José GERMANO de Sales
"Kid Cioccolata"

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Figurina "Saim", 1962-63
(Archivio Luigi La Rocca)




Scheda statistiche giocatore
  José GERMANO de Sales

Nato il 25.03.1942 a Conselheiro Pena (BRA), † il 04.10.1997 a Conselheiro Pena (BRA)

Attaccante (A
), m ....., kg .....

Stagioni al Milan: 2, 1962-63 (a novembre 1962 ceduto al Genoa) e 1964-65

Soprannomi: “Kid Cioccolata”, “Bongo Bongo”, “Biancaneve”

Proveniente dal Flamengo

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 09.09.1962: Parma vs Milan 0-1

Esordio nel Milan in Campionato (Serie A) il 16.09.1962: Milan vs Venezia 3-3 (2 reti)

Ultima partita giocata con il Milan il 09.09.1964: Racing Strasbourg vs Milan 2-0 (Coppa delle Fiere)

Totale presenze in gare ufficiali: 6

Reti segnate: 3

Palmares rossonero: -




Ha giocato anche con il Flamengo (A), il Genoa (*), il Palmeiras (*), lo Standard Liegi (*).

Nel giugno 1966 prese parte ad una tournèe del Milan in Cile come prestito dal Palmeiras.

"A suo modo una leggenda: la sua è una delle storie più tipiche (e più tristi) della Milano anni '60, a cavallo tra "Miracolo a Milano" e "Il sorpasso", tra nuove ricchezze e vecchi tabù. Leggendario è anche il vecchio luogo comune, ripetuto da molti, che sia "il primo negro arrivato in Italia". A parte la brutta parola "negro", c'era già stato il centravanti La Paz in quel di Napoli contemporaneamente giungono anche Benitez, sempre al Milan, e il grande Jair all'Inter. Garantisce, per lui, Altafini, che è stato suo compagno in Nazionale. Rocco lo accoglie convinto del suo talento, ma Milano è troppo fredda e impegnativa: delude in campo, viene venduto al Genoa e poi emigra in Belgio. Ma ha tempo di lasciarsi travolgere da una storia "rosa" che diventa uno scandalo con forti connotazioni razziste: il flirt con la contessina Giovanna Agusta, figlia del principe delle moto, con fuga d'amore in Belgio (Josè era stato ceduto al Liegi) fa la gioia dei rotocalchi e suscita l'indignazione dei benpensanti. Si sposano, nasce una bambina chiamata Lulù, ma il matrimonio non dura.
Se ne ritorna in Brasile, in una fattoria (acquistata con i soldi del padre della Contessina Agusta che in questo modo lo convinse a farsi da parte) di Conselheiro Pena, dove muore nell'ottobre del 1997." (Dal "Dizionario del calcio italiano", Baldini & Castoldi, 2000)

"Dopo 2 mesi, il Milan lo cedette al Genoa dietro l'insistenza del padre della contessina Giovanna Agusta, con la quale, nel frattempo, aveva iniziato una relazione sentimentale. Il Genoa lo vendette poi allo Standard Liegi ed in Belgio i due fidanzatini si unirono in matrimonio, nonostante il Conte Agusta cercasse di impedirlo in tutti i modi. Dopo quattro anni e la nascita della piccola Lulù, Germano e la Contessina Giovanna si separarono. Lei andò a vivere a New York dove si risposò due volte con altrettanti uomini di colore, mentre Germano, triste, povero e solo, nonostante essersi a sua volta risposato, ritornò nella sua "fazenda" in Brasile, dove morirà nel 1997." (Nota di Colombo Labate)

Calciatore brasiliano acquistato nel 1962 dal Milan che, nonostante il buon avvio con 3 gol in 5 partite giocate a novembre lo cedette in prestito al Genoa. La sua storia d'amore con la contessa Giovanna Agusta, figlia del noto imprenditore Domenico Agusta fece però scandalo con grande risalto nei rotocalchi dell'epoca. Nel '66 i due decisero infatti di sposarsi in Belgio, dove Gerrmano giocava con lo Standard di Liegi, benché il padre della sposa osteggiasse tale matrimonio e ne avesse negato il consenso.



Dal sito www.cittaoggiweb.it
del 6.8.2004















Giovanni Agusta: da pioniere dell'aria a capitano d'industria

Giovanni Agusta: da pioniere dell'aria a capitano d'industriaSorse a Samarate la sua fabbrica di macchine volanti Su "L'aviatore italiano, una rivista molto diffusa nel 1910, un articolo intitolato "Il planeur biplano Agusta" racconta una delle prime imprese della straordinaria esistenza di Giovanni Agusta, un meccanico siciliano classe 1879 che, affascinato dalle nuove macchine volanti, collaudò a Capua, un aliante da lui ideato, denominato AG 27. Leggiamo quindi anche noi qualche riga di quel lontano servizio giornalistico, scritto con la retorica tipica di quegli anni, la cui enfasi ci riporta immediatamente in quell'atmosfera d'inizio secolo. "L'Agusta, giovane ardito e intelligente, nei lunghi viaggi fatti all'estero.e con la lettura dei migliori trattati d'aviazione, ha sentito sì forte attrattiva per la nuova corrente, da trascurare tutti i suoi interessi e dedicarsi con ardore ammirevole e fede incrollabile all'emozionante sport che ha già legato al suo carro di trionfo uno stuolo infinito di persone. Egli ha costruito un biplano che si presenta svelto ed elegante, accoppiando l'importante coefficiente della leggerezza". A dire il vero Agusta aveva già sperimentato l'ebbrezza del volo nel 1907, e proprio nell'arco di quei tre anni aveva progettato il suo AG 27, dotato di un'apertura alare di 5 m., lungo 10, coi due piani di sostenimento larghi 2,70 e distanti tra loro un paio di metri; insomma uno di quei trabiccoli sui quali solo dei veri temerari potevano azzardarsi a salire. Con lo scoppio della guerra di Libia il novello aviatore partì volontario per quell'avventura coloniale e così i velivoli da lui progettati punteggiarono l'arido cielo africano con grande soddisfazione "dell'impero italiano".Terminata anche la prima guerra mondiale, superata ormai la fase del volo pionieristico, Giovanni Agusta, dopo aver lavorato come tecnico presso le Officine Caproni di Vizzola Ticino, si mise in proprio dando vita nel 1923 alle "Costruzioni Aeronautiche Agusta", uno stabilimento che fu impiantato nella Cascina Costa di Samarate, un insediamento rurale che da tempo aveva perso la sua connotazione agricola.Le sue terre ormai incolte erano state utilizzate già dalla fine dell'Ottocento, dalla Cavalleria e dall'Artiglieria del Regio Esercito e poi, nel nuovo secolo, dalla Società Savoia che aveva usato la struttura per installare una delle sue officine atte alla costruzione di aerei Forman e creare una scuola di volo che vide gravitare nell'ex cascina, coraggiosi pionieri dell'aria quali Francesco Baracca e Gabriele D'annunzio. L'intraprendente siciliano si era quindi trasformato da meccanico-aviatore, in capitano d'industria, e aveva anche messo su famiglia mettendo al mondo Domenico e poi Corrado. Ma dopo tanto successo e fortuna, la morte lo colse prematuramente a soli quarantotto anni e così, la conduzione della sua fabbrica ormai solidamente affermata, passò alla moglie e al primogenito. Tra i loro facoltosi clienti annoveravano anche la Real Casa, la quale, grata dei servigi degli Agusta, non li dimenticò neppure dopo il referendum del 2 giugno del '46; infatti Umberto II, in partenza per l'esilio portoghese di Cascais nominò Conte il primogenito Domenico. Il dopoguerra non fu un periodo facile per gli Agusta, gli americani avevano bloccato la produzione aeronautica e allora, in attesa di una ripresa del settore, pensarono di diversificare la produzione e si misero a fabbricare motociclette. Nel 1943 fu completato il progetto per una monocilindro di 98 cc a due tempi con frizione a bagno d'olio e cambio a due rapporti, che fu battezzata "Vespa 98", e nel 1945 fu costituita la società "Meccanica Verghera" che ufficializzò la nuova produzione.

All'inizio la risposta del pubblico al nuovo marchio fu tiepida, e allora il conte Domenico per dare impulso alle vendite volle far partecipare le proprie moto a delle competizioni sportive, e vide giusto, perché furono vinti ben 76 titoli mondiali che garantirono il meritato successo commerciale. L'occasione per tornare alla produzione aeronautica fu favorita dalla guerra di Corea.
Due anni dopo lo scoppio del conflitto, nel 1952, gli americani situati a sud del 38° parallelo necessitavano urgentemente di armi e mezzi, ciò consentì all'Agusta di rientrare nell'avionica attraverso un accordo con la Bell Aircraft Corporation, che si occupava di volo verticale e così, nel maggio del 1954 decollò l'Ab 47, il primo di una lunga serie di elicotteri. Numerosi progetti permisero poi la costruzione di nove nuovi prototipi tanto che, già alla fine degli anni Cinquanta furono realizzati l'A101G e l'A106, modelli che consentirono all'azienda di entrare a pieno titolo nel ristretto numero delle compagnie che dominavano il mercato elicotteristico. Era iniziato un periodo di grande espansione industriale: nel 1963, grazie ai fondi della Cassa del Mezzogiorno i due fratelli fondarono a Frosinone la Elicotteri meridionali, e poi acquisirono la Siai-Marchetti, altro marchio storico dell'aviazione italiana. Ma a livello tecnologico ciò che li pose al vertice della produzione fu la realizzazione dell'A109 un modello commerciale e militare a doppia turbina, realizzato interamente alla Cascina Costa. Il successo dei suoi modelli favorì l'incremento delle vendite. Tra i più famosi acquirenti annoverarono lo Scià di Persia Reza Pahlevi e re Hussein di Giordania, prestigiosi clienti conosciuti da Corrado Augusta grazie all'intervento di Vittorio Emanuele IV. Ma i discendenti di Giovanni (Domenico escluso), non avevano evidentemente né la stoffa né la tempra del capostipite, infatti, più che per i successi industriali le cronache dell'epoca raccontarono i loro scandali rosa: nel 1967 la contessina Giovanna, figlia di Domenico scappò col calciatore brasiliano del Milan Josè Germano, ribattezzato dagli stessi Agusta Bongo-Bongo. Quello stesso anno il playboy Gigi Perez presentò a Corrado Francesca Vacca Graffagni, una modella venticinquenne che gli fece perdere la testa, tanto che per lei Corrado lascerà la moglie Marisa Maresca.
Insomma, nel 1971, dopo la morte del conte Domenico, l'azienda iniziò il suo declino. Nel 1973 venne comprata dallo stato tramite l'Efim, e anche la produzione delle famose motociclette fu interrotta quell'anno perché Corrado decise di dedicarsi completamente al settore aeronautico. Ma undici anni dopo, il conte conservava solo l'1% del capitale Agusta, e il 2% della Elicotteri meridionali. Ormai la sua azienda era un feudo socialista. Cinque anni più tardi, nel 1989, Corrado Agusta morì di tumore al fegato e da quel momento, cominciarono le liti tra la sua seconda ex moglie, Francesca Vacca e Ricky, il figlio che lui aveva avuto dalla Maresca, noto alle cronache per aver soffiato la moglie a Walter Chiari. Il resto è storia recente: il giallo della ricchissima contessa cinquattottenne uscita dalla Villa Altachiara con indosso solo l'accappatoio e le ciabatte, scivolata, o forse spinta, nel bel mare di Portofino. Un giallo questo tuttora irrisolto, che chiude in modo avvilente l'avvincente storia di un avventuroso e temerario pioniere del cielo.






Stagione 1962-63





Una formazione del 1962-63: Germano è il quinto accosciato a sinistra




Stagione 1962-63


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(Articolo tratto da "Lo Sport Illustrato", 1962)
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José Germano, 1962-63



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A sinistra, Germano con Bruno Mora. A destra, con Gianni Rivera
(dal "Corriere della Sera" del 10 agosto 1962)



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(da "Revista do Esporte" n.171, 1962)
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(da "Revista do Esporte" n.181, 1962)
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(da "Revista do Esporte" n.191, 1962)



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(da "Revista do Esporte" n.200, 1963)
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(da "Revista do Esporte" n.323, 1965)
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(da "Revista do Esporte" n.327, 1965)





Germano assieme a Gipo Viani


(Archivio Magliarossonera.it)





Germano con la moglie


Germano assieme alla moglie e alla figlia



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Josè Germano e la contessina Giovanna Agusta
(da "L'Unità")



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L'articolo della "Gazzetta dello Sport"
del 5 ottobre 1997 relativo alla sua scomparsa
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L'articolo della "Gazzetta dello Sport" (all'interno) del 5 ottobre 1997



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(dal "Guerin Sportivo")