Stefano CUOGHI
"Bombardino"

< GIOCATORI
  Ritorna all'Home Page

Figurina 1981-82
(Archivio Luigi La Rocca)



Scheda statistiche giocatore
  Stefano CUOGHI

Nato l'08.08.1959 a Modena

Centrocampista (C), m 1.76, kg 74

Stagioni al Milan: 3, dal 1980-81 al 1982-83

Soprannome: “Bombardino”

Proveniente dal Modena

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie B) il 21.09.1980: Varese vs Milan 0-0

Esordio nel Milan in Serie A il 13.09.1981: Udinese vs Milan 0-0

Ultima partita giocata nel Milan il 12.06.1983: Pistoiese vs Milan 0-0 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 65

Reti segnate: 5

Palmares rossonero: 1 Mitropa Cup (1981-82), 2 Promozioni in Serie A (1980-81, 1982-83)

Esordio assoluto in Serie A il 07.11.1977: Torino vs Internazionale 1-0

Palmares personale: 1 Coppa Italia (1991-92, Parma), 1 Coppa delle Coppe (1992-93, Parma)




Ha giocato anche con il Modena (C2, C1, B), il Pisa (B), il Parma (B e A), il Perugia (B), il Pisa (B ed A).

Ha allenato il Collecchio (1994-96), il Giulianova (1997-98), il Messina (C2, 1998-2000, ottenendo la Promozione in C1), il Brescello (C1, 2000-01), il Crotone (B, subentrato ad Antonio Cabrini nella stagione 2001-02 ed esonerato nel corso della stessa stagione), lo Spezia (C, subentrato a Fabio Brini nel corso della stagione 2002-03), il Grosseto (2004-05), la Salernitana (2005-06), il Foggia (2006-07), l'Arezzo (2007-08), il Venezia (dal 2008).

"Centrocampista tuttofare, solido e battagliero nell’interdizione ma anche propositivo nel passaggio. In rossonero arriva ancor giovane e alle prime armi, ma risulta ancora supporto di mediana nelle due risalite dalla serie cadetta." (Da La Grande Storia del Milan, Gazsport 2005)

Oltre a vestire il rossonero, sia pur in anni non felicissimi (arrivò dal Modena assieme a Maestroni, una meteora che non disputò mai incontri ufficiali con il Milan), la sua tappa più importante da calciatore è rappresentata dall’esperienza di Parma con in panchina Nevio Scala, dove riuscì a conquistare, a trent’anni suonati, una storica Coppa delle Coppe a Wembley, oltre ad una Coppa Italia. Poi diventa allenatore, esordendo a Messina con una promozione in C1. (Nota di Colombo Labate)




Cliccare sull'immagine per ingrandire

Stefano Cuoghi ai tempi del Modena con Sandro Mazzola e Giancarlo Beltrami
(by Roberto Rolfo)





Figurina 1980-81
(Archivio Luigi La Rocca)


Stagione 1982-83







Da "Tuttosport"
domenica 4 febbraio 2007 - di Daniele Poto

L'inferno della Serie C
CONTRO LA VIOLENZA: RINVII E PORTE CHIUSE
Taranto, Salerno, Cava de’ Tirreni, Foggia: un dossier sulle piazze più calde
VIOLENZA in aumento in serie C. Dentro e fuori dal campo. Sul rettangolo verde ma anche intorno. Prima, durante e dopo lo svolgimento base di una partita. Lo confermano le cifre: le cospicue multe comminate alle società, le giornata di squalifica di giocatori, tecnici e dirigenti, il triste montepremi di poliziotti, carabinieri e tifosi feriti. E per chi prova ancora a parlare di calcio e di regolamento si può comodamente riandare alle cifre fornite dal designatore di categoria Boggi e relative al girone d’andata: i cartellini gialli sono cresciuti del 90%, i rossi del 15%, i rigori del 12,6% e persino i minuti di recupero, indicatori di situazioni speciali, sono aumentati del 15%. Dunque è un trend a cui si assoggettano tutti gli addetti ai lavori. E gestire l’esistente diventa sempre più difficile.
La «pietra dello scandalo» , l’epicentro della violenza nelle preoccupazioni della Lega, è il girone B della C1, un monstrum a volte incontrollato ed incontrollabile. Alcuni episodi stagionali hanno mostrato un imprevedibile diventato norma. La versione di Salernitana-Foggia del 12 novembre ha dimostrato che i mr Hyde del calcio possono diventare con grande facilità dei dottor Jeckill. Anche coach con precedenti nei massimi campionati possono perdere la tramontana e diventare dei provocatori. Il dispositivo del Giudice Sportivo Marino che valutò Salernitana-Foggia, giocata il 12 novembre scorso, e sanzionò i protagonisti di un intenso match di pugilato in campo non ebbe dubbi nell’indicare Stefano Cuoghi come il principale artefice di una "violenta rissa tra tesserati". Diverbio con il collega Novelli che però dalla sentenza uscì discolpato. Cuoghi e Novelli andarono oltre i limiti con un’animosità che oggi appare superata, visto che ambedue sono stati esonerati dalla rispettive dirigenze. E quella giornata di campionato mostra come la pressione si riverbera sui tecnici perché se Cuoghi esce dal match con quattro giornate di squalifica sul groppone, tre se ne becca Salvatore Campilongo per aver spinto intenzionalmente un assistente arbitrale facendolo indietreggiare.
E’ un turno in cui persino il tranquillo Braglia (Pisa) subisce una giornata di stop. Ma gennaio è un mese ancora più critico. Nell’attualità è come se tensioni represse dagli ultras a Natale per le festività e la lunga pausa agonistica tornassero a sfogarsi con particolare virulenza, sfruttando il vettore del calcio di C. Così non basta spostare a metà settimana (mercoledì) Salernitana Cavese per evitare i seri guai che ne deriveranno. Gli ultras locali si scatenano contro le forze dell’ordine e rimangono a terra dieci agenti feriti.









Ma sopratutto uno che viene operato d’urgenza dopo lo scoppio una bomba carta, fatta esplodere per consentire l’apertura di un cancello e, di conseguenza, propiziare l’ingresso gratuito. Dovranno essere asportate dall’addome dello sfortunato le schegge dell’ordigno. Il giorno dopo lo stesso rivelerà che gli straordinari pagati in ritardo gli valgono 5 euro all’ora. Nel turno successivo è come se, a macchia di leopardo, le tifoserie di C di mezza Italia si fossero accordate per un San Gennaro postdatato, all’insegna del "petardo facile". A Pisa un raccattapalle cade a terra svenuto. Foggia, Padova e Pisa cumulano 30.000 euro di multa.
Succede di peggio domenica scorsa in Cavese-Taranto che non è neanche derby ma oppone due tifoserie calde (eufemismo). Nella fattispecie la squadra ospite è ostaggio dei tifosi che la obbligano ad un cambio di maglia per evitare colori sociali sgraditi. Gli ultras si mettono al centro dell’evento e dimostrano di essere più importanti dei regolamenti o dell’arbitro. E’ un pomeriggio di ordinaria follia che sconcia il calcio e la sua immagine. Il giorno dopo, a freddo, il presidente Blasi (già aveva manifestato propositi di rinuncia) annuncia le dimissioni, a capo di un’ultima partita tutt’altro che regolare viste le numerose interruzioni. «Rimarrò fino alla fine della stagione, solo per l’ordinaria amministrazione». Il cancro di Taranto in C è uno dei più spinosi ed imbarazzanti. Ma se Cava è uno stadio praticamente inespugnabile vuol dire che la pressione ambientale è pure formidabile. La violenza è un deterrente talmente esasperato che non sfugge alle sue regole persino la Coppa Italia, manifestazione palesemente snobbata dalle squadre in lizza, perlomeno fino all’altezza degli ottavi di finale. Se ogni occasione è buona persino la misconosciuta Coppetta all’italiana diventa il pretesto per seminare panico, confusioni, lanciare petardi, pescare il jolly di un possibile ferito.