Mauro TASSOTTI
"Tasso"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Mauro TASSOTTI

Nato il 19.01.1960 a Roma

Terzino destro (D), Allenatore Squadra "Primavera" e Allenatore Prima Squadra, m 1.77, kg 72

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 17, dal 1980-81 al 1996-97

Soprannomi: “Tasso”, “Djalma Santos”

Proveniente dalla Lazio

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 24.08.1980: Milan vs Catania 1-0

Ultima partita ufficiale giocata con il Milan l'01.06.1997: Milan vs Cagliari 0-1 (Campionato)

Ultima partita amichevole giocata con il Milan il 07.10.2002: Dinamo '90 vs Milan '90 1-3 (Addio al calcio di Zvonimir Boban)

Totale presenze in gare ufficiali: 583

Reti segnate: 10

Palmares rossonero: 5 Scudetti (1987-88, 1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96), 3 Coppe dei Campioni (1989, 1990, 1994), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), 3 Supercoppe Europee (1989, 1990, 1994), 4 Supercoppe Italiane (1988, 1992, 1993, 1994), 1 Mitropa Cup (1982), 1 Mundialito per Clubs (1987), 2 Promozioni in Serie A (1980-81, 1982-83), 2 finali di Coppa dei Campioni: contro l'Olympique Marseille (1993) e contro l'Ajax (1995), 2 finali di Coppa Intercontinentale: contro il San Paolo (1993) e contro il Velez Sarsfield (1994), 1 finale di Supercoppa Europea contro il Parma (1994), 1 Premio "Gaetano Scirea" (1996)

Esordio assoluto in Serie A il 05.11.1978: Ascoli vs Lazio 0-0

Totale presenze in Nazionale Giovanile: 13

Reti segnate in Nazionale Giovanile: 0

Totale presenze in Nazionale B: 7

Reti segnate in Nazionale B: 0

Esordio in Nazionale Italiana il 14.10.1992: Italia vs Svizzera 2-2

Totale presenze in Nazionale Italiana: 7

Reti segnate in Nazionale Italiana: 0

Palmares azzurro: Vicecampione del Mondo (U.S.A. '94)

DA ALLENATORE:

Stagioni al Milan: 14, Allenatore nel 2000-01 (subentrato, in coppia con Cesare Maldini, ad Alberto Zaccheroni il 18 marzo 2001) e dal 2002-03 al 2014-15 (in affiancamento a Carlo Ancelotti al posto del convalescente Giorgio Ciaschini, poi in affiancamento a Leonardo nel 2009-10, poi in affiancamento a Massimiliano Allegri dal 2010-11 a gennaio 2014, poi in affiancamento a Clarence Seedorf da gennaio a maggio 2014 e poi in affiancamento a Filippo Inzaghi nel 2014-15)
Allenatore Squadra "Primavera" dal 1997 al 13.03.2001 e nel 2001-02

Esordio sulla panchina del Milan in gare ufficiali e in Campionato (Allenatore in Seconda) il 18.03.2001: Milan vs Bari 4-0

Esordio sulla panchina del Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia (Allenatore) il 15.01.2014: Milan vs Spezia 3-1

Ultima partita sulla panchina del Milan
il 15.01.2014: Milan vs Spezia 3-1 (Copppa Italia)

Totale panchine in gare ufficiali: 14

Palmares rossonero da Allenatore Squadra "Primavera": 2 Tornei Giovanili di Viareggio (1999, 2001), 1 Finale del Campionato "Primavera" contro il Bari (2000), Premio "Tommaso Maestrelli" per i risultati ottenuti (2001)

Palmares rossonero da Allenatore in Seconda Prima Squadra: 1 Scudetto (2003-04), 2 Champions League (2003, 2007), 1 Coppa Italia (2003), 1 Supercoppa Italiana (2004)














Ha giocato anche con la Lazio (A).

"La vita in rossonero di Mauro Tassotti è degna di un romanzo salgariano d'avventure. Arrivato nel 1980 dalla Lazio, con la fama di un terzino duro, spietato, aggressivo, a volte cattivo, si è trasformato in ottimo difensore, dalle movenze brasiliane, dai piedi di classe cristallina, degno di un Dijalma Santos, uno dei più grandi difensori brasiliani di ogni tempo. Ha conosciuto l'onta della Serie B, esiliato come una qualsiasi Tigre di Mompracen in una desolante landa del Borneo. Ma già in quel campionato dimostrò, insieme ai suoi compagni, il giusto entusiasmo che contagiò presto la demoralizzata tifoseria rossonera. Certo quegli anni furono sofferti con un Milan che lottava, al massimo, per un posto UEFA, lontano dai grandi palcoscenici. Ma lui non volle mai lasciare Milano ed il Milan. Non ha sbagliato. Con Liedholm cominciò ad apprendere l'arte della Zona, uno schema di gioco dove servono cervello, applicazione, freddezza e tanta classe. Lui si applicò, lui prima abituato soprattutto a giocare con cattiveria agonistica. Con Sacchi che forse all'inizio aveva qualche dubbio su Mauro, la Zona divenne un'opera d'arte che rasentava la perfezione. Tassotti, Baresi, Filippo Galli, Maldini hanno rappresentato l'incubo per chi doveva affrontare le trappole di un fuorigioco che, a Madrid, toccò il suo massimo della sua applicazione con decine di tranelli organizzati con scientifica determinazione ai danni di avversari avviluppati dall'offside. E quando l'avversario cercava di sfuggire, ecco lo sparviero Tassotti atterrirlo con la sua classe, con la sua grinta. Arrivarono i successi, gli scudetti, 3 le Coppe Campioni, una delle quali ad Atene alzò da capitano, le Coppe Intercontinentali, la nazionale a 34 anni negli Stati Uniti.
Il momento che lui ricorda con più emozione, siamo sicuri, risale a quella notte di metà maggio, dopo la conquista del suo primo scudetto. I rossoneri, accompagnati da due ali di folla, arrivarono da Como fino a San Siro, attesi da 80.000 tifosi esultanti per la splendida impresa di Sacchi e dei suoi ragazzi. Bandiere, bandiere, bandiere, le stesse che, due anni dopo, lo accolsero al Camp Nou di Barcellona, prima della finale di Coppa Campioni contro la Steaua. Una carriera, tanti sacrifici, che valgono la pena di essere vissuti se ricordati sono poi così intensi, così emozionanti. Emozionanti, come quando il 12 maggio '96 fu portato in trionfo nel suo addio ufficiale alla gloriosa maglia rossonera. Si certo giocò poi ancora per un anno, ma noi preferiamo ricordarlo così. Alzato dai suoi compagni, che lui aveva, tante volte, portato in alto con la sua classe, il suo attaccamento, la sua gran dedizione alla squadra della sua vita, il Milan!" (Carlo Pellegatti). (Da "CentoMilan il libro ufficiale" di Fabrizio Melegari, Edizioni Panini -Gazzetta dello Sport 1999)

"Arriva al Milan senza troppi clamori e debutta in serie B nel campionato 1980/1981 dopo due stagioni alla Lazio che, con i rossoneri, ha diviso la retrocessione per lo scandalo del calcio scommesse. Sono certamente gli anni più bui della storia del Milan, ma Mauro Tassotti non si scoraggia e, tra promozioni e nuove retrocessioni, mantiene il suo posto di terzino. Molti lo accusano di non avere un bagaglio tecnico da grande squadra ma, anche grazie alla sua tenacia. Tassotti riesce a migliorare tutti i fondamentali. Impeccabile nell'applicare il fuorigioco e dotato di un buon controllo di palla oltre che di un dribbling stretto, diventa presto un terzino moderno, abile nell'appoggiare la manovra degli attaccanti. Ma soprattutto con Baresi, Maldini e Costacurta, è uno dei protagonisti di quel reparto difensivo considerato il migliore del mondo. "Djalma Santos" "il professore", i soprannomi iniziano a fioccare da parte di estimatori e tifosi fino alla grande soddisfazione della prima convocazione in nazionale all'età di trentadue anni e al titolo di vice campione del Mondo nei mondiali americani del 1994." (Dal sito AC Milan.com)




Dal sito www.wikipedia.org

ESORDI LAZIALI E PRIMI ANNI AL MILAN
Ha esordito nella Lazio il 5 novembre 1978 a soli diciotto anni contro l'Ascoli. Nel suo primo campionato in massima serie ha disputato 14 partite ed è diventato titolare l'anno successivo. Chiamato al Milan in Serie B nel 1980, è diventato subito titolare della squadra milanese, di cui ha seguito le alterne fortune dei primi anni '80. In questo periodo Tassotti andò perfezionando i suoi valori tecnici, divenendo, da rude difensore, un elegante terzino d'attacco, dotato di un ottimo cross. Fondamentale per la sua crescita calcistica fu l'insegnamento dell'allora tecnico rossonero Nils Liedholm.

TRIONFI MILANISTI
Con l'avvento di Arrigo Sacchi la società milanese iniziò un processo di trasformazione che l'ha portata ai vertici del calcio mondiale. Il gioco a zona di Sacchi si imperneava su una difesa a zona, che presto diventò fra le migliori al mondo, con Maldini a sinistra, Baresi affiancato prima da Filippo Galli e quindi da Costacurta al centro e appunto Tassotti nel ruolo di terzino destro nonché vice-capitano. Il primo successo è stato lo scudetto del 1988, seguito da due Coppa dei Campioni, quindi Tassotti ha dato il suo contributo ai tre titoli consecutivi fra il 1992 e il 1994 e alla conquista della Champions League.

MONDIALI 1994
A consacrare una carriera eccezionale è arrivata anche la convocazione in Nazionale maggiore, dopo varie presenze nella compagine Under-21 e Olimpica. Esordì in maglia azzurra il 14 ottobre 1992 contro la Svizzera. Proprio contro gli elevetici, il 3 giugno 1994, Sacchi schierò l'intera difesa che era stata quella del suo Milan, così come avvenne il 18 giugno successivo ai Mondiali statunitensi. L'avventura mondiale di Tassotti, così come la sua carriera in Nazionale (solo 7 presenze, dato l'esordio a 32 anni), si chiuse però nel peggiore dei modi: nei quarti di finale contro la Spagna diede una gomitata a Luis Enrique. La prova TV gli inflisse una pesante squalifica. In un'intervista a Dribbling nel novembre 1994 chiese pubblicamente scusa allo spagnolo, che accettò e apprezzò il fatto.
Tassotti si è ritirato dal calcio giocato all'età di 37 anni, nel 1997, giocando la sua ultima partita di campionato il 1° Giugno a San Siro contro il Cagliari, peraltro nel ruolo di centrocampista centrale. Nelle ultime stagioni in maglia rossonera stava intanto emergendo il talento di Christian Panucci nel suo stesso ruolo. In totale Tassotti ha giocato 404 partite in Serie A e 65 in Serie B, 428 partite con la maglia del Milan in campionato. In 17 stagioni complessive con la maglia rossonera, Tassotti ha segnato solo 10 gol; 8 in campionato, 1 in Coppa Italia e 1 in Coppa dei Campioni (questo fu il suo ultimo gol, segnato il 30 Settembre 1992 in trasferta contro l'Olimpia Lubiana).

NAZIONALE
La convocazione in Nazionale maggiore, dopo varie presenze nella compagine Under-21 e Olimpica, giunge il 14 ottobre 1992, a 32 anni, contro la Svizzera: Tassotti è all'epoca il più vecchio esordiente nella storia della Nazionale, record poi battuto nel 2014 da Emiliano Moretti. Sempre contro gli elvetici, il 3 giugno 1994, Sacchi schiera l'intera difesa che era stata quella del suo Milan, così come il 18 giugno successivo ai Mondiali statunitensi. L'avventura mondiale di Tassotti, così come la sua carriera in Nazionale (7 presenze in totale), si chiude ai quarti di finale dopo la vittoria dell'Italia per 2-1 contro la Spagna; a seguito di una gomitata a Luis Enrique in piena area di rigore nei minuti di recupero della partita, non vista dall'arbitro ma rilevata dalla prova TV, gli viene per questo motivo inflitta una squalifica di otto turni.

ALLENATORE
Inizia la carriera di allenatore nel settore giovanile del Milan: dal 1997 al 2001 è il tecnico della Primavera, con la quale vince due volte il Torneo di Viareggio. Il 14 marzo 2001 subentra ad Alberto Zaccheroni alla guida della prima squadra, fino al termine della stagione, in coppia con Cesare Maldini, facente figura di direttore tecnico. Dal 5 novembre è il vice di Carlo Ancelotti per otto stagioni. In quegli anni il Milan vince due Champions League, due Supercoppe UEFA, un Mondiale per club, un campionato, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana.
Copre la stessa carica nella stagione 2009-2010 al fianco dell'allenatore brasiliano Leonardo. Dopo l'addio di quest'ultimo alla panchina, diventa unico responsabile tecnico della prima squadra per le amichevoli di fine stagione in una tournée negli USA e in Canada.
La stagione seguente è ancora vice allenatore del Milan con il nuovo tecnico Massimiliano Allegri, vincendo lo scudetto. Rimane assistente di Allegri fino all'esonero di quest'ultimo, il 13 gennaio 2014, dopo la sconfitta con il Sassuolo; conseguentemente gli viene affidata temporaneamente la guida della squadra. Il 15 gennaio guida il Milan negli ottavi di finale di Coppa Italia contro lo Spezia, vincendo la partita per 3-1.[18] Dal giorno seguente, con l'arrivo di Clarence Seedorf, torna a ricoprire il ruolo di vice allenatore, in cui è stato riconfermato anche a seguito dell'arrivo di Filippo Inzaghi alla guida della squadra. Il 16 giugno 2015, con la nomina di Sinisa Mihajlovic, non è più il vice allenatore del Milan.
Dal 3 luglio seguente ricopre un ruolo da osservatore, in particolare seguendo da vicino lo sviluppo dei giovani rossoneri che andranno a giocare in prestito. Il 12 luglio 2016 rescinde consensualmente il contratto in scadenza nel 2017 lasciando così il Milan dopo 36 anni [22] per seguire come allenatore in seconda l'ex milanista Andriy Shevchenko sulla panchina della Nazionale ucraina.




CARRIERA IN CAMPIONATO
STAGIONE SQUADRA PRESENZE RETI

1978-79

Lazio

14

-

1979-80

Lazio

27

-

1980-81

Milan

33

-

1981-82

Milan

24

-

1982-83

Milan

32

-

1983-84

Milan

30

1

1984-85

Milan

24.

1

1985-86

Milan

28

-

1986-87

Milan

25

1

1987-88

Milan

28

-

1988-89

Milan

30

2

1989-90

Milan

29

3

1990-91

Milan

28

-

1991-92

Milan

33

-

1992-93

Milan

27

-

1993-94

Milan

21

-

1994-95

Milan

12

-

1995-96

Milan

15

-

1996-97

Milan

10

-



CARRIERA IN ROSSONERO (COPPA ITALIA)
STAGIONE SQUADRA PRESENZE RETI

1980-81

Milan

3

-

1981-82

Milan

4

-

1982-83

Milan

9

1

1983-84

Milan

7

-

1984-85

Milan

10.

-

1985-86

Milan

6

-

1986-87

Milan

4

-

1987-88

Milan

7

-

1988-89

Milan

3

-

1989-90

Milan

2

-

1990-91

Milan

2

-

1991-92

Milan

5

-

1992-93

Milan

5

-

1993-94

Milan

1

-

1994-95

Milan

4

-

1995-96

Milan

2

-

1996-97

Milan

1

-




Dal sito www.ilveromilanista.it

TASSO, HAI TUTTO UN ALTRO PASSO! ATTENTI A QUEL "DUE"
di Saverio Fiore

Non si tratta certo di un ex-rossenero e non lo sarà mai, lui la maglia ce l'ha tatuata sulla pelle, impressa nell'anima e nel cuore, lui Mauro, se lo guardi bene negli occhi gli riesci a leggere tutto quello che ha passato negli anni, si mischiano le immagini delle vittorie miste ai dispiaceri che spesso la vita ti serba. Con quel profilo aquilino che si ritrova, sembra quasi un senatore dell'Antica Roma, stento a credere che i genitori gli avessero potuto consigliare di fare il fotomodello, oppure l'attore, ma anche qualche allenatore in gioventù gli sconsigliò di fare il calciatore con quei piedi scarsi che si ritrovava. Ma la giostra della vita si sa, spesso ha più fantasia degli uomini e la storia prese una strada del tutto inaspettata e calciatore lo divenne per davvero, e che campione amici miei. Dopo due stagioni alla Lazio, gli tocca lo strano destino di trasferirsi a Milano, e lui "romano de Roma" accetta di accasarsi al diavolo, abbandonando le passeggiate su Lungotevere e gli stornelli di Rugantino preferendo il risotto allo zafferano agli spaghetti alla puttanesca, accetta perfino la B in un momento in cui sarebbe facile dileguarsi, attraversa per intero l'incubo rossonero tra i cadetti, ma resiste, a tutto e persino alle critiche che lo inquadrano come rude difensore, pronto a tutto pur di non far passare gli attaccanti avversari. Ma la cura omeopatica che gli prescrive il Dottor Liedholm lo guarisce dai vecchi malori e lo trasforma a tal punto che un giorno dirà "ero arrivato a Milano ed ero brutto, cattivo e scarso; brutto sono rimasto ma il Milan mi ha cambiato come uomo e come calciatore". Abilissimo nell'applicare la regola del fuorigioco, con il tempo quindi si trasforma e diventa per tutti Djalma, il terzino destro della fantastica nazionale brasiliana che vinse i mondiali del '58 in Svezia. Era uno spettacolo da Maracanà vederlo là sulla fascia, operare dei "dai e vai" con i suoi compagni di corsia che si sono nel tempo alternati, Colombo, Eranio, Donadoni, Lentini, arrivava spesso sul fondo e la metteva dentro dopo percussioni letali e scorribande laterali, in area piombavano palloni invitanti come lasagne, buoni da appoggiare in rete, come quando ributtò nel mezzo un pallone che sembrava destinato sul fondo contro il Malines in Coppa Campioni (vedi articolo del 4 dicembre), Van Basten c'era e non sbagliò a pochi passi da Pred'Homme, oppure quando nella finale di Bercellona nel 1989 difese il pallone di spalle in prossimità della linea laterale, si girò, dribblò e crossò, anche allora fu l'olandese bianco a saltare perentorio ed a siglare il secondo dei quattro gol della partita. Ma l'immagine forse più bella di tutte è Mauro che alza la coppa dopo la finale di Atene, con i riflettori puntati addosso emerge tutta la discrezione e la timidezza che lo contraddistinguono tanto che sembra quasi a disagio, Crujff era sicuro di vincere, e tutti i catalani con lui, ma fecero i conti senza l'oste, e la squadra di bianco vestita per l'occasione, un po' come il Real, giocò un brutto scherzo al Barça, ci mancavano Baresi e Costacurta in difesa, sembrava troppo anche per il diavolo, ma capitan Tassotti prese per mano la squadra e la condusse ad un quattro a zero memorabile. Ha appeso le scarpette alla veneranda età di 37 anni, adesso fa il vice di Carletto, dopo aver allenato la primavera ed averla portata alla vittoria di due edizioni del Viareggio e dopo aver coadiuvato Cesarone Maldini nella stagione nel 2001. Probabilmente in un futuro prossimo si guadagnerà la panchina del Milan da titolare, sempre con la maglia tatuata sulla pelle, sempre impressa nell'anima e nel cuore e con il logo rossonero marchiato a vita.

Mauro Tassotti
Presenze: 424, Gol: 8
5 scudetti: ('87/'88) ('91/'92) ('92/'93) ('93/'94) ('95/'96)
3 Coppe Campioni: ('88/'89) ('89/'90) ('93/'94)
2 Intercontinentali ('89) ('90)
3 Supercoppe europee ('89) ('90) ('95)
4 Supercoppe italiane ('89) ('92) ('93) ('94)






Ai tempi della Lazio, stagione 1979-80
(Archivio Magliarossonera.it)






Stagione 1984-85


(Archivio "Gazzetta dello Sport")



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Stagione 1980-81
(by Sergio Taccone - facebook)
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Stagione 1981-82





Stagione 1983-84
(sopra, dal sito www.acmilan.com)


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(Archivio Magliarossonera.it)



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Antonella Tassotti su "Forza Milan!", settembre-ottobre 1985





Mauro e la moglie Antonella nel giorno del matrimonio, 31 maggio 1986
(da "Forza Milan!")



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Vienna, 23 maggio 1990: Mauro Tassotti, Daniele Massaro, Stefano Borgonovo e Chicco Evani con la Coppa dei Campioni
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Mauro Tassotti, stagione 1992-93





(da "Forza Milan!")


(da "Forza Milan!")



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12 maggio 1996, Milan vs Cremonese 7-1,
Mauro Tassotti e Roberto Donadoni, due vecchi "Immortali", svestono la maglia rossonera:
il primo appende le scarpette al chiodo, il secondo va in America a tentare una nuova avventura. La Curva Sud li onora così...



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12 maggio 1996, Milan vs Cremonese 7-1,
un'altra immagine del saluto della Curva Sud
a Mauro Tassotti e Roberto Donadoni
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12 maggio 1996, Milan vs Cremonese 7-1,
omaggio a Mauro Tassotti e Roberto Donadoni



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Mauro Tassotti con i figli Nicolò e Lucrezia
e la Coppa dei Campioni, 1994
(da "Forza Milan!")
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Articolo della "Gazzetta dello Sport"
sulla scomparsa di Antonella, 13 febbraio 1997



Dal sito www.assoallenatori.it
di Fabrizio Cattaneo

E' la passione per il calcio che spinge a diventare allenatori: parola di Tassotti
Mauro Tassotti ha conseguito l'abilitazione di 3a categoria nel '96 e quella di 2 a categoria nel '98. Attualmente è responsabile della squadra Primavera del Milan con la quale ha vinto l'ultima edizione del Torneo di Viareggio.

Perché secondo lei alcuni grandi giocatori decidono di intraprendere la carriera di allenatore ed altri no e se questa differente scelta già emerge nel corso della carriera?
Non esiste un vero e proprio perché. Molti giocatori, al termine della carriera, prendono in considerazione l'idea di frequentare un corso per allenatore di base principalmente per una forma di abitudine mentale che li fa sentire legati a questo ambiente. Dopo tanti anni passati sui campi di gioco, è abbastanza ovvio che ritengano di essere esperti in materia e che, comunque, sia quella l'attività in cui sentono di potersi esprimere al massimo delle loro competenze e che, in definitiva, permette loro di continuare a coltivare questa passione per il gioco del calcio. Che da questa prima decisone possa poi scaturire una carriera da allenatore il passo è più lungo. Qui intervengono altri fattori, principalmente legati al carattere di ciascun individuo. Personalmente ho conosciuto giocatori che mai avrei ritenuto in grado di svolgere con successo la carriera di tecnico e che, invece, hanno poi dimostrato capacità insospettabili. Ad esempio potrei citare Novellino, con il quale ho giocato nei primi anni della mia carriera: da giocatore era un tipo estroso, imprevedibile mentre poi, da allenatore, si è dimostrato pignolo, attento e meticoloso, meritandosi così i successi fin qui collezionati. Quindi, per rispondere all domanda, non credo che esista una tipologia discriminante ma che, piuttosto, vi sia in tutti, o quasi, la voglia di rimanere attaccati al mondo del calcio. Alcuni diventano allenatori, altri scelgono ruoli diversi, alcuni collezionano nuovi successi, altri no.

Quali allenatori, dei vari avuti in carriera, ricorda maggiormente?
L'allenatore che ricordo con maggiore affetto è sicuramente Nils Liedholm. Quando arrivò al Milan seppe inculcare in tutti noi una nuova mentalità vincente che, devo confessare, ci mancava. Alludo a quella fiducia nei propri mezzi che ti permette di affrontare le trasferte senza quei timori e quelle remore che condizionano la prestazione. Un altro allenatore che ha decisamente lasciato un segno nella mia carriera, nel Milan, ma anche nel calcio italiano ed internazionale, è stato Arrigo Sacchi. Con lui è stato introdotto nel calcio un tipo di programmazione e di metodo di lavoro del tutto nuovi. A noi giocatori fu richiesto un impegno che non era solo di carattere fisico ma anche mentale in quanto cambiò radicalmente tutta l'impostazione del lavoro di allenamento.










Avendo avuto una carriera che si è protratta per molti anni è passato attraverso varie filosofie sia di gioco che di allenamento. Qual'è stato secondo lei il tipo di gioco che le e sembrato più efficace?
Non credo di poter indicare in questo o in quel tipo di gioco la formula più vincente. Credo invece di avere imparato nella mia carriera che il calcio è in continua evoluzione e che la carta vincente è la capacità, da parte del tecnico, di interpretare il gioco in base ai giocatori a sua disposizione e in base agli avversari. Un fattore di importanza fondamentale è rappresentato dalle motivazioni, senza le quali tutto diventa molto più difficile ma con le quali si può raggiungere qualsiasi obiettivo.

Che cosa ha provato nell'assumere l'incarico di allenatore e quale effetto le ha fatto passare dalle grandi platee a quelle più ridotte del Campionato Primavera?
Scendere in campo come calciatore è totalmente diverso dal farlo in veste di allenatore. Se, nel primo caso, la platea può avere una sua influenza sulle emozioni, nel secondo caso la situazione è assolutamente diversa. L'allenatore avverte su di se una responsabilità che lo fa sentire completamente concentrato su quanto avviene all'interno del terreno di gioco. Questa responsabilità è tutta e soltanto sua e proviene, in massima parte, dal dovere di rispondere nei confronti della società che gli ha dato fiducia. Da giocatori si vince e si perde in undici, da allenatori si perde sempre da soli.

Che tipo di gioco viene praticato dalla sua squadra e qual'è il suo rapporto con i giocatori?
Noi giochiamo a zona e siamo passati da un modulo 4-4-2 ad 4-3-3. Vorrei sottolineare, però, che lavorare nel settore giovanile dovrebbe significare anche la possibilità di fare esperimenti che, altrimenti, sarebbero impossibili in prima squadra, dove il risultato e troppo vincolante. La mia idea di fondo, comunque, è che un'impostazione offensiva della squadra sia sempre possibile solo se esiste una buona organizzazione difensiva che ti metta al sicuro e ti eviti continui affanni. É con questa impostazione che ho affrontato il Torneo di Viareggio dove lo scarto fra gol fatti e gol subiti è stato assolutamente positivo. Nei confronti dei miei ragazzi non ho un atteggiamento precostituito. Credo fermamente che il rapporto con i giocatori debba essere modulato in funzione del carattere di ognuno di loro e che siano poi le circostanze a richiedere, da parte del l'allenatore, l'atteggiamento più opportuno.

Quale futuro prevede per il calcio giovanile ed il vivaio italiano?
Il problema esiste, è inutile negarlo. É vero che, rispetto ai tempi del mio esordio, le rose delle squadre si sono molto allargate, ma è altrettanto vero che, essendo nel frattempo intervenuti importanti cambiamenti di carattere giuridico e normativo, la presenza di calciatori stranieri sia ormai un fatto assodato. Aumenta quindi la concorrenza e, di conseguenza, la difficoltà di potersi affermare. Sarà solo il futuro a dare una risposta definitiva e, fattore da non trascurare, la risposta che daranno le varie tifoserie. Voglio dire che si dovrà verificare se l'attaccamento dei tifosi verso la propria squadra dipenderà più dai risultati comunque raggiunti o dalla nazionalità degli stessi calciatori. Personalmente direi che un numero di tre, quattro stranieri sarebbe sufficiente, ma e un'opinione che lascia un po' il tempo che trova data l'attuale realtà.






Mauro Tassotti allenatore rossonero
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(Archivio Magliarossonera.it)



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(Archivio Magliarossonera.it)
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(Archivio Magliarossonera.it)



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Maggio 2014: Massaro, Tassotti, Nava, Van Basten, ....,
Donadoni in una pausa del golf
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Statuina di Mauro Tassotti
(di Giovanni Santacolomba)



Doppia intervista a Mauro Tassotti e Andriy Shevchenko
(dalla "Gazzetta dello Sport" del 12 ottobre 2017)