Hector PURICELLI
"Testina d'Oro"

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(da "Forza Milan!", 1977)



Scheda statistiche giocatore
  Hector PURICELLI

Nato il 15.09.1916 a Montevideo (URU), † il 14.05.2001 a Roma (Policlinico Umberto I)

Centravanti (A) e Allenatore in Seconda e Allenatore, m 1.80, kg 79

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 4, dal 1945-46 al 1948-49

Soprannome: “Testina d'Oro”

Proveniente dal Bologna

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 21.10.1945: Milan vs Juventus 1-1

Ultima partita giocata con il Milan il 06.01.1949: Sampdoria vs Milan 2-1 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 116

Reti segnate: 57

Palmares rossonero: -

Esordio assoluto in Serie A il 18.09.1938: Genoa vs Bologna 2-3

Palmares personale: 2 Scudetti (1938-39, 1940-41, Bologna), 2 Titoli di Capocannoniere del Campionato Italiano (1939 - 12 gol, a parimerito con Aldo Boffi; 1941 - 22 gol)

Esordio in Nazionale Italiana il 12.11.1939: Svizzera vs Italia 1-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 1

Reti segnate in Nazionale Italiana: 1

DA ALLENATORE:

Stagioni al Milan: 3, Allenatore in Seconda nel 1953-54 (secondo di Bela Guttman) e Allenatore dal 1954-55 (subentrato a Béla Guttman il 15 febbraio 1955) al 1955-56 (fino a maggio 1956).
Allenatore delle Squadre Giovanili rossonere nel 1952-53

Esordio sulla panchina del Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 20.02
.1955: Atalanta vs Milan 1-1

Ultima partita sulla panchina del Milan l'01
.05.1956: Milan vs Real Madrid 2-1 (Coppa dei Campioni)

Totale panchine in gare ufficiali: 51

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1954-55), 1 Coppa Latina (1956)




Ha giocato anche con il Central di Montevideo (*, Uruguay), il Bologna (A), e il Legnano (B).

Ha allenato anche il Palermo (A), il Porto (A) (Portogallo), la Salernitana (C), il Varese (C, B, A), l'Atalanta (A), l'Alessandria (B), il Cagliari (A), il L.R. Vicenza (A), il Brindisi (B), il Foggia (B, A e C).

"Giunge in Italia nel 1938 (al Bologna) e ben presto si merita il soprannome di "Testina d'oro". Ettore Puricelli nasce a Montevideo in Uruguay il 15 settembre 1916 ma svolge in Italia quasi tutta la sua attività di calciatore e poi di allenatore. In campo si dimostra goleador implacabile e vero e proprio fuoriclasse nel gioco aereo. I suoi colpi di testa centrano con potenza e precisione ogni angolo delle porte avversarie lasciando nella disperazione i loro difensori. Al Milan gioca per quattro stagioni (dal 1945-46 al 1948-49) collezionando 116 presenze e 57 gol, quanto basta insomma per lasciare un ricordo indelebile nelle menti e nei cuori dei tifosi rossoneri." (Da "1899-1999. Un secolo rossonero" di Carlo Fontanelli. Geo Edizioni 2000)



"Ho avuto modo di partecipare alle sue esequie, tenutesi mercoledì 16 maggio 2001 presso la Chiesa "San Pio X" sita in Roma, Piazza della Balduina, ed in quella circostanza ho conosciuto personalmente Suo figlio Carlo (ne ha tre).
Venne al Milan nel 1945 proveniente dal Bologna in cambio di Gino Cappello ed in quattro stagioni mise a segno 53 reti, un risultato che lo colloca al dodicesimo posto dei cannonieri rossoneri di tutti i tempi, questo giovanotto che amava giocare con i calzettoni abbassati ("alla cacaiola") ed aveva un colpo di testa micidiale che lo rese famoso tanto da guadagnarsi l'appellativo di "testina d'oro". Dopo qualche anno ritornò a Milano e grazie ai suoi contatti con il calcio uruguayano, riuscì a portare al Milan Juan Alberto Schiaffino, vincitore del Mondiale del 1950 in Brasile, che se lo assicurò per 50 milioni di Lire. Subentrato nel 1955 a Bela Guttman alla guida della Prima Squadra, vinse lo Scudetto e la Coppa Latina. Un anno ancora alla guida del Vecchio Diavolo (2° posto alle spalle della Fiorentina) per poi girare mezza Italia, ottenendo ottimi risultati a Varese (lui che era figlio di emigrati varesotti) portandolo, dal '61 al '65, dalla Serie C alla Serie A, ed al Foggia di Antonio Fesce, con cui raggiunse la Serie A e dove il 13 ottobre del 1981 concluse definitivamente la sua carriera di allenatore."
(Nota di Colombo Labate)




Dal sito www.gianfrancoronchi.net

Ettore Puricelli - centravanti - al Bologna dal 1938 al 1944
Ettore Puricelli, classe 1916 di Montevideo, centravanti. Formidabile centravanti, soprannominato "Testina d'Oro" per la sua abilità nel gioco aereo. Giocò nel Bologna dal 1938 e vi rimase fino al 1944. I seguito, per motivi di opportunità politica venne ceduto al Milan in cambio di Gino Cappello. Vinse due scudetti (1938/39 e 1940/41) e negli stessi campionati conquistò il titolo di capo-cannoniere. Anch'egli naturalizzato italiano, giocò in Nazionale una partita. A fine carriera divenne uno stimato allenatore di prima categoria. Scomparso recentemente, nel 2001. (In basso, cartolina edita da "Gazzetta dello Sport" nel 1939, figurina fotografica edita da "Il Calcio Illustrato" nel 1941 e foto Agenzia Stampa in azione di gioco a Bergamo in data 08/03/1942).





In alto, cartolina edita da "Gazzetta dello Sport", 1939.
In basso, foto Agenzia Stampa in azione di gioco a Bergamo, 8.3.1942


Figurina fotografica edita da "Il Calcio Illustrato" nel 1941





Foto di Puricelli, Anni Quaranta
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Cartolina di Puricelli, Anni Quaranta



Dal sito www.storiedicalcio.altervista.org

ETTORE PURICELLI, dicembre 1978: PURICELLI, CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA
Antefatto: Dicembre 1978: in serie B il Genoa naviga in brutte acque e allora arriva il nuovo "vecchio" allenatore Puricelli...

«Testina d'oro» è ritornato in trincea. Ha assunto l'incarico di guidare il «terribile» Genoa che ha appena fatto fuori Maroso. Ettorazzo, oltre che con la piazza, dovrà vedersela con il ds Sogliano, non troppo convinto circa la sua scelta. Ma lui non si preoccupa: è abituato alle tempeste.


GENOVA - Ettore Puricelli, a 62 anni, è tornato in trincea. Il Genoa gli ha chiesto di fare il salvatore della patria e lui ha accettato con entusiasmo. Non lo spaventa il fatto che la piazza di Genova (terribile) ha già bruciato più di cento allenatori. La Sampdoria è riuscita a distruggere anche un santone come Fulvio Bernardini. L'avevano indotto a lasciare la Nazionale allettandolo con la carica di direttore generale. Adesso si limitano a fargli fare l'osservatore. Ma il vecchio Ettorazzo, come lo chiama Brera, è sicuro di vincere anche questa battaglia.
«Ma quali sono le piazze facili? - spiega - Eppoi come facevo a dire di no a una società come il Genoa con quel passato glorioso e nove scudetti?».
- Forse sono proprio quei nove scudetti del passato a fregare gli allenatori di oggi...
«Ma ci tenevo ad allenare pure il Genoa, era una piazza che mi mancava. Così adesso potrò dire di avere allenato... quasi tutte le squadre d'Italia».
- Perché Genova ti aveva sempre snobbato?
«Veramente avrei dovuto venirci ai tempi di Viani, il povero Gipo me l'aveva proposto».
- Viani non andava d'accordo con Bonizzoni e si era portato dietro il fido Ghezzi, ma voleva che si limitasse ad allenare i portieri...
«Poi però l'amico Gipo andò a schiantarsi contro quell'albero maledetto e lasciò il Genoa pure lui».
- Anche tu, come Viani, tanti anni dopo lo ritrovi in serie B. Gipo, a Berrino, aveva promesso lo scudetto, il decimo, quello della stella, i tifosi rossoblu che oggi sono vecchi lo attendono da quando erano bambini, tu a Fossati cosa hai promesso?
«Di lavorare seriamente, con tanta buona volontà non sono un venditore di fumo. La bacchetta magica non ce l'ho. Miracoli non ne ho mai fatti né mai ne farò perché non sono un santo. Sono un allenatore che ce la mette tutta e che a 62 anni conserva, si sente ancora un leone».
- Il ds Sogliano preferiva puntare su un giovane. Molti ti considerano vecchio...
«Vorrei che chi mi considera vecchio fosse giovane come me. Io mi sento trent'anni di meno».
- Farina voleva che tu tornassi a Vicenza a fare il Rocco...
«Ma io ho ringraziato di cuore l'amico agricoltore, però gli ho detto che mi sento ancora valido come allenatore».
- A Foggia, però, avevi fatto prima il direttore tecnico poi eri stato trasformato in direttore sportivo...
«Se è per questo a Foggia ho fatto di tutto, anche il padrone. Al sud sì che è difficile. Qui c'è un'organizzazione valida, mi sembrerà di essere in paradiso. Ho già trovato casa a Recco, così darò un'occhiatina anche ai giocatori che abitano in Riviera».
- Voi allenatori della vecchia guardia siete abituati a fare i cerberi e all'occorrenza mollate anche qualche calcio nel sedere. Ma ora vanno di moda i tecnici che hanno studiato a Coverciano, trattano i giocatori con il «lei», li responsabilizzano come professionisti autentici, non li considerano dei lavativi incalliti...
«Un momento: anch'io ho fiducia nei giocatori. Li rispetto ma pretendo rispetto. Se il rapporto di collaborazione reciproco fila liscio, non ci sono problemi. Ma se qualcuno tradisce la mia fiducia, so fare la voce grossa. Non sempre l'allenatore può fare il gentleman».
- I tempi e i giocatori sono cambiati, non siamo più negli Anni Trenta...
«Certo gli scavezzacollo adesso sono rarissimi. Prima il calcio era soprattutto divertimento. Oggi è una professione. E pensano ai guadagni, gli atleti cercano di rigare dritti, nel loro interesse».
- Tu pensi che ci sia stata una evoluzione anche in senso tattico? Perché Rocco, ad esempio, sostiene che si gioca sempre undici contro undici e quindi...
«Si evolve tutto ed è logico che si evolva anche il calcio. Ai campionati del mondo si registrano sempre delle novità. Anche se in fondo la morale è sempre quella».
- E cioè?
«Per fare lo squadrone ci vogliono almeno due fuoriclasse. Se madre natura ti dà i due campionissimi, sei a posto. Aveva due fuoriclasse la Germania che è diventata Campione del mondo, li aveva la leggendaria Olanda di Cruijff e li aveva pure la Polonia-rivelazione di Deyna».
- Tu come consideri il quarto posto in Argentina?
«Lo considero buono. Perché l'Italia, ha un livello medio migliore di quello delle altre nazioni. Ma a Bearzot mancano appunto i due fuoriclasse».
- Molti dicono che nel calcio moderno ormai trionfa il collettivo...
«Il discorso può essere valido a Perugia, dove in effetti sembra che la squadra vada meglio da quando non c'è più Novellino, che forse condizionava troppo gli altri come ha spiegato Castagner. Però il mio Uruguay è diventato grande quando è spuntato Schiaffino, il ciclo del Brasile porta il nome di Pelè».
- Se tu avessi Rivera ne faresti un dirigente o continueresti a utilizzarlo come regista?
«Io? Amico mio, tutti gli allenatori vorrebbero avere un Rivera. E quelli che gli consigliano di andare in pensione sono quelli che non ce l'hanno. Liedholm ce l'ha e fa bene a tenerselo stretto».
- Secondo te chi vincerà il campionato?
«Vedo le due di Milano, e le due di Torino. Escludo la sorpresa del Perugia. Anche se a Roma ho visto un Perugia divino».
- Il presidente D'Attoma ha detto che per il Perugia lo scudetto sarebbe la peggior disgrazia che potrebbe capitare.
«E io dico che ha perfettamente ragione. Non cambierei nemmeno una virgola di quello che ha detto. Con tutto il rispetto per i perugini, Perugia è una città troppo piccola per diventare campione d'Italia. So per esperienza cosa è successo a Cagliari. Ha fatto bene D'Attoma, Novellino per il Perugia era un lusso».
- Quindi tu a Cagliari avresti dato via Riva...
«No, Riva, no, certi giocatori non si possono cedere. E Gigi era uno di quelli. Anche perché ti bastava Riva per farti vincere le partite per uno a zero».
- Se Farina ti avesse chiesto consiglio su Paolo Rossi cosa gli avresti suggerito?
«Di mettere il ragazzo sotto una campana di vetro e di restituirlo alla Juventus. Vista la quotazione raggiunta da Paolo Rossi, era assurdo tenerlo ancora a Vicenza. Specie sapendo che non avrebbe avuto più Filippi al fianco».
- Secondo te perché Farina ha voluto fare il braccio di ferro con Boniperti?
«Perché Rossi è giovane e lui anche a me diceva che i giovani si fa sempre in tempo a cederli. Per questo ha dato via Filippi e ha tenuto Rossi. Ma l'ha pagato a caro prezzo».
- Cosa farà Gibì Fabbri quest'anno?
«Il campionato dell'anno scorso, il Vicenza se lo sogna vita natural durante».
- Credi nel Torino?
«Moltissimo. Il Torino di Radice è capace di iniziare una serie di partite utili e di non fermarsi più».
- La Juventus ti sembra vecchia come ha detto Agnelli?
«Se è vecchia la Juventus io cosa sono? Scherzi a parte, la Juventus ha anche tanti giovani. Semmai Trapattoni ha l'imbarazzo della scelta. Ma io ti assicuro che è meglio avere tanti giocatori piuttosto che pochi».
- Secondo te Gentile come va impiegato?
«Le cose migliori le ha fatte da terzino».
- Come mai sono scomparsi dalla scena quasi tutti gli allenatori stranieri e anche tanti tecnici della vecchia guardia?
«Io ormai mi sento italianissimo. In Uruguay ci sono andato sei anni fa come turista. Gli argentini e i brasiliani sentono la nostalgia della patria e vogliono ritornarci. Per questo Carniglia è tornato in Argentina (ma adesso è in Francia) e Heriberto che vive da una vita in Spagna ha sentito nostalgia della corrida, come Suarez che forse era stufo di fare il disoccupato in Italia».
- Herrera invece è rimasto a Venezia...
«Ma Helenio è uno zingaro, sta meglio certo in Laguna che a Casablanca».
- Pugliese a Bari andava in campo con il galletto e a Foggia gettava il sale propiziatorio. Scopigno era l'allenatore filosofo. Il «paron» Rocco è stato richiesto solo dalla TV. Come mai sono scomparsi gli allenatori-personaggio?
«Guarda io ho fatto tanti anni l'allenatore al sud, ma il sale non l'ho mai buttato anche se sono superstizioso e se un gatto nero attraversa la strada obbligo il pullman della squadra a tornare indietro e a prendere un'altra via. Però in panchina con il galletto non ci sono mai andato».
- Scopigno ci andava con i libri di filosofia...
«Lo conosco bene, Manlio. Lui mi ha sostituito a Cagliari, io l'ho sostituito a Vicenza. Il mio parere è che per durare a lungo in questa professione, bisogna amarla. Il mio coetaneo Ferruccio Valcareggi la ama come me e Anzalone per salvare la Roma si è rivolto a lui mica a un giovincello»
- Coverciano...
«L'università di Allodi serve, eccome. Però occorre il tirocinio, conoscere anche le amarezze. Coverciano è troppo bello. Ne esci con un sacco di illusioni».
- Voi allenatori...
«Siamo come fagiani in riserva, ci sparano addosso senza pietà. Però io mi sono sempre rifiutato di fare l'avvoltoio. Quando Giagnoni ha cominciato ad essere in difficoltà non sono più andato all'Olimpico».
- I genovesi sono contenti per aver dato ai romani la fregatura Pruzzo..
«Non sono d'accordo, Pruzzo è bravo. Se la Roma va male non è certo colpa sua».
- Saprai già che a Genova alludendo alla «Troika» Sogliano-Maroso-Messina si parlava della «banda di Varese»...
«Se è per questo, sono mezzo varesino anche io. Per chi l'avesse dimenticato assieme a Susini ho portato il Varese dalla C alla A. E fui proprio io a far acquistare Maroso prelevandolo dall'Ivrea. Mi dispiace di aver preso proprio il suo posto. Ma questa è la vita».
- Dicevamo della banda...
«A me fanno paura solo le bande dei banditi, quelli che rapiscono la gente. Con quelle del calcio, mi ci trovo benissimo. E' giusto che Sogliano che è un giovane preferisse un giovane. Ma sono convinto che andremo d'accordo non ci saranno problemi. E per prima cosa ho confermato lo «staff» di Maroso, cioè Bui e Messina. Io non ho mai mandato via nessuno. Credo nell'onestà di tutti».
- Torniamo alla serie A. Molti pensano che la Juventus abbia vinto troppo...
«In effetti dopo aver raggiunto tanti traguardi, può subentrare un certo appagamento. Ma dura qualche settimana non di più. Per me la Juventus è sempre da scudetto».
- Come vedi Nereo Rocco alla «Domenica Sportiva»?
«Nereo sta bene in qualsiasi posto».
- Un paragone con Gianni Brera?
«Certi paragoni non si possono fare. Altri personaggi, altra cultura. Io ho letto tutti i libri di Gianni a cominciare dal «Corpo della ragassa»., E' giusto che Nereo alla letteratura preferisca le battute in triestino».
- Sogliano ti avrà detto che a Genova c'è una stampa terribile.
«Ma io ho sempre lavorato bene con tutti i giornalisti, semmai smetto di comprare i giornali. Sono abbastanza maturo per sapere che la gente prima di leggere gli articoli legge la classifica. Quello che conta sono i risultati».
E Maroso è stato cacciato perché il Genoa che sognava la serie A correva il rischio di finire in serie C. Se Puricelli lo riporterà nell'olimpo del calcio gli faranno un monumento, in piazza De Ferrari. Vicino a quello di Giuseppe Garibaldi. In fondo, anche Ettorazzo è un eroe dei due mondi.






In compagnia di Mario Mauprivez



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16 marzo 1947, Internazionale vs Milan 1-2,
Puricelli contrastato da Passalacqua
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11 aprile 1948, Hector Puricelli esulta dopo una rete all'Internazionale



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Ettore Puricelli, 1947
(dalla pagina facebook di Piero Bersia)
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Puricelli sulla copertina de "Il Calcio Illustrato" nr. 12 del 1947





Cartolina di Puricelli, 7 novembre 1947
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Cartolina di Puricelli, 8 novembre 1947
(per gentile concessione di Andrea Martinenghi)





Puricelli in azione


Con Gipo Viani, 1957



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Puricelli in un disegno di Franco Bruna


Un'immagine di Milan vs Inter, stagione 1947-48
(da "Osservatorio del Calcio")





(dal "Corriere dello Sport", estate 1949)



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Stagione 1954-55, Toni Bellocchio, Giuseppe Meazza, Ettore Puricelli
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)
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Arena di Milano, 1955. Si riconoscono Toni Busini, Arcari IV,
Bellocchio, Puricelli, Buffon, Zagatti, Beraldo e Toros
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)



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Anno 1954-55. Da sinistra: Arturo Silvestri, Toni Bellocchio, il massaggiatore Ferrario, Puricelli, Liedholm
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)
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Festeggiamenti per lo scudetto 1954-55,
Schiaffino a colloquio con Puricelli e Toni Bellocchio
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)



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Hector Puricelli nuovo allenatore del Milan al posto di Guttmann
(dal "Corriere dello Sport" del 16 febbraio 1955)
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Puricelli allenatore del Palermo
(dal "Corriere dello Sport", estate 1956)



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Ritiro di San Pellegrino, 1955: sulle scale dell'albergo che ospitava il Milan, in occasione di una festa di ballo, la squadra con l'allenatore Puricelli e delle signorine in Maglia rossonera
(un ringraziamento particolare alla Famiglia Ciceri)
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Estate 1955, la squadra rossonera nel ritiro di San Pellegrino.
In piedi, da sinistra: Puricelli (allenatore), Busini (direttore sportivo), Frignani, Dal Monte, Ricagni, Mariani, Beraldo, Liedholm, Maldini, Bergamaschi (piegato in avanti), Rizzoli (presidente), Nordahl,
Buffon, Schiaffino, Ciceri, Arcari. Accosciati: Carraro (vice presidente), Carminati, Cavalli, Beretta, Bagnoli, Zannier,
Tognon, Zagatti, Valli, Marin. Seduti: Pedron, Vicariotto
(un ringraziamento particolare alla Famiglia Ciceri)





Puricelli in borghese
(Archivio Magliarossonera.it)


(Archivio Magliarossonera.it)





Il Genoa 1978-79, allenato da Hector Puricelli



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Intervista a Hector Puricelli su "Forza Milan!", gennaio 1984





(Archivio "Gazzetta dello Sport")


Addio ad Hector Puricelli




19 giugno 2011, Roma, Cimitero Prima Porta: Maglia Rossonera rende omaggio a Hector Puricelli
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