Roberto ROSATO (I)
"Faccia d'Angelo"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Roberto ROSATO (I)

Nato il 18.08.1943 a Chieri (TO), † il 20.06.2010 a Chieri (TO)

Stopper (D), m 1.76, kg 73

Stagioni al Milan: 7, dal 1966-67 al 1972-73

Soprannomi: “Faccia d'Angelo”, “Baby Face”

Proveniente dal Torino

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 04.09.1966: Pisa vs Milan 0-3

Ultima partita giocata con il Milan l'01.07.1973: Milan vs Juventus 1-1 (Finale Coppa Italia, 6-3 d.c.r.)

Totale presenze in gare ufficiali: 269

Reti segnate: 8

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1967-68), 1 Coppa dei Campioni (1969), 1 Coppa Intercontinentale (1969), 2 Coppe delle Coppe (1968, 1973), 3 Coppe Italia (1967, 1972, 1973)

Esordio assoluto in Serie A il 02.04.1961: Fiorentina vs Torino 1-1

Esordio in Nazionale Italiana il 13.03.1965: Germania Ovest vs Italia 1-1

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 21.10.1972: Svizzera vs Italia 0-0

Totale presenze in Nazionale Italiana: 37

Reti segnate in Nazionale Italiana: 0

Palmares azzurro: 1 Campionato Europeo per Nazioni (1968), Vicecampione del Mondo (Messico 1970)




Ha giocato anche con il Torino (A, squadra nella quale è cresciuto) e il Genoa (A e B).



"Lo chiamano il gemello di Rivera, con il quale, oltre a giocare assieme nel Milan ed in nazionale, ha in verità una certa somiglianza fisica, è nato lo stesso anno, ed è come lui piemontese. Roberto Rosato, nato a Chieri in provincia di Torino, il 18 agosto 1943, gioca nel Milan per 7 stagioni consecutive (dal '66-67 al '72-73) totalizzando 269 presenze in incontri ufficiali (187 in campionato) e 8 reti. E' uno stopper implacabile, votato (quasi sempre con successo) all'annullamento del centravanti avversario e da vita con Cudicini, Schnellinger, Anquilletti e Trapattoni ad uno dei reparti difensivi rossoneri più forti di tutti i tempi. Diventa ben presto un punto fisso anche in maglia azzurra dove gioca nella sola nazionale maggiore 37 partite diventando campione d'Europa e Vicecampione del mondo." (Da "1899-1999.Un secolo rossonero" di Carlo Fontanelli, Geo Edizioni 2000)


"Il martello di Amburgo". Un soprannome che Roberto Rosato si è guadagnato alla sua prima partita con la nazionale azzurra. Era il 13 marzo 1965 e l'Italia affrontava, in amichevole, al "Volkparkstadion" di Amburgo, la Germania Occidentale. Finì 1 a 1 e Rosato, appena ventiduenne, giocò in maniera eccezionale. Stopper implacabile impedì al centravanti tedesco Brunnenmeier di raggiungere la porta italiana e, dopo l'espulsione di Burnich al 21° del secondo tempo, si sobbarcò un ulteriore lavoro. Gli azzurri, rimasti in dieci, riuscirono a pareggiare il rigore di Sieloff grazie ad un gol di Mazzola. Marcatore dalle grandi doti atletiche Rosato aveva un grosso pregio: non era molto falloso. La maggior parte delle volte, infatti, riusciva a sovrastare gli avversari senza ricorrere a scorrettezze. Nella finale di Coppa Campioni del 1968 (Milan - Ajax 4 a 1) annientò una giovane promessa del calcio mondiale: Johan Crujff. Lui e Guarnirei si divisero per moli anni la palma di miglior marcatore del campionato e, con essa, la maglia numero cinque della nazionale." (Dal sito AC Milan.com)






Tessera FIGC di Roberto Rosato





(Archivio Magliarossonera.it)


(Archivio Magliarossonera.it)


(Archivio Magliarossonera.it)





(dal sito www.acmilan.com)


(dal sito www.acmilan.com)





Roberto Rosato, stagione 1968-69
(per gentile concessione di Carola Rosato)


(Archivio Magliarossonera.it)



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(per gentile concessione di Andrea Leva)


(per gentile concessione di Andrea Leva)



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Roberto Rosato, stagione 1969-70


Figurina di Roberto Rosato



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Stagione 1965-66, il Torino con Ferrini, Vieri, Rosato e Meroni
(per gentile concessione di Renato Orsingher)




Due immagini di Roberto Rosato nella formazione del Torino





Stagione 1967-68


(dal sito www.delcampe.net)



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5 gennaio 1969, amichevole Messico vs Italia: Rosato e Rivera con il messicano Regueiro
(per gentile concessione di Francesco Di Salvo)





(da "Gazzetta dello Sport Illustrata")


(dal sito www.acmilan.com)





Figurina "Panini", 1972-73


(da "Gazzetta dello Sport Illustrata")






Rosato protegge Albertosi in uscita su Muller
in Italia Germania 4-3

dal sito www.storiedicalcio.altervista.org

Mondiali 1970
Roberto Rosato: "Purtroppo fu soltanto un sogno"

La splendida avventura di Messico 70 raccontata da Roberto Rosato

La pagina più bella del revival dei campionati del mondo è legata al Messico. La nazionale italiana finì seconda, battuta solo dal favoloso Brasile di Pelé. Vicecampioni del mondo, dopo essere stati due anni prima campioni d'Europa. Il capolavoro di Ferruccio Valcareggi, che pure non potè contare sul migliore Riva: il bomber del Cagliari allora era travagliato da una «love story».
Ma il più bravo degli italiani risultò Roberto Rosato, il simpatico «Pirata» (la definizione è di Brera).

«In Messico fui l'unico italiano inserito nella nazionale ideale, costruita interpellando, i gior-nalisti. Cioè fui giudicato il migliore stopper in assoluto. E per me fu una grossa soddisfazione.

Perché in Messico ero andato come terzo stopper. Il Cagliari aveva vinto lo scudetto, e il titolare era Niccolai. Come riserva, Valcareggi aveva scelto Puja del Torino. A chiamarmi, in Nazionale era stato Fabbri, che per prima cosa puntò alla nazionalizzazione della nazionale, ossia eliminò gli oriundi. Su Fabbri ne sono state dette tante, ma nessuno ha detto che è stato il primo a inventare lo stopper elastico. Cominciò con me, approfittando del fatto che, essendo stato mediano laterale, avevo una certa attitudine alla manovra. Nello schema di Fabbri lo stopper doveva iniziare l'azione e ogni tanto sganciarsi all'attacco. Facevo coppia con Salvadore, avevo partecipato anche alla famosa partita con la Corea. Poi c'erano stati tanti esperimenti, da Guarneri a Bercellino, ho finito lasciando il posto a Bellugi e ricordo che proprio a me Bellugi chiedeva consigli, ed io ero ben lieto di darglieli».

- Grande rivelazione in Messico fu anche Cera, che interpretò il ruolo di libero in maniera moderna. Risultò uno degli uomini-chiave.
«Indubbiamente. Il tandem Cera-Niccolai fu varato sia per l'affiatamento sia perché il Cagliari era campione d'Italia. Niccolai vantava una sola presenza (anzi mezza) in nazionale, e Cera due. lo avevo ormai 27 anni, ero considerato un veterano. Però non ero rassegnato a fare la riserva della riserva. Sono un combattente per natura. Mi impegnai a morte negli allenamenti ebbi subito a favore tutta la stampa . Venni promosso vice di Niccolai. Poi nella prima partita contro la Svezia, dopo mezzora si fece male Niccolai, entrai io e tutti scrissero che quell'infortunio fu provvidenziale, perché risultai determinante nella conquista del secondo posto».

- Prima della partenza dall'Italia si era fatto male Anastasi, sostituito da Prati. Poi Valcareggi volle un'altra punta e chiamò anche Boninsegna, e rispedì in patria Lodetti. Si racconta che quando Riva seppe che arrivava Boninsegna lo prese come un affronto personale, si chiuse in camera e non volle vedere nessuno. E' vero?
«A Cagliari, tra i due qualcosa c'era effettivamente stato. Ma Riva in Messico era nervoso per la sua vicenda sentimentale. Noi, però, lo scoprimmo dopo quando, al rientro in Italia, io leggemmo sui rotocalchi. In Messico ci accorgevamo che era sempre teso, ma non ne capivamo le ragioni. Anche Riva, in Messico, ha contribuito e in maniera notevole alla conquista del secondo posto. Però non era il Riva che eravamo abituati a vedere, cioè il 'Rombo di tuono' che risolveva le partite da solo. Allora si disse che dipendeva dall'altura».

- L'inizio, comunque, era stato disastroso. Superaste il turno segnando un solo gol in tre partite (Svezia, Uruguay e Israele). Un regalo del portiere svedese Hellstrom, su tiro di Domenghini.
«Diciamo pure che quel tiro era un bolide. Comunque non stavamo giocando bene. Il morale ci venne a poco a poco, assieme ai risultati. Visto che continuavamo ad andare avanti, trovammo la carica e arrivammo sino alla finalissima. Se sperammo di battere anche il Brasile? Oddio, quando Boninsegna pareggiò il gol iniziale di Pelè un pensierino ce lo facemmo. Loro vennero fuori solo nel secondo tempo. Il gol di Gerson che decise la partita arrivò solo al 66' e il punteggio venne arrotondato nel finale quando ci eravamo arresi. Non so come sarebbe andata a finire se non avessimo avuto nelle gambe la mezzora dei tempi supplementari contro la Germania. Certo avevamo il vantaggio di giocare tranquilli, perché era già un onore arrivare alla finalissima e quello che veniva era tutto di più. Però forse scendemmo in campo appagati di quel secondo posto, che ritenevamo già un traguardo fantastico».

- Invece, poi, per quel secondo posto a Fiumicino correste il rischio di essere linciati.
«Forse i tifosi si erano illusi, ormai volevano anche il titolo. Certo ci meravigliammo quando all'aeroporto ci misero tutti in una stanza dicendo di non muoverci di lì, non capivamo il motivo di tanta precauzione. Ma non ce l'avevano comunque con noi giocatori, bensì con Mandelli per la sua polemica con Rivera e con Valcareggi sempre per i famosi sei minuti di Rivera contro il Brasile».

- Valcareggi non ha mai voluto spiegare i sei minuti di Rivera: puoi farlo tu?
«Non so cosa possa essere passato nella mente del CT, noi giocatori fummo i primi a stupirci di quei sei minuti e per me resta un mistero ancor adesso. Probabilmente Rivera fu fatto entrare in campo perché Boninsegna non ce la faceva più e aveva chiesto il cambio».

- Però Rivera aveva segnato il gol decisivo contro la Germania, alla fine dei tempi supplementari, in quella che rimane la partita più emozionante della nazionale italiana.
«Involontariamente sono stato io a offrire quelle emozioni agli italiani. Perché quando sono uscito io all'inizio dei tempi supplementari, il mio diretto avversario, cioè il centravanti tedesco Muller segnò due gol (e il primo fu quasi un'autorete di Poletti che mi aveva sostituito). In precedenza, il mio avversario aveva segnato solo contro il Messico . Ma ero scivolato per il terreno molle e prima che Gonzales segnasse c'erano stati altri tre passaggi e quindi la mia responsabilità era relativa. Contro la Germania mi sentivo in gran forma, non davo tregua a Muller. Eravamo sicuri che il golletto di Boninsegna sarebbe bastato. Invece allo scadere del tempo, segnò Schnellinger. Era mio compagno di squadra nel Milan, potete immaginare cosa gli gridai. Ci fece quello scherzo proprio lui che in Italia non segnava mai. lo, cadendo, mi ero fatto una leggera distorsione, non mi fu possibile continuare. Quello che è successo dopo lo sanno tutti, nessuno potrà dimenticare quelle emozioni».

Stavamo dicendo di Rivera, escluso proprio dopo quel gol-partita. Secondo te, la scelta di Valcareggi dipese da quella polemica con Mandelli? E tra Valcareggi e Mandelli chi comandava esattamente?
«Penso che Mandelli e Valcareggi si consultassero prima di decidere la formazione e a mio avviso un certo scambio di idee è utile, si possono fare certe verifiche, lo sono stato definito il gemello di Rivera, perché siamo nati lo stesso giorno dello stesso anno. Gli sono amico, l'ho sempre ammirato, anche in Messico dividevo la camera con lui. Ti posso assicurare che Gianni non merita la fama di menefreghista che qualcuno gli ha fatto. Rivera è un ragazzo serio ed era molto attaccato alla Nazionale. Fece quella sparata contro Walter Mandelli appunto perché ci teneva a giocare, non riteneva giusto di dover star fuori. Contro la Germania c'era stata la solita staffetta con Mazzola; Rivera era entrato dopo il primo tempo. Avendo disputato anche i supplementari, forse i tecnici lo ritenevano stanco, o forse Valcareggi volle confermare la squadra che era scesa in campo inizialmente contro la Germania e che prevedeva appunto Mazzola, non so; so però che Gianni soffriva a star fuori, avrebbe voluto giocare sempre; so che in Italia quelle polemiche del Messico fecero scalpore, però noi, laggiù, quasi non ce ne accorgemmo; sicuramente non influirono sulla squadra. Eravamo un blocco amalgamato, unito. La fortuna fu quella di essere tutti su un alto standard di rendimento, come media l'80%. Poi eravamo affiatati anche sul campo, ci intendevamo ad occhi chiusi. E man mano che arrivavano i risultati e passavamo i turni, acquistavamo anche sicurezza, diciamo pure una certa spavalderia al punto di sognare il titolo mondiale».

E' vero che contro il Messico vi rifiutaste di giocare a Città del Messico, perché ormai eravate abituati all'altura e non volevate scendere a... 2500 metri?
«Il professor Vecchiet e il dottor Fini ci davano dosi particolari di ferro per rifornire il sangue di ossigeno, non avevamo problemi di altura. Ma per eliminare il Messico preferimmo i 2800 metri di Toluca perché nella capitale i messicani, data la capienza dello stadio, avrebbero potuto contare su un numero ben maggiore di tifosi, e il pubblico ci spaventava. Non è mai agevole eliminare la squadra di casa, anche se sapevamo di essere nettamente superiori al Messico».

Cosa ricordi in modo particolare di quell'avventura in Messico?
«Ricordo ancora tutto. Sono stati i 40 giorni più belli della mia vita, i più esaltanti. I più lunghi, ma anche i più corti. Galvanizzati dai risultati, i dirigenti federali ci permettevano sempre più telefonate a casa in franchigia (costavano un occhio della testa) e quindi non ci sembrava nemmeno di essere lontani dalla famiglia. Le gioie dei risultati ci facevano affrontare con letizia qualsiasi sacrificio. Non c'erano clan, eravamo veramente uniti, quegli episodi polemici rimasero isolati. Ricordo poi l'arrivo a Fiumicino perché rimasi vittima di uno scherzo della TV. La FIGC aveva fatto venire le nostre famiglie all'aeroporto: quando vidi mia moglie Anna, lassù in alto, cominciai a mandarle i bacini. Poi, mentre i miei compagni si avviavano da una parte, io corsi dall'altra per raggiungere la dolce metà. Nel monitor avevo visto che la telecamera inquadrava il gruppo, non mi ero però accorto che qua ce n'era un'altra e quella, maligna, si divertì a riprendere le mie effusioni sentimentali. Così l'indomani, tutti a prendermi in giro. Ma io sono sempre innamorato di mia moglie, e sono lieto di dimostrarlo a tutti».

E' vero che a casa tua tra i mille trofei, c'è anche la maglia di Pelé?
«E' vero, ed è stata la mia conquista più difficile. Eravamo già d'accordo di scambiarci le maglie, ma finita la partita ci fu la solita invasione di campo, e tutti volevano strappare le maglie ai giocatori, figurati quella di Pelè. lo, nella partita contro il Brasile, avevo marcato Tostao, però ci tenevo ad avere la maglia del più bravo. Ricordo che con l'aiuto del terzino Carlos Alberto riuscii a sfilargliela, ma mi ritrovai addosso una turba di invasati. Eravamo in cinque a contenderci quella maglia. Alla fine sfoderando la mia grinta da stopper ne avevo eliminati quattro, eravamo rimasti in due e la maglia correva il rischio di finire a pezzettini, perché nessuno dei due mollava. Per fortuna arrivò un poliziotto, vide che io ero un giocatore e costrinse l'altro a mollare la preda. Ho poi letto che al Museo di Londra la maglia di Pelè è stata assicurata per 18 milioni e mi convinsi di aver fatto un affare. Temendo che potessero fregarmela, non l'avevo mollata nemmeno negli spogliatoi. Me l'ero infilata sotto la tuta, ero andato alla premiazione con il prezioso trofeo nascosto sotto il petto. Ripeto: sono stati i quaranta giorni più corti della mia vita, volati via in un momento. Quando ho lasciato il Milan, ho dovuto lasciare anche la Nazionale. Valcareggi aveva detto a Silvestri che mi teneva sempre in considerazione, ma non si è più ricordato di me. Ormai i 'messicani' erano passati di moda...».





Un ringraziamento particolare a Carola Rosato, per le molte fotografie gentilmente concesse




(Archivio Magliarossonera.it)


(dal sito bandacasciavit.splinder.com)



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(da AC Milan - facebook)





(dal sito forum.tifonet.it - Amarcord Rossonero)


(da "Il Milan Racconta")





Roberto Rosato ai tempi del Torino
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Foto risalente alla Coppa del Mondo di Inghilterra 1966





Gianni Rivera e Roberto Rosato si tirano le orecchie
nel giorno del loro compleanno (18 agosto 1966)
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(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Rosato, Barluzzi e Rivera, stagione 1966-67
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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1967, inaugurazione del Milan Club Pieve Emanuele (MI).
Roberto Rosato premiato, dietro si scorge Gino Sansoni
(by Giuseppe Pellicciari - facebook)



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Roberto Rosato, stagione 1967-68
(per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)


Roberto Rosato (il quarto da sinistra) nell'Italia Campione d'Europa 1968



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23 maggio 1968, Milan vs Hamburger S.V. 2-0 (finale di Coppa delle Coppe),
Schnellinger e Rosato fanno il giro del campo con la Coppa delle Coppe





27 aprile 1969, Torino vs Milan 1-0: Rosato e Combin in azione
(per gentile concessione di Carola Rosato)






Foto del Milan 1968-69
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Roberto Rosato alza la Coppa dei Campioni 1969
(per gentile concessione di Carola Rosato)




Rosato con la Coppa Intercontinentale 1969
(per gentile concessione di Carola Rosato)
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Rosato con la Coppa Intercontinentale 1969





Nereo Rocco, Roberto Rosato e Marino Bergamasco
con la Coppa Campioni e la Coppa Intercontinentale 1969





Fogli, Rocco, Anquilletti, Rosato, Rognoni, Schnellinger
posano con la Coppa Intercontinentale 1969


Festeggiamenti per la Coppa Intercontinentale 1969
(dal sito ufficiale di Karl Heinz Schnellinger)



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Fogli, Rocco, Anquilletti, Rosato, Rognoni e Schnellinger
posano con la Coppa Intercontinentale 1969
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Roberto Rosato con il premio "De Martino"





Una formazione del Milan 1969-70
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Un'altra formazione del Milan 1969-70
(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Stagione 1967-68, Rosato si sincera delle condizioni
di Rivera, a terra colpito da un avversario
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Fabio Cudicini, Gianni Rivera, Cesare Maldini,
Nereo Rocco e Roberto Rosato, stagione 1969-70
(per gentile concessione di Gianni Righetto)





19 aprile 1970, Milan vs Cagliari 0-0:
Riva al tiro tra Rosato e Schnellinger
(per gentile concessione di Carola Rosato)


25 ottobre 1970, Juventus vs Milan 0-2:
Foto della formazione rossonera con autografi
(per gentile concessione di Carola Rosato)





28 marzo 1971, Milan vs Varese 1-2:
Rosato tenta di sventare un'azione-gol degli avversari
(dal libro "Milan, i campioni de Il Giorno")


(dal libro "Milan, i campioni de Il Giorno")


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Roberto Rosato in azione, stagione 1970-71
(da "La nostra Serie A negli Anni '70")
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Natale rossonero 1970-71: Roberto Rosato, Franco Carraro, Federico Sordillo
(per gentile concessione di Carola Rosato)





Roberto Rosato in Nazionale


Benetti, Rivera e Rosato in azzurro
(per gentile concessione di Carola Rosato)





Italia vs Germania ai Mondiali di Mexico 1970: Schnellinger e Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Italia vs Germania ai Mondiali di Mexico 1970: Rivera e Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Mondiali di Mexico 1970, Italia vs Germania 4-3:
i tre rossoneri Schellinger, Rosato e Rivera al termine della partita


Italia vs Germania: Rosato e Albertosi



Due immagini della formazione azzurra scesa in campo nella finale di Mexico '70 contro il Brasile





Immagine di esultanza a Mexico '70


"Baby Face" in un disegno di Franco Bruna



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La splendida famiglia Rosato
(da "Sport Sud" del 26 gennaio 1971, by L. La Rocca)
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L'esordio in Serie A di Anquilletti e Rosato
(da "La Notte" del 5 febbraio 1971, by Luigi La Rocca)





Festeggiamenti per la Coppa Italia 1972
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Roberto Rosato con il presidente Buticchi, 1971-72
(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Roberto Rosato in ritiro con la Nazionale a Villar Perosa nel 1972,
per l'amichevole giocata a Torino il 20 settembre
contro la Jugoslavia e finita 3-1 per gli azzurri.
Si riconoscono la signora Anna e il figlio Davide
(by Carola Rosato - facebook)
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Mercoledi 20 settembre 1972, Stadio Comunale di Torino:
Italia vs Jugoslavia 3-1



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19 novembre 1972, Milan vs Internazionale 3-2:
Rosato esulta dopo il suo gol, per il provvisorio 2-0 rossonero
(per gentile concessione di Carola Rosato)
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20 maggio 1973, Hellas Verona vs Milan 5-3:
il tiro di Roberto Rosato che batte Pizzaballa
(per gentile concessione di Roberto Valentino)



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Roberto Rosato, stagione 1972-73
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Roberto Rosato in azione, stagione 1972-73



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Roberto Rosato in azione, stagione 1972-73
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13 gennaio 1974, Milan vs Genoa 2-0: Roberto Rosato e Gianni Rivera
(per gentile concessione di Renato Orsingher,
da "Tutto il calcio minuto per minuto", di Renato Ferrari)





(da "Intrepido", 1973-74)


Rosato con la maglia del Genoa
(da "Intrepido", 1973-74)



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Roberto Rosato a Genova, 1973-74





Roberto Rosato e Fabio Capello
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Roberto Rosato e Arturo Silvestri
(per gentile concessione di Carola Rosato





Nereo Rocco, Gianni Rivera e Roberto Rosato a Milanello
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Rocco, Rivera, Rosato e Schnellinger
ad un'inaugurazione di un Milan Club
(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Roberto Rosato con Luigi Gabetto, figlio di Guglielmo, campione del Grande Torino, alla festa del Milan Club Valle d'Aosta
(primi Anni Settanta)



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(da "La Stampa" del 23 gennaio 1978)



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(dal "Guerin Sportivo")



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(da "Gazzetta dello Sport Illustrata")



dal sito www.calciatori.it

FACCIA D'ANGELO - ed. GS EDITRICE ed. 2003 pp. 372 formato 16x23 copertina plast. con alette
di Giovanni Tarello - Davide Enrico

Il nostro lavoro su Roberto Rosato ha lo scopo di celebrare un grandissimo calciatore, indimenticabile per gli addetti ai lavori e per i tifosi in genere. Non vuole essere una biografia, nell'accezione del termine, bensì una storia del calcio di quel tempo raccontata attraverso la viva voce di un eccellente protagonista, il quale ci circonda gli incontri, le sensazioni, i campioni e i comprimari che hanno condiviso con lui mille avventure di gioco e non solo.

Introduzione
Spesse volte le relazioni più vere ed epidermiche nascono in modo casuale, proprio com'è stata per nulla cercata la nostra amicizia con Roberto Rosato. Di Roberto sapevamo tutto o quasi, conoscevamo i suoi trascorsi calcistici a menadito e trent'anni fa era uno dei volti più ambiti degli album "Panini". In quell'epoca consultammo parecchie volte la sua scheda e lo 'adottammo' in quanto figlio del vecchio Piemonte, come siamo del resto noi inguaribili sportivi.

L'approccio con questo campione, il contatto diretto e definitivo, è giunto inatteso quasi fosse il migliore dei regali. Il promotore dell'iniziativa è stato il Cavalier Pier Giorgio Benna, un nostro comune amico, il quale ci suggerì di scrivere una biografia riguardante il "difensore centrale" più forte della storia del calcio italiano e non solo. Il "dire" e il "fare" dicono siano separati dal mare, ma per noi il confine tra i due verbi è stato infinitamente breve, addirittura meno di cinquanta chilometri che separano Borgo d'Ale da Torino. Un sabato pomeriggio, previo formale contatto telefonico, ci siamo recati a Pino Torinese, ospiti nella splendida villa dove Roberto e la moglie Anna vivono ormai da parecchi anni. Dopo dieci minuti di conversazione, espletate i convenevoli di rito, dialogavamo quasi ci conoscessimo da secoli. La forma di rispetto verbale del "lei" era finita nel dimenticatoio, eravamo semplicemente Roberto, Anna, Davide e Giovanni. Abbiamo discusso di mille argomenti, osservato le cicatrici sulle ginocchia un tantino scricchiolanti del grande campione, rovistato a lungo nella cassapanca dei ricordi stracolma di gagliardetti, ammirato ogni centimetro di quelle stoffe che ospitavano innumerevoli e indistruttibili ricordi, scrutato avidamente ritagli di vecchi giornali, sfiorato magliette intrise di storia del calcio, discusso liberamente di Mazzola, Rivera, Burgnich, Facchetti, Riva, Lodetti e Albertosi, del Toro e del Milan, del Genoa e della Nazionale, della mitica casacca numero dieci della "selecao" indossata da Edoson Arantes do Nascimiento, in arte "Pelè", durante la finale della Coppa Rimet datata 1970.

MITICO DIFENSORE DEL MILAN E DELLA NAZIONALE
ROBERTO ROSATO: Dal Torino al Milan per vincere tutto e far parte per anni dell' Italia sia di Fabbri che di Valcareggi
Il suo soprannome era "Baby Face", faccia d'angelo, come i gangster americani degli anni '30. Un sorriso da bambino per un killer dell'area di rigore, pronto a fermare anche gli avversari più difficili con le buone o con le cattive. Il tutto con classe ed eleganza da far rendere semplice ed elementare anche il più difficile intervento. Nato a Chieri, in provincia di Torino, il 13 agosto del 1943, per ironia della sorte nacque nello stesso giorno di Gianni Rivera, a pochi chilometri di distanza, segno del destino che presto renderà compagni di squadra i due campioni.
Rosato era un giocatore ambidestro, colpitore eccezionale, autorevole di testa, sapiente nei tackle e anche molto veloce, difficile trovagli un difetto. Esordì in seria A a soli diciotto anni con la maglia granata il 2 aprile del 1961. Quel Torino aveva in difesa giocatori arcigli come Ferrini, Bearzot e Fossati, ma il suo vero scopritore fu Nereo Rocco che subito capì le doti del giovane difensore. Rocco lo fece diventare il suo pupillo al punto che nel 1965 Fabbri lo volle provare in nazionale, facendolo debuttare nell'amichevole contro la Germania Ovest finita 1 a 1. Diventerà subito indispensabile per la squadra azzurra, giocando tutte le qualificazioni per il mondiale in Inghilterra e anche le due gare contro il Cile e contro l'URSS. Subito dopo la sconfitta con i sovietici, Fabbri rivoluziona la squadra mettendolo fuori squadra contro la Corea, commettendo un gravissimo errore.
In campionato il Torino di Rocco era una squadra nuova e forte che giunse al terzo posto in campionato e Roberto fu subito inquadrato nel calcio mercato del Milan all'epoca del giovane presidente Carraro. L'acquisto riuscì al caro prezzo di ben 400 milioni dell'epoca, tantissimo per un giovane difensore.



Rosato al primo anno nel Milan con Silvestri come allenatore


La stampa evidenzia il fatto che lui e Rivera sono nati nello stesso giorno e i due vengono ovviamente ribattezzati "I gemelli". I rossoneri di quel periodo, stagione 1966-67, erano allenati da Silvestri che aveva riposto in Rosato tante speranza per formare una difesa imbattibile.
Rosato invece a Milano si trova male, spaesato e diventa l'ombra del giocatore che aveva fatto innamorare la curva Filadelfia. Silvestri arriva la punto di rimbrottare seriamente il giocatore durante un intervallo di una partita. Rosato avverte il colpo e la sua carriera rossonera cambia, tornando a giocare con la grinta e la decisione dei giorni migliori. L'anno successivo con il ritorno in Rocco come allenatore, Roberto diventa il difensore di livello mondiale che tutti ricordiamo. Nel Milan giocherà per sette stagioni con 197 presenze e 4 reti. Vincerà uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, tre Coppe Italia e due Coppa delle Coppe.
In nazionale ritorna protagonista, dopo un periodo in penobra, con Valcareggi che lo inserisca anche nella seconda finale della Coppa Europa con la Jugoslavia. Nel frattempo vince tutto con il Milan di Rocco, ma ai mondiali del 1970 è convocato solo come riserva di lusso. Al suo posto Niccolai, stopper appena sculettato del Cagliari. Arriva però un "colpo di scena"; nella partita d'esordio Niccolai rimane seriamente infortunato e Rosato si alza dalla panchina tesissimo per un esordio mondiale inaspettato. Vicino a lui ancora una volta Gianni Rivera, che lo incoraggia vistosamente, conoscendo la sensibilità del giocatore.


            

A sinistra, Rosato (che contrasta Gerson) nella finale contro il Brasile nel Mondiale messicano del 1982.
A destra, Rosato nella Nazionale vincitrice in Coppa Europa nel 1968


Incomincerà una grande avventura che lo vede giocare in maniera precisa ed impeccabile in un torneo dove fermerà giocatori come Muller e Pelè e di quest'ultimo avrà come premio la maglia dopo la sfortunata finale del mondiale messicano. Nella semifinale contro la Germania Ovest viene sostituito prima dei mitici tempi supplementari. Infatti per salvare la porta azzurra da un tiro di Muller, si esibisce in una acrobatica spaccata volante sulla linea di porta. La rete e salva ma lui si infortuna leggermente.
Nonostante abbia già vinto tantissimo solo dopo questo mondiale Rosato diviene protagonista affermato del calcio internazionale diventato indiscutibile nella formazione di Valcareggi. Disputerà ben 37 volte in azzurro, come "messicano" supererà la crisi e il rinnovamento dopo l'eliminazione dell'europeo del 1972 fino a giocare le prime gare di qualificazione per il mondiale tedesco.
Nel 1973 Rocco lascia il Milan e si chiude una fantastica stagione e Roberto Rosato passa al Genoa.
Roberto dopo un periodo sfortunato con numerosi e serie infortuni arriva nella città ligure con l'intelligenza di un atleta che considera il trasferimento non come un declassamento ma solo l'onorevole epilogo di una brillante carriera. Nel Genoa giocherà le sue ultime quattro stagioni, due in serie A e due in serie B, dove con grande professionalità dimostrerà ancora le sue grandi dote sia di difensore che di uomo.







Roberto Rosato nel 1974
(per gentile concessione di Carola Rosato)


(per gentile concessione di Carola Rosato)





(per gentile concessione di Carola Rosato)


(per gentile concessione di Carola Rosato)





Roberto ed Anna Rosato, 1973
(per gentile concessione di Carola Rosato)





Anna e Roberto Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)




Anna Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)





Foto della famiglia Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Roberto Rosato con Anna in compagnia di Gerd Muller
e la moglie in vacanza dopo i Mondiali del '70
(per gentile concessione di Carola Rosato)






Foto della famiglia Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)





Foto della famiglia Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Foto della famiglia Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)





Foto della famiglia Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)


Foto della famiglia Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Fantastica foto dei giocatori rossoneri con i loro figli, 1968-69
(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Roberto Rosato con moglie e figli
(da "La nostra Serie A negli Anni '70")


Carola, Roberto e Anna Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)





Davide, Roberto e Carola Rosato
(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Con la moglie Anna e i figli Carola e Davide, 1970-71
(Archivio Magliarossonera.it)
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Roberto Rosato e il piccolo Davide con Fogli,
Rognoni e Santin in aeroporto
(by Luigi La Rocca)



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(per gentile concessione di Carola Rosato)





Cesare Maldini e Rosato


Rosato con Gerd Muller





Roberto Rosato e la sua famiglia, ottobre 1972


Pierino Prati, Romeo Benetti e Roberto Rosato, 1972-73





(per gentile concessione di Carola Rosato)



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Rosato, 6 mesi in balia di un club che non c'era
(da "La Stampa" del 2 maggio 1979)





Rosato mostra il quadro di Mexico '70


Una delle ultime immagini di Roberto Rosato, 2010



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Statuine di Roberto Rosato e Gianni Rivera
(di Giovanni Santacolomba)



"Io proprio Io", Roberto Rosato
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Dal sito www.gazzetta.it
20 giugno 2010

ADDIO A ROBERTO ROSATO
È morto questa notte a Chieri (Torino) Roberto Rosato, uno dei difensori centrali più forti della storia del calcio italiano. Rosato avrebbe compiuto 67 anni il 18 agosto, era nato lo stesso giorno e anno del suo "gemello" Gianni Rivera. Rosato ha legato il suo nome a quello del Milan, club con il quale ha vinto uno scudetto, 4 coppe Italia, una coppa dei campioni, una coppa intercontinentale e due coppe delle coppe. È stato campione europeo nel 1968 e vice-campione mondiale nel 1970 con la Nazionale italiana quando fu definito il miglior stopper. Fu tratra i protagonisti di Italia-Germania 4-3 per un salvataggio sulla linea determinante. Rosato lottava da dieci anni contro il cancro. "I medici - ha ricordato oggi la figlia Carola - non si sarebbero aspettati tanta resistenza. Papà è sempre stato un grande combattente, anche nella vita personale, non solo sul campo di calcio. Prima di essere un grande calciatore è stato un uomo grandissimo". Roberto Rosato lascia tre figli, Carola, la primogenita, Davide e Alessandro, e la moglie Anna. I funerali si terranno in Duomo a Chieri martedì prossimo.




Dal sito www.leggo.it
20 giugno 2010

ADDIO A ROBERTO ROSATO, STOPPER DI ITALIA-GERMANIA 4-3
TORINO - È morto a Chieri Roberto Rosato, uno dei difensori centrali più forti della storia del calcio italiano. Rosato avrebbe compiuto 67 anni il 18 agosto e ha legato il suo nome a quello del Milan, con il quale ha vinto uno scudetto, 4 coppe Italia, una coppa dei campioni, una intercontinentale e due coppe delle coppe. È stato campione europeo nel 1968 e vice-campione mondiale nel 1970 con la Nazionale. Fu protagonista di Italia-Germania 4-3.




Dal sito www.ilgiornale.it
20 giugno 2010

ADDIO FACCIA D’ANGELO, EROE DEL MESSICO
Non aveva tatuaggi. Non portava orecchini di diamanti. Non teneva i capelli stretti dalla fascetta. Non faceva densità, non conosceva l’uno contro uno, non saltava l’avversario, non aggrediva gli spazi. Era Roberto Rosato e basta, centromediano, stopper, comunque calciatore e difensore di quelli tosti, dalla faccia d’angelo e dal piede come un martello. Roberto Rosato aveva le gambe stortignacole come i grissini rubatà (robat era quel cilindro che trainato dal trattore sul campo, lo spianava) del suo paese d’origine, Chieri, la collina di Torino, dolce profilo prima di calare a valle lungo il Po. Rosato correva e pareva potesse inciampare da un momento all’altro. Semmai cadevano come birilli quelli che si fossero azzardati a mettersi davanti a lui. Non usava mezze misure, come diceva Rocco ad Anquilletti: «Pica, se xe el balon xe mejo», lui andava al bersaglio, di anticipo, in tackle, in recupero, di testa, su dribbling stretto. Ricordo un derby in cui gli toccò Boninsegna, su un calcio d’angolo cercò di afferrarlo per la maglia, Bonimba sfuggì; Rosato, scivolando quasi, si aggrappò ai pantaloncini dell’interista, Bonimba aveva chiappe e cosce durissime, Rosato ormai giaceva a mangiare la segatura del prato ghiacciato quando decise l’ultimo colpo, tentò a morsi di afferrare le stringhe delle scarpe di quel maledetto che si chiamava come lui, Roberto, ma non voleva fermarsi.
Era questo Rosato, uomo vero e calciatore puro, prima del Toro e poi del Milan, finendo la carriera con la maglietta del Genoa, tre squadre con il nome della città, tre squadre con il sangue caldo dei tifosi, a distinguersi dalle consorelle più sofisticate (ma dove?). Era stato eroe in Messico, Valcareggi gli aveva preferito Niccolai, per fare coppia con Cera e soddisfare il Cagliari campione. Poi il Comunardo che fece ridere Scopigno («Tutto mi sarei aspettato nella vita tranne di vedere Niccolai via satellite!»), si fece male alla prima partita mondiale, poteva essere la volta di Puja ma toccò a Rosato, con il ginocchio valgo e il cuore in tumulto, Gianni Rivera lo scosse, i due erano nati lo stesso anno, il Quarantatre, lo stesso giorno, il diciotto, lo stesso mese, agosto, in Piemonte, mandrogno alessandrino l’artista del pallone, chierese il mastino di difesa.
Fu un gran mondiale il suo: alle prese con Muller non gli fece toccare palla, poi Rosato dovette arrendersi prima dei supplementari cedendo il posto allo sghembo granata Poletti, il tracagnotto Muller ne aprofittò segnando gol. Poi ci fu il Brasile, di quel giorno di sole e di buio Rosato conservò la maglia di Pelè, sottratta in una specie di sfida all’ultimo strappo, a un tifoso, prima dell’intervento decisivo di un poliziotto all’Azteca. A fine giochi, Muller e Roberto trascorsero insieme le vacanze al mare. Storie di altri tempi e di altro football.
Campione d’Italia, tre coppe Italia, due coppe delle Coppe, una coppa dei Campioni, una coppa Intercontinentale, campione d’Europa e vicecampione del mondo con la nazionale azzurra, diciassette anni di carriera, poi, il silenzio, totale, il ritorno a Torino, il lavoro di assicuratore, la famiglia, la moglie Anna, Davide e Carola i figli, una vita riservata, quasi evitato dal football feroce e senza memoria. Improvvisamente la morte restituisce l’affetto dei tifosi, si riempie il corteo che porta il cordoglio di chi lo aveva dimenticato. Gli ultimi anni erano stati di sofferenza durissima, la malattia lo aveva colto nel fiore, rarissime le sue apparizioni già sporadiche per scelta. Se ne è andato in una mattina di domenica, come usano fare i grandi. Se ne è andato il giorno della partita dell’Italia, quasi a ricordarci che abbiamo perso un campione. Anna, Davide e Carola mai avevano smarrito un marito, un padre, un uomo.




Dal sito www.gazzetta.it
20 giugno 2010

ADDIO AL GRANDE ROSATO. FECE VOLARE MILAN E ITALIA
A 66 anni è morto Roberto Rosato, uno dei più grandi difensori azzurri. Vinse tutto con i rossoneri e fu grande protagonista della storica semifinale di Messico '70 contro la Germania
MILANO - Faccia d'angelo era un belloccio dai tratti dolci, ma quando andava in campo era una furia. Faccia d'angelo era un lottatore nato, uno dei migliori difensori che l'Italia abbia avuto: il classico giocatore cuore, grinta e muscoli, di quelli che ormai chi li vede più. Faccia d'angelo era Roberto Rosato, uno che è stato costretto a combattere anche nella vita. E l'avversario era di quelli che fa paura solo a sentirli nominare: il cancro. Si è arreso soltanto questa notte, dopo dieci anni di battaglia. "I medici - ricorda la figlia Carola - non si sarebbero aspettati tanta resistenza. Papà è sempre stato un grande combattente e prima di essere un grande calciatore è stato un uomo grandissimo".
FERMO' MULLER — Un uomo grandissimo che ha fatto la fortuna del Milan. Diventa rossonero nel '66 dopo sei anni a Torino e vince uno scudetto, quattro Coppe Italia, una Coppa dei campioni, una Coppa Intercontinentale e due Coppe delle Coppe. Praticamente tutto, anche perché giocava con Cudicini, Schnellinger, Anquilletti e Trapattoni, una delle difese più forti di sempre. E del suo talento si è servita anche la Nazionale. Rosato è stato campione europeo nel 1968 e vicecampione del Mondo nel 1970. Ecco, proprio al Mondiale messicano è legata una delle immagini più belle del Faccia d'angelo calciatore: durante Italia-Germania 4-3 Rosato, con Albertosi battuto, salva sulla linea un tiro di Gerd Muller. Lascia il Milan nel '73 e chiude la sua carriera al Genoa.
IL RICORDO DI RIVA — L'Italia contro la Nuova Zelanda ha voluto ricordarlo indossanto il lutto al braccio. Gigi Riva, suo compagno in azzurro, non è riuscito a nascondere la commozione: "Sapevo da tempo che Roberto era malato, ora è finita. Era un gran marcatore e una gran brava persona. Io lo ricordo come un leone per il coraggio, nel calcio ma anche nella vita. Abbiamo passato una vita insieme, in nazionale. Ho ancora nella mente la finale del '70, a lui spettava Pelè: ci mise tutto il suo coraggio, fino alla fine, oltre il vantaggio del Brasile".
GEMELLO DI RIVERA — Roberto Rosato era nato a Chieri il il 18 agosto 1943, stesso giorno, mese e anno dell'amico e compagno di squadra Gianni Rivera. Lascia la moglie Anna e tre figli, Carola, Davide e Alessandro, e la moglie Anna.


Per la partita dei Mondiali 2010 Italia vs Nuova Zelanda, in programma domenica 20 giugno 2010, gli Azzurri scendono in campo con il lutto al braccio per ricordare la scomparsa di Roberto Rosato.




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(da "La Stampa", 21 giugno 2010)



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(da "Sportweek Gazzetta", giugno 2010)



Dal sito milanblogclub.splinder.com
22 giugno 2010 - by Sertac

IL MARTELLO ROSSONERO
Ricordo di Roberto Rosato. Il Ct Fabbri lo fece esordire in Nazionale nel ’65, cinque anni dopo fu tra i migliori della squadra azzurra vicecampione del mondo. Con il Milan conquistò Scudetto, Coppa Campioni e Intercontinentale. Si è spento nei giorni scorsi dopo una lunga malattia.
Dici Italia-Germania 4-3 e subito ti viene in mente il gol di Rivera, il fantastico controtempo sul portiere Maier che abbattè i panzer teutonici portandoci in finale. Di quella interminabile partita, tuttavia, pochi ricordano il salvataggio sulla linea di Roberto Rosato, lo stopper elegante, il francobollatore della punta avversaria, la faccia d’angelo capace di annullare anche il tedesco Muller in zona gol. Il suo intervento sulla linea, con Albertosi ormai battuto, impedì ai tedeschi di pareggiare a metà ripresa. Nel calcio si ricordano facilmente i gol e le giocate degli attaccanti, dimenticando quanto spirito di sacrificio ed abnegazione ci vuole per cercare di rompere il gioco avversario: questo pensava Rosato del suo ruolo. In fondo un difensore, in una squadra, è come le buone fondamenta di una casa.
Gianni Brera, che lo aveva soprannominato “il pirata”, gli diede 6,5, evidenziandone l’eleganza e la forza nel contrastare il centravanti avversario. “Pare un tavolino scancosciato, a volte, - scrisse Brera - però duro, diligente, maligno. Mùller, con lui, non segna”. E nella finale contro i brasiliani, lo stesso Brera, che gli assegnò 7, gli diede la palma di miglior azzurro in campo, aggiungendo: “Ha messo in condizione Tostao di giovare pochissimo alla vittoria dei compagni. Non si è mai comportato in maniera troppo arcigna, benché non abbia mai fatto complimenti. È stato il migliore”.
In nazionale lo aveva fatto esordire, proprio contro la Germania Ovest, Edmondo Fabbri. Era il 13 marzo del ’65. Rosato annullò sistematicamente il numero nove tedesco Brunnenmaier e la stampa italiana coniò per lui l’ appellativo di “Martello d’Amburgo”. Dell’avventura messicana parlava come del più bel periodo della sua vita. “Quaranta giorni straordinari, quando cominciammo a vincere la Federcalcio autorizzò un numero maggiore di telefonate a casa, così potevo sentire mia moglie praticamente tutti i giorni”, affermò lo stopper azzurro. I giornalisti che avevano seguito la fase finale del mondiale lo collocarono nella formazione ideale, unico italiano presente nei top 11 di Messico ‘70. E tutto questo dopo essere partito come terza scelta, alle spalle di Niccolai e Puja.
Dei famigerati “sei minuti di Rivera” nella finale contro il Brasile, paradigma dell’autolesionismo italico, sempre alle prese con fazioni e correnti anche nel calcio, Rosato continuò a parlare di mistero anche a distanza di parecchi anni. “Noi giocatori fummo i primi a stupirci di quei sei minuti e per me resta un mistero ancor adesso”. Al rientro in Italia, aeroporto romano di Fiumicino, lo stopper azzurro fu protagonista di un siparietto simpatico.
La Federazione aveva fatto venire all'aeroporto le famiglie dei giocatori. Quando Roberto vide sua moglie Anna, cominciò a mandarle dei baci a distanza. Quindi, fu l’unico a dirigersi dove si trovavano le mogli dei giocatori. Una telecamera si divertì a riprendere le sue effusioni sentimentali e il giorno dopo i compagni di squadra si divertirono a prenderlo in giro. La risposta dello stopper dalla faccia d’angelo fu immediata: “Sono sempre innamorato di mia moglie e sono lieto di dimostrarlo a tutti”.
Al Milan lo volle Nereo Rocco. Rosato fu uno dei punti fermi di una squadra che si aggiudicò, in rapida sequenza, scudetto, Coppa Campioni e Intercontinentale, oltre ad aver fatto parte della nazionale che trionfò agli Europei del ’68.
Nella finale Milan-Ajax, giocata a Madrid, annullò Johan Cruijff, allora giovane promessa olandese. Rosato, insieme con Cudicini, Schnellinger, Anquiletti e Trapattoni, ha costituito una delle difese più forti della storia rossonera. La sua ultima partita in rossonero coincise con un altro trofeo: la Coppa Italia ’73, conquistata un mese e mezzo dopo la disfatta di Verona, battendo ai rigori la Juventus. In totale 187 presenze ufficiali in maglia rossonera e uno score di prima grandezza: Scudetto, Coppa Campioni, Intercontinentale, 3 coppe Italia e 2 Coppe delle Coppe. Lo chiamarono anche “il gemello di Rivera”: era nato lo stesso anno, mese e giorno del Golden Boy.
Dopo la carriera calcistica, era diventato assicuratore. Il calcio nulla fece per trattenerlo e lui preferì togliere il disturbo in silenzio. In un’ intervista a Forza Milan, si disse molto fiero di essere ricordato ed inserito nelle formazioni rossonere ideali, riuscendo a gioire molto di più di quando era un giocatore.
Alcuni giorni fa, dopo dieci anni di strenua lotta contro il cancro, Roberto Rosato ha concluso la sua parentesi terrena. La figlia ha ricordato la caparbietà con la quale l’ex difensore milanista e dell’Italia ha affrontato la lunga malattia, senza mai arrendersi, con la stessa determinazione e lucidità che metteva in campo quando doveva evitare il gol dell’attaccante a lui affidato. “I medici - ha affermato Carola, primogenita di Rosato - non si sarebbero aspettati tanta resistenza. Papà è sempre stato un grande combattente, anche nella vita personale, non solo sul campo di calcio. Prima di essere un grande calciatore è stato un uomo grandissimo”.
Rosato lascia tre figli (Carola, Davide, Alessandro) e la moglie Anna. Nella “Hall of fame” dei veri rossoneri, un posto di riguardo spetta a Roberto, il forte difensore dalla faccia d’angelo.




Martedì 22 giugno 2010, Chieri (TO): i funerali di Roberto Rosato
(immagini gentilmente concesse da Luigi La Rocca)
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Il feretro di Rosato
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Il labaro del Milan
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Il labaro del Torino

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L'omelia funebre
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L'omelia funebre
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Carola Rosato rincuorata da parenti e amici

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Il figlio di Rosato
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Bruno Rocco, figlio di Nereo
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Ex compagni al funerale di Rosato

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Puja, Scala, Schnellinger e Baresi
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Le sorelle Schnellinger con la madre Ursula
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Lodetti, Mantovani e Balmanion

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Lodetti, Mantovani e Puja
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Ancora Lodetti e Mantovani
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Lodetti e Puja

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Puja e Lodetti
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Puja e Lodetti
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Balmanion, Lodetti e Mantovani

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Romano Fogli
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Ancora Romano Fogli
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Fabio Cudicini




Dal sito www.torinogranata.it
8 luglio 2010

DAVIDE ROSATO: "MIO PADRE PRIMA UOMO E POI CAMPIONE"
TorinoGranata vuole ricordare la prematura scomparsa di Roberto Rosato, indimenticabile difensore granata, passato poi al Milan, al Genoa per chiudere la carriera nell'Aosta, superbo giocatore della Nazionale italiana. Per farlo ha contattato il figlio Davide che, nel caso, è stato il portavoce della famiglia.

Davide ha voglia di parlare del suo celebre genitore, scomparso da poco, anche se il dolore è ancora forte soprattutto per la lunga malattia che ha dovuto sopportare. "Mio padre ha vissuto fino all'ultimo con grande dignità questa tremenda malattia", racconta il secondogenito, che ha una sorella maggiore ed un fratello più giovane. I suoi genitori si sono sposati giovanissimi: "All'epoca i giocatori si costruivano presto la famiglia". Cosa ricorda Davide del suo celebre papà? "Innanzitutto, pur essendo un calciatore famoso, è sempre stato presente in famiglia. Noi figli ci siamo resi conto della sua popolarità quando ha smesso, anche perchè prima eravamo piccoli per capirlo fino in fondo. Mio padre ci ha insegnato la lealtà, l'onestà e il rispetto, che trasportava anche in campo. Era determinato ma non mancava mai di portare questa sua filosofia di vita anche in partita. Ancora prima di essere un campione era un uomo. Ora questi valori si sono un po' persi mentre ai suoi tempi erano abbastanza comuni".
Come ha vissuto Davide la sua situazione di essere figlio di un noto calciatore? "Posso solo sottolineare la fortuna che ho avuto, insieme ai miei fratelli. Abbiamo avuto una vita agiata e soprattutto un padre presente che, pur essendo sulle prime pagine dei giornali, non ha mai tralasciato la famiglia. Proprio lo scorso 29 giugno i miei genitori hanno compiuto 46 anni di matrimonio, mia madre era molto commossa quel giorno".
Davide ricorda anche la sua esperienza a bordo campo a seguire il suo adorato genitore: "Prima di chiudere la carriera all'Aosta giocò nel Genoa e allora ogni tanto facevo il raccattapalle con lo staff delle giovanili rossoblù. Mi ricordo l'emozione di aver seguito in quello stadio spettacolare di Marassi un bel Genoa-Milan. Quella giornata rimane una parte importante dei miei ricordi". Nessuno dei due figli maschi ha seguito però le orme del padre: "Ad essere onesti non eravamo portati, avremmo potuto giocare nelle serie inferiori. Mio padre non ci ha mai forzato a fare il suo mestiere, per lui era importante lo studio. Se poi fossimo stati bravi allora se ne poteva parlare, ma non è andata così". A fine carriera Roberto Rosato lasciò definitivamente il mondo del pallone per dedicarsi qualche anno a fare l'assicuratore, ma poi smise per stare accanto alla famiglia.
Nella vita di Rosato c'è stato tanto Toro ma anche molto Milan, che tifo c'è in famiglia? "Io sono sfegatato tifoso granata, ho sempre seguito la squadra anche in trasferta, gli altri della famiglia, compresa mia madre, sono tutti rossoneri, anche se il Toro rimane una parte importante di loro. Ora è nato da pochi giorni il Toro Club Chieri Roberto Rosato ed è un motivo d'orgoglio per tutti noi, il primo club granata dedicato a mio padre. Un modo per ricordarlo sempre".
Quali sono stati i rapporti di Rosato con le sue due squadre principali? "Buono, da entrambe le parti. Il Milan si è interessato molto a lui durante la malattia, telefonavano spesso Rivera, anche Galliani, Ramaccioni. Gli amici del Torino li incontrava allo stadio, come Puia, Zaccarelli e tanti altri". L'emozione più forte degli ultimi anni riguarda il Centenario del Torino: "E' stato un impatto forte anche per me. Accompagnai mio padre che faticava già a camminare e lo seguii nel giro di campo in onore dei tifosi. Una sensazione incredibile".

Ringraziamo ancora Davide per la sua dolcezza e disponibilità nel ricordare questo padre e campione stupendo. Il mondo granata non dimentica mai i suoi figli e le loro storie, che hanno sempre quel tocco romantico di un grande amore.





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Lettera a Roberto Rosato, di Giovanni Lodetti
(da "Forza Milan!", luglio 2010)




Maggio 2012, MOSTRA SU ROBERTO ROSATO
al Museo Grande Torino e della Leggenda Granata



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29 aprile - 15 luglio 2012: gagliardetto in occasione della mostra su Roberto Rosato al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata