Alessandro NESTA
"Tempesta Perfetta"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Alessandro NESTA

Nato il 19.03.1976 a Roma

Difensore (D), m 1.87, kg 79

Stagioni al Milan: 10, dal 2002-03 al 2011-12

Soprannome: "Tempesta Perfetta"

Proveniente dalla Lazio

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 14.09.2002: Modena vs Milan 0-3

Ultima partita giocata con il Milan il 13.05.2012: Milan vs Novara 2-1 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 326

Reti segnate: 10

Palmares rossonero: 2 Scudetti (2003-04, 2010-11), 2 Supercoppe Italiane (2004, 2011), 1 Coppa Italia (2003), 2 Champions League (2003, 2007), 2 Supercoppe Europee (2003, 2007), 1 Mondiale per Club (2007)

Esordio assoluto in Serie A il 13.03.1994: Udinese vs Lazio 2-2

Esordio in Nazionale Italiana il 05.10.1996: Moldavia vs Italia 1-3

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 11.10.2006: Georgia vs Italia 1-3

Totale presenze in Nazionale Italiana: 78

Reti segnate in Nazionale Italiana: 0

Palmares personale:
1 Scudetto (1999-00, Lazio), 2 Supercoppe Italiane (1998, 2000 Lazio), 2 Coppe Italia (1998, 2000, Lazio), 1 Supercoppa Europea (1999, Lazio), 1 Coppa delle Coppe (1999, Lazio), 1 Mondiale (Germania 2006, Nazionale Italiana) 1 Campionato Europeo Under-21 (1996, Nazionale Italiana)




Ha giocato anche con la Lazio (A), il Montréal Impact (A), il Chennaiyin (*).



Dal sito www.wikipedia.it

Cresciuto nella Lazio, nella quale ha militato dal 1993 al 2002 vincendo due Coppe Italia, due Supercoppe italiane, un campionato italiano, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa UEFA, nel 2002 si è trasferito al Milan dove in dieci stagioni ha conquistato una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, due campionati italiani, due Supercoppe UEFA, due UEFA Champions League e una Coppa del mondo per club FIFA. Dal 2012 al 2013 ha giocato nel Montréal Impact, vincendo un Canadian Championship, prima di chiudere la carriera nel 2014 con il Chennaiyin.
Con la nazionale italiana ha totalizzato 78 presenze, prendendo parte a tre campionati d'Europa (Inghilterra 1996, Belgio-Paesi Bassi 2000, Portogallo 2004) e tre campionati del mondo (Francia 1998, Corea del Sud-Giappone 2002, Germania 2006).
Ritenuto uno dei più forti difensori della storia del calcio mondiale, è stato incluso per tre volte tra i 50 candidati al Pallone d'oro, classificandosi quinto nel 2000. Inoltre, nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi redatta da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della Federazione internazionale, ed è risultato 47º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti.

CARRIERA
Alessandro Nesta è stato scoperto per primo da Francesco Rocca, scout per la Roma, ma suo padre, tifoso laziale, rifiutò l'offerta.
Ha iniziato la carriera nelle giovanili della Lazio nel 1985 giocando in vari ruoli, compreso attaccante e centrocampista prima di collocarsi nel suo ruolo di difensore. Ha sempre indossato la maglia numero 13: "Ero ragazzino, nessuno la voleva e l'ho presa io che ero l'ultimo". Nella stagione 1993-1994 è stato aggregato alla prima squadra e l'allenatore Dino Zoff lo ha fatto esordire in Serie A il 13 marzo 1994, pochi giorni prima del suo 18º compleanno, in Udinese-Lazio (2-2), partita nella quale è subentrato a Pierluigi Casiraghi al 78º minuto di gioco.
Nella stagione 1997-1998 la Lazio ha vinto la Coppa Italia battendo in finale il Milan ed è stato proprio Nesta a segnare la rete decisiva. Nel maggio 1998 ha dovuto invece arrendersi all'Inter in finale di Coppa UEFA.
L'anno successivo è stato costretto a star fuori quasi metà stagione a causa dell'infortunio ai legamenti subito durante il campionato del mondo 1998. È tornato in campo a dicembre e, da neo capitano, ha guidato la Lazio alla rincorsa allo scudetto, che però è sfuggito per un solo punto all'ultima giornata.
Il capitano ha alzato comunque al cielo i primi due trofei a livello internazionale della sua squadra: la Coppa delle Coppe 1998-1999, vinta contro il Maiorca, e, in agosto, la Supercoppa europea contro i campioni d'Europa in carica del Manchester United. Nel mese di ottobre, Nesta riceve anche il privilegio di essere nominato membro del consiglio di amministrazione della Lazio, su volontà dell'allora presidente Sergio Cragnotti. La soddisfazione sportiva più grande è però arrivata l'anno successivo, quando le Aquile hanno vinto sia il campionato che la Coppa Italia, centrando il cosiddetto double del 1999-2000.
Il 2000 è cominciato nel migliore dei modi con la vittoria della seconda Supercoppa italiana ai danni dell'Inter, ma in seguito ci sono stati problemi finanziari per la Lazio e il patron biancoceleste Cragnotti, nell'estate del 2002, è stato costretto a vendere Nesta al Milan nonostante la volontà del giocatore che sognava un futuro in biancoceleste. Il capitano ha lasciato il club romano con uno stipendio arretrato di 2 milioni di euro, che poi per la metà è stato convertito in azioni della società.
Il 31 agosto 2002 viene ufficializzato il passaggio dalla Lazio al Milan, su una base economica di 31 milioni di euro. Nella prima stagione al Milan ha vinto la Champions League 2002-2003 in finale contro la Juventus a Manchester, realizzando uno dei tre gol ai rigori, e la Coppa Italia 2002-2003 contro la Roma. Nella stagione successiva si è aggiudicato con i rossoneri la Supercoppa europea contro il Porto e lo scudetto. Ha anche realizzato un gol contro la Roma all'Olimpico nei quarti di finale di Coppa Italia 2003-2004 (2-1 per il Milan il risultato finale). Nella stagione 2004-2005 ha vinto la Supercoppa italiana contro la sua ex-squadra, la Lazio ma il 25 maggio ha perso la finale di Champions League ai rigori contro il Liverpool a Istanbul. "Certe partite non riesco ancora a spiegarmele - ha spiegato in un'intervista intitolata Cragnotti, il tetto del mondo e Perugia. Nesta: second life di un Capitano coraggioso -. Semplicemente non so come sia potuto accadere".
Dopo aver saltato buona parte della stagione 2006-2007 per un infortunio a una spalla e la lunga riabilitazione svolta a Miami, Nesta è ritornato a giocare nella fase conclusiva e cruciale della stagione, dove ha dato il suo contributo per la conquista del quarto posto e ha disputato e vinto la finale della Champions League 2006-2007 ad Atene ancora contro il Liverpool. Pochi giorni prima della finale Nesta ha prolungato il suo contratto con il Milan fino al 30 giugno 2011, spegnendo le voci di un suo ritorno alla Lazio.
Il 31 agosto 2007 ha conquistato la Supercoppa europea battendo il Siviglia 3-1. Decisiva la sua prestazione, soprattutto nel primo tempo, quando, con il Milan sotto 1-0, al 25' Nesta ha salvato a pochi metri dalla linea di porta un'azione di contropiede di Kanouté finalizzata da Renato, già autore del primo gol. Il 16 dicembre 2007 ha vinto la Coppa del mondo per club, segnando anche il gol del momentaneo 2-1 per i rossoneri in finale contro il Boca Juniors. Si è trattato del sesto gol del difensore con la maglia del Milan, tre dei quali segnati in campionato (contro Como, Chievo e Siena), due in Coppa Italia (contro Perugia e Roma) e appunto quello nella finale contro gli argentini.
La stagione successiva non è cominciata nel migliore dei modi: un infortunio alla schiena ha impedito a Nesta di svolgere la regolare preparazione precampionato con i compagni e anche di essere a disposizione di Ancelotti per l'inizio della stagione 2008-2009. Vista la serietà dell'infortunio e i probabili lunghi tempi di recupero, non è stato nemmeno inserito nella lista dei 25 giocatori utilizzabili per la Coppa UEFA 2008-2009 consegnata il 1º settembre 2008. Nel novembre 2008, dato il perdurare del problema fisico, Nesta ha deciso di ritornare a farsi curare nuovamente a Miami, dove già due anni prima era stato seguito per l'infortunio alla spalla, con l'obiettivo di evitare un intervento chirurgico. Dopo mesi di stop e il ritorno a Milano è stato comunque inserito dal Milan nella lista UEFA, ma il 17 febbraio 2009, viste le ricadute e il continuo dolore, è stato operato per eliminare la protrusione discale causa dei problemi alla schiena. L'unica partita ufficiale disputata nella stagione 2008-2009 è stata il 31 maggio 2009 nell'ultima giornata di campionato contro la Fiorentina, quando ha sostituito Favalli al 76º minuto di gioco, tornando così in campo in gare ufficiali dopo oltre un anno di stop.
Nella stagione 2009-2010 il nuovo tecnico Leonardo lo ha utilizzato subito come titolare e Nesta ha ripagato la fiducia con ottime prestazioni, che hanno fatto crescere la voce, prontamente smentita dall'interessato, di un suo ritorno in Nazionale. Il 25 ottobre 2009 ha segnato la sua prima doppietta in carriera nella partita di Serie A contro il Chievo, grazie alla quale i rossoneri hanno ribaltato il risultato da 1-0 a 1-2. Ha poi realizzato un altro gol alla Juventus nella partita vinta 3-0 a Torino. Nel marzo 2010, poco dopo l'inizio del girone di ritorno, Nesta si è infortunato al tendine popliteo del ginocchio destro, è stato operato ed è potuto tornare in campo solo nell'ultima giornata di campionato, quando è subentrato a Favalli nel corso del secondo tempo della gara contro la Juventus.
Nella stagione 2010-2011 è tornato stabilmente titolare come centrale difensivo del Milan e il 7 maggio 2011 ha vinto il suo secondo scudetto con i rossoneri a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. Sempre in quella partita Nesta ha raggiunto la quota di 400 presenze in Serie A. Il 18 maggio 2011 ha rinnovato il contratto con il Milan, in scadenza a fine stagione, fino al 30 giugno 2012.
Il 6 agosto 2011 ha vinto la Supercoppa italiana battendo l'Inter a Pechino per 2-1.
Il 10 maggio 2012, durante una conferenza stampa, ha annunciato l'addio al Milan al termine della stagione. In totale Nesta nei 10 anni trascorsi in rossonero ha disputato 326 partite e segnato 10 gol vincendo due scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, due Champions League, due Supercoppe europee e una Coppa del mondo per club.
Il 5 luglio 2012 è stato ufficializzato il suo passaggio al Montréal Impact, squadra canadese militante nella Major League Soccer, nella quale già giocavano i connazionali Bernardo Corradi, Marco Di Vaio e Matteo Ferrari.
Ha esordito con la squadra di Montréal il 28 luglio seguente in occasione della gara interna di MLS vinta per 3-1 contro i New York Red Bulls. Nella prima stagione con la squadra canadese ha totalizzato 8 presenze in campionato.
Il 7 novembre 2013, dopo il termine della MLS 2013 nella quale Nesta ha giocato 23 partite, ha annunciato l'addio al calcio giocato.
Il 26 novembre 2014 viene ingaggiato dal Chennaiyin, club militante in Indian Super League allenato dall'ex compagno di Nazionale Marco Materazzi, facendo così ritorno al calcio giocato. L'8 dicembre inizia gli allenamenti, il giorno dopo fa il suo esordio nella sfida contro il Delhi Dynamos del connazionale Alessandro Del Piero (2-2). Il 16 dicembre la sua squadra viene eliminata al termine della doppia semifinale contro il Kerala Blasters. In tutto gioca quindi 3 partite di campionato prima di ritirarsi definitivamente dall'attività agonistica.

NAZIONALE
Con la nazionale Under-21 ha vinto il campionato d'Europa Under-21 1996, tenutosi in Spagna.
Ha esordito in nazionale A il 5 ottobre 1996, a 20 anni, in Moldavia-Italia (1-3), partita di qualificazione ai Mondiali 1998. Nesta è diventato subito un pilastro della selezione azzurra, formando per quasi un decennio un'ottima linea centrale con il compagno di reparto Fabio Cannavaro.
Ha disputato 78 partite con gli azzurri, partecipando al campionato d'Europa 1996 (senza scendere in campo), al campionato del mondo 1998, al campionato d'Europa 2000 (perso in finale contro la Francia), al campionato del mondo 2002, al campionato d'Europa 2004 e al vittorioso campionato del mondo 2006, in cui giocò le prime tre partite della fase a gironi (le prime due per tutti i 90 minuti), ma le tre esperienze ai campionati del mondo sono state sfortunate in quanto 3 diversi infortuni lo hanno sempre costretto a saltare le gare della fase a eliminazione diretta.
La sua ultima presenza in nazionale è stata l'11 ottobre 2006 a Tbilisi, nella partita Georgia-Italia (1-3), valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 2008. Durante la stagione non è sceso più in campo con gli azzurri e il 1º agosto 2007 ha ufficializzato la decisione di abbandonare la Nazionale, adducendo come motivo principale il bisogno di riposo per un pieno recupero fisico.

ALLENATORE
Montréal Impact Il 27 febbraio 2014 è entrato a far parte dello staff tecnico del Montréal Impact come consulente principalmente con il ruolo di analista video delle partite della squadra canadese e degli avversari.
Il 31 agosto 2015 diventa allenatore dei Miami FC, nuova società che parteciperà nel 2016 alla NASL. Termina la sua prima stagione da allenatore conquistando il settimo posto. L'anno seguente chiude al primo posto la regular season; nei successivi play-off per il titolo, viene eliminato in semifinale dai New York Cosmos. Il 18 novembre 2017 si dimette dalla guida della squadra.
Il 14 maggio 2018 viene ufficializzato il suo incarico come responsabile tecnico della prima squadra del Perugia. Quattro giorni dopo al debutto perde con l'Empoli per 1-2 l'ultima gara di Serie B ma la squadra era comunque già qualificata per i play-off. Il 3 giugno seguente perde per 3-0 la partita del turno preliminare col Venezia e venendo così subito eliminato; viene comunque confermato per la stagione successiva. La prima vittoria da allenatore di Nesta in Italia è datata 2 settembre 2018 durante la sfida in casa dei biancorossi contro l'Ascoli; in quella partita il tecnico viene espulso per proteste. Porta la squadra al nono posto finale in campionato a un solo punto dai play-off, disputandoli ugualmente per via della retrocessione a tavolino del Palermo che si era classificato terzo: viene subito eliminato dall'Hellas Verona nel turno preliminare dei play-off, perdendo per 4-1 dopo i tempi supplementari. In scadenza di contratto a giugno, il 21 maggio 2019 Nesta e il Perugia si separano; su 38 partite complessive ne ha vinte 14, pareggiate 8 e perse 16.
Il 17 giugno 2019 firma un contratto biennale con il Frosinone, in Serie B.




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2 maggio 2004, Milan vs Roma 1-0: Nesta e Abbiati al termine della partita, che sancisce la conquista del 17° scudetto rossonero



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2 maggio 2004, Milan vs Roma 1-0: Alessandro Nesta saluta i tifosi



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Andrea Pirlo, Alessandro Nesta, Andriy Shevchenko e Filippo Inzaghi in Nazionale
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Cartolina autografata di Alessandro Nesta,
Euro 2000
(per gentile concessione di R. Gaggero)
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Cartolina autografata di Alessandro Nesta,
stagione 2002-03
(per gentile concessione di R. Gaggero)
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Cartolina autografata di Alessandro Nesta,
stagione 2003-04
(per gentile concessione di R. Gaggero)


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Cartolina autografata di Alessandro Nesta,
stagione 2003-04
(per gentile concessione di R. Gaggero)
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Cartolina autografata di Alessandro Nesta,
stagione 2004-05
(per gentile concessione di R. Gaggero)
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Cartolina autografata di Alessandro Nesta,
stagione 2005-06
(per gentile concessione di R. Gaggero)


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Cartolina autografata di Alessandro Nesta, stagione 2006-07
(per gentile concessione di R. Gaggero)
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Cartolina autografata di Alessandro Nesta, stagione 2006-07
(per gentile concessione di R. Gaggero)




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La maglia di Alessandro Nesta per la Supercoppa Europea 2003, Milan vs Porto 1-0
(per gentile concessione di Mariano Managò)



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Cartolina di Alessandro Nesta, 2011-12



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Milan vs Novara, stagione 2011-12: Alessandro Nesta, alla sua ultima partita ufficiale con il Milan, saluta commosso il pubblico di San Siro
(dal sito www.acmilan.com)



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(Getty Images)



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"Quella Champions del 2002-03 fu lunga, all'inizio ci fu il preliminare (Milan vs Slovan Liberec), io ero a casa che ancora giocavo
con la Lazio, tranquillo, se passava o meno non mi cambiava niente. E invece quel passaggio è stato fondamentale perchè ha permesso
che io andassi al Milan, se fossero usciti quella sera li forse andavo ad un'altra squadra. Invece è partito tutto lì, una cavalcata incredibile
in cui abbiamo vinto contro tutti. Eravamo veramente troppo forti." (Alessandro Nesta)



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Statuina di Alessandro Nesta
(di Giovanni Santacolomba)



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Alessandro Nesta: "Sono contento che tanti ragazzi scelgano questo numero per me. Vuol dire che ho fatto qualcosa di importante.
Sono orgoglioso di questo, per l'equilibrio che ho avuto nei momenti belli e in quelli brutti. Faccio il tifo per Romagnoli.
L'ho conosciuto, è un bravo ragazzo, laziale e gioca nel Milan. È bravissimo, gli serve un po' di esperienza internazionale e poi crescerà."
(frase del settembre 2018, da allenatore del Perugia)



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"Cosa mi manca del Milan? Tutto. Soprattutto Milanello, con tutti i suoi personaggi.
La governante, il giardiniere, l'autista. Persone spettacolari. A Milanello sono stato meglio che in un hotel a cinque stelle.
Il segreto di quel Milan era la mentalità, più che la tecnica: eravamo sempre pronti a giocare partite come quella di Atene.
Voglio dire che eravamo sempre pronti alla massima tensione e a sapere come gestirla." (Alessandro Nesta)



Dal sito www.sslaziofans.it
23 agosto 2019

23.8.2002: IL SILENZIOSO ADDIO DI NESTA
Il 23 agosto del 2002 è una di quelle date che, all'apparenza, guardando l'almanacco della storia della Lazio non dicono niente, ma che ti sono rimaste impresse nella mente: difficili, anzi impossibili da dimenticare. Perché quando ti nutri di grandi emozioni, tutte quelle sensazioni che ti provocano un brivido finiscono direttamente nello scrigno dei ricordi preziosi e lì restano conservate. Per sempre. Perché è come mettere dei gioielli nella cassetta di sicurezza di un caveau di una banca inviolabile: solo tu puoi accedere e nessuno può neanche sbirciare per vedere che cosa c'è dentro. E il 23 agosto del 2002 è uno di quei gioielli, anche se quando lo tiri fuori dalla cassetta per guardarlo ti fa male a prima vista osservarlo o tenerlo tra le mani, perché quello è stato l'ultimo giorno in cui Alessandro Nesta ha indossato la maglia della Lazio, in un'amichevole estiva, nella serata di presentazione della nuova Lazio di Roberto Mancini. E io quell'addio silenzioso che galleggiava nell'aria l'ho vissuto a bordo campo, vicino a lui: diviso tra lavoro e tifo, tra cuore e testa, in un mix di sensazioni difficili da descrivere. Sono passati 17 anni da quel giorno, ma se solo chiudo gli occhi parte il film e rivedendo quelle immagini i brividi sono gli stessi provati quella sera.
Quella del 2002 è un'estate difficile per la Lazio. Cacciato Zaccheroni, Cragnotti ha deciso di affidare la squadra al figliol prodigo Roberto Mancini, tornato a Roma dopo un anno e mezzo di esilio volontario in quel di Firenze. Sono passati appena due anni dalla conquista dello scudetto, la Lazio non è più la squadra ricca e potente di quando il "Mancio" indossava gli scarpini e la maglia numero dieci, invece delle scarpe eleganti nere e quella divisa ufficiale che lo fanno sembrare un altro. La Lazio è pressata dalla FIFA per il saldo non versato al Manchester United per l'acquisto di Stam (18 milioni di euro) e per le rate da pagare al Valencia per l'acquisto di Mendieta. In Italia, Cragnotti per la prima volta in 10 anni di gestione ha faticato ad ottenere l'iscrizione al campionato, arrivata solo grazie ad una fidejussione concessa da Capitalia (ora Unicredit) solo perché la Lazio ha pagato una costosissima polizza assicurativa a garanzia. Il gruppo Cirio ha problemi, i soldi non arrivano più con la continuità di prima e la squadra non ha ancora incassato le ultime mensilità della stagione precedente. Per questo, ci sono incontri febbrili e assegni che partono da Roma alla volta di Vigo di Fassa per ottenere le firme dei giocatori sulle liberatorie da presentare alla Federcalcio per ottenere l'iscrizione al campionato. La Lazio ha bisogno di fare cassa e in città cominciano a girare voci sulla possibile cessione di Nesta per tappare i buchi di un bilancio che non è da codice rosso ma neanche sano.
Dopo Nedved e Veron, sembra essere lui, Nesta, il gioiello da sacrificare. Anche perché sul capo della Lazio e del giocatore pende una causa multimilionaria da parte di una società olandese che aveva ottenuto da Nesta la procura per cederlo: il tutto orchestrato dall'avvocato Canovi, ex procuratore di Nesta. Il Real Madrid è alla finestra, il Milan è in pressing costante e Galliani, che ricopre anche la carica di presidente della Lega Calcio (alla faccia del conflitto d'interessi), promette il suo aiuto per risolvere la questione legata all'acquisto di Manfredini ed Eriberto (ora Luciano) dal Chievo per 20 milioni di euro. E di Oddo dal Verona per 10 milioni. Cifre che la Lazio non può più spendere, ma ci sono dei contratti firmati da onorare. Anche grazie all'intermediazione di Galliani, la Lazio riesce ad annullare l'acquisto di Eriberto e a pagare meno sia Manfredini che Oddo. Ma quella firmata con Galliani è una cambiale destinata ad andare prima o poi all'incasso. E sono in molti a sospettare che a garanzia di quella cambiale ci sia proprio il cartellino di Alessandro Nesta.
Il capitano non ne vuole sapere di andare via. Arriva in ritiro più tardi degli altri in ritiro (come tutti i nazionali reduci dalla disastrosa spedizione ai mondiali di Corea e Giappone) e davanti all'assalto di giornalisti e cameramen ripete: "io voglio restare alla Lazio". Poi si chiude in un lungo silenzio. Ma le voci continuano a circolare e la marea monta di giorno in giorno. Un incontro tra Cragnotti e Galliani in Sardegna, le frasi di Berlusconi ("il Milan non si può permettere di spendere tutti quei soldi per Nesta, quindi non verrà") che non convincono, il silenzio della Lazio. Giorno dopo giorno appare sempre più inevitabile il divorzio, anche se da mesi Cragnotti giura: "la Lazio non cederà Crespo e non venderà neanche Nesta, la nostra bandiera". Lo ha promesso anche agli azionisti quando ha lanciato un aumento di capitale che non ha portato però nelle casse della Lazio la cifra su cui contava Cragnotti, indispensabile per tappare i buchi e per evitare scelte dolorose. Nesta o Crespo, è questo il nome che deve uscire dalla margherita che sta sfogliando Cragnotti. Una scelta necessaria, perché il Milan con la complicità di Ernesto Bronzetti ha fatto saltare il mega affare messo in piedi da Cragnotti e che avrebbe consentito alla Lazio di risolvere tutti i suoi problemi: Claudio Lopez, Mendieta e Diego Pablo Simeone ceduti all'Atletico Madrid in cambio di soldi. Tanti, più di 50 milioni di euro. Ma salta tutto perché il Milan "regala" alla società di Jesus Gil y Gil cinque giocatori, tra cui José Mari, Coloccini e addirittura Demetrio Albertini. Tutto pur di far saltare quella cessione che avrebbe consentito alla Lazio di blindare Nesta e Crespo. Ed Ernesto Bronzetti e Galliani riescono nel loro intento.
Tra sussurri e grida, si arriva così al 23 agosto del 2002, il giorno della presentazione ufficiale della Lazio allo Stadio Olimpico. La partita con il Deportivo Alaves è trasmessa in diretta da La7 e io vengo assegnato alle interviste a bordo campo. Quel giorno a Roma fa un caldo infernale, si suda anche a stare fermi. Arrivo all'Olimpico presto, perché devo prendere accordi con l'ufficio stampa e con i giocatori per fare il mio lavoro. Da settimane in città si parla quasi solo ed esclusivamente della possibile partenza di Alessandro Nesta, l'agnello da sacrificare sull'altare per allontanare i fantasmi di una crisi societaria sempre più incombente. Sandro da settimane è assediato e tutti gli fanno la stessa domanda: "Resti o parti?". E lui risponde sempre allo stesso modo: "Se dipendesse da me, resterei qui per sempre, chiedete al presidente".  Non dipende da lui, infatti. E io mi trovo nella scomoda posizione di dover fare per l'ennesima volta quella domanda, perché è lui, Alessandro Nesta, il personaggio su cui sono puntati tutti i riflettori di un'amichevole che altrimenti susciterebbe ben poco interesse.
Entro negli spogliatoi e Sandro sta in un angolo, in silenzio, con il fratino sopra la maglia: non gioca titolare perché ha la testa tra le nuvole e poche settimane di allenamento nelle gambe, la condizione è ancora approssimativa anche a causa dell'infortunio rimediato in Giappone e Mancini decide di farlo partire dalla panchina. Un saluto accennato con la testa, poi imbocchiamo insieme il lunghissimo tunnel che dagli spogliatoi porta al campo. Ho il microfono in mano, stiamo quasi spalla contro spalla e camminiamo in un silenzio quasi irreale, rotto solo dal rumore dei suoi tacchetti sul pavimento. Quel tragitto dura un'eternità e quando saliamo gli scalini che portano sul campo Sandro ha il volto tirato: guarda subito verso la Curva Nord e non riesce a sciogliersi neanche quando il suo ingresso in campo è accolto da un boato. Resto con il microfono in mano, so che dovrei fermarlo e fare il mio lavoro, so che dovrei mettergli quel "gelato" sotto la bocca per fargli quella domanda che si è sentito fare centinaia di volte negli ultimi mesi. Lo devo fare perché sono pagato per fare questo, ma in un istante decido che in quel momento l'uomo è più importante del calciatore e il rispetto per la persona è più importante del lavoro. Mi fermo, lui si gira, accenna un sorriso e mi guarda con l'espressione di chi ti ringrazia senza dire una sola parola, solo con gli occhi. Quella sera, faccio le mie interviste, Nesta lo lascio allo speaker ufficiale, che nel presentarlo al pubblico gli strappa solo poche imbarazzate parole che si mescolano agli applausi: "Sono contento di essere ancora qui, spero di restare il più possibile, voglio tornare a vincere qualcosa". Sembra una promessa di riscossa, invece è il suo saluto alla gente. Sandro scende in campo nel secondo tempo al posto di Jaap Stam e, mentre lui gioca, esce tra gli applausi Hernan Crespo. Con l'argentino il rapporto è diverso, quindi quando a 5 minuti dal termine Mancini lo sostituisce lo fermo e gli faccio la domanda che non ho fatto a Nesta: "Resti?". Lui sorride e sta al gioco. "Che giorno è oggi? Il 23 agosto? Rifammi la stessa domanda la sera del 31 agosto alla fine dell'amichevole con la Juventus. Se quel giorno starò in campo, vuol dire che giocherò tutta la stagione con la Lazio, altrimenti.".
Il 31 agosto del 2002 Hernan Crespo non scende in campo contro la Juventus e sul prato dell'Olimpico non c'è neanche Nesta, perché alla fine la Lazio è stata costretta a cedere entrambi. Con Alessandro ci siamo rivisti nel suo ultimo giorno da laziale a Formello. Ha appena salutato i compagni e tutte le persone che lo hanno visto crescere. Sta seduto dentro la macchina con il finestrino abbassato. Ha gli occhi gonfi, figli dell'emozione del momento e di una notte passata in bianco, nascosti a malapena dagli occhiali scuri da sole. Riesco a dirgli a malapena "in bocca al lupo"  mentre ci stringiamo la mano. Lui abbassa gli occhiali, fa per rispondere, ma dalla bocca non gli esce neanche un "grazie" o uno scaramantico "crepi": china la testa, da gas e scappa via per sempre, lasciando a Formello una parte di sé, quella che non è mai sbarcata a Milano. Quella parte di sé con la quale non si è più ricongiunto. Perché quella che doveva essere solo una separazione temporanea, con la promessa di un lieto fine con la bandiera che torna a casa per chiudere la carriera, è diventata un divorzio in piena regola e una bandiera strappata. Una delle tante di questa società che da sempre non riesce a chiudere bene i rapporti importanti: da Bernardini a Piola, da Chinaglia a Giordano, da Signori a Nesta: mai un lieto fine.
 "Potevo andare in tante squadre, avevo solo l'imbarazzo della scelta, ma io non volevo andarmene dalla Lazio: stavo bene, ero il capitano, guadagnavo bene e quella era la mia città e la mia squadra per la quale avevo sempre tifato. Durante la stagione mi avevano comunicato che dovevo andar via, c'erano state tensioni ed è successo un po' di macello perché io non volevo andarmene. Per me quello era il calcio, il mio calcio era la Lazio. Sono venute tante squadre, ho sempre detto di no, poi il giorno dell'ultimo allenamento prima della chiusura del mercato eravamo in campo a fare il torello a Formello e c'era il figlio del presidente che ogni tanto chiamava uno di noi perché la Lazio doveva assolutamente vendere. Ad un certo punto mi ha chiamato e mi ha passato il telefono dicendo che dovevo andare via, che dovevo accettare per forza perché il mercato stava chiudendo e la società aveva bisogno di incassare. Non ho potuto fare nulla, mi hanno mandato via subito, neanche il tempo di prendere le mie cose perché dovevo prendere l'aereo per Milano. Il mio sogno era quello di giocare per sempre con la Lazio, ma non ho avuto nessuna possibilità di scelta. Non mi sono sentito tradito, ma la società in quel momento mi ha fatto uscire male di scena. Ero giovane se mi fosse capitato adesso sarei riuscito a difendermi meglio e a gestire sicuramente meglio la vicenda. Io capisco le esigenze di quel momento della Lazio che doveva venderci per fare cassa, ma farmi passare addirittura per uno che voleva andare via non è stato bello e mi ha ferito. Dovevano dire come stavano realmente le cose in quel momento, perché tanto poi è uscita fuori la verità, ovvero che la Lazio era piena di debiti e che per sopravvivere aveva bisogno di cedere me e Crespo. Invece mi hanno fatto passare per uno che voleva andare via, quando la realtà era diversa. Avevo ricevuto tanto dalla Lazio, ma avevo anche dato tanto e avrei meritato di andare via in un altro modo".
Ci ha messo anni Alessandro Nesta per aprirsi e raccontare la verità, tutta la verità. Quella che noi conoscevamo, quella che molti tifosi non hanno mai voluto accettare, arrivando al punto di fischiarlo, di insultarlo e di odiarlo per aver strappato la bandiera. Ma bastava vederlo il giorno del suo arrivo a Milano, guardare quel viso inespressivo e senza sorriso per capire quanta sofferenza c'era dietro quell'addio. "Quando sono arrivato a San Siro, dove c'era un derby amichevole, avevo una gran confusione in testa, non capivo nulla di quello che stava succedendo. Lo ammetto, non l'ho vissuto affatto bene quel giorno. Mi sono trovato mille cose addosso, io poi per carattere sono uno che non ama la vetrina. Mi hanno messo sul balcone a salutare la gente con una maglietta in mano, mi sono trovato in una realtà che non mi apparteneva. Sono andato in conferenza stampa con Galliani con una faccia da funerale, perché quello era il mio stato d'animo. Ero dispiaciuto per quello che avevo lasciato, poi con il tempo mi sono ambientato, sono stato bene a Milano. Vincere poi aiuta ma quello che ho visto e vissuto quando vincemmo lo scudetto a Roma non l'ho mai più vissuto in tutta la mia vita. E il fatto di non aver chiuso la carriera con la maglia della Lazio, resterà per sempre un pezzo mancante in un puzzle perfetto".




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"Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto
dal Real Madrid e avevo rifiutato. Oggi ancora ci penso, però il destino mi ha premiato e sono finito al Milan, quasi costretto.
Ma oggi ringrazio Dio: ho vinto quello che ho vinto, sono stato meravigliosamente a Milano. Ma andare via dalla Lazio e da Roma
è stato comunque come strappare delle radici, profonde". (Alessandro Nesta)



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"Al primo anno al Milan vinciamo la Champions League. Da romano, dico: 'Adesso qua, sigaretta, vivo di rendita'. Passa l'estate e acquisto del Milan? Jaap Stam. L'altro vicino era il Malda, ti fai due conti e dici: 'Questi me seccano'. Per rimanere 10 anni ti devi fare il cu*o, su come stare al Milan bisognerebbe farci una serie Netflix. Nessun giocatore è più grande di quel club". (Alessandro Nesta)



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"Cannavaro: "Ale ma ti manca il calcio giocato?" Nesta: "Si molto, Fabio. Quando ho lasciato sono stato davvero male. Lo ammetto. L'ultima partita che ho fatto, chiaramente mi sono stirato (ride ndr), però è stata una liberazione perché ricordo che negli ultimi 2/3 anni dovevo prendermi delle pastiglie per allenarmi. Poi dopo sei mesi che ho smesso, volevo andare sotto un treno. Mia moglie non mi ha cacciato di casa perché mi vuole bene, ma ero diventato davvero insopportabile. Mi mancava molto il calcio, tutti i giorni erano diventati uguali. A 38 anni ero sempre sul divano e avevo paura di affrontare una vita senza pormi un obiettivo. Mi mancava l'adrenalina, la competizione. Il fatto di giocare a San Siro la sera con 80 mila persone. Sono andato davvero fuori di testa". Cannavaro: "Ale noi pensavamo di decidere quando smettere. Invece sono le società che decidono quando devi smettere". Nesta: "Io in tal senso sono stato intelligente. Perché nell'ultimo anno di Milan, ho beccato il Barcellona quattro volte. Quel piccolino (Leo Messi ndr) mi fece impazzire. Così pensai: "se lo becco un altro anno come faccio a tenerlo?" Galliani per la stagione successiva mi propose un altro anno di contratto, ma rifiutai per andare a giocare in America, perché non ero all'altezza di giocare più a quel livello e non volevo fare figuracce. Soprattutto al Milan che mi ha dato tutto". L'intelligenza di capire quando era il momento di smettere e le difficoltà attraversate una volta spenti i riflettori. Qualità e fragilità di Alessandro Nesta, un campione senza tempo."
(Fonte: diretta Instagram Cannavaro-Nesta)