Pierino PRATI (II)
"Pierino la Peste"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Pierino PRATI (II)

Nato il 13.12.1946 a Cinisello Balsamo (MI)

Ala sinistra (A), m 1.81, kg 78

Stagioni al Milan: 7, dal 1966-67 al 1972-73 (a novembre 1966 in prestito al Savona per la stagione 1966-67)

Soprannome: “Pierino la Peste”

Cresciuto nel Milan e poi proveniente dalla Salernitana

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 18.09.1966: Milan vs Venezia 2-1

Ultima partita giocata con il Milan il 06.05.1973: Torino vs Milan 2-2 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 209

Reti segnate: 102

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1967-68), 1 Coppa dei Campioni (1969), 1 Coppa Intercontinentale (1969), 2 Coppe delle Coppe (1968, 1973), 2 Coppe Italia (1972, 1973), 1 titolo di capocannoniere (1967-68, 15 reti)

Esordio in Nazionale Italiana il 06.04.1968: Bulgaria vs Italia 3-2

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 28.09.1974: Jugoslavia vs Italia 1-0

Totale presenze in Nazionale Italiana: 14

Reti segnate in Nazionale Italiana: 7

Palmares personale: 1 Campionato Europeo (1968, Nazionale Italiana), 1 Argento ai Mondiali (Messico 1970, Nazionale Italiana)



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Ha giocato anche con la Salernitana (C), il Savona (B), la Roma (A) e la Fiorentina (A), il Rochester Lancers (*).

Ha un figlio, Cristiano, che ha giocato nel Saronno (Interregionale).

"La leggenda di Pierino Prati sbocciò il 28 maggio ´69, al Santiago Bernabeu di Madrid, contro l’Ajax di Johann Cruijff: il Milan di Rocco conquistò la sua seconda coppa dei Campioni, e Prati firmò una storica tripletta. Mai nessuno, in seguito, è riuscito a eguagliarlo. Con la maglia rossonera vinse tutto, con l´Italia fu campione d´Europa. Segnò 100 gol in serie A e a fine carriera emigrò negli Usa.
Per tutti era (ed è) Pierino-la-peste. Pierino Prati è nato il 13 dicembre 1946 a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. Ala sinistra rapida, essenziale, dal tiro preciso e secco, Prati ebbe solo una grande sfortuna: quella di trovarsi davanti un fuoriclasse inarrivabile come Gigi Riva, che lo costrinse a limitare le presenze in nazionale. Tuttavia fece parte dell´Italia che conquistò - nel 1968 - il campionato europeo per nazioni.
Lunghissimo è anche il suo albo d´oro con il Milan, dove approdò nel ´66 e rimase fino al ´73. In sette stagioni con il Diavolo (nelle quali collezionò 143 gare e 72 reti), vinse tutto, oltre a un titolo di capocannoniere (´68): 1 campionato (´68), 1 coppa Italia (´72), 1 coppa Campioni (´69), 2 coppe delle Coppe (´68 e ´73) e 1 coppa Intercontinentale (´69).
Il suo ricordo più bello è proprio legato alla coppa dei Campioni, conquistata a Madrid contro l’Ajax del grande Cruijff, che Pierino-la-peste sterminò con una tripletta, conquistando trofeo e record: mai nessuno avrebbe più segnato, in futuro, tre gol in una finale di coppa Campioni. In quella tiepida notte spagnola, sbocciò la sua leggenda. Il suo avversario era tale Hulshoff, un barbuto spaventoso che picchiava come un fabbro. Ma Prati gli sgusciava via da tutte le parti come un´anguilla.
Straordinaria fu la sua intesa con Gianni Rivera: il Golden Boy era la mente, Pierino il braccio. Lo stesso Rivera non ha mai negato di avere grande simpatia per lui, per il fatto che era facile lanciarlo a rete e vederlo segnare.
Prati esordì in serie A il 18 settembre ´66 (Milan-Venezia 2-1), chiuse il 30 aprile ´78 (Pescara-Fiorentina 1-2). Giocò - anche - con Salernitana, Savona, Roma (dal ´73-74 al ´76-77, 82 gare e 28 gol) e Fiorentina (8 gettoni). Segnò 100 gol in serie A distribuiti nei 12 campionati disputati (7 nel Milan, 4 nella Roma, 1 nella Fiorentina).
In nazionale ha giocato 14 partite e segnato 7 reti. (esordio il 6 aprile ´68, Bulgaria-Italia 3-2; ultima partita il 28 settembre ´74, Jugoslavia-Italia 1-0). A fine carriera, dopo aver conosciuto l´isolamento e l´emarginazione per i ricorrenti guai fisici e atletici, giocò per pochi mesi negli Usa, con la maglia dei Lancer di Rochester, quando in America emigravano solo fuoriclasse del calibro di Beckenbauer, Crujyff, Neeskens e Chinaglia. Oggi allena nei campionati dilettantistici lombardi." (Tratto dal sito www.acmilan.net)

"Pierino Prati, un ragazzetto che tirava calci nella squadra del suo paese, ce ne ha messo di tempo a convincere gli amici Santin e Maldera (già nelle giovanili rossonere) a fargli fare un provino con il Milan di Liedholm. E superato il provino pensava che la strada fosse tutta in discesa. Invece, per lui le difficoltà erano appena cominciate. Tre anni durante i quali le sue apparizioni a Milano sono state appena due avendo passato la maggior parte del tempo in serie B e C. Ma i gol segnati nei campionati minori hanno convinto la società rossonera a richiamare "la peste". E sotto Rocco arriva finalmente l'esplosione. Al suo primo vero campionato con il Milan Pierino vince lo scudetto e la Coppa delle Coppe ma soprattutto, con grande soddisfazione personale, la classifica dei cannonieri con 15 reti davanti ad Altarini, Combin e Riva. Nel corso delle sei stagioni rossonere realizza 72 gol (mitica la tripletta contro l'Ajax in finale di Coppa Campioni). Le poche presenze in maglia azzurra, solo 14, gli permettono tuttavia di conquistare il titolo di Campione d'Europa nel 1968." (Dal sito AC Milan.com)

"Lanciato in prima squadra da Nereo Rocco, è uno dei fiori all’occhiello del vivaio milanista. Rimase memorabile la tripletta segnata all’Ajax in Finale di Coppa dei Campioni nel 1969. La sua cessione alla Roma, nell’estate del 1973, lasciò molti rimpianti tra i tifosi rossoneri." (Nota di Colombo Labate)
















Dal sito www.wikipedia.it

CLUB
Soprannominato "Pierino la peste", debuttò in Serie A con la maglia del Milan nella stagione 1965-1966 per poi essere ceduto al Savona col quale disputò una stagione in Serie B per poi tornare in maglia rossonera l'anno successivo.
Alla sua prima stagione completa in Serie A si mise subito in luce col titolo di capocannoniere con 15 gol, che valse al Milan la vittoria del campionato. Vinse anche Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale nel 1969.
Lasciò il Milan nel 1973, dopo due Coppe Italia consecutive ed un'altra Coppa delle Coppe, e dopo aver collezionato 209 partite e 102 gol in maglia rossonera.
Passò alla Roma, ma dopo un paio di discrete stagioni, con l'ultima gara in nazionale (la quattordicesima, nelle quali segnò 7 gol, incluse anche due brevi parentesi alla Fiorentina e negli USA con i Rochester Lancers), imboccò definitivamente il viale del tramonto. Chiuse la carriera in serie C2, giocando per tre anni nel Savona.

NAZIONALE
Il 6 aprile 1968 esordì in nazionale contro la Bulgaria nell'andata dei quarti del campionato europeo di calcio 1968: il suo gol portò il punteggio sul 3-2 per i bulgari, ma fu determinante. Al ritorno infatti segnò nuovamente e la nazionale vinse 2-0 qualificandosi per la semifinale: giocò la finale in coppia con l'esordiente Anastasi, mentre nella ripetizione della finale fu sostituito da Gigi Riva. Riva segnò dopo pochi minuti e, con il raddoppio di Anastasi, l'Italia si laureò campione d'Europa.





Dal sito www.ilveromilanista.it
di Saverio Fiore

UN PRATI IN FIORE
Quelli come lui raramente giocavano la palla di prima, quelli come lui non conoscevano ne la diagonale ne l’elastico, quelli come lui non si schieravano mai in linea, quelli come lui non disputavano anticipi e posticipi, quelli come lui sognavano di vincere la Coppa Rimet e la Coppa dei Campioni quando non aveva ancora le grandi orecchie, quelle dell’Inter per intenderci. Quelli come lui nascono a Cinisello Balsamo nello sterminato interland milanese e cominciano a tirar calci ad un pallone un po’ come tutti i ragazzetti della sua età, viene notato e prelevato dagli attenti selezionatori della primavera del Milan i quali intravedono in lui un giovane di belle speranze o almeno all’epoca gli chiamavano così. Quelli come lui sanno che rimarranno sempre nel cuore dei tifosi e che le sue gesta eroiche da fromboliere implacabile rimarranno scolpite nella mente di chi ha avuto la fortuna di vederle dal vivo. Dopo gli inizi trascorsi con le maglie della Salernitana e del Savona viene richiamato in rossonero dove per sette anni inanella gol e prestazioni da cineteca facendo tesoro delle lezioni tattiche di Nils Liedholm e di quelle umane di Nereo Rocco, ma sono soprattutto le notti europee a regalare a Pierino la peste ed al suo Milan il proscenio per le serate memorabili, quelle che una volta si raccontavano ai nipotini. Siamo nel 1969 quando il Milan vince una Coppa dei Campioni con molti più travagli di quanto si possa immaginare. Già nel primo turno contro il Malmoe, il diavolo perse la prima partita in Svezia per 2-1 ed addirittura furono i vichinghi ad andare in vantaggio a San Siro. Poi il Milan si ribella alla tenacia scandinava con quattro reti che mettono di nuovo le cose a posto, eroe della serata manco a dirlo è proprio il nostro Pierino con una doppietta. Al turno successivo ci tocca il Celtic Glasgow, si gioca a Milano il 19 marzo sotto una tormenta di neve, i giocatori imbacuccati sembrano pupazzi di neve al polo nord, il pallone arancione è l’unica cosa veramente visibile, finisce 0-0 e tutto viene rimandato in terra scozzese, dove la formazione, per tutti i maniaci dei corsi e ricorsi storici come me, sarà la seguente: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger, Rosato, Malatrasi, Maldera, Hamrin, Lodetti, Prati, Rivera, Scala, All. Rocco, e l’impresa, perché di questo si tratta, è la vittoria davanti ad un pubblico di 90.000 cuori biancoverdi che spingono in maniera incredibile ma non riescono a scalfire la magnifica difesa messa in campo dal Paron, al dodicesimo si pensa, ancora una volta, Prati a buttarla dentro dopo una fuga nelle praterie britanniche lasciate incustodite dai disattenti centrali difensivi, seguì un lungo interminabile assedio con Cudicini in versione “salvatore della patria” da allora denominato “Black Spider”. E’ il viatico per la semifinale contro il Manchester United e soprattutto per la finalissima di Madrid dove il Milan troverà il temibile Ajax di Cruyff, i rossoneri saranno trascinati ancora una volta da uno scatenato Prati, in grande spolvero per l’occasione ed autore di una formidabile tripletta, risultato finale 4-1 e seconda volta Milan campione d’Europa. Pochi mesi più tardi San Siro ospiterà la grande avventura della Coppa Intercontinentale. Il 3-0 inflitto all’Estudiantes sembra chiudere qualsiasi discorso, ma in terra argentina saranno botte da orbi in un rettangolo verde appositamente trasformato in ring con la silenziosa collaborazione dell’arbitro cileno Massaro, il Milan resisterà agli attacchi e porterà in terra italiana la ambita coppa. “Prati”, ricorda lo scrittore sportivo Sergio Barbero, “è stato una delle ultime punte vere del calcio italiano. Dotato di un tiro micidiale, ottimo nella corsa, praticamente nato in area di rigore, nel senso che nei sedici metri aveva il fiuto per il magico momento del gol, credo sia stato secondo soltanto a Gigi Riva”.

Pierino Prati al Milan
Presenze in campionato: 143
Gol: 72
Ha vinto:
1 scudetto (’67/’68)
1 Coppa Campioni (’68/’69)
1 Coppa Intercontinentale
2 Coppe delle Coppe (’67/’68) (’72/’73)
2 Coppe Italia (’71/’72) (’72/’73)





Dal sito www.soccerage.com
21 marzo 2003

PIERINO PRATI: "QUELL'AJAX DEL ’69 ERA UN'ALTRA COSA..."
Oggi il Milan ha pescato l’Ajax nei quarti di finale di Champions League. Una partita, quella con i campioni d’Olanda, che ricorda sfide epiche. Come quella del 1969: finale di quella che ancora si chiamava Coppa dei Campioni: Milan-Ajax 4-1. Un mattatore, Pierino Prati, detto ‘ Pierino la Peste ’. E gli olandesi, dopo quella partita, capirono perché. E proprio con Prati proviamo ad analizzare questo Milan-Ajax, 34 anni dopo.

Prati, come è andata al Milan?
- A questo punto credo che il valore degli avversari sia molto elevato. E l’Ajax, comunque, è l’avversario più, tra virgolette, abbordabile. Fosse capitata l’Inter o la Juve, almeno sulla carta, sarebbe stato più difficile. Anche se poi il campo si diverte a rovesciare i pronostici. Ma credo che il tifoso milanista sperasse proprio in un sorteggio simile.

Che analogie tra quest’Ajax e quello che incontrò lei quella sera?
- Questo non c’entra proprio niente! Questa è una società che, da allora, si è confermata a livelli europei. E’ protagonista in Europa, ha giocatori interessantissimi. Ma la sua arma principale non sono le individualità, ma il collettivo.

Una squadra che continua a lanciare giovani di talento. Due su tutti: Ibrahimovic e Chivu
- Sì, è una squadra con tanti giovani che provengono dal vivaio. Ma la scuola-Ajax è conosciuta da parecchio in tutto il mondo, per aver sfornato parecchi giocatori. Sarà una partita difficile, come sarebbe stata difficile con le altre squadre. L’Ajax ti fa tornare a qualche anno fa, quando apparve sulla scena europea. E da allora è sempre stata protagonista. Ma lo ripeto, il Milan deve essere contento di questo sorteggio.

Il Milan deve temere maggiormente l’Ajax o… il Milan?
- Sicuramente il Milan. Se ritrova la velocità di gioco, la determinazione che aveva nei primi mesi, se riesce a sviluppare quel tipo di gioco che adesso non riesce più, è un Milan troppo superiore. Altrimenti sarà una partita tutta da giocare, perché l’Ajax è una squadra molto ben organizzata, con giocatori importanti Il Milan, sulla carta è più forte. E se poi torna a giocare come qualche mese fa, allora è ancora maggiormente favorito. Ma adesso è un’altra squadra. Speriamo di rivedere la squadra di inizio stagione, perché contro questi olandesi ce ne sarà davvero bisogno.

Facciamo un salto indietro a quel Milan-Ajax 4-1, con il nome di Prati che finì tre volte sul tabellino dei marcatori.
- E’ un record che, dopo tanti anni, ancora mi appartiene. E ne sono fiero.

Cosa ricorda di quella sera?
- Intanto che noi eravamo una squadra straordinaria. Una squadra che, purtroppo, è durata poco, perché la maggior parte dei giocatori era a fine carriera. Ma in quei due anni, a livello nazionale, europeo ed anche mondiale, si dimostrò la squadra più forte. Incontrammo una squadra che era una novità, che era giunta in finale come una sorpresa. Quella era una squadra nuova che, dopo due anni, avrebbe poi dominato a livello europeo per parecchio tempo. E’ chiaro che noi eravamo i favoriti e rispettammo il pronostico.

Fu un passaggio di consegne?
- Sì. L’anno successivo la coppa venne vinta dal Feyenoord, poi iniziò l’epopea dell’Ajax. Quella che battemmo 4-1 era già una squadra forte, con un giocatore che per parecchi anni sarebbe poi stato uno dei più forti al mondo, se non il più forte, parlo di Cruyff. Ma mancava ancora di una caratura internazionale che noi già avevamo.

Chiudiamo con le altre due italiane, Inter e Juventus, che hanno ‘pescato’, rispettivamente, Valencia e Barcellona. Chi rischia di più?
- Io dico che, a questo punto, rischiano tutti. Oramai sono rimaste squadre che, come livello, si equivalgono. Se l’Inter è più forte a livello individuale, il Valencia ha dalla sua un’organizzazione di gioco temibile. Ripeto, rischiano tutte. Se le squadre italiane non giocheranno queste partite al livello che conosciamo, rischiano tutte.
Redazione Rete.it




Finale di Coppa dei Campioni 1969, Milan vs Ajax 4-1: in due tempi, il vantaggio del Milan siglato da Pierino Prati


In quattro tempi, la rete del definitivo 4-1 messa a segno da Prati. Gianni Rivera, su azione di contropiede, non riesce
a saltare il portiere olandese e si porta sul fondo dove crossa per la testa dell'accorrente Prati che insacca




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Articoli di giornale relativi alla cessione di Pierino Prati alla Roma,
avvenuta nell’estate del 1973 (dal sito www.asromaultas.it)
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Articolo relativo all’amichevole Roma vs Milan 2-2 del 5 settembre 1973 in cui Prati, appena ceduto alla Roma, segnò una doppietta al Milan



Dal sito www.asromaultras.it

"Un rito accompagnava l'entrata di Pierino Prati in campo. Quando s'intravedevano le gambe dei giocatori nel sottopassaggio mobile, i raccattapalle andavano a chiamare il novello bomber verso la curva. Prati si metteva sull'orlo del fossato e riceveva un mazzo di fiori da una ragazza bruna, tornita e con i pantaloni scampanati alla moda. La bonona era sostenuta mentre si sporgeva sul fossato da alcuni tifosi, che le tenevano il sedere e, con evidente soddisfazione, la abbrancavano per riprenderla indietro.
La Curva applaudiva Prati e la belloccia, immortalata al dio-guerriero.
La ragazza fungeva da compensazione a ciò che raramente veniva dopo: la vittoria sul campo"
(Fernando Acitelli, sedicenne tifoso di Curva Sud all'epoca)




(dal sito www.asromaultras.it)




(dal sito www.asromaultras.it)


(dal sito www.asromaultras.it)






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(da"Intrepido" del 2 ottobre 1975)



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Prati dopo Savona pensa all'America
(da "La Stampa" del 5 gennaio 1979)



Dal sito www.storiedicalcio.altervista.org
settembre 1977

Per la modica cifra di 45 milioni (più premio-partita), Pierino Prati promette di guidare la riscossa giallorossa
PIERINO PRATI: ROMA, TI FARO' DA PADRE

Antefatto: la lunga parabola di Pierino Prati sembra volgere al termine. A Roma spende gli ultimi momenti della sua carriera di professionista. In questa intervista confessa i suoi propositi di riscatto...

Due gol, un palo e la dimostrazione di una forma ritrovata, a Genova nell'amichevole contro la Sampdoria, hanno risolto in meno di tre giorni il dubbio amletico che turbava da circa un mese i tifosi giallorossi; Prati firma o non firma? Così ad Avellino, domenica scorsa, il presidente ha «mollato» e Pierino Prati ha «tirato» nella sua cassaforte qualche milioncino: si parla di 45 milioni di ingaggio più un premio di rendimento. In definitiva una specie di centravanti «a cottimo»: tanti gol... tanti soldini in più. Certo è che la grinta e la spigliatezza di gioco che il cannoniere giallorosso ha sfoggiato nella partita della scorsa settimana, ci danno la misura di uno stile, proprio della vecchia guardia nella squadra romana, che (pur in un clima di rinnovazione e di svecchiamento), si rivela sempre indispensabile.
Questo il presidente Anzalone lo sa bene, tanto che ad una squadra di giovani pur validi, ma inesperti, insiste nel voler affiancare un centravanti come Pierino Prati che, ricordiamo, tre anni fa, fu pagato 800 milioni, e che oggi, in clima di austerità, costa alla squadra un sacrifico notevole.
«Sono felice — dichiara l'«Amleto in calzoncini» dopo la firma del contratto — è finito questo snervante braccio di ferro che ha coinvolto oltre me e il presidente, anche tutto l'ambiente giallorosso. Ora non mi resta che pensare a giocare».




Pierino Prati è uno dei pochi che è riuscito a salvarsi dalla campagna di epurazione instaurata da Anzalone. Perché il presidente non ha ceduto questo costoso e testardo centravanti? Qualcuno ha malignamente sostenuto che nessuno lo voleva comprare.
«Precisiamo subito che la Fiorentina ed il Milan, ad esempio, hanno insistito molto per avermi. — ribatte risentito — Forse offrivano poco? Non so, certo è che, calcolando quanto io costo alla Roma, la mia presenza nella squadra non investe solamente un fatto economico, altrimenti avrebbero forse fatto meglio a "svendermi". Chiaramente non si poteva pensare di mandare in campo undici ragazzini inesperti senza avere, come base un "corpo di squadra". La presenza di De Sisti, Santarini, Conti e Prati non è solo importante, è determinante per il gioco: se noi "giriamo" bene, anche i giovani vengono trascinati».
Pierino Prati ha disputato per la Roma 65 partite in tre anni. Queste le cifre del 76, anno nero: dieci incontri giocati e 2 gol segnati. La sera del 7 settembre 1975 all'Olimpico, gara di Coppa Italia, Roma-Piacenza, cominciano i guai.
Dopo una guarigione lampo gioca le prime 5 partite di campionato. Alla vigilia del derby, ricaduta. Rientra in campo nella partita contro il Torino: ancora un infortunio. Da allora, giocherà soltanto partitelle al di fuori del campionato.

— Ti è stato chiesto un sacrificio rispetto al contratto dell'anno precedente e tu hai accettato. Perché è durato così a lungo questo braccio di ferro tra te e il presidente? Forse l'offerta della Roma era troppo esigua? Quanto distavano le vostre posizioni?
«Si è parlato fin dall'inizio del nuovo clima di austerità instaurato nella squadra. Io ho avuto subito la possibilità di chiarire la mia situazione con il presidente e con il segretario tacendo presente che ero disposto a fare un sacrificio, ma sotto una certa cifra non sarei mai sceso. Senza parlare di milioni, né di percentuali, posso dire che la Roma oggi mi offre condizioni accettabili. Ho 29 anni, debbo difendere i miei interessi e pensare al mio futuro. Forse la Roma ha temuto di aver perso il Prati di una volta? Le recenti prestazioni spero abbiano messo a tacere tante chiacchiere sulla mia forma e le mie possibilità».

— Anzalone affermava, prima dell'accordo, che a novembre non saresti stato, comunque, ceduto. Avresti passato così una stagione lontano dal campo. Chi ci avrebbe rimesso di più la Roma o Prati?
«Io escluderei che questo si sarebbe poi realmente verificato. Indipendentemente dall'accordo, io credo che un Prati fermo non avrebbe giovato a nessuno. A me in primo luogo, alla società e alla squadra di conseguenza. Se non esiste un contratto di lavoro non si capisce come alla Roma convenga tener fermo un buon giocatore quando invece avrebbe la possibilità di venderlo e di prenderne altri in cambio. Che cosa avrebbe voluto significare un simile atteggiamento del presidente nei miei confronti? Una ripicca, una vendetta? Oggi esiste il divorzio per i legami affettivi, vuoi che non esista per i legami di lavoro? Quando non c'è più l'accordo si cambia casa! Un giocatore cambia squadra!».

— Parliamo della nuova Roma.
«La squadra è stata molto cambiata, è stata ringiovanita. Siamo ancora agli inizi e c'è molto da lavorare prima di poter raggiungere un buon livello di forma. E' una squadra che ha delle qualità e delle doti: ma è chiaro che non può avere delle pretese di alta classifica...».

— Rispetto ai 25 punti realizzati nello scorso campionato, andrà meglio o peggio?
«I punti della stagione scorsa non rispecchiano il valore della Roma dello scorso anno. Se le cose fossero girate per il verso giusto e se gli infortuni non fossero stati tanti e così continui è chiaro che la Roma sarebbe potuta andare in Coppa UEFA».

— Cosa ne pensi della campagna acquisti?
«La campagna acquisti, effettuata quest'anno e intesa a iniziare un ciclo nuovo, comporta inevitabilmente dei rischi. Sarà il campo, strada facendo, a darci ragione o no».

— E di Musiello?
«E' un giovane che ha delle grosse doti: per aver fatto tutti quei gol in serie B vuol dire che sa come si gioca al calcio».

— Passiamo ora al «nemico», la Lazio, e parliamo di Ciccio Cordova.
«Come giocatore Cordova ha delle doti notevoli: il suo rapporto con il presidente era ormai abbastanza teso e strano e tale da non poter più resistere. La Lazio, per il suo tipo di gioco, ha fatto un grosso acquisto. E' la squadra, però, che deve adattarsi alle caratteristiche del nuovo centrocampista. Se poi "Ciccio" possa dare di più nella Lazio di quanto avrebbe potuto dare nella Roma giovane, questa è una verifica che non ha possibilità di riscontro».

— Si è parlato tanto dei «clan» della vecchia Roma: cosa c'è di vero?
«Questa parola non è mai usata dai giocatori ma sempre dalla stampa. Certamente, comunque, non si può parlare del "clan" di Prati: io sono un uomo introverso e con i miei compagni di gioco ho soltanto un rapporto di lavoro. Al di fuori di questo, ho amicizie completamente diverse».

— Tra Roma e Lazio, arriverà prima la Roma di... Prati o la Lazio di... Cordova?
«La posizione delle due cugine in classifica non dipende solo né da Cordova né da Prati. Io prometto un buon campionato, magari di ripetere la stagione dei 14 gol».





"Io proprio Io", Pierino Prati
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Dal sito parrini.clarence.com
13 dicembre 2003

BUON COMPLEANNO A ... Pierino Prati
Pierino Prati è nato a Cinisello Balsamo (Milano) il 13 dicembre 1946. Ala sinistra cresciuta nelle giovanili rossonere, dopo una stagione alla Salernitana ritornò al Milan dove debuttò in A nel 1965/66. Un anno al Savona in B, nel ’67 tornò di nuovo a Milano, e questa volta vinse lo scudetto. Seguirono una Coppa Campioni (’69, tripletta in finale contro l'Ajax), una Coppa Intercontinentale (’69), due Coppe Coppe (’68 e ’73), una Coppa Italia (’72). Nel 1969 fu ottavo nella classifica del Pallone d’Oro. Nel ’73 passò alla Roma, nel ’77 alla Fiorentina, chiuse la carriera nel Savona dopo 3 stagioni in C2. In azzurro 14 partite e 7 reti, titolo europeo del 1968 compreso. Ha detto: "La mia rovina si chiamò Gigi Riva. Se fosse nato in Svizzera, invece che a trenta chilometri da casa mia, o se fosse diventato un’ala destra invece che un’ala sinistra, io avrei disputato due Mondiali e almeno quaranta-cinquanta partite in nazionale (quante sono state le mie convocazioni effettive): invece, in maglia azzurra, ho giocato solo 14 volte nell’arco di otto anni. E di Mondiali ne ho fatti uno solo: anzi, l’ho visto un po’ dalla panchina e un po’ dalla tribuna. Ma non ce l’ho con Gigi: è stato e resterà il più grande attaccante italiano di tutti i tempi. La mia sola colpa è stata quella di essere esploso, come calciatore, nel momento sbagliato. Il suo".







In Messico per i Mondiali del 1970



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Intervista a Pierino Prati da "Il Romanista", 2007


Video intervista di Roberto Valentino a Pierino Prati (2014)




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Foto autografata da Pierino Prati per Maglia Rossonera il 15 ottobre 2017




7 ottobre 2017, Maglia Rossonera incontra Luciano Tessari e Pierino Prati

15 ottobre 2017, pranzo del Milan Club "Padova Rossonera": ospite Pierino Prati




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