Kakhaber KALADZE
"Zanna Bianca"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Kakhaber KALADZE

Nato il 27.02.1978 a Samtredia (GEO)

Difensore (D), m 1.86, kg 76

Stagioni al Milan: 10, dal 2000-01 al 2009-10

Soprannome: "Zanna Bianca"

Proveniente dalla Dinamo Kiev

Esordio nel Milan in gare amichevoli il 31.01.2001: Milan vs Tradate 5-0

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 04.02.2001: Milan vs Reggina 1-0

Ultima partita giocata con il Milan il 27.01.2010: Milan vs Udinese 0-1 (Coppa Italia)

Totale presenze in gare ufficiali: 284

Reti segnate: 13

Palmares rossonero: 1 Scudetto (2003-04), 1 Coppa Italia (2002-03), 1 Supercoppa Italiana (2004), 2 Champions League (2003, 2007), 2 Supercoppe Europee (2003, 2007), 1 Mondiale per Club (2007)

Esordio assoluto in Serie A il 04.02.2001: Milan vs Reggina 1-0

Esordio in Nazionale Georgiana il 27.03.1996: Cipro vs Georgia 0-2

Ultima partita giocata in Nazionale Georgiana il 11.10.2011: Georgia vs Grecia 1-2

Totale presenze in Nazionale Georgiana: 83

Reti segnate in Nazionale Georgiana: 1

Palmares personale: 4 Campionati Georgiani (1994, 1995, 1996, 1997, Dinamo Tblisi), 4 Coppe di Georgia (1994, 1995, 1996, 1997, Dinamo Tblisi), 1 Coppa dei Campioni CSI (1998, Dinamo Kiev), 3 Campionati Ucraini (1998, 1999, 2000, Dinamo Kiev), 3 Coppe d'Ucraina (1998, 1999, 2000, Dinamo Kiev)




31 maggio 2013
PARTITA DI ADDIO AL CALCIO GIOCATO PER KAKHABER KALADZE



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"Mio fratello è stato rapito da persone in divisa che si fingevano poliziotti, mentre tornava a casa dall'Università.
Levan, studente ventenne, era cardiopatico, portava in mano una boccetta con una medicina, così due falsi poliziotti lo hanno avvicinato: "questa è droga, vieni con noi".  Da lì il vuoto.  I rapitori hanno chiesto un riscatto e dato un ordine: nessuno avrebbe dovuto sapere.
Invece purtroppo è accaduto l'esatto contrario: hanno iniziato a parlarne tutte le tv. Ero un personaggio pubblico, la gente si interessava, spettegolava.  Noi in segreto trattavamo con i sequestratori: non è eticamente corretto forse, però quando staccano un pezzo di te non puoi fare altrimenti. Il tempo passava, io piangevo, mi disperavo, poi mi arrabbiavo e dopo ripiangevo. Arrivavano telefonate, ci chiedevano soldi, certe persone si spacciavano per emissari, dicevano di poter liberare mio fratello.  E noi pagavamo.  Ma ogni volta che davamo dei soldi a qualcuno, poi arrivava qualcun'altro con le stesse richieste. Mi allenavo e pensavo a Levan, giocavo le partite e pensavo a Levan. 
Il momento peggiore era la notte: non dormivo, fissavo il soffitto, impazzivo cercando una via d'uscita. Avrei fatto qualsiasi cosa per rivedere mio fratello, avrei pagato qualsiasi cifra. Poi ad un certo punto i rapitori sono scomparsi.  Spariti.  Per cinque lunghi anni.
Fino al giorno in cui mi hanno telefonato dicendomi che avevano ritrovato mio fratello. Il cadavere di mio fratello. Io amavo il calcio
e avrei continuato a giocare per altri anni ancora. Ma ho sentito troppo forte il richiamo del mio paese.  Volevo provare a cancellare
le cose brutte della Georgia. Più che un bisogno lo sentivo un dovere. Nel nome di Levan". Il corpo di Levan è stato ritrovato nel febbraio 2006 in una fossa alla periferia di Tbilisi. La morte risaliva a poche settimane dopo il sequestro.  Qualche anno dopo Kaladze ha deciso di lasciare il calcio, a 33 anni.  Oggi è papà di tre figli. Il primo, nato nel 2009, si chiama proprio come il fratello che non c'è più.
  Ma oggi è anche il sindaco di Tbilisi. Buon compleanno Kakhaber. Fonte: "Demoni", libro di Alessandro Alciato




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Una storia triste, una storia sconvolgente. Rapito da persone in divisa che si fingevano poliziotti, mentre tornava a casa dall'Università. Se lo sono portati via, senza che Levan, studente ventenne di medicina e fratello di Kakhaber Kaladze, si rendesse conto di ciò che stava succedendo. Levan, cardiopatico, portava in mano una boccetta con una medicina, così due falsi poliziotti lo hanno avvicinato: "questa è droga, vieni con noi", riferiscono alcuni testimoni.
Da lì il vuoto. "I rapitori hanno chiesto un riscatto e dato un ordine: nessuno avrebbe dovuto sapere. Speravano passasse tutto sotto silenzio, nella loro testa noi avremmo pagato e la vicenda si sarebbe chiusa lì. Invece purtroppo è accaduto l'esatto contrario: hanno iniziato a parlarne tutte le tv. Ero un personaggio pubblico, la gente si interessava, spettegolava. Noi in segreto trattavamo con i sequestratori: non è eticamente corretto forse, però quando staccano un pezzo di te non puoi fare altrimenti. Lo rivuoi indietro il prima possibile, senza ti manca il respiro, ti manca tutto. Il tempo passava, io piangevo, mi disperavo, ripiangevo. Arrivavano telefonate, ci chiedevano soldi, certe persone si spacciavano per emissari, dicevano di poter liberare mio fratello. E noi pagavamo. Ma ogni volta che davamo dei soldi a qualcuno, poi arrivava qualcun altro con le stesse richieste." Dirà Kakha nella testimonianza di "Demoni", libro scritto da Alessandro Alciato.
Ne approfittavano in troppi, uno squallore triste e continuo. "Morivo dentro e non potevo darlo a vedere, dovevo essere io quello forte davanti ai miei, che altrimenti sarebbero crollati del tutto. A causa dei miei impegni col Milan ero spesso lontano da loro. Appena potevo lì raggiungevo e tentavo con tutto me stesso di rassicurarli. Ripetevo che avremmo superato quel periodo, anche se in certi giorni non credevo neppure io alle parole che dicevo. Mi allenavo e pensavo a Levan, giocavo le partite e pensavo a Levan. Il momento peggiore era la notte: non dormivo, fissavo il soffitto, impazzivo cercando una via d'uscita. Avrei fatto qualsiasi cosa per rivedere mio fratello, avrei pagato qualsiasi cifra..." Poi ad un certo punto i rapitori sono scomparsi. Spariti. Per cinque lunghi anni. Fino al giorno in cui... "Mi hanno telefonato dicendomi che avevano ritrovato mio fratello. Il cadavere di mio fratello. Ho chiuso gli occhi..."
Il corpo di Levan è stato ritrovato nel febbraio 2006 in una fossa alla periferia di Tbilisi e identificato solo attraverso complicatissimi test dell' FBI, negli Stati Uniti. La morte risaliva a poche settimane dopo il sequestro. Qualche anno dopo Kaladze ha deciso di lasciare il calcio, a 33 anni. "Amavo il calcio e avrei continuato a giocare per altri anni ancora. Ma ho sentito troppo forte il richiamo del mio paese. Volevo provare a cancellare le cose brutte della Georgia. Più che un bisogno lo sentivo un dovere." Oggi è papà di tre figli. Il primo, nato nel 2009, si chiama proprio come il fratello che non c'è più. Ma oggi è anche il sindaco di Tbilisi. È sceso di nuovo in campo. Nel nome di Levan.
(by "Romanzo Calcistico" - facebook)