Paolo Cesare MALDINI
"Cuore di Drago"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Paolo Cesare MALDINI

Nato il 26.06.1968 a Milano

Terzino sinistro, Centrale difensivo (D) e Direttore Sviluppo Strategico Area Sport, m 1.87, kg 85

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 31, dal 1978-79 al 2008-09 (di cui 25 con partite ufficiali, dal 1984-85 al 2008-09)

Soprannome: “Cuore di Drago”

Cresciuto nel Milan

Esordio nel Milan in gare amichevoli l'01.05.1984: Angerese vs Milan 0-5

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 20.01.1985: Udinese vs Milan 1-1

Ultima partita ufficiale giocata con il Milan il 31.05.2009: Fiorentina vs Milan 0-2 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 902 (di cui 648 in campionato, 72 in Coppa Italia, 168 nelle Coppe Europee e 14 in Altri Tornei). E' il giocatore che vanta il maggior numero di presenze ufficiali nella Storia del Milan

Reti segnate: 33 (di cui 29 in campionato, 1 in Coppa Italia e 3 nelle Coppe Europee)

Palmares rossonero: 7 Scudetti (1987-88, 1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96, 1998-99, 2003-04), 5 Coppe dei Campioni (1989, 1990, 1994, 2003, 2007), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), 1 Mondiale per Club (2007), 5 Supercoppe Europee (1990, 1991, 1995, 2003, 2007), 1 Coppa Italia (2003), 5 Supercoppe di Lega (1989, 1992, 1993, 1994, 2004), 1 Mundialito per Clubs (1987), 3 finali di Coppa dei Campioni contro l’Olympique Marseille (1993), contro l’Ajax (1995) e contro il Liverpool (2005), 3 finali di Coppa Intercontinentale contro il San Paolo (1993), contro il Velez (1994) e contro il Boca Juniors (2003), 1 finale di Supercoppa Europea contro il Parma (1994), 3 finali di Supercoppa di Lega contro la Fiorentina (1996), contro il Parma (1999) e contro la Juventus (2003), 1 Premio "Gaetano Scirea" (2002)

Esordio in Nazionale Under 21: nel 1986

Ultima partita giocata in Nazionale Under 21: nel 1988

Totale presenze in Nazionale Under 21: 13

Reti segnate in Nazionale Under 21: 5

Esordio in Nazionale Italiana il 31.03.1988: Jugoslavia vs Italia 1-1

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana in giugno 2002: Corea del Nord vs Italia 2-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 126

Reti segnate in Nazionale Italiana: 7

Palmares azzurro: Vicecampione del Mondo (U.S.A. ’94)

DA DIRETTORE SVILUPPO STRATEGICO AREA SPORT:

Stagioni al Milan: ..., dal 2018-19 al ..... (attualmente in carica)




Dal sito www.wikipedia.it

Figlio di Cesare e difensore di statura mondiale, annoverato fra i migliori nella storia del calcio, nel corso della sua carriera, durata 25 anni, ha vestito solo la maglia del Milan, con cui ha vinto 26 trofei: 7 scudetti, 1 Coppa Italia, 5 Supercoppe italiane, 5 Champions League (con il record di 8 finali giocate, a pari merito con Francisco Gento), 5 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del mondo per club FIFA. Si è ritirato dall'attività agonistica al termine della stagione 2008-2009.
Dal 1988 al 2002 ha militato nella Nazionale italiana, della quale è stato capitano per otto anni, diventando vicecampione del Mondo nel 1994 e vicecampione d'Europa nel 2000. Con la maglia azzurra ha stabilito i record di presenze totali (126) e da capitano (74), poi battuti da Fabio Cannavaro rispettivamente nel 2009 e nel 2010. Possiede il record di presenze in Serie A (647), è secondo nelle competizioni UEFA per club (174, dietro Iker Casillas) ed è il giocatore con più presenze con la maglia del Milan (902). È inoltre giunto terzo nella classifica del Pallone d'oro del 1994 e in quella del 2003 ed è stato inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori redatta in occasione del centenario della FIFA, e nel 2002 nel FIFA World Cup Dream Team, selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali. È stato inoltre inserito nella "squadra ideale del decennio" dal Sun nel 2009, nel miglior 11 di tutti i tempi da World Soccer nel 2013 e, dal 13 dicembre 2012, fa parte della Hall of Fame del calcio italiano. Rientra inoltre nella ristretta cerchia dei calciatori con almeno 1000 presenze in carriera ed è l'unico italiano insieme a Gianluigi Buffon a farne parte.

BIOGRAFIA
Quarto dei sei figli di Cesare Maldini (1932-2016) e Marisa Mazzucchelli (1939-2016), si è sposato il 14 dicembre 1994 con l'ex modella venezuelana Adriana Fossa a Villa Borromeo (Cassano d'Adda). La coppia ha due figli: Christian (nato il 14 giugno 1996) e Daniel (nato l'11 ottobre 2001), il primo militante nella Pro Piacenza, il secondo nel settore giovanile del Milan.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Difensore molto duttile e in grado di calciare con entrambi i piedi, Maldini ha ricoperto principalmente il ruolo di terzino sinistro (nonostante fosse un destro naturale) e poi di difensore centrale; in carriera è stato utilizzato anche da terzino destro. Di grande precocità e longevità sportiva, era abile nei tackle e nel gioco aereo, nonché dotato di grande velocità e prestanza fisica. Tecnico, corretto e carismatico, possedeva inoltre di un ottimo senso della posizione e dell'anticipo, ed era estremamente efficace anche in fase offensiva.

CLUB
Paolo Maldini ha legato la sua intera carriera al Milan, squadra della sua città natale, in cui ha militato dal suo provino del settembre 1978.
Il 20 gennaio 1985, ancora sedicenne, viene convocato per la prima volta in prima squadra nella trasferta in casa dell'Udinese, per l'assenza di Mauro Tassotti. Maldini, con la maglia numero 14, si siede in panchina senza immaginare di esordire subito; e invece, a causa dell'infortunio di Sergio Battistini, nella ripresa Maldini viene mandato in campo dall'allenatore Nils Liedholm. Maldini gioca come terzino destro, suo ruolo naturale, disputa una buona gara e contribuisce al pareggio rossonero. Liedholm, a fine partita, ammette che «Paolo ha un grande avvenire».
All'inizio della stagione successiva Maldini è già una promessa del calcio italiano e diventa titolare del Milan di Liedholm, «un allenatore perfetto per un ragazzo di 16 anni che si portava dietro un cognome importante». A partire da questa stagione viene schierato come terzino sinistro, ruolo con cui può sfruttare al meglio le sue doti atletiche. Il 4 gennaio 1987 realizza il primo dei suoi 29 gol in Serie A in Como-Milan (0-1).
Il palmarès di Maldini inizia ad arricchirsi a partire dal 1987, primo anno di Arrigo Sacchi sulla panchina rossonera. Nell'annata 1987-1988 il Milan conquista lo scudetto, mentre l'anno successivo si impone in Europa, conquistando, il 24 maggio 1989, la Coppa dei Campioni contro la Steaua Bucarest. Sono queste le prime gesta degli Immortali di Arrigo Sacchi, la squadra di club più forte di tutti i tempi secondo la rivista World Soccer. Maldini, titolare inamovibile di quella rosa, è il più giovane della difesa formata da Franco Baresi, Mauro Tassotti, Filippo Galli e Billy Costacurta.
Nel 1988 il Milan vince la prima edizione della Supercoppa italiana, poi, in virtù della vittoria in Coppa dei Campioni, inizia la stagione 1989-1990 partecipando alla Supercoppa UEFA e alla Coppa Intercontinentale, entrambe vinte dai rossoneri. Infine, nel 1990, il Milan conquista la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva battendo il Benfica al Prater di Vienna. Nel marzo 1991 il Milan viene squalificato per un anno dalle competizioni europee e perde a tavolino la sfida in Coppa dei Campioni contro l'Olympique Marsiglia per essersi rifiutato di continuare la gara dopo il momentaneo spegnimento dei riflettori dello Stade Vélodrome. Finisce così l'era degli Immortali di Arrigo Sacchi, sostituito da Fabio Capello.
Nonostante la transizione vissuta dal Milan, Maldini continua a trovare continuità d'impiego e un rendimento di alto profilo, contribuendo alla vittoria dello scudetto nell'annata 1991-1992. L'anno seguente il Milan vince subito la Supercoppa italiana, poi bissa il successo in campionato e approda in finale di Champions League contro l'Olympique Marsiglia. In finale, mentre la difesa rossonera è impenetrabile, l'attacco fatica a trovare la via del gol. Nei minuti finali del primo tempo Abedi Pelé entra in area avversaria e Maldini gli fa carambolare il pallone addosso, conquistando la rimessa dal fondo; l'arbitro Kurt Röthlisberger, tuttavia, concede erroneamente il calcio d'angolo che porterà alla rete di Boli per l'1-0 finale. In questa stagione, Maldini ha segnato il suo primo gol europeo, il 21 ottobre 1992 in Slovan Bratislava-Milan (0-1).
Nella stagione 1993-1994, il Milan propone un rendimento sulla falsariga della precedente, conquistando sia la Supercoppa italiana a Washington che lo scudetto, il terzo consecutivo. Il 18 maggio 1994 va in scena la finale di Champions League contro il Barcellona ad Atene. Prima di scendere in campo, sulla carta il Barcellona godeva d'un leggero favore nei pronostici. Ciò era dettato più che altro dalle assenze di Baresi e Costacurta, la coppia centrale difensiva del Milan. Capello si vede costretto a schierare al centro della difesa proprio Maldini, in coppia con Filippo Galli. L'esperimento riesce perfettamente e Maldini gioca una gara eccellente, contribuendo al successo dei rossoneri per 4-0 sui blaugrana. A fine stagione, Maldini viene insignito con il titolo di "giocatore dell'anno" per la rivista World Soccer nel 1994 e si classifica terzo classificato (primo dei difensori) nel Pallone d'oro dello stesso anno.
La stagione 1994-1995 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana, ma si conclude amaramente per i rossoneri. Dopo tre anni, infatti, il Milan deve rinunciare presto alla lotta per lo scudetto (a fine stagione si classifica solo quarto) e, il 24 maggio 1995, perde la finale di Champions League contro l'Ajax per 1-0. Nel 1996, il Milan riconquista lo scudetto.
Seguiranno anni difficili sia per i rossoneri che per lo stesso Maldini. Capello lascia il posto a Sacchi per la stagione 1996-1997, in cui il Milan si classifica 11º in campionato, e ritorna alla guida dei rossoneri per l'annata successiva, chiusa in 10ª posizione. Il difensore cambia continuamente ruolo e, complici anche alcune ricadute, non esprime il meglio di sé in campo.
Dalla stagione 1997-1998 è il capitano del Milan, avendo ereditato la fascia da Franco Baresi, al termine della sua carriera. Lo stesso passaggio di testimone era già avvenuto nel 1994 nella Nazionale italiana, quando Baresi aveva lasciato al terzino la fascia di capitano dopo il mondiale statunitense. «Il mio sarà un impegno di grande responsabilità, soprattutto quest'anno perché ci sono tanti giocatori nuovi. Sono comunque felice, ho avuto un grande maestro per 10 anni. Spero di avere preso da Franco qualcuna delle sue doti», commenta il neo promosso capitano del Milan.
Nel 1999, guidato da Alberto Zaccheroni, il Milan riconquista lo scudetto, il primo da capitano per il difensore rossonero. Seguiranno due stagioni concluse rispettivamente al 3º al 6º posto.
Gli anni duemila segnano una svolta per la carriera di Maldini e per il Milan, soprattutto grazie agli arrivi dell'allenatore Carlo Ancelotti e del difensore Alessandro Nesta. Con Nesta, Maldini forma una coppia difensiva ben assortita e che per anni difenderà la porta rossonera. Alla 28ª giornata del campionato 2002-2003, nel derby Inter-Milan, Maldini è stato sostituito per una frattura al setto nasale dopo la gomitata involontaria da parte di Christian Vieri. Nelle partite successive al derby, Maldini ha indossato per circa un mese una maschera facciale protettiva. Il 28 maggio 2003, all'Old Trafford di Manchester, ha sollevato la UEFA Champions League a 40 anni esatti di distanza dal giorno in cui proprio suo padre Cesare si laureò campione d'Europa, anch'egli come capitano del Milan e anch'egli in Inghilterra (a Londra). Quel trofeo è stato inoltre il primo trofeo materialmente sollevato da Paolo Maldini in qualità di capitano. A questo trofeo è poi seguita la vittoria della Coppa Italia, ottenuta battendo in finale la Roma. Nella stagione stagione 2003-2004, il Milan conquista il suo 17º Scudetto e nell'aprile 2004 Maldini è risultato 10º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti, e secondo calciatore italiano dopo Dino Zoff.
L'annata 2004-2005 ha visto il Milan vincitore in Supercoppa italiana e finalista in Champions League contro il Liverpool. Al 1º minuto di gioco è proprio Maldini ad aprire le marcature della partita, realizzando il gol più veloce in una finale di Champions League e diventando il marcatore più anziano ad aver segnato nella finale di questa competizione. Il Milan fissa il 3-0 grazie alla doppietta di Crespo, ma nel secondo tempo è il Liverpool a fare la partita, raggiungendo i rossoneri sul 3-3 e vincendo la gara ai rigori. Il 25 settembre 2005 supera il primato di Zoff, giocando per la 571ª volta in Campionato: la settimana seguente segna, contro la Reggina, l'unica doppietta della propria carriera. La stagione 2006-2007, il Milan si classifica quarto in campionato e raggiunge la finale di Champions League il 23 maggio, ancora opposti al Liverpool, come nel 2005. A differenza della finale di Istanbul di due anni prima, questa volta a vincere è il Milan, che si riprende la rivincita battendo per 2-1 gli inglesi al termine di una partita caratterizzata dalla doppietta di Inzaghi cui segue, nel finale, il gol del Liverpool con Dirk Kuijt, che non impedisce al capitano Maldini di sollevare nuovamente, a quattro anni di distanza, la sua quinta Coppa dei Campioni, la settima e la quinta in diciannove anni, per il club di via Turati. Insieme a Francisco Gento, Maldini è l'unico calciatore ad aver disputato 8 finali della Coppa dei Campioni/Champions League vincendone 5 (contro le 6 di Gento).
Il 16 dicembre 2007, aggiudicandosi la Coppa del mondo per club dopo che il Milan ha battuto in finale il Boca Juniors, ha conquistato il 26º trofeo della sua carriera, il 13º in ambito internazionale. È stato inoltre il primo capitano di una formazione del vecchio continente ad alzare questo trofeo. Il 16 febbraio 2008, nella gara contro il Parma al Tardini, entrando in campo a partita iniziata al posto di Jankulovski ha raggiunto così il traguardo delle 1.000 partite da professionista, di cui 861 con il Milan, 12 con l'Under-21, 1 con l'Olimpica e 126 con la Nazionale maggiore. In campo europeo solo Peter Shilton, portiere inglese, ha totalizzato più presenze, 1.390 tra il 1966 e il 1997. Ha giocato la sua ultima partita in Champions League il 4 marzo 2008 a San Siro contro l'Arsenal nella sconfitta interna per 2 a 0 che ha sancito l'eliminazione del Milan dalla Champions League 2007-2008 agli ottavi di finale.

IL RITIRO
In occasione di Catania-Milan del 13 maggio 2007 (1-1), Maldini tocca la storica soglia delle 600 partite in Serie A. Il 16 maggio 2009 ha disputato la 900ª partita ufficiale in maglia rossonera, scendendo in campo contro l'Udinese al Friuli, lo stesso stadio dove nel 1985 aveva esordito in Serie A e, nel 2005, aveva festeggiato i 20 anni da calciatore professionista.
Il 24 maggio 2009, Maldini ha giocato per l'ultima volta a San Siro nella sconfitta subita dalla sua squadra per 3-2 contro la Roma. La cerimonia d'addio si è svolta con la consegna ai tifosi di album di figurine e di una sciarpa commemorativa. Inoltre la squadra rossonera ha indossato per l'occasione la nuova divisa 2009-2010 con una patch commemorativa che raffigurava il volto di Maldini e la frase "Tre Solo per Te". Durante il giro di campo finale (pur nel contesto di uno stadio con quasi 80.000 spettatori che si sono alzati in piedi ad applaudirlo, compresi i tifosi ospiti della Roma) il difensore è stato contestato da un settore di tifosi organizzati della Curva Sud: questi hanno intonato cori a favore di Franco Baresi ed esposto alcuni striscioni polemici verso Maldini, in relazione ad alcune considerazioni del capitano milanista sul tifo organizzato, rovinando così in parte il suo addio al calcio giocato. Secondo Carlo Ancelotti però la contestazione è stata solo una goccia d'acqua in un oceano pieno d'affetto. Il 31 maggio 2009 a Firenze Maldini disputa la sua ultima partita, Fiorentina-Milan (0-2) nella quale raggiunge le 902 partite ufficiali con il Milan. In questa occasione, invece, la tifoseria viola, in concomitanza con quella ospite rossonera, gli offre una standing ovation degna di un campione del calcio internazionale, che lo risarcisce del piccolo danno morale subito la giornata precedente.
Al suo ritiro dal calcio, il Milan ha ritirato la maglia numero 3, per anni indossata da Maldini, come già accaduto solo per la maglia numero 6 di Franco Baresi. Le uniche persone a cui potrebbe essere assegnata tale maglia sono i suoi figli Christian, che nel settembre 2005 è stato tesserato per le giovanili del Milan, e Daniel, avuti con la moglie Adriana Fossa, nel caso in cui arrivino a giocare in Serie A con i rossoneri. Il 28 agosto 2009 a Monte Carlo Paolo Maldini è stato premiato dalla UEFA nel corso dei sorteggi per la fase a gironi della Champions League 2009-2010. Il riconoscimento alla carriera è stato consegnato a Maldini dal presidente della UEFA Michel Platini, che ha chiesto al pubblico di alzarsi in piedi in onore della gloriosa carriera dell'ex capitano rossonero. Il 17 novembre 2009 il quotidiano spagnolo Marca ha consegnato a Maldini il "Marca Leyenda", premio per "l'ineguagliabile carriera e il palmarès dell'ex giocatore del Milan".

NAZIONALE
Nel 1986 è stato chiamato dal padre Cesare in Under-21 con la quale ha giocato per due anni, prima della chiamata in Nazionale maggiore. La fallimentare spedizione al Mondiale 1986 porta alla fine dell'era Bearzot e all'arrivo sulla panchina della Nazionale maggiore di Azeglio Vicini. Operando un profondo ricambio generazionale, il neo CT rivoluziona radicalmente la squadra, confermando pochi elementi della spedizione in Messico e affidandosi invece a molti dei ragazzi che aveva cresciuto nell'Under-21, a cominciare dallo stesso Maldini. Il debutto in Nazionale maggiore avviene, a 19 anni, il 31 marzo 1988 a Spalato in Jugoslavia-Italia (1-1). Nel 1988 viene convocato da Vicini per disputare gli Europei 1988. Maldini gioca titolare tutte le quattro partite disputate dagli azzurri, sconfitti in semifinale dall'URSS. Due anni dopo, Maldini è ancora convocato da Vicini, stavolta per disputare il Mondiali casalingo del 1990. Il giovane difensore si trova impiegato in tutte le 7 partite disputate dalla formazione azzurra che vede sfumare il sogno di vittoria in semifinale nella storica sfida persa ai rigori contro l'Argentina di Diego Armando Maradona.
Maldini è uno dei punti fermi di Sacchi, passato dal Milan alla Nazionale, sotto la cui gestione ha segnato il primo dei suoi 7 gol azzurri, il 20 gennaio 1993 a Firenze contro il Messico (2-0). Convocato da Sacchi per il Mondiale 1994, Maldini viene impiegato in tutte le sette gare giocate dagli azzurri fino alla finale persa ai rigori contro il Brasile. Pur giocando un ottimo mondiale, Paolo Maldini non era del tutto in forma alla vigilia della competizione, affaticato da una stagione impegnativa con il Milan e da un alto regime di rendimento mantenuto per lungo tempo. Agli Europei 1996 ha giocato tre partite su tre, in quanto gli azzurri sono stati eliminati al primo turno dopo una vittoria, una sconfitta e un pareggio.
Dopo l'addio di Franco Baresi, Maldini diventa il nuovo capitano degli azzurri, allenati dal 1996 da suo padre Cesare. Sotto la guida del genitore, Maldini figlio disputa il suo terzo campionato del mondo, il Mondiale 1998. Anche in questa occasione è impiegato titolare, giocando tutte e 5 le partite degli azzurri, sconfitti ai quarti da parte della Francia padrona di casa dopo i rigori. Due anni dopo, sotto la guida di Dino Zoff, è finalista agli Europei 2000. La finale viene giocata ancora contro i francesi che pareggiano a meno di un minuto dalla fine del secondo tempo regolamentare e poi trovano il golden gol nei supplementari.
Il 7 ottobre 2000, giorno della prima vittoria di Giovanni Trapattoni sulla panchina azzurra in Italia-Romania (3-0), Maldini festeggia la sua 113ª presenza in Nazionale, superando il record di Zoff. Due anni dopo è ancora titolare ai Mondiali 2002. Negli ottavi di finale contro la Corea del Sud è proprio un suo errore a permettere all'attaccante Ahn Jung-Hwan di realizzare il golden gol che vale ai coreani l'accesso ai quarti. Al termine della manifestazione, sommerso dalle critiche, Maldini decide di dire addio alla maglia azzurra, nonostante Trapattoni avesse cercato di dissuaderlo.
Con la maglia azzurra ha disputato 126 partite, di cui 74 come capitano, realizzando 7 gol. Nei campionati del mondo ha collezionato 23 presenze (seconda prestazione di sempre dopo le 25 partite di Lothar Matthäus che però giocò 5 edizioni contro le 4 di Maldini), in queste ha stabilito il record assoluto per i minuti giocati: 2.216 (Matthäus ha giocato più partite ma in alcune di queste è stato sostituito o è subentrato ad un compagno, totalizzando un numero inferiore di minuti in campo).

DIRIGENTE
Il 5 agosto 2018 viene annunciato il suo ingresso nell'organigramma societario del Milan come direttore sviluppo strategico area sport.




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La nascita di Paolo Maldini, con papà Cesare e mamma Marisa



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Paolo Maldini con la sua famiglia, primi Anni Settanta
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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La famiglia Maldini, primi Anni Settanta
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Cesare Maldini al mare con Paolo



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Paolo Maldini con i fratelli e papà Cesare, primi Anni Settanta
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Cesare e Paolo Maldini:
due generazioni di Capitani Rossoneri
(dal "Guerin Sportivo")



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Paolo Maldini bambino con i Pulcini del Milan, Anni Settanta
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Paolo, Cesare e Piercesare Maldini, 1982-83
(per gentile concessione di Sergio Taccone)



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Paolo Maldini, 1984-85
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Paolo Maldini, stagione 1984-85
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Paolo e Cesare Maldini, 1984-85
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Raymond Colin Wilkins (con autografo)
e Paolo Maldini, stagione 1985-86



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Paolo Maldini, stagione 1986-87
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Paolo Maldini, stagione 1986-87
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Cartolina di Paolo Maldini, stagione 1987-88
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Cartolina di Paolo Maldini, stagione 1987-88



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Paolo Maldini in Nazionale Under-21
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Paolo Maldini, stagione 1988-89
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Chicco Evani e Paolo Maldini con la Coppa dei Campioni, 1990



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Paolo Maldini in Nazionale, 1990
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Paolo Maldini e Carlo Ancelotti, stagione 1990-91
(per gentile concessione di Gianni Righetto)




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Carlo Ancelotti, Paolo Maldini e Billy Costacurta
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Cartolina "Diadora" di Paolo Maldini, 1991-92
(per gentile concessione di Riccardo Gaggero)
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Cartolina di Paolo Maldini in azione, 1992-93



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Paolo Maldini e Roberto Baggio, stagione 1995-96
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Paolo Maldini, stagione 1996-97
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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26 maggio 1999, Cesare e Paolo Maldini,
10 Scudetti in 2 con il Milan
(dalla "Gazzetta dello Sport", disegno di Franco Bruna)
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7 gennaio 1996, Milan vs Sampdoria 3-0: Maldini contrasta Roberto Mancini



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Paolo Maldini, stagione 1999-00
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Paolo Maldini con la Maglia del Centenario, stagione 1999-00
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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(Archivio Magliarossonera.it)
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(Archivio Magliarossonera.it)



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Paolo Maldini con Giovanni Trapattoni, Cesare Maldini,
Arrigo Sacchi, Dino Zoff e Azeglio Vicini
(foto a sinistra, per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Paolo Maldini, stagione 2001-02
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Paolo Maldini nelle figurine "Panini"



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2003, la Coppa dei Campioni a Milano
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(per gentile concessione del M.C. Inossidabili)



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Cartolina di Paolo Maldini, 2004-05
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Foto di Paolo Maldini con la splendida redazione
di Milan Channel, primi Anni Duemila
(Foto di Paolo Maldini)



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(da "Città Nuova" n.11 del 2009, per gentile concessione di Sergio Taccone)
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Statuina di Paolo Maldini
(di Giovanni Santacolomba)



Dal sito www.repubblica.it
29 dicembre 2012

MALDINI, L'ESILIO DI UNA BANDIERA: "CHE AMAREZZA IL MILAN SENZA MAGIA"
Intervista a 360 gradi all'ex capitano rossonero. "Io escluso, ma indipendente". Il rapporto con Berlusconi, il disinteresse per la politica, le valutazioni sulla fase attuale del calcio italiano e sul momento della squadra della sua vita
MILANO - La casa di Paolo Maldini non è lontana dallo stadio della sua vita: quando c'è la partita, il frastuono delle auto e delle moto dirette a San Siro si può sentire un po' ovattato, se si porge l'orecchio alla processione pagana, che sfiora inconsapevole la tana dell'eroe di un tempo ancora molto vicino. Oggi non è giorno di partita e nemmeno di scuola e di lavoro. Nel salone bianco, dove non c'è traccia ostentata del fresco passato di uno dei più grandi campioni del calcio italiano, l'imprenditore Maldini ne parla con amore intatto e senza malinconia, mentre i figli Christian e Daniel s'affacciano a salutare. E' quello che appare: un uomo di 44 anni, realizzato e soddisfatto di se stesso e della propria famiglia, un ex calciatore famoso che non ha bisogno del calcio per vivere. E' assai più probabile che il calcio italiano, in crisi tecnica e etica, abbia bisogno di lui. Invece, tre anni e mezzo dopo Fiorentina-Milan del 31 maggio 2009, il suo passo d'addio, continua lo spreco di un fuoriclasse che gli altri ci invidiano anche per l'intelligenza e l'immagine.

NIENTE POLITICA
Maldini, è vero che lei si candiderà per le elezioni politiche nel partito di Berlusconi?
"Io parlo poco, da quando ho smesso di giocare, e in quelle poche occasioni spero di essere chiaro. Eppure ogni tanto escono notizie false. Non è assolutamente vero. Non ho mai ricevuto proposte. Berlusconi, dal 2009 a oggi, cioè dalla mia ultima partita a San Siro, l'ho visto soltanto alla festa dei suoi 25 anni di presidenza. Poi non l'ho mai più sentito. Inoltre, anzi soprattutto, entrare in politica non è una mia aspirazione".

Il calcio ai calciatori e la politica ai politici.
"Ma no, i calciatori sono uomini come gli altri, e magari possono essere particolarmente sensibili a certe problematiche. Solo che a me la politica non interessa".

Alcuni suoi ex compagni, come Kaladze in Georgia, Shevchenko in Ucraina e Weah in Liberia, sono diventati politici.
"Ma loro rappresentano dei simboli, nei rispettivi paesi, paesi con situazioni particolari. L'Italia è, o dovrebbe essere, un paese con una democrazia un pochino più solida".

Lei, invece, è certamente un simbolo del Milan. E' soltanto perché Berlusconi non l'ha più chiamata che lei non è ancora entrato nel club?
"No. E' perché il Milan, giustamente, fa le sue politiche: le decidono il presidente e la dirigenza ed è normale che sia così".

Però sono già passati 3 anni e mezzo dal suo ritiro: in questo modo non rischia ormai un futuro lontano dal calcio?
"Sì, ma la cosa non mi spaventa. Ho fatto così tanto, nel calcio, che nulla mi toglierà mai quello che c'è stato per 31 anni, da quando cominciai nel settore giovanile del Milan. Il "rischio" di restare fuori dal mondo del calcio, oggettivamente, esiste. Io ho avuto un passato e un legame così forte col Milan che è difficile immaginarmi dentro un'altra realtà, anche europea: le possibilità si assottigliano".

Elenchiamole.
"Con una premessa indispensabile, però. Io non mi sto offrendo al Milan. Io faccio l'imprenditore nel settore immobiliare, ho iniziato quando ancora giocavo e ho ormai un'attività avviata, fuori dal calcio. Se però parliamo di calcio e di quale ruolo potrei avere nel calcio, io rispondo alle domande".

Allenatore?
"Mai preso in considerazione, perché ho visto mio padre e la vita da nomade che faceva. Non fa per me. E poi, se uno fa l'allenatore, deve aprire a tutte le possibilità, come ha fatto legittimamente Leonardo: non può pensare di allenare solo il Milan. Perciò, visto che io non penso di potere lavorare in un altro club italiano, le possibilità che io alleni sono pari allo zero. E in un altro paese poco di più".

Rimane l'incarico dirigenziale.
"Non mi piace la politica, quindi dovrebbe essere qualcosa di legato al calcio in senso stretto".

Cioè?
"Io posso portare la mia conoscenza calcistica: la valutazione dei calciatori e un'esperienza che ho acquisito nella mia lunga carriera. Io credo di avere vissuto tutta l'evoluzione del calcio moderno, quindi sì, potrei fare il dirigente. Nel calcio non è che abbondi la gente competente al 100%. C'è chi si è inventato il lavoro, ma non sempre trovi chi sa di tattica, di calciatori, di psicologia calcistica. Gli anni da capitano del Milan, dal '97 in poi, mi sono serviti tanto. L'ho fatto anche in Nazionale, dal '94 al 2002, ma è stato diverso: in Nazionale gestisci l'evento, nel club la quotidianità. E impari tantissimo".

La Figc, la Fifa o l'Uefa?
"Non ci ho mai pensato sul serio. Un ruolo tanto per averlo o un incarico di rappresentanza non mi interessano".

UNA RISORSA SPRECATA
Intanto lei è una risorsa inutilizzata: non si sente uno spreco?
"Bisogna vedere se io vengo visto come una risorsa o come un problema. Vuole che le dica che cosa mi dà veramente fastidio?".

Prego.
"Parliamo del Milan, perché io ho avuto la fortuna di partecipare a 25 anni splendidi. Beh, quando sono arrivato, io ho trovato già una grande base per costruire una grande squadra: grandi calciatori e grandi persone. Berlusconi è arrivato e ci ha insegnato a pensare in grande. Certo, con gli investimenti, perché comprava i migliori. Ma lui ci ha messo la mentalità nuova, soprattutto: Sacchi e l'idea che il club dovesse diventare un modello per il tipo di gioco, per le vittorie. Insomma, si è creato veramente qualcosa di magico, grazie alla personalità di chi già c'era e di chi è arrivato".

Poi?
"Poi, a poco a poco, questo si è perso e il Milan si è trasformato, da squadra magica, in una squadra assolutamente normale. E sa perché? Perché - a differenza di tanti grandi club europei con un passato simile, tipo Real, Barcellona e Bayern, dove chi ha scritto la storia della squadra è andato a lavorare lì per trasmettere ai giovani quello che aveva imparato - nel Milan la società stessa ha smesso di trasmettere quel messaggio, al di là degli investimenti. All'interno del Milan attuale non c'è nessuno, tra quelli che ne hanno fatto la storia, ad avere un ruolo non marginale".

Il paragone è col Bayern?
"Esatto, ma non solo. Guardi la storia del Bayern e del Real e i ruoli che hanno avuto nel tempo Beckenbauer, Hoeness, Rummenigge, Butragueño, Gallego, Valdano. Anche ai nuovi che arrivano, questa guida e questa magia sono più facili da trasmettere attraverso chi l'ha provata e anche creata. Il Milan è sempre stato una grande squadra, anche ai tempi di mio padre. Ma la grande magia c'è stata per 25 anni. Poi s'è persa".

E' un processo irreversibile?
"Valutare la programmazione di questo Milan è difficile. In estate sono andati via 12 giocatori di grande personalità e non mettere in conto un inizio di stagione complicato mi sembra non programmare il futuro e aspettare il mercato invernale. Dove di affari veri, in genere, se ne fanno pochi".

Galliani, però, ha spiegato spesso che era tutto previsto e che questo è l'anno 1.
"Io vedo sinceramente poca programmazione. Magari mi sbaglierò, ma certe scelte di giocatori, anche se a parametro zero, sono lontane dall'idea di un programma studiato".

Berlusconi ha appena parlato di una nuova politica, basata solo sugli Under 22.
"Quelli davvero bravi costano dai 20 milioni in su e non ce ne sono tanti. Abbassare il monte ingaggi e ringiovanire la rosa è fondamentale, d'accordo. Ma la valutazione dei giocatori non so da chi venga, visto che Braida fa sempre meno quel lavoro".

Ci si affida sempre a un procuratore di riferimento, come Raiola.
"E' la logica degli ultimi anni. Le racconto una cosa. Gli ultimi due allenatori hanno cercato di portarmi dentro. Leonardo mi voleva a Milanello: "Anche senza fare niente - mi diceva - solo con la tua presenza". Ma io gli risposi che non aveva senso presentarmi a Milanello senza un ruolo".

Lei avrebbe fatto il direttore sportivo?
"Galliani, in presenza di Leo, mi disse che il ds è una figura non esiste più e che il Milan era a posto in quel ruolo. A me sembra invece che ci sia carenza".

LA CHIAMATA DI ALLEGRI
E Allegri?
"Allegri, l'anno scorso, mi disse che aveva bisogno di qualcuno che controllasse anche lui: "Paolo, chi mi dice se ho sbagliato qualcosa anche tatticamente e nella gestione dello spogliatoio, che ricade solo su di me?". Gli serviva uno che avesse la personalità per parlare con i giocatori importanti - con Ibra, con Boateng, con altri - in modo autorevole. E lui pensava che io, col mio passato, potessi farlo".

Può raccontare i dettagli di quella proposta?
"Max mi chiamò quando ero in vacanza negli States, dicendomi appunto che mi voleva parlare, perché aveva bisogno di me per gestire il gruppo. Ci siamo visti, ci siamo sentiti al telefono e io lo avvisai che questo avrebbe potuto rappresentare un problema per lui. Allegri mi disse che aveva parlato con la società e che sembrava tutto ok. Poco dopo, via sms, mi scrisse che mi avrebbe chiamato entro pochi giorni. Era l'ottobre del 2011, non l'ho più sentito. Io non ho mai cercato nessuno, lo ripeto. E' stato sempre il contrario".

Qual è oggi il suo sentimento verso il Milan?
"Mi capita di ripensare al passato. Eravamo coscienti del nostro ruolo. I giocatori facevano i giocatori, i dirigenti i dirigenti. Ognuno si prendeva le proprie responsabilità, senza ingerenze. C'era talmente tanta conoscenza della materia calcio a livello globale... Solo uno stupido non assorbe nozioni dal lavoro che fa e noi eravamo proprio una squadra".

La sensazione comune è che Galliani non la voglia.
"Può darsi. E' il dirigente che ha vinto di più ed è anche legittimo che faccia le sue scelte e si scelga i collaboratori in cui crede. Ma vorrei sfatare la diceria che io sarei uno della famiglia. Non è vero: non mi vogliono così spasmodicamente".

Quindi il sentimento è di delusione?
"Direi di amarezza, e non solo mia. Amarezza perché tutto quello che si è creato insieme si è dissolto. E' la stessa sensazione di molti miei ex compagni. Non è scontato che si crei la magia che noi abbiamo vissuto. Ecco, io, vorrei restituire, tutto qui. Ho dato più di qualsiasi altro nella storia del Milan, ho giocato più partite di tutti. Ma sento che quello che ho ricevuto è ancora di più. Sento un debito di riconoscenza".

Ne ha mai parlato con Berlusconi?
"Lo dissi al presidente prima di smettere. L'aspetto economico non è una leva che può fare effetto su di me. Il lavoro di ognuno di noi va pagato nella giusta maniera, ma non è quello a decidere. E neanche può contare lo stare sotto i riflettori: io ho avuto anche troppa sovraesposizione mediatica, per il mio carattere schivo. Piuttosto, la soddisfazione di fare qualcosa di travolgente, di passionale, non ha prezzo: soprattutto verso un club che mi ha dato tutto ciò che ho appena detto".

Eppure quella dell'eterno ex campione sembrerebbe una bella condizione.
"Io ho avuto la fortuna dell'indipendenza di lavoro e di pensiero e me la tengo, quindi dico ciò che penso. E penso che molti calciatori abbiano tante cose da dire e da fare. Il calciatore, secondo me, dovrebbe avere più coscienza del proprio ruolo. E' difficile cambiare le cose, finché uno non le vuole cambiare veramente. Serve un po' più di coraggio, nella vita. Prendiamo, ad esempio, la questione delle frange violente del tifo".

Allude al suo dissidio con gli ultrà?
"Io fui contestato, nella mia ultima partita a San Siro, perché sono sempre stato indipendente e non mi sono mai piegato a quel tipo di logica. Le società, nei rapporti con i violenti, devono essere più coraggiose. Stadi vecchi e petardi: non è questa la mia idea del calcio del futuro".

Se la Figc le proponesse un incarico su questo tema?
"Indipendentemente da me, questo potrebbe essere un ruolo quasi federale. Ma c'è voglia di cambiare? La legge sugli stadi è ancora nel cassetto, dopo tre anni".

IL CALCIO AI CALCIATORI
Anche da spettatore, lo si avverte parlandole, lei segue il calcio con lo stesso amore di quando giocava.
"Io per questo sport provo eterna gratitudine, il mio è un amore passionale. A me piace andare allo stadio. Quest'anno ho visto Juve-Chelsea anche per vedere lo stadio nuovo della Juve. E ho trovato una squadra che gioca un calcio moderno in uno stadio moderno. L'Italia si butta addosso anche colpe che non ha. La Juve è di livello europeo, è una tra le prime 5-6 come tipo di gioco. Per il resto, in Italia, provo una tristezza enorme per gli stadi vuoti: il paragone con la Germania è avvilente. Negli ultimi anni San Siro è spesso una desolazione. Almeno, però, hanno rifatto il campo".

Era il suo incubo personale: lo verniciavano per farlo sembrare bello e lei s'infuriava.
"Già. Era pericoloso per noi e nocivo per lo spettacolo. Il mio rimpianto è che abbiano risolto il problema quando io ho smesso. Ma quanto tempo è dovuto passare! E c'è voluta una figuraccia a livello europeo, perché il Barcellona si è lamentato del terreno. Io vedo dal vivo anche altri sport e mi sono convinto che gli stadi siano una priorità".

Allude agli stadi americani?
"Alludo alla Germania, dove il Mondiale 2006 ha cambiato tutto, e agli sport americani, al basket e al baseball, che pure non sono i miei sporti. Vado a New York a vedere i Knicks o gli Yankees ed è uno spettacolo, nel rispetto dello spettatore. Noi siamo il paese del turismo, ma ce lo siamo dimenticati. Dopo Italia '90 siamo tornati indietro: non abbiamo sfruttato l'occasione. Siamo vecchi".

Anche tra i dirigenti?
"Alla cerimonia della Hall of Fame ho incontrato Albertini, che fa il vicepresidente federale. Con Tommasi, presidente dell'Aic, è l'unica faccia nuova del calcio negli ultimi 25 anni. Ho grande rispetto per chi è lì da 30 anni ed è una persona perbene. Ma un trentacinquenne vede le cose diversamente da un settantenne. Il calcio, come tutte le cose al mondo, cambia".

Il suo slogan è: più calciatori nel governo del calcio?
"A me sembra che si debba aprire la mente, guardando anche gli altri sport che generano grandi introiti. Non ci si può consegnare al dio denaro. Nessuno sport può reggere 11 mesi ai massimi livelli, tra Nazionale, coppe e campionato. Se vuoi vincere, devi salvaguardare la salute dell'atleta e lo spettacolo. Nella Nba ci sono tre mesi di vacanza".

La moviola in campo?
"Sul fuorigioco discusso fermare la partita può creare complicazioni, perché sulla stessa azione si possono avere 3 o 4 opinioni discordanti. Ma per il gol fantasma è assurdo dire no a priori alla tecnologia, se dà reali vantaggi. In una partita di tennis tutti ormai siamo contenti che ci sia una macchina che dice se la pallina è fuori o dentro. Nessuno tornerebbe agli anni Settanta, quando il tennista cancellava il segno".

L'evoluzione del calcio è stata anche tecnica?
"No. Io vedo un sacco di squadre che attaccano, ma una notevole carenza difensiva. Oggi la cosa più difficile è difendersi. Ormai i terzini non sono più difensori, i centrali a volte sono ex centrocampisti e si lavora poco sotto l'aspetto difensivo. C'è una sola squadra sulla quale non so dare un giudizio da questo punto di vista, perché è atipica in tutto, anche nel difendersi. Ma i numeri dicono che anche in questo il Barcellona è unico".

La rivoluzione del Barça farà la storia, come quelle dell'Ajax di Michels e del Milan di Sacchi?
"Sicuramente. E' un piacere vedere giocare il Barcellona. E' una squadra di calciatori educati, con grandissime doti tecniche. E poi è l'elogio della democrazia del calcio. A parte un paio, il Barça è composto di giocatori di 1,65 o giù di lì, che però non fanno vedere il pallone agli avversari".

Messi vale Maradona?
"E' della stessa categoria. Gioca sempre, con un rendimento sempre altissimo, è giovane e farà ancora in tempo a vincere con l'Argentina, come Maradona. Per me è sicuramente più forte di Cristiano Ronaldo, tanto più che io sono abituato a vedere anche l'uomo, non solo il calciatore: Messi, per come si comporta in campo, è un esempio per i ragazzi".

Il livello della serie A, nel frattempo, è sceso.
"Il record del Milan, quello delle 56 partite senza sconfitte, vale di più, perché arrivò nel periodo delle cosiddette sette sorelle: il Parma vinceva la Coppa Uefa, la Lazio la Coppa delle coppe e in Europa tutte le italiane arrivavano fino in fondo. Ora la Juve vince a mani basse ed è l'unica che può fare qualcosa anche in Champions".

C'entra la crisi?
"Sì, ma l'Inter tutto sommato ha fatto bene lo stesso, mentre mi ha deluso un po' il Napoli: credo che potesse puntare a qualcosa in più. La crisi è importante, però la politica ha una grossa influenza sullo stato del calcio italiano. Me ne accorsi quando partecipai alla presentazione della candidatura a Euro 2016. Quella era una scelta esclusivamente politica. Ma l'Italia non ha voglia di pensare al rinnovamento, anche se la legge sugli stadi non peserebbe sulle casse dello Stato e, anzi, potrebbe dare qualcosa al calcio italiano".

Il suo ex collega Platini, da presidente dell'Uefa, fa abbastanza per il calcio?
"All'inizio non ero d'accordo con lui su tante cose. Poi in tante altre mi è piaciuto. Ha dimostrato che un ex calciatore con la testa, in un mondo molto politico come quello dell'Uefa, può dare idee innovative. Il fair-play finanziario è importante. Si gareggia ad armi impari: ci sono squadre con 500 milioni di debiti e altre no, ci sono le spagnole che godono di una tassazione inferiore".

IL TALENTO DI EL SHAARAWY
Intanto i club italiani puntano finalmente sui giovani.
"Secondo me è una scelta del tutto casuale e non programmata, almeno non da tutti. Ma può essere un gran bene: avete visto De Sciglio nel Milan? Probabilmente, qualche anno fa, non avrebbe trovato posto".

E' il suo erede, dicono.
"I paragoni si faranno sempre, ma non fanno mai bene a chi sta arrivando. Deve continuare così. E' assolutamente lineare: fa tutto bene in maniera semplice. Anche quando è entrato nel derby, e non era affatto facile, ha impressionato per la semplicità nel gioco. Mi sembra un ragazzo equilibrato: trovarsi a quell'età titolare nel Milan si può pagare, perché si sente troppo la pressione, se non si è equilibrati. Un altro terzino di talento era Santon, all'Inter: credo che giocare all'estero gli faccia bene".

La grande scuola difensiva italiana si sta esaurendo?
"Non è solo un problema dell'Italia. Nelle giovanili c'è poca specializzazione nel ruolo. Nel mondo, ormai, solo Thiago Silva è l'unico che può cambiare una partita. Probabilmente imparare a correre dietro l'avversario è molto più duro che attaccare e meno gratificante".

Non sapere più marcare a uomo non è un limite?
"Io credo piuttosto che, per arrivare al tipo di gioco a zona quasi perfetto del Milan di Sacchi, fossero serviti allenamenti massacranti e ripetitivi, per studiare tutte le varianti: era una fatica inenarrabile. Adesso lo è ancora di più, visto che le regole sono cambiate e le varianti da studiare sono aumentate".

La Nazionale la diverte oppure il gioco di Prandelli, basato sul possesso palla, le sembra un azzardo?
"A me la Nazionale dell'Europeo è piaciuta tantissimo. Chi dice che il calcio italiano è vecchio è servito. Ha dato la dimostrazione di sapersi adattare, in ogni difficoltà, e di avere ancora qualcosa in più, anche a livello di conoscenze, vedi Italia-Germania".

L'Italia ha perso finalmente la fama di patria del catenaccio.
"Questo è un altro luogo comune assurdo. Perché, Lippi era un catenacciaro? E Sacchi? E mio padre stesso, che schierava tre attaccanti?".

Chi è il migliore calciatore italiano, oggi?
"Pirlo è un giocatore unico, Buffon un portiere eccezionale, Barzagli il migliore difensore, De Rossi un grande centrocampista anche se gioca poco. In questo momento mi piace tanto El Shaarawy. Quest'estate, guardando Milan-Chelsea, ho discusso di lui con alcuni amici, perplessi sul suo precampionato. Io vedevo che faceva le due fasi senza problemi, si capivano le sue potenzialità. Ma mi ha sorpreso comunque, per la resistenza e per la capacità di segnare. Spero che rimanga umile: la testa non è un dettaglio, nello sport".

La domanda sorge spontanea: e Balotelli?
"Deve trovare la tranquillità personale. Se no, sarà sempre un'eterna promessa. Gli anni passano, è ora di prendere in mano la propria vita, con responsabilità".

Pato ritroverà se stesso, in Brasile?
"Dissi un anno fa: quando lo vedrò trascinare una squadra non solo con le giocate, ma col carattere, potrò dire che può diventare uno dei primi tre al mondo. Oggi devo sospendere ancora il giudizio".

UN UOMO LIBERO
Che cosa pensa della politica del Milan e dell'eventualità che Berlusconi, prima o poi, venda il club?
"Penso che l'idea di ringiovanire la squadra sia condivisibile e che la gente sia disposta ad aspettare qualche anno, se vede una progettualità. Però il progetto ci deve essere, non può durare tre mesi. E per vincere, i giovani non bastano, me lo dice l'esperienza. Io credo che si possa fare bene anche con una disponibilità economica limitata. Tanti calciatori verrebbero ancora di corsa al Milan, per quello che è stato nei 25 anni magici di cui parlavo. Questo fascino è una forza, non va sprecato".

Ma questa stagione, ormai, è quasi segnata?
"Il Milan, quest'anno, ha giocato anche bene, come contro la Juve. Ma col Barça, in Champions, poche squadre possono pensare di uscire indenni. E per entrare fra le prime tre in campionato serve quasi un miracolo, un girone di ritorno prodigioso. Vedo più possibile la qualificazione all'Europa League, anche se davanti ci sono tante squadre".

E' vero che lei, durante la sua interminabile avventura rossonera, rischiò di andare al Chelsea e alla Juve?
"Ho incontrato di recente Boniperti e mi ha confermato che la Juve mi voleva. Al Chelsea mi chiamò Vialli nel '96. Però preferii restare al Milan, per venire fuori da un'annata disastrosa. E' stata una scelta giusta. Poi, per l'Arsenal mi chiamò una persona, facendomi un'offerta economica, e ci fu anche una richiesta di Ferguson per il Manchester United e forse un'altra del Real Madrid. La verità è che molto spesso queste richieste coincidevano con annate storte: sarebbe stato probabilmente più semplice accettare. Ma noi del nucleo storico ci prendevamo le nostre responsabilità, preferivamo rimanere e riscattarci sul campo, mettendoci la faccia".

Secondo la stampa francese, il Psg di Ancelotti la voleva, per allenare i difensori.
"Ma se ho appena dato che allenare non m'interessa! Sono stato ospite di Leonardo a Parigi. Ma solo ospite, nessuna proposta".

Da ex capitano: non è che il Milan perda l'identità, cambiando in media un capitano ogni tre partite?
"Colpa degli infortuni e del cambiamento traumatico della squadra l'estate scorsa. Tutto questo dà il senso appunto del grosso cambiamento in atto. Ricordo quando ereditai la fascia da Franco Baresi. Capello chiese chi fosse il nuovo capitano. Anche altri, come Billy Costacurta, ne avevano diritto. Decidemmo nello spogliatoio e io non ebbi problemi a prendermi la responsabilità".

La sua maglia numero 3 è stata ritirata: potrebbero indossarla, in teoria, soltanto i suoi figli Christian, 16 anni, e Daniel, 11, che giocano da terzino e da centravanti-ala nelle giovanili del Milan.
"Non è uno dei miei primi pensieri e spero che non sia il loro. Ci stanno mettendo un sacco di passione e quello deve essere il loro pensiero. Mi posso immaginare il tipo di pressione, che è quello che avevo io, figlio di Cesare capitano del Milan, però addirittura moltiplicato. A me interessa che crescano bene, nello sport, nella scuola, nei rapporti con gli altri".

Studiare e fare sport ad alto livello, in Italia, non è semplice.
"Di sicuro molti ragazzi vengono sradicati e in generale non sempre la scuola ti aiuta. Ricordo che io, che pure ho avuto la fortuna di crescere e studiare a Milano, nella mia città, avevo una professoressa che mi chiamava, apposta, 'il calcista'. Potrebbe servire un'impostazione all'americana, con le scuole e le università in cui chi ha talento nello sport viene trattato come un genio matematico".

Almeno i settori giovanili tutelano il talento?
"Anche lì è cambiato tutto. Ad ogni partita ci sono i convocati i non convocati, è aumentata la competizione. In questo era più bello ai miei tempi, perché la crescita di un ragazzo passa attraverso periodi più o meno floridi dal punto di vista fisico. Molto spesso, per la competizione enorme di cui parlavo, non si aspetta un ragazzo. Ed è un peccato, perché a quell'età esistono differenze fisiche e ormonali".

Che cosa conta di più, oltre alla tecnica?
"I valori. Uno forma il proprio carattere, ma l'impostazione che ti danno i genitori è fondamentale e più di tutto lo è il senso della lealtà. A volte ti fa prendere una strada più lunga, però alla fine te lo riconoscono tutti. E' la cosa più bella che mi sia successa, da quando ho smesso: questo riconoscimento generale".

Lei ha giocato più minuti di qualunque giocatore ai Mondiali e ha smesso da protagonista a oltre 40 anni: la longevità agonistica ad alto livello è il record che più la inorgoglisce?
"Non ho saltato un minuto, tra Mondiali ed Europei, e soprattutto nel Milan ho giocato più di chiunque altro. Ma a inorgoglirmi è l'indipendenza intellettuale, che mi gusto appieno ormai da una quindicina d'anni. Io non sono assolutamente una persona perfetta, ho fatto le mie esperienze, positive e negative. Ho osservato molto e ho cercato i sbagliare il meno possibile. La mia indipendenza, adesso, non la baratterei proprio con nulla.




Dal libro "Seconda Pelle"

"Ho indossato per la prima volta la maglia del Milan nel 1978, giocando a Linate, mentre ero nelle giovanili. La Casacche che usavamo allora avevano tessuti molto meno raffinati ed evoluti; Ricordo che la maglia era di lana e a volte sembrava quasi infeltrita soprattutto se giocavi sotto la pioggia. Non era molto probabilmente molto diversa da quella che utilizzava il mio papà perché non si prestava ancora molta attenzione ai tessuti. Ma quando, fin da giovanissimo, hai l’opportunità di indossare una maglia così prestigiosa, il tessuto rimane solo un dettaglio. Sono passati più di trent’anni e ricordo come fosse ora che quando i miei compagni di squadra e io vestivamo questa maglia per noi era tutto, non c’era bisogno d’altro; Era una gioia immensa, orgoglio, emozione e adrenalina. Ed è poi sempre stato così nel corso di tutta la mia carriera, come in quel lontano giorno a Linate. " (Paolo Maldini)





24 maggio 2009, Milan vs Roma 2-3: ultima partita a San Siro di Paolo Maldini
(fotografie di Manuela Verdefiore)
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Christian Maldini, figlio primogenito di Paolo,
alle Giovanili del Milan
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Christian Maldini con la maglia del Milan



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Paolo Maldini con il figlio Christian



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 25 giugno 2018)




Dal sito www.acmilan.com

UFFICIALE: PAOLO MALDINI RITORNA AL MILAN
Assumerà il ruolo di Direttore Sviluppo Strategico Area Sport. La leggenda Maldini continua nella nuova era del Club
Il nuovo corso di AC Milan è ulteriormente rafforzato dalla nomina di Paolo Maldini a nuovo Direttore Sviluppo Strategico Area Sport. Paolo è una leggenda vivente nella storia rossonera per la sua eccezionale classe, per il talento, la leadership, la lealtà, e il suo record di successi, senza pari. Tali qualità giocheranno un ruolo determinante per far tornare il Milan alla grandezza che merita.
Il cognome "Maldini" tocca il cuore di tutti i milanisti, simbolo di una dinastia di dedizione e successo. La gloriosa storia della famiglia Maldini iniziò con l'indimenticabile Cesare, padre di Paolo, capitano della squadra che vinse la prima Coppa dei Campioni nel 1963. La forza dei Maldini è testimoniata dalla storica maglia rossonera numero 3, che è stata ritirata, e in futuro potrà essere indossata solo da altri Maldini.
La storia di Paolo nel Milan non ha eguali. Ha debuttato in serie A a soli 16 anni, il 20 gennaio 1985. Nel corso della sua carriera da difensore, Paolo ha vinto 26 trofei: 7 campionati nazionali; 1 Coppa Italia; 5 Supercoppeitaliane; 5 UEFA Champions League (giocando in 8 finali, un record che condivide con Francisco Gento); 5 Supercoppe europee; 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del Mondo per Club. Paolo si è ritirato alla fine della stagione 2008/09 e dopo 25 anni gloriosi in maglia rossonera, con 648 presenze in serie A, record assoluto, e 419 partite con la fascia da capitano.
Paolo Scaroni, Presidente di AC Milan, ha dichiarato: "Non ci sono parole per descrivere ciò che Paolo Maldini rappresenta per il Milan. E' stato un privilegio vederlo giocare e vincere innumerevoli trofei in campo. Sono felice e onorato di lavorare con lui in questo suo nuovo ruolo. La leadership e l'esperienza di Paolo saranno di grande beneficio per il Club, così come la sua passione e la sua energia. La nomina di oggi è un ulteriore segno dell'impegno di Elliott per costruire una solida base per un successo a lungo termine. Non sarà facile e ci vorrà del tempo, ma abbiamo obiettivi ambiziosi e l'arrivo di Paolo è un passo importante verso il ritorno al grande Milan".




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5 agosto 2018, comunicato ufficiale:
Paolo Maldini è il Direttore Sviluppo Strategico Area Sport del Milan
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(dal profilo facebook di Paolo Maldini)



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 6 agosto 2018)




6 agosto 2018, conferenza di presentazione di Paolo Maldini come Direttore Sviluppo Strategico Area Sport
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(da facebook)
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(da fanpage.it)



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 7 agosto 2018)



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 14 agosto 2018)