Giuseppe SABADINI
"Tato"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Giuseppe SABADINI

Nato il 26.03.1949 a Sagrado (GO)

Terzino destro (D), m 1.78, kg 75

Stagioni al Milan: 7, dal 1971-72 al 1977-78

Soprannomi: “Tato”, “Tarzan”

Proveniente dalla Sampdoria

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 29.08.1971: Monza vs Milan 0-1

Ultima partita giocata con il Milan l'01.06.1978: Napoli vs Milan 1-0 (Coppa Italia)

Totale presenze in gare ufficiali: 244

Reti segnate: 17

Palmares rossonero: 1 Coppa delle Coppe (1973), 3 Coppe Italia (1972, 1973, 1977), 1 finale di Coppa delle Coppe contro il Magdeburgo (1974), 1 finale a/r di Supercoppa Europea contro l’Ajax (1974), 1 finale di Coppa Italia contro la Fiorentina (1975), 1 convocazione per i Mondiali del 1974 in Germania (maglia nr.13)

Esordio assoluto in Serie A il 15.05.1966: Sampdoria vs Napoli 1-0

Palmares personale: 1 premio “Giuliano Taccola” quale miglior giovane della Serie A (stagione 1970-71, da calciatore della Sampdoria)

Esordio in Nazionale Giovanile il 16.04.1969: Itali
a vs Romania 1-0

Totale presenze in Nazionale Giovanile: 5

Reti segnate in Nazionale Giovanile: 0

Esordio in Nazionale B l'01.11.1970: Itali
a vs Austria 3-1

Totale presenze in Nazionale B: 5

Reti segnate in Nazionale B: 0

Esordio in Nazionale Italiana il 31.03.1973: Itali
a vs Lussemburgo 5-0

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 26.02.1974: Italia vs Germania Ovest 0-0

Totale presenze in Nazionale Italiana: 4

Reti segnate in Nazionale Italiana: 0




Ha giocato anche con la Sampdoria (A), il Catanzaro (A), il Catania (A), l'Ascoli (A e B), il Corigliano Calabro (Dil.).

Ha allenato il Venezia (C1), l'Alessandria (C2, con cui vinse il campionato, per poi allenarla in C1) (prima esonerato, poi subentrato), il Corigliano Calabro (Interr.) (giocatore - allenatore), il Catanzaro (B, allenatore in 2^ ed in C2 da titolare), l'Avezzano (C2), dl'A.S.Messina (Interr.), l'Astrea (C2), il Castrovillari (C2, subentrato ed esonerato nel corso della stagione 2000-01).

"Arrivò al Milan nell'estate del 1971 assieme ad Albertino Bigon e Riccardo Sogliano proveniente dalla Sampdoria allenata da Fulvio Bernardini e con la quale esordì in Serie A all'età di diciassette anni; per uno che da bambino collezionava le figurine dei giocatori rossoneri, indossare la gloriosa casacca del Diavolo rappresentava un sogno. Quelle sue scorribande sulla fascia con i lunghi capelli svolazzanti, oltre a valergli il soprannome di "Tarzan", fecero ben presto innamorare i tifosi rossoneri che lo elessero a loro idolo. Gradiva particolarmente infatti frequentare i clubs rossoneri ove intratteneva volentieri i tifosi con la sua chitarra (due per tutti, il "Settembre Rossonero" di Rho ed il Milan Club Moncalieri (TO), oltre ad allietare i ritiri con la squadra strimpellando (si fa per dire, ma chi lo ha sentito ha detto che è molto bravo) qualche canzone, con l'amico Lino Golin a fare da solista.
Inizialmente però ebbe delle incomprensioni con Nereo Rocco, grazie anche ad un Milan-Juventus in cui a "Tato" fu affidato l'astro nascente Roberto Bettega che in quella occasione mise a segno una doppietta, tra cui il famoso gol di tacco per il quale, ancora oggi, i sostenitori juventini sbeffeggiano quelli milanisti; ma poi per lui fu un crescendo, tanto che arrivò anche a vestire la maglia Azzurra con cui, però, non ebbe molta fortuna. Capitò, infatti, che in vista di un Olanda-Italia del 20 novembre 1974, il suo vecchio maestro "Fuffo" Bernardini gli disse di tenersi pronto per affidargli nientemeno che Johann Cruijff, ma, complice qualche fraintendimento tattico con Gustavo Giagnoni, che preferiva utilizzare Luciano Zecchini come centrale difensivo o libero, Bernardini fu costretto ad optare per il barbuto difensore che, nel frattempo, in rossonero aveva comunque fatto vedere qualcosa di positivo, con il risultato che oltre ad incassare un secco 3-1, quell'incontro segnò in qualche modo l'addio alla Nazionale sia di Sabadini che di Zecchini. Peggio di così...
In rossonero vinse "soltanto" una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia, sfiorando però per ben due volte lo Scudetto, nel '72 e, soprattutto, nel '73, quando nell'ultima giornata i giocatori rossoneri, reduci dalla Battaglia Vittoriosa in Coppa delle Coppe con il Leeds di Joe Jordan, rimediarono cinque sonori ceffoni in una Verona bardata di rossonero tanto da sembrare San Siro, rimandando così l'appuntamento tricolore di qualche anno. Quante lacrime si versarono quel giorno, che avrebbe dovuto rappresentare la degna conclusione di una stupenda stagione agonistica. Nella stagione 1977-78 arrivò al Milan il Barone Nils Liedholm che, poco per volta, inserì in squadra qualche elemento della "Primavera" come Franco Baresi e Fulvio Collovati, due elementi che poi scrissero, in modi diversi, la Storia del Milan e per il Nostro Tato venne il momento di emigrare a Catanzaro per disputare, in compagnia dell'amico "Ramon" Turone, anche lui "chiuso" dai giovanissimi astri nascenti qualche altro campionato di Serie A.
I due sono comunque testimoni di uno "storico" Catanzaro-Milan datato 29 aprile 1979 che diede, in pratica, la tanto sospirata "Stella" a Rivera (quel giorno semplicemente mostruoso) e compagni, conclusosi con un meraviglioso 3-1 in mezzo a tante, tantissime bandiere rossonere e che vide, tra l'altro, fortunatamente il sottoscritto presente; una soddisfazione da raccontare ai nipotini. Sapendo quello che Tato Sabadini ha rappresentato per il Milan, sicuramente, se non arrivò a festeggiare negli spogliatoi con gli ex compagni (ho qualche dubbio in proposito...), avvertì un qualcosa di tremendamente forte nel cuore, lo stesso con cui aveva lottato, purtroppo senza riuscirvi, per conquistare quella benedetta "Stella" che, da quel giorno, fu anche un po' sua." (Nota di Colombo Labate)



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Giuseppe Sabadini a 11 anni con la Maglia Rossonera
(da sua pagina facebook)





Ai tempi della Sampdoria


Con la maglia del Catania




Con la maglia dell'Ascoli
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)





Figurina "Panini", 1972-73



Stagione 1973-74


In azzurro



Dal sito www.wikipedia.it

CARRIERA
Fa il suo esordio in Serie A nella stagione 1965-1966 con la Sampdoria nel ruolo di ala in occasione dell'incontro Sampdoria- Napoli=1-0. L'allora allenatore della squadra blucerchiata,Fulvio Bernardini, decide di plasmarlo terzino, intuendone le grandi potenzialità ancora inespresse. Sabadini rimane a Genova, per sei anni poi approda al Milan nel 1971 per il definitivo salto di qualità della sua carriera. Con il Milan vince 3 edizioni della Coppa Italia 1972 - 1973- 1978 e una della Coppa delle Coppe (1973). Particolarmente proficua si rivela l'intesa con Gianni Rivera, i cui lanci di apertura sulla fascia trovano sempre il veloce terzino rossonero puntuale nello scatto bruciante, sovente letale per le difese avversarie Dopo 7 anni in maglia rossonera la sua carriera prosegue nel Catanzaro ove disputa quattro campionati dal 1978-1979 al 1982-1983 per poi passare al Catania l'anno successivo, sempre militando in serie A. La sua prima esperienza in B avviene con la maglia dell'Ascoli, retrocesso al termine della sfortunata stagione 1984-1985.

NAZIONALE
Sabadini in azzurro ha collezionato 4 presenze nella Nazionale A e 5 in quella Nazionale under 23. È stato tra i 22 convocati al Mondiali 1974 in Germania ma non ha disputato alcun incontro.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Terzino dinamico, tipicamente all'olandese, veloce negli inserimenti offensivi quanto ai ripiegamenti, dotato anche di un buon tiro a rete, Sabadini era elemento adatto per le partite da impostare con un atteggiamento offensivo. Si faceva comunque apprezzare anche come marcatore.






Una formazione del Milan 1971-72 a Milanello
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)





Giuseppe Sabadini, stagione 1971-72


A fianco di Gianni Rivera con la Coppa Italia 1971-72



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Giuseppe Sabadini, stagione 1971-72
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Giuseppe Sabadini, stagione 1971-72



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18 agosto 1971, amichevole Canzese vs Milan 0-16:
Tato Sabadini in azione
(da "La nostra Serie A negli Anni '70")
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19 marzo 1972, Milan vs Internazionale 1-1: Zignoli (di spalle con il numero 3) e Sabadini contrastano Jair
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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7 giugno 1972, Milan vs Internazionale 1-0 di Coppa Italia: il gol di Sabadini
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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7 giugno 1972, Milan vs Inter 1-0 di Coppa Italia:
Tato Sabadini esce dal campo
(by Giuseppe Sabadini - facebook)
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16 agosto 1972, foto scattata prima dell'amichevole Morbegnese vs Milan 1-18
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)





Giuseppe Sabadini con Rocco, Bigon, Biasiolo, Sogliano, Turone e Cesare Maldini, 1972-73
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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Stagione 1972-73
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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29 ottobre 1972, Juventus vs Milan 2-2: Giuseppe Sabadini



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Giuseppe Sabadini, 1972-73
(da "La nostra Serie A negli Anni '70")



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Giuseppe Sabadini, 1973-74
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Giuseppe Sabadini, 1973-74
(per gentile concessione di Marco Saviola)



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24 settembre 1972, Milan vs Palermo 4-0:
"Tato" Sabadini in azione
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)
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Sabadini durante un'amichevole della stagione 1972-73
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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18 marzo 1973, Internazionale vs Milan 0-2:
Il gol di "Tato" Sabadini, che apre le marcature
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)
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18 marzo 1973, Internazionale vs Milan 0-2:
L'esultanza di Sabadini dopo il suo gol
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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31 marzo 1973, Italia vs Lussemburgo 5-0 a Genova
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)
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31 marzo 1973, Italia vs Lussemburgo 5-0 a Genova
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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Giuseppe Sabadini sul "Corriere dei Ragazzi" n.17 del 29 aprile 1973
(per gentile concessione di Alberto Panzanini)



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6 maggio 1973, Torino vs Milan 2-2:
Il gol di "Tato" Sabadini, per il definitivo 2-2
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)
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6 maggio 1973, Torino vs Milan 2-2:
Sabadini, Bigon e Chiarugi esultano dopo il gol di "Tato"
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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Torino, 14 giugno 1973: Italia vs Inghilterra 2-0. Giuseppe Sabadini
(da "La nostra Serie A negli Anni Settanta")





Milan vs Sparta Praga, Coppa delle Coppe 1972-73,
Sabadini esce dal campo infortunato


Salonicco 1973, finale di Coppa delle Coppe,
Rivera e sabadini con il trofeo conquistato
(per gentile concessione di Stefano "Potsy" Pozzoni)



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Giuseppe Sabadini, stagione 1973-74
(per gentile concessione di Francesco Di Salvo)


2 dicembre 1973, Internazionale vs Milan 2-1: Contrasto Sabadini - Burgnich
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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18 novembre 1973, L.R. Vicenza vs Milan 1-1:
Il gol di "Tato" Sabadini, per il pareggio rossonero
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)
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18 novembre 1973, L.R. Vicenza vs Milan 1-1:
L'esultanza di Sabadini dopo la sua rete
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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25 novembre 1973, Milan vs Juventus 2-2:
Contrasto Sabadini - Longobucco
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)
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Tato Sabadini e Ottavio Bianchi a Milanello, 1973-74
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)





Sabadini ai Campionati del Mondo di Monaco '74
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)


Campionati del Mondo 1974: Italia vs Haiti 3-1.
Nella foto: Albertosi, Causio, Sabadini, Juliano, Anastasi
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)





Stagione 1973-74


Stagione 1974-75


Stagione 1976-77



(da "Intrepido")




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"Io proprio Io", Giuseppe Sabadini
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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CD "Il Mondo è un pallone", cantata da Tato Sabadini, 1975
(per gentile concessione di Francesco Di Salvo)
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Profilo di Sabadini, stagione 1977-78



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Giuseppe Sabadini in famiglia, 1972
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Giuseppe Sabadini e Gustavo Giagnoni
(by Giuseppe Sabadini - facebook)





Estate 1973


Sabadini e Marcello Lippi ai bagni Nettuno, Viareggio



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dal "Guerin Sportivo"



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da "Il Monello", 24 maggio 1973



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(da "Il Monello", 27 giugno 1973)





Il "Corriere dei Ragazzi" n. 17 del 1973, con caricatura Rivera e Sabadini
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Il Milan Club "Settembre Rossonero" di Rho (MI)
visitato da Tato Sabadini, 1975



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14 marzo 1976, Juventus vs Milan 1-1
"Mio figlio Ale era stato operato prima di Juve vs Milan, gli avevo promesso un gol, e lo feci..." (Tato Sabadini)



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Enrico Albertosi e Tato Sabadini
(Foto Agenzia Giornalfoto, per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)



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27 marzo 1977, Inter vs Milan 0-0: Giuseppe Sabadini in azione
(Foto Agenzia Giornalfoto, per gentile concessione di
Emanuele Pellegrini)
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Sabadini in azione
(Foto Agenzia Giornalfoto,
per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)



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Stagione 1977-78
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Stagione 1977-78
(Archivio Magliarossonera.it)



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Stagione 1977-78





Sabadini e Antonelli, Milan vs Catanzaro 0-0 del 16 dicembre 1979
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)


Sabadini e Tresoldi soccorrono Rosato, seguiti dal Dottor Monti
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)





Sabadini e Orazi in ritiro ad Asiago con il Catanzaro
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)


Sabadini nel Catanzaro, stagione 1979-80
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)






Inter vs Catanzaro 2-2 del 1982, Sabadini con Antonio Sabato
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



Tato Sabadini ospite del Milan Club Corvetto (Milano) viene omaggiato di un televisore...altri tempi !!! Sabadini nel 2002




Dal sito www.sportmediaset.it
13 gennaio 2009 - di Mattia Fariselli

Il racconto di Sabadini, ex del Milan
"IO, PIU’ SFORTUNATO DI MORIMOTO"
Sicuramente nell'ultima giornata di campionato i tifosi del Catania non avranno apprezzato la decisione dell'arbitro Celi, che a Napoli ha deciso di far concludere il primo tempo pochissimi secondi prima che Morimoto andasse in rete. Un'amarezza ben maggiore sarà però stata provata nel lontano 1976 dai supporters del Milan e in particolare da Giuseppe Sabadini, ex giocatore rossonero, vittima di una vera e propria beffa.
Siamo a Bruges, nell'andata dei quarti di finale di Coppa Uefa, e Sabadini ricorda ancora oggi benissimo quell'episodio: "Perdevamo per 1-0 e l'arbitrò ci assegnò un calcio d'angolo. Io andai in area a saltare, anticipai il portiere e mandai la palla in rete". A quel punto successe però qualcosa di davvero inspiegabile: "Proprio quando la sfera varcò la linea di porta, sentimmo un fischio dell'arbitro. Non pensammo alla fine del primo tempo perchè non si trattava del solito duplice fischio, ma mentre esultavamo il direttore di gara ci fece cenno che il tutto non era valido e che la prima frazione si era appena conclusa".
Fu ovvia la rabbia di giocatori e staff tecnico del Milan per questo episodio davvero incredibile: "Ricordo benissimo Rocco - racconta ancora Sabadini - che, fuori di sè, scagliava bottigliette di aranciata contro il muro". Nella memoria dell'ex giocatore rossonero è ancora ben impresso oggi il nome del direttore di gara: "Non posso scordarmelo, era un italo francese, si chiamava Vigliani". La sfortuna accompagnò poi il Milan nel corso di tutto il doppio confronto con il Bruges, perchè, persa per 2-0 la gara d'andata, i rossoneri conducevano nel ritorno con lo stesso punteggio a San Siro, prima di subire una rete su calcio di rigore che li estromise dalla competizione.
"Ancora oggi non mi spiego - conclude Sabadini - perchè l'arbitro abbia deciso in quel modo. Puoi non far battere il calcio d'angolo, ma se invece concedi ai giocatori di farlo, è impensabile fischiare mentre la palla sta andando in rete. Quando ho visto quello che era successo con Morimoto è subito tornato alla mente quanto accaduto a me nel 1976". Forse non basterà a far spegnere la giusta amarezza dei tifosi del Catania, ma nella storia del calcio qualcuno ha subito un torto certamente maggiore. Fa sorridere, ma anche riflettere, immaginare le reazioni che si avrebbero se un episodio così clamoroso si verificasse oggi...





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Tato Sabadini su "Forza Milan!" di marzo 2009




Dal sito www.mondomilanday.it.gg
marzo 2010

Terza Pagina - Gianpiero Sabato intervista Giuseppe "Tato" Sabadini
Benvenuti ad una puntata straordinaria di Terza Pagina. Questa settimana l’approfondimento sulla vita del nostro Milan lo facciamo in modo diverso dal solito, lo facciamo direttamente con il grande protagonista della storia del nostro club a cui questa puntata è dedicata: Giuseppe “Tato” Sabadini.
Sette stagioni in maglia rossonera (dal 1971 al 1978), 244 presenze ufficiali arricchite da 17 gol, ma soprattutto tante, tantissime corse lungo le fasce che ne fecero uno dei terzini più forti, completi e moderni della storia del Milan.
Arrivato nel grande calcio giovanissimo, il salto di qualità lo fece con l’arrivo nel Milan, la squadra per cui faceva il tifo sin da bambino. Le sue qualità e la costanza delle sue prestazioni gli permisero di essere per un quasi un decennio un titolare inamovibile della nostra squadra, e di approdare in Nazionale ancora molto giovane, anche se quella azzurra fu, come vedremo, una esperienza poco esaltante.
Al contrario del “suo Milan” che alternò grandi gioie (in rossonero conquistò 3 coppe Italia ed 1 Coppa delle Coppe) e grandi dolori (la “fatal Verona” per tutte), Tato Sabadini fu protagonista di un rendimento costantemente elevato e senza pause e di un attaccamento alla maglia che aveva avuto (ed ha ancora) pochi precedenti. L’amore per il Milan è ancora oggi molto vivo, ed è proprio questo amore che ci ha permesso di entrare in contatto con lui ed onora Milan Day della sua “amicizia”. Ed allora non potevamo non approfittarne, e gli abbiamo sottoposto delle domande che ci permettono di ripercorrere la sua carriera, di conoscere il Milan di quegli anni e di gettare uno sguardo sul Milan di oggi


Giuseppe Sabadini nasce ala e poi, grazie a Fulvio Bernardini nella Samp, diventa un grande terzino destro, uno dei primi esempi di “terzino moderno”, capace sia di difendere sia di attaccarre. Per chi è più giovane e non ha avuto la fortuna di vederla giocare, ci può brevemente descrivere le sue caratteristiche? C’è un giocatore del Milan degli ultimi anni che le ricorda Tato Sabadini?
Visto che giocavo sia a destra che a sinistra direi una via di mezzo tra Cafù e Serginho; un po’ meno forte tecnicamente, ma molto più forte fisicamente, anche come colpitore di testa.

Il Milan la acquista nel ’71 strappandola alla concorrenza di Juve e Inter. Gli inizi con Nereo Rocco non furono facili, ma poi le cose si aggiustarono ed è diventato uno dei terzini più forti della storia rossonera. Cosa c’era che non andava all’inizio e che cosa le permise di invertire la rotta e diventare un punto di riferimento della squadra?
La differenza tra il Milan e la Sampdoria di quel periodo era enorme. Alla Sampdoria ero abituato a giocare per non retrocedere , al Milan per vincere tutto insieme a tanti campioni (Rivera , Rosato , Schnellinger , Cudicini , Anquilletti , Prati) tutti miei idoli , quindi ero bloccato psicologicamente. Ci pensò il Paron a sbloccarmi, continuando a pungermi ogni qualvolta mi vedeva, fino a farmi scoppiare in allenamento; lo volevo picchiare e dovettero tenermi Schnellinger , Rivera e qualche altro compagno.
Pensavo volesse mandarmi a casa, invece mi chiamò negli spogliatoi e con mia sorpresa mi disse “adesso tu andrai in nazionale". GRANDE PAPA’ PARON SEMPRE NEL MIO CUORE.


Nei primi due anni milanisti lei segnò i suoi primi due gol (in assoluto in coppa Italia nel ’72 ed in campionato nel ‘73) in due derby contro l’Inter. Quell’Inter, entrambe le volte, era allenata da Invernizzi, lo stesso allenatore che la bocciò ad un provino sostenuto per le giovanili nerazzurre. Fu solo un caso oppure era una cosa che si era legata al dito?
Niente di tutto questo. Il talent scout che mi portò all’Inter , il signor Bruno Stabile , era un osservatore dell’Inter , e mi comprò di tasca sua all’ insaputa dell’Inter stessa. Al momento di incassare chiese una cifra tre volte superiore, così i dirigenti , informandosi della realtà, lo licenziarono e lui mi portò via con una scusa. Mesi dopo andai alla Sampdoria senza fare provini. Invernizzi stravedeva per me, fu proprio lui a dirmi come erano andate le cose. Negli allenamenti mi elogiava e mi portava da esempio agli altri.

Dalla scommessa vinta con suo padre sul debutto in serie A (a 17 anni) alla prima convocazione in Nazionale (a 24 anni) non trascorse molto tempo. Sembra tutto bello e facile, ma immagino che dietro ci siano stati molti sacrifici. Cosa ricorda e cosa ci può raccontare in merito? Alla Sampdoria prendevo quindicimila lire al mese ed ero spesato nel mangiare e nel dormire in pensione insieme ad altri ad altri 14 ragazzi, tra cui anche Marcello Lippi.
Ci allenavamo a Sestri Ponente, bisognava pagarsi l’autobus e mantenersi per tutto quello che poteva servire, e si doveva sottostare agli orari della pensione. Ore 8 sveglia , ore 12 pranzo, quindi prendevo il mio borsone con la divisa e la roba da calcio che dovevo curarmi da solo, andavo alla circonvallazione ad un km di distanza, prendevo l’autobus fino a Sestri e mi allenavo. Tornavo dall’allenamento alle 19,30 per cena e non potevo più uscire. Molti ragazzi, infatti, si innervosivano, rispondevano male e non accettavano certe regole e per questo venivano rispediti a casa. In allenamento il mister era molto duro: come sbagliavi, per punizione, erano 5 giri di campo. Giocavo di punta, con il numero 7 : allievi, juniores, primavera, feci tutta la scalata a suon di goal (esattamente 21), poi mi prese mister Bassetto nella De Martino, tra le riserve di sera, e feci goal nel derby con il Genoa, in totale esattamente 4 goal in 6 partite. Mi notò il grande Fulvio Bernardini e da lì nacque l’amore nei miei confronti, fino ad arrivare all’esordio con il Napoli di Sivori , Altafini, Canè ecc. In dieci mesi bruciai tutte le tappe. Però devo dire che nei due anni che seguirono mi feci un vero “mazzo”, dopo gli allenamenti normali facevo l’extra con il mister Gino Poggi: stop, colpi di testa, muro, coordinazione, anticipi (dovevo diventare difensore).

A proposito di Nazionale. Nonostante una carriera lunga e da protagonista in serie A, in azzurro solo 4 presenze ed una partecipazione alla fase finale dei Mondiali del ’74 senza giocare neanche un minuto. Cosa non ha funzionato e quali rimpianti ha rispetto alla maglia azzurra?
In nazionale sono stato parecchio sfortunato ed ingannato. Vi spiego: ai campionati mondiali del Messico io giocavo nell’under 21 di Vicini. Ultima di campionato, Bernardini mi chiama e mi dice “preparati che forse vai in Messico”. Dopo qualche giorno partì Furino della Juventus, mentre io passai nell’under 23 con Bearzot. In Svezia, dopo un arbitraggio scandaloso, bisticciai con Ekstrem, una grande punta, gli diedi un sinistro in faccia e lo stesi. Allodi mi disse “ti volevo portare a Napoli con la Spagna e adesso aspetti!”. Nel ‘73 ero veramente al top, mi chiamavano Tarzan , e dopo il derby, in cui segnai un goal bellissimo, tutte le attenzioni erano su di me , Rivera e Benetti. Esordio quindi a Genova con il Lussemburgo. Poi Italia vs Brasile e Sadadini, Rivera e Facchetti furono i migliori in campo. Il ct brasiliano Zagalo mi elogia e mi mette nella sua nazionale ideale alla “grande”. Dopo arrivò la finale di coppa Italia vinta contro la Juve (avevamo vinto anche la coppa delle Coppe e perso a Verona, un vero complotto ai danni del Milan in diverse partite, che ancora oggi, pensarci, mi fa innervosire molto). Bene, dopo quella finale mi venne una pubalgia miniale che non riuscivo neanche a camminare. Da li iniziarono i problemi, persi diverse partite, sia per la pubalgia sia, poi, per uno stiramento. Fecero il blocco della Juve, Rivera era nella bufera e tramavano anche su di lui. Andiamo al mondiale e Valcareggi con Haiti mi disse “forse ti faccio marcare Schannon che è velocissimo” . Prima della gara riunione dei dirigenti e allenatori (con Allodi e Boniperti), esce Valcareggi e mi dice “vai in panchina, non posso bruciare Spinosi”. Risultato finale 3-1 per noi goal di Schannon. Italia contro Argentina. Mi chiama il mister, “Stai pronto” mi dice, solito discorso. Sono finito in tribuna, e Capello faceva il terzino sinistro. Italia contro Polonia. Mi chiama il mister e mi dice “tu con il Milan a Varsavia hai marcato Gadoca, quindi lo conosci, preparati” Esce su i giornali la polemica tra Chinaglia e Wilson (arrivò addirittura Maestrelli con un politico) ed alla fine Valcareggi mi dice “mi dispiace, vai in tribuna, e Wilson in panchina”.
Risultato finale? Eliminati… Ho visto Valcareggi qualche anno prima che morisse ed abbracciandomi mi ha detto “come eri forte!”. Gli risposi “si mister, ma il mondiale?” e lui “avevo le mani legate… eri forte… meritavi”. Ci siamo abbracciati di nuovo. Poi dopo il mondiale dovevo giocare contro l’Olanda e marcare Cruijff. Bernardini me lo disse in una partita di allenamento a Roma dove fui il migliore, segnando pure un goal. Ma il mister Giagnoni inizialmente aveva il suo Zecchini e Tato stava in panca al Milan…quindi… chiuso con la nazionale.


Nella sua esperienza milanista, in sette stagioni ha avuto più presidenti che allenatori. Le vicende societarie (soprattutto quelle dell’era Buticchi) quanto influirono sul rendimento del Milan di quegli anni?
Purtroppo devo dire che con Buticchi le cose andarono bene il primo anno, dopo seguirono solo anni con problemi societari e continui cambi di allenatore. Il Milan meritava di più!

In quegli anni divenne celebre l’intesa tra Tato Sabadini e Gianni Rivera. Il capitano era un grande protagonista del mondo milanista, sia in campo che fuori. Cosa rappresentava Rivera per il Milan e che rapporto aveva con lui?
Tra me e Gianni c’era un grande rapporto. Lui e Rocco mi dicevano sempre che se ero tranquillo con la testa non mi fermava nessuno. Fosse stato lui a decidere non sarei andato via dal Milan: lui mi aveva fatto rinnovare il contratto. Purtroppo non avevo un buon rapporto con Sandro Vitali, lui mi faceva la guerra contro per far giocare i suoi pupilli… cosi me ne sono andato, ma l’amore per il mio Milan non finirà mai…

Il suo palmares recita 3 Coppe Italia ed 1 Coppa delle Coppe. Spicca l’assenza di uno scudetto. Nelle prime due stagioni arrivaste 2 volte secondi ad 1 solo punto dalla Juve campione. Spesso le sconfitte furono anche determinate da decisioni arbitrali molto contestate (come il rigore di Cagliari nel ’72 o come il gol annullato a Chiarugi contro la Lazio nel ’73). Fu solo sfortuna oppure anche voi calciatori avvertivate una certa tendenza/sudditanza a favore della Juventus di quegli anni?
Basta vedere i filmati di quei campionati (che io conservo ancora) e si capisce… Lo Bello , Michelotti , Barbaresco , Panzino, sempre 12 contro 11 Ha ancora rapporti col Milan e coi suoi vecchi compagni? Ogni tanto, quando capita, con Rivera , Schnellinger , Anquiletti , Vecchi , Ramaccioni. Ho un buon rapporto con Mauro Suma di Milan Channel, è un professionista serio ed una bravissima persona. Ho qualche dedica di Gattuso e Paolo Maldini; Paolo era piccolino quando io giocavo, è come un figlio per me.

Veniamo al Milan di oggi. Quest’estate si è parlato molto della necessità del Milan di acquistare dei terzini di spinta, ruolo in cui sembravamo scoperti. Da “esperto” del settore le chiedo: crede che il lancio e l’affermazione dei giovani Abate ed Antonini sia sufficiente a ricoprire quel ruolo anche in futuro oppure pensa che la società debba intervenire sul mercato?
Antonini si è inserito alla grande, Abate è bravo ma non punta mai la porta e deve ancora lavorare a livello difensivo, ma non mi dispiace. Mi piacerebbe vedere qualche volta sulla fascia destra Thiago Silva, lui era un’ ala. Se andasse bene comprerei un altro centrale veloce. Kaladze ormai ha perso il ritmo, Favalli ha una grande esperienza ma ha 38 anni e Zambrotta ha dato già tanto. Bisogna pescare giocatori che abbiano fame, e i veterani devono accettare il volere del mister ed aiutarlo.

Mi dà un parere sul Milan di Leonardo? Le piace?
Leonardo è una persona eccezionale e piano piano sta acquisendo esperienza, nonostante abbia un compito molto difficile per l’amicizia con i suoi vecchi compagni. Lui non deve farsi condizionare nel momento in cui ha tutti a disposizione. Il Milan mi piace quando gioca di prima in velocità, non mi piace quando ha tre registi (Pirlo , Seedorf , Ronaldinho): si rallenta il gioco, le squadre avversarie si chiudono e facciamo fatica in campo, arrivando talvolta a subire la pressione avversaria nella ricerca di un goal.

Come trascorre oggi le sue giornate il grande Tato Sabadini?
Insegno calcio ai ragazzini. Giuro che ho il nuovo Gattuso (più bravo a fare goal) ed altri tre o quattro che promettono bene!

Una curiosità personale: dopo l’esperienza milanista, la maggior parte della sua carriera prima da calciatore e poi da allenatore si è svolta prevalentemente al sud d’Italia. Com’è questo legame così stretto tra un goriziano del profondo Nord e la vita del profondo Sud?
Io sono una persona troppo onesta. Dopo Alessandria (con cui conquistò la promozione in C1 n.d.r.) ero nel giro giusto, ma non mi andava di sottostare a persone che ti imponevano giocatori che facevano comodo a loro per i soliti giri di affari, calpestando altri che meritavano di più. Quindi mi hanno tagliato i viveri e le poche squadre che ho allenato le ho trovate da solo. Sapessi quante occasioni e soldi ho perso per la mia onestà, ma non mi pento perché ritengo di appartenere ad un modo di vedere il calcio puro: è una passione prima che un lavoro… Cosi ho deciso insieme alla mia famiglia di tornare a Catanzaro. Il sud è bellissimo, tutti mi vogliono bene. Quello che penso però e che bisognerebbe rispettare determinate regole: sono troppo permissivi, si arricchiscono sempre i soliti personaggi per le conoscenze che hanno e tutti vogliono entrare in politica… l’unico modo di fare i soldi. Io amo il Sud , ma certe persone hanno l’interesse a non farlo crescere. In ogni caso sono sempre disponibile, per i tifosi, per il mio Milan e per nuove proposte nel mondo del calcio, anche se dovessero portarmi nuovamente a Milano (non è mai stato un problema spostarmi), una città che resterà per sempre nel mio cuore.

Ed allora rivolgiamo a Tato Sabadini un grande “in bocca al lupo” per il suo futuro, ed intanto lo ringraziamo per la sua disponibilità. Lo salutiamo dandogli appuntamento alle prossime occasioni, e lo ringraziamo per tutto quello che ha fatto per il nostro Milan.
Ciao a tutti gli amici del Milan Day e sempre Forza Milan! da TATO SABADINI




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(per gentile concessione di Monica Innocenti)



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Statuina di Tato Sabadini
(di Giovanni Santacolomba)
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Statuina di Nereo Rocco e Tato Sabadini
(di Giovanni Santacolomba)




dal sito www.sportmediaset.it
13 gennaio 2009 - di Mattia Fariselli

IO, PIU' SFORTUNATO DI MORIMOTO
Il racconto di Sabadini, ex del Milan - Bruges vs Milan 2-0, Coppa Uefa 1975-76, il suo gol non convalidato
Sicuramente nell'ultima giornata di campionato i tifosi del Catania non avranno apprezzato la decisione dell'arbitro Celi, che a Napoli ha deciso di far concludere il primo tempo pochissimi secondi prima che Morimoto andasse in rete. Un'amarezza ben maggiore sarà però stata provata nel lontano 1976 dai supporters del Milan e in particolare da Giuseppe Sabadini, ex giocatore rossonero, vittima di una vera e propria beffa.
Siamo a Bruges, nell'andata dei quarti di finale di Coppa Uefa, e Sabadini ricorda ancora oggi benissimo quell'episodio: "Perdevamo per 1-0 e l'arbitrò ci assegnò un calcio d'angolo. Io andai in area a saltare, anticipai il portiere e mandai la palla in rete". A quel punto successe però qualcosa di davvero inspiegabile: "Proprio quando la sfera varcò la linea di porta, sentimmo un fischio dell'arbitro. Non pensammo alla fine del primo tempo perchè non si trattava del solito duplice fischio, ma mentre esultavamo il direttore di gara ci fece cenno che il tutto non era valido e che la prima frazione si era appena conclusa".
Fu ovvia la rabbia di giocatori e staff tecnico del Milan per questo episodio davvero incredibile: "Ricordo benissimo Rocco - racconta ancora Sabadini - che, fuori di sè, scagliava bottigliette di aranciata contro il muro". Nella memoria dell'ex giocatore rossonero è ancora ben impresso oggi il nome del direttore di gara: "Non posso scordarmelo, era un italo francese, si chiamava Vigliani". La sfortuna accompagnò poi il Milan nel corso di tutto il doppio confronto con il Bruges, perchè, persa per 2-0 la gara d'andata, i rossoneri conducevano nel ritorno con lo stesso punteggio a San Siro, prima di subire una rete su calcio di rigore che li estromise dalla competizione.
"Ancora oggi non mi spiego - conclude Sabadini - perchè l'arbitro abbia deciso in quel modo. Puoi non far battere il calcio d'angolo, ma se invece concedi ai giocatori di farlo, è impensabile fischiare mentre la palla sta andando in rete. Quando ho visto quello che era successo con Morimoto è subito tornato alla mente quanto accaduto a me nel 1976". Forse non basterà a far spegnere la giusta amarezza dei tifosi del Catania, ma nella storia del calcio qualcuno ha subito un torto certamente maggiore. Fa sorridere, ma anche riflettere, immaginare le reazioni che si avrebbero se un episodio così clamoroso si verificasse oggi...