Giovanni GALLI

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Giovanni GALLI

Nato il 29.04.1958 a Pisa

Portiere (P), m 1.87, kg 81

Stagioni al Milan: 4, dal 1986-87 al 1989-90

Proveniente dalla Fiorentina (squadra nella quale è cresciuto prelevato dalla Marinese di Marina di Pisa)

Esordio nel Milan in gare amichevoli il 27.07.1986: Vipiteno vs Milan 0-6

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 24.08.1986: Milan vs Sambenedettese 1-0

Ultima partita giocata con il Milan il 23.05.1990: Milan vs Benfica 1-0 (Finale Coppa dei Campioni)

Totale presenze in gare ufficiali: 147

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1987-88), 2 Coppe dei Campioni (1989, 1990), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), 2 Supercoppe Europee (1989, 1990), 1 Supercoppa di Lega (1989), 1 Mundialito per Clubs (1987). Nella stagione 1987-88 è risultato il miglior portiere del campionato con 14 reti subite in 30 incontri

Esordio assoluto in Serie A il 23.10.1977: Juventus vs Fiorentina 5-1

Esordio in Nazionale Italiana il 05.10.1983: Italia vs Grecia 3-0

Totale presenze in Nazionale Italiana: 19

Reti subite in Nazionale Italiana: 12

Palmares azzurro: 1 Campionato del Mondo (Spagna '82)




Ha giocato anche con la Fiorentina (A, 1977-86), il Napoli (A, 1990-93), il Torino (A, 1993-94), il Parma (A, 1994-95), la Lucchese (B, 1995-96).

Ha fatto parte dei quadri dirigenziali della Fiorentina (A) e della Florentia (ex Fiorentina) (C2).

"Un tragico destino gli ha portato via il primogenito Niccolò, nato a Firenze il 21 maggio 1983, già difensore dell'Under 16 e 17, dell'Arsenal (Premier League) e del Bologna, (con cui esordì anche in Serie A il 1° ottobre 2000 in Roma-Bologna 2-0), purtroppo venuto a mancare il 9 febbraio 2001 a seguito di una caduta accidentale dallo scooter nei pressi di Casteldebole (aveva anche il casco...), luogo abituale degli allenamenti della squadra felsinea che nell'estate del 2000 si aggiudicò il promettente difensore battendo la concorrenza proprio del Milan grazie soprattutto agli ottimi rapporti con Oreste Cinquini, direttore generale del Bologna che gli fece da secondo padre già ai tempi delle giovanili della Fiorentina e che stravedeva per lui, così gentile, educato, l'orgoglio di mamma Anna e papà Giovanni. Adesso non c'è più e nessuna parola è in grado di alleviare le sofferenze di chi lo aveva amorevolmente portato alla vita ed instradato in un mondo del quale, forse, gli resterà solo un flebile ricordo." (Nota di Colombo Labate)




Dal sito www.wikipedia.org

CARRIERA
Fece parte della rosa dei 22 che parteciparono alla spedizione dei Mondiali 1982 ma, essendo terzo portiere dietro a Zoff e Bordon, non scese mai in campo. Sarà invece titolare quattro anni dopo in occasione dello sfortunato Mondiale 1986 dove subirà sei reti in quattro gare, venendo per questo additato come responsabile dell'eliminazione.
Ha difeso la porta della Fiorentina dal 1977 al 1986, quando passa al Milan, dove in tre anni vincerà, due Coppe dei Campioni (1988/1989 e 1989/1990), uno scudetto (1987/1988), una Coppa Intercontinentale (1989), una Supercoppa Europea (1989), una Supercoppa Italiana (1988). Dal 1990 al 1993 gioca nel Napoli con cui vince un'altra Supercoppa Italiana nel '90 e nella stagione 1993/1994 difende la porta del Torino. Nel campionato successivo è nel Parma come secondo di Luca Bucci e con cui vince una Coppa UEFA. Nell'ottobre del 1995 passa alla Lucchese dove conclude la carriera nel 1996.
Con le sue 496 gettoni è all'undicesimo posto della classifica presenze in Serie A.
Oggi è anche opinionista e commentatore televisivo. Da dicembre 2007 a febbraio 2008 è stato Direttore Generale dell'Hellas Verona.
Il figlio, Niccolò, classe 1983, grande promessa delle giovanili del Bologna, è deceduto nel 2001 a 17 anni per un incidente stradale.




Dal sito www.niccoclub.it

Niccolò nasce a Firenze il 22 Maggio 1983.
Frequenta l 'American School a Milano, Napoli, Torino, città dove la famiglia si sposta per motivi di lavoro. Inizia a tirare i primi calci ad un pallone nel 1993, vestendo la maglia del Torino; l' anno successivo, seguendo l' ultimo importante trasferimento di babbo Giovanni, indossa la maglia del Parma.
Nel 1995 torna nella natia Firenze ed indossa con orgoglio la maglia della "sua" Fiorentina.
Nel frattempo, dopo aver conseguito la Licenza Media Inferiore presso l' Istituto "La Querce", si iscrive al Liceo Scientifico dell' Istituto Salesiano.
Resta quattro stagioni in maglia viola, seguendo l' iter che lo porta dai Giovanissimi fino alla Primavera.
Nel 1998 inizia l' avventura con la Nazionale Under 16, partecipando alle Qualificazioni Europee.
E' lì che viene notato dagli osservatori dell' Arsenal, i quali, nell' estate successiva tramite il responsabile del Settore Giovanile Liam Brady vecchia conoscenza del calcio italiano, lo convocano a Londra per un provino.
Deciso e risoluto ad affrontare quest' avventura, si trasferisce nella capitale inglese e contribuisce alla conquista del Campionato Under 17 e alla vittoria della mitica Coppa d' Inghilterra Under 18.
Non perde però di vista gli studi, preparandosi privatamente sia all' ammissione del IV anno del Liceo Scientifico, che all' esame del I anno universitario Inglese, superando brillantemente entrambe le prove.
A fine stagione la nostalgia per una vita semplice e normale per un diciassettenne, scuola, amicizie e attività sportive, ha il sopravvento su una vita monotona dove il calcio è il solo aspetto dominante.
Dopo un' estenuante trattativa il Bologna F.C., nella persona del D.G. Cinquini, riesce a prendere Niccolò in prestito dall' Arsenal. Viene aggregato alla Prima Squadra e si iscrive al IV anno del Liceo Scientifico "San Luigi".
Dopo aver disputato alcune amichevoli, il Mister Francesco Guidolin lo porta in panchina nella prima partita del Campionato di Serie A 2000-2001 e lo manda in campo a sette minuti dalla fine.
E' il 1° Ottobre e Niccolò esordisce in Serie A a 17 anni!
Nel gennaio 2001 Disputa con la Nazionale Under 18 la Meridian Cup, impressionando tutti gli addetti ai lavori per personalità ed eleganza.
Dopo il 9 febbraio 2001...nasce l'idea della Fondazione.




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Giovanni Galli su "Intrepido", settembre 1986



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Cartolina di Giovanni Galli, stagione 1987-88
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23 maggio 1990, finale Coppa dei Campioni, Milan vs Benfica 1-0,
striscione Brigate per Giovanni Galli





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Dal sito www.corriere.it
19 marzo 2009 - di Ado Cazzullo

L'ex portiere e il rivale: «Non farò una campagna elettorale conflittuale contro Renzi»
GALLI: "SILVIO? MI INSEGNO' COME SI BATTE MARADONA"
ROMA - «Era la vigilia della partita decisiva del campionato. Il Milan giocava al San Paolo contro il Napoli: loro, campioni d'Italia in carica; noi, però, in rimonta. Berlusconi mi dice: «Giovanni, quando Maradona batte le punizioni, ricordati di mettere un uomo sul palo». Punizione per il Napoli. Non metto l'uomo sul palo. E Maradona segna. Quella volta ho capito che, anche quando parla di calcio, Berlusconi di fesserie ne dice poche». La partita però finì 3 a 2 per il Milan, e il portiere Giovanni Galli fu decisivo all'ultimo minuto, parando d'istinto su Careca. Altrimenti forse non sarebbe qui, all'ora di pranzo, in via del Plebiscito a Roma, all'uscita di Palazzo Grazioli. Ha appena ricevuto dal presidente del Milan — e del Consiglio — la candidatura a sindaco di Firenze, contro il ragazzo prodigio del Pd Matteo Renzi. Berlusconi l'ha salutato con un battuta: ora che Abbiati, portiere titolare del Milan, si è infortunato e il ritorno di Dida mette in pericolo il sistema cardiaco dei tifosi e del capo, Galli potrebbe tornare utile non solo in politica...
«Il rapporto con Berlusconi è sempre stato stretto, fin dall'inizio. Massaro, Donadoni, Galderisi e io fummo i primi acquisti, l'anno in cui comprò il Milan». Era il 1986, e Galli arrivava da 259 partite in A con la sua Fiorentina. «L'impatto con Arrigo Sacchi fu durissimo. Rientravo a casa, mi gettavo sul letto con gli occhi sbarrati, senza parlare. Mia moglie Anna mi chiedeva: «Sei stanco?». E io: «No. È che domani devo rivederlo. Però, se faremo l'80 per cento di quel che dice, vinceremo lo scudetto». Infatti. Sacchi portava un metodo nuovo, una grande organizzazione. Riproduceva nel Milan lo spirito che Berlusconi aveva introdotto in tutto quel che faceva. Il presidente era spesso con noi. Parlavamo di tecnica, mangiavamo insieme. Si vedeva che stava realizzando un vecchio sogno, avere una squadra di calcio. E di calcio capiva. Anche se, fosse stato per lui, mi avrebbe mandato in campo insieme con dieci attaccanti». Alla fine, però, Sacchi la mise fuori squadra. «Si era creata una strada situazione. Io giocavo la Coppa Campioni, quindi le partite più importanti. Ma in campionato giocava Pazzagli. Berlusconi mi fu molto vicino, come con tutti quelli che restavano in panchina; per loro aveva sempre una parola in più, un riguardo speciale».
Il Cavaliere sostiene che lei fu l'unico a lasciare il Milan di sua volontà. «Sì, dissi no a lui e sì all'offerta del Napoli. Ma non persi la sua fiducia. Infatti giocai la finale a Vienna, 1 a 0 al Benfica e seconda Coppa Campioni, anche se tutti sapevano che sarebbe stata la mia ultima partita. Forse ho sbagliato ad andarmene: avrei dovuto essere meno orgoglioso e ascoltare mia moglie, che voleva restare a Milano. Berlusconi però non mi ha mai abbandonato, neppure dopo. Nei momenti belli come in quelli tristi». Compreso il peggiore, nel 2001, quando il figlio Niccolò morì in moto, pochi mesi dopo l'esordio in serie A con il Bologna, a diciassette anni, con il padre in tribuna a vederlo marcare Batistuta. Oggi a Niccolò Galli è dedicata una fondazione, sostenuta anche dal presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi, che ora sarà il rivale di Giovanni per Palazzo Vecchio. «Non farò una campagna conflittuale contro Renzi. È vero, ho partecipato alle sue prime uscite elettorali, per le primarie del Pd — dice Galli —. Non avevo ancora ricevuto l'offerta di Berlusconi, e da cittadino mi interessava ascoltare una persona che stimavo e stimo, come Matteo. Ora mi preme parlare di me e del mio progetto per la città, non parlare male di lui».
Neppure se «strumentalizza un bambino down pur di prendere voti», come scrive in prima pagina il Giornale di Berlusconi? «Non entro nel merito, non polemizzerò su questa né su altre cose. Ognuno fa quel che si sente di fare. Mi dà noia sindacare a casa degli altri». Fin dall'inizio, è evidente — anche dalla presenza al suo fianco di Marco Marturano, già consulente di Cacciari — che Galli si porrà non solo come l'uomo del centrodestra, ma come «candidato civico», anche per la popolarità che gli viene dall'esperienza come direttore tecnico viola e come opinionista a Controcampo, Italia Uno, Mediaset. Una campagna molto fiorentina e poco politica. «Politica non ne ho mai fatta. Da ragazzo a Pisa vedevo gli scontri tra Lotta continua e i paracadutisti, e non mi garbavano né gli uni né gli altri; l'ideologia non mi interessava. Nella Prima Repubblica ho votato un po' qui un po' là, scegliendo le persone. Mio padre era un vecchio socialista. Lavorava alla Normale di Pisa, ma non era un professore; aveva la quinta elementare, faceva un po' di tutto. Autodidatta, si era formato sui giornali e sui libri. Mi mostrava i personaggi della Normale, piccoli mostri: intelligentissimi, ma inetti a comportamenti normali; genii finché restavano nella Scuola, capaci poi di perdersi per strada. Lasciai Pisa a quattordici anni, per il pallone. Poco dopo mio padre si ammalò. Il 5 marzo 1978 giocai contro l'Inter a San Siro senza sapere che era morto. Me lo dissero a fine partita. Non avevo ancora vent'anni. Tornai subito a casa. Lunedì ci fu il funerale. Il giorno dopo ero sull'aereo che mi portava a Manchester con l'Under 21. Tenni botta così. È la vita dei calciatori».




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(dal "Guerin Sportivo")



Dal sito www.liberoquotidiano.it
14 gennaio 2017

GIOVANNI GALLI TORNA A PARLARE DELLA MORTE DEL FIGLIO: "IL DOLORE NON PASSA MAI"
Giovanni Galli, ex portiere di Fiorentina, Milan, Napoli e Torino e campione del mondo nel 1982, ospite durante la puntata di Beati voi - Tutti Santi su Tv2000, è tornato a parlare della tragica morte del figlio Niccolò, promessa del calcio scomparso in un tragico incidente stradale nel 2001, quando aveva solo 17 anni. "Due cose sono state fondamentali nella mia vita: il grande amore della mia famiglia e la fede. Ho perso mio padre a 19 anni e non pensavo di dover portare i fiori al cimitero a mio figlio. Se non avessi avuto questa grande fede e la convinzione di ritrovare e rivedere un giorno mio figlio sarebbe stato difficile convivere con questo dolore. Il dolore non passa mai, ci si può solo convivere". Sulla scia dei ricordi, racconta: "La domenica mattina dovunque fossi a giocare andavo a messa, mi sentivo di doverci andare, era una chiamata più forte di me. La fede è un qualcosa che ti senti dentro e andare a messa mi faceva sentire bene. Con la mia famiglia non siamo stati mai superficiali. Abbiamo sempre dato valore alla vita, alle cose e alle persone ma dopo la scomparsa di Niccolò qualcosa in più c'è stata".
Indelebili i momenti di puro dolore condivisi con la famiglia: "Davanti a mia moglie e alle mie figlie volevo essere la persona alla quale loro potessero aggrapparsi e cercavo di non farmi vedere piangere. Mi è mancato poter piangere, lo facevo di nascosto sotto la doccia perché non volevo farlo davanti a loro. Ma è stato comunque un errore perché sia il dolore che la felicità devono essere condivise con tutti. A distanza di tempo mi sto portando dentro ancora tante ferite." E, a proposito di santi, Niccolò è nato proprio il giorno in cui si festeggia la Santa Rita da Cascia, a cui è dedicata la puntata, legata quindi indissolubilmente alla vita del figlio e al suo ricordo:" Quando è successo l'incidente ci siamo sentiti in dovere di andare a Cascia e portare una fotografia di Niccolò. Con quella foto abbiamo restituito nostro figlio a Santa Rita. Lei ce lo aveva dato il 22 maggio e noi glielo abbiamo riportato".