Dejan SAVICEVIC
"Il Genio"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Dejan SAVICEVIC

Nato il 15.09.1966 a Podgorica (MON)

Interno (C), m 1.79, kg 78

Stagioni al Milan: 6, dal 1992-93 al 1997-98

Soprannomi: “Il Genio”, “Carezza del Montenegro”

Proveniente dalla Crvena Zvezda (Stella Rossa Belgrado)

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia
il 26.08.1992: Milan vs Ternana 4-0

Esordio nel Milan in Serie A
il 13.09.1992: Pescara vs Milan 4-5

Ultima partita ufficiale giocata nel Milan
il 29.04.1998: Lazio vs Milan 3-1 (Coppa Italia)

Ultima partita amichevole giocata con il Milan il 07.10.2002: Dinamo ’90 vs Milan ’90 1-3 (Addio al calcio di Zvonimir Boban)

Totale presenze in gare ufficiali: 144

Reti segnate: 34

Palmares rossonero: 3 Scudetti (1992-93, 1993-94, 1995-96), 1 Coppa dei Campioni (1994), 1 Supercoppa Europea (1994), 3 Supercoppe Italiane (1993, 1994, 1995)

Esordio in Nazionale Jugoslava: nel 1988

Ultima partita giocata in Nazionale Jugoslava: nel 2000

Totale presenze in Nazionale Jugoslava: 56

Reti segnate in Nazionale Jugoslava: 29

Palmares personale: 3 Campionati Jugoslavi (1989-90, 1990-91, 1991-92, Stella Rossa), 1 Coppa di Jugoslavia (1990, Stella Rossa), 1 Coppa dei Campioni (1991, Stella Rossa), 1 Coppa Intercontinentale (1991, Stella Rossa)




Ha giocato anche con il Buducnost Titograd (*), la Stella Rossa Belgrado (A), il Rapid Vienna (A).

Ha allenato la Nazionale Jugoslava.

"Savicevic sbarca a Milano preceduto da una grande fama: vincitore della Coppa dei Campioni del 1991, è uno degli idoli della nazionale jugoslava. Le sue giocate hanno ben impressionate i tifosi rossoneri nella partita giocata contro la Stella Rossa in Coppa dei Campioni e ripetuta a causa della nebbia. Nella sua prima stagione in Italia, tuttavia, Savicevic fatica ad inserirsi nei collaudati meccanismi rossoneri e subito nasce la disputa fra lo considera un "genio" e chi un oggetto misterioso. Ma su una cosa sono tutti d'accordo: il montenegrino è dotato di una classe eccezionale: dribbling stretti, aperture intelligenti, sfondamenti in percussione e secchi tiri in corsa sono i pezzi forti del suo repertorio. A queste doti fanno da contrasto una certa anarchia tattica e i problemi ad adattarsi a rigidi schemi di gioco. Nel 1993 conquista una maglia da titolare e disputa una grandissima stagione culminata con la straordinaria prestazione nella finale di Coppa dei Campioni con il Barcellona e con quel pallonetto a Zubizarreta conservato nelle cineteche." (Dal sito AC Milan.Com)



Dal sito www.wikipedia.it

Interno, regista e mezzapunta, oltre che occasionalmente attaccante vero e proprio, dotato di innata classe, è considerato il migliore calciatore montenegrino di sempre[. Capace di grandi giocate e dribbling, per la sua notevole fantasia fu ribattezzato Il Genio.

CLUB
Messosi in luce nel Buducnost Titograd dal 1982 al 1988, a 22 anni è ingaggiato dalla Stella Rossa. Nella partita valida per il ritorno degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1988-1989 disputata il 9 novembre 1988 a Belgrado fra Stella Rossa e Milan e che viene sospesa per nebbia al 12° della ripresa sul risultato di 1-0 per i padroni di casa, è proprio Savicevic a segnare il momentaneo quanto inutile gol del vantaggio contro la sua futura squadra. Con la Stella Rossa Belgrado Savicevic vince 1 coppa nazionale e 3 scudetti.
Elemento chiave della Stella Rossa che si aggiudica la Coppa Campioni 1990-1991, in quella stagione Savicevic si mette in luce come uno dei più forti giocatori d'Europa, non vincendo il Pallone d'Oro per un soffio, secondo solo a Jean Pierre Papin. A dicembre, sempre con la squadra di Belgrado, vince anche la Coppa Intercontinentale.
L'anno successivo approda al fortissimo Milan di Fabio Capello, squadra che sta dominando la scena calcistica europea e mondiale di quegli anni. Nella squadra rossonera milita per 5 stagioni e mezza, dal 1992 al gennaio 1998, vincendo 3 scudetti, 3 supercoppe italiane, una Supercoppa UEFA ed una Champions League. Il suo esordio in Serie A è datato 13 settembre 1992. Nella prima stagione, parzialmente offuscato da Ruud Gullit e Marco van Basten, Savicevic fatica ad inserirsi negli schemi milanisti. Cionostante nelle poche occasioni in cui è chiamato in causa non manca di mettere in mostra la sua classe, come nel caso della doppietta decisiva per la vittoria casalinga messa a segno contro la Fiorentina.
Nella stagione successiva avviene la consacrazione: durante la finale di UEFA Champions League 1993-1994 disputata ad Atene, in cui il Milan travolge per 4-0 il Barcellona di Romário e Hristo Stoickov allenato da Johann Cruyff, Savicevic segna il gol del 3-0 al secondo minuto della ripresa con un sinistro al volo da posizione impossibile, con il pallone che supera il portiere blaugrana Andoni Zubizarreta. Il montenegrino disputa una partita eccezionale, mettendo in crisi l'intera squadra spagnola con i suoi rapidi dribbling e la sua classe cristallina, fornendo anche l'assist a Daniele Massaro per il gol dell'1-0 e colpendo un palo appena prima del quarto gol rossonero, ad opera del francese Marcel Desailly.
Segna il suo ultimo gol in maglia rossonera l'8 gennaio 1998 nel derby di andata contro l'Inter, valido per i quarti di finale di Coppa Italia 1997-1998 e che si chiude con lo storico punteggio di 5-0 per il Milan.
Dopo essere stato inattivo dal giugno 1998 al gennaio 1999, gioca per cinque mesi nella Stella Rossa, dove aveva iniziato la carriera.
Con la squadra di Belgrado gioca 3 partite, prima di disputare le sue ultime due stagioni (dal 1999 al 2001) nel Rapid Vienna, il suo ultimo club prima del ritiro, avvenuto anche a causa di svariati problemi fisici.

NAZIONALE
Fu titolare e punto di forza della Nazionale jugoslava. Prima giocatore, poi commissario tecnico della Serbia-Montenegro, fu esonerato il 20 giugno 2003 e sostituito da Ilija Petkovic.




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I militari Darko Pancev, Dejan Savicevic, Zvonimr Boban
(da pagina facebook "Amarcord - Il calcio di una volta")





Stagione 1994-95



Stagione 1995-96




In copertina di "Forza Milan!"



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Verso la finale di Champions League 1995... in copertina di "Forza Milan!", maggio 1995
(grazie a Stefano Ravaglia)



Dal sito www.ilveromilanista.it
di Saverio Fiore

DEJAN, ESTRO E SINISTRO
Se cercate all’indice del grande libro della leggenda rossonera, Stella Rossa-Milan la trovate nel capitolo dedicato agli incontri biblici, quelli che non si dimenticano. La storia narra che la spuntammo noi ai calci di rigore alla fine di una “due giorni” interminabile per colpa di quella nebbia inquietante che avvolse Belgrado in un novembre del 1988, doveva davvero fare un freddo cane in quella terra che si chiamava ancora Jugoslavia, ma ci fu qualcuno che riscaldò con le sue giocate l’intero stadio. Dejan giocava allora nella Stella Rossa e per quella volta fu nostro avversario prima di diventare uno dei protagonisti più discussi ed amati dell’intera storia rossonera. Discusso, certo, per quella sua anarchia tattica, comune a molti giocatori dei Balcani, che spesso faceva infuriare i suoi allenatori, lui così poco incline ai dettami ed alle strategie di gioco studiate con le lavagne ed i gessetti. Per lui il calcio era estemporaneità, improvvisazione pura, genio e sregolatezza. Ed è per questo che è stato molto amato dagli esteti di questo sport, quelli come il presidente Berlusconi che sognava di vederlo in un tridente con Weah e Van Basten, purtroppo però il sogno rimarrà tale per la fine prematura della carriera del “Cigno di Utrecht”, ma questa è un’altra storia. Fosse stato un tennista sarebbe stato John Mc Enroe, fosse stato un pittore sarebbe stato Pablo Picasso, fosse stato un chitarrista di sicuro Jimi Hendrix. Questo autentico virtuoso del pallone arrivò al Milan nel 1992 e vi rimase fino al 1998 non passando mai inosservato in tutte le partite disputate. Irripetibili saranno considerati alcuni gol e alcune giocate ricche di rara maestria, una sapiente fantasia messa al servizio del bel gioco prima ancora che della squadra. Nella finale di Champions 1994 ci fu l’apoteosi, ad Atene incontrammo il temibile Barcellona di Romario e Hristo Stoichkov, la squadra era allenata da Johann Cruyff, il quale sicuro della vittoria ebbe la magnifica idea di farsi fotografare una settimana prima del match con la coppa dalle grandi orecchie già in mano. Mai provocare il diavolo, peraltro già ferito dalle assenze di Baresi e Costacurta, la partita finirà 4-0 e Dejan in quella serata fu stupendo, realizzò la rete del 3-0 al 3° della ripresa con un magnifico pallonetto mancino da cineteca che dal limite dell'area superò il portiere blaugrana Zubizarreta. Il montenegrino disputò una partita davvero eccezionale mettendo in crisi l'intera squadra spagnola con i suoi dribbling impossibili e la sua classe cristallina, fornendo anche l'assist a Daniele Massaro per il goal dell'1-0 e colpendo un palo appena prima del quarto goal rossonero, firmato poi dal francese Marcel Desailly. Segnerà il suo ultimo goal in maglia rossonera l'8 gennaio 1998 a San Siro contro i cugini dell'Inter, nel derby d'andata valido per i quarti di finale di Coppa Italia che si chiuse con un clamoroso 5-0 per il diavolo. Da allora il “Genio” è tornato nella lampada. Adesso, chissà come, ha imparato a fare l’allenatore, passando di fatto dall’altra parte della barricata, ma credo in verità non sia più la stessa cosa.




Dal sito www.gazzetta.it
24 marzo 2007 - di Germano Bovolenta

LA NUOVA SFIDA DI SAVICEVIC
Intervista al "Genio", presidente della federazione del Montenegro che questa sera debutta con la sua nazionale dopo l'indipendenza. "Sogno di portare questa squadra ai Mondiali"
Presidente Savicevic, come va?
"Un sacco di lavoro, molta fatica. Però è bello, bellissimo e sono emozionato. Prima l’indipendenza, adesso la nazionale. Questo per noi è un altro grande giorno...".

Che nazionale è?
"Piccola e giovane. Ma è la nostra, è il Montenegro. Giochiamo in uno stadio di tredicimila posti, per il momento. Poi lo porteremo a diciotto, spero ventimila. Adesso siamo concentrati sul debutto con l’Ungheria, in tribuna ci sarà anche Platini. Poi lavoreremo per un sogno: il mondiale 2010".

Possibilità di qualificazione?
"Come faccio a dirlo? Cominciamo nel 2008, dall’ultimo posto, dall’ultima fascia. Però con tanta passione e tanto orgoglio. Lavoreremo, lavoreremo, lavoreremo".

Il Genio che parla solo di lavoro. Se è uno scoop poco ci manca. No?
"Il tempo passa, si cambia. Sono stato sei anni vicepresidente della Serbia-Montenegro, ho fatto anche il c.t.. Ma adesso è diverso, adesso lavoro molto volentieri. E' tutta roba nostra".

Quanto si guadagna a fare il presidente di Federazione?
"Poco, quasi niente. Ma io non ho problemi, sto bene, ho messo via un po’ di soldi, ho investito in immobili. Posso vivere di rendita, quindi non mi pesa lavorare per la federazione. Non è come allenare, quello si è impegnativo".

Mai pensato di tornare a fare il tecnico?
"Qualche volta, ma adesso non mi interessa. Troppo stress, troppi problemi, troppe teste da mettere insieme. Qui, a Podgorica, è diverso. Sono a casa mia, con la mia gente, la mia dimensione".

Lei però è stato Savicevic, un genio del calcio...
"Ho giocato, mi sono divertito, ho vinto, sofferto per molti, troppi infortuni. In Italia avrei potuto fare molto di più, ma i miei muscoli erano bucati. Però dalla vita, dal calcio ho avuto più di quello che ho dato. Mio padre faceva il ferroviere, per lui è stato più difficile. Io ho giocato nella Stella Rossa, in nazionale, nel grande Milan".

Molti rossoneri sono diventati allenatori. Due, Donadoni e Van Basten, sono c.t.. Sorpreso?
"No, neanche un po'. Erano bravi giocatori, sono bravi tecnici. Come Rijkaard al Barcellona, Ancelotti al Milan. Nel mio Milan, che mi fa un po’ soffrire, ha perso due derby con l’Inter, non bene...".

Ha visto soltanto i derby?
"No, seguo tutte le partite, lo vedo sempre. Sono abbonato, ho le paraboliche, vedo Sky e anche Milan Channel. E’ la squadra del mio cuore, non potrò mai più dimenticarla. Adesso è in difficoltà, un po’ pesante, ma è in Champions e andrà ancora avanti".

Nei quarti c’è il Bayern. Dove la vedrà?
"Credo in tv, come al solito. Mi piacerebbe venire a San Siro, vediamo. Intanto bisogna batterlo, il Bayern. E lo batteremo. Il Milan è più forte e ce la farà, che giochi o non giochi Kahn. Il Milan ha una buona tradizione nelle eliminazioni dirette".

E se poi in semifinale dovesse incontrare la Roma?
"E allora? Non è favorito? Bah, non mi preoccupo... Una volta, qualche anno fa, siamo andati ad Atene per una finale. C’era il Barcellona, era super favorito, a parole doveva vincere a mani basse. Quante discorsi, quante arie. Poi, come è finita?".

Savicevic protagonista, Barça distrutto: 4-0 per il Milan...
"Visto? Non sempre vincono i favoriti, non sempre. Io, sai, non vorrei incontrare il Manchester. E’ molte forte, veloce, gioca bene, ha tanti campioni. Cristiano Ronaldo mi fa impazzire, forse in questo momento è uno dei più bravi d’Europa".

L’altro chi è?
"Ibrahimovic, ha dei colpi fantastici. E’ molto spettacolare, come Van Basten. Marco però segnava di più".

In questo momento a chi darebbe il Pallone d’oro?
"Metà e metà. Metà Cristiano Ronaldo, metà Ibra".

Non si può, lo vince uno solo.
"Allora Cristiano. E sai perché? Lui è ancora in Champions, quella è un’importante vetrina. Quando ho vinto la coppa dei Campioni con la Stella Rossa, a Bari contro il Marsiglia, pensavo di vincerlo io il Pallone d’oro. Sono arrivato secondo, l’hanno dato a Papin. Io penso perché era francese. Penso, eh, è solo una mia idea. Però non me la toglie nessuno".

Cristiano e Ibra i più bravi. E nel Milan?
"Kakà, un fuoriclasse assoluto. Però quest’anno non è stato all’altezza. Speriamo nel finale di stagione, in campionato per il quarto posto e soprattutto in Coppa. A me sta piacendo anche Ronaldo, non sta andando male. Anzi. Mi dispiace invece per Inzaghi, è sfortunato, si è fatto spesso male. Lo capisco, so che cosa vuol dire. Però resta un grande, lui il gol ce l’ha dentro. Dovrebbe giocare di più in campionato".

Quando vale adesso il campionato italiano?
"Io dico solo che una serie A senza la Juventus non è una vera serie A. Poi è giusto riconoscere i meriti dell’Inter: è una squadra molto potente, gioca un buon calcio e sta vincendo lo scudetto con grande distacco. Però, per me è strano vedere le partite senza la Juve. Forse dovevano farla partire con venti o venticinque punti di penalizzazione, ma con tutti i suoi giocatori. Si sarebbe salvata lo stesso e gli scontri diretti avrebbero assunto più fascino e importanza".

Che cosa pensa dello scandalo italiano?
"Moggi e certi movimenti c’erano anche quando giocavo io. Non mi aspettavo lo squallore delle intercettazione, di certe manovre. Per quanto riguarda gli arbitri, non possiamo parlare noi. Nella ex Jugoslavia c’è stato di peggio. Alcuni anni fa abbiamo cacciato diversi arbitri per corruzione. Ma io penso che il calcio stia cambiando, in meglio, sia chiaro. Dobbiamo tornare a divertirci".

A proposito di divertimento: lo sa che il Parma ha ingaggiato come giocatore un suo vecchio amico, Gene Gnocchi?
"Che bello! Allora ha realizzato il suo sogno di giocare una partita in serie A? Vedi, nel calcio tutto è possibile: io sono diventato presidente, lui calciatore di A".




18 maggio 1994, Milan vs Barcellona 4-0, finale di Coppa dei Campioni:
Dejan Savicevic sorprende il portiere Zubizzarreta con un meraviglioso pallonetto da fuori area



18 maggio 1994, il Milan è Campione d'Europa: l'esultanza di Savicevic, uno dei grandi protagonisti della finale



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Dejan Savicevic con la Coppa dei Campioni 1994
(dal sito www.acmilan.com)





Figurina "Calcio97 Panini" di Dejan Savicevic





Savicevic esulta a San Siro
(Archivio Magliarossonera.it)





(Archivio Magliarossonera.it)




Dejan Savicevic, 40 anni, presidente
della Federcalcio montenegrina (Ap)


(Archivio Magliarossonera.it)



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Statuina di Dejan Savicevic
(di Giovanni Santacolomba)
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Statuina di Dejan Savicevic
(di Giovanni Santacolomba)