Romeo BENETTI (II)
"El Tigre"

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(Archivio Magliarossonera.it)


Scheda statistiche giocatore
  Romeo BENETTI (II)

Nato il 20.10.1945 ad Albaredo d'Adige (VR)

Interno (C), m 1.75, kg 73

Stagioni al Milan: 6, dal 1970-71 al 1975-76

Soprannomi: “El Tigre”, “Roccia”

Proveniente dalla Sampdoria

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia il 02.09.1970: Milan vs Varese 4-0

Ultima partita giocata con il Milan il 26.06.1976: Milan vs Fiorentina 1-1 (Coppa Italia)

Totale presenze in gare ufficiali: 251

Reti segnate: 49

Palmares rossonero: 1 Coppa delle Coppe (1973), 2 Coppe Italia (1972, 1973), 1 finale di Coppa delle Coppe contro il Magdeburgo (1974), 1 finale a/r di Supercoppa Europea contro l’Ajax (1974), 1 finale di Coppa Italia contro la Fiorentina (1975)

Esordio assoluto in Serie A il 29.09.1968: Atalanta vs Juventus 3-3

Palmares personale: 2 Campionati Italiani (1977, 1978, Juventus), 1 Coppa UEFA (1977, Juventus), 1 Coppa Italia (1979, Juventus), 2 Coppe Italia (1980, 1981, Roma)

Esordio in Nazionale B il 16.10.1968: Francia vs Italia 1-0

Totale presenze in Nazionale B: 1

Reti segnate in Nazionale B: 0

Esordio in Nazionale Italiana il 25.09.1971: Italia vs Messico 2-0

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 21.06.1980: Italia vs Cecoslovacchia 1-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 55

Reti segnate in Nazionale Italiana: 2




Ha giocato anche con gli Assi Bolzano (Dilettanti), il Bolzano (D), il Siena (C), il Taranto (C), il Palermo (B), la Juventus (A), la Sampdoria (A), la Roma (A).

"Arrivato al Milan all'età di 25 anni voluto da Rocco, in rossonero espresse tutta la sua potenza fisica ed atletica; il suo modo gladiatorio di stare in campo lo fece diventare un beniamino dei tifosi. Non tirò mai indietro la gamba nei contrasti, nei quali forse era un po' ruvido, ma mai cattivo. Fu Capitano del Milan durante la "Guerra" tra Buticchi e Rivera, e quando subentrò alla Presidenza Duina, venne mandato a Torino in cambio di Capello, un errore pagato a caro prezzo, perché Romeo si prese una "rivincita" su chi non aveva più creduto in lui, facendo parte, con il Trap al timone della squadra, di una delle Juventus più forti di sempre, vincendo due Scudetti (cosa che non gli era purtroppo riuscita a Milano) ed una Coppa UEFA, oltre a partecipare ai Mondiali di Argentina '78, venendo giudicato il migliore centrocampista di quella manifestazione." (Nota di Colombo Labate)

"Grazie al suo fisico possente ed alla estrema decisione in campo nei confronti di avversari e compagni di squadra, si merita l'appellativo di "Panzer". Benetti (nato ad Albaredo d'Adige, in provincia di Verona, il 20 ottobre 1945) è una forza della natura, in taluni casi il terrore degli avversari, alcuni dei quali nel confronto diretto escono malconci tecnicamente e fisicamente. Ricopre indifferentemente i vari ruoli del centrocampo (anche se in regia fa da spalla a Gianni Rivera) e non disdegna la finalizzazione a rete con potenti tiri da fuori area. A Milano gioca 6 stagioni (dal '70-71 al '75-76) durante le quali disputa 251 matches ufficiali, realizza 49 gol e raggiunge 29 volte la nazionale maggiore. Il Milan lo cede alla Juventus in cambio di Fabio Capello ed è proprio a Torino che Romeo Benetti conosce la sua definitiva consacrazione." (Da "1899-1999. Un secolo rossonero", di Carlo Fontanelli, Geo Edizioni 2000)

"Giuseppe Garibaldi ha unito l'Italia, Romeo Benetti l' ha girata in lungo e in largo durante la sua carriera calcistica. Ha vestito otto maglie diverse e vinto molto sia come giocatore che, successivamente, come allenatore delle giovanili della Roma. Palmares ricco sopratutto grazie alla Juventus visto che i suoi sei anni al Milan hanno portato "solo" due Coppe Italia e una Coppa delle Coppe. Furono sicuramente anni sfortunati per i rossoneri che in campionato arrivarono tre volte secondi e perdettero una finale di Coppa dei Campioni. Gran combattente del centrocampo e motore inesauribile, Romeo Benetti è stato molto utile anche alla nazionale italiana. Nelle sue cinquantacinque esibizioni in maglia azzurra (esordio il 25 settembre 1971 in Italia-Messico 2-0 e addio il 21 giugno 1980 in Italia-Cecoslovacchia 1-1), ha preso parte agli sfortunati Campionati del Mondo del 1974 e del 1978. Eliminati al primo turno in Germania e solo quarti in Argentina." (Dal sito AC Milan.com)

"Romeo Benetti viene acquistato nel 1970 all'età di 24 anni dalla Sampdoria.Il suo acquisto fu molto azzeccato, contribuì a rendere l'attacco Milanista un bombardiere nel primo periodo mentre nel secondo periodo arretrò a centrocampo diventando uno dei migliori centrocampisti dell'epoca. Soprannominato Roccia per il suo fisico possente e per la predisposizione nei contrasti collezionò 3 secondi posti consecutivi in campionato con un solo punto di svantaggio sulle avversarie, ma vinse 2 Coppe Italia e 1 Coppa delle Coppe. Nell'ultima stagione Milanista gli venne affidata la fascia di capitano. Nell'estate 1976 venne ceduto alla Juventus in cambio di Capello. (Nota di Gianni Morelli)


Dal sito www.juventus1897.it

22 giugno 1979, il pomeriggio è caldo, la pista di "Caselle" assolata. Dall'aereo proveniente da Roma sbarca la Juventus, reduce da Napoli dove ha conquistato la Coppa Italia. I bianconeri sono stanchi dopo l'ultimo successo, ma sorride loro la prospettiva delle imminenti vacanze. Sorrisi e pacche sulle spalle, non tutti però sono allegri: per qualcuno, infatti, è il momento dell'addio: Romeo Benetti, ormai alla conclusione della sua esperienza in bianconero.
Anche a Napoli, in occasione della sua ultima prestazione con la maglia juventina, il carro armato del centrocampo, ha offerto una grande prestazione, riscuotendo consensi dai critici e complimenti dai compagni. In questa partita, ovviamente, Benetti non aveva più nulla da dimostrare: nei tre anni passati con la maglia bianconera, con prestazioni generose e tecnicamente valide, aveva sconfitto anche la diffidenza dei tifosi e degli osservatori che, al momento del suo secondo arrivo a Torino, avevano accolto con molto scetticismo la notizia del suo ritorno in bianconero. In effetti, il primo dei due periodi trascorsi alla Juventus offrì a Benetti poche occasioni. Chiamato a Torino da Heriberto Herrera, il quale nell'estate 1968 si trovava praticamente nella condizione di ricostruire il centrocampo, Romeo Benetti, un giovane veneto (è nato ad Albaredo d'Adige, in provincia di Verona) di stazza possente proveniente dal Palermo, dove aveva vissuto una stagione strepitosa, distinguendosi come uno dei migliori della serie B, si vide affidare un compito alquanto impegnativo. Ed il suo avvio di stagione rispose pienamente alle aspettative. Disputò buone partite precampionato, fu il protagonista assoluto di un incontro di Coppa Italia con la Sampdoria, che la Juventus si aggiudicò con il risultato di 5 a 1 con tre reti firmate da lui, ma trovò maggiori difficoltà del previsto a inserirsi nel nuovo ambiente. Schivo e taciturno, non troppo generoso durante gli allenamenti, circondato dalla diffidenza dei "senatori" della squadra (Del Sol, Cinesinho, Menichelli, Castano, Salvadore), poco stimato da Heriberto, Benetti non riuscì ad imporsi nonostante avesse disputato prestazioni di indiscutibile validità. Alla fine della stagione viene ceduto, destinazione Sampdoria.
I tifosi non si disperarono più di tanto, sicuramente non immaginando che le strade della Juventus e di Benetti sarebbero tornate a incrociarsi. Avvenne 7 anni più tardi, stagione 1976-77, dopo che Romeo, personaggio dalle incredibili contraddizioni, estremamente duro sul campo (nel 1971 rimediò addirittura una denuncia penale per aver rotto un ginocchio al bolognese Liguori e poi, come dimenticare che nei momenti più difficili dalla curva Filadelfia echeggiava il grido: "Picchia Romeo" ???) e capace di inimmaginabili dolcezze nella vita privata, gran parte della quale trascorsa ad allevare canarini, disputò un stagione con la maglia blucerchiata e addirittura sei con quella del Milan.
Capello stava ormai declinando, la Juventus cercava un elemento di peso per sostituirlo e Trapattoni, che l'aveva guidato nel Milan, individuò proprio in Benetti l'uomo giusto. Non la pensavano però alla stessa maniera i tifosi i quali, arrivarono molto vicini alla contestazione. Ma il "Trap", lombardo tenace e convinto di quel che faceva, non si fece condizionare. Ed i fatti gli diedero ragione. Durante gli anni trascorsi lontano da Torino, Benetti era maturato e, pur non avendo perso le caratteristiche principali del suo carattere aspro ed introverso, si dimostrò capace di legare con i compagni ben più concretamente di quel che gli era riuscito alla sua prima esperienza juventina. E sul campo, vicino a giocatori del calibro di Cabrini, Causio, Furino, Bettega e Boninsegna trovò il suo riscatto riuscendo a far cambiare idea ai detrattori. Diventò il lucchetto del centrocampo bianconero, facendo spesso saltare quello avversario con sventole formidabili. Di alcune partite divenne il protagonista principe come a San Siro, quando trascinò la squadra (in svantaggio per 2 a 0 nei confronti del Milan) ad un insperato successo propiziato con una rete segnata di prepotenza; o come a Firenze, dove realizzò il goal dell'anno con una botta al volo da 40 metri con la quale sfruttò nel modo migliore una respinta del portiere. Ed alla fine, scudetto e Coppa Uefa furono i sigilli di una stagione trionfale.
Ma Benetti si esaltò ancor più l'anno successivo perché, oltre a contribuire alla conquista di un nuovo titolo, si impose a livello internazionale riscuotendo un grande successo ai Mondiali d'Argentina, dove fu giudicato dagli osservatori tra i migliori della grande rassegna calcistica. Una soddisfazione certamente meritata perché, con il trascorrere degli anni, Benetti era riuscito a conservare la grinta di combattente indomito affinando contemporaneamente le sue qualità tecniche. Il cross che fece a Bettega contro l'Inghilterra, (2 a 0) durante le qualificazioni mondiali, è un valido esempio di una tecnica di base affatto disprezzabile: colpo di tacco del "Barone" Causio, volata di Romeo sulla sinistra, cross col sinistro (non il suo piede) senza bisogno di rallentare, ovvero di controllare il pallone e testata vincente di "Bobby-goal". Non so quanti virgulti odierni saprebbero fare altrettanto.
Il divorzio dalla Juventus arrivò, consensuale, l'anno successivo: ormai trentaquattrenne, stanco delle mille battaglie di una carriera combattuta e trascorsa all'insegna della generosità, Romeo si congedò dai tifosi in modo ben diverso dalla prima volta: se questa fu accolta quasi con soddisfazione, la seconda venne salutata da generale rimpianto. Ed anche questa fu una rivincita di non poco conto."



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Cartolina di Romeo Benetti 1970-71, con dedica del novembre 1973
(Archivio Magliarossonera.it)
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Cartolina di Romeo Benetti, 1970-71
(per gentile concessione di Mauto Busnati - Naviglio Rossonero)



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Cartolina di Romeo Benetti, 1970-71
(per gentile concessione di Emanuele Pellegrini)



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Romeo Benetti e Concetto Lo Bello,
con Gianni Rivera a terra, 1971-72
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Foto pubblicitaria della Tepa Sport 1971-72 con Biasiolo, Belli,
Benetti, Prati, Anquilletti, Zignoli, Silvano Villa, Gino Maldera
(per gentile concessione Famiglia Anquilletti)



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Stagione 1972-73
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Stagione 1972-73
(per gentile concessione di Mauro Busnati)



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Un battagliero Romeo Benetti, stagione 1972-73
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Caricatura di Romeo Benetti, 1972



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Torino, 14 giugno 1973: Italia vs Inghilterra, Romeo Benetti
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(per gentile concessione di Mauro Busnati)



Romeo Benetti in maglia azzurra Romeo Benetti con la maglia della Juventus, 1976-77, scambiato con Fabio Capello





(Archivio Magliarossonera.it)


(Archivio Magliarossonera.it)



Dal sito www.internet golcalcio.it

GOLCALCIO INCONTRA UN MITO AZZURRO! - ROMEO BENETTI
Samp, Milan, poi Juventus e Roma per un grande del nostro calcio. Due mondiali e nove anni in azzurro
Sicuramente quando si parla di Benetti, nei nostri ricordi risorge la figura dell'atleta forte e grintoso, muscoli e decisione, tattica e volontà. Per tanti anni è stato uno dei più grandi centrocampisti in circolazione in Italia e nel mondo, e la sua caparbietà lo ha portato ad essere presente sulla scena internazionale fino alla veneranda età di trentacinque anni.Pochi sono i calciatori che superata la trentina hanno vestito la maglia azzurra.
Romeo Benetti nasce a Albaredo d'Adige, in provincia di Verona nel 1945. Comincia a giocare e diciassette anni nel Bolzano, per poi passare a Siena, Taranto, Palermo fino ad esordire in serie A nel 1968-69 vestendo la gloria maglia della Juventus.Il torneo successivo viene acquistato dalla Sampdoria, dove dimostra la sua forte personalità di giocatore. Non passa inosservato a Rocco, che lo vuole nel suo Milan n.2. Con la maglia rossonera Benetti giocherà sei campionati, debutterà nel 1971 in azzurro (Italia-Messico 2-0), e porterà il Milan ai vertici del campionato, anche se lo scudetto tante volte sfiorato non arriverà mai. In nazionale partecipa ai mondiali in Germania del 1974, risultando uno dei migliori calciatori della nostra squadra al punto tale che sarà uno dei pochi ad essere riconfermato sia nella gestione di Bernardini che in quella di Bearzot. Nel 1976 ritorna alla Juventus, in cambio di Fabio Capello, e con Trapattoni in panchina, lo aveva già allenato l'anno prima con il Milan, arrivano anche due scudetti consecutivi (1977 e 1978), la Coppa UEFA e il posto da titolare nella nazionale in Argentina. Nel 1979 passa alla Roma di Liedholm, dove giocherà le sue ultime due stagioni e vincerà consecutivamente due Coppe Italia. Rimarrà nel giro della nazionale e giocherà agli Europei del 1980 in Italia. La sua cinquantacinquesima ed ultima casacca azzurra e nella finale per il III posto persa con la Cecoslovacchia.


D. - Lei debutta in nazionale nel 1971 e partecipa a due mondiali di calcio. Il primo è quello sfortunato in Germania, che porta alla fine dell'era Valcareggi.

R.  - Non fu una esperienza felice, infatti uscimmo al primo turno, dopo solo tre partite.Partivamo come sempre con i favori del pronostico, invece ci fu una vittoria con Haiti, un pareggio strappato all’Argentina per 1 a 1 grazia anche ad un autogol su un mio tiro, e infine la batosta con la Polonia di Lato. Molto i motivi di questa disfatta. Sicuramente l’atmosfera non era delle migliori.Più che una squadra di calcio, la nazionale si  era trasformata in una lotta tra due distinte fazioni, quella di Mazzola e quella di Rivera; poi esistevano altri gruppi di giocatori che appoggiavano le volontà o dell’uno o dell’altro. Fu una spedizione che non fu organizzata, secondo il mio parere, nel migliore dei modi. Alla fine di quel mondiale, con l’eliminazione dell’Italia, finì quella che molti chiamano il ciclo di Valcareggi, ma finì anche la carriera in azzurro sia di Mazzola che Rivera., che lasciarono la nazionale.

D. - Lei invece fu convocato  sia da  Bernardini che da Bearzot, arrivando a giocare il mondiale in Argentina nel 1978. 

R. - Sicuramente l’atmosfera era diversa; la squadra presentava un blocco della Juventus, con nove undicesimi. La nazionale era la squadra bianconera, con l’eccezione di Rossi e del regista, Antognoni o Zaccarelli. Bearzot non ha fece altro che portare la personalità della mia squadra dal campionato al mondiale. Del resto la Juventus di quel periodo aveva appena vinto due scudetti e conquistato, dopo tanti anni di digiuno per il nostro calcio, una coppa europea. 

D. - Quel mondiale cominciò benissimo, tre vittorie fra cui quella storica con i futuri campioni dell’Argentina, poi la squadra azzurra  comincia a perdere colpi, anche se poi conquistò un meritato quarto posto. 

R. - Infatti il mondiale del 1978 andò proprio in quel modo! Debuttammo giocando una grande partita con la Francia, vincemmo di slancio sull’Ungheria per 3 a 1 ,ed io firmai il terzo gol, e poi ci fu la storica  la vittoria con l’Argentina, che ci aveva rilanciato come squadra favorita per la vittoria finale. Poi la nostra nazionale perse vivacità; seguì un pareggio con la Germania, superammo con un solo gol l’Austria e infine giunse la sconfitta con l’Olanda, che ci chiuse la porte della finalissima. Dobbiamo però evidenziare che gli arbitraggi non furono molto felici, specialmente nella partita con i forti arancioni. Ma non bisogna più di tanto recriminare; la squadra era molto bene amalgamata, ma alla fine dei ventidue convocati, solo quattordici giocarono. In un mondiale dove si disputa una partita ogni tre giorni, si arriva alla quarta partita che si ha ancora la fatica del primo incontro da smaltire! Giocando solo in quattordici alla fine la squadra risentì di questa situazione; forse se si fosse attivato un turn-over con più calciatori, il risultato sarebbe stato differente.

D. - Lei ha giocato anche la famosa partita del 1973 a Wembley, dove l’Italia battè l’Inghilterra per la prima volta sul suo storico campo.

R. - L'Inghilterra l'avevamo già superata qualche mese prima a Torino per 2 a 0, in una amichevole per i 75 anni della Federazione. Sicuramente la vittoria di Wembley fu un avvenimento di grande risonanza! A dire il vero è stato un vero e proprio assedio da parte dell'Inghilterra; ma con uno Zoff che si è superato e con una linea difensiva guidata da Facchetti e Burgnich che giocarono veramente in modo magistrale abbiamo avuto una sorte propizia che sul finale ci ha regalato il gol della vittoria di Capello; quindi un partita che, per essere obiettivi, abbiamo vinto sia per bravura ma anche con un pizzico di fortuna.Comunque rimane una delle pagine più esaltanti della storia del nostro calcio.

D. - Per ben sei stagioni ha giocato nel Milan avendo numerosi allenatori come Rocco, Giagnoni e Trapattoni, tutti per una squadra fortissima che però non ha vinto nessuno scudetto. 

R. - Il Milan di quegli anni fu caratterizzato dal cambio di numerosi allenatori, conseguenza anche del cambio al vertici di numerosi presidenti! Nonostante questo il Milan rimase sempre protagonista del campionato; infatti siamo arrivati quattro volti secondi, e poi non dimentichiamo la stagione del 1973 quando perdemmo a Verona un titolo che già sembrava conquistato. Ci fu parecchia tristezza, ma perdere lo scudetto per un punto significava che il Milan era sempre una grande formazione, in lotta fino all’ultima giornata! Inoltre abbiamo vinto due Coppe Italia e la Coppa delle Coppe pochi giorni prima della sconfitta con il Verona.

D. - Il suo ultimo anno nel Milan vede il debutto sulla panchina di Trapattoni, che poi l’anno dopo lo porterà nella Juventus.

R. - Fu proprio così; nel 1975 Giovanni Trapattoni ha debuttato come allenatore proprio con la sua ex-squadra,il Milan, per poi passare l’anno dopo alla corte di Agnelli e portandomi  nelle file di una Juventus in via di rinnovamento.Fu un periodo splendido, tre anni dove vincemmo due scudetti, una Coppa Italia e una Coppa UEFA. Poi ho un ottimo ricordo di Giovanni, con cui ho lavorato insieme per ben nove anni, prima come calciatore poi come collega!

D. - Lei è l'unico giocatore che ha giocato tutti i quattro derby,vestendo le maglie di Sampdoria, Milan, Juventus e Roma. Un rapido paragone fra le atmosfere di queste grandi partite.

R. - A Torino è un discorso classista, i bianconeri e i granata sono simboli di diverse estrazioni sociali: a Milano si gioca fra le tifoseria all'insegna dello sfottò, semplice e senza astio, a Genova ricordo un derby "all'acqua di rosa", dove la tifoseria lo vede come un'amichevole festa che si organizza per migliorare la scenografia dello stadio. Infine a Roma dove la stracittadine è una la ragione per incontrarsi allo stadio anziché al ristorante!

D. - Tante stagioni da protagonista e ben nove anni titolare nella nazionale; se deve citare un momento, una stagione che vorrebbe "incorniciare" per sempre nella sua memoria?

R. - E' difficilissimo dire; infatti ho giocato quasi 350 partite, e ho vestito per 55 volte la maglia azzurra! Ho tanti ricordi emozionanti, legati specialmente ai derby, quelli che magari si sono vinti negli ultimi minuti ! Sicuramente ricordo come strepitoso l'anno con la Juventus che vinse il titolo nel 1977, quando superammo il Torino di Pulici e Graziani, che nel torneo precedente ci aveva sottratto il primato. Quella fu un eccezionale campionato finito con 51 punti, ovvero abbiamo perso su 30 partite solo nove punti! Fu una vittoria sul filo di lana; infatti fu una stagione combattuta spalla a spalla con i granata che terminarono a quota 50, un solo punto di svantaggio. Veramente un campionato giocato ad altissimo livello ed indimenticabile.




Cartolina pubblicitaria dei Mondiali con autografo di Romeo Benetti figurina "Panini" di Romeo Benetti con autografo del 1971-72



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(Archivio Magliarossonera.it)
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(per gentile concessione di Andrea Leva)



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Biasiolo, Zignoli e Benetti, 1970-71
(Archivio Magliarossonera.it)
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Romeo Benetti e Pierino Prati firmano autografi ai tifosi, 1970-71
(da pagina Facebook “Lo Sport nei ricordi di carta”)



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1970-71, L'Avv. Sordillo con Rocco, al momento del suo insediamento come presidente del Milan. Dietro Belli, Cudicini, Benetti e Rivera
(per gentile concessione di Renato Tubere)



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Articolo su Romeo Benetti da "Stop", 1971-72
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Un articolo su Romeo Benetti da "Intrepido", maggio 1973



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Romeo Benetti, mezzobusto laterale, 1972-73
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Pierino Prati, Romeo Benetti e Roberto Rosato, 1972-73



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8 aprile 1973, Sampdoria vs Milan 1-4
Benetti e Lodetti premiati prima della partita, Buticchi saluta Colantuoni
(da "La nostra Serie A negli Anni '70")
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8 aprile 1973, Sampdoria vs Milan 1-4
Romeo Benetti e Giancarlo Salvi a fine partita
(da "La nostra Serie A negli Anni '70")



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Romeo Benetti, stagione 1971-72
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Romeo Benetti in azione, stagione 1972-73








Romeo Benetti con la maglia
della Nazionale, 1974
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Mondiali di Germania 1974, Polonia vs Italia 2-1:
Benetti e Deyna a fine partita si scambiano le maglie



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Romeo Benetti su "Intrepido", stagione 1973-74
(per gentile concessione di Francesco DI Salvo)





Caricatura di Romeo Benetti (di Franco Bruna)





Figurina di Benetti in Nazionale


(dal libro "Le stelle del Milan")


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22 ottobre 1975, Athlone Town vs Milan 0-0: Calloni, Bet, Aldo Maldera, Turone, Benetti (di spalle, con il numero 8)
(per gentile concessione di Antonella Bellocchio)
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5 novembre 1975, Milan vs Athlone Town 3-0 (Coppa Uefa):
Un inusuale Capitano, Romeo Benetti,
e Gianni Rivera, prima della partita
(per gentile concessione di Renato Orsingher)



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Romeo Benetti, stagione 1975-76
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Romeo Benetti, allenatore di canarini



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Romeo Benetti, "Un Tigre nel motore"
(by Stefano Oliva - facebook)
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Il Trap e Romeo Benetti a Milanello, 1975-76





21 dicembre 1975, Fiorentina vs Milan 0-1
(per gentile concessione di Beniamino Fiore)
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Estate 1976, Romeo Benetti fa le valigie,
va alla Juventus in cambio di Fabio Capello



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Romeo Benetti tira con la carabina



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Statuina di Romeo Benetti con dedica e autografo
(di Giovanni Santacolomba)



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Statuine di Gianni Rivera e Romeo Benetti
(di Giovanni Santacolomba)