Fernando Carlos REDONDO NERI
"Il Principe"

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(Archivio "Studio Buzzi", Milano)



Scheda statistiche giocatore
  Fernando Carlos REDONDO NERI

Nato il 06.06.1969 a Buenos Aires (ARG)

Centrocampista (C), m 1.86, kg 75

Stagioni al Milan: 4, dal 2000-01 al 2003-04 (di cui 2 con partite ufficiali, dal 2002-03 al 2003-04)

Soprannomi: “Il Principe”, “Cartesio”

Proveniente dal Real Madrid

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 03.12.2002: Ancona vs Milan 1-1

Esordio nel Milan in Serie A il 07.12.2002: Milan vs Roma 1-0

Ultima partita giocata con il Milan il 16.05.2004: Milan vs Brescia 4-2 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 33

Reti segnate: 0

Palmares rossonero: 1 Champions League (2003), 1 Coppa Italia (2003), 1 Supercoppa Europea (2003), 1 Scudetto (2003-04)

Esordio in Nazionale Argentina: nel 1992

Ultima partita giocata in Nazionale Argentina: nel 1999

Totale presenze in Nazionale Argentina: 48

Reti segnate in Nazionale Argentina: 3

Palmares personale: 2 Campionati spagnoli (1994-95, 1996-97, Real Madrid), 2 Champions League (1998, 2000, Real Madrid), 1 Coppa Intercontinentale (1998, Real Madrid), 1 Supercoppa di Spagna (1997, Real Madrid), 1 Confederations Cup (1992, Nazionale Argentina), 1 Coppa America (1993, Nazionale Argentina)




Ha giocato anche con l’Argentinos Juniors (A), il Tenerife (A), il Real Madrid (A).

Un infortunio al legamento crociato anteriore destro lo ha tenuto inattivo per due anni.



Dal sito www.wikipedia.it

Soprannominato il Principe per il suo pregevole stile di gioco, è considerato uno dei più grandi centrocampisti argentini di tutti i tempi. La rara classe, unita all'ottima tecnica e alla genialità delle sue giocate, ne ha fatto un calciatore stimato ed ammirato da compagni ed avversari. Riusciva con la sua grande classe a sopperire ad una lentezza di base, Redondo infatti non era certo un fulmine di guerra riguardo la velocità ma nonostante questo raramente gli avversari riuscivano a togliergli la palla.

CLUB
Redondo cresce calcisticamente nell'Argentinos Juniors per poi trasferirsi in Europa ed accasarsi al Tenerife in Spagna. Dopo una parentesi di quattro stagioni, nella quale mette in luce le sue enormi doti tecnico-tattiche, passa al Real Madrid nella stagione 1993/1994. Con le merengues Redondo vince due campionati spagnoli (1994/1995 e 1996/1997), due Champions League (1997/1998 e 1999/2000) e una Coppa Intercontinentale (1998). Nell'edizione 1999/2000 della Champions League è stato eletto miglior giocatore del torneo. Memorabile, in quella edizione della manifestazione, il tacco con cui si liberò di un avversario sulla fascia e passò il pallone in mezzo all'area per il gol di Raul (Manchester United-Real Madrid 2-3, gara di ritorno dei quarti di finale. Il gesto è tutt'ora ricordato come "El taconazo de Old Trafford").
Nell'estate 2000 Redondo passa al Milan a parametro zero, ma un serio infortunio durante un allenamento pre-campionato lo costringe a rimanere lontano dai campi di gioco per molto tempo. Dopo lo sfortunato episodio chiese ed ottenne dalla società milanista di non percepire lo stipendio fino al giorno del suo rientro in campo.
Lasciò il club rossonero al termine della stagione 2003/2004, dopo aver conquistato la Champions League e la Coppa Italia nel 2003 e lo scudetto nel 2004, pur giocando in pochissimi spezzoni di partita.

NAZIONALE
Con l'Argentina Redondo ha collezionato 48 presenze e 3 gol, ma non ha partecipato ai Mondiali 1998 per non essersi tagliato i capelli, ritenuti troppo lunghi dall'allora selezionatore Daniel Passarella.




GRAZIE PRINCIPE
Con lo stesso stile con cui tocca la palla, il Principe Redondo ringrazia e saluta il Milan. Un giocatore che rimarrà nei cuori di tutti: società, calciatori e tifosi. Verrà ricordato perchè ha saputo farsi voler bene. Silenzioso e discreto, campione di sguardi e atteggiamenti più che di parole, ha vissuto al Milan il periodo più difficile della sua carriera: dopo due giorni a Milanello l'infortunio e poi, a catena, ben tre operazioni. Lui, MVP della Champions League 1999-2000 vinta dal suo Real Madrid a Saint Denis contro il Valencia, si ritrovò alle prese con un dubbio grande così senza sapere se sarebbe mai tornato a giocare. L'autosospensione dello stipendio, un segnale forte. Nella sua testa un obiettivo: indossare almeno una volta la maglia rossonera di cui era innamorato. Così fu. Nell'andata degli ottavi di finale di Coppa Italia ad Ancona. Il tocco magico che madre natura concede a pochi non si perde, e lui è rimasto un fuoriclasse nonostante il calvario. L'età e la concorrenza di altissimo livello che ha trovato al Milan non gli hanno permesso però di avere molto spazio. E allora come non capire il Principe che ha voglia di chiudere la carriera da titolare. Per fare ciò dovrà lasciare il Milan. Le favole impongono il lieto fine ma Rodolfo Valentino ha bisogno di fare nuove conquiste, i cuori dei rossoneri li ha già trafitti e il loro rispetto sarà con lui per sempre.






Redondo Campione d'Europa con il Real Madrid


Redondo in azione




In copertina di "Forza Milan!"


Una foto di Fernando Redondo della stagione 2002-03




(Archivio Magliarossonera.it)






Carlo Ancelotti a colloquio a Milanello con l'asso argentino Fernando Redondo,
acquistato dal Milan nel 2000 e rientrato in campo a seguito di un grave infortunio solo nel 2002





Cartolina di Redondo, 2003-04



Nelle tristi notti senza Champions League degli ultimi anni i tifosi milanisti, per farsi coraggio, si raccontavano una storia affascinante, meravigliosa e commovente. In questa favola si narrava di un centrocampista "col fisico di Rijkaard, la visione di gioco di Rivera, l'eleganza di Antognoni, la personalità di Obdulio Varela" che era arrivato al Milan, in cambio di un fracco di miliardi di vecchie lire, per riportare la squadra rossonera ai fasti europei del trio olandese.
La descrizione di questo fenomeno lasciava chi ascoltava con la bocca secca e gli occhi umidi.
"Un po' lento, ma a Manchester è stato capace di scattare in contropiede, attraversare l'Old Trafford senza essere raggiunto, dribblare con una magìa l'ultimo difensore inglese e far segnare un compagno di squadra".
Questa prodezza, rilanciata dalle trasmissioni televisive di mezzo mondo, era stata forse decisiva per fargli assegnare il titolo di miglior giocatore nella Champions League, ma già la provenienza, il Real Madrid, era garanzia assoluta di eccellenza, i "merengues"grazie anche alle prodezze di Redondo avevano infatti conquistato la loro seconda Champions League da aggiungere alle sei Coppe Campioni.
"Non fatevi abbagliare da quella prodezza, non è quello il suo repertorio. La sua caratteristica migliore è il modo in cui detta i tempi alla squadra, la regolarità, la capacità di farsi trovare sempre smarcato,la proprietà di palleggio, la personalità con cui guida il centrocampo anche in fase difensiva recuperando decine di palloni che è capace di usare subito per rovesciare il gioco con fulminee ripartenze. Meglio ancora di Paulo Sousa quand'era alla Juve".
I tifosi milanisti si chiedevano perché con tutto questo ben di Dio dovessero sorbirsi uno come Pablo Garcia, o, quando le cose andavano bene, Kaladze e Giunti, ma si sa che è bello credere alle favole ed i milanisti sanno che il loro Presidente nel raccontarle ha pochi rivali.
"E' uno capace di caricarsi la squadra sulle spalle in qualsiasi momento" - continuava la favola, ma nella realtà fu il massaggiatore a caricarsi in spalla Redondo nella primissima amichevole e a portarlo al bordo di quel campo dove non sarebbe più rientrato per due interi campionati.
Il suo nome spiccava sempre fra gli indisponibili del Milan, accanto a gente con l'influenza o con un'unghia incarnita.
Tutti rientravano, presto o tardi, in campo; lui no.
Neppure un'amichevole a Solbiate Arno. Ogni volta che il suo rientro pareva imminente, "zac !" ecco la immancabile ricaduta. Forse per amore dell'onomatopeia il Presidente decise allora di cacciare lo Zac allenatore per scongiurare lo "zac!" della ricaduta, ma le cose non miglioravano. I tifosi del Milan cominciavano a chiedersi chi mai fosse quel Redondo e perché non venisse inserito accanto al suo nome anche quello di Marco Van Basten, che mancava dal campo da poco più di lui e che a loro mancava molto di più. La favola continuava dicendo che era "Un Benetti molto più tecnico" ed a qualche vecchio milanista venne il dubbio che invece assomigliasse a qualcuno che aveva incontrato Benetti portandone i segni nella carne.
Fatto sta che ancora oggi la favola continua e c'è chi crede davvero che Redondo sia veramente esistito, sia stato acquistato dal Milan, e sia prossimo a rientrare in campo. E' proprio vero che il cuore dei tifosi è più grande della loro razionalità.




Dal sito www.acmilan.com
4 ottobre 2000

ZACCHERONI: REDONDO ERA IL NOSTRO VERO RINFORZO
In esclusiva per il sito zaccheroni.com, che ce ne ha concesso gentilmente la pubblicazione, l'allenatore del Milan ha analizzato la situazione della squadra alla luce della brutta notizia
Avete perso Redondo per almeno sei mesi, forse per tutta la stagione. - Sono molto rammaricato. Era il vero rinforzo per questa stagione. Contavamo molto su di lui per avere maggiore qualità a centrocampo, Con la sua classe e la sua esperienza avremmo fatto un ulteriore salto in avanti. E' veramente un peccato. Si era deciso di procedere chirurgicamente dopo che tutti i controlli fatti in precedenza non avevano evidenziato nulla di grave. Il giocatore però ha sempre detto che sentiva fastidio, che gli mancava stabilità. Adesso deve aver tutta la pazienza del caso. Saprà sicuramente ritornare al massimo della condizione.
Lunedi ha partecipato all'incontro indetto a Coverciano dal Settore Tecnico. insieme agli arbitri ai capitani e agli allenatori delle squadre di serie A.
- E' stato un incontro molto sereno. I designatori Pairetto e Bergamo ci hanno illustrato come viene effettuata l'analisi della prestazione di un arbitro. Siamo stati informati su alcune modifiche apportate all'interpretazione del regolamento. La prima è quella relativa ai passi del portiere. Non era chiaro se il portiere, nei secondi in cui era in possesso di palla, potesse fare più di quattro passi. E' stato fissato un tempo limite di sei secondi nei quali il portiere può tenere il pallone in mano. In questo lasso di tempo può effettuare tutti i passi che vuole. Sul fuorigioco è stata data una nuova interpretazione per il fuorigioco passivo. Può spiegarlo nel dettaglio?
- Facciamo un esempio con i giocatori della mia squadra. Bierhoff si trova in una posizione di fuorigioco. Albertini non gli passa il pallone ma libera Gattuso, in posizione regolare, sulla destra. Gattuso passa a Bierhoff che adesso non è più in posizione irregolare. Prima il gioco veniva fermato già sul passaggio verso Gattuso. Adesso invece l'azione verrà lasciata proseguire, ossia vale la posizione del giocatore sull'ultimo tocco. Si è visto e discusso di alcune situazioni che si creano in campo: la difficoltà della valutazione dell'arbitro in un lasso di tempo brevisssimo, per quanto riguarda l'assegnazione di un rigore o fermare un'azione per fuorigioco. La norma del fuorigioco è ormai chiara a tutti. Per fischiare l'offside ci deve essere un distacco completo tra un giocatore e l'avversario. Se io sono l'attaccante e al momento del passaggio ho una gamba più avanti rispetto al difensore, ma l'altra è in linea con l'avversario l'azione è regolare. Sono state avanzate anche delle proposte per cercare di migliorare il gioco?
- Ci sono stati dei suggerimenti per cercare di migliorare alcune norme o interpretazioni. La prima è quella relativa all'espulsione del giocatore o del portiere che commette fallo da ultimo uomo in area. Viene assegnato il rigore. E' inutile penalizzare ulteriormente la squadra con un cartellino rosso. Tutti, Federazione, arbitri, giocatori, allenatori, dobbiamo garantire un calcio positivo, giocato undici contro undici. Questa richiesta è stata inoltrata attraverso il Settore Tecnico. Sarà poi la nostra Federazione a portare questa proposta all'UEFA. Inoltre abbiamo avanzato una proposta che con atri tecnici, Ancelotti, Capello, Eriksson, Lippi, avevamo già avanzato quest'estate a Ginevra durante l'incontro con altri allenatori europei. Si tratta di allungare la panchina da 7 a undici elementi. Abbiamo ormai delle rose troppo ampie e la gestione diventa assai difficile. Quest'estate però questa norma non era passata?
- In quella sede ci era stato detto che non era possibile farlo per problemi logistici (dimensioni delle panchine ndr) e perché gli arbitri avevano difficoltà a gestire 4 elementi in più in panchina. I nostri arbitri hanno invece risposto in maniera positiva. La proposta seguirà tutta la trafila attraverso la Federazione Italiana. Sono stati condannati gli episodi di simulazione. C'è chi vorrebbe punire con due giornate di squalifica i simulatori, avvalendosi anche della prova televisiva. In definitiva l'aspetto più positivo è stato il clima di grande serenità in cui si è svolto l'incontro.
Torniamo alla partita di domenica. Qualche difficoltà nella prestazione alle quali si aggiungono tutte le discussioni sul caso Boban.
- Sono cose che riguardano la gestione dello spogliatoio ed è giusto che rimangano all'interno dello stesso. Ribadisco che non c'è nessun caso e che si è trattato solo di scelte tecniche. Tornando alla prestazione della squadra, di solito dico ai miei giocatori che è importante vincere e anche convincere. Per la prima di campionato vale solo la prima parte. Avevamo già convinto a sufficienza nei preliminari e nel girone di Champions League. Domenica scorsa non siamo stati brillanti, alcuni giocatori sono incappati in una giornata storta. In generale hanno inciso, ma non saprei in quale misura, la prima partita giocata di giorno della stagione, il terreno molto bagnato e l'approccio al campionato che è sempre come il primo giorno di scuola. Anche se si sia già giocato tanto in Champions League?
- Il debutto in campionato è sempre una giornata particolare. La sentono molto anche i giocatori. Tornando alla gara mi preme sottolineare che uno dei fattori principali della nostra prestazione non troppo brillante, è stata la buona disposizione tattica e l'approccio mentale alla partita del Vicenza. Non avevano nulla da perdere. Hanno giocato con grande serenità, aiutandosi costantemente. Noi abbiamo avuto il grandissimo merito di aver vinto. Un 2-0 importante. I due attaccanti principali hanno già sbloccato la casella delle reti segnate. La difesa non ha subito reti. Abbiamo evidenziato un buono spirito di gruppo, perché, in queste partite nelle quali gli avversari sono più brillanti, se non c'è forza e coesione nel gruppo non si vince. Abbiamo avuto anche il sostegno di un pubblico caldo ed entusiasta. Era importante vincere prima di questa sosta. Ci permette di recuperare al meglio tutti i giocatori che abbiamo in organico. Alla ripresa avremo venticinque giorni con 8 gare importantissime. Ripartiremo in trasferta a Bologna, tre giorni prima della gara con il Barcellona che potrebbe essere decisiva per il passaggio del turno. A parte la sosta di domenica 29 per il Giubileo degli Atleti, dovremo giocare una gara ogni tre giorni fino al 12 novembre.
E' soddisfatto che tutto il centrocampo schierato con il Vicenza è stato convocato in Nazionale.
- Poche squadre nella storia del Calcio Italiano possono vantarsi di avere avuto, contemporaneamente, tutta la linea mediana in maglia azzurra. Con 5 Nazionali siamo la squadra che fornisce il maggior numero di giocatori ed eravamo anche i maggiori fornitori della Nazionale Under 21. E' un motivo d'orgoglio per la società. Sono contentissimo per Coco. In questo momento se lo merita per quello che sta facendo nel Milan.
Nelle altre partite il risultato più eclatante è stato quello di Reggio Calabria.
- C'erano insidie per tutti. Non pensavo che i nerazzurri perdessero. Però alla prima di campionato ci può stare tutto. Sorprende perché nelle ultime settimane i segnali che aveva l'allenatore erano positivi. Conoscendo Lippi immagino la sua amarezza e la sua delusione per tutto quello che è successo. Tutte le grandi hanno faticato almeno per 45 minuti. E' la riprova che il nostro campionato ha un fascino particolare. Queste difficoltà all'estero non ci sono: fai fatica con le grandi ma non con le squadre piccole. In Italia le "piccole" sono molto vicine alle grandi. Per cultura diversa, per interpretazione della partita e livello tecnico. Se la squadra con il maggior tasso tecnico non ci mette sempre lo stesso agonismo delle giornate importanti, si rischia di perdere su qualsiasi campo.




Dal sito www.tgcom.it
19 maggio 2004

REDONDO: "E' SEMPRE BELLO GIOCARE A SAN SIRO"
MILANO - L'intervista a Fernando Redondo è stata realizzata in occasione della partita di beneficenza organizzata ieri sera a San Siro da Cafu. Il centrocampista argentino si è quindi soffermato a parlare del rapporto calciatori-solidarietà: "Quando ci sono eventi di questo genere non si può mancare. I calciatori hanno un grande cuore e non vivono fuori dalla realtà, quando si può aiutare qualcuno noi ci siamo e questo è molto importante. Inoltre è sempre bello tornare a giocare a San Siro. E' stata una grande festa e siamo tutti molto contenti dei risultati".
MILANO - Fernando Redondo, sempre ai microfoni di Milan Channel, ha dato uno sguardo al passato: "L'unica cosa che mi dispiace della mia esperienza al Milan è l'infortunio che ho avuto quando sono arrivato perchè ero nel momento più importante della mia carriera, la vita è così e a volte bisogna affrontare dei momenti duri. Tutto questo però mi è servito per crescere come persona. Ho comunque fatto delle esperienze importanti: sono riuscito a scendere in campo con la maglia del Milan, ho vinto uno scudetto, una Champions League e una Coppa Italia". Ora è arrivato il momento per Redondo di pensare al futuro: "A giugno, dopo la tournèe in Cina che farò con il Milan, deciderò in quale squadra andare a giocare. Dopo il Milan non potrei giocare in un altro club in Italia. Comunque tornerò a trovarvi spesso..."
MILANO - In esclusiva ai microfoni di Milan Channel Fernando Redondo rende noto il suo addio al Milan e ringrazia la società e i tifosi: "Mi dispiace lasciare il Milan ma ho la necessità di giocare. Alla mia età mi rendo conto di non avere tanti anni di carriera da calciatore davanti, ho spiegato le mie motivazioni ai dirigenti del Milan e loro mi hanno capito. Voglio ringraziare i tifosi per tutto l'affetto che mi hanno dimostrato in questi anni. Io ritengo molto molto positiva la mia esperienza al Milan, rimarrò milanista per sempre. Per me è stato un onore indossare la maglia del Milan e un orgoglio essere parte della famiglia rossonera. Ancora una volta - ha proseguito Redondo - voglio dire grazie ai tifosi per quel rapporto speciale che ho avuto con loro e che non dimenticherò mai”.




Dal sito www.tgcom.it
19 maggio 2004

"MI SPIACE, MA HO BISOGNO DI GIOCARE"
Redondo dà l'addio al Milan
L'avventura di Redondo al Milan è giunta a conclusione. Il divorzio è stato ufficializzato dallo stesso giocatore, che lascia Milano dopo quattro stagioni. Un grave infortunio al ginocchio gli ha impedito di giocare nelle prime due e lo splendido giocatore del Real Madrid a San Siro non si è mai visto. "Mi dispiace lasciare il Milan ma ho la necessità di giocare. Rimarrò milanista per sempre. Non potrei giocare in un altro club in Italia".
A 35 anni il giocatore ha assoluto bisogno di giocare, dopo quattro anni difficili al Milan, a causa di un brutto infortunio, che gli ha fatto saltare le prime due stagioni, e all'esplosione di Andrea Pirlo, che ha limitato le apparizioni del campione argentino. Presentatosi a Milano nell'estate del 2000, con la Champions League in tasca e il titolo di miglior giocatore della manifestazione, i sorrisi del centrocampista sono subito stati cancellati da un brutto infortunio al ginocchio. Era l'inizio del calvario, terminato solo dopo due anni. Poche apparizioni, dunque, in questi anni a Milano: 16 presenze in campionato (un totale di 791' giocati), 11 in Coppa Italia e 6 in Champions League. I trofei non sono mancati (uno scudetto, una Champions League e una Coppa Italia), ma il suo contributo è stato minimo.
L'unica cosa che mi dispiace della mia esperienza al Milan è l'infortunio che ho avuto quando sono arrivato perchè ero nel momento più importante della mia carriera, la vita è così e a volte bisogna affrontare dei momenti duri - ha detto Redondo ai microfoni di Milan Channel - Tutto questo però mi è servito per crescere come persona. Ho comunque fatto delle esperienze importanti: sono riuscito a scendere in campo con la maglia del Milan, ho vinto uno scudetto, una Champions League e una Coppa Italia".
E' arrivato il tempo dei saluti e dei ringraziamenti: dopo la tournee in Cina il centrocampista argentino sceglierà la prossima squadra. Probabile un futuro in Inghilterra. "Alla mia età mi rendo conto di non avere tanti anni di carriera da calciatore davanti, ho spiegato le mie motivazioni ai dirigenti del Milan e loro mi hanno capito. Voglio ringraziare i tifosi per tutto l'affetto che mi hanno dimostrato in questi anni. Io ritengo molto molto positiva la mia esperienza al Milan, rimarrò milanista per sempre. Per me è stato un onore indossare la maglia del Milan e un orgoglio essere parte della famiglia rossonera. Ancora una volta voglio dire grazie ai tifosi per quel rapporto speciale che ho avuto con loro e che non dimenticherò mai".