si gira e la butta in rete, siamo in vantaggio, ma la gioia dura poco, il "Pibe de Oro" alla fine della frazione traccia una parabola su punizione che lascia esterrefatti tutti anche Galli, si va negli spogliatoi in parità.
Ma nel secondo tempo la musica cambia, repentinamente Ruud si invola sulla destra con il vento tra i capelli, è imprendibile, il silenzio regna sovrano, la mette al centro ed ancora Pietro Paolo il sassarese si fa trovare pronto per un'incornata che mette ko il gigante Garella e rattrista l'intero popolo partenopeo che proprio tra le mura amiche si vede scucire quel triangolino tricolore che da ben nove anni manca sulle nostre casacche e suggella una rincorsa esaltante durata molti mesi. Non è l'unica volta che Pietro Paolo il baffuto sarà decisivo, stranamente però, le migliori annate del bomber coincideranno, per una strana maledizione, con quelle peggiori per il diavolo, vincerà perfino il titolo di capocannoniere in una società che sembrava destinata al fallimento.
Nacque in Sardegna nel 1957, appena prelevato dal Cagliari nel 1974 raccolse la pesante eredità di "rombo di tuono" con cui fu subito paragonato, dopo qualche stagione in rossoblu comincerà per lui un lungo girovagare nella Juventus prima e nell'Udinese poi dove non riuscirà mai a sfruttare al meglio le proprie caratteristiche a causa dei guai fisici più disparati, passando dalla mononucleosi alla lesione al menisco con leggera disinvoltura. Ma ben presto il bomber con la valigia troverà posto nello squadrone rossonero quando non era ancora tale, albergando da allora nel cuore di tutti i tifosi milanisti, siamo nell'84 e Pietro Paolo il sardo comincia l'avventura che porterà il Milan sino al tetto d'Europa, con lo sguardo delle aquile tipico dei rapinatori delle aree di rigore, il nostro Indiana Jones è il predatore delle palle perdute, quando un'azione sembrava finita, quando la palla sembrava ormai morta, lui era li a ravvivarla a trasformarla in felicità per tutti i supporters. Come quando superò Zenga in uscita scartandolo e depositandolo in rete per il derby di ritorno del primo scudetto berlusconiano, quello di cui sopra per intenderci. Fu l'eroe che rimise in piedi l'ottavo di finale contro la Stella Rossa, in casa segnò il gol lampo del pareggio non ripreso in diretta perché la regia "interista" mandava ancora il gol degli jugoslavi, al ritorno fu protagonista in negativo della prima partita, si fece espellere, ma ci fu il nebbione ad aiutarci, e il giorno dopo fu gioia immensa, alla fine di una partita interminabile, dopo il rigore finale di Rijkaard.
Purtroppo nella finale di quella splendida edizione fu solo una comparsa, fu buttato nella mischia a risultato acquisito, quando il ciclone rossonero si era già abbattuto, quando aveva già travolto tutto ed ai rumeni annichiliti non restò che fare il conto dei danni alle cose ed alle persone. Pietro Paolo il brizzolato lascia il Milan l'anno dopo, per approdare nel Lecce, visto che i fuoriclasse rossoneri non lasciavano troppo spazio e la vecchia volpe aveva ancora tante cose da dire prima di appendere le scarpette al chiodo.

Pietro Paolo Virdis in rossonero
Presenze 135
Reti 53
Ha vinto 1 scudetto ('87/'88)
1 Coppa dei Campioni ('88/'89)
1 Supercoppa Italiana ('89)






Pietro Paolo Virdis su "Goal Flash", 1984-85


L'esultanza di Pietro Paolo Virdis dopo il gol alla Juventus
al Comunale di Torino, 7 ottobre 1984



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Pietro Paolo Virdis su "Intrepido Sport" del 12 novembre 1985
(per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)





Una copertina dedicata a Virdis dal "Guerin Sportivo", 1986-87
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Cartolina autografata di Virdis, 1986-87



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Cartolina di Pietro Paolo Virdis, stagione 1987-88
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(da "Forza Milan!", 1988)



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Stagione 1987-88, Maurizio Mosca premia Pietro Paolo Virdis, capocannoniere della Serie A per l'anno 1986-87. Dietro, Paolo Berlusconi
(per gentile concessione di Franco Damiani)



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2 maggio 1988: Napoli-Milan 2-3, Virdis esulta dopo aver siglato il gol dell'1-2
(Archivio Magliarossonera.it)





(da "Forza Milan!", 1989)


(Archivio Magliarossonera.it)



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26 novembre 1989, Milan vs Lecce 2-0: striscione in onore di Pietro Paolo Virdis, grande ex della partita



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26 novembre 1989, Milan vs Lecce 2-0: lo striscione dedicato a Piero Paolo Virdis
(by Fabrizio Perrotta - facebook)



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26 novembre 1989, Milan vs Lecce 2-0: la reazione di Virdis allo striscione a lui dedicato
(dalla "Gazzetta dello Sport")





Pietro Paolo Virdis con la moglie Claudia, giugno 2014



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Pietro Paolo Virdis nel 2015
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Pietro Paolo Virdis con Giovanni Santacolomba
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Pezza di Maglia Rossonera dedicata a Pietro Paolo Virdis