Stefano CHIODI

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(Archivio Magliarossonera.it)
  Stefano CHIODI

Nato il 26.12.1956 a Bentivoglio (BO), † il 04.11.2009 a Bologna

Centravanti-ala (A), m 1.78, kg 72

Stagioni al Milan: 2, dal 1978-79 al 1979-80

Proveniente dal Bologna (squadra nella quale è cresciuto)

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 30.08.1978: Lecce vs Milan 2-3

Ultima partita giocata con il Milan il 13.04.1980: Milan vs Bologna 4-0 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 67

Reti segnate: 22

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1978-79)

Esordio assoluto in Serie A il 19.10.1975: Bologna vs Milan 1-1

Esordio in Nazionale Giovanile Under-21: nel 1977

Ultima partita giocata in Nazionale Giovanile Under-21: nel 1978

Totale presenze in Nazionale Giovanile Under-21: 3

Reti segnate in Nazionale Giovanile Under-21: 2




Ha giocato anche con il Bologna (A), il Teramo (C), la Lazio (B), il Prato (C), il Campania (*), il Baracca Lugo (*).

Ha allenato il Teramo (C).



"Il Milan che vince il decimo scudetto che vale la Stella, nel '79, è forse l'unica squadra campione d'Italia con una prima punta capace di realizzare un solo gol su azione (al Catanzaro, n.d.r.). L'eroe di questo bizzarro primato è un centravanti-ala emiliano che, dopo un anno di apprendistato al Teramo e tre buoni campionati al Bologna, giunge a San Siro nell'estate del '78. Ha 22 anni e fisicamente è un torello, non ha paura di nulla. Liedholm lo piazza in mezzo all'area: il suo compito è prendere botte e aprire spazi per le mezze punte, i fantasisti ed i terzini dal gol facile (i vari Bigon, Antonelli, Novellino, Maldera).
Il risultato è il titolo tricolore, cui l'ex rossoblu contribuisce, appunto, con una rete su azione e sei rigori, specialità nella quale eccelle (li tira nel modo più rassicurante, una stangata senza nemmeno guardare il portiere e chi s'è visto s'è visto). Dopo due annate in rossonero va alla Lazio, ancora al Bologna e di nuovo alla Lazio: senza mai spopolare." (Dal "Dizionario del calcio italiano" di Baldini & Castoldi, 1999)


"Attaccante coraggioso, poco agile ma solido, un po' macchinoso nei movimenti ma con un tiro potentissimo. Un lottatore e un creatore di spazi, più che un realizzatore, tanto che nello scudetto della "Stella", da punta titolare, segna un solo gol su azione." (Da La Grande Storia del Milan, Gazsport 2005)

"…E Stefano Chiodi, centravanti del decimo scudetto? Proveniente dal Bologna, sbagliava gol a porta vuota (ne ricordo uno clamoroso a San Siro contro il Manchester City) e segnava solo su rigore. Tirava dal dischetto sempre nello stesso modo, senza tanti fronzoli: una stangata decisa e chi si è visto si è visto. Secondo Liedholm, era utile per la sua capacità di “movimento”, che apriva gli spazi alle incursioni di Aldo Maldera e Albertino Bigon. In realtà, i suoi ripetuti errori (per tacere del coinvolgimento nello scandalo delle scommesse) diedero un nuovo senso alla classica frase “roba da Chiodi”. Oggi Stee-faa-nooo, come lo incitava la curva, ha perso del tutto la lunga chioma da rockstar dell’epoca. Ha un bar, un albergo con ristorante e una pizzeria a Budrio, in provincia di Bologna. Insomma, non se la passa affatto male.
Nel libro La valigia del centravanti (Limina) di Guy Chiappaventi, ha spiegato: “La famiglia per me è la cosa più importante. C’entra anche questo mio sentimento con la decisione di restare fuori dal calcio”. E così ha poi ricordato il primo giorno in rossonero, nella sede in via Turati: “Andai nella stanza del direttore sportivo, era Sandro Vitali. Dietro la sua scrivania c’era un quadro con lo stadio di San Siro. Vitali mi disse: ‘Sei venuto a discutere il tuo contratto? Ma non lo sai che per fare una partita lì dentro dovresti pagare tu?’ Non dico che aveva ragione, il calcio è un lavoro, ma c’era andato vicino. La sensazione dello scudetto è stata impagabile. Ero un ragazzino, lì per lì non riuscii neanche a capire bene quello che avevamo fatto. A quell’età le cose ti sbattono addosso e tu non sei preparato. Il vero senso della nostra impresa l’ho compreso soltanto dopo”. E oggi? “Gli affari vanno bene e i clienti ci sono sempre. Soprattutto la domenica e soprattutto se il Milan perde: vengono a farmi la festa”. (dal libro "Rossoneri, il manuale del perfetto Casciavit", di Davide Grassi)




Dal sito www.wikipedia.it

CARRIERA
Dopo i primi calci al pallone nel Castelmaggiore, squadra di promozione, a 15 anni Chiodi si ritrovò conteso tra Bologna e Torino. La spuntò la squadra granata ma il trasferimento del giovane attaccante bolognese sotto la Mole sfumò per la decisa opposizione del padre che preferì indirizzare il figlio a Bologna.
Inserito in prima squadra, Chiodi non disputò alcun incontro nella stagione 1974-75 pur dimostrando di avere la stoffa per sfondare. L'anno successivo la società petroniana lo diede in prestito al Teramo riportandolo a Bologna dopo solo un anno per farlo esordire nella massima serie al fianco di Sergio Clerici. Per lui 22 gare e 8 goal, segno di un promettente avvenire che puntualmente avvenne nel 1978-79 con il passaggio al Milan che Nils Liedholm riportò ai vertici dopo anni di delusioni. Chiodi nel suo ruolo di unica punta in un attacco che non prevedeva per lui un partner fisso, contribuì fattivamente alla conquista del decimo scudetto rossonero andando a segno 7 volte durante la stagione, 6 volte su rigore e una su azione.
L'anno successivo si ripeté sugli stessi livelli ma lo scudetto non arrivò. Ci fu invece la retrocessione in Serie B del Milan a causa dello scandalo del Calcioscommesse, nel quale fu coinvolto marginalmente, venendo squalificato per 6 mesi sia in primo grado che in appello.
Ceduto alla Lazio, retrocessa anch'essa in Serie B dopo la sentenza CAF, Chiodi non riuscì a riportare con i suoi 6 goal la squadra biancoazzurra nella massima serie, ma l'annata successiva tornò ugualmente ad esibirsi in Serie A rivestendo dopo tanti anni la maglia del Bologna, peraltro senza fortuna sia per un gravissimo infortunio patito in un incontro con la Fiorentina sia per la negativa stagione della squadra rossoblu retrocessa a fine anno per la prima volta nella storia dopo un deludente campionato. Tornò quindi alla Lazio per disputare la stagione 1982-83, ma anche a causa dei postumi dell'infortunio scese in campo in sole 10 occasioni senza mai trovare la via della rete.
Dopo aver disputato con la maglia del Prato in Serie C1, la stagione 1983-84, peraltro conclusa con la retrocessione dei toscani, conclude a soli 28 anni la carriera professsionistica.
In carriera ha totalizzato complessivamente 147 presenze e 33 reti in Serie A e 28 presenze e 6 reti in Serie B.
È scomparso nel 2009 a 52 anni all'Ospedale Maggiore di Bologna per un male incurabile.







Milan vs Lazio 2-0 del 21 gennaio 1979, duello aereo Chiodi - Manfredonia
(dal sito www.laziowiki.org)





(Archivio Magliarossonera.it)


Stefano e Fausta Chiodi, estate 1979
(Archivio Magliarossonera.it)





Un'uscita di Paolo Conti su Stefano Chiodi, Roma vs Milan 0-0 del 1979
(Archivio Magliarossonera.it)





Stefano Chiodi in Milan vs Bologna 4-0, campionato 1979-80
(Archivio Magliarossonera.it)


In copertina di "Forza Milan!", novembre 1979
(Milan vs Ascoli)





Stefano Chiodi in azione contro la Juventus, stagione 1979-80
(Archivio Magliarossonera.it)





In copertina del "Guerin Sportivo", ottobre 1979


(da "Il Milan Racconta" di Sandro Ciotti, 1979)





Chiodi a San Siro con la Lazio


Con la maglia della Lazio




Dal sito www.lastampa.it - Articolo di Daniele Giacchetti

In chiostro sportivo - a cura di Andrea Parodi
C'ERA UNA SVOLTA
- di Nicola Calzaretta

L'argomento non è nuovo, ma continua a essere interessante. Gli eroi non appaiono più nelle loro gloriose casacche, non respirano più il sapere agrodolce dello spogliatoio. Ora hanno perso la loro aura, vestono anonimi abiti civili. Lo scrittore di sport, spinto dal vento inarrestabile del tifo calcistico, va a indagare l'inevitabile metamorfosi del campione; per riconoscenza, per sete di continuità. Sono già a disposizione dei lettori la diacronia del Torino («Le vene granata», di Marco Bonetto, Bradipolibri), la sincronia della Lazio campione di Maestrelli («Pistole e palloni» di Guy Chiappaventi, Limina). Diversa è adesso l'angolazione della ricerca di Nicola Calzaretta in «C'era una svolta», edito da Gallucci.

Calzaretta è un tifoso a tutto tondo del calcio super partes, e così va a intervistare ben 35 ex calciatori che avevano militato in un ventaglio di compagini a 180°. La maggior parte ha calcato la scena calcistica negli anni settanta e ottanta, ma vi sono anche delle eccezioni che sforano questo arco di tempo già abbastanza ampio. Non sono tuttavia nomi da forte ricaduta mediatica (a parte Paolo Rossi), e ciò da ancora più importanza al lavoro.
Manzonianamente si cura dei tasselli meno soggetti al cono di luce della celebrità, per un doveroso impegno storico, perché la macchina della storia traccia la strada del futuro grazie all'azione collettiva di tutti i suoi gangli.
C'è inoltre una osservazione di fondo da tener conto. E' proprio dagli anni settanta, grazie non solo alla nascita dell'Associazione Calciatori capitanata da Campana, ma anche da una presa di coscienza professionale e di una maturità culturale più marcata, che i calciatori non disperdono ancora in attività le fortune economiche, ma le investono saggiamente per il dopo carriera, quasi ne fanno un marchio di personalità. Ora dei calciatori più in vista (dai Mazzola ai Rivera, dai Bulgarelli ai Bettega, dai Riva a Paolo Rossi stesso) i media hanno continuato a seguire le loro metamorfosi. Si aggiunga poi le numerose tribù degli allenatori (da Capello ad Ancelotti, da Lippi a Simoni, da Ranieri a Mancini).
Ma gli altri? Quelli che sono usciti definitivamente dalle pagine rosa della Gazzetta, ricompaiono, seppure in un campionario gioco forza limitato nel libro di Calzaretta. Chi li ha amati se li ritrova improvvisamente davanti agli occhi, un sussulto del cuore, il passato sgombro da tenebre, il presente morbido di ammirazione, il futuro illuminato da una memoria rinforzata. Chissà che fine ha fatto il terzino X o il tornante Y, accontentando trasversalmente i campanili della nostra Penisola.
Si diceva del marchio di personalità. Barbadillo, freccia dell'Avellino, riversa la sua estroversione latina con l'apertura di locali gastronomici e musicali. La convivialità della trattoria si ritrova in Bobo Gori, centravanti pluriscudettato, spalla preziosa di Boninsegna, Riva e Bettega. Ancora ex calciatori come catalizzatori di ritrovo.
Alessandrelli, il vice di Zoff trafitto tre volte in mezz'ora dall'attacco irpino, punta all'alta società, apre locali nell'esclusiva Costa Smeralda. Stefano Chiodi, punteros del Bologna di Pesaola e del Milan della Stella, raccoglie le confidenze dei pensionati giocatori di tressette nel Bar Centrale di Budrio. Massimo Orlando, breve sfortunata meteora di Juventus e Fiorentina, aggiunge il sapore della sua cucina all'arte della città del Giglio e ai ricordi viola nei pressi di Campo di Marte. Sui colli romani Ceccarelli, la cui carriera laziale venne interrotta per aver osato a fare un tunnel in allenamento al boss Wilson, si bea nel vedere i clienti a portare il companatico nella «fraschetta»: lui ci mette l'eccellente Frascati dei suoi vigneti.
Altri potenziano, con il carisma della loro notorietà, le attivate imprenditoriali nella moda, iniziate dalla competenza delle mogli. E' il caso di De Agostini, il terzino di fascia juventino del dopo-Cabrini, di Palanca, leggenda del Catanzaro, di Penzo, centravanti al servizio di Platini e Maradona.
C'è poi la nutrita schiera dei rappresentati e dei promotori finanziari da Canuti a Brizi, da Calloni a Carobbi , da Pellegrini a Tricella. I calciatori liceali e universitari riescono a ritagliarsi spazi di lavorativi di assoluto livello. Leo Picchi, centrocampista del Torino dopo-Superga e fratello maggiore dell'indimenticabile libero dell'Inter euro-mondiale, diventa farmacista a Pisa, Incocciati è diventato assessore allo sport di Fiuggi, Ielpo, portiere che portò il Cagliari in tre anni dalla C1 alla A, è brillante avvocato civilista a Milano, Volpi, libero del calcio provinciale, dopo una parentesi come medico sociale dell'Inter, è diventato responsabile del Centro di Traumatologia dell'Istituto Ortopedico Galeazzi, sempre sotto la Madonnina.






Stefano Chiodi nel 2004
(Archivio Magliarossonera.it)




Dal sito www.gazzetta.it
4 novembre 2009

E' MORTO STEFANO CHIODI. GIOCO' NEL MILAN DELLA STELLA
La scomparsa a 52 anni per un male incurabile. Con i suoi 7 gol, di cui 6 su rigore, contribuì alla conquista del decimo scudetto nella stagione 1978/79. Giocò anche nel Bologna e nella Lazio
MILANO - Per chi visse l'incredibile stagione dello scudetto della stella è stato un punto di riferimento. Stefano Chiodi quell'anno, era la stagione 1978/79, segnò per il Milan 7 gol, 6 su rigore e uno su azione, contribuendo così alla conquista del decimo tricolore della storia rossonera. Stefano Chiodi è morto questa mattina a 52 anni per un male incurabile all'ospedale Maggiore di Bologna.
Stefano Chiodi in un'immagine del campionato 1978/79 quando indossava la maglia del Milan. dal bologna al milan — Chiodi era nato a Bentivoglio (Bologna) il 26 dicembre 1956. Iniziò a calciare nel Castelmaggiore. Piedi buoni e istinto del gol. Abbastanza per attirare l'attemzione delle squadre A. Bologna e Torino se lo contesero. I granata ebbero la meglio, ma il padre, da buon bolognese, riuscì nell'impresa di dirottare il trasferimento alla volta del capoluogo emiliano. Nella stagione 1975/76 l'esplosione: 8 gol in 22 partite di campionato. Poi l'approdo al Milan dove però non riuscì a esprimere le sue doti come avrebbe voluto, dimostrandosi infallibile soprattutto dal dischetto. Con i rossoneri disputò in totale 50 partite realizzando 14 reti. Con la retrocessione del Milan in B nel 1980 per il famigerato scandalo delle scommesse, passò alla Lazio, anche'essa in B per lo stesso motivo, dove segnò 6 gol. Quindi il ritorno al Bologna nella stagione 1981/82 e il passaggio alla Lazio l'anno successivo. Infine un'ultima stagione con il Prato dove concluse la sua carriera nel 1984.




Dal sito www.sportmediaset.it
4 novembre 2009

MILAN IN LUTTO: E' MORTO CHIODI
Vinse coi rossoneri lo scudetto del '79
Lutto in casa del Milan. A soli 52 anni è morto all'Ospedale Maggiore di Bologna Stefano Chiodi, attaccante del Milan che conquistò, nella stagione 1978/79, il decimo scudetto, quello che cucì sulle maglie rossonere la sospirata "stella". Chiodi, che da tempo lottava con un male incurabile, era un grande specialista nei calci di rigore. Aveva iniziato la carriera nel Bologna e ha militato anche nel Teramo, nella Lazio e nel Prato.
Attaccante fisicamente dotato e agile nel dribbling, militò nelle fila del Milan nelle stagioni 1978/79 e 1979/80. Chiodi fece il suo esordio in rossonero il 30 agosto 1978 in Lecce-Milan 2-3 e totalizzò 50 presenze in Campionato (14 gol), 10 in Coppa Italia (6 gol) e 7 presenze in competizioni internazionali (2 gol). La società di Via Turati ha voluto subito esprimere il suo cordoglio per la scomparsa: "Tutto il mondo rossonero - scrive acmilan.com - si unisce al dolore che ha colpito la famiglia Chiodi per la scomparsa di Stefano".




Dal sito www.rainews24.it
4 novembre 2009

CALCIO IN LUTTO PER STEFANO CHIODI
Si è spento a Bologna
Attaccante del Milan della stella alla fine degli anni '70. Debuttò in A con il Bologna, vestì anche maglia della Lazio. Avrebbe compiuto 53 anni il 26 novembre.
E' morto nell'ospedale Maggiore di Bologna, dopo lunga malattia, Stefano Chiodi, ex centravanti di Bologna, Milan e Lazio degli anni '70-'80. Avrebbe compiuto 53 anni il 26 dicembre prossimo. Chiodi crebbe calcisticamente nelle giovanili rossoblu' e debutto' in serie A col Bologna nel 1975, segnando un gol al Milan. Tre anni dopo fu acquistato proprio dalla societa' rossonera con la quale vinse lo scudetto della stella. Poi gioco' ancora con Bologna e Lazio.
"Tutto il Milan piange la scomparsa di Stefano Chiodi, spentosi questa mattina all'Ospedale Maggiore di Bologna, dopo una lunga malattia": cosi' inizia la nota di cordoglio pubblicata dal Milan sul suo sito. Chiodi vesti' la maglia rossonera nelle stagioni 1978/79 e 1979/80, totalizzando 50 presenze in campionato (14 gol), 10 in Coppa Italia (6 gol) e 7 presenze in competizioni internazionali (2 gol). "Tutto il mondo rossonero - conclude la nota - si unisce al dolore che ha colpito la famiglia Chiodi per la scomparsa di Stefano".




Dal sito www.corriere.it
4 novembre 2009

E' MORTO L'ATTACCANTE STEFANO CHIODI. CON IL MILAN VINSE LO SCUDETTO DELLA STELLA
Ha vissuto il suo periodo migliore sotto la guida del "Petisso" Pesaola
MILANO - Stefano Chiodi, centravanti di Bologna, Milan e Lazio negli anni '70-'80, è morto nell'ospedale Maggiore di Bologna, dopo una lunga malattia. Avrebbe compiuto 53 anni il 26 dicembre. Cresciuto nelle giovanili rossoblù, ha debuttato in serie A con il Bologna nel 1975, segnando un gol al Milan.
SCUDETTO DELLA STELLA - Tre anni dopo è stato acquistato a peso d'oro proprio dalla società rossonera con la quale ha vinto lo scudetto della stella. Quindi è stato in forze al Bologna e alla Lazio. Forte, veloce e dotato di buon dribbling e tiro ha vissuto il suo periodo migliore giocando sotto la guida del "Petisso" Pesaola al fianco del brasiliano Sergio Clerici. Ha giocato 87 partite in serie A e ha realizzato 19 gol col Bologna.
IL CORDOGLIO DEI TEAM - «Tutto il Milan piange la scomparsa di Stefano Chiodi e si unisce al dolore che ha colpito la famiglia» recita la nota di cordoglio pubblicata dal Milan sul suo sito. Chiodi vestì la maglia rossonera nelle stagioni 1978/79 e 1979/80, totalizzando 50 presenze in campionato (14 gol), 10 in Coppa Italia (6 gol) e 7 presenze in competizioni internazionali (2 gol). Un messaggio è comparso anche sul sito del team rossoblù: «Tutto il Bologna F.C. 1909, presidente, dirigenti, tecnici, giocatori e dipendenti, si stringe alla famiglia nel ricordo di Stefano».





Dal sito www.milannews.it
7 novembre 2009 - di Gianpiero Sabato

AT SALUT STEFANO!
E’ con un saluto nel dialetto della tua amata provincia bolognese che vogliamo idealmente salutarti per l’ultima volta, caro Stefano! Quella “bassa bolognese” che gli aveva dato i natali e dove si era rifugiato al termine della sua carriera calcistica per avviare e condurre una nuova vita dedicata alle attività in cui aveva investito proficuamente i suoi risparmi, attività che ha sempre condotto con la genuinità e la familiarità che sono tipiche di queste terre.
La notizia inattesa della sua prematura scomparsa non poteva lasciare indifferenti tutti quei tifosi rossoneri che hanno un’età come quella di chi scrive e che hanno eletto come primi idoli della loro nascente “carriera di tifoso milanista” quel manipolo di ragazzi che sotto la sapiente guida del Barone Nils Liedholm regalarono al popolo rossonero la tanto agognata Stella, compiendo un’impresa che dopo la fatal Verona sembrava irrealizzabile.
A quei tempi non esistevano le rose ampie, l’espressione turn-over poteva suonare come una parolaccia per quanto era sconosciuta, e nell’album della Panini c’erano le figurine di soli sedici giocatori, gli undici titolari e quelle dei cinque componenti la panchina. Albertosi, Collovati, Maldera, De Vecchi, Bet, Baresi, Buriani, Bigon, Novellino, Rivera, Chiodi. Questo era lo scioglilingua della squadra rossonera che puntò e realizzò l’impresa. Ed in quella esaltante stagione quell’album Panini l’ho guardato talmente tante volte, che ancora oggi mi ricordo la foto si Stefano Chiodi che, con la sua fluente chioma e le mani sui fianchi, si trovava in basso, nell’ultima fila, tra quelle di Walter “Monzon” Novellino e Antonio Rigamonti.
Breve ma intensa. Con questa espressione possiamo riassumere l’esperienza al Milan di Stefano Chiodi, durata “solo” due stagioni che però furono intense come avvenimenti e ricche di soddisfazioni. Per caratteristiche non rappresentava il prototipo del grande attaccante (era alto 178 cm e pesava 72 kg), ma la forza fisica e l’ottimo dribbling gli permettevano di ricoprire con profitto il ruolo di prima punta. Quasi sempre, infatti, veniva schierato da punta unica, perché col fisico e coi suoi movimenti era abilissimo a creare quegli spazi che venivano puntualmente sfruttati dai compagni, centrocampisti e terzini, che avevano eccellenti qualità di inserimento e buone doti realizzative (per informazioni chiedere ai vari Bigon, Antonelli, Novellino e Maldera). Lui, per contro, di gol non ne fece tantissimi (33 in serie A in 147 presenze e 6 reti in 22 presenze in serie B), ma il peso specifico delle sue realizzazioni era enorme. Lui stesso amava ripetere che: “Agivo da unica punta, mi muovevo orizzontalmente per fare spazio agli altri. Di gol ne facevo pochi, ma bellissimi: segnavo d’istinto e quindi mi venivano bene.”
Probabilmente Stefano è il detentore di un primato che difficilmente verrà mai battuto: il Milan che vince il decimo scudetto è l’unica squadra campione d’Italia con una prima punta capace di realizzare un solo gol su azione. Quell’unica punta era lui, e l’unico gol su azione lo realizzò contro il Catanzaro alla 12ma giornata (un 4-0 sbloccato proprio dal gol di Chiodi). Gli altri 6 gol li realizzò tutti su calcio di rigore. Il modo in cui li batteva lasciava i tifosi molto tranquilli: una gran botta senza neanche guardare il portiere che non faceva neanche in tempo a buttarsi. Era nato il rigore “alla Chiodi”.
Oltre ai sette gol in campionato, nella stagione 1978/79 realizzò anche 2 gol in Coppa Italia e 2 in Coppa Uefa (in pratica, nei sedicesimi, qualificò il Milan agli ottavi segnando sia all’andata che al ritorno contro i bulgari del Levski Spartak). Nella stagione successiva, si confermò sugli stessi livelli, risultando il miglior marcatore rossonero con 11 reti (7 in campionato e 4 in Coppa Italia).
Purtroppo quella stagione ebbe il drammatico epilogo del calcio scommesse: il Milan ne fu coinvolto pesantemente, e, purtroppo, alle vicende partecipò anche Stefano Chiodi, anche se il coinvolgimento fu considerato del tutto marginale, tanto che venne squalificato solo per 6 mesi.
Tuttavia, lo sconvolgimento totale che ne conseguì, spinse la società rossonera a cedere il suo attaccante alla Lazio in serie B (anche i laziali erano stati retrocessi per le stesse vicende dalla CAF). Finiva così l’avventura rossonera di Stefano Chiodi, e quell’episodio delle scommesse fu solo uno dei tanti che ne caratterizzarono la carriera. Il campionato con i biancocelesti romani non fu negativo, ma Stefano ebbe la disavventura di fallire il calcio di rigore che impedì alla Lazio di risalire subito nella massima serie: fu l’unico rigore sbagliato della sua carriera, e nonostante avesse cercato di mettersi alle spalle l’episodio, lui l’ha sempre ricordato come “una mezza tragedia”. Ma l’episodio più drammatico doveva ancora arrivare.
Nella stagione 1981/82 Chiodi torna nella sua amata Bologna, ma durò pochissimo: nel corso del derby dell’Appennino contro la Fiorentina, saltando di testa, si scontrò con Ciccio Graziani e cadde pesantemente a terra battendo la testa. Rimase in coma per una notte, si risvegliò e non ricordava l’accaduto, come se non fosse successo nulla. In realtà quell’episodio mise, di fatto, fine alla sua carriera. La stagione successiva (1982/83) provò a continuare la carriera ad alti livelli, ma nella Lazio disputò solo 10 gare anche a causa dei postumi dell’infortunio. Da lì in poi fu solo calcio a bassi livelli (Prato, Campania, Rimini e Lugo), ed all’età di 30 anni si ritirò definitivamente dal calcio giocato.
Nonostante questi brutti episodi, l’animo da combattente gli permise sempre di reagire alle avversità, e gli consentì di vivere, da calciatore molte gioie, prima fra tutte quella di aver segnato il primo gol in serie A proprio il giorno del suo debutto: allo stadio Dall’Ara con la maglia del Bologna proprio contro la squadra che diventerà l’altro suo grande amore calcistico, il Milan. Fu il trampolino di lancio che lo portò qualche anno dopo proprio alla corte del Diavolo, per la cifra record per quei tempi di 1 miliardo 800 milioni.
Dopo una breve esperienza da allenatore (a Teramo), decide di dedicarsi esclusivamente alle attività messe in piedi a Budrio (Bologna): un albergo, un bar ed un ristorante. Nonostante questo, non ha mai perso occasione di partecipare alle partite delle vecchie glorie e di organizzare manifestazioni benefiche, come il primo Memorial Fiorini, dedicato al suo amico, e compagno ai tempi del Bologna, Giuliano Fiorini. Il cuore e la capacità di reagire non gli sono mai mancati, ma stavolta non sono bastati.
All’età di 52 anni, dopo una lunga malattia, il destino ha deciso di portarsi via, in un dignitoso silenzio, l’attaccante della nostra Stella.
Da oggi, nel cielo, sappiamo che brilla una nuova stella: una stella che, insieme a quella di Nereo Rocco e Nils Liedholm, è il riflesso di quella che l’AC Milan porta orgogliosamente sulla maglia!
Ciao Stefano...anzi...”at salut Stefano”!
Gianpiero Sabato





Ciao Stefano,
Ho vissuto il mio, primo scudetto con te, centravanti di una squadra incredibile che al termine della stagione 1978-79 conquisto’ la tanto agognata “Stella”. E’ vero, non segnavi molto, ed i tuoi gol erano quasi tutti su rigore, delle bordate terrificanti, a Bergamo, come a Roma, a Torino e solo un gol su azione, al Catanzaro, di testa, nella neve di San Siro, di contro qualche errore clamoroso sotto porta (uno per tutti Milan vs Manchester City 2-2 di Coppa Uefa, quando, a venti centimetri dalla linea della porta sguarnita “riuscisti” ad alzare il pallone sopra la traversa con la sfera che finì nei “Commandos Tigre”), ma ti ho voluto bene veramente, perché nel mio ideale di adolescente eri tu il centravanti di potenza al quale mi ispiravo nelle mie interminabili partite con gli amici, un tipico “casciavit” insomma, magari un po’ meno fortunato, ma pur sempre facente parte di quel gruppo di ragazzi che per la prima volta mi fecero gonfiare il petto, orgoglioso di tifare per quelle splendide maglie rossonere con le righe strette ulteriormente glorificate da un ennesimo trionfo.
Colombo Labate, www.magliarossonera.it - Vivere il Milan...a modo nostro!





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La scomparsa di Stefano Chiodi su "Forza Milan!", dicembre 2009




Ricordo di Stefano Chiodi,
Torino vs Milan 0-3, 1978-79


Stefano Chiodi




Rassegna Stefano Chiodi


Centravanti