Claudio Daniel BORGHI
"Bichi"

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(dal "Guerin Sportivo", 1987)
  Claudio Daniel BORGHI

Nato il 28.09.1964 a Castelar (ARG)

Attaccante (A), m 1.81, kg 78

Stagioni al Milan: 2, dal 1986-87 al 1987-88 (a settembre 1987 ceduto in prestito al Como),
solo partite amichevoli

Soprannome: “Bichi”

Proveniente dall’Argentinos Juniors

Esordio nel Milan in gare amichevoli: .....

Ultima partita amichevole giocata con il Milan: .....

Totale presenze in gare amichevoli: ...

Reti segnate: ...

Partite amichevoli documentate da tabellino in Magliarossonera.it:
- 26.05.1987: Grasshoppers vs Milan 2-0 (Coppa Guarnaccia)
- 06.06.1987: Pro Sesto vs Milan 0-4
- 09.06.1987: Pergocrema vs Milan 0-4
- 11.06.1987: San Donà vs Milan 1-5
- 13.06.1987: Piacenza vs Milan 1-0
- 21.06.1987: Milan vs Porto 2-0 (Mundialito per Clubs)
- 23.06.1987: Milan vs Paris Saint Germain 1-0 (Mundialito per Clubs)
- 27.06.1987: Internazionale vs Milan 0-0 (Mundialito per Clubs)
- 29.06.1987: Milan vs Barcellona 1-0 (Mundialito per Clubs)
- 21.02.1988: Milan vs Steaua Bucarest 1-1
- 04.04.1988: Milan vs Dinamo Zagabria 1-2
- 07.04.1988: Rimini vs Milan 0-1
- 14.04.1988: Trezzano vs Milan 0-3
- 21.04.1988: Fontanellese vs Milan 0-5
- 28.04.1988: Baruccana vs Milan 0-10
- 17.05.1988: Manchester United vs Milan 2-3
- 19.05.1988: Milan vs Real Madrid 2-1

Esordio assoluto in Serie A
il 20.09.1987: Como vs Internazionale 1-2

Esordio in Nazionale Argentina: nel 1985

Ultima partita giocata in Nazionale Argentina: nel 1986

Totale presenze in Nazionale Argentina: 9

Reti segnate in Nazionale Argentina: 1

Palmares personale: Campione del Mondo (Mexico '86, Nazionale Argentina), 2 Campionati Argentini (1983-84 e 1984-85, Argentinos Juniors), 1 Coppa Libertadores (1985, Argentinos Juniors)
, 1 finale di Coppa Intercontinentale contro la Juventus (1985)




Ha giocato anche con l’Argentinos Juniors (A), il Como (A), il Neuchateul Xamax (A), il River Plate (A), l’Independiente (A), l’Union Santa Fè (*), l’Huracan (*), la Platense (*), il Colo Colo (A), il Correcaminos (*), l’O’Higgins (*), l’Audax Italiano (*), il Santiago Wanderers (*).

"Per il suo ingaggio, Arrigo Sacchi (che gli preferiva Rijkaard) e Silvio Berlusconi vennero quasi ai ferri corti. Dopo il suo prestito, per un anno, al Como, ed alcune amichevoli, sia pur giocate discretamente, con il Milan, però, anche il presidente si convinse che, forse, era meglio lasciar perdere." (Nota di Colombo Labate)

Ha allenato l’Audax Italiano, il Colo-Colo, l'Independiente.





All'Argentinos Juniors


  • Con la maglia rossonera, 1987-88


Claudio Borghi al Como, 1987-88





Claudio Daniel Borghi, 1986-87



Dal sito www.wikipedia.it

GIOCATORE
Borghi iniziò la sua carriera come centrocampista offensivo nell'Argentinos Juniors all'inizio degli anni '80. Era considerato una giovane promessa argentina e furono riposte molte speranze su di lui quando fu convocato dall'Nazionale argentina per i mondiali di Messico '86. Tuttavia non brillò durante quel mondiale vinto dall'Argentina e non fu più convocato per la selección. Giocò probabilmente la sua miglior partita durante la finale di Coppa Intercontinentale fra Argentinos Juniors e Juventus del 1985, non riuscendo però a portare la sua squadra al successo.
Il presidente del Milan Berlusconi lo comprò nel 1987 parcheggiandolo però al Como, siccome all'epoca non si poteva schierare più di 2 stranieri per squadra e il Milan aveva già Gullit e van Basten. Al Como Borghi giocò pochissimo, solo 7 presenze senza segnare alcun gol. L'anno successivo, con l'apertura al terzo straniero, Berlusconi lo voleva portare al Milan, ma alla fine accontentò Sacchi che invece voleva Frank Rijkaard.
Ritornò in Argentina nel 1988, per poi giocare per altre squadre sudamericane. Solo quando giocò in Cile mostro ancorà le doti che lo avevano contaddistinto da giovane, vincendo la Recopa Sudamericana e la Coppa Interamericana con il Colo-Colo nel 1992.

ALLENATORE
Dopo il ritiro Borghi iniziò ad allenare sempre in Cile. Dal 2006 allena il Colo-Colo con cui ha vinto il Campionato di Apertura e di Clausura nel 2006 e il Campionato di Apertura nel 2006, oltre ad aver condotto la squadra fino alla finale della Coppa Sudamericana. È stato nominato allenatore sudamericano dell'anno 2006 dopo la conquista della finale di Coppa Sudamericana con il Colo-Colo. Il 26 marzo 2008, a causa dei pessimi rapporti tra dirigenza e giocatori, Borghi lascia la panchina del club cileno. Dal giugno 2008 è l'allenatore dell'Independiente.




Dal sito www.irishclan.org

CLAUDIO BORGHI
Finale di Coppa Intercontinentale del 1985: la Juventus sconfigge ai calci di rigore l’Argentinos Juniors. Claudio Daniel Borghi, fantasista della squadra sudamericana, gioca una partita spettacolare e Silvio Berlusconi, fresco Presidente del Milan, resta ammaliato dalle sue qualità di regista d'attacco di scuola sudamericana. Tra i credits dell'argentino anche un titolo mondiale conquistato con la nazionale biancoazzura, ma a dire il vero il suo apporto si limita due scampoli di partita nelle fasi preliminari). La sorte gli offre una maglia rossonera, ma gli procura anche due concorrenti terribili: nel Milan giocano due olandesi, di nome Gullit e Van Basten ed a Claudio viene concesso di giocare solo il Mundialito Club, che il Milan vince. Arrigo Sacchi, all'inizio della stagione 1987, lo boccia senza appello: non c'è spazio in squdra per Borghi. Cosicché Berlusconi lo cede in prestito, malvolentieri, al Como di Aldo Agroppi. Per Borghi è una mazzata: insidiato anche dall'altro regista comasco, Egidio Notaristefano, gioca poco, e quasi sempre male. A fine campionato arriva la sentenza definitiva: Sacchi sceglie Rijkaard come terzo straniero.
Borghi sceglie la via dell'esilio e va in Svizzera, nel Neuchatel Xamax, ma dopo qualche mese fa ritorno in Argentina. Per qualche anno fa il girovago, giocando in Brasile, Messico e Cile e, nel 1998, decide di ritirarsi.
Oggi fa il procuratore e rilascia interviste in cui dipinge Arrigo Sacchi come un aguzzino dai metodi hitleriani




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4 aprile 1988, amichevole Milan vs Dinamo Zagabria 1-2: Gullit, Borghi e Van Basten prima della partita



Dal sito www.creamweb.it

IL PERSONAGGIO: "CHI E' COSTUI?"
Giovane promessa argentina, ha vinto trofei molto importanti in patria. Arriva in Italia dove finisce velocemente in panchina e poi nel dimenticatoio.
Il talento di Claudio Borghi fiammeggiava come un dardo accecante. Incantò tutti nella sfida di Coppa Intercontinentale del 1985, quando la Juventus di Platini e Laudrup superò a Tokyo in una delle più spettacolari partite della storia della competizione l’Argentinos Juniors ai calci di rigore. Claudio Daniel Borghi, che in bacheca aveva già due titoli nazionali e una Coppa Libertadores, espose nell’occasione in vetrina il meglio del suo repertorio, fatto di finezze prelibate, piedi da ricamo e fantasia da vendere. Se ne innamorò perdutamente il futuro presidente del Milan, Silvio Berlusconi, che non appena assiso sul trono rossonero, nella primavera del 1986, volle acquistare il grande talento in vista della stagione successiva. Arrivò al Milan nell’estate del 1987, quando già i due posti disponibili per gli stranieri erano occupati da Gullit e Van Basten. A sentir lui, gli fu fatta una promessa: «Se giochi bene il Mundialito, rimani». L’asso argentino scese in campo nel Mundialito per club e giocò benissimo: presente in tutte e quattro le partite, segnò anche un gol, il 21 giugno 1987 nel 2-0 al Porto. Il Milan vinse il torneo, lui fu premiato come miglior giocatore, poi l’arrivo di Sacchi e l’intoccabilità dei due fenomeni olandesi gli chiusero ogni spazio. Fu parcheggiato al Como di Agroppi, per valutarne meglio le possibilità e cominciò, improvviso, il suo declino. In quel ramo del Lago di Como… rivelò lo scatto di un giocatore di calcio-balilla. Borghi sceglieva una zolla all’inizio della partita e da lì non si muoveva. Non fu difficile capire perché (1987-88) giocò appena 7 partite, senza mai segnare... Inizia così un vorticoso girotondo di trasferimenti: Argentina, Brasile, Cile. A metà del 1998, dopo un grave infortunio a un ginocchio, decise di appendere le scarpe al chiodo. Pare che Berlusconi non l’abbia mai scordato...nemmeno Amarcord.




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(dalla "Gazzetta dello Sport", 5 aprile 1988)


Borghi con la maglia della Nazionale Argentina





Claudio Borghi ne l2007




Dal sito www.calcio2000.com

GLORIA E DECADENZA DI CLAUDIO BORGHI
Caro direttore, volevo saperne di più su un giocatore acquistato dal Milan oltre 10 anni fa, ma che praticamente non è mai sceso in campo e cioè Claudio Borghi
Il talento di Claudio Borghi fiammeggiava come un dardo accecante. Incantò tutti nella sfida di Coppa Intercontinentale del 1985, quando la Juventus di Platini e Laudrup superò a Tokyo in una delle più spettacolari partite della storia della competizione l’Argentinos Juniors ai calci di rigore. Claudio Daniel Borghi, che in bacheca aveva già due titoli nazionali e una Coppa Libertadores, espose nell’occasione in vetrina il meglio del suo repertorio, fatto di finezze prelibate, piedi da ricamo e fantasia da vendere. Se ne innamorò perdutamente il futuro presidente del Milan, Silvio Berlusconi, che non appena assiso sul trono rossonero, nella primavera del 1986, volle acquistare il grande talento in vista della stagione successiva, soffiandolo alla Juve, che si diceva l’avesse scelto per l’imminente dopo-Platini. Borghi divenne campione del Mondo in Messico (peraltro solo grazie a due presenze parziali nel primo turno: ma aveva davanti Maradona) e arrivò al Milan nell’estate del 1987, quando già i due posti disponibili per gli stranieri erano occupati da due giganti, Gullit e Van Basten. A sentir lui, gli fu fatta una promessa: «Se giochi bene il Mundialito, rimani».
L’asso argentino scese in campo nel Mundialito club e giocò benissimo: presente in tutte e quattro le partite, segnò anche un gol, il 21 giugno 1987 nel 2-0 al Porto. Il Milan (allenato da Capello) vinse il torneo, lui fu premiato come miglior giocatore, poi l’arrivo di Sacchi e l’intoccabilità dei due fenomeni due olandesi gli chiusero ogni spazio. Venne parcheggiato al Como, per valutarne meglio le possibilità e cominciò, improvviso, il suo declino. Il Como, allenato da Agroppi, era votato alla retrocessione e un artista come Borghi, con la concorrenza tra l’altro del gioiellino locale Notaristefano, risultò subito di troppo. Il 20 settembre 1987, nella partita persa al Sinigaglia con l’Inter (1-2), Borghi giocò un superbo primo tempo, impreziosito da una “rabona”, la figura tecnica consistente nel passare un piede dietro l’altro prima del cross. Un numero riservato a pochi eletti, tra cui Roberto Baggio, che ne ha dato una prova anche in questo campionato col Brescia. Dopo tre partite da titolare, Borghi fu messo in naftalina, giocò altri quattro spezzoni di partita, il Como riuscì a salvarsi e quando l’apertura al terzo straniero aprì una nuova possibilità, l’allenatore Sacchi si scontrò col presidente Berlusconi: il primo voleva Frank Rijkaard, per completare il trio olandese, il secondo restava convinto che Borghi fosse un fuoriclasse e le amichevoli post campionato con Real Madrid e Manchester sembrarono dargli ragione. Dimostrando tuttavia intelligenza e realismo, il presidente cedette al suo allenatore fresco di scudetto e Borghi, sfumata la prospettiva di andare alla Roma, partì per la Svizzera, ingaggiato dal Neuchatel Xamax. Fu una brevissima parentesi: ripartì quasi subito per l’Argentina, dove giocò nel River Plate per ritrovarsi, a fine stagione, proprietario del proprio cartellino. L’ultimo favore del suo ammiratore Berlusconi. Da quel momento, troncato ogni legame col Milan, mise a frutto economico la nuova libertà, avviando un vorticoso girotondo di trasferimenti. Emigrò in Brasile, al Flamengo, poi, ormai fuori dal giro della Nazionale, tornò in patria, dove giocò nell’Independiente, nell’Union Santa Fé, nell’Huracan e nel Platense. Nel ‘92 passò in Cile, dove divenne l’idolo dei tifosi del Colo Colo e nel ‘94, dopo alcuni mesi in Messico con il Torrecaminos, fece ritorno in Cile: O ’ Higgins, Audax Italiano e Santiago Wanderers le sue squadre. A metà del 1998, dopo un grave infortunio a un ginocchio, decise di appendere le scarpe al chiodo.




Dal sito www.gazzetta.it
31 gennaio 2007 - di Sebastiano Vernazza

BORGHI, IL SACCHI DEL SUDAMERICA
Cocco di Beluconi, come lo chiamava lui, arrivò nel Milan nel 1987, ma Sacchi voleva Rijkaard. Ora Claudio pilota il Colo Colo, specie di Juve del Cile, ed è stato eletto miglior tecnico sudamericano 2006
MILANO - Non riusciva a pronunciare bene il cognome del suo benefattore, diceva Beluconi. Claudio Borghi arrivò al Milan nel 1987. Silvio Berlusconi se ne era innamorato alla coppa Intercontinentale ’85, Juve-Argentinos Juniors. La Juve aveva vinto il trofeo ai rigori, ma Borghi si era imposto come uomo del giorno. Platini aveva esclamato: "E’ il Picasso del calcio". Claudio nuovo Maradona e Beluconi aveva bruciato tutti. Peccato che il Milan fosse già superdotato di stranieri (Gullit più Van Basten) e che l’allenatore Arrigo Sacchi, in vista dell’imminente apertura al terzo forestiero, avesse in testa Frankie Rijkaard e dell’argentino non gli importasse un fico. "La società sa come la penso", replicava gelido a chi osava entrare in argomento.
A COMO - Borghi, detto Bichi, venne dirottato a Como. Bel posto, ma un filo malinconico. Appartamento con vista lago. La compagnia della moglie Mariana Pagnucco, argentina con antenati di Udine. Claudio calciatore stentava, i tecnici comaschi (Burgnich e poi Agroppi) lo accusavano di non lavorare per il collettivo. Berlusconi gli telefonava spesso, nacque la leggenda del pupillo del presidente. Borghi il raccomandato. Il ragazzo, però, aveva carattere, non era remissivo. Durante un allenamento si era permesso di dire a Sacchi che non aveva senso correre per 5 mila metri di fila, considerato che un campo da pallone è lungo cento metri.
MORMONE - Daniel veniva da un’infanzia dura in una famiglia con nove figli. Da bambino aveva perso il padre e da ragazzino già stava a bottega. Tra i tanti mestieri spiccava l’impiego in una fabbrica di gabbie per uccellini. La religione lo aveva aiutato, era diventato mormone, il che significava niente fumo, né alcool né sesso prematrimoniale. Ironie a pioggia, ma Borghi, tipo di ottime letture, da Sartre a Hesse passando per i tanti virtuosi scrittori latinoamericani, aveva tenuto il punto: "Non sono più mormone praticante, però Mariana è venuta a vivere con me dopo il matrimonio".
VIA DI QUI - Borghi andò via nell’estate ’88. Non gli bastarono i due meravigliosi gol segnati in un’amichevole di maggio, Manchester United-Milan. Berlusconi entusiasta: "Tutti mi invitano a tenerlo". Sacchi testone: "Voglio Rijkaard". E Rijkaard fu. Claudio passò al Neuchatel in Svizzera, poi River Plate, Flamengo con Zico, Independiente. Chiuse in Cile nei Santiago Wanderers, anno 1999, e cominciò ad allenare. Pochi avrebbero scommesso su Borghi nuovo Sacchi del Sudamerica, eppure è andata così. Ora Claudio pilota il Colo Colo, specie di Juve del Cile, e la giuria del quotidiano El Pais di Montevideo, formata da decine di giornalisti di tutto il continente, lo ha eletto miglior tecnico sudamericano del 2006. Particolare curioso: Borghi non ama volare e si sciroppa parecchie trasferte al volante. Per tornare a casa predilige l’auto, va e viene attraverso le Ande, Santiago del Cile-Buenos Aires e ritorno. Viaggi affascinanti e avventurosi sulle strade del Cono Sur.
LA SECONDA VOLTA - "Al Colo Colo — racconta Borghi — ho vinto due campionati e ho sfiorato la coppa Sudamericana (persa in finale contro i messicani del Pachuca, ndr). Giochiamo un calcio offensivo, 3-4-2-1". Borghi ha mercato: "Ho avuto offerte da Messico (Atlante, ndr) e Argentina (Racing, ndr)". E dall’Europa? "No, ma sono giovane, ho tempo". E Sacchi? "Me lo ricordo bene. Faceva il suo lavoro, vinse lo scudetto, ma io non volevo restare fuori. Io Borghi calciatore lo avrei fatto giocare. Di Sacchi mi piaceva che fosse poco italiano". In che senso? "Non pensava a difendersi, preferiva attaccare". Vent’anni dopo Borghi si è avvicinato all’Arrigo, però un vecchio fantasma riprende a volteggiare. "Qui si dice che Rijkaard sostituirà Ancelotti. Accidenti, per me il Milan rappresenta un sogno. Berlusconi mi ha sempre stimato. Certo che ritornerei, claro". Povero Borghi, un’altra volta Rijkaard tra i piedi. Che maledizione sarebbe.




Dal sito www.sportmediaset.it
12 maggio 2008 - di Matteo Dotto

IL FELICE DEBUTTO DELL'EX PUPILLO DEL DOTTORE
Claudio Borghi, dopo 4 scudetti in Cile, vince al suo esordio su una panchina argentina
Era stato il primo acquisto di peso dell'era Berlusconi. Doveva essere l'erede di Maradona, era stato lo straordinario protagonista di una delle partite più belle della storia del calcio: dicembre '85, finale Intercontinentale, Juve-Argentinos Juniors 2-2 e coppa bianconera ai rigori.
Aveva 21 anni, allora, Claudio Borghi. Che però, almeno in Italia, non ebbe fortuna. Il Milan lo lasciò prima un anno in Argentina, poi lo parcheggiò al Como (dove Agroppi e Burgnich non gli diedero mai fiducia). Quindi, il presidente lo impose a Milanello: doveva essere il terzo straniero con Gullit e Van Basten, ma Sacchi vinse lo scudetto e pretese Rijkaard.
Ai tempi, Borghi si allenava poco e male. Contestava l'Arrigo con frasi del tipo: perché devo correre cinquemila metri se il campo è al massimo lungo 120? Nessuno pensava che potesse avere un futuro da allenatore. Invece il calcio fa anche di questi miracoli. Borghi, che smise con il calcio giocato nel '98 in Cile dopo aver giocato in squadre prestigiose come River Plate, Flamengo e Colo Colo, da qualche siede in panchina. Pesa un centinaio di chili, fuma un paio di pacchetti di sigarette al giorno, ma di calcio ne capisce come pochi. Nel Colo Colo, la più popolare squadra cilena, che non vinceva lo scudetto da quasi dieci anni, ha conquistato quattro titoli consecutivi arrivando pure alla finale di Copa Sudamericana (corrispondente alla nostra Uefa), persa ai rigori.
Da qualche giorno allena l'Independiente, una delle cinque grandi d'Argentina. Ha preso la squadra al volo, subentrando a un tecnico ad interim che ha inanellato quattro vittorie consecutive. Ha subito perso per infortunio il bomber Denis e gli è toccato debuttare in casa del San Lorenzo delle stelle, reduce da aver eliminato in Libertadores nientemeno che il River di Diego Simeone. Ebbene, anche in Argentina, Borghi è partito con il piede giusto: vittoria 1-0 e scudetto alla portata: l'Independiente è quinta a quattro punti dalla coppia di testa River-Estudiantes (la squadra allenata da Sensini).
Con l'ambiente rossonero, Borghi non è più in contatto da tempo. Professa idee sinistrorse, e magari il presidente Berlusconi - che tanto lo amava come giocatore - non sarà tanto contento... Ma ha conservato splendidi ricordi di tanti compagni. Uno su tutti, Filippo Galli. Che stimava al punto di chiamare in suo onore Filippo il suo secondogenito. Che ora ha 12 anni ma non ha il talento del padre...