Fabio CAPELLO
"Il Geometra"

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(Archivio Magliarossonera.it)



Scheda statistiche giocatore
  Fabio CAPELLO

Nato il 18.06.1946 a Pieris (GO)

Interno sinistro (C), Allenatore, Allenatore in Seconda e Allenatore Squadre Giovanili, m 1.78, kg 71

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 4, dal 1976-77 al 1979-80

Soprannomi: “Il Geometra”, “Fabio Massimo”, “Don Fabio”

Proveniente dalla Juventus

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 29.08.1976: Milan vs Catania 2-0

Ultima partita ufficiale giocata con il Milan l'11.05.1980: Lazio vs Milan 0-2 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 87

Reti segnate: 9

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1978-79), 1 Coppa Italia (1977)

Esordio in Nazionale Italiana il 13.05.1972: Belgio vs Italia 2-1

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 22.12.1976: Portogallo vs Italia 2-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 32

Reti segnate in Nazionale Italiana: 8

Palmares personale: 3 Scudetti (1971-72, 1972-73, 1974-75, Juventus), 1 Coppa Italia (1969, Roma)

DA ALLENATORE:

Stagioni al Milan: 11, Allenatore Squadra Primavera dal 1982-83 al 1985-86, Allenatore in Seconda nel 1986-87, Allenatore Prima Squadra nel 1986-87 (subentrato a Nils Liedholm il 6 aprile 1987), dal 1991-92 al 1995-96 e nel 1997-98.

Esordio sulla panchina del Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia l'08.04.1987: Parma vs Milan 0-0

Ultima partita ufficiale sulla panchina del Milan
il 16.05.1998: Fiorentina vs Milan 2-0 (Campionato)

Ultima partita amichevole sulla panchina del Milan il 07.10.2002: Dinamo '90 vs Milan '90 1-3 (Addio al calcio di Zvonimir Boban)

Totale panchine in gare ufficiali: 300

Palmares rossonero da Allenatore Prima Squadra: 4 Scudetti (1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96), 1 Coppa dei Campioni (1994), 1 Supercoppa Europea (1994), 3 Supercoppe di Lega (1993, 1994, 1995), 1 Mundialito per Clubs (1987)

Palmares rossonero da Allenatore Squadra "Primavera": 1 Coppa Italia (1985)

Palmares personale: 2 Scudetti (1996-97, 2006-07, Real Madrid), 1 Scudetto (2000-01, Roma), 2 Scudetti (2004-05, 2005-06, Juventus - entrambi revocati), Oscar del calcio AIC come Miglior allenatore (2005)










Ha giocato anche con la Spal (B, 1964-67), la Roma (A, 1967-69), la Juventus (A, 1969-76).

Ha allenato anche il Real Madrid (A, 1996-97), la Roma (A, 1999-2004), la Juventus (A, 2004-2006), la Nazionale Inglese (dal 2008, attualmente in carica).

"Fabio Capello è senza dubbio uno dei “grandi” del Milan nel suo primo secolo di vita. Come allenatore sicuramente il numero uno, come calciatore, in gruppo, assieme ad altri. Capello nasce a Pieris (provincia di Gorizia) il 18 giugno 1946 e milita in diverse formazioni (Spal, Roma ecc.) prima di affermarsi alla Juventus. Dopo lo scambio con Romeo Benetti approda al Milan dove termina la propria carriera di calciatore. In quattro stagioni gioca 87 incontri ufficiali realizzando 9 gol e vincendo una Coppa Italia. Molto più ampio il suo Palmares con la Juve ed in nazionale dove disputa 32 gare ed è ricordato per lo storico gol a Wembley che dà la prima vittoria dell’Italia nel tempio del calcio inglese. In campo è considerato un campione, un centrocampista di classe sopraffina. In panchina diviene invece un fuoriclasse e regala al Milan 4 scudetti ed un’infinità di altri titoli che lo pongono di diritto fra i più grandi tecnici di tutti i tempi del calcio italiano." (da “1899-1999. Un secolo rossonero”, di Carlo Fontanelli, Geo Edizioni 2000)

"La storia calcistica di Fabio Capello è divisa in due parti, ambedue legate, anche se in modo diverso, al Milan. Come giocatore Capello è approdato in rossonero dopo otto stagioni con la maglia della Juventus (tre scudetti e una Coppa Uefa), mentre la carriera di allenatore è completamente legata al Milan. La sua prima esperienza in panchina è della stagione 1986/1987 quando, nel finale di campionato, rileva Liedholm e porta la squadra in Coppa Uefa vincendo lo spareggio con la Sampdoria. Nel 1991/1992 con il passaggio di Sacchi alla nazionale, prende ufficialmente la guida del Milan. Salutato con scetticismo, Capello smentisce tutti vincendo quattro scudetti (di cui tre consecutivi), una Coppa dei campioni e vari altri trofei. L'ultimo campionato vinto con la Roma sono storia di oggi. Capello ha vestito la maglia azzurra per 4 anni (esordio nel 1972 ed addio nel 1976) segnando 8 gol. Memorabile quello rifilato all'Inghilterra, a quattro minuti dalla fine, che ci ha permesso di battere, per la prima volta nella nostra storia, l'Inghilterra a casa loro." (Dal sito AC Milan.com)

"Arrivò al Milan nel giugno del 1976 in cambio di Romeo Benetti quando ormai la sua carriera era quasi giunta al crepuscolo, alternando buone prestazioni ad altre meno convincenti, togliendosi comunque delle soddisfazioni, come quella di vincere lo scudetto della “Stella” ed una Coppa Italia. Qualche anno dopo andò ad allenare la “Primavera” rossonera, che in quel periodo lanciò gente come Paolo Maldini, Alessandro Costacurta e Fabrizio Ferron, tanto per fare dei nomi e con la quale vinse una Coppa Italia, oltre a vari trofei. Nel 1987 subentrò a Liedholm alla guida della prima squadra, vincendo uno spareggio UEFA con la Sampdoria ed il Mundialito per Clubs. Dopo il periodo d’oro di Sacchi tornò alla prima squadra, vincendo, tra il 1992 ed il 1994, tre scudetti consecutivi, più uno nel 1996, disputando tre finali di Coppa dei Campioni consecutive, nel 1993, 1994 e 1995, oltre a vincere varie Coppe. La stagione 1997-98, disastrosa sotto tutti gli aspetti, non ha comunque offuscato il valore di uno dei tecnici più vincenti della Storia del Milan." (Nota di Colombo Labate)


Fabio Capello centrocampista-geometra arriva dalla Juventus nella deludente stagione 1976/77. Da giocatore rimane 4 anni conquistando una Coppa Italia e uno Scudetto (quello della Stella). Si lega al Milan prima da dirigente con il gruppo Fininvest e poi da allenatore vincendo tutto ciò che c'era da vincere. Rimane nella storia come uno dei più grandi allenatori della squadra Rossonera. (Nota di Gianni Morelli)




Dal sito www.wikipedia.org

CALCIATORE
Nipote d'arte (suo zio materno è Mario Tortul, mezzala di Sampdoria, Triestina, Padova e Nazionale negli anni cinquanta e sessanta), Fabio Capello esordisce nel 1964, a diciotto anni, nella SPAL, scoperto da Paolo Mazza che lo porta a Ferrara ancora ragazzino prelevandolo dalla squadra locale del Pieris. Nel 1967 viene acquistato dalla Roma, con la quale due stagioni dopo conquista il primo trofeo, la Coppa Italia. In quella stagione l'allenatore è Helenio Herrera, da molti considerato il vero mentore di Capello, in grado di plasmarne le doti che ne fanno oggi un allenatore vincente.
La società capitolina lo cede quindi alla Juventus, squadra in cui inizia a vincere con regolarità (tre scudetti, nel '72, '73 e '75) e diviene una presenza fissa della nazionale italiana della prima metà degli anni '70, totalizzando trentadue presenze e otto reti. Tra le sue numerose performances di valore, spicca negli annali il gol segnato il 14 novembre del 1973 grazie al quale l'Italia vinse per la prima volta nella sua storia in casa dell'Inghilterra, a Wembley, considerata allora la "tana" inespugnabile del calcio d'oltremanica.
Nel 1976 lascia la Juventus per il Milan, dove chiude la carriera da calciatore nel 1980 dopo aver vinto una Coppa Italia nel 1977 ed uno scudetto, nel 1979.

ALLENATORE
Già pluridecorato come calciatore, Fabio Capello ha raccolto se possibile ancora di più come allenatore, portando al successo società blasonate come il Milan, il Real Madrid, la Roma e la Juventus. Secondo il parere unanime degli appassionati, il marchio di fabbrica delle sue squadre è l'organizzazione tattica, unita ad una concretezza estrema.
Capello è uno dei tecnici più preparati e vincenti di sempre, capace di vincere lo scudetto con tutte le squadre che ha allenato, pur alimentando polemiche con alcuni dei giocatori più rappresentativi, come ad esempio Roberto Baggio al Milan, Davor Suker a Madrid, Vincenzo Montella a Roma e Alessandro Del Piero alla Juventus.

MILAN
Inizia nel Milan nella stagione 1986/1987, guidando la squadra durante le ultime 6 partite della stagione. In quell'occasione sostituisce l'esonerato Nils Liedholm e garantisce la qualificazione in Coppa UEFA ai rossoneri dopo un vittorioso spareggio contro la Sampdoria. Segue poi un lungo intervallo durante il quale occupa una poltrona da dirigente presso la società rossonera. Capello abbandona nuovamente la scrivania in favore del campo quando il Milan ha necessità di sostituire Arrigo Sacchi, chiamato a dirigere la nazionale azzurra. Accolto da un'iniziale perplessità per la sua scarsa esperienza in panchina ed etichettato frettolosamente come uno yesman dei vertici societari, Capello inaugura uno dei più prolifici cicli di vittorie della sponda rossonera di Milano. Fra il 1991 e il 1996, infatti, il Milan allenato dal tenace friulano è capace di centrare quattro scudetti di cui tre consecutivi (1992, '93, '94 e '96) e una Champions League (nel 1993-'94) e altre due finali perse della massima competizione continentale per club nel 1993 e nel 1995, stabilendo numerosi primati, tra cui il massimo numero di risultati utili consecutivi in Serie A (58 partite senza sconfitte).

REAL MADRID
Sulla scorta dei suoi rutilanti successi, Capello è conteso da numerose squadre europee: accetta la corte della più ricca e blasonata delle sue pretendenti, e sbarca al Real Madrid. Nella capitale spagnola il suo stile pragmatico ed il suo gioco efficace gli valgono molte antipatie nella stampa e nel tifo spagnoli, di solito pretenziosi per quanto riguarda l'estetica del gioco. Capello però si impone vincendo subito la Liga e gli iberici gli conferiscono il pomposo soprannome di "Don Fabio". Durante il suo soggiorno presso le merengues Capello scopre e consacra il talento di Raúl e sancisce di fatto la fine della carriera di Butragueño.

MILAN: SECONDO PERIODO
Nel 1997 torna in rossonero, durante un periodo nero per la società di Via Turati. Si tratta di un'esperienza sfortunata, conclusasi con un decimo posto in campionato e con la sconfitta nella finale di Coppa Italia. Sembra sia stato lui a far cedere alla società il mediano Edgar Davids alla Juventus, nella quale l'olandese sarà autore di ottime prestazioni. Riguardo alla vicenda Davids la situazione è così articolata: dati i pessimi rapporti tra il giocatore e la società, Capello suggerì al Milan di venderlo ad una squadra estera e non ad un' italiana, altrimenti l'avrebbe poi incontrato in campionato come avversario. Tutti sanno come andò a finire.

ROMA
Quindi, dopo un anno da commentatore sportivo per la Rai, dalla stagione 1999/2000 passa ad allenare la Roma, che conduce alla conquista del terzo tricolore della storia giallorossa e di ben 2 secondi posti. Nella Capitale Capello ha dei contrasti con l'attaccante Vincenzo Montella, reo di schierare il bomber col contagocce. Il tecnico si lascia in malomodo con la società giallorossa, venendo bollato come traditore dai tifosi una volta venuti a sapere del suo accordo con la Juventus, dopo che aveva dichiarato, durante una conferenza stampa, che mai avrebbe allenato i bianconeri.

JUVENTUS
Successivamente, seguendo lo stesso itinerario che aveva percorso da giocatore, passa dalla Roma alla Juventus. Nel 2005, alla prima stagione sulla panchina bianconera, vince lo scudetto e si ripete l'anno successivo. Questi due scudetti saranno poi revocati dalla giustizia sportiva in seguito allo scandalo di "Calciopoli". Qui Capello valorizza l'asso svedese Zlatan Ibrahimovic (già seguito dal tecnico quand'era alla Roma) e crea un rapporto conflittuale col capitano della squadra Del Piero, facendolo giocare poco o sostituendolo ad ogni partita (come con Roberto Baggio nel Milan): la stampa paragonerà la loro rivalità a quella che c'era tra Agamennone (Capello) e Achille (Del Piero) durante la guerra di Troia.






















REAL MADRID: SECONDO PERIODO
Ed è proprio mentre questo scandalo è ancora in corso, il 4 luglio 2006, che Capello dà le dimissioni da allenatore della Juventus, e subito dopo sigla un contratto col Real Madrid, con cui si lega, almeno in teoria, fino al 2009. Confermando per l'ennesima volta la sua fama di vincente, Capello gestisce con intelligenza una situazione societaria e di spogliatoio assai complessa e, dopo feroci contestazioni iniziali da parte di tifosi e stampa che lamentavano la qualità scadente del gioco madridista, vince il campionato spagnolo 2006/07 in volata sugli eterni rivali del Barça. Questo però non gli basta per mantenere la fiducia della dirigenza e così viene licenziato dal presidente Calderón a stagione conclusa. Durante la sua permanenza nella squadra, Capello metterà fuori squadra fuoriclasse come Ronaldo, David Beckham e Antonio Cassano, colpevoli secondo lui di scarso impegno.

INGHILTERRA
Nel 2007 ha svolto per Rai Sport, la testata sportiva della televisione pubblica, il ruolo di opinionista e commentatore televisivo.
A seguito della mancata qualificazione inglese agli Europei del 2008, il 14 dicembre 2007 la FA annuncia l'ingaggio di Fabio Capello come nuovo commissario tecnico della nazionale inglese. Il giorno successivo il tecnico friulano firma un contratto di quattro anni e mezzo per la cifra di circa 5,5 milioni di euro a stagione. La FA gli concede carta bianca per quanto riguarda la scelta degli assistenti: Italo Galbiati è l'allenatore in seconda, Franco Tancredi il preparatore dei portieri, Massimo Neri il preparatore atletico, Franco Baldini (con Capello già alla Roma e al Real) il general manager. Esordisce sulla panchina inglese il 6 febbraio 2008 nell'amichevole contro la Svizzera a Wembley terminata 2-1 per la compagine britannica (gol di Jenas e Wright-Phillips). Un mese più tardi perderà la seconda amichevole contro la Francia per 1-0 e inizieranno le polemiche con la stampa inglese; in seguito, vincerà le altre due amichevoli con gli Stati Uniti 2-0 e con il Trinidad & Tobago 3-0, procedendo la sua marcia verso le qualificazioni dei Mondiali Sudafricani del 2010, che hanno inizio in settembre.
Nella prima partita ufficiale della gestione di don Fabio, l'Inghilterra ottiene una poco convincente vittoria contro Andorra. Nel match successivo, la squadra si rifà vincendo per 4-1 in trasferta contro la Nazionale croata. Una vittoria straordinaria, che sa di rivincita per gli inglesi, dato che proprio la Croazia li aveva battuti qualche mese prima, escludendoli da Euro 2008.






Con la maglia della Spal
(dal sito www.calcioclick.it)


Con la maglia della Roma
(dal sito img.dailymail.co.uk)


Alla Roma con Herrera
(dal sito www.storiedicalcio.altervista.org)





15 settembre 1976, Dinamo Bucuresti vs Milan 0-0 (Coppa Uefa): Fabio Capello in azione
(Foto Agenzia Giornalfoto, per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)



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Fabio Capello, stagione 1976-77
(dal sito www.delcampe.net)
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19 settembre 1976, Novara vs Milan 0-3





Nereo Rocco e Fabio Capello giocano a carte in un vagone di treno, 1976-77



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1976-77, Circolo Milan di Piazza S. Alessandro: Fabio Capello, Gianni Rivera, Giorgio Morini, Giorgio Braglia.
Alle loro spalle, da sinistra: Primo Carlini, Paolo Mariconti e Aristide Facchini



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30 ottobre 1977, Milan vs Foggia 2-0, Calloni, Rivera, Maldera e Capello prima di un calcio di punizione
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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(da "Intrepido")





In copertina di "Intrepido", ai tempi della Juventus








Fabio Capello con Pietro Anastasi
(dal sito www.storiedicalcio.altervista.org)



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6 novembre 1976, Milan vs Juventus 2-3: Fabio Capello in azione
(Foto Agenzia Giornalfoto, per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)



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16 gennaio 1977, Milan vs Torino 0-0: Bigon, Capello, Silva e Rivera
(Foto Agenzia Giornalfoto,
per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)
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1976-77: Giorgio Morini, Fabio Capello,
Giorgio Braglia e Giuseppe Marchioro
(Foto Agenzia Giornalfoto, per gentile concessione di
Emanuele Pellegrini)



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Fabio Capello e Gianni Rivera, stagione 1976-77
(Archivio Magliarossonera.it)
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Fabio Capello in copertina "Intrepido", 1976-77



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1977-78, la Stock premia Rivera, Bertoni, Luppi e Capello
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Profilo di Capello, stagione 1977-78


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Fabio Capello, stagione 1978-79
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Stagione 1978-79
(per gentile concessione di Antonio Belli - Facebook AC Milan shirts)



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Fabio Capello nuovo allenatore del Milan
(da "L'Unità" dell'8 aprile 1987)
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Fabio Capello e Nils Liedholm, stagione 1986-87



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Una copertina di "Forza Milan!" dedicata a Mister Capello
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Articolo su Fabio Capello, fine stagione 1993-94
(da "Forza Milan!", grazie a S. Ravaglia)



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Cartolina di Fabio Capello, stagione 1993-94
(per gentile concessione di Riccardo Gaggero)








Fabio Capello allenatore della Roma
(dal sito www.as-roma-calcio.com)





Allenatore della Juve
(dal sito www.repubblica.it)


Fabio Capello festeggia il titolo 2005-06, poi revocato
(dal sito www.repubblica.it)



Dal sito www.gazzetta.it

L'ENNESIMO TRIONFO DI FABIO & FABIO
18 maggio 2007

Quello del Real Madrid è anche il trionfo di due italiani: Fabio Capello e Fabio Cannavaro. Ripercorriamo le loro carriere:
FABIO CAPELLO
Ha vinto con Milan, Real Madrid, Roma e Juventus: ufficialmente gli scudetti sono 7, perché i due alla Juve sono stati cancellati dalle vicende extracalcistiche. Ma un altro vanto di Fabio Capello è quello di non essere mai stato esonerato. Nel '98-99 si fermò per un anno, per sua scelta. Fabio Capello inizia la carriera di allenatore al Milan. Dopo alcuni anni di settore giovanile e un'apparizione per 5 giornate in serie A (' 86-87), il tecnico prende il posto di Arrigo Sacchi dal 1991-92. Capello vince subito tre scudetti consecutivi, quindi c' è il quarto posto del '94-95 e un altro titolo nel 1995-96, che si aggiunge alla Champions del '94. Poi lascia Milano per la Spagna: conquista la Liga con il Real Madrid ma resta una sola stagione. Il suo ritorno al Milan coincide però con una delle peggiori stagioni del decennio: 10º posto con sole 11 vittorie e 12 sconfitte. Capello decide di fermarsi per un anno. Quindi, dalla stagione 1999/2000 passa ad allenare la Roma, che conduce al tricolore l'anno dopo; ottiene lo stesso risultato con la Juventus nel 2005, alla prima stagione sulla panchina bianconera, cosa che ripete l'anno successivo. I due scudetti saranno poi revocati dalla giustizia sportiva in seguito allo scandalo Calciopoli. È l'unico allenatore ad avere vinto il campionato italiano con tre squadre diverse: Milan, Roma, Juventus, anche se gli scudetti vinti con quest'ultima società sono stati revocati nel luglio 2006.




Dal sito www.gazzetta.it
18 giugno 2007

Capello vuole conferme. "Basterà questo titolo?"
In conferenza stampa il tecnico italiano lancia un messaggio chiaro al presidente Calderon, con cui i rapporti sono molto tesi: "Non ho sentito il suo appoggio, ora deve decidere se darmi fiducia o scegliere un altro architetto per il suo progetto"

E' il momento della resa dei conti. La festa del Real Madrid non è certo conclusa, durerà ancora a lungo. Ma il futuro del club va deciso subito e Fabio Capello, dopo aver esultato per l'ennesimo trionfo della sua invidiabile carriera, non ha intenzione di aspettare a lungo.


Nella conferenza stampa che ha sancito la fine di questa Liga, il tecnico italiano si è tolto i classici sassolini dalle scarpe, affrontando temi che finora aveva preferito lasciare da parte. Lo ha fatto con estrema chiarezza, come è nel suo stile. Non è andato allo scontro frontale con il presidente Ramon Calderon e con la dirigenza della società, ma non è stato certo tenero. Capello vuole chiarezza e attende risposte in tempi brevi.

PROGETTO - "Chiedete a Calderon se questo titolo è sufficiente per continuare a lavorare insieme a questo progetto o se preferisce affidarsi a un altro architetto - sono state le dure parole dell'allenatore madridista -. Non ho sentito l'appoggio del presidente, ma ora la palla passa a lui. Io vorrei continuare". Un messaggio esplicito, che tuttavia non deve essere interpretato come un segnale di rottura totale con la Casa Blanca. Capello sa di avere l'appoggio dello spogliatoio ("per me è la cosa più importante") e su questo vorrebbe porre le basi per la prossima stagione. Ma non è disposto a rivivere gli stessi problemi dell'annata appena conclusa: vuole sentire fiducia intorno a sé, vuole che il suo lavoro sia difeso dalla società.

STAMPA - Chiarita la sua posizione nei confronti del club, Capello si è lasciato un po' andare anche su tutto il resto. "Adesso sono tutti miei amici - ha scherzato sentendo i continui squilli del suo telefonino durante la conferenza stampa -. La verità è che la gente parla senza sapere le cose. In Spagna, come in Italia, sono tutti professori, tutti tecnici, credono che noi allenatori non sappiamo fare nulla. I media mi hanno attaccato fin dal primo giorno, non permettendomi di fare il mio lavoro in un ambiente in cui non si vinceva da tre anni. Certo, qualche errore l'ho fatto anch'io. Il più grave è stato quello su Beckham". Contrasti che fanno parte del passato, quelli con lo Spice Boy. Come passati sono tutti i problemi di una stagione travagliata. Ma Capello non dimentica: se vorranno trattenerlo a Madrid, i blancos dovranno dargli garanzie precise.




Dal sito www.gazzetta.it
19 giugno 2007

Capello: "Se mi cacciano. forse smetto di allenare"
Dopo la trionfale notte di Madrid, oggi il tecnico si racconta in esclusiva alla Gazzetta dello Sport: "Ora vorrei la Champions. Probabilità che rimanga al Real? Come lanciare in aria una moneta"

MADRID (Spagna) - I due telefonini trillano in continuazione. E Fabio Capello, neo campeon di Spagna, alterna i "grazie" ai gracias con la stessa disinvoltura con cui cambia città e squadre continuando a vincere. È anche il giorno del suo compleanno e tra un jamon e un merluzzo alla griglia, al fianco della moglie Laura, arrivano gli auguri di Francesco e Federico, i due nipotini capaci di liberare un sorriso dolcissimo sul volto del nonno. Ma è un breve spot perché, tra foto e autografi, Capello ha in testa soltanto il Madrid, che ha riportato al titolo dieci anni dopo e che potrebbe nuovamente lasciare come allora. Con la differenza che stavolta non è lui a voler staccare la spina, ma il presidente meno amato dai tifosi e dalla squadra.


- Capello, qual è stata la telefonata più gradita?
"Quella di Allegra Agnelli. Le sue parole mi hanno commosso, perché suo marito, il dottor Umberto, mi aveva chiamato alla Juve poco prima di morire".

- E quella meno attesa qual è stata?
"Quella di Lapo. È stato molto carino, dicendomi che ha capito quanto è difficile lavorare all'estero in un ambiente difficile. Ma devo dire che mi hanno fatto piacere le telefonate di tutti gli amici. L'ultimo che mi ha chiamato è stato Zoff, poco fa".

- Questo successo è stato il più difficile della sua carriera?
"Sicuramente e con differenza, come dicono qui, rispetto a tutti gli altri, perché dal primo giorno mi sono sentito un salmone, costretto a risalire la corrente. Grazie ai miei collaboratori, da Baldini a Galbiati, da Tancredi a Neri, abbiamo costruito un gruppo che non esisteva, compiendo un vero miracolo".

- È vero che a un certo punto si era dimesso?
"Dopo il 3-2 sul Bayern all'andata, ho detto al presidente che se la causa di tutti i problemi ero io, ero disposto a farmi da parte. Lui, però, mi disse che si incomincia e si finisce con lo stesso allenatore e siamo andati avanti".

- Adesso, però, non c'è più feeling con Calderon: come lo spiega?
"Non lo so, bisogna chiederlo a lui. Io so che mi ha preso per vincere e abbiamo vinto, per cui mi sembra di aver fatto il mio dovere".

- Si dice che nella notte del trionfo abbiate litigato: conferma?
"E' una bugia assoluta".

- Perché allora Calderon non l'ha confermata?
"Ripeto: bisogna chiederlo a lui".

- Quante probabilità ci sono che lei rimanga?
"E' come lanciare in aria una moneta. Io so soltanto che vorrei rimanere per vincere la Champions. Ho già prenotato un biglietto aereo per tornare il 19 luglio, perché il raduno è il 20...".

- Ma come potrebbe rimanere con una fiducia forzata?
"Continuerei a fare il salmone".

- E se invece le dicessero adios?
"Me ne andrei per la "puerta grande", come dicono qui".

- Cercherebbe un'altra squadra?
"Le squadre migliori hanno già un allenatore, per cui potrei anche smettere con due anni d'anticipo".

- Andrebbe al Barcellona?
"Mai, perché non potrei tradire il Madrid".

- La Nazionale non le interessa?
"C'è già Donadoni. E' bravo, sta facendo bene e sono contento per lui. Caso mai potrebbe interessarmi una nazionale straniera con obiettivi".

- Domenica notte ha detto che il commissario Rossi le ha tolto due scudetti...
"Non ho capito in particolare perché ci ha tolto l'ultimo, visto che di quella stagione non è venuto fuori nulla, per darlo all'Inter. Confermo che io ho vinto sul campo, come Nedved, Ibrahimovic, Vieira e tutti gli altri, perché sul campo nessuno di noi si è accorto che vi fosse qualcosa di irregolare. Piuttosto si può discutere su quel gol annullato a Trezeguet contro l'Inter in Supercoppa, arbitrata da De Santis".

- A proposito di vecchia Juve, ha più sentito Moggi?
"Tra le tante chiamate, ho ricevuto anche la sua e quella di Giraudo".

- A Torino continuano a dire che lei è scappato...
"Vorrei chiarire, una volta per tutte, che io non sono scappato né da Roma, né da Torino, perché in entrambi i casi avevo una carta in mano, per cui mi sono mosso in piena libertà e legalità, senza forzare alcuna decisione. Ho pensato che fosse giusto lasciare la Juve, perché ero e rimango molto legato a certe persone".

- Buffon ripete spesso che lei gli parlava poco...
"Ho parlato più con Buffon che con tutti gli altri. Quando arrivai alla Juve, veniva da un anno non felice e grazie al lavoro fatto con Tancredi è tornato il numero uno del mondo".

- Un altro che non è mai stato tenero con lei è Totti, che ha vinto la Scarpa d'oro...
"Sono molto contento per Totti e ricordo che quando io dicevo che uno come lui doveva stare davanti, perché ogni volta che tira fa danni, a Roma, dove tutti spiegano il calcio, mi accusavano di schierarlo nel ruolo sbagliato. E quindi complimenti a lui e a Spalletti che lo ha utilizzato nel modo migliore".

- Lo scudetto, però, è andato all'Inter: giusto?
"E' stato uno scudetto meritato, però è come se in una gara di 100 metri l'Inter fosse partita con un vantaggio di 10, per tutti i guai delle altre".

- Moratti parlando del primo dei due vinti lo ha definito lo "scudetto dell'onestà": le brucia ancora?
"Ognuno dice quello che vuole".

- Lei che ha vinto tutto può dirlo: vale più uno scudetto o una Champions League?
"Una Champions, perché ha una risonanza mondiale".

- Si sente come Ancelotti che ha vinto una coppa insperata?
"C'è una differenza: al Milan avevano già una struttura, qui c'era da costruire tutto".

- Ronaldo ha lasciato Madrid facendo gli auguri a tutti tranne che a lei: è pentito di averlo lasciato partire?
"Ognuno è soddisfatto di ciò che dice. Io posso ricordare soltanto che con lui e Van Nistelrooy abbiamo perso 5 partite. Questi sono numeri. Dopodiché gli auguro tutto il bene del mondo per la prossima stagione".

- Qual è la squadra più forte d'Europa?
"Per personalità, qualità e mentalità il Chelsea".

- E in Italia chi sarà favorito per il prossimo scudetto?
"L'Inter perché è la più forte, ma sarà un campionato bellissimo e apertissimo".

- Anche la Juve sarà in corsa?
"Dipende da come conclude la campagna acquisti. Ma Ranieri è un tecnico capace e sono convinto che se la caverà bene".

- C'è la possibilità che Kakà venga a Madrid?
"E' soltanto un sogno".

- E' più facile recuperare Cassano?
"Cassano, purtroppo, si è infortunato nella fase finale. Se ha voglia, è ancora recuperabile".

- Si tolga l'ultimo sassolino: le dà più fastidio essere etichettato come difensivista o essere considerato antipatico?
Basta guardare i numeri delle mie squadre per capire che non sono un difensivista. Quanto all'antipatia, bisognerebbe parlare con i miei amici, quelli che mi conoscono davvero. Ma più di queste etichette, alle quali ormai sono abituato, mi hanno dato fastidio certe critiche arrivate dall'Italia, da chi non ha avuto rispetto per chi lavora all'estero e ha definito mediocre il campionato spagnolo. Bearzot, invece, che è un uomo di confine come me, ha capito le mie difficoltà e ha dimostrato di sentirsi più italiano di altri che vivono al centro Italia. Per questo oggi voglio ringraziare lui e tutti gli altri che mi hanno chiamato". Anche se soltanto Francesco e Federico lo hanno fatto sentire un nonno felice.




Dal sito www.gazzetta.it
19 giugno 2007

Real, Calderon ha deciso. Capello via, sì a Schuster
Il presidente dei Blancos, a meno di clamorosi dietrofront, ha scelto per la prossima stagione l'allenatore del Getafe. Ma non tutti in società sarebbero d'accordo. Intanto stasera ultima panchina per "Don Fabio" nella Partita della Pace

MADRID (Spagna) - All'alba Fabio Capello è partito per Tel Aviv. Questa sera alle 19.45 il Real Madrid gioca la Partita della Pace, affrontando una mista israelo-palestinese.



ULTIMA PANCHINA? - L'amichevole organizzata dalla Fondazione Simon Peres è il primo impegno del Real campione di Spagna, e molto probabilmente segnerà l'ultima partita di Capello (contratto fino al 2009) alla guida del Madrid. Solo un improbabile e repentina inversione a U del presidente Ramon Calderon potrà permettere a Capello di proseguire la sua carriera Real. Il presidente ha deciso: il prossimo anno al Bernabeu in panchina ci sarà Bernd Schuster. Anche perché, intanto, a Radio Onda Cero l'allenatore friulano ha dichiarato: "Mi stanno togliendo il tappeto da sotto i piedi. Ho paura che cerchino un nuovo architetto".

AS ANTICIPA - Ieri Calderon ha portato il trofeo della Liga appena vinta nella redazione di AS, e oggi il tabloid sportivo che quest'inverno aveva titolato "Capello alla frontiera" dedica l'intera prima pagina al faccione di Bernardo, come lo chiamano qui: "Schuster allenatore per il 2007-08". "Dopo la finale di Coppa parleremo del futuro", il titolo a pagina 2, parole di Calderon che si riferisce all'ultima partita della lunghissima stagione spagnola, Getafe-Siviglia di sabato sera, al Bernabeu, che assegnerà la copa del Rey. Stanotte il 'presi' è stato ospite al Larguero, popolare trasmissione radiofonica della Cadena Ser, e ha detto che "deciderà Mijatovic".

LA...RELAZIONE - Un'altra mezza bugia, perché come rivela oggiMarca il dg del Madrid nella sua riflessione scritta sulla stagione dirà che Capello deve restare. E il presidente non vuole che resti. Dopo Del Bosque, cacciato da vincitore nel 2003, con relativo anatema sul Real cancellato solo dopo 4 anni, tocca a Capello rimediare il benservito da campione. Anche il quotidiano politico Abc oggi da la cosa per fatta in prima pagina ("Schuster sostituirà Capello nonostante il titolo del Real Madrid"), ma accoglie anche un'inchiesta interessante.

SONDAGGIO - Abc ha chiesto a 10 esperti (ex giocatori, dirigenti, madridisti eccellenti) se Capello deve restare o no: in 7 hanno risposto di si, due hanno detto si e no, solo uno ha detto chiaramente no. Capello "risalendo la corrente come un salmone" come ha detto alla Gazzetta, ha conquistato la Liga e buona parte della critica. Ma sarà licenziato. La data più probabile dell'ufficializzazione dell'esonero (primo in carriera per Capello) resta lunedì prossimo, giorno di riunione della giunta direttiva, ma con i giornali scatenati non è detto che Calderon sia costretto ad uscire prima allo scoperto. Unico ostacolo all'outing pro Schuster, la finale di Copa del Rey di sabato sera.






Capello alla guida della Nazionale Inglese da dicembre 2007
(dal sito www.marcbirchamofficialwebsite.com)



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(18 giugno 2018, dal sito www.acmilan.com)