Urano Francesco BENIGNI
(poi NAVARRINI)

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(Archivio Magliarossonera.it)


Scheda statistiche giocatore
  Urano Francesco BENIGNI
(poi NAVARRINI)

Nato il 02.05.1945 a Verona

Riconosciuto nel 1972 da parte del padre naturale Nuto Navarrini dopo il divorzio dalla prima moglie

Ala (A), m 1.68, kg 63

Stagioni al Milan: 6, dal 1961-62 al 1965-66 e 1970-71 (di cui 1 con partite ufficiali, 1965-66) - ceduto in ottobre 1970 al Novara

Prelevato dalla Grunland Milanese Libertas

Esordio nel Milan in gare ufficiali e nelle Coppe Europee il 27.10.1965: Racing Strasbourg vs Milan 2-1 (Coppa delle Fiere)

Esordio nel Milan in Serie A il 09.03.1966: Milan vs Lazio 0-2

Ultima partita giocata con il Milan il 09.03.1966: Milan vs Lazio 0-2 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 6

Reti segnate: 1





Ha giocato anche con l'Edera di Verona (Dil.), la Grunland Milanese Libertas (Dil.), la Pistoiese (C), il Savona (B), il Taranto (C e B), il Verbania (C), il Novara (B), la Pro Patria (C). Tornò al Milan dal Verbania e venne ceduto ad ottobre al Novara: compare infatti nella foto della rosa completa della squadra ad inizio stagione.

Ha allenato la Pro Patria (C e C2), l'Aosta (D), il Potenza (C2, esonerato alla fine del girone di andata, da terzo in classifica), il Sorrento (C2), l'Elpidiense (C2), il Vigevano (Interr.).

Figlio del celebre Re dell'operetta Nuto Navarrini, che riposa nel Cimitero Monumentale di Torino (dall'entrata principale, appena dentro, il 2° viale a sinistra, la 3^ o 4^ tomba a destra, con una statua a grandezza naturale di Maria Teresa Ferrero Navarrini, in arte Isa Bluette, sua consorte, una delle soubrettes più in vista degli anni Venti-Trenta).

"Gli annuari alla voce Urano Navarrini (già Benigni) dicono: "68-69, Taranto, serie C. Da Savona ritorno al Milan". Parlo con Sordillo, persona cortese. Mi fa: "Ti andrebbe Bari in B?" Io ci sto, ma da Torino arriva Rocco e blocca tutto. Mi chiama e col suo tono pittoresco ordina: "Urano, devi andare a Trieste in C". Io: "Scusi, ho giocato in A e in B, ho la possibilità di tornare un momentino su col Bari, perché mi manda in C?". Rocco: "Perché qui comanda Rocco e ha dato la mia parola". Io, ventunenne, sempre educato cui non piaceva essere trattato maleducatamente: "La sua parola? L'ha data sulla mia pelle". Rocco: "Avrei dovuto interpellarti? Manco per sogno. O fai così o smetti di giocare al calcio. Comunque vieni pure a Milanello e ti faccio la grazia di restare a mangiare a mezzogiorno invece di fare avanti e indietro con Milano." Urano, molto "coltivato" in giacca e cravatta, il "Paròn" al meglio della forma. Che duello. D'altra parte si doveva accondiscendere, le decisioni della società non si potevano discutere, pena il confino nella lista condizionata sino a novembre. "Rocco ha sempre preferito persone che non sapevano parlare in italiano e non lo mettevano in difficoltà." (Dal "Guerin Sportivo" nr. 52 del 2000).



"Pur di rimanere al Milan, avrei fatto anche la riserva, accontentandomi di giocare ogni tanto, anche gli ultimi minuti"
(Urano Francesco Navarrini, dicembre 2008)



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Grado, 1962: un'immagine dal raduno estivo delle Giovanili Rossonere.
In piedi, da sinistra: Arienti, Bacchetta, Marovelli, Petrini, Ezio Salvadore (in maglia nera).
Da destra, in piedi: Santin, Bravi, Longo, Regalia, Prati, Bonfanti, Stucchi, il nono è Vitaloni, poi Santagostino,
Dominici, Pecora, Alberti, Redaelli. Accosciati, da sinistra: il terzo è Maldera, il primo da destra è Benigni
(per gentile concessione di Mario Pecora)



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Formazione mista Juniores A - De Martino del 1963-64
Ezio Salvadore, Amerigo Rotoni, Giuseppe Regalia, Mario Lucingoli, Pierino Prati, Eliseo Fabbro.
Enrico Prato, Urano Francesco Navarrini, Mario Sainati, Giancarlo Brutti, Mario Fantini
(per gentile concessione di Giorgio Verzini)





Urano Francesco Navarrini e Marco Riva, 1970-71





(da "Forza Milan!", 1966)

"Contattato telefonicamente il 29 dicembre 2000, l'interessato, oltre a fornirmi le suddette informazioni relative alla sua carriera sportiva e non, a proposito dell'articolo apparso sul "Guerin Sportivo", non solo confermava tutto, ma asseriva di non aver mai avuto un buon rapporto con Nereo Rocco, il quale considerava, e quindi trattava, non proprio benissimo i giovani, avendone tagliato più di qualcuno, fidandosi di pochissime persone (soprattutto anziane), all'interno dello spogliatoio; ad esempio un giorno si presentò al consueto allenamento (all'Arena di Milano) in giacca e cravatta (frutto di un preciso insegnamento da parte di suo padre, il quale diceva che appartenendo ad una gloriosa società come il Milan, bisognava comportarsi di conseguenza, soprattutto fuori dal campo); in quella circostanza Rocco proferì degli epiteti irripetibili all'indirizzo del povero Urano mortificandolo davanti a tutta la squadra.
Oppure quando si presentò a Milanello con una Spider decappottabile (tra l'altro di seconda mano) parcheggiandola, ignaro, nello spazio riservato al "Paròn", che quando vide quella scena, oltre ad andare su tutte le furie, disse che se avesse riprovato a mettere li la macchina "gli avrebbe fatto la pipì dentro" (testuale). Comunque, pur non avendo avuto feeling con Rocco, Navarrini rimase (ed è rimasto) in ogni caso legato al Milan, tanto da affermare che se gli fosse stato consentito, pur di rimanere rossonero avrebbe fatto anche la riserva. In ogni caso, anche se è stata una mera conoscenza telefonica, avendo parlato per un periodo di tempo abbastanza prolungato, ho avuto modo di apprezzarne soprattutto la correttezza oltre che la bontà di fondo, ed in un certo qual senso mi sono rispecchiato in lui in certe cose (forse perché sono nato un giorno dopo di lui, esattamente il 3 maggio, anche se di qualche anno dopo, ereditando conseguentemente gli influssi caratteriali delle persone nate in quel periodo dell'anno); fatto sta che da quella piacevolissima conversazione ne sono uscito più ricco, e non solo in quanto a nozioni calcistiche." (Nota di Colombo Labate).






1° gennaio 1960, Nuto Navarrini, la moglie, Vittorio Pozzo e Fred Buscaglione alla Bussola di Viareggio



Navarrini
Navarrini Nuto (Milano 1901 - ivi 1973), comico e interprete di riviste e operette.
Con lo pseudonimo Isa Bluette (foto a fianco), la giovanissima Teresa Ferrero, dopo il felice esordio a Torino, divenne, alla fine degli anni '20, capocomica, scoprì Macario, importò lo sfarzo della rivista parigina. E da Parigi importò anche la passerella.
In seguito, fece coppia, sulla scena e nella vita, con il comico milanese N., in una serie di riviste-operette di successo: Madama Poesia, Poesia senza veli, Il ratto delle Cubane.
Nel 1936 va in scena Questa è la verità e il cronista annota: «Uno spettacolo coreografico che appaga l'occhio e suscita ammirazione per lo sfarzo e il buon gusto delle scene e dei costumi». Isa Bluette fu molto ammirata nei suoi ricchi costumi e applaudita vivamente quando cantò con grazia birichina.
N. seppe comporre alcune macchiette comiche e buffonesche assai piacevoli suscitando interesse e ilarità. Gran sorriso dentato e capelli impomatati di brillantina con scriminatura centrale, N., dall'operetta e dall'avanspettacolo - era stato con Gea della Garisenda - passò alla rivista.
Nel 1939 sposò in punto di morte Isa Bluette e la sostituì presto, come soubrette e come moglie, con Vera Rol. (N. ebbe quattro mogli: la prima fu Sofia Laurenzi, danzatrice classica morta di parto; l'ultima, nel 1972, fu Milena Benigni).
Ebbe in compagnia l'esordiente Franco Parenti. L'Italia fascista è in guerra e N. confeziona spettacoli che piacquero assai ai nazifascisti: Il diavolo nella giarrettiera, I cadetti di Rivafiorita (1944-45), che gli meritarono una nomina ad honorem di capitano della milizia Muti. Il comico ringraziò con spettacoli e intrattenimenti extra in onore di repubblichini e agenti Gestapo, infiocchettando i teatri con addobbi propagandistici (Wanda Osiris aveva invece cautamente declinato l'invito ad esibirsi per militari tedeschi e fascisti italiani). L'ultimo, 'fascistissimo' spettacolo della compagnia Navarrini-Rol fu La gazzetta del sorriso con numeri assai graditi: Vera Rol, ballerina applaudita in numeri di nudo, impersonava la povera Italia molestata dagli americani (sotto l'aspetto di un negro violentatore); N. cantava Tre lettere, una canzone di D'Anzi di intonazione violentemente antipartigiana. Venne la Liberazione, Vera Rol fu rapata e esibita come collaborazionista a cranio nudo per tutta Milano; la coppia venne processata e assolta per insufficienza di prove. "Nuto alla meta" commentarono i giornali, parafrasando il famoso slogan di Mussolini. Dopo anni di forzato riposo, la compagnia Navarrini-Rol si ripresentò in scena (a Roma però, non al Nord) in L'imperatore si diverte di Gelich e Bracchi.
N. comparirà nel 1962-63 nella ripresa di Buonanotte Bettina di Garinei e Giovannini con Walter Chiari e Alida Chelli (al posto di Delia Scala). Negli anni precedenti N. aveva tentato un rilancio delle operette, genere teatrale dal quale proveniva.




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(da "Lo Sport Illustrato")
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Urano Navarrini su "Forza Milan!", 1964-65



Dal sito milanblogclub.iobloggo.com
di Sergio Taccone

L’UNICA VOLTA DI URANO IN CAMPIONATO
Meno di una meteora in maglia rossonera, Navarrini collezionò una sola presenza in A, in un recupero infrasettimanale vinto dalla Lazio a San Siro. Pessimi furono i rapporti con Rocco
Una sola presenza in campionato, un passaggio che solo gli acuti osservatori di vicende rossonere riescono a notare. Urano Navarrini Benigni (cognome materno utilizzato fino al 1972, anno in cui il padre potè riconoscerlo) nella storia del Milan è stato una promessa evoluta alla stadio di repentina meteora. Arrivato in rossonero nel 1961, espletò la trafila per quattro anni nel settore giovanile dopo essere stato prelevato dalla Libertas Grunland Milanese.
Il padre di Urano era il celebre Nuto Navarrini, re dell’Operetta, i cui resti riposano al cimitero monumentale di Torino. In un numero di Forza Milan dell’annata 64/65, così viene presentato Navarrini Benigni: “Sentiremo spesso parlare di questo giovanotto di 19 anni, che potrebbe essere uno dei futuri pilastri del Milan”. Urano aveva tirato calci ad un pallone sin dall’età di tre anni, era difficile persino trovargli degli scarpini da calcio adatti al suo minuscolo piede. Disputò un buon torneo di Viareggio, ad inizio degli anni 60, e dopo due stagioni di gavetta nel vivaio, Viani e Liedholm lo spedirono alla Pistoiese per fare esperienza in campo con più continuità. Ragazzo serio e studioso, riuscì ad ottenere un diploma di disegnatore industriale. Nel ’65 tornò al Milan.
La prima vera occasione per mettersi in evidenza in prima squadra, Navarrini l’ebbe in Coppa delle Fiere, contro i francesi del Racing Strasburgo. Dopo lo striminzito successo dell’andata (gol di Fortunato), Navarrini sbloccò le marcature nel match di ritorno. Un gol che non bastò per passare il turno ma fu necessario per evitare l’eliminazione, dato che la rimonta transalpina si fermò al 2-1, rinviando tutto alla partita di spareggio che vide poi prevalere i rossoneri.
Liedholm, allenatore di quel Milan, lo impiegò all’ala destra e Urano non sfigurò. In quell’edizione delle Fiere, trofeo antesignano della Coppa Uefa, Navarrini collezionò altre tre presenze, l’ultima della serie nella sfida d’andata contro il Chelsea, a San Siro, il 9 febbraio ’66, risolta dai gol di Amarildo e Rivera. L’ostacolo inglese si rivelò fatale a causa del sorteggio dopo il pareggio (1-1) nel terzo incontro (allora, il regolamento non prevedeva i calci di rigore).
Il 9 marzo di quell’anno, nel recupero di campionato contro la Lazio, Navarrini tornò in campo ancora con la maglia numero 7 per l’esordio in A. I gol di Governato e D’Amato sancirono il successo laziale e la fine di qualsiasi aspirazione scudetto del Milan che al termine della stagione 65/66 finì distante dall’Inter campione d’Italia. Per Navarrini fu la prima ed ultima presenza in massima serie.
Nell’estate del ’66, infatti, passò al Savona, prima tappa di una serie di trasferimenti fino all’epilogo di carriera con la maglia della Pro Patria. Il suo momento migliore lo trascorse con la maglia del Novara dove collezionò oltre cento presenze. Pessimo fu il suo rapporto con il Paron Rocco.
Al Guerin Sportivo, alcuni anni fa, Navarrini, classe 1945, raccontò un episodio. “Rocco bloccò il mio trasferimento ad una squadra di B, chiedendo di mandarmi in C, a Trieste. Alla mia richiesta di spiegazioni, il Paron spiegò che comandava lui e si doveva fare così”. Si racconta che, prima di un allenamento, Nereo Rocco lo avrebbe apostrofato pesantemente dopo aver notato la Spider di Urano parcheggiata nello spazio riservato al Paron. Del suo difficile rapporto con Rocco, Urano riferì inoltre: “L’allenatore mi disse: o fai così o smetti di giocare al calcio. Comunque vieni pure a Milanello e ti faccio la grazia di restare a mangiare a mezzogiorno invece di fare avanti e indietro con Milano”.
Pur di rimanere al Milan, Navarrini avrebbe accettato di fare la riserva ed entrare una volta ogni tanto negli ultimi minuti. Agli allenamenti giungeva in giacca e cravatta, seguendo i consigli del padre. “Sei al Milan, una grande società, devi essere elegante”, gli ripeteva il re dell’operetta che ebbe una piccola parte nel film Tototruffa con il Principe de Curtis e Nino Taranto (era l'allocco americano nella famosa scena della vendita della Fontana di Trevi).
Colombo Labate, fondatore e titolare del meraviglioso ed inimitabile portale Magliarossonera.it, ricorda una telefonata con Navarrini. “Pur non avendo avuto feeling con Rocco, Urano rimase ed è rimasto legato al Milan. In ogni caso, – aggiunge Colombo Labate – ho avuto modo di apprezzarne soprattutto la correttezza oltre che la sua bontà di fondo”.
Da allenatore, l’ex centrocampista ha guidato alcune squadre di serie C ed Interregionale. Navarrini è passato alla storia rossonera come la promessa mai sbocciata, la crisalide rimasta tale. L’ambizione di diventare un punto fermo del Milan fu presto archiviata, come una storia d’amore adolescenziale sbocciata a luglio e finita prima del rientro tra i banchi di scuola.