Alfio Giuseppe FONTANA

< GIOCATORI
  Ritorna all'Home Page

Foto Archivio Luigi La Rocca



Scheda statistiche giocatore
  Alfio Giuseppe FONTANA

Nato il 07.11.1932 a Tradate (VA), † il 04.02.2005 a Milano

Mediano destro (C), m 1.72, kg 71

Stagioni al Milan: 7, dal 1952-53 al 1954-55 e dal 1956-57 al 1959-60

Cresciuto nel Milan

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) l'08.02.1953: Spal vs Milan 1-1

Ultima partita giocata con il Milan il 05.06.1960: Atalanta vs Milan 0-0 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 170

Reti segnate: 7

Palmares rossonero: 3 Scudetti (1954-55, 1956-57, 1958-59), 1 Coppa Latina (1956), 2 Tornei Giovanili di Viareggio (1952, 1953), 1 Coppa Disciplina (1957)

Palmares personale: 1 Coppa delle Fiere (1960-61, Roma), 1 Coppa Italia (1963-1964, Roma), 1 Coppa Disciplina (1964, Roma)

Esordio in Nazionale Italiana il 26.05.1957: Portogallo vs Italia 3-0

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 30.03.1960: Spagna vs Italia 3-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 3

Reti segnate in Nazionale Italiana: 0




Venne scoperto, insieme ad Angelo Frigo, sul campo della Virtus Tradate (I Categoria), da Gunnar Gren. Li segnalò a Toni Busini che li comprò facendogli vestire il rossonero, in cambio di 200.000 lire e l'impegno per un'amichevole. (da "Forza Milan!" n°8 del 2000)

Ha giocato anche con la Triestina (A), la Roma (A), la Sampdoria (A) e il Casale (D).

Era il cognato (entrambi sposarono due sorelle), di Franco Pedroni, scomparso nel febbraio 2001, ex calciatore del Milan e scopritore di Gianni Rivera.

I libri sacri del calcio italiano lo citano nelle formazioni del Milan pluri-scudettato degli anni '50, senza mai raccontare nulla di lui. E' l'uomo che trotta accanto a Liedholm e Schiaffino, quello che molti hanno dimenticato. Mediano o terzino, suda e lavora sodo perché altri più bravi di lui inventino gioco e segnino. Vince tre scudetti nel Diavolo e una Coppa Italia nella Roma, gioca 3 volte nella Nazionale (lì senza lasciare il segno).







(Archivio Magliarossonera.it)

Dal sito www.milanclubtradate.it - 09 febbraio 2005

MANIFESTAZIONI
GLI UOMINI CHE HANNO FATTO GRANDE IL MILAN
ALFIO GIUSEPPE FONTANA

Gli sarebbe piaciuto molto partecipare ai festeggiamenti del centenario rossonero, ma motivi di salute gli hanno impedito di essere presente.
Oltre 300 gare disputate in serie A che avrebbero potuto essere molte di più se non fosse stato costretto a rinunciarvi a soli trentadue anni dopo alcune incomprensioni con l'Onorevole Franco Evangelisti presidente della Roma a metà degli anni sessanta.
Alfio Giuseppe Fontana, una carriera esemplare, costellata da due Tornei di Viareggio (1952 - 1953) con le giovanili rossonere, tre scudetti (1955 - 1957 - 1959), una Coppa delle Fiere (1961), una Coppa Italia (1964), due Coppe Disciplina (1957 - 1964), spesa la servizio di grandi campioni per entrare anch'esso nella galleria degli indimenticabili rossoneri.
Nato a Tradate, nella bassa provincia varesina, il 7 novembre 1932, dopo i primi passi nella squadretta rionale della Creusa, venne tesserato per i Giovani Calciatori Tradatesi dove gioca, nel ruolo di mezz'ala, un paio di stagioni prima di essere ingaggiato dalla concittadina Virtus, militante nel campionato di prima categoria.
La fortuna vuole che proprio in quegli anni, un grandissimo della storia rossonera, il "professor" Gunnar Gren avesse stabilito la propria residenza nella cittadina varesina, e si sia trovato ad assistere occasionalmente ad alcune prestazioni della formazione locale. Segnalò a Toni Busini, factotum rossonero, i nomi di due giovani promesse: Frigo e Fontana. Con duecentomila lire e l'impegno per un'amichevole i due ragazzi vestirono il rossonero.

Mentre Frigo non confermò le speranze, Alfio Giuseppe Fontana, sotto l'esperta guida di Pin "Pinögia" Santagostino che lo impostò da mediano, percorse tutta la trafila nelle giovanili, impreziosita dalla conquista di due Tornei di Viareggio. Ben presto entrò nel giro della prima squadra tanto da meritarsi l'esordio nella serie maggiore l'otto febbraio 1953 a Ferrara, in sostituzione dell'infortunato Annovazzi. Sfiorò appena il Milan del Gre-No-Li, perché il suo mentore Gren preferì accasarsi sotto al bandiere, ma allo svedese, Fontana fu sempre riconoscente.
Nel Milan, conosce e frequenta Franco Pedroni, suo conterraneo (di Somma Lombardo) che, essendo più grande di lui di qualche anno, lo accudisce come un fratello minore, aiutandolo, spesso, nei trasferimenti da casa a Milano. Tra i due nasce una stretta amicizia che li porterà addirittura a diventare cognati, avendo impalmato due sorelle. Che il Milan di quegli anni fosse una grande famiglia lo dimostra anche il fatto che Eros Beraldo, scomparso anche lui di recente, sposa la sorella del compagno di squadra Amleto Frignani.
Quando nel febbraio 1955, Hector Puricelli, allenatore delle riserve rossonere, assunse la direzione tecnica del Milan, in sostituzione di Béla Guttmann esonerato, per motivi extracalcistici, mentre era al comando della classifica, Alfio Fontana entra stabilmente in prima squadra contribuendo fattivamente alla conquista del quinto campionato della storia rossonera. Il giovane è al settimo cielo, ma anziché essere riconfermato, viene inviato per una stagione ad irrobustirsi sugli infuocati campi di provincia in quel di Trieste; un bagno di umiltà che determina la completa maturazione del calciatore. Al suo ritorno in rossonero, reimpostato da Gipo Viani come terzino di spinta, diventa titolare inamovibile tanto da meritarsi anche per dodici volte la convocazione in Nazionale con la quale disputò tre incontri.
Con il Milan targato Rizzoli, al fianco di campioni del calibro di Schiaffino, Liedholm, Buffon, Maldini padre, Altafini e Grillo, tanto per citarne alcuni, ancora grandi traguardi (gli scudetti del 1957 e del 1959), inframezzati dalla cocente delusione patita nella finale della Coppa dei Campioni nel 1958 all'Heysel di Bruxelles contro il Real Madrid.
È proprio Gento, l'uomo marcato da Fontana, che decide le sorti della partita ai supplementari dopo che i rossoneri erano stati per ben due volte in vantaggio nei tempi regolamentari ed avevano colpito una clamorosa traversa con Tito Cucchiaroni a cinque minuti dal termine.
A soli ventotto anni, dopo dieci stagioni e 170 gare ufficiali al servizio del Milan, anche per concedere il dovuto spazio a Trebbi, Salvadore, Trapattoni e Radice, i nuovi astri nascenti del firmamento rossonero, Alfio assieme al compagno Schiaffino viene trasferito alla Roma.
Durante le quattro stagioni trascorse nella Capitale ha ancora la soddisfazione di vincere una Coppa delle Fiere (l'antenata dell'attuale Coppa U.E.F.A.) nel 1961 ed una Coppa Italia nel 1964.
Dopo un'annata in prestito alla Sampdoria, il traumatico ritorno all'ombra del Cupolone che ne determina la chiusura anticipata della carriera a livello professionistico, per una promessa fatta e non mantenuta.
La voglia di calcio è ancora tanta, così nel novembre del 1965, svincolatosi dai giallorossi, accetta di buon grado di trasferirsi a Casale in serie D, dove allena il cognato Franco Pedroni, l'indimenticabile scopritore del talentuoso Rivera, conosciuto nel periodo milanista. In Piemonte si ferma tre anni concludendo una carriera splendida, sui polverosi campi di quarta serie sempre all'inseguimento dell'amato pallone come faceva da bambino.
Chiusa la parentesi agonistica, ha gestito fino a pochi anni orsono, assieme all'inseparabile Pedroni un'agenzia di assicurazioni. Poi il calvario di una lunga ed inguaribile malattia, che gli aveva inesorabilmente precluso la gioia di festeggiare assieme ai vecchi compagni la ricorrenza del centenario milanese.
Ti avremmo voluto con noi, nella prossima primavera, in occasione del cinquantenario dello scudetto del 1955. Questo tiro mancino, caro Alfio, non avresti dovuto giocarcelo. (Luigi La Rocca)

 





Estate 1955, Alfio Fontana dal Milan alla Triestina
(dal "Corriere dello Sport")



(da "Il Calcio e il Ciclismo Illustrato", 1956-57)



Da "Lo Sport Illustrato", una formazione del Milan anno 1958-59



Cliccare sull'immagine per ingrandire

17 maggio 1959, Lazio vs Milan 0-0, Gastone Bean, Lorenzo Buffon, Giancarlo Danova e Alfio Fontana
(per gentile concessione di Ivano Piermarini)






"Qui a Roma l'ambiente è diverso, un ambiente che finisce per contaminare tutto. A Milano, quando si incontravano i tifosi per via, al bar o altrove, al più ci sentivamo dire in maniera frettolosa: "Ragazzi, ci raccomandiamo per domenica!" Mai che nessuno ci abbia offerto un aperitivo. A Roma, invece, come minimo quando ci vedono ci vorrebbero regalare il Colosseo. E questa passione sfrenata che aleggia attorno alla squadra finisce col travolgere tutto, perché tutto diventa esaltazione o dramma". (da un'intervista del novembre 1962 ad Alfio Fontana, passato alla Roma dopo 11 stagioni nel Milan).

Di contro, soggiunse che comunque il Milan aveva (già all'epoca...) un'organizzazione societaria senza pari e che in rossonero si trovò benissimo.

Alfio Fontana nella Roma 1962-63
(dal sito www.asromaultras.it)





Vecchie Glorie del Milan, 1978-79.
In piedi da sinistra: X1, Bruno Colombo (dirigente accompagnatore), Alfio Fontana, Luciano Alfieri, Paolo Ferrario,
X2, Paolo Barison, X3. Ultimo a destra in piedi Mario Malatesta (gran capo degli osservatori).
Accosciati, da sinistra: Mario Trebbi, Romano Fogli, Bruno Mora, Giancarlo Danova, X4, Corrado Morosini (massaggiatore)
(Omega Fotocronache)



Ricordo di Alfio Fontana su "Forza Milan!", agosto 2000