Alberico EVANI
"Chicco San"

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Figurina "Edis", 1983-84



Scheda statistiche giocatore
  Alberico EVANI

Nato l'01.01.1963 a Massa

Centrocampista (C) e Allenatore delle Squadre Giovanili rossonere, m 1.74, kg 63

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 13, dal 1980-81 al 1992-93

Soprannomi: “Chicco”, “Chicco San”, “Bubu”

Cresciuto nel Milan (prelevato dagli "Aquilotti" di Massa)

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie B) il 21.06.1981: Pescara vs Milan 1-0

Esordio nel Milan in Serie A l'11.10.1981: Bologna vs Milan 0-0

Ultima partita giocata con il Milan il 06.06.1993: Genoa vs Milan 2-2 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 393

Reti segnate: 19

Palmares rossonero: 3 Scudetti (1987-88, 1991-92, 1992-93), 2 Coppe dei Campioni (1989, 1990), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), 2 Supercoppe Europee (1989, 1990), 3 Supercoppe di Lega (1989, 1992, 1993), 1 Mitropa Cup (1982), 2 Promozioni in Serie A (1980-81, 1982-83)

Ultima partita giocata in Serie A il 25.05.1997: Cagliari vs Sampdoria 3-4

Palmares personale: 1 Coppa Italia (1994, Sampdoria)

Esordio in Nazionale Italiana il 21.12.1991: Italia vs Cipro 2-0

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana l'08.10.1994: Estonia vs Italia 0-2

Totale presenze in Nazionale Italiana: 15

Reti segnate in Nazionale Italiana: 0

Palmares azzurro: Vicecampione del Mondo (U.S.A. '94)

DA ALLENATORE:

Stagioni al Milan: 11, Allenatore Giovanili dal 1998-99 al 2003-04, Allenatore Allievi Nazionali dal 2004-05 al 2007-08, Allenatore Squadra Primavera nel 2008-09

Palmares rossonero da Allenatore Squadre Giovanili: 1 Campionato (Allievi Nazionali, 2007-08)




"Il mio nome e’ Alberico con la c di Como , non la g di Genova.
Detesto essere chiamato Bubu. Scusate ma dovevo dirvelo. E’ un nomignolo che usate con affetto , per questo ho sempre taciuto, ma in realta’ m’infastidisce.
Quando qualcuno mi chiama cosi’ m’incupisco, non lo vedo proprio di buon occhio. Mi piace Chicco, me lo sento mio, mi appartiene. Sono Chicco! Il mio nome Alberico l’ho ereditato dalla famiglia di mia mamma, era il nome di SUO babbo, MIO nonno!
Non conosco invece l’origine del mio cognome e della mia famiglia, come stirpe diciamo. Mio nonno paterno era un “trovatello” ed e’ stato adottato in tenera eta’ da una famiglia di Massa. Ora siamo in tanti, solo nella provincia di Massa, diciamo che ci siamo dati da fare per “espanderci” e “insediarci”, io compreso. Tutte famiglie numerose le nostre: aveva iniziato proprio il mio nonno, 6 figli tra cui mio babbo. Mori’ giovane !
Mia nonna Domenica, China x noi tutti, si riaccompagno’ con un altro uomo, anche lui vedovo che aveva gia’ 3 figli. Ne ebbero insieme altri due. Insomma se la matematica non e’ un opinione 6+3+2= 11. …In pratica una squadra di calcio. Gli 11 titolari!
Alla panchina ci hanno pensato i miei genitori con le loro “convocazioni”(5) Mio babbo Orlando, gia’ intraprendente fin da ragazzo arrivo’ fino a Resceto, minuscolo borgo rurale delle alpi apuane ai piedi del monte Tambura. Poche case caratterizzate da ardesia e bracciame di marmo, sentieri impervi, un’unica strada centrale e aveva trovato lei, Florida, mia mamma.
Donna orgogliosa e dura come se il marmo da cui era circondata fin da bambina le fosse entrato nel corpo e nello spirito. Erano tempi duri, c’era stata la guerra. Tutti stavano cercando di costruire e ricostruire la propria vita. C’era poco lavoro, pochi soldi, poco cibo e anche se allora, si viveva e sopravviveva di niente, soprattutto erano capaci di accontentarsi, era davvero troppo quel poco!!! Nel 1949 nacque la mia prima sorella, Giuliana.
Per i miei genitori, il loro primo miracolo. Decisero che qualcosa doveva cambiare; dovevano migliorarsi perche’ ora non erano piu’ solo loro due.
Si trasferirono a Genova, dove gia’ viveva mia zia Ada, sorella di mio babbo. Erano gli anni 50’. Mia zia e’ stata per loro un appoggio, un punto di riferimento. Passero’ anch’io poi per quelle strade, molti anni dopo, un po’ un ricalcare le orme che avevano lasciato i miei.
Si fermarono li’ per 5 anni. Nel 1952 arrivo’ Maria Grazia e la mia famiglia iniziava a crescere. Mia mamma faceva la portinaia in una palazzina, allora era un mestiere comune , non come oggi che solo le multinazionali o i palazzi signorili soprattutto nelle grandi citta’ ,esiste ancora questa figura. Mio babbo non stava fermo un attimo anche se non aveva un lavoro fisso. Si adattava a fare qualunque cosa. Tutti lavori saltuari ma dignitosi.
Imbiancava, faceva piccole riparazioni, insomma si dava da fare. Aveva molta manualita’ e questa sua dote gli permetteva di non rimanere mai con le mani in mano. Nel 1955 la svolta. Il ritorno a Massa con un po’ di risparmi e tante aspettative. Marina di Massa era solo campi e pinete. Un territorio ancora libero, a disposizione di chi aveva idee, capacita’ e coraggio di rischiare. Da qui la decisione d’intraprendere la strada dell’edilizia.
Lui e mio zio Almo , suo fratello (come vedete in quanto a nomi sembriamo una parodia di qualche cartone animato) aprirono in societa’ una piccola impresa. Poi palazzo dopo palazzo, sono cresciuti, hanno conquistato un nome, un posto di prestigio in quel settore.
Possiamo dire che mezza Marina di Massa l’abbiano costruita loro. Successivamente si sono divisi ma hanno comunque continuato a camminare e imporsi sul mercato ognuno per conto proprio. Nel mentre la Flora (nome d’arte) non stava certo a guardare.
Gestiva una piccola pensione e aveva aperto una bottega, quelle di una volta dove si poteva trovare un po’ di tutto, dal sapone alle caramelle, dai calzini alle lampadine. Insomma un piccolo supermercato . Nel 1956 e’ nato mio fratello Massimo.
Poi finalmente dopo tutti questi tentativi, la perfezione… scherzo naturalmente!!! Sono nato il 1° gennaio 1963, in casa a marina di massa , proprio in una stanza sopra la bottega di mia mamma.
Nel 1971 a completarci e’ arrivato Domenico (mimmo) che gli e’ stato “donato” al maschile il nome di mia nonna “China”. Ancora oggi in quella palazzina si respira la NOSTRA aria: C’e’ il bar di mio fratello che aveva aperto assieme a mio e suo nipote Orlando (da chi avra’ ereditato il nome???) e che ora hanno dato in gestione, c’e’ la pizzeria di mia sorella Maria Grazia. Massimo invece continua a costruire. Ha deciso di portare avanti il lavoro di mio babbo. Dopo la sua morte ha rilevato l’impresa Ero piccolo, capriccioso, sempre in movimento con due guance e due cosce da mordere . Eravamo una famiglia semplice, unita.
Stavamo bene, non ci mancava nulla, dato che i miei genitori hanno dedicato una vita al lavoro; forse se la sono goduta poco. Quando si lavora e’ poco il tempo per guardare negli occhi la vita. Erano un po’ freddi con noi e conseguentemente lo eravamo tra di noi. Non ci dimostravano il loro affetto con frasi o gesti; il loro modo di dimostrarcelo era appunto“ lavoriamo, lavoriamo tanto, lavoriamo per voi per garantirvi un futuro”.
Cosi’ e’ stato perche’ ancora oggi, noi tutti godiamo dei frutti dei loro sacrifici. Tanti fatti, pochi gesti, pochissime parole. Un modo di esserci gli uni per gli altri , sempre e comunque ma quasi nell’ombra delle nostre emozioni. Sicuramente un limite . Un atteggiamento che mi e’ rimasto incollato addosso e che mi frena nel mio modo di manifestare i sentimenti nei confronti delle persone a cui tengo davvero, una sorta di pudore che circonda tutte le mie sensazioni ed emozioni positive.
Quasi come avessi paura di mostrare agli altri la mia parte migliore . A chi voglio bene , a chi stimo, a chi ammiro non riesco a dire esattamente cosa provo. Faccio fatica ! Ho sempre tentato di dominare le mie emozioni trincerandomi in silenzi, che per me volevano dire tutto, ma che spesso non sono stati capiti e compresi o addirittura mal interpretati. Tengo tutto dentro: piango e rido in silenzio e in solitudine.
Questione di carattere. Quello stesso carattere che cosi’ tanto mi innervosisce nei miei figli. A volte non mi parlano, non mi chiedono, non mi raccontano. Poi mi faccio un esame di coscienza, mi guardo indietro e soprattutto dentro. Mi domando: ”Perche’ tu parli”? Rispondo: “No, in effetti no”!
Allora provo a capirli e avvicinarmi a loro da un'altra angolazione. Non posso pretendere qualcosa da loro che io per primo non gli ho trasmesso, dato che l’essere aperto proprio non mi appartiene. Paradossalmente mi e’ piu’ facile mostrare la mia parte piu’ egoista. Se una cosa mi da fastidio si vede subito. Se sono felice no, non lo lascio trasparire. Insomma sono “montato“ al contrario.
Probabilmente dalla mia bocca sono usciti piu’ “ vaffanculo” che “ ti voglio bene” … Dal mio cuore no!!!" (di Alberico Evani - facebook)









Ha giocato anche con la Sampdoria (A, 1993-97), la Reggiana (A e B, 1997) e la Carrarese (*, 1997-98).


"Arrivò al Milan assieme a Battistini nel 1979; Italo Galbiati li sottopose ad un provino prendendoli entrambi, ma se per Battistini il patto col Diavolo è durato solo qualche anno, quello con "Bubu" Evani (così soprannominato dai compagni di squadra per la somiglianza al personaggio dei cartoni animati), durò per ben 13 stagioni, nel corso delle quali si prese delle belle soddisfazioni, venendo anche chiamato in Nazionale da Arrigo Sacchi nel 1991. E' rimasto epico il suo gol su punizione al Nacional Medellìn nella finale di Coppa Intercontinentale di Tokyo del 1989, allo scadere del 118 minuto di gioco." (Nota di Colombo Labate)


"Per chi è appassionato e segue il calcio nel corso degli anni Ottanta/Novanta, Alberico Evani è semplicemente "Chicco", l'eterno ragazzino. Nasce a Massa il 1° gennaio 1963 e fin da ragazzino si trasferisce in Lombardia ed entra a fare parte del settore giovanile rossonero. Assieme agli altri "ragazzini terribili" classe '63 è fra i principali protagonisti della rinascita rossonera dopo la doppia caduta in Serie B. E di quella generazione Evani è quello che più a lungo rimane al Milan (13 stagioni, dall'80-81 al '92-93) entrando di diritto nel Milan "stellare" di Silvio Berlusconi che sale sul tetto del mondo. E' proprio un gol dell'infaticabile "motorino" toscano, segnato al termine dei tempi supplementari contro i colombiani del Nacional Medellìn, a ridare al Milan, dopo otre venti anni, la Coppa Intercontinentale. In rossonero "Chicco" disputa complessivamente 390 partite ufficiali segnando 19 gol." (Da "1899-1999. Un secolo rossonero", di Carlo Fontanelli, Geo Edizioni 2000)



Dal sito www.wikipedia.org

CLUB
Cresciuto nel settore giovanile della società rossonera, dove è arrivato a soli 14 anni, ha debuttato come terzino sinistro l'11 ottobre 1981 nella partita contro il Bologna in Serie A, anche se nella precedente stagione aveva già disputato in rossonero una partita in Serie B.
Fu fra i cadetti, nel 1982/1983, che si mise in luce insieme ad altri giovani del vivaio, disputando 35 partite. In seguito è sempre stato titolare della squadra, anche se ha modificato il suo ruolo da terzino a centrocampista di fascia sinistra con l'arrivo dell'allenatore Arrigo Sacchi e con l'esordio nel suo precedente ruolo di Paolo Maldini.
Vinse lo scudetto del 1987/1988 e le due successive Coppe dei Campioni (1989 e 1990), nonché due Coppe Intercontinentali, sulle quali ha posto il proprio sigillo: infatti nella prima, ha segnato su punizione il gol decisivo contro i colombiani dell'Atlético Nacional di Medellin all'ultimo minuto dei tempi supplementari. Con l'avvento di Fabio Capello sulla panchina del Milan si è adattato anche a giocare in posizione centrale di centrocampo, vincendo altri due scudetti, nel 1991/1992 e nel 1992/1993.
Nel 1993 è passato alla Sampdoria, dove è rimasto quattro stagioni, e ha poi chiuso la carriera nel 1997/1998 vestendo fino a dicembre la maglia della Reggiana in Serie B e poi quella della Carrarese in Serie C1.

NAZIONALE
Arrigo Sacchi lo ha voluto anche in Nazionale con la quale ha esordito il 21 dicembre 1991 nella gara contro Cipro, partita terminata con il punteggio di 2-0. Ha giocato anche i Mondiali del 1994, arrivando secondo e disputando 2 partite. Oltre al primo tempo della gara con l'Irlanda, ha giocato i supplementari della finale che culminerà con i calci di rigore. Ne ha tirato uno e l'ha realizzato, tuttavia risulterà inutile nel risultato finale, che vedrà vincitore il Brasile.

ALLENATORE
Il 9 Giugno 2007, alla guida degli Allievi, Evani conquista il titolo di Campione d'Italia battendo in finale il Genoa per 4-0. Dalla stagione 2008-09 è il nuovo allenatore della squadra "Primavera".








Dal sito www.ilveromilanista.it

UN CHICCO DI SPERANZA
Con quella faccia un po' così e quella espressione un po' così, che hanno quelli come lui che nascono il primo giorno dell'anno facendo capire da subito che non hanno tempo da perdere, infatti arrivò dalla Massese poco più che quattordicenne con gli occhi da ragazzino precoce ancora pieni degli spinaci di Braccio di Ferro e le avventure stellari di Capitan Harlock , arrivò a Milanello con quel caschetto castano da pischello di provincia guadagnandosi il soprannome di Bubu, il noto personaggio dei cartoni animati di Hanna e Barbera, e si trasformò in uomo con la mitica casacca a strisce appiccicata addosso, più tardi diventerà Chicco, dal sinistro d'oro, dal sinistro caldo, per anni il compagno di binario del mitico Paolo Maldini, colui che, con i suoi cross traccianti, paracadutava palloni assolutamente invitanti per le teste calde degli avanti rossoneri. Correva incessantemente, pressava insistentemente, sembrava sbuffare mentre la sua falcata tipica percorreva la sua fascia preferita, con la velocità costante e sicura di una locomotiva, della locomotiva delle Alpi Apuane. Negli anni ha conosciuto rispettivamente i periodi più difficili e quelli più esaltanti dell'intera storia rossonera, unico insieme a Baresi e Tassotti ad aver provato l'onta della serie B e la gioia immensa dei momenti più belli, quelli che si provano quando sei il più forte di tutti. E si il nostro Chicco è stato testimone, senza averne colpa, per ben due volte della caduta degli dei dall'olimpo, perché ci sono storie che hanno a che fare poco con lo sport eppure lo condizionano in maniera totale, storie di una truffa dai contorni caserecci giunta ad infangare il nostro Milan per demerito di alcuni affaccendati faccendieri e dei servigi ossequiosi di altri calciatori più o meno di rango. Fatto sta che ad un anno dallo scudetto della stella, tra l'incredulità e l'amarezza di tutti i tifosi del diavolo ci tocca conoscere il dispiacere più grande, il baratro della retrocessione. Ma questo ci aiuta ancora di più a gustare i periodi che verranno pieni zeppi di soddisfazioni a cui partecipò il nostro Alberico con un contributo di chilometri di campo attraversati a pieni polmoni e di classe pura da vendere a chili, e pure con qualche isolato gol, tanto raro quanto prezioso come quando si inventò, all'ultimo minuto di un'alba intercontinentale, una punizione beffarda e fatale per l'incredulo Higuita e con un Galliani che fece il record dei cento metri per poterlo abbracciare a centrocampo, fu il felice epilogo di una nottata passata in bianco per paura che la sveglia non squarciasse il troppo sonno accumulato. Oppure quando segnò, sempre su punizione e sempre col piede mancino, il gol che valse la Supercoppa europea a San Siro contro il Barcellona, la rete si gonfiò alle spalle del portiere blaugrana come pure il petto di tutti noi orgogliosi di quel gruppo irripetibile. Non mancarono altri momenti difficili come quando per un infortunio dovette rinunciare alla cuccagna contro il Real e contro la Steaua nel 1989, oppure quando perdemmo per mera malasorte la finale Champions contro i marsigliesi, bocconi amari da mandare giù. Fu il pupillo di molti allenatori tra cui Liedholm, Sacchi e Capello guadagnandosi sempre i galloni di titolare evidenziando le doti da gregario di lusso di cui era fornito. Arrigo lo convocò per i mondiali 1994 e lui rispose presente pure quando si trattò di andare agli undici metri per la lotteria finale dei rigori contro il Brasile, fece il proprio dovere segnando inutilmente il suo penalty. Da qualche tempo in ossequio ai suoi luminosi trascorsi, qualche dirigente ha pensato bene di affidargli la guida degli allievi nazionali piantando nel giardino rossonero un Chicco di speranza che sicuramente darà i suoi frutti, con la certezze che saprà trasmettere ai più giovani quei valori di lealtà e sportività che sono parte integrante del tuo essere campione.

Alberico Evani al Milan
Presenze: 296, Gol: 14
3 scudetti: ('87/'88) ('91/'92) ('92/'93)
2 Coppe Campioni: ('88/'89) ('89/'90)
2 Intercontinentali ('89) ('90)
2 Supercoppe europee ('89) ('90)
2 Supercoppe italiane ('89) ('94)




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Un'immagine del Milan al Torneo Internazionale Juniores di Roubaix (Francia), stagione 1980-81.
Si riconoscono Pier Angelo Pagani (massaggiatore), Imparato, Bolis, Filippo Galli,
Coppola, Casiraghi, Evani, Tumiatti, Nicolini, Italo Galbiati (allenatore)
(per gentile concessione di Alberico Evani)



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Chicco Evani ai tempi della naja
(per gentile concessione di Alberico Evani)





Torneo di Viareggio 1981-82, Fiorentina vs Milan, Ferroni ed Evani prima della partita

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Chicco Evani, stagione 1982-83


Duello Evani - Dirceu al San Paolo di Napoli, 1983
(Archivio Magliarossonera.it)





Francesco Romano, Andrea Icardi e Chicco Evani, stagione 1982-83
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2 ottobre 1983, Milan vs Catania 2-1
(dalla "Gazzetta dello Sport", grazie a Fabrizio Perrotta)



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Chicco Evani al tiro, stagione 1984-85
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Carta da gioco di Chicco Evani, 1984-85
(disegni di Franco Bruna, grazie a Luigi La Rocca)





Stagione 1984-85


Stagione 1986-87





Stagione 1983-84


Stagione 1987-88


Stagione 1991-92



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Cartolina di Chicco Evani, stagione 1987-88





Stagione 1988-89


Stagione 1988-89





Chicco Evani in azione, stagione 1991-92





(Archivio Magliarossonera.it)


(Archivio Magliarossonera.it)





(Archivio Magliarossonera.it)


Lo scudetto 1987-88
(da "Forza Milan!")





Il gol più importante della carriera di Chicco "San" Evani: quello segnato al Nacional di Medellin il 17 dicembre 1989,
che valse la seconda Coppa Intercontinentale della Storia Rossonera





Contro il Medellin a Tokyo 1989
(Archivio Magliarossonera.it)


Contro il Medellin a Tokyo 1989
(Archivio Magliarossonera.it)



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Coppa Intercontinentale 1989,
lo splendido gol-vittoria su punizione di "Chicco San" Evani al 119'
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L'esultanza dopo il gol su punizione di Chicco Evani,
che regala a Milan la Coppa Intercontinentale 1989



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Marco Van Basten e Chicco Evani con la Coppa Intercontinentale 1989
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Cartolina stagione 1989-90
(per gentile concessione di Riccardo Gaggero)



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23 maggio 1990, finale di Coppa dei Campioni Milan vs Benfica 1-0,
esultanza dopo il gol di Frank Rijkaard
(Archivio Magliarossonera.it)
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Mauro Tassotti, Daniele Massaro, Stefano Borgonovo
e Chicco Evani con la Coppa dei Campioni 1990



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Chicco Evani e Paolo Maldini con la Coppa dei Campioni, 1990



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Allenamento con Chicco Evani, Sebastiano Rossi e Luca Gaudenzi,
stagione 1990-91
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Cartolina pubblicitaria Chicco Evani, 1991-92





(Archivio Magliarossonera.it)
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17 dicembre 1989, Milan vs Atletico Nacional Medellin 1-0,
Arrigo Sacchi e Chicco Evani al termine della gara
(per gentile concessione del M.C. Inossidabili)









Con Franco Baresi


("Milan Squadra Mia")




Foto-cartoline di Chicco Evani gentilmente concesse da Riccardo Gaggero
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Stagione 1981-82
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Stagione 1982-83
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Stagione 1983-84
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Stagione 1983-84
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Stagione 1984-85
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Stagione 1985-86
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Stagione 1986-87
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Stagione 1987-88
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Stagione 1988-89
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Stagione 1989-90
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Stagione 1990-91
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Stagione 1991-92
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Stagione 1991-92
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Stagione 1992-93
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Stagione 1992-93




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Il regalo di Ancelotti a Chicco Evani alla fine della sua carriera calcistica





(Archivio Magliarossonera.it)


Con Stefano Eranio





Con Papa Giovanni Paolo II



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Gli Allievi Nazionali 2004-05, allenati da Chicco Evani



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Chicco Evani, Beppe Incocciati e Sergio Battistini, maggio 2014
(by Chicco Evani - facebook)