Sandro Cesare SALVADORE (I)
"Billy"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Sandro Cesare SALVADORE (I)

Nato il 29.11.1939 a Milano, † il 03.01.2007 a Castiglione d'Asti (AT)

Libero (D), m 1.81, kg 72

Stagioni al Milan: 5, dal 1957-58 al 1961-62

Soprannome: “Billy”

Cresciuto nel Milan

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 09.07.1958: Milan vs Simmenthal Monza 1-0

Esordio nel Milan Serie A il 21.09.1958: Milan vs Triestina 2-0

Ultima partita giocata con il Milan il 15.04.1962: Spal vs Milan 0-3 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 84

Reti segnate: 1

Palmares rossonero: 2 Scudetti (1958-59, 1961-62), 2 Tornei Giovanili di Viareggio (1959, 1960)

Palmares personale: 3 Scudetti (1966-67, 1971-72, 1972-73, Juventus), 1 Coppa Italia (1965, Juventus), 1 Campionato Europeo per Nazioni (1968, Nazionale Italiana)

Esordio in Nazionale Italiana il 10.12.1960: Italia vs Austria 1-2

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 21.02.1970: Spagna vs Italia 2-2

Totale presenze in Nazionale Italiana: 36

Reti segnate in Nazionale Italiana: 0




Ha giocato anche con la Juventus (A).

"Fa parte della covata di talenti che Viani e Rocco valorizzano ai Giochi romani del ’60, ha vent’anni e gioca nel Milan con Giovanni Trapattoni, suo compagno olimpico. E’ un difensore eclettico: può schierarsi terzino, stopper o libero. Nell’estate ’62 il Milan lo da alla Juventus in cambio di Mora: dell’affare, si gioveranno entrambe le squadre." (Dal Dizionario Italiano del Calcio, Baldini & Castoldi Editori, 2000)

Attualmente fa l’agricoltore (notizia appresa dalla "Gazzetta dello Sport" del 7 aprile 2002, pag. 12)



Dal sito www.wikipedia.it

CLUB
Cresciuto calcisticamente nel Milan, esordì nel ruolo di libero nella squadra rossonera nel campionato 1958/59 (21 settembre 1958). Titolare dalla stagione successiva, conquistò in totale due campionati, quello d'esordio e l'ultimo disputato con il Milan (1961/62). Lasciò la sua squadra d’origine dopo 72 incontri in serie A.
Trasferitosi nell'estate del 1962 alla Juventus, divenne titolare fisso e rimase al centro della difesa bianconera per dodici stagioni, nel corso delle quali vinse tre campionati (1966/67, 1971/72 e 1972/73) e una Coppa Italia (1964/65).

NAZIONALE
In Nazionale, Salvadore esordì nel 1960 e prese parte al campionato del mondo 1962 in Cile e a quello del 1966 in Inghilterra. Partecipò anche al terzo campionato d’Europa che si disputò in Italia nel 1968, laureandosi campione continentale. In totale, fino al 1970, vestì 36 volte la maglia della nazionale (di cui 17 da capitano) segnando due goal. Venne escluso dalla selezione che avrebbe dovuto presentarsi al campionato del 1970 in Messico a causa di un incontro sfortunato contro la Spagna (21 febbraio 1970, Madrid, Spagna - Italia 2-2), nel corso del quale segnò due autogoal, cosa questa che gli fece perdere la fiducia di Valcareggi (particolare curioso, nei dodici anni alla Juventus Salvadore segnò ben quattro autogoal, per un totale di sei in gare ufficiali). Quella di Madrid fu anche l’ultima partita di Salvadore con la maglia azzurra.

DOPO IL RITIRO
Sandro Salvadore si ritirò alla fine del campionato 1973/74 e il suo posto fu preso da Gaetano Scirea. Dopo un breve periodo passato ad allenare una formazione giovanile della Juventus, uscì dal mondo del calcio e si dedicò alla conduzione di un’azienda agricola ad Asti, divenendo piccolo produttore vinicolo.
L'ultima apparizione pubblica di Sandro Salvadore fu a Torino, il 1° novembre 2006, allo stadio Olimpico, nel corso delle celebrazioni per il 109° anniversario della Juventus. In tale occasione ricevette la maglia n. 6 personalizzata con il suo nome.
E' morto nella sua casa di Castiglione (frazione di Asti) nella notte tra il 3 e il 4 gennaio 2007, a 67 anni, a causa di un arresto cardiaco.




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I Ragazzi del Milan Campioni d'Italia 1957-58.
In piedi, da sinistra: Barazzetti, Noletti, Pelagalli, Salvadore, Ferrario, Landri, Testa. Accosciati: Balestra, Barzaghi, Trapattoni, Trebbi
(per gentile concessione di Roberto Noletti)



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Una formazione delle Giovanili rossonere 1959-60
(per gentile concessione di Renato Orsingher)



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Salvadore, Rivera e Vernazza su "Football", marzo 1961
(per gentile concessione di Franco Damiani)





Sandro Salvadore con la maglia del Milan, con cui debuttò in A nella stagione 1958-59, vincendo subito lo scudetto poi replicato in rossonero nel 1961-62
(Archivio Gazzetta dello Sport)


Con la maglia della Juventus


Sandro Salvadore
con Edmondo Fabbri in Nazionale





SandroSalvadore, 1961-62



Sandro Salvadore in Nazionale



Sandro Salvadore in tre immagini ai tempi della Juventus



Dal sito www.juventus1897.it

Sandro Salvadore, detto “Old Billy” fa parte del poker dei magnifici sessantaseienni della Juventus, quattro giocatori che rimarranno sempre nella storia bianconera, per come si sono battuti, per quanto hanno vinto: Castano, Leoncini, Haller ed appunto “Old Billy” Questo soprannome proviene dalla grande ammirazione per Billy Wright, mitico centromediano dell’Inghilterra che battè 4 a 0 l’Italia di Valentino Mazzola allo Stadio Comunale di Torino, il 16 maggio 1948.
Billy Wright venne adottato come nome di battaglia da Salvadore:«Potenza del nome, suonava bene, e poi apparteneva ad un grande regista difensivo, un pilastro dell’Inghilterra dei maestri».
Nato a Niguarda, scoprì il pallone, all’oratorio della sua parrocchia, come tutti i bambini dell’epoca. Poi venne scoperto dai tecnici delle giovanili del Milan ed in maglia rossonera bruciò tutte le tappe: vinse due “Viareggio” ed a diciotto anni debuttò in serie A, laureandosi campione d’ Italia nel 1959, nel 1960 disputò le Olimpiadi a Roma con la Nazionale e due anni dopo centrò il suo secondo scudetto, sempre con i rossoneri.
La coppia centrale di quel Milan era formata da Salvadore e da Maldini ed i due si somigliavano parecchio, come stile e modo di giocare; allenatore del Milan era il mitico Gipo Viani, che privilegiò l’esperto Cesare Maldini come libero. Salvadore si ritrovò a fare il marcatore e con le sue qualità fisiche e con i suoi fondamentali, si sentiva sprecato in quel ruolo ed ebbe dunque un concorrente agguerrito in Maldini.
Questo dualismo fu risolto cedendo Salvadore, insieme ad un altro terzino, Noletti, in prestito) alla Juventus in cambio di Bruno Mora, un’ala molto talentuosa. Viani, inventore di uno dei primi sistemi difensivi fondato sul libero e sul , era un personaggio di spicco nel panorama del calcio italiano; per giustificare la cessione di Salvadore disse: «Avevamo due paia di pantaloni, Salvadore e Maldini, ne abbiamo dato via uno in cambio di una giacca, Mora. Adesso disponiamo di un vestito completo».
Letto l’articolo, Salvadore gli rispose:
«Il ragionamento funzionerebbe, se non fosse che si è tenuto i pantaloni vecchi. Poteva tenersi quelli nuovi da abbinare alla giacca nuova, così avrebbe avuto un vestito veramente bello».
Salvadore era uno dei pochissimi difensori, se non l’ unico, che teneva i calzettoni arrotolati sulle caviglie, come Omar Sivori. All’epoca non era obbligatorio portare i parastinchi, a lui davano fastidio e li metteva solo in casi eccezionali. Mostrava gli stinchi nudi agli avversari, senza timore. A volte sembrava brusco, quasi burbero, ma capace di ridere e scherzare su tutto, se c’era da dire qualcosa in faccia a qualcuno, Salvadore non si tirava indietro. Non erano anni facili alla Juventus, anche se c’erano grandi giocatori, come il fenomenale Omar Sivori, ancora capace di fare la differenza, ed un cursore infaticabile come Del Sol. L’allenatore era Paulo Lima Amaral, già preparatore atletico del Brasile che nel 1958 e 1962 aveva vinto due mondiali, giocava a zona ed applicava il rischiosissimo 4-2-4, che si trasformava in 4-3-3 in fase difensiva. La coppia centrale della difesa era composta da Castano e Salvadore, che giocavano in linea. Amaral non durò a lungo e, nel torneo successivo, dopo le prime giornate venne esonerato e sostituito da Eraldo Monzeglio, ex campione del mondo 1938. Dopo Monzeglio arrivò Heriberto Herrera, con il quale Salvadore ebbe un rapporto difficile. Il “ginnasiarca” volle utilizzarlo sull’uomo, con Castano battitore, ma Salvadore si ribellò e l’inflessibile Herrera lo mise fuori squadra. Riserva nella Juventus e titolare, come libero nella Nazionale di Edmondo Fabbri, che lo riteneva un elemento importantissimo. Una situazione veramente comica.
Oggi Sandro dice che non contesterebbe più Heriberto, l’inventore del “movimiento”, accettando il ruolo: «É un po’ anacronistico dirlo in tempi in cui tutti contestano e, come vanno in panchina, fanno intervenire il procuratore e, magari anche l’avvocato. Comunque, il tempo mi diede ragione».
A fine maggio, Salvadore aveva vinto il suo terzo scudetto, il primo con la Juventus nel 1966-67. Fu quello del clamoroso sorpasso sull’ Inter, all’ultima giornata. Il ciclo di “HH2” toccò il culmine con la semifinale di Coppa dei Campioni persa con il Benfica di Eusebio, la perla del Mozambico. E, sullo slancio, Salvadore ottenne la soddisfazione più bella della carriera, vincendo il campionato d’ Europa per Nazioni a Roma nel 1968. Escluso dalla prima finale con la Jugoslavia, finita 1 a 1 dopo i tempi supplementari, venne ripescato da Valcareggi per la ripetizione: «Il C.T. capì di aver sbagliato qualcosa e corresse la formazione, azzeccando le mosse giuste, dal sottoscritto in difesa, al tandem Riva-Anastasi in attacco. I goals di Gigi e “Petruzzu” ci diedero il trionfo. Una notte magica, indimenticabile, con l’Olimpico e l’Italia in delirio».
Nel 1969-70, causa il declino di Castano, “Old Billy” divenne capitano, e tornò, stabilmente, a giocare da libero. Ebbe piena fiducia da Carniglia e poi da Rabitti, che subentrò al tecnico argentino dopo un avvio di campionato quasi disastroso. Salvadore li ripagò con gli interessi, pilotando la Juventus in una serie di 16 risultati utili consecutivi che misero paura al Cagliari di Gigi Riva lanciato alla conquista del primo storico ed unico scudetto. Un rigore concesso da Lo Bello, il “principe del fischietto”, per un fallo su Riva, trattenuto per la maglia proprio da Salvadore in mischia, sotto porta, su un corner per i sardi, fissò il risultato sul 2 a 2 e permise al Cagliari di tenere la Juventus a meno 2. Da quella partita il Cagliari del suo condottiero “Rombo di Tuono” prese la spinta decisiva per volare verso il tricolore. Quella fu anche la stagione che costò a Salvadore il posto in azzurro, proprio alla vigilia del Mondiale messicano. Aveva già disputato due mondiali ed erano stati fallimentari; è il suo più grosso rimpianto: «In Cile, nel 1962, avevamo uno squadrone fortissimo, in grado di strappare il titolo al Brasile. Sivori, Altafini, Rivera, Maldini, Mora, Trapattoni, Maschio, Pascutti, Robotti ed altri nomi importanti. Eppure, fummo eliminati nel primo turno. A parte l’arbitraggio scandaloso dell’inglese Aston fu una cattiva gestione la causa dell’eliminazione. Come in Inghilterra, quattro anni dopo. Albertosi, Facchetti, Bulgarelli, Rivera, Mazzola, Rosato, Meroni, in una rosa ricca di campioni. Eppure, fummo incredibilmente battuti dalla Corea del Nord, a Middlesbrough, con un goal di un certo Pak Doo Ik. Valcareggi, visionandoli li aveva definiti dei “Ridolini”. Loro risero e noi piangemmo amare lacrime. Ero in tribuna, quel giorno, ma anch’io divenni un “coreano”. Peccato». Due sfortunatissime autoreti al “Santiago Bernabeu” di Madrid nell’amichevole con la Spagna, la sera del 21 febbraio 1970, vanificarono i goals di Anastasi e Riva ed indussero il C.T. Valcareggi, che come Napoleone voleva i suoi generali fortunati, a non convocarlo per il mondiale messicano. «Il giorno più brutto della mia carriera; In realtà, feci solo un autogol, sull’altro non toccai il pallone, ma me lo attribuirono lo stesso». Fu la 36sima ed ultima presenza dello juventino in Nazionale.
La Juventus divenne la “sua” Nazionale. Non saltò mai una partita; ride: «Avessero dovuto pagarmi a gettone sarei costato un patrimonio alla società».
Con la maglia bianconera ha disputato ben 449 partite vincendo altri due scudetti nel 1971-72 e nel 1972-73 e disputando anche la finalissima dei Coppa dei Campioni a Belgrado, persa 1-0 con l’ Ajax. Nel 1974, per dare spazio a Scirea, la Juventus gli concesse la lista gratuita.
Cominciò l’attività di allenatore, nel settore giovanile della Juventus. Ebbe anche due parentesi con i semiprofessionisti a Casale ed Ivrea, ma la sua passione era allenare i giovani. Qualche anno dopo prese la solenne decisione di trasferirsi con moglie e tre figlie, in una “cascina” su un bricco a Costigliole d’Asti. Sentiva il bisogno di stare all’aria aperta, di vivere nel verde, diventando così un ricco pensionato che ama vivere nel verde e guidare i trattori. Con, nel sangue, la mai sopita passione per il calcio.”







(da "Il Milan Racconta")


La tessera delle Giovanili di Sandro Salvadore





Il Milan 1960-61. In piedi, da sinistra: Altafini, Rivera, David, Salvadore, Zagatti, C. Maldini. Accosciati, da sinistra: Trebbi, Trapattoni, Ghezzi, Maraschi, Vernazza
(Archivio Magliarossonera.it)





Sandro Salvadore a colloquio con Giampiero Boniperti
(Archivio Gazzetta dello Sport)


In maglia azzurra, con la Nazionale Olimpica ai Giochi di Roma '60, contro l'Inghilterra 2-2
(Empics - Archivio Gazzetta dello Sport)





Heriberto Herrera si congratula con Favalli e Salvadore dopo la
conquista dello scudetto del '67, il primo dei tre in maglia bianconera
(Ansa - Archivio Gazzetta dello Sport)


In azione contro la sua ex squadra, in Juventus vs Milan 1-2
del campionato 1967-68. In rossonero, a sinistra, Pierino Prati
(Archivio Gazzetta dello Sport)



Maglia della Nazionale Italiana indossata da Sandro Salvadore, giocatore della Juventus, in occasione della ripetizione della partita di finale del Campionato Europeo, disputata a Roma il 10 giugno 1968 contro la Jugoslavia. Maglia di lanina di colore azzurro, maniche corte, numero 20 assegnato a Salvadore in quell'occasione (dal sito www.gianfrancoronchi.net)





In maglia azzurra, a Napoli nel '69 per la gara di qualificazione Mondiale contro la Germania Est, battuta 3-0.
Sandro Salvadore è il primo a sinistra in alto. In azzurro ha collezionato 36 presenze.
(Archivio Gazzetta dello Sport)





Salvadore in una foto della stagione 1972-73:
Salvadore, Vicpaleck, Capello e Cuccureddu...
(Archivio Gazzetta dello Sport)


...e con la formazione che vinse lo scudetto 1972-73.
In piedi, da sinistra: Salvadore, Morini, Zoff, Cuccureddu, Spinosi.
Accosciati: Capello, Causio, Anastasi, Bettega, Marchetti e Furino
(Omega - Archivio Gazzetta dello Sport)





Sandro Salvadore impegnato durante la vendemmia
(Archivio Gazzetta dello Sport)


Foto di famiglia di una dozzina d'anni fa. Da sinistra, la moglie Anna, i nipotini Melissa, Jessica e Alex, Sandro Salvadore e la figlia minore, Claudia
(Archivio Gazzetta dello Sport)




Un'immagine di Salvadore nella sua casa di Castigliole (Asti)...
(Archivio Gazzetta dello Sport)


...e tra le viti della sua casa
(Archivio Gazzetta dello Sport)





(Archivio Magliarossonera.it)
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(Archivio Magliarossonera.it)



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Salvadore Sandro su "Il Monello" del 24 gennaio 1974





(Archivio Magliarossonera.it)


Una foto recente di Salvadore
(dal sito www.gazzetta.it)



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Il Milan Vecchie Glorie fotografato all'Arena di Milano (metà-fine Anni '70).
In piedi, da sinistra: Salvadore, Altafini, .... , Attilio Maldera, Belli, Sormani, Luigi Maldera, Santin, Prati.
Accosciati, da sinistra: Aldo Maldera, .... , Silvano Villa, Golin, Anquilletti, Danova, Lodetti, Zignoli
(per gentile concessione di Gianni Righetto)




Dal sito www.acmilan.com
4 gennaio 2007

E' MORTO SANDRO SALVADORE
E' morto nella notte, all'eta' di 67 anni, Sandro Salvadore giocatore del Milan degli anni sessanta. Salvadore con la maglia rossonera ha giocato 5 stagioni tra il 1958 e il 1962 vincendo 2 scudetti nel 1958/59 e nel 1961/62. Al termine di quest'ultima stagione passò alla Juventus in cambio di Bruno Mora. Alla famiglia e ai cari vanno le più sentite condoglianze dell' AC Milan.




Dal sito www.fcjuventus.it
3 gennaio 2007

All'eta' di 67 anni si e' spento, nella notte scorsa, Sandro Salvadore, stella della Juventus a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. Lo annuncia lo stesso club bianconero. 'Un campione di grandissima classe - ricorda il presidente Giovanni Cobolli Gigli dal sito della Juventus - un vero trascinatore, legatissimo ai colori bianconeri. La sua scomparsa ci addolora profondamente e siamo vicini ai suoi familiari. Capitan Billy ci manchera''.
Salvadore giunse a Torino nell'estate del 1962, quando il Milan lo cedette alla Juventus in cambio dell'ala Bruno Mora, in un affare che fece scalpore. Con la Juventus per dodici stagioni consecutive, ha collezionato 450 presenze con diciassette reti. Con la Juventus vinse tre scudetti, nel 1967, nel 1972 e nel 1973 e una Coppa Italia, nel 1965. Pilastro della Nazionale italiana con 36 presenze, partecipo' alle spedizioni Mondiali di Cile '62 e Inghilterra '66 e nel 1968 vinse il titolo continentale negli Europei disputati in Italia.
TORINO, 4 gennaio 2007 - Il calcio piange Sandro Salvadore, giocatore di Milan e Juve a cavallo tra gli Anni 60 e 70, che si è spento all'età di 67 anni. Salvadore lascia la moglie, tre figlie e dieci nipoti. I funerali sono previsti per domenica alle 9.30 nella chiesa di San Domenico Savio di Asti.
"Un campione di grandissima classe - ricorda il presidente bianconero Giovanni Cobolli Gigli - un vero trascinatore, legatissimo ai colori della Juve. La sua scomparsa ci addolora profondamente e siamo vicini ai suoi familiari. Capitan Billy ci mancherà".
Salvadore giunse a Torino nell'estate del 1962, quando il Milan lo cedette alla Juventus in cambio dell'ala Bruno Mora e indossò la maglia bianconera per 12 stagioni consecutive. Salvadore era un difensore eclettico, poteva essere schierato come libero, stopper o terzino e spesso si spingeva in avanti, riuscendo anche a realizzare reti importanti, tanto che, nelle 450 presenze collezionate mise a segno 17 reti.
Con il Milan vinse due scudetti (1958-59 e 1961-62), tre invece con la Juventus (1966-67, 1971-72 e 1972-73), con il quale conquistò anche una Coppa Italia nel 1965. Pilastro della Nazionale italiana con 36 presenze, partecipò alle spedizioni Mondiali di Cile '62 e Inghilterra '66 e nel 1968 vinse il titolo continentale negli Europei disputati in Italia.
Il «Vecchio Billy» si è spento a 67 anni, tradito dal suo cuore. Sandro Salvadore era stato il capitano della Juventus con cui aveva conquistato tre scudetti (oltre ai due vinti con il Milan) e una Coppa Italia. Fu capitano della Nazionale con cui divenne campione europeo a Roma nel ‘68. Stroncato da un attacco cardiaco a Castiglione d’Asti, dove gestiva un’azienda agricola, i funerali di Salvadore verranno celebrati domenica alle 9.30 nella chiesa di S. Domenico Savio, ad Asti.
In azzurro aveva debuttato a Napoli, contro l’Austria, insieme con Trapattoni, nella gara che segnò l’addio di Boniperti. Sia Salvadore (giocatore), che Trapattoni (allenatore) approdarono alla Juventus proprio con Boniperti, prima consigliere e poi presidente. Per Salvadore, l’addio alla Nazionale fu invece nel ‘70 dopo due sfortunate autoreti a Madrid, nell’amichevole con la Spagna (2-2). Il ct Valcareggi non lo convocò in Messico e Sandro si fermò a 36 presenze. Si rifece vincendo altri due titoli consecutivi con la Juventus, ma perse la finale di Coppa Campioni con l’Ajax di Cruyff.
Ebbe momenti difficili con Heriberto Herrera, il sergente di ferro che guidò la Juventus al 13° scudetto. HH2 schierò Salvadore come terzino, ruolo che Sandro gradiva poco.
Salvadore era anche un cacciatore, come Boniperti. E, quando arrivò a Torino i compagni scoprirono la sua passione per il fucile e per l’eroe dei fumetti Pecos Bill, e lo ribattezzarono il «vecchio Billy». Sul nomignolo, però, c’è un’altra versione: Sandro s’ispirava a Billy Wright, mitico centromediano dell’Inghilterra.
L’ultima intervista gliela feci un paio d’anni fa, via cellulare, mentre stava al volante del trattore, a vendemmiare sulle colline dell’astigiano dove aveva scelto di vivere. Dopo aver tentato la carriera di allenatore nelle giovanili della Juventus e poi tra i dilettanti, come una sorta di Cincinnato, s’era ritirato in campagna a fare il...«cowboy». E senza rimpianti.
commosso da parte di alcuni tra gli ex compagni di Sandro Salvadore, giocatore e capitano della Juve a cavallo degli anni ’60 e ’70, deceduto la notte scorsa all’età di 67 anni. Attraverso il sito internet della società bianconera, Pietro Anastasi, Roberto Bettega, Franco Causio, Beppe Furino e Francesco Morini hanno ricordato il loro ex compagno di tante avventure sportive.
«Mi spiace tantissimo -ha dichiarato Anastasi-, ci eravamo incontrati per la festa dei 109 anni della Juventus e lo avevo rivisto con grande piacere. Quando ero arrivato a Torino, Sandro era uno degli anziani, il capitano, ed è sempre stato per tutti un punto di riferimento. Non voleva mai perdere, era una persona speciale».
Per Bettega, invece, «Billy è stato un maestro, oltre che un compagno. Spesso la domenica mattina andavamo a Messa insieme. Ho tanti ricordi personali più che calcistici, per quelli credo parli la sua carriera di campione straordinario e duttile, capace di giocare terzino come centrale con la stessa efficacia».
Ricordo intenso anche da parte di colui che ha condiviso la camera, Franco Causio. «È stato mio compagno di camera quando ero arrivato alla Juventus. Ero poco più che un ragazzino e mi ha aiutato tantissimo. Parlare del calciatore mi pare superfluo; può sembrare una frase fatta, ma come persona ha rappresentato molto per me».
Quindi Beppe Furino, che qualche anno più tardi ha ereditato la fascia di capitano. «Sandro per me era un punto di riferimento. Con Del Sol, Leoncini, Castano, rappresentava la vecchia guardia e quando arrivai a Torino era un serbatoio inesauribile di consigli utili e di esperienza. Con il tempo ci siamo frequentati e la sua scomparsa mi lascia molto addolorato, perchè perdo un amico».
Infine Morini:«Billy era un grande calciatore, un difensore con la classe di un centrocampista. Mi ha aiutato ad inserirmi nel gruppo e in tanti abbiamo imparato molto da lui, anche Scirea, che prese poi il suo posto. Andavamo a caccia insieme ogni tanto, mi spiace tantissimo che se ne sia andato e voglio fare le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia».




Dal sito www.gazzetta.it
4 gennaio 2007

JUVE E MILAN PIANGONO SALVADORE
L'ex difensore di Milan e Juventus si è spento all'età di 67 anni, domenica i funerali. Con i bianconeri conquistò tre scudetti, con i rossoneri due. Nel '68 vinse l'Europeo con la Nazionale
TORINO, 4 gennaio 2007 - Il calcio piange Sandro Salvadore, giocatore di Milan e Juve a cavallo tra gli Anni 60 e 70, che si è spento all'età di 67 anni. Salvadore lascia la moglie, tre figlie e dieci nipoti. I funerali sono previsti per domenica alle 9.30 nella chiesa di San Domenico Savio di Asti.
"Un campione di grandissima classe - ricorda il presidente bianconero Giovanni Cobolli Gigli - un vero trascinatore, legatissimo ai colori della Juve. La sua scomparsa ci addolora profondamente e siamo vicini ai suoi familiari. Capitan Billy ci mancherà".
Salvadore giunse a Torino nell'estate del 1962, quando il Milan lo cedette alla Juventus in cambio dell'ala Bruno Mora e indossò la maglia bianconera per 12 stagioni consecutive. Salvadore era un difensore eclettico, poteva essere schierato come libero, stopper o terzino e spesso si spingeva in avanti, riuscendo anche a realizzare reti importanti, tanto che, nelle 450 presenze collezionate mise a segno 17 reti.
Con il Milan vinse due scudetti (1958-59 e 1961-62), tre invece con la Juventus (1966-67, 1971-72 e 1972-73), con il quale conquistò anche una Coppa Italia nel 1965. Pilastro della Nazionale italiana con 36 presenze, partecipò alle spedizioni Mondiali di Cile '62 e Inghilterra '66 e nel 1968 vinse il titolo continentale negli Europei disputati in Italia.

BETTEGA: "IL MIO MAESTRO"
Pietro Anastasi: "Mi spiace tantissimo, ci eravamo incontrati per la festa dei 109 anni della Juventus e lo avevo rivisto con grande piacere. Quando arrivai a Torino Sandro era uno degli anziani, il capitano, ed è sempre stato per tutti un punto di riferimento. Non voleva mai perdere, era una persona speciale".
Roberto Bettega: "Billy per me è stato un maestro, oltre che un compagno. Spesso la domenica mattina andavamo a Messa insieme. Ho tanti ricordi personali più che calcistici, per quelli credo parli la sua carriera di campione straordinario e duttile, capace di giocare terzino come centrale con la stessa efficacia".
Franco Causio: "È stato mio compagno di camera quando ero arrivato alla Juventus. Ero poco più che un ragazzino e mi ha aiutato tantissimo. Parlare del calciatore mi pare superfluo; può sembrare una frase fatta, ma come persona ha rappresentato molto per me".
Beppe Furino: "Sandro per me era un punto di riferimento. Con Del Sol, Leoncini e Castano rappresentava la vecchia guardia, e quando arrivai a Torino era un serbatoio inesauribile di consigli utili".
Gigi Riva: "Un giocatore grintoso e determinato, che ha vinto molto nel Milan e nella Juventus. Abbiamo vinto insieme gli Europei del 1968: quel tipo di calciatori sono compagni di squadra di quelli che ti restano come se fossero della tua stessa famiglia. È come aver perso un parente, un amico".
Gianni Rivera: "Avevamo fatto le Olimpiadi insieme. Anche se con lui c'era qualche anno di differenza c'è stato un momento nel quale eravamo i giovani del Milan, con Trapattoni e Pelagalli, e ricordo che andavamo all'allenamento insieme. Siamo rimasti in contatto anche quando è passato alla Juve, perchè una certa sintonia rimane, anche quando si prendono strade diverse".

Cinque scudetti, a 21 anni esordì in azzurro
Sandro Salvadore era nato a Milano il 29 novembre del 1939. Cresciuto nel Milan ha esordito in serie A il 21 settembre del 1958. In rossonero 4 stagioni con due scudetti, uno nel 1958-59, l'altro nel campionato in cui alla fine lasciò la squadra rossonera, cioè il 1961-62. Con il Milan 72 partite di A e un gol. Poi il passaggio alla Juventus, con cui ha trascorso il resto della sua carriera.
Salvadore è rimasto in bianconero per 12 stagioni, tutte da titolare. Con la maglia della Juventus tre scudetti (1966-67, 1971-72 e 1972-73) e una coppa Italia (nel 1965). L'esordio con la maglia della Juventus il 16 settembre 1962: in tutto 450 presenze e 17 gol, coppe comprese. Il ritiro alla fine del campionato 1973/74.
Pilastro anche della Nazionale, per lui l'esordio azzurro a soli 21 anni (10 dicembre 1960) in Italia-Austria 1-2. Partecipò a due Mondiali (Cile 1962, Inghilterra 1966) e a un Europeo (1968), laureandosi campione d'Europa all'Olimpico di Roma. Le sue presenze in Nazionale sono state 36 (17 da capitano), con 2 reti. Ultima partita in azzurro quella contro la Spagna del 1970 a Madrid, in cui segnò due sfortunate autoreti (la gara finì 2-2) che gli costarono la convocazione ai Mondiali messicani.




Dal sito www.repubblica.it
4 gennaio 2007

LA JUVENTUS PIANGE SALVADORE, UN DIFENSORE D'ALTRI TEMPI
L'esordio nel Milan, poi 12 anni alla Juve. Vestì anche la maglia azzurra. Cobolli Gigli: "Un trascinatore, attaccato ai colori bianconeri
TORINO - E' morto Sandro Salvadore. Il difensore, che si è spento all'età di 67 anni, durante la sua carriera vestì le maglie del Milan, della Juve e della Nazionale.
La carriera calcistica di Salvadore iniziò nel Milan. Con la maglia rossonera esordì il 21 settembre 1958, nel ruolo di libero. Con la squadra milanese vinse due campionati, quello d'esordio e l'ultimo disputato in maglia rossonera (1961/62). A quel punto la società milanese decise di cederlo alla Juve in cambio dell'attaccante Bruno Mora.
Sotto la Mole Salvadore rimase 12 anni, guadagnandosi il posto da titolare inamovibile e vincendo tre campionati (1966/67, 1971/72 e 1972/73) e una coppa Italia (1964/65) e segnando 17 reti. Molte le presenze in maglia azzurra: 36 (di cui 17 da capitano). Due i gol all'attivo. L'esordio del difensore risale al 1960, due anni dopo volò in Cile per i campionati del Mondo. Nel 1966 fu la volta dell'Inghilterra. Nel 1968 disputò gli Europei in Italia nel 1968, laureandosi campione continentale.
Avrebbe dovuto giocare anche i mondiali del Messico nel 1970 ma le due autoreti che provocò durante Spagna - Italia 2-2 (sua ultima presenze in maglia azzurra), gli costarono il posto e la fiducia dell'allora ct Ferruccio Valcareggi. Appese le scarpette al chiodo alla fine del campionato 1973/74 e il suo posto fu preso da Gaetano Scirea.
Libero di notevole temperamento, capace come pochi di comandare la difesa, "Billy" Salvadore fu un difensore eclettico. Schierato anche come stopper o terzino, spesso si spingeva in avanti, riuscendo anche a realizzare reti importanti, tanto che, nelle 450 presenze collezionate in bianconero, mise a segno diciassette reti.
"Un campione di grandissima classe - ricorda il presidente Giovanni Cobolli Gigli - un vero trascinatore, legatissimo ai colori bianconeri. Capitan Billy ci mancherà". E si fanno vivi anche gli ex compagni di sqaudra. Attraverso il sito internet della società bianconera, Pietro Anastasi, Roberto Bettega ("Billy è stato un maestro, oltre che un compagno"), Franco Causio, Beppe Furino e Francesco Morini hanno ricordato il loro ex compagno di tante avventure sportive. E anche il Milan ha inviato le condoglianze alla famiglia.




Dal sito www.lastampaweb.it
7 gennaio 2007 - di Marco Bernardini

L'ULTIMO SALUTO AL CONTADINO BILLY
Leoncini, Bettega, Cereser e tantissimi amici di campagna per l’addio a Salvadore Beppe Furino ha raccontato certe divertenti «manie» di Sandro. Folta la presenza di ex granata. Un piccolo grande gagliardetto bianconero
ASTI. In campagna le cose importanti succedono sempre di mattina presto. Anche i funerali. Improvvisamente, come il sipario che un attimo prima nascondeva il palco del teatro, si sollevava il velo della nebbia. C’era ancora una timida luna piena, nel cielo, appesa sul plat fond colore del latte macchiato d’azzurro. Proprio come cantavano, insieme, Dario Fo ed Enzo Jannacci. E non li menziono per caso. Quando muore un contadino e il parroco fa suonare le campane per rammentare alla gente che è tempo di radunarsi in meditazione, non è come da tutte le altre parti. Quelli che vivono con il lavoro della terra, formichine in una natura spesso capricciosa, sono assolutamente diversi da coloro i cui figli e nipoti pensano che i polli nascano tutti a Verona già a pezzi e surgelati. A loro, a quelli della campagna, fa più paura una certa vita che non la morte con la sua certezza. Tra il tempo della semina e quello destinato all’uso della falce esiste lo spazio di una serena normalità da consumare con un’altrettanto ragionevole consapevolezza sul fatto che le stagioni della vita sono esattamente come quelle scandite dal metronomo universale. E se è il pettirosso ad annunciare, con il suo canto dolcissimo, il sorgere dell’alba è poi l’allodola, bella e inconsapevolmente dispettosa, ad avvertire che di lì a poco sopraggiungerà la notte. E nessuno e niente potranno mai modificare il senso di questo linguaggio universale. Ecco perché ciascuna cosa, in campagna, va presa e vissuta con rassegnata pazienza. Anche un funerale. E’ così che ieri mattina, per l’ultimo saluto al contadino Sandro Salvadore, davanti alla chiesa di San Domenico Savio le espres¬sioni disegnate sui volti della gente esprimevano dolente e profondo rispetto piuttosto che plateale strazio. Un saluto gonfio di umanità sincera e partecipe, quindi assolutamente autentico, al quale si adattava in perfetta conformità il viso di Anna, la compagna del campione contadino, dal cui sguardo ovviamente smarrito verso l’inutile ricerca di occhi ormai spenti sprigionava soprattutto una potente e prepotente dignità. Appena una lacrima, discreta seppur color del sangue, nel momento un cui don Giacomo il prevosto parlava come se nel tempio ci fosse solamente lei, davanti a quella gabbia blindata in noce chiaro. «Cara Anna, lo ricordo bene, erano in tanti qui il giorno del vostro matrimonio. Ma oggi è presente una vera moltitudine».
Dall’organo usciva il coro degli angeli. E’ vero. Una moltitudine. Più di mille persone. Donne, uomini e anche tanti ragazzini differenti eppure tutti uguali. Riconoscibilissimi, per gestualità e per discorsi, nella loro unica anima agreste per la quale ogni tipo di esagerazione equivale al peggiore dei peccati capitali, quello della vanità. L’intera comunità di Castiglione d’Asti, dove il poeta del calcio difensivo era andato a vivere per farsi vero contadino, si era data appuntamento come quando, una volta all’anno, si celebra la festa del paese. Su quanti amici poteva contare Sandro! Un arrivederci rigorosamente evangelico. Non c’erano mercanti fuori dal tempio e neppure al suo interno. Fiori in giusta misura, musiche lievi, nessuna odiosa separazione di casta. Unico indizio di popolarità e di fama trascorse, un gagliardetto con i colori bianconeri della Juventus retto in mano da un ragazzino del piccolo campo sportivo intitolato a Emilio Pozzo, dove Salvadore andava ogni tanto per scaricare la fatica accumulata tra le zolle e tra le vigne dei terreni che lavorava con la lena di un mezzadro. In esilio ogni tipo di ufficiale e di formale istituzionalità. Ciascuno meravigliosamente soft come Massimo Mazzuccato, sbandieratore di San Lazzaro.
Amici, solamente amici. Roberto Bettega, in un angolo della chiesa, lo sguardo perso probabilmente a ricordare quando in allenamento Sandro lo costringeva a dannarsi pur di liberarsi dalla sua elegante stretta di acciaio. Beppe Furino, Leoncini, Castano, Sacco ex compagni oggi soltanto fratelli separati da un fratello. Poi quelli dell’altra sponda. Lido Vieri, Fossati, Cereser, Rosato. La brava gente, alla fine, non ha un colore di maglia. Nessun assurdo applauso, ma segni della croce sulle fronti arrossate dal vento e dal sole. Eppoi tanti baci, lanciati al vento da mani ruvide e screpolate. Era il corteo che si muoveva e che, ciondolando come un faggio sbattuto dalla brezza in arrivo dal dorso delle colline, raggiungeva senza defezioni il cimitero di Castiglione. Gazze ladre, beccaccini e merli erano lì ad aspettare Sandro e i suoi amici.
Come un anno fa, a pochi chilometri da qui. Nella valle attigua, a Cortazzone d’Asti, un altro gruppo di brave persone accompagnava nell’ultima camminata l’amico Felice. Se ne era andato, più o meno come Sandro anche se più grande di dieci anni, il signor Andreasi. Un superbo artista che, anche lui, volle farsi contadino. E, confusi tra la gente della campagna, procedevano Dario Fo, Franca Rame, Lino Toffolo, Cochi Ponzoni, Renato Pozzetto, Bruno Lauzi ed Enzo Jannacci. I loro volti erano quelli dei personaggi che tutti conoscevano. Le loro anime e i loro pensieri, però, erano quelli di un gruppo di amici che avevano perso un grande amico. Nessuno li disturbava. Loro, uomini tra gli uomini e basta. Soprattutto nessuno piangeva, perché le finzioni vanno bene a teatro e non nella vita. Sicché ieri era proprio bello sentire Beppe Furino mentre raccontava di Sandro e di certe sue divertenti manie, tipo quella di “rubare” un’anguria da gran premio alla fine di una festicciola del paese per portarla a casa ai suoi nipotini. Amici miei, ma non era il remake del film di Germi e di Monicelli. Eppoi, suvvia, “E sempre allegri bisogna stare/ chè il nostro pianger fa male al re/fa male al ricco e al cardinale/diventan tristi se noi piangiam”. Enzo e Dario canticchiavano così, sottovoce, quel giorno. Qualcuno, oggi, è ancora pronto a giurare che dal “carrozzone” dentro il quale viaggiava Felice si sentì arrivare uno stupendo sghignazzo.






Asti. La bara di Sandro Salvadore esce dalla Chiesa di
San Domenico Savio, dove ieri si sono tenuti i funerali
(foto Abtech)


Asti. Un tifoso mostra una sciarpa bianconera
per onorare la memoria del capitano Anni 60
(foto Abtech)