Giovanni Paolo LODETTI
"Basletta"

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(da "CentoMilan, il libro ufficiale", Gazzetta dello Sport, 1999)



Scheda statistiche giocatore
  Giovanni Paolo LODETTI

Nato il 10.08.1942 a Caselle Lurani (MI)

Interno destro (C), m 1.70, kg 66

Stagioni al Milan: 9, dal 1961-62 al 1969-70

Soprannomi: “Basletta” (parola milanese che indica il mento, appena pronunciato), “Bikila”

Cresciuto nel Milan

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 15.04.1962: Spal vs Milan 0-3

Ultima partita giocata con il Milan il 26.04.1970: Milan vs L.R. Vicenza 1-0 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 288

Reti segnate: 26

Palmares rossonero: 2 Scudetti (1961-62, 1967-68), 2 Coppe dei Campioni (1963, 1969), 1 Coppa Intercontinentale (1969), 1 Coppa delle Coppe (1968), 1 Coppa Italia (1967)

Esordio in Nazionale Italiana il 10.05.1964: Svizzera vs Italia 1-3

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 08.06.1968: Italia vs Jugoslavia 1-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 17

Reti segnate in Nazionale Italiana: 2

Palmares azzurro: 1 Campionato Europeo per Nazioni (1968)




Ha giocato anche con la Sampdoria (A), il Foggia (B e A) e il Novara (B e C).

"Di piedi buoni il Milan nella sua storia ne ha avuti tanti. Fra questi Giovanni Lodetti (da Caselle Lurani - Milano - 10 agosto 1942) che oltre ai piedi buoni vanta anche cervello fino e due polmoni così. E' la spalla ideale per un campione del calibro di Gianni Rivera. E Lodetti ricopre in maniera egregia questo compito per 9 stagioni (dal '61-62 al '69-70) collezionando 288 gettoni di presenza in gare ufficiali, segnando 26 gol, disputando 17 incontri con la nazionale maggiore e vincendo con il Milan praticamente tutto ciò che c'è da vincere." (Da "1899-1999. Un secolo rossonero", di Carlo Fontanelli, Geo Edizioni 2000).

"Spirito di sacrificio. Giovanni Lodetti ha fatto del cosiddetto "lavoro oscuro" la sua maggiore dote. E grazie a lui giocatori come Gianni Rivera hanno potuto esprimere le loro caratteristiche. Grande lottatore di centrocampo e faticatore inesauribile. Lodetti era dotato di piedi discreti che gli hanno permesso di realizzare 17 gol. Ed è stato certamente anche per merito suo se il Milan in quegli anni ha vinto così tanto. Due scudetti, due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa delle Coppe e una Coppa Italia rappresentano un palmares davvero invidiabile per qualsiasi giocatore. Per lui sarebbe valida la frase che Arrigo Sacchi pronunciò su Angelo Colombo: "Un giudizio su Colombo: basta pensare che Angelo ha vinto più di Maradona". Una frase che non voleva essere una presa in giro del campione argentino ma che sta a significare quanto siano importanti in una squadra di calcio i "portatori d'acqua".
Il giusto mix tra oro e i campioni rende una formazione fortissima. Come l'Italia del 1968, con la quale Giovanni Lodetti si è laureato Campione d'Europa d'Italia." (Dal sito ufficiale www.acmilan.com).

"Giovanni Lodetti arriva al Milan da ragazzo dove gioca dapprima nelle giovanili e poi in prima squadra. Lottatore del centrocampo dotato di grande corsa e generosità fu la "guardia del corpo" di Rivera. Rimane al Milan per nove stagioni condite da tantissimi trofei, ovvero vince tutto quello che c'è da vincere. Il suo anno di grazia fu il 1968 dove vinse uno Scudetto, una Coppa delle Coppe e inoltre si aggiudicò con la Nazionale il Campionato Europeo. Il suo anno più brutto calcisticamente fu il 1970 prima con l'aeclusione dalla Nazionale che era in ritiro per partecipare ai Mondiali in Messico e poi qualche mese dopo l'inaspettata cessione alla Sampdoria. Rimane un grande Rossonero e infatti tuttora partecipa a trasmissioni televisive in cui fa l'opinionista tifoso." (Nota di Gianni Morelli)

"Attualmente fa il commentatore televisivo su reti private milanesi" (notizia apparsa sulla Gazzetta dello Sport del 07.04.02, pag. 12)




Dal sito www.pagine70.it - di Fabrizio Calzia - 26 agosto 2002

GIOVANNI LODETTI, L'ESCLUSO
Gli anni Settanta? Per qualcuno iniziarono nel peggiore dei modi: è il caso di Giovanni Lodetti, noto ai tifosi rossoneri come "Baslètta" per via del suo mento aguzzo, e apprezzato come "gregario" di Rivera nel Milan stellare degli anni Sessanta, quello che nel giro di sei anni fece sue due Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale (ricordate la finalissima-massacro contro gli argentini dell'Estudiantes?). Intendiamoci: definire Lodetti un gregario, sebbene in relazione al grande Gianni ("Forse il miglior giocatore italiano di tutti i tempi", commenta lo stesso Baslètta) può suonare un affronto. Vero che Lodetti aveva fiato da vendere, vero che in quel Milan fungeva da infaticabile raccordo fra difesa e centrocampo, vero che gli toccava marcare i migliori "numeri dieci" dell'epoca ("Mica uno scherzo: parliamo di Mazzola, di Haller, di Del Sol, Capello..."); vero anche, però, che i piedi di Baslètta erano buoni, eccome: precisi i suoi lanci, puntuali le sue incursioni sotto rete.



Un cursore tecnicamente dotato e con il vizio del gol, più volte Nazionale (17 presenze) con due reti all'attivo. Fino a quando...
"Anch'io facevo parte della spedizione di Messico '70. Non ero fra i titolari, però chissà, ai mondiali non si sa mai come girano le cose, e forse sarebbe capitato a me, anziché a Juliano, di giocare la finale con il Brasile..."
Invece? Ai mondiali non si sa mai come girano le cose, ed ecco l'infortunio, in ritiro, di Pietruzzo Anastasi, giovane rivelazione del calcio italiano, ottima tecnica (come dimenticare il suo grandissimo gol alla Jugoslavia nella finale degli Europei '68? Anastasi che riceve spalle alla porta, alza la sfera e in girata, dal limite dell'area, la scaglia imparabile nell'angolino alla destra di Pantelic), ottima tecnica e potenza da goleador. Morale: Anastasi viene rispedito a casa, al suo posto viene chiamata una punta. Già, ma chi? Boninsegna? Prati? Prati? Boninsegna? Quello è il mondiale della staffetta, l'indecisione sembra regnare sovrana. Così zio Uccio "decide" infine per entrambi: Prati più Boninsegna. "A quel punto ci ritrovammo in ventitrè" ricorda amaro Lodetti "e il sottoscritto fu rispedito a casa." Per la serie "piove sempre sul bagnato": i nazionali ai mondiali rimanevano "immuni" ai trasferimenti fino a torneo concluso, per non turbare la loro tranquillità. Tornato a casa, Lodetti si ritrovò automaticamente oggetto di mercato. "Non pensavo nemmeno lontanamente, tuttavia, alla possibilità di cambiare squadra." Di lì a breve, invece, Lodetti si ritrovò alla Sampdoria. "Erano altri tempi, non c'erano procuratori o che, allora la società era padrona del tuo cartellino." Manco a dirsi il colpo fu durissimo: "Mai mi sarei aspettata una cosa del genere, dopo tanti anni in rossonero: in più passare improvvisamente dalla lotta per lo scudetto a quella per non retrocedere fu uno shock."
Fra l'altro non era un vecchietto...
"Certo che no: avevo ventotto anni, e nonostante le mie sgroppate ero tutt'altro che scoppiato. Non mi spiegai mai quel trasferimento."
Come prese Genova?
"Voltai decisamente pagina, determinato a fare bene. Diversi fattori mi aiutarono, da subito. L'ambiente blucerchiato era bellissimo, sereno, rilassato, sia a livello societario, con il presidente Colantuoni, sia nella figura del mister, il grande Fuffo Bernardini. Per non parlare dei compagni: uno splendido gruppo di giovanissimi, fra i quali Marcello Lippi, Marco Rossinelli, ai quali mi venne chiesto di fare da chioccia. Là davanti, invece, era arrivato Luisito Suarez, un grandissimo campione, avversario in tanti derby e ora mio compagno. Bernardini mi trasmise subito una grande fiducia subito affidandomi la fascia da capitano. Fu importante per il mio morale."
Quella Sampdoria, però, aveva perennemente l'acqua alla gola...
"La salvezza arrivava sempre all'ultima giornata, ma arrivava. Non c'erano isterismi, tensioni, nè in squadra nè fra i tifosi. Per uno condannato a vincere sempre, come esigeva la piazza di San Siro, era strano e piacevole."
In maglia blucerchiata Lodetti disputerà quattro campionati, sempre con la fascia da capitano: trenta presenze su trenta nei primi tre anni, 27 nel 73-74.
"Saltai le ultime tre gare perchè, con la squadra ormai retrocessa, si volle dare spazio a qualche giovane."
Ricordi?
"Tanti, belli: l'ottavo posto nel 71-72 con Heriberto Herrera allenatore, la salvezza all'ultimo istante nel 72-73, con il gol di Loris Boni a Torino a tredici minuti dalla fine... Combine? Assolutamente! Il Toro aveva il dente avvelenato, l'anno prima aveva perso lo scudetto proprio a Marassi, quando annullarono il gol del 2-2 ad Agroppi... E poi i derby, il primo derby Sampdoria-Genoa, entrambe in serie A dopo tanti anni: domenica 25 novembre 1973, vincemmo 2-0. Fantastico!"
Certo il derby a San Siro era un'altra cosa...
"Molto più sentito quello di Genova! A Milano era una classica sfida fra due grandi, qui la stracittadina fra due realtà che si giocavano l'onore."
Nel novembre '74 l'addio e il trasferimento a Foggia. Eppure la Samp era stata ripescata in A per via di un illecito che condannò il Verona...
"Fu un brutto episodio. Era arrivato Corsini, che aveva fatto bene sulla panchina dell'Atalanta. Voleva la squadra baby, mi liquidò in quattro e quattr'otto, con poco rispetto."
E senza considerare che una squadra di ragazzini poteva necessitare di un uomo di esperienza...
"Lasciamo perdere..."
Che bilancio trae, Lodetti, di quegli anni Settanta, a Genova?
"Meraviglioso. Dell'ambiente ho detto, ma ho altri ricordi bellissimi: ad esempio delle gite in automobile, il lunedì, lungo la Riviera. C'era poco traffico, in primavera era stupendo..."
Genova però attraversava momenti particolari. Gli anni di piombo...
"Certo. Gli anni di piombo iniziarono proprio da Genova, con il rapimento del giudice Sossi. Ma noi calciatori eravamo privilegiati, come schermati."
Era un bene?
"Non lo so. Sta di fatto che vivevamo tranquilli."
Se potesse tornare indietro? Cosa direbbe alla gradinata Sud degli anni Settanta?
"Di mantenere quella spensieratezza, quella ingenuità che era propria di quegli anni, ancora intrisi di idealismo e ancora relativamente immuni dal consumismo e dal cinismo sfrenato degli ultimi tempi. Esistono dei valori che non possono prelevarsi col Bancomat, e su quelli occorre puntare."




Dal sito http://forum.clarence.com/archive/index.php/t-25639.html

PROFILI - GIOVANNI LODETTI
Una vita da mediano, al servizio di sua Maestà Gianni Rivera, monarca indiscusso del Milan. Generoso ed altruista oltre ogni limite, capace, lui come pochi, di sacrificarsi per la squadra. Giovanni Lodetti, classe 1942, può riconoscersi facilmente in questo "schizzo" calcistico...
Non c'è bisogno di una delle tante foto d'epoca o di rievocare il noto soprannome "Basletta" per recuperare la memoria dei suoi primi passi nel vivaio, del debutto in seria A (aprile 1962), dei chilometri percorsi a tutta birra per coprire le distanze fra reparto e reparto, rincorrere avversari e consegnare palloni sui piedi pregiati della compagnia di giro. Da mediano la vita è grama, quasi quanto gli stipendi, solo i premi partita abbattono le differenze: rare, infatti, le soddisfazioni personali, le interviste in televisione e, nel caso di Lodetti, rari anche i gol, ma buoni. Chi è in altre faccende affaccendato non può curarsi della ribalta. Puntuali sono invece i tradimenti, le incomprensioni. Patite, allora, con grande dignità dal giovanotto nel frattempo diventato uomo.
Il primo tradimento arrivò dalla Nazionale di Valcareggi che decise, prima di salpare per il mondiale messicano, di scaricare Lodetti dal gruppo. Il secondo giunse, a poche settimane di distanza, attraverso una telefonata inattesa e sbrigativa e fu la probabilmente una conseguenza di quella scelta. Una voce amica del Milan comunicò a Giovanni Lodetti, il maratoneta, l'avvenuta cessione alla Sampdoria. Il nostro conserverà per anni, mai attenuato neanche dal tempo, un certo risentimento nei confronti di Rocco che non ebbe il coraggio d'informarlo, di prepararlo all'evento. Giovanni cercò affetto e considerazione a Genova, dove si ritrovò al fianco di un antico rivale, Suarez e consumò una piccola vendetta personale: 117 le partite disputate, sempre ad alto livello. Continuò a correre per qualche anno. Ma non aveva più un monarca da servire e far brillare.




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La formazione rossonera per Milan vs Daring Bruxelles 2-0, Torneo di Viareggio 1963.
In piedi, da sinistra: Gasparini, Pecora, Mazzola, Santagostino, Casari, Bacchetta. Accosciati: Lombardo, Bravi, Dominici, Longo, Lodetti
(per gentile concessione di Mario Pecora)
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Giovanni Lodetti al Torneo di Viareggio 1963
con Mario Pecora
(per gentile concessione di Mario Pecora)



(Foto Archivio Luigi La Rocca) Stagione 1967-68 Cartolina autografata di Giovanni Lodetti





(da "Guerin Sportivo")





(Archivio Magliarossonera.it)





(Archivio Magliarossonera.it)


(da "Forza Milan!")





(per gentile concessione di Andrea Leva)



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Primi anni '60, Aristide Facchini e Giovanni Lodetti ad Asiago (VI) con le giovanili rossonere (cartolina fronte e retro)



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Permesso di soggiorno in Brasile per la finale di Coppa Intercontinentale 1963
(per gentile concessione di Ivano Piermarini)





Giovanni Lodetti stringe la mano a Rivera, 1963-64
(Archivio Magliarossonera.it)


(da "La Storia del Milan", vol. 2 - Forte Editore, 1987)



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Novembre 1964: Amarildo, Nils Liedholm e Giovanni Lodetti
(per gentile concessione di Massimo Cecchi)



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Giovanni Lodetti e la sua Fiat 600, Anni '60



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Lodetti e Rivera in una pausa d'allenamento, stagione 1967-68
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Giovanni Lodetti, stagione 1967-68
(per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)



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Giovanni Lodetti, stagione 1967-68
(per gentile concessione di Alec Caprari)
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Cartolina di Giovanni Lodetti
(per gentile concessione di Beniamino Fiore)



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Giovanni Lodetti, stagione 1968-69
(by Luigi La Rocca)



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E' nato Massimo Lodetti, 1968


Giovanni Lodetti con la moglie Rita ed il figlio Massimo, 1970



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Giovanni Lodetti firma autografi, Anni Sessanta
(per gentile concessione di Daniele Bonesso)
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Dicembre 1971, Giovanni Lodetti con moglie e figlio
(da "La nostra Serie A negli Anni '70 - facebook)



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Natale 1969, con la Coppa Intercontinentale da poco conquistata contro l'Estudiantes de la Plata. Franco Carraro, sua madre,
la vedova di Luigi Carraro alla sua destra, ed alla sua sinistra il Consigliere Igino Andrioli, il consigliere dr. Carlo Biotti,
Nereo Rocco, Gigi Bellocchio, Giovanni Lodetti, il Consigliere Avv. Luciano Colorni, il dr. Monti, il dr. Toni Bellocchio
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)



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"Basletta" Lodetti in allenamento all'Arena, 1968-69
(per gentile concessione di Daniele Bonesso)
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Giovanni Lodetti rispedito a casa dal Messico, causa un improvviso malore di Anastasi e successiva convocazione di Boninsegna



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11 ottobre 1970, Milan vs Sampdoria 3-1, Giovanni Lodetti contrasta Gianni Rivera
(foto ricevuta da Corrado Ori Tanzi, per gentile concessione di Marconi Productions s.r.l.)



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8 aprile 1973, Sampdoria vs Milan 1-4: Benetti e Lodetti premiati prima della partita, Buticchi saluta Colantuoni
(da "La nostra Serie A negli Anni '70")



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(Archivio "Gazzetta dello Sport")


Al rientro dal Messico, dopo l'esclusione
dalla rosa dei Mondiali, 1970
(da "Guerin Sportivo")




Figurina "Panini", 1972-73




(da "Radio MilanInter")





(Archivio Magliarossonera.it)



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Il Milan Vecchie Glorie fotografato all'Arena di Milano (metà-fine Anni '70).
In piedi, da sinistra: Salvadore, Altafini, .... , Attilio Maldera, Belli, Sormani, Luigi Maldera, Santin, Prati.
Accosciati, da sinistra: Aldo Maldera, .... , Silvano Villa, Golin, Anquilletti, Danova, Lodetti, Zignoli
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Lodi, 2003: amichevole Vecchie Glorie, Giovanni Lodetti e Roberto Valentino
(per gentile concessione di Roberto Valentino)



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Sabato 29 maggio 2010, raduno dei calciatori rossoneri Anni Sessanta a Guastalla (RE).
Da sinistra, in piedi: Romano Guido Nimis, Federico Barbieri, Roberto Bertanza, Claudio Antonio Mantovani, Sergio Rapacchi,
Giovanni Cazzola, Nevio Scala, Luigi Scaricabarozzi, Angelo Mazzoni, Colombo Labate (di Magliarossonera.it), Luigi Maldera,
Mauro Ferrari, Rino Ceccardi, William Vecchi, Luciano Tessari, Luigi La Rocca, Mario Pecora, Giovanni Casari, Stefano Marcucci,
Ezio Santagostino, Giuseppe Italo Redaelli, Mauro Scaruffi, Eugenio Petrini, Roberto Stucchi, Bruno Bacchetta, Sergio Maddè,
Luciano Stefano Poppi, Enrico Prato, Ciro Iotti, Massimo Dancelli, Sergio Innocenti.
Accosciati: Sergio Gardini, Aldo Vidonis, Giovanni Cattai, Giovanni Paolo Lodetti, Dario Gon, Claudio Orlandini, Gianni Zagatti,
Amerigo Rotoni, Gino Pigozzi, Piero Fraccapani, Fausto Daolio, Paolo Barbacini, Ernesto Cassaghi, Mario Fantini, Mario Lucingoli
(grazie a Luigi La Rocca)



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Marzo 2012, Giovanni Lodetti, Kurt Hamrin, Saul Malatrasi e Gianni Rivera
(per gentile concessione di Gianni Righetto)