Roberto MANDRESSI
"Il Rensenbrink della Brianza"

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Figurina stagione 1980-81



Scheda statistiche giocatore
  Roberto MANDRESSI

Nato il 19.11.1960 a Seregno (MI)

Attaccante (A), m ....., kg .....

Stagioni al Milan: 2, 1979-80 e 1981-82

Soprannome: “Il Rensenbrink della Brianza” (datogli da Nils Liedholm)

Cresciuto nel Milan (prelevato dal Seregno)

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 05.12.1979: Roma vs Milan 2-2

Esordio nel Milan in Campionato (Serie A) il 09.12.1979: Bologna vs Milan 0-1

Ultima partita giocata nel Milan il 09.05.1982: Milan vs Torino 0-0

Totale presenze in gare ufficiali: 13

Reti segnate: 1

Palmares rossonero: -




Ha giocato anche con il Seregno (C), il Como (A), il Catania (B e C1), il Pescara (C1), il Piacenza (C1), la Carrarese (C1), la Cavese (C1), il Campobasso (C1), il Monopoli (C1).

Ha allenato la Nuova Seregno (Dil.), le giovanili del Sovico (MI) (Dil.).





(Archivio Magliarossonera.it)


(Archivio Magliarossonera.it)


Figurina "Panini"



Dal libro ”Meteore” di Andrea Aloi

Strano mondo quello delle meteore del calcio
E' facile immaginare il "giocatore-meteora", appesantito e nostalgico, dentro un fumoso bar di provincia o in qualche spogliatoio di C2, mentre racconta per l'ennesima volta il goal o l'assist più bello della sua vita; e di come sia volato sotto la curva di qualche stadio leggendario, magari l'Olimpico, San Siro o il delle Alpi, per abbracciare tutta la tifoseria che, quel giorno lì, scandiva solo il suo nome. Poi più nulla: scomparso nel mare magnum del calcio italiano che sforna calciatori come polli da batteria. Andrea Aloi, giornalista di razza, già direttore di Cuore, suo il sottotitolo "Settimanale di resistenza umana", ha dedicato proprio alle meteore del calcio italiano una trilogia che porta alla luce la vastità del fenomeno e ne ristabilisce dignità. ("Meteore" - Libri di Sport Edizioni; pp117; euro 12,91). "Invulnerabilità di Achille" era il titolo della bellissima opera teatrale con cui qualche hanno fa l'indimenticabile Carmelo Bene ripercorreva le gesta e le emozioni del figlio di Teti e di Peleo. Eroe tragico del mondo greco, eroe invulnerabile, Achille in realtà era vulnerabilissimo a causa della beffarda immortalità incompiuta; ed era proprio questo il suo dramma, l'essere un dio incompiuto.
Il tema viene qui introdotto da Aloi nell'universo calcistico. Nel calcio, però, la meteora assume un carattere diverso, per certi versi ancor più drammatico ed epico. Quanto più infatti il calcio moderno incarna il nuovo olimpo ed i calciatori gli dei incontrastati che lo abitano - sono loro il simbolo della forza e della invulnerabilità, solo un Totti, un Ronaldo o un Figo riescono a riassumere virtù, fortune e talenti semidivini - tanto più la vita della meteora calcistica assume "tragicità". E' come sfiorare l'immortalità e vedersela sfuggire per un nonnulla o per pura sfortuna; nel caso dei calciatori, un infortunio, un allenatore ostile o un goal mancato. E così, proprio come l'in-vulnerabile Achille, le meteore del calcio moderno sono degli dei incompiuti. Difficile riprendersi da una delusione così cocente, come quella di Roberto Mandressi, il cui padre gli diceva di stare attento perché «prima o poi finisce anche il Papa»; «e sì che l'ho fatta la vita del Papa, da ragazzino in turnè col Milan in Argentina, Austrialia, New York…Alla fine torni a casa e ti accorgi del resto del mondo. Quando il ginocchio andava in pappa ho fatto una vita come gli altri».
Nessuno dei protagonisti del libro è diventato ricco e famoso, nessuno è ospite delle trasmissioni sportive più importanti, nessuno ne ricorda il nome e le imprese. Ma in ognuno di loro c'è un campione che non ha trovato spazio, travolto dalle regole del calcio che, per quanto bello sia, a volte è di una perfida violenza.




Dal sito milanblogclub.iobloggo.com
by Sertac

MANDRESSI, LA METEORA DELLA BRIANZA
Attaccante rossonero da inserire tra le “promesse mancate”. Liedholm lo paragonò all’asso olandese Rensenbrink. Ma la punta di Seregno al Milan non ha quasi lasciato traccia.
Emerso dal produttivo vivaio rossonero degli anni 70, Roberto Mandressi esordì in A appena diciannovenne. Nils Liedholm scomodò per lui un paragone di grande prestigio, definendolo “il Rensenbrink della Brianza”. La sua impronta rossonera, però, fu quella della promessa non sbocciata. Attaccante nato a Seregno, Mandressi fece parte di una nidiata di giovani giocatori di cui, sul finire degli anni 70, si pronosticò un buon futuro calcistico.
Sul Guerin Sportivo dell’annata 79/80, il competente Filippo Grassia, grande conoscitore delle cose che gravitavano attorno al football meneghino, scriveva: “Il vivaio rossonero, nelle ultime stagioni, ha dato alla prima squadra numerosi giocatori poi diventati titolari. Qualche nome? Baresi, Collovati, Maldera, De Vecchi, Romano, Carotti, Minoia e Mandressi”.
Sull’attaccante di Seregno, Grassia aggiunse: “Gioca ala ma non gli dispiace convergere al centro. Possiede scatto e progressione, sa operare cross a rientrare che raramente si vedono in Italia”. Al Torneo di Viareggio del 1980, Mandressi esordì con una doppietta rifilata al Perugia, decisiva per il superamento del turno proprio ai danni dei grifoni umbri.
Un paio di mesi prima, Massimo Giacomini lo aveva fatto esordire in A, schierandolo nell’ultimo quarto d’ora di gioco, al posto di Novellino, durante Bologna-Milan del 9 dicembre ’79, partita decisa da una sberla da fuori area di De Vecchi. La Stampa scrisse di Mandressi: “Ragazzino tecnico e mobile che promette bene”.
A San Siro, nel recupero di campionato contro il Napoli di Vinicio, il 13 dicembre ’79, Mandressi sfiorò il gol del pareggio, colpendo a rete di testa un cross di Baresi a 9’ dal termine. Sembrava gol. La girata era stata perfetta e solo una prodezza del portiere partenopeo Castellini negò il 2-2 ai rossoneri, ratificando un’immeritata sconfitta.
“L'unico lato positivo della sconfitta col Napoli - scrisse Giorgio Gandolfi su La Stampa – è rappresentato dalle buone prestazioni dei giovani Romano e Mandressi. hanno confermato di potere dire qualcosa nel futuro rossonero. Cosa ne dite di un ragazzino come Mandressi (19 anni compiuti da un mese) che costruisce tre palle gol, costringendo Castellini a due parate semplicemente sensazionali? Mandressi va incontro alla palla, rischia, ha le idee chiare e possibilmente, anche se ha all'attivo una partita e spiccioli di secondi, cerca di calciare verso la porta avversaria”.
Quando sembrava vicino alla conquista di una maglia di titolare, complice un momento negativo di Chiodi, la giovane promessa rossonera raggranellò, per il resto della stagione, soltanto uno scampolo di partita (15’) nella trasferta di Pescara, con i rossoneri sconfitti di misura. La retrocessione a tavolino del diavolo, portò Mandressi a Como durante la stagione 80/81.
L’anno dopo, l'attaccante tornò alla base. Ma si trattò della nefasta annata 81/82. Gigi Radice lo impiegò con il contagocce e solo una volta da titolare, in casa contro la Fiorentina. Nella drammatica sfida interna contro il Torino, alla penultima giornata, con i rossoneri costretti a vincere, Mandressi entrò nell’ultima mezzora di gioco, sostituendo Incocciati. L’allenatore Galbiati lo lanciò nel disperato e vano assalto alla porta granata difesa da Copparoni. Lo 0-0 finale avvicinò il Milan verso il baratro della serie B. La stagione del presunto “Rensenbrink della Brianza” fu molto deludente.
L’unica sua presenza nel tabellino dei marcatori fu in Coppa Italia (agosto ’ 81), nella goleada contro il modesto Pescara mentre in Mitropa Cup, Mandressi fece una rapida ed anonima comparsata a San Siro, nella partita vinta dal Milan contro i modesti ungheresi dell’Haladas.
La promessa rossonera era stata capace di raggranellare solo due presenze da titolare ed appena 523 minuti di gioco totali, con un solo gol all’attivo. Pochissimo, anzi nulla. Infatti, per trovare il nome di Roberto Mandressi nella storia del Milan basta aprire la cartella denominata “quasi invisibili”.



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Roberto Mandressi, stagione 1978-79
(per gentile concessione di Francesco Di Salvo)





(Archivio Magliarossonera.it)