Luigi BONIZZONI
"Cina"

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(Archivio Magliarossonera.it)
  Luigi BONIZZONI

Nato il 23.11.1919 a Milano, † il 06.12.2012 ad Ossona (MI)

Centrocampista (C) e Allenatore, m ....., kg .....

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 3, dal 1937-38 al 1939-40, solo partite amichevoli

Soprannome: “Cina”

Esordio nel Milan in gare amichevoli: .....

Ultima partita amichevole giocata con il Milan
: .....

Totale presenze in gare amichevoli: ...

Reti segnate: ...

Partite amichevoli documentate da tabellino in Magliarossonera.it:
- 17.11.1937: Milan A vs Milan Ragazzi 9-0
- 26.01.1938: Milan vs Palermo 3-2
- 02.02.1938: Milan A vs Milan Riserve/Allievi 5-2
- 16.02.1938: Milan A vs Milan Riserve/Allievi 4-0
- 02.03.1938: Milan vs Falck Sesto 3-1
- 31.08.1939: Milano vs Redaelli Milano 10-1
- 13.12.1939: Milano A vs Milano B  5-1

DA ALLENATORE:

Stagioni al Milan: 3, dal 1957-58 al 1959-60 (nel 1957-58 solo in Coppa Italia)

Esordio sulla panchina del Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia
l'08.06.1958: Como vs Milan 0-5

Ultima partita sulla panchina del Milan
il 19.06.1960: Toulouse vs Milan 0-2 (Coppa dell'Amicizia)

Totale panchine in gare ufficiali: 87

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1958-59)




Ha giocato anche con il Padova (*).

Ha allenato anche il Savona (*), il Palermo (A), il Como (A), il Brescia (*), l'Udinese (*), l'Atalanta (A), il Mantova (*).


Tatticista convinto, conoscitore profondo della provincia, dopo sette stagioni tra Savona, Brescia, Palermo, di nuovo Brescia ed Atalanta, nel '58 è chiamato al Milan. Li non soltanto vince lo scudetto, ma si dedica al lancio dei giovani del vivaio, tra i quali l'attuale CT della Nazionale, Trapattoni, allora mediano di notevole dinamismo e buona tecnica individuale. Lasciato il Diavolo, torna nei suoi territori abituali: due stagioni all'Udinese (dove favorisce l'esordio di Zoff), poi il Brescia (è il suo terzo ritorno) e il Mantova." (Dal "Dizionario del Calcio Italiano", di Baldini & Castoldi, 2000)




UNO DEI TANTI LIBRI DI LUIGI BONIZZONI
7 febbraio 2006

Non gli è mai andata giù di non essere stato invitato alla festa dei 100 anni di vita del Milan, ma con il consueto stile ha glissato. Luigi Bonizzoni, detto Cina, di professione allenatore di calcio, è stato sempre un gentiluomo. Dava del lei ai suoi giocatori Cina, ma sapeva costruire fortissime amicizie, come quella, poi durata nel tempo, con il fuoriclasse uruguagio Juan Alberto Pepe Schiaffino, già campione del mondo '50 con la sua Nazionale al Maracanà di Rio, facendo sprofondare la gente brasiliana in uno psicodramma collettivo. Bonizzoni conserva ancora le lettere che dal lontano paese sud-americano uno dei giocatori più classici di tutti i tempi gli spediva.

Bonizzoni, classe '19, ha attraversato i mari dell'avventura calcistica scoprendo varie isole del tesoro, come lo scudetto rossonero '59 o il lancio di Dino Zoff, in divisa udinese, nella massima divisione. Un curriculum vitae completato da Magenta, Monza, Crema, Brescia, Palermo, Como, Atalanta, Marsala, Genoa, Mantova, selezioni nazionali e Interlega. Bonizzoni è stato anche osservatore azzurro, abilissimo e fedele collaboratore per lunghi anni del Centro Federale di Coverciano, prolifico scrittore di libri su ruoli, tecniche e tattiche del gioco, testi tradotti in tutto il mondo, Cina compresa, nonché, dulcis in fundo, il primo allenatore della Nazionale italiana cantanti.


Bonizzoni ha conosciuto tutti e visto tutti: «Meazza è stato il più grande» ricorda. «Era capace di qualsiasi prodezza, non aveva punti deboli: ambidestro, forte nello scatto, di testa, nel dribbling, con cui poteva partire da centrocampo saltando ogni difensore e andando in porta». Detto da uno che aveva cominciato la sua carriera calcistica come giocatore nei ranghi delle giovanili milaniste! «Sì, ero meazzista», ancora proclama.

Sugli altari del dio pallone si bruciano idoli con impressionante rapidità: chi fra gli stessi addetti ai lavori ricorda quest'allenatore galantuomo, amico d'infanzia di Gianni Brera, con cui tirava calci a un pallone sui prati di una Milano che non c'è più?

«Ero grande amico anche di Giovanni Ferrari, bicampione del mondo '34 e '38» prosegue nella sua rievocazione. «Guardi lì alla parete».

Sul muro campeggia, sotto vetro, un pezzo di maglia azzurra del campionissimo alessandrino, un cimelio commovente, un altro tempo che riemerge prepotente, con il dolce sapore della nostalgia. Bonizzoni estrae da alcune scatole le foto di una vita; scorrono volti e nomi: Valentino e Sandro Mazzola, Gianni Rivera...

«Ebbi la fortuna di assistere al suo provino in rossonero: giocava con la stessa classe di Schiaffino, non si riuscivano neppure a distinguere i due quel giorno, e Rivera aveva appena 16 anni! Pioveva a dirotto quando lo provammo; eravamo ai bordi del campo d'allenamento milanista, nei pressi di Linate»... Giampiero Boniperti, Gunnar Nordahl, il centravanti dalla potenza squassante e il cuore d'oro... «In una fase di gioco colpì involontariamente il portiere dell'Atalanta Boccardo, procurandogli una vastissima ferita al volto che richiese molti punti di sutura. Si mise ai bordi del campo, piangente, e non volle più giocare»... Alfredo Di Stefano, Gianni Agnelli, Omar Sivori, John Charles, tutto il gotha agonistico, tecnico e dirigenziale del football italiano e internazionale si muove per le foto attraverso le mani di Luigi Cina Bonizzoni...

Vale la pena di raccontare un aneddoto che la dice lunga sull'onestà della persona: «Il gerarca Farinacci mi voleva nella Cremonese - giocavo ancora - squadra della sua città. Mi diede 50.000 lire da versare alla Pro Vercelli per svincolarmi. Io contrattai con il presidente dei piemontesi, che mi liberò gratuitamente dandomi anche 2.000 lire degli ultimi stipendi. Tornai a Cremona e restituii 48.000 lire a Farinacci, il quale mi disse... Non deve valere molto lei come giocatore se è costato solo 2.000 lire!».

Che cosa pensa del calcio attuale?

«Ci sono troppi stranieri in campo e nelle rose e tolgono il posto ai nostri: un problema anche per la Nazionale. Trovo pure che manchino il fair play e l'educazione in campo. Per esempio, io non sopporto proprio il vizio di sputare».

Per chiudere quest'articolo, lei, rossonero antico, che vuol dirci del Milan di oggi?

«Non riesco a capire perché Ancelotti sia sempre sotto accusa».




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Luigi Bonizzoni con lo zio Giuseppe Bonizzoni
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(da "Lo Sport" del 21 agosto 1952)





(dal "Corriere dello Sport", estate 1958)
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Giugno 1958, Bonizzoni nuovo allenatore del Milan
(dal "Corriere dello Sport")



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(da "Lo Sport Illustrato")
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(da "Milan Settebello", 1958-59)



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Figurine del Milan, stagione 1958-59



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9 settembre 1959, Coppa dell'Amicizia, Milan vs O.G.C. Nice 4-0: la squadra rossonera
con l'allenatore Luigi "Cina" Bonizzoni ed il Vice Presidente Mino Spadacini





(Archivio Magliarossonera.it)


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(dal libro "Giallo, rosso e nero" di Mario Bardi, 1964, per gentile concessione di Riccardo Gaggero)





(Archivio Magliarossonera.it)


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Luigi Bonizzoni nel 2006



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(da "Forza Milan!", novembre 2009)



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"Cina" Bonizzoni in occasione dei suoi 90 anni, novembre 2009



Dal sito www.monza-news.it
17 gennaio 2010

INTERVISTA A LUIGI BONIZZONI di Daniela Asaro
La prima domanda che rivolgo a Luigi Bonizzoni riguarda proprio il rapporto presidenti calciatori.
Signor Bonizzoni, Lei ha allenato il Monza calcio durante il campionato 1947/48, com’era il suo rapporto con il presidente di allora?
Il Presidente era gentile, mi voleva bene, si chiamava Lino Carmignani.

Cosa pensa dei rapporti tra i presidenti e gli allenatori attuali?
Posso dirle che non mi piacciono per niente i cambi di allenatori del giorno d’oggi.

Come considera, a distanza di tempo, quel campionato in cui allenò il Monza calcio?
Il Monza calcio è sempre nel mio cuore. Quell’anno in cui ho allenato la squadra monzese mi ha dato tanto, ho iniziato a diventare più conosciuto come allenatore, e dall’esperienza fatta a Monza sono nate molte buone prospettive.

Per correttezza d’informazione dobbiamo dire che quando Lei ha allenato il Monza calcio, era il secondo anno che allenava, ha iniziato l’anno prima con il Magenta. Come mai è passato dal ruolo di calciatore a quello di allenatore?
Il Primo anno con il Magenta è stato un anno un po’ sperimentale. Quando ho smesso di giocare a calcio, mi sentivo svuotato, accusavo tanti malesseri, il medico che mi visitò disse che c’era un’unica medicina per guarire: ritornare al calcio. La prima squadra che allenai fu il Magenta, quando giunsi a Monza ero più sicuro di me stesso, lasciato il Monza, dopo il campionato 1947/48, ritornai al Magenta.

Ho sentito dire che in quegli anni gloriosi per il calcio, un presidente poteva anche chiedere all’allenatore, se in giovane età e disponibile, di sostituire qualche calciatore assente, a Lei è mai successo?
Sì, è successo.

E non c’è stato nessun malumore da parte degli altri calciatori del Monza?
Allora prevaleva lo spirito di collaborazione.Spesso tanti calciatori e allenatori si lamentano, dicendo che a causa del calcio non possono più vivere normalmente. Io credo che sia un finto problema, se rifiutassero davvero il divismo, imposto non di rado dalle società stesse, purtroppo, potrebbero tranquillamente camminare per la strada, la gente si sorprenderebbe per un po’ di tempo, ma poi si abituerebbe a vedere il tale calciatore o allenatore … forse a molti non conviene che ‘i cancelli’ si aprano.. Quando allenavo il Monza, io abitavo in provincia di Milano e ogni giorno prendevo il treno per raggiungere Monza e, poi, per ritornare a casa. Nessuno mi ha mai importunato, anzi, era molto interessante parlare con la gente, sentire i loro pareri sulla squadra.

E’ vero che uno dei suoi più grandi amici è stato Gianni Brera?
Certamente, da ragazzi eravamo compagni di scuola, pochi sanno che Gianni era un calciatore di grande talento, poi preferì lo studio al calcio, ma non si allontanò mai da questo sport.

Com’erano i tifosi a quei tempi? In particolare i tifosi monzesi?
Erano interessati alla partita, per cui non c’era nessun problema di ordine pubblico.

Lei, poi, ha allenato tantissime squadre e portò il Milan, nel 1959, a vincere lo scudetto, ma credo che valga la pena soffermarsi sulla sua esperienza di allenatore del Foggia..
E’ stata un’esperienza che ha rafforzato la mia fede. Ogni lunedì, dopo la partita, mi recavo da Padre Pio, non parlavamo quasi mai di calcio. Ricordo che un lunedì pomeriggio gli dissi:”Padre, devo ritornare presto a Foggia, perché sta arrivando mia moglie.” Il Padre mi guardò con quegli occhi che tutto vedevano e tutto sapevano, e mi rispose:”Tua moglie non può venire, ma non preoccuparti, non è nulla di grave.” Quando ritornai a Foggia, mi dissero che mia moglie era rimasta a Milano, a causa di un’influenza. Un giorno portai a San Giovanni Rotondo un mio amico. Appena lo vide, Padre Pio gli consigliò di recarsi prima possibile da un medico, sarebbe stato operato, ma sorridendo gli disse:” Tra qualche mese verrai qui a raccontarmi come è andata.” Il mio amico si sottopose a delle analisi. Aveva un tumore. Fu urgentemente operato e, proprio come aveva previsto il Padre, dopo alcuni mesi ritornammo da Lui. Il mio amico era perfettamente guarito grazie all’avviso provvidenziale di Padre Pio. Sarebbe troppo facile e superficiale ricordare Padre Pio perché è il Santo dei miracoli. Padre Pio è un esempio meraviglioso, un punto di riferimento sicuro per tutti noi: diffamato, non diffamò, sofferente, non inveì mai. San Pio è sempre vicino a me. Quando mi addormento alla sera penso a Lui, e quando mi sveglio alla mattina lo ringrazio per il nuovo giorno.

La sua è davvero una bella testimonianza. Ora è difficile riprendere con l’intervista. Vorrei farLe un’ultima domanda. Lei ha allenato tantissime squadre di serie A ed ha una vasta esperienza calcistica, per quale motivo, secondo Lei, il Monza, che sempre ha avuto grandi talenti in quanto a calciatori e allenatori, finora non si è mai espresso al meglio come squadra?
Forse questa squadra è sempre stata soggiogata dalle grandi compagini troppo vicine: Milan e Inter, e quindi si è accontentata di essere il vivaio delle grandi squadre. Spero che d’ora in poi il Monza acquisisca più autostima e riveli la sua identità.




Dal sito www.milannews.it
7 dicembre 2012

ADDIO A CINA BONIZZONI, TECNICO DEL MILAN SCUDETTATO NEL 1959
Addio a Luigi "Cina" Bonizzoni. Si è spento ieri a 93 anni il tecnico del Milan scudettato nel 1959. Il Milan di Schiaffino, Altafini e Liedholm. Bonizzoni era soprannominato "Cina" per via degli occhi leggermente a mandorla. Nella sua lunga carriera ha allenato 17 squadre.




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6 dicembre 2012, è mancato Luigi "Cina" Bonizzoni
(dalla "Gazzetta dello Sport" del 7 dicembre 2012)