Paolo DI CANIO

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Paolo DI CANIO

Nato il 09.07.1968 a Roma

Ala-interno (A), m 1.80, kg 75

Stagioni al Milan: 2, dal 1994-95 al 1995-96

Proveniente dal Napoli

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia
il 21.09.1994: Palermo vs Milan 0-1 (2-3 d.c.r.)

Ultima partita giocata nel Milan
il 12.05.1996: Milan vs Cremonese 7-1 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 53

Reti segnate: 7

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1995-96), 1 Supercoppa Europea (1995)

Esordio assoluto in Serie A
il 09.10.1988: Cesena vs Lazio 0-0

Esordio in Nazionale Giovanile il 21.12.1988: Italia vs Malta 8-0

Totale presenze in Nazionale Giovanile: 9

Reti segnate in Nazionale Giovanile: 2

Palmares personale: 1 Coppa Uefa (1993, Juventus), 1 Campionato Inglese (West Ham, 1998-99), Miglior giocatore della Premier League Inglese (1999-00), 1 Torneo Fifa Far Play 2001 come giocatore più corretto della Premier League Inglese (il 16 dicembre 2000, durante Everton-West Ham, a pochi istanti dalla fine, sul risultato di 1-1, si rese protagonista di un nobile gesto, fermando il pallone con le mani in area avversaria anziché depositarlo nella porta sguarnita per permettere di soccorrere il portiere Paul Gerrard, rimasto a terra lontano dall’azione, venendo così a lungo applaudito da tutti i presenti, tifosi avversari compresi)




Ha giocato anche con la Lazio (A, squadra nella quale è cresciuto, prelevato dalla Pro Tevere Roma), la Ternana (C2), la Juventus (A), il Napoli (A), il Celtic Glasgow (A), lo Sheffield Wednesday (A), il West Ham (A), il Charlton (A), la Cisco Roma (C2).

Nel novembre 2000 è uscita in Italia una sua autobiografia dal titolo: "Paolo di Canio, l’autobiografia".



Dal sito www.wikipedia.it

LE ORIGINI
Paolo Di Canio nasce a Roma il 9 luglio 1968. Trascorre l'infanzia nel quartiere romano del Quarticciolo, e inizia a giocare a calcio nelle giovanili della Lazio.
Cresce nelle giovanili dei biancocelesti e dopo una stagione in prestito alla Ternana in C2 con Facco come allenatore, dove rischia anche la carriera a causa di un grave infortunio, esordisce in Serie A con la maglia della Lazio, allenata da Giuseppe Materazzi, il 9 ottobre 1988 in un Cesena-Lazio 0-0.
Il giovane Di Canio verrà ricordato come una bandiera, dai tifosi laziali, per aver segnato un gol agli eterni rivali della Roma nel 1989, ed essere corso sotto la curva giallorossa imitando Giorgio Chinaglia, al primo derby dopo tre anni di assenza della Lazio dalla massima serie.
Nella sua prima stagione con la maglia biancoceleste si mette in evidenza ai grandi club come uno dei giovani più promettenti. Tuttavia non esordì mai in Nazionale.

ESPERIENZE IMPORTANTI
Si trasferisce alla Juventus nel 1990, ceduto dall'allora presidente della Lazio Gianmarco Calleri, suscitando le ire dei tifosi laziali.
I tre anni successivi nella Juventus con Gigi Maifredi e Giovanni Trapattoni in panchina non sono esaltanti per Di Canio a causa dei suoi brutti rapporti soprattutto con il Trap, così chiede di esser ceduto almeno in prestito per un anno.
La mezzapunta del Quarticciolo va a giocare a Napoli con Marcello Lippi in panchina, dove disputerà un'ottima stagione coronata da un gol spettacolare, dribblando a ripetizione tre difensori avversari, contro ilMilan Campione d'Italia.
Nel novembre 1994, dopo un breve ritorno fuori-rosa alla Juventus, Paolo Di Canio passa al Milan dove vince il suo primo scudetto nel 1995-96 (questo non è però il suo primo trofeo: aveva già vinto la Coppa Uefa 1992-93 con la Juventus). Un pesante litigio con l'allora allenatore dei rossoneri, Fabio Capello, durante la tournée in Oriente del Milan, lo porterà alle svariate esperienze britanniche.

CAMPIONATO INGLESE
La convivenza con Fabio Capello è però impossibile e così decide di emigrare all'estero, precisamente a Glasgow, in Scozia.
Gioca una stagione strepitosa con il Celtic, dove viene votato giocatore dell'anno; i successi personali non corrispondono però con quelli della squadra, dato che il Celtic avrà risultati peggiori dell'altra squadra locale, il Rangers. Dopo un anno in Scozia si sposta in Inghilterra militando per un anno e mezzo con lo Sheffield Wednesday, con prestazioni in chiaro-scuro perché, se nel primo anno segna 12 gol, nel secondo viene squalificato per undici giornate a causa di una spinta all'arbitro Paul Allcock.
Nel dicembre 1998, Paolo Di Canio passa al West Ham United, dove in quattro anni e mezzo segna 48 gol e colleziona 118 presenze giocando con continuità anche grazie ai due allenatori di quel periodo, Harry Redknapp e Glenn Roeder, mettendo a segno contro il Wimbledon (26 marzo 2000) quello che è considerato uno dei dieci gol più belli degli ultimi dieci anni in Premier League. Nel corso della stagione 1999-2000 vince col West Ham la Coppa Intertoto contro il Metz grazie alla quale porterà gli Hammers in Coppa Uefa, venendo nominato miglior giocatore della Premier League.
Quella è fra l'altro la miglior stagione di Di Canio col West Ham dato che realizza 16 gol.
Ma uno degli episodi più famosi della carriera di Di Canio si consuma il 18 dicembre 2000 durante la partita Everton - West Ham. Il portiere dei padroni di casa, Paul Gerrard, si avventura in un'uscita al limite dell'area ma le sue ginocchia cedono e cade su sé stesso. La palla schizza verso l'ala destra dove Trevor Sinclair mette al centro un cross per Di Canio che poteva indisturbato insaccare il gol decisivo (la situazione era infatti sull'1-1). Di Canio, invece, afferra la palla con le mani fermando il gioco. Appena la folla capì quello che era successo, il Goodison Park esplose in una standing ovation e Di Canio ricevette il premio Fair Play dell'anno unito ad una lettera ufficiale di encomio della FIFA, firmata da Joseph Blatter.

RITORNO ALLA LAZIO
Nonostante serbi ancora una certa avversione per il calcio italiano, decide di tornare alla Lazio per la stagione 2004-2005 rinunciando a tre quarti del suo stipendio. Di Canio, voluto fortemente dalla tifoseria, gioca una prima parte di stagione con Mister Mimmo Caso in panchina, segnando quattro gol.
Mimmo Caso viene poi esonerato, a causa della infelice posizione in classifica della Lazio e dei suoi problemi con Di Canio (il quale qualche anno più tardi racconterà di aver aggredito fisicamente il tecnico)[1], venendo sostituito da Giuseppe Papadopulo con il quale la Lazio batte la Roma 3 a 1 nel derby il 6 gennaio 2005. Dopo aver realizzato il goal con cui la Lazio passa in vantaggio (1-0) contro i "cugini", Di Canio va nuovamente ad esultare sotto la Curva Sud come 15 anni prima. Alla fine di quella partita Di Canio non nasconde le sue simpatie politiche di estrema destra salutando col braccio teso i tifosi in curva nord. Ripreso dalle telecamere, verrà squalificato grazie alla prova TV. Termina la stagione con uno score di 23 presenze e 6 gol.
Nella stagione 2005-06 Di Canio, nonostante l'età avanzata gioca stabilmente nella prima Lazio di Delio Rossi, che si piazza in zona Uefa, salvo poi lasciare la società biancoceleste per attriti con il Presidente Claudio Lotito che non rinnova il contratto del giocatore. La cessione del fantasista è una delle cause della definitiva spaccatura tra la Curva Nord del tifo laziale e la dirigenza.

LA CISCO ROMA
Nel luglio 2006 Di Canio è passato alla Cisco Roma, militante in C2. Il calciatore vi ha militato fino al marzo 2008 quando, a fronte di una lunga serie d'infortuni, ha annunciato il proprio ritiro dall'attività agonistica. Durante una trasferta a Viterbo viene colpito con una bottiglia da un tifoso ospite.






Con la maglia del West Ham



Dal sito www.juventus1897.it

Paolo Di Canio nasce a Roma il 9 luglio 1968. Trascorre l’infanzia nel quartiere romano del Quarticciolo, zona periferica e popolare di Roma, dove la maggior parte degli abitanti è di fede romanista. Fin da ragazzino Di Canio è ribelle ed anticonformista e lo dimostra scegliendo di tifare per la Lazio, nonostante in famiglia siano quasi tutti tifosi romanisti. Dopo aver giocato per squadre minori della capitale, all’età di 14 anni entra a far parte delle giovanili della Lazio. È uno dei giocatori più promettenti del vivaio biancoceleste, ma anche molto irrequieto e difficile da gestire sul campo. Il sabato pomeriggio gioca e di notte parte con gli “Irriducibili”, uno dei gruppi ultrà più duri di tutto il tifo laziale, per trasferte in ogni angolo d’Italia.
Nel 1986 vince il campionato “primavera” con la Lazio e la stagione successiva è ceduto in prestito alla Ternana in serie C2. Colleziona 27 presenze e 2 reti. Nella città umbra conosce Elisabetta che sposerà alcuni anni dopo. Al rientro da Terni è pronto per far parte della prima squadra della Lazio, ma un infortunio al tendine lo tiene fuori per l’intera stagione 1987-88. Finiti i malanni Paolo Di Canio si rilancia, diventando titolare della Lazio neo promossa in Serie A. Debutta il 9 ottobre 1988 ed entra negli annali della storia laziale grazie alla rete decisiva nel “derby” con la Roma del 15 gennaio 1989. Le buone prestazioni permettono a Di Canio di entrare a far parte della Nazionale Under 21.
Nell’estate del 1990 la Lazio per fare cassa, contro la volontà del giocatore, è costretta a cedere Di Canio. Passa alla Juventus dove la concorrenza è spietata: Baggio, Hassler, Schillaci e Casiraghi e lui, tutti a caccia di una maglia da titolare. Il primo anno alla corte di “Madama”, quello con Gigi Maifredi in panchina, è attraversato da luci e ombre; con Trapattoni, malgrado qualche iniziale mugugno, Di Canio ritrova entusiasmi e stimoli. Della curva juventina, quella dedicata al fuoriclasse del calcio e della vita Gaetano Scirea, è un beniamino. I sostenitori bianconeri si riconoscono in lui, nella sua genuinità, in quel suo essere privo di maschere e reticenze. E lui ricambia tanto affetto piroettando sul campo, con quel suo modo sudamericaneggiante di intendere e interpretare il football. Arrivati Vialli e Ravanelli, per Di Canio c’è sempre meno spazio e, dopo aver vinto la Coppa Uefa nel 1993, litiga con l’allenatore di Cusano Milanino ed a novembre dello stesso anno viene prestato al Milan, che lo gira al Napoli.
Nella squadra partenopea, Di Canio ha la possibilità di giocare con continuità e sfogare il suo talento. Colleziona 26 presenze e 5 reti che lo portano ad essere eletto nella “Squadra dell’Anno” della Serie A. Nonostante la buona stagione, non ne vuole sapere di tornare alla Juventus e viene ceduto al Milan. Totalizza con i rossoneri 37 presenze e 6 reti in due stagioni, condite da uno scudetto e da una Supercoppa Europea. Di Canio non si smentisce mai ed arriva allo scontro fisico anche con Fabio Capello; nell’estate del 1996 emigra in Gran Bretagna, in Scozia, al Celtic Glasgow. In una sola stagione diventa un idolo del calcio scozzese, fino ad essere eletto “Giocatore dell’anno”.
Nell’estate del 1997, a seguito di contrasti con la dirigenza, lascia la Scozia per trasferirsi in Inghilterra allo Sheffield Wednesday. Anche in Inghilterra viene votato “Giocatore dell’anno” ed insieme a Zola, diventa alfiere del calcio italiano d’Oltremanica. Il 26 settembre 1998 accade un episodio increscioso: Di Canio protesta contro l’arbitro Paul Alcock e, spingendolo, lo manda a terra. Rimedia undici giornate di squalifica ed i media inglesi, così come l’opinione pubblica, sono scandalizzati e lo contestano duramente. Lo Sheffield vende Di Canio, per poche sterline, al West Ham United nel gennaio 1999. Con la maglia della squadra londinese, Paolo vive una seconda giovinezza. Ben presto diventa un idolo degli “Hammers” e vince il titolo di capocannoniere nel 1999-2000.
Sempre nello stesso anno, riceve dalla Fifa il premio “Fair play”, per la correttezza e la sportività dimostrata sul campo: durante un’azione di attacco, il portiere avversario si infortuna, rimanendo a terra; Di Canio, anziché approfittare della situazione e mettere facilmente il pallone in rete, ferma il gioco di sua iniziativa richiamando l’attenzione del direttore di gara.
Nell’autunno del 2000 esce la sua autobiografia; nel libro, che riscuote da subito un buon successo, Di Canio racconta senza paure, pregi e difetti del calcio italiano, i difficili rapporti con gli allenatori, fino a parlare di politica e religione. Nell’estate del 2003 passa al Charlton Athletic con un contratto annuale. È il preludio di un ritorno alla Lazio che si concretizza nell’agosto del 2004. Alla presentazione sono presenti 5.000 tifosi laziali. Di Canio ha problemi anche con l’allenatore Caso e l’avvento di Giuseppe Papadopulo è un toccasana. Nel “derby” del 6 gennaio 2005, Di Canio segna un goal sotto la “Curva Sud” come 16 anni prima, ma è una delle poche soddisfazioni in una stagione problematica per la Lazio e per l’attaccante romano, che rimane spesso fuori per infortuni e scelte tecniche. In totale realizza 24 presenze e 6 goals.
Nel luglio 2005 pubblica il suo secondo libro: “Il ritorno: un anno vissuto pericolosamente”, in cui racconta la stagione appena trascorsa. La figura del “personaggio” Di Canio è sovente alla ribalta per il “saluto romano” che è solito rivolgere alla curva laziale. Il gesto suscita diverse polemiche e fa discutere per parecchio tempo in piazze, bar e studi televisivi. Verrà squalificato per una giornata e punito con un’ammenda, rischiando pure un procedimento penale, essendo il “saluto romano” vietato dalla legge. Sul campo, però, è sempre un protagonista, contribuendo al buon campionato della squadra laziale. Di Canio amato oppure odiato, un personaggio che farà sempre discutere.




Dal sito www.acmilan.com

DI CANIO: "IL MILAN? E' IL MASSIMO"
5 febbraio 2005

MILANO - Buongiorno a tutti amici rossoneri, e benvenuti alla rassegna stampa di oggi, sabato 5 febbraio 2005.
Sono le parole di un avversario molto speciale, Paolo Di Canio, ad essere riportate sulla gazzetta a pag. 11. 'La Juve è più pratica, ma sono i rossoneri a giocare il calcio più bello' sono le dichiarazioni del biancoceleste ex milanista sulla sfida scudetto. E proprio parlando di Milan aggiunge: 'Un'esperienza che non dimenticherò mai. Dal punto di vista societario il Milan è il massimo che c'è. Per noi sarà molto dura. Non partiamo battuti, ci mancherebbe, ma sappiamo anche che le partite in cui fare punti sono altre.’




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(da "Il Corriere dello Sport", 20 settembre 2005)
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(da "Il Corriere della Sera ", 24 dicembre 2005)