Franco BARESI (II)
"Piscinìn"

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(Archivio Magliarossonera.it)


Scheda statistiche giocatore
  Franchino (detto Franco) BARESI (II)

Nato l'08.05.1960 a Travagliato (BS)

Libero (D), Vicepresidente, Allenatore delle Squadre Giovanili rossonere e Brand Ambassador, m 1.76, kg 70

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 20, dal 1977-78 al 1996-97

Soprannomi: “Piscinìn”, “Kaiser Franz”, “Mahatma, la grande anima”, “Ufo”

Cresciuto nel Milan

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 23.04.1978: Verona vs Milan 1-2

Ultima partita ufficiale giocata con il Milan l'01.06.1997: Milan vs Cagliari 0-1 (Campionato)

Penultima partita amichevole giocata con il Milan il 28.10.1997: Milan vs All Stars 5-1 (“6 per sempre, Addio al Calcio di Franco Baresi”)

Ultima partita amichevole giocata con il Milan il 07.10.2002: Dinamo ’90 vs Milan ’90 1-3 (Addio al calcio di Zvonimir Boban)

Totale presenze in gare ufficiali: 719

Reti segnate: 33

Palmares rossonero: 6 Scudetti (1978-79, 1987-88, 1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96), 3 Coppe dei Campioni (1989, 1990, 1994), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), 3 Supercoppe Europee (1989, 1990, 1995), 4 Supercoppe di Lega (1989, 1992, 1993, 1994), 1 Mundialito per Clubs (1987), 1 Mitropa Cup (1982), 2 Promozioni in Serie A (1980-81, 1982-83), 2 finali di Coppa dei Campioni contro l’Olympique Marseille (1993) e contro l’Ajax (1995), 2 finali di Coppa Intercontinentale contro il San Paolo (1993) e contro il Velez (1994), 1 finale di Supercoppa Europea contro il Parma (1994), 1 finale di Supercoppa di Lega contro la Fiorentina (1996), 1 finale del Torneo Giovanile di Viareggio contro la Sampdoria (1977), 1 Premio "Gaetano Scirea" (1994). Nel 2000 è stato eletto “Calciatore del Secolo” dall’Associazione Italiana Calciatori

Esordio in Nazionale Under 21 il 21.02.1979: URSS vs Italia 1-0

Totale presenze in Nazionale Under 21: 18

Reti segnate in Nazionale Under 21: 2

Esordio in Nazionale B il 27.04.1983: Italia Olimpica vs Lega Irlandese 2-0

Totale presenze in Nazionale B: 10

Reti segnate in Nazionale B: 0

Esordio in Nazionale Italiana il 04.12.1982: Italia vs Romania 0-0

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 07.09.1994: Slovenia vs Italia 1-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 81

Reti segnate in Nazionale Italiana: 1

Palmares azzurro: Campione del Mondo (Spagna '82 - senza però essere mai utilizzato) e Vicecampione del Mondo (U.S.A. ’94)

DA VICEPRESIDENTE e RESPONSABILE SETTORE GIOVANILE:

Stagioni al Milan: 5, dal 1997-98 al 2001-02

DA ALLENATORE:

Stagioni al Milan: 2, Allenatore Squadra Primavera dal 2002-03 al 2003-04

BRAND AMBASSADOR:

Stagioni al Milan: ..., dal 2016-17 al ..... (attualmente in carica)



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La maglia numero 6 di Franco Baresi è leggenda...
Ritirata dalla numerazione delle maglie rossonere,
nessun altro potrà più indossarla















"23 aprile 1978. Debutta con i rossoneri un diciassettenne, un difensore semisconosciuto rifiutato dall'Inter. Da quel giorno la storia di Franco Baresi è la storia del Milan. In pochi anni diventa uno dei difensori più forti del campionato. Sotto la guida di Liedholm assimila i principi del gioco a zona imponendosi come miglior interprete del ruolo di ultimo uomo. Non perdendo le sue doti di trascinatore in campo e nello spogliatoio. Dopo aver vinto uno scudetto, attraversa gli anni bui della società: il calcio scommesse e la retrocessione in serie b restando sempre al suo posto di capitano e non facendosi allettare dalle numerose offerte degli altri club. Anche per questo è così amato dai tifosi milanisti che, a giugno, gli hanno dedicato lo striscione: "Resta con noi". Con Beckenbauer è stato uno dei pochissimi difensori ad essere candidati al pallone d'oro. In sedici anni Baresi ha messo insieme il palmares personale più ricco dei giocatori del Milan di tutti i tempi. Bandiera anche della nazionale italiana, "il capitano" ha disputato 81 partite con la maglia azzurra vincendo, come riserva di Scirea, il mondiale del 1982." (Tratto dal sito AC Milan.com)

"Franco Baresi arrivò a Milanello quando aveva soli 14 anni, nell'agosto 1974, essendo nato a Travagliato (Brescia) l'8 maggio 1960. Dal quel momento in avanti avrebbe sempre indossato la maglia del Milan, che lo pagò un milione e mezzo (di 20 mila lire fu il primo stipendio). E con il Diavolo è cresciuto e ha sofferto, ha vinto e trionfato, in Italia e nel mondo. Una vita da bandiera, che sventola ancora e che nessuno potrà mai ammainare. Lanciato in prima squadra da Liedholm a Verona (23 aprile '78, Verona-Milan 1-2) non ne è più uscito, diventando subito una colonna. Sulla pagella dei giornali meritò subito lo stesso voto di Rivera (7), un segno del destino. A 22 anni, il "piscinin" (come fu ribattezzato quando arrivò al Milan) divenne capitano, ereditando idealmente il passaggio di consegne dal Golden Boy.
Quello che segue è il suo biglietto da visita. In vent'anni con la prima squadra ha collezionato 716 partite ufficiali (470 in serie A, 61 in B, 97 in coppa Italia, 50 in coppa Campioni, 19 in coppa Uefa, 6 in Supercoppa europea, 4 nell'Intercontinentale, 3 nella Mitropa Cup, 5 nella Supercoppa italiana, 1 nello spareggio Uefa).
Ha vinto 6 scudetti ('78-79, '87-88, '91-92, '92-93, '93-94, '95-96), 3 coppe dei Campioni ('88-89- '89-90, '93-94), 2 Intercontinentali ('89 e ' 90), 3 Supercoppe europee ('89, '90, '94) e 4 italiane ('88, '92, '93, '94). Ha segnato 12 gol in serie A.
Per 81 volte (31 da capitano) ha indossato la maglia della nazionale, realizzando un solo gol (a Bari, 20 febbraio '88, Italia-Urss 4-1). Con l'Italia ha disputato 3 mondiali laureandosi campione del mondo nell'82 in Spagna; nel '94 ha perso in finale con il Brasile ai rigori. Debuttò il 4 dicembre '82 (Italia-Romania 0-0). Maribor, il 7 settembre '94, ha celebrato la sua ultima partita (Slovenia-Italia 1-1). Con Beckenbauer e Scirea è stato il più grande libero della storia del calcio.
Suo fratello Giuseppe è stato per tanti anni suo rivale con la maglia dell'Inter. Franco, che ha quattro fratelli (Lucia, Angelo, Beppe, Emanuela) è sposato con Maura e ha due figli, Edoardo e Gianandrea.
Appese le scarpe al chiodo è diventato vicepresidente del club di via Turati e responsabile del settore giovanile. E' affiancato, in questo compito, da due grandi ex del Grande Milan: Angelo Colombo, suo braccio destro, e Mauro Tassotti, allenatore della Primavera. La sua maglia numero 6 è già leggenda, essendo stata ritirata come capita solo ai Michael Jordan della Nba. La sua partita d'addio (autunno '97) ha radunato una folla oceanica di sportivi con le lacrime agli occhi (sugli spalti) e vent'anni di Milan (in campo): la rassegna di tutti i Milan di Baresi dal '78 in su. Un Louvre di grandi artisti del pallone." (Tratto dal sito acmilan.net)

"Già quando venne lanciato in prima squadra da Nils Liedholm nel 1978, mise subito in luce le sue qualità muovendosi in campo come un veterano, ostentando una grossa personalità legando, da quel giorno, la sua storia alla storia del Milan, raccogliendo la pesante eredità lasciatagli da Gianni Rivera come uomo-simbolo della squadra rossonera, non abbandonandola neanche nei momenti più tristi ed essendone la bandiera nei trionfi dell’era berlusconiana. Quando calcava i campi verdi con addosso la maglietta rossonera (e non meno quella della Nazionale) era solito dare anima e corpo; la sua incomunicabilità fuori dal rettangolo verde, si trasformava d’incanto in ardore agonistico (sempre leale) allorquando incontrava gli attaccanti avversari. Del personaggio sono rimaste impresse negli occhi e nella mente di tutti due cose: il pianto a dirotto al termine della Finale Mondiale del 1994 contro il Brasile, decisa ai calci di rigore, di cui il primo sbagliato proprio da lui, ed il fatto che non sia mai riuscito a vincere il Pallone d’Oro, un vero scandalo se si pensa che l’ex interista Sammer, defenestrato dai nerazzurri a campionato in corso, se lo aggiudicò nel ’96, una volta fatto ritorno in Germania, nel Borussia Dortmund. Ci pensò comunque il Presidente Silvio Berlusconi a consegnarglielo a San Siro, al termine del Baresi Day “6 per sempre”, in una fredda serata di ottobre del 1997 a nome di tutti i tifosi rossoneri. La Sua maglietta numero 6 è stata ritirata quando “Il Capitano” ha dato l’addio al calcio giocato. Attualmente è vicepresidente della Società nonché responsabile del settore giovanile la cui squadra primavera, guidata dal compagno di tante battaglie Mauro Tassotti, dal momento del suo insediamento, ha rivinto, dopo 39 anni, il Torneo giovanile di Viareggio nel 1999, bissando il successo nel 2001." (Nota di Colombo Labate)


Il 23 maggio 2002 si è trasferito al Fulham (1^ Divisione inglese) per fare il Direttore Sportivo della Squadra di Mohammed Al Fayed, neo promossa nella massima serie inglese, per durare esattamente 81 giorni, fino cioè al 20 settembre 2002 per sopraggiunti contrasti con l’allenatore francese Jean Tigana.




CARRIERA IN ROSSONERO (CAMPIONATO)
STAGIONE TORNEO PRESENZE RETI

1977-78

Serie A

1

0

1978-79

Serie A

30

0

1979-80

Serie A

28

0

1980-81

Serie B

31

0

1981-82

Serie A

18

3

1982-83

Serie B

30

4

1983-84

Serie A

21

2

1984-85

Serie A

26

0

1985-86

Serie A

20

0

1986-87

Serie A

29

2

1987-88

Serie A

27

1

1988-89

Serie A

33

2

1989-90

Serie A

30

1

1990-91

Serie A

31

0

1991-92

Serie A

33

0

1992-93

Serie A

29

0

1993-94

Serie A

31

0

1994-95

Serie A

28

1

1995-96

Serie A

30

0

1996-97

Serie A

26

0
CARRIERA IN ROSSONERO
(COPPA ITALIA)
STAGIONE PRESENZE RETI

1977-78

2

0

1978-79

4

0

1979-80

5

0

1980-81

4

1

1981-82

4

0

1982-83

9

2

1983-84

9

2

1984-85

10

0

1985-86

4

0

1986-87

6

3

1987-88

6

0

1988-89

8

2

1989-90

7

4

1990-91

1

0

1991-92

6

1

1992-93

7

0

1993-94

-

-

1994-95

-

-

1995-96

3

0

1996-97

1

0




da "Il sogno di Futbolandia"
di Jorge Valdano

C'E' SOLO IL CAPITANO
...Il Milan gli ha dato fama, onori e una splendida bacheca da esibire. Padrone dei territori difensivi milanisti, era in grado di decidere del diritto di presenza degli avversari con una danza intelligente e strabiliante. I compagni obbedivano ciecamente alla sua autorità e ai rivali mostrava le sapienti regole del calcio, aperte alla pagina che parla del fuorigioco. Raccontano i giocatori del Real Madrid che i rivali del Milan non guardavano nè loro nè il pallone, guardavano solo Baresi. Così si rispetta un vero capo.
Raccontano, ancora, che "ad ogni fuorigioco provocato, gli scappava un sorriso...
"




Dal sito www.nonsolocalcio.com

FRANCO BARESI
Dev’essere da qualche parte, al limite dell’area a disboscare, o nel pieno di un contrassalto condotto con quella sua corsa a braccia basse, una sorta di obliquo scivolare verso le ragioni del gioco... È stata una sensazione strana, lo scorso 31 agosto, guardarsi intorno e non trovare Franco Baresi. E non basta ovviamente la considerazione che non capitava da quasi vent’anni, perché un campione a tutto tondo come lui, capace di segnare un’epoca con la sua classe, si spinge ben al di là del linguaggio delle cifre. Franco Baresi è stato il calcio allo stato puro, illustrato nel gesto tecnico, nella carica agonistica, nella classe e nella corsa, nel lancio e nel tackle. Una sorta di manuale che si apriva invariabilmente a ogni fischio dell’arbitro, il cuore sempre pronto a lanciarsi oltre l’ostacolo, il pallone accarezzato ma anche l’avversario spazzato via, secondo quell’armonia di arte e cattiveria che rappresenta il cuore autentico del football. Franco Baresi è stato campione fino all’ultimo, ha detto addio il 23 giugno scorso, prima che la sua bandiera di fuoriclasse venisse intaccata dall’inesorabile trascorrere del tempo. Grande fino in fondo, è riuscito dove spesso altri grandi fuoriclasse hanno fallito: giudicare obiettivamente la propria condizione fisica, fermandosi un attimo prima che il precipizio del declino si aprisse davanti al suo mito. Ora la sua maglia, la numero 6, è stata ritirata dal Milan, sul modello dell’Nba, così consegnando definitivamente alla storia l’uomo simbolo del Milan dei tempi moderni. E si può cominciare a sfogliare i tanti capitoli del suo romanzo.
Raccontano che i suoi istruttori nelle giovanili del Milan, al momento di consegnare (precocemente) a Liedholm il prodotto finito, si esprimessero così: come calciatore è perfetto, gli manca solo la parola. In effetti nei primi anni, quando ancora al Milan lo chiamavano "Piscinìn" perché a Rivera, Albertosi, Morini e Capello, tutta gente che viaggiava spedita verso gli "anta", era stato portato come nuovo compagno di prima squadra a neanche diciott’anni con un’aria malinconica da ragazzino, i suoi limiti dialettici facevano disperare i cronisti. Ricevere l’ordine dal caposervizio di andare a intervistare Baresi equivaleva a un invio sul fronte sperduto di una terra lontana. Il deserto dei Tartari, tutta la vita ad aspettare una frase e poi, al momento buono, la fregatura. Così venne affermandosi una categoria particolare di gazzettieri specializzati: gli interpreti dei grugniti del Nostro. Franco Baresi è infatti talmente abituato a schiarirsi la voce per prendere tempo prima di rispondere alle domande, che ha finito molto spesso con il limitarsi a quell’espressione vocale.
Il fatto è che kaiser Franz, come veniva soprannominato per la parentela tecnica con l’immenso Franz Beckenbauer, non ha mai ritenuto di avere molto più da dire di quanto riuscisse a esprimere sul campo. Insomma, quando al grugnito si accompagnava un vago sorriso velato di malinconia, la risposta era trasparente: "Personalmente sono più che soddisfatto del mio rendimento e di quello della squadra, nonché del comportamento della società, dall’allenatore agli interi quadri dirigenziali". Se invece il grugnito era di una nota più in alto e si associava a un quasi impercettibile aggrottar di ciglia, allora il senso saltava all’occhio: "Per me è sempre stato gratificante giocare in una squadra come il Milan". E così via. Col tempo, una diffusa tradizione orale aveva trasmesso a macchia d’olio questi insegnamenti, al punto che ormai i più esperti erano in grado di effettuare lunghe e articolate interviste a Baresi semplicemente incrociandolo al bar di Milanello.



























Quando Franco Baresi era ragazzino e portava i capelli biondi a caschetto, gli avversari non lo prendevano molto sul serio anche per via del suo morbido tocco di palla che lo faceva sembrare un efebico artista. Così, per convincerli che stavano prendendo un granchio, ogni tanto si esibiva nel classico intervento "palla o piede", una sorta di tackle rusticano in cui il pallone magari schizzava lontano, ma in compenso l’attaccante rischiava di rimanere storpio per il resto dei suoi giorni. La sua classe era talmente grande che tutti si limitavano a parlare di "raptus agonistici", alimentando comunque la sua fama di "duro". Eppure, in almeno due circostanze della sua carriera, a questa specie di Clint Eastwood delle aree di rigore è spuntata, come avrebbe cantato Bobby Solo, una lacrima sul viso. La prima risale al 1982: "Eravamo nello spogliatoio di Cesena, all’ultima giornata del campionato ‘81-82" ha raccontato, "ho visto molti compagni piangere: non mi era mai successo. Anch’io mi sono ritrovato in lacrime seduto su una panca". Anche i duri hanno un cuore. Rossonero.
La seconda risale invece a due anni fa, al culmine del Mondiale americano. Era il 17 luglio 1994. Kaiser Franz tornò in campo per la finale iridata a Pasadena contro il Brasile, realizzando un piccolo miracolo: infortunatosi a un ginocchio il 23 giugno durante Italia-Norvegia al Giants Stadium di New York, era stato operato di menisco a Manhattan e aveva fatto in tempo a guarire e recuperare il tono atletico, come dimostrò disputando una partita eccezionale. Poi, alla fine, la sequenza dei calci di rigore. Baresi si recò per primo sul dischetto e ne venne fuori un tiro alto, frutto evidente dell’emozione. Dopo di lui, sbagliarono Massaro e Baggio e il titolo finì al Brasile. Così a tutti è rimasto in mente il duro Baresi in lacrime al centro del campo, nel sole della California, come se la sconfitta avesse infranto un sogno irripetibile, per un giocatore che al mondo aveva ormai vinto tutto. Duro, ma con sentimento.
La scorza dura kaiser Franz se l’è fatta sin da ragazzino, perché se all’apparenza la vita gli ha dato tutte le soddisfazioni possibili, in realtà gli ha anche tolto tantissimo. Innanzitutto i genitori, visto che Franco rimase orfano assieme ai fratelli ad appena quattordici anni. La sua vita divenne subito il Milan, però il desiderio di avere figli suoi è stato sempre fortissimo e, benchè si sia sposato giovane, solo sei anni fa è riuscito a coronare il suo sogno. La moglie Maura ha dovuto sopportare un vero calvario di gravidanze interrotte. Siccome però il piccolo Edoardo, nato a Città del Messico il 26 gennaio 1991, ha un incarnato piuttosto scuro, ben presto cominciarono le voci maligne: "Piccoli, miserabili attacchi" raccontò Maura a Novella 2000 "che sono cominciati pochi mesi dopo. Mi hanno riportato tutto, sempre, non mi hanno risparmiato. Comprese le cose che Franco non mi diceva, gli striscioni allo stadio e i cori dei tifosi avversari. In un mondo, quello del tifo, dove tutto è permesso, dove si picchiano e si ammazzano, speravo nel rispetto della maternità, soprattutto quando è stata sofferta come la mia". Anche nell’ultima stagione in parecchi stadi i cori si sono sprecati per Baresi, cui anche la tanto attesa paternità ha riservato qualche amarezza, cancellata peraltro dal grande affetto verso il suo Edoardo. L’amore per i bambini è stato talmente forte che nel gennaio scorso i coniugi Baresi hanno deciso di adottare un bambino russo, nato a Mosca due anni fa. L’hanno battezzato Gianandrea e la festa in famiglia è stata grande: ora Edoardo ha un fratellino con cui giocare. E magari imparare a fare il leader.
Quando aveva ventun anni ed era già una colonna della squadra rossonera, un giorno Baresi dovette uscire da Milanello con una smorfia di dolore in faccia, su una sedia a rotelle. Una malattia misteriosa gli aveva tolto le forze, impedendogli addirittura di camminare. Le voci si rincorsero: pubalgia, infezione, infiammazione, malattia reumatica. Lui peggiorava ogni giorno di più e siccome nell’ambiente del calcio quando c’è da mettere in giro una voce malevola i volontari si arruolano a schiere, qualcuno parlò addirittura di un cancro. Invece, dopo tre mesi e mezzo di inattività, Baresi si ripresentò a Milanello sulle proprie gambe e aveva la faccia dura di quando esce da uno di quei famosi tackle ed è pronto a ripartire come se niente fosse. Pare che la causa di tutto risiedesse in un virus piuttosto raro. Aveva provato a superare kaiser Franz e ne era uscito a pezzi. Roba da non ripresentarsi mai più.
La Serie B ha rappresentato un capitolo importante nella carriera di Franco Baresi. Anzi, due. Per ben due volte (la prima era stata per lo scandalo del calcio-scommesse) si ritrovò tra i cadetti eppure non accettò le offerte di altre squadre di A. Una dimostrazione di attaccamento ai colori che i tifosi non hanno mai dimenticato. Calcando i campi della B, Baresi volle dimostrare ai suoi detrattori che la sua pulizia tecnica non andava a scapito dell’efficacia. E infatti pure nel purgatorio cadetto, dove quando serve si randella di santa ragione, Franco Baresi non solo si fece rispettare, ma si confermò il leader della squadra, giocando in pratica da primo centrocampista, visto che col suo tasso tecnico era sprecato in difesa.
In entrambe le occasioni, il ritorno in A fu immediato ed erano sempre di più i superesperti convinti che fosse un delitto schierarlo in terza linea: con quei piedi doveva fare il costruttore di gioco. Tanto più che allora in Nazionale giocava il mitico Scirea ed era quindi impossibile pensare di prenderne il posto prima che andasse in pensione. Il loro motto era: in mediano stat virtus. Un proverbio latino adattato al pallone di cui l’ormai ex "Piscinin" dimostrò l’infondatezza. A proprie spese.
Dai e dai, fu proprio l’allenatore più importante d’Italia, cioè il Ct azzurro campione del mondo, Enzo Bearzot, a sposare la suggestiva idea di fare di Baresi un mediano. Il Ct aveva portato Baresi in Nazionale giovanissimo, ma ai Mondiali ‘82 gli aveva fatto fare la mascotte. Il trascinatore del Milan divenne campione del mondo in tribuna, poi dovette stare ancora in anticamera, sempre per via della bravura del "mostro" Scirea. Così Bearzot si convinse di poter utilizzare entrambi, con la scappatoia di schierare il milanista a centrocampo. Si cominciò con Italia-Cipro a Perugia, il 22 dicembre dell’83, una partita innocua, e l’esperimento durò fino a primavera, per un totale di sei incontri. Finché fu drammaticamente chiaro che il leggendario Ct iridato aveva preso una cantonata.
E che Bearzot non attraversasse un momento felice (qualcuno sosteneva apertamente che fosse ormai suonato, come un pugile che ne ha parate troppe con la faccia), fu dimostrato dal fatto che come sostituto di Scirea al sontuoso Baresi preferiva Ubaldo Righetti, un giovane della Roma che avrebbe poi passato la carriera tra Lecce e Pescara. Quando però, dopo il fiasco ai Mondiali dell’86, Azeglio Vicini sostituì Bearzot alla guida della Nazionale, Baresi divenne il libero titolare e nessuno osò più discuterlo, per non rischiare di passare per matto. O per suonato.
I rapporti con Arrigo Sacchi, una storia a parte nella carriera di Franco Baresi. Quando il tecnico di Fusignano arrivò al Milan, l’approccio non fu dei migliori. Soprattutto perché pretendeva di far giocare i rossoneri come i suoi al Parma e per farlo li costringeva a sorbirsi intere videocassette di partite della squadra gialloblù, con inevitabili conseguenze sulla loro integrità testicolare. Inoltre Sacchi era stato portato da Berlusconi, che aveva condizionato il pagamento dei premi al raggiungimento di traguardi agonistici e la commisione interna della squadra, con Baresi leader, si era (inutilmente) ribellata. Tanto che nell’ottobre del 1987 Alberto Costa, cronista del Corriere della Sera amico di Baresi (avrebbe poi curato la sua biografia), scrisse: "Baresi vuole lasciare il Milan. Il capitano rossonero ha sempre mal digerito la concezione che Berlusconi ha della vita: un efficientismo che, in cambio del denaro (molto denaro, per la verità), pretende la dedizione più assoluta. Queste perplessità di fondo si sono trasformate in malessere con l’arrivo di Arrigo Sacchi. Franco Baresi ha cercato di instaurare un corretto rapporto con il nuovo tecnico, ma, proprio di recente, si è dovuto arrendere: lui e Sacchi viaggiano su frequenze differenti. Un esempio? Uno dei sistemi didattici più cari al giovane allenatore di Fusignano, quello delle videocassette, ha provocato in Franco Baresi una crisi di rigetto, per il continuo ricorso che Sacchi fa alle registrazioni delle partite disputate dal Parma nello scorso campionato di B. Per ciascun milanista i riferimenti sono d’obbligo: "Vedi come fa questo? Vedi come si muove quello?". In particolare, a Baresi tocca seguire nei minimi dettagli le prestazioni di Signorini, che del Parma era il libero". Quando poi il Milan cominciò a vincere, molte prevenzioni vennero meno e Baresi divenne uno degli ammiratori più convinti del Cavaliere. Meno semplice il rapporto con Sacchi, in quanto un precedente come quello di Signorini non si scorda facilmente. Così un giorno il mago di Fusignano dovette andarsene dal Milan: i giocatori non lo sopportavano più ed erano andati a dirlo direttamente a Berlusconi. Di fronte alla scelta tra l’allenatore e i suoi campioni, il Dottore aveva subito pensato a Sacchi. Per trovargli una nuova sistemazione.
Franz ritrovò lo schiavista Arrigo solo in Nazionale. E gli bastò un anno, tra stage e lezioni di gioco collettivo a Coverciano, per dire basta. Annunciò il suo ritiro dall’azzurro all’inizio di ottobre del 1992 e tutti parlarono con grande originalità di scelta di vita. Due settimane dopo, la Nazionale per poco non le prese dalla Svizzera a Cagliari nelle qualificazioni mondiali e in difesa la strana coppia (centrale) Lanna-Costacurta combinò tante castronerie da provocare un attacco di panico al presidente federale Matarrese. Il quale si presentò a casa Baresi con una sostanziosa offerta economica, anche se Sacchi, secondo i beninformati, non era del tutto d’accordo, perché secondo lui quello che importa non sono i fuoriclasse come Franz, ma gli schemi, in cui anche i ronzini corrono come purosangue. Alla fine Baresi si fece convincere a una nuova scelta di vita, rientrò e con lui l’Italia si rimise in carreggiata per i Mondiali. La seconda volta, però, dopo la partitaccia a Maribor contro la Slovenia seguita alle lacrime di Pasadena, Baresi fu inflessibile: addio, Nazionale. Sette anni di Sacchi bastavano. E avanzavano. È noto che i ricorsi storici si applicano anche al calcio, così le strade di Arrigo e Franco sono tornate a incrociarsi il 2 dicembre scorso, ma questa volta neanche sul piano tecnico gli effetti sono stati positivi. Non è stato però per non correre più il rischio di lavorare con Sacchi che il 23 giugno scorso Franco Baresi, dopo un campionato catastrofico più per la squadra che per lui, ha deciso di smettere. Ha giocato 716 partite ufficiali col Milan, quanto nessuno in passato, vincendo tutto il possibile. Ha giocato 81 volte in Nazionale. Poco meno di un anno fa, presentandosi alla festa organizzata per i suoi vent’anni di Milan, disse: "Non ho idea di quando smetterò, ma quando cominci a organizzare queste cose, vuol dire che devi stare all’erta". Così, con il tempismo che lo ha sempre contraddistinto negli interventi sul campo, Baresi ha scelto il momento giusto per smettere.
È diventato, oltre che vicepresidente, responsabile del settore giovanile del Milan, e in questo lancia un nuovo derby con suo fratello Giuseppe, di due anni più anziano, a lungo bandiera dell’Inter, che da qualche tempo allena le giovanili nerazzurre. Ora la sfida dell’ex kaiser è di scoprire un giovane capace di seguire le sue orme. Anche se per i tifosi rossoneri (e della Nazionale) Franco Baresi è come la mamma: ce n’è (stato) uno solo.




Dal sito www.wikipedia.org

FRANCO BARESI

Da calciatore ha vestito le maglie di Milan e nazionale italiana. Se Helenio Herrera viene considerato unanimemente l'inventore del ruolo di libero (o battitore libero) e Franz Beckenbauer il degno perfezionatore di questa figura tattica del calcio, Franco Baresi è stato - a detta di molti - uno dei migliori difensori centrali della storia del calcio.
È considerato ancora, al pari di Gaetano Scirea, il miglior libero della storia del calcio, con il suo tempismo e la sua personalità annullò alcuni tra i più grandi calciatori affrontati e la sua capacità di tenere unita la linea difensiva risultò determinante per i numerosi successi in rossonero.
A 15 anni venne scartato ad un provino dell'Inter, l'esaminatore lo trovò gracile, inadatto e fisicamente inadeguato, preferendogli il fratello Giuseppe. Venne preso invece dal Milan, in cui ha compiuto tutta la sua carriera: grazie alla sua perfetta visione di gioco, all'abilità nella fase di impostazione ed all'impareggiabile capacità di guidare il reparto difensivo, è stato, per 20 anni, un punto fermo nella difesa milanista. Piccola curiosità: Franco Baresi da ragazzino è stato tifosissimo dell'Inter, ma è divenuto una bandiera del Milan, mentre il fratello Giuseppe da piccolo è stato accanito sostenitore rossonero ma è poi diventato una bandiera interista.
All'età di diciassette anni debuttò in serie A con il Milan (Verona-Milan 1-2), riuscendo a vincere da titolare fisso lo scudetto del 1979, quello della stella, insieme a compagni come Gianni Rivera e Fabio Capello. Suo primo mentore era stato Nils Liedholm.
Con il Milan Baresi ha conosciuto anche l'amarezza per due retrocessioni in serie B (una per lo scandalo del calcio scommesse), ma nel contempo il successo in tre Coppe dei Campioni, sei scudetti, due Coppe Intercontinentali e molte altre importanti vittorie, tra cui tre Supercoppe Europee. Baresi fu il vero leader e capitano della squadra fortissima allenata prima da Arrigo Sacchi e poi da Fabio Capello, che annoverava giocatori del calibro di Marco van Basten, Paolo Maldini, Roberto Donadoni, Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Dejan Savicevic, Zvonimir Boban, Carlo Ancelotti, Pietro Paolo Virdis, Alessandro Costacurta, Marcel Desailly, Mauro Tassotti.
Il capitano del Milan divenne così celebre in Europa e nel mondo per i suoi recuperi impossibili, i suoi lanci perfetti e per le improvvise folate in avanti in grado di ribaltare l'azione in pochissimo tempo. Non gli mancano però anche la tecnica e il tocco di palla; la sua maggiore qualità è stata però la grande visione di gioco, unita alla velocità ed alla potenza fisica. Una curiosità: Franco Baresi è stato anche il capocannoniere dela Coppa Italia del 1990, vinta dalla Juventus in finale sul Milan. Manca però, nel suo palmares il pallone d'oro riconoscimento che viene assegnato al miglior giocatore della stagione, ceduto per 39 punti a Marco van Basten nel 1989, e precedendo un altro rossonero, Frank Rijkaard.
In suo onore, al termine della stagione 1997-1998, il Milan ha ritirato dalla numerazione ufficiale la maglia numero 6 che gli apparteneva.

Nazionale
Franco Baresi ha disputato anche 82 partite con la nazionale maggiore. Vinse il mondiale del 1982 come giovane riserva di Gaetano Scirea, ma ebbe un difficile rapporto con Enzo Bearzot, che lo vedeva come centrocampista e non lo convocò neppure per i disastrosi mondiali del 1986, preferendogli Tricella e - ancora una volta - il fratello Giuseppe. Il rapporto con la maglia azzurra trovò nuova vita negli anni di Azeglio Vicini, che ne fece un punto fermo della sua nazionale.
Baresi fu infatti titolare inamovibile nel ruolo di libero negli europei dell'88 e nei mondiali italiani del 1990.
Con la nazionale di Arrigo Sacchi, suo ex-allenatore nel Milan il rapporto fu ottimo; dopo l'accantonamento dell'interista Giuseppe Bergomi, Franco era anche meritatamente divenuto il capitano degli azzurri. Durante i mondiali americani del 1994 sfiorò la grande impresa, con la fascia di capitano al braccio, in finale con il Brasile. Il capitano si infortunò al menisco nella partita contro la Norvegia e rientrò stoicamente nella finale col Brasile 25 giorni dopo l'operazione; giocò una partita sontuosa (la Gazzetta dello Sport gli dette 9) ma sbagliò il primo rigore, afflitto dai crampi, e scoppiò in lacrime dopo la sconfitta degli azzurri.





dal sito www.ilveromilanista.it
di Saverio Fiore

FRANCO 6 NELL’ANIMA
A 25 anni sembrava ne avesse 35, il suo volto corrugato unito ad una fronte spaziosa adornata da pochi capelli ingannava tutti, pareva fosse sempre teso quasi sofferente, pareva sempre che non ce la potesse fare, invece. Invece era sempre lì a correre per tutti, ad uscire a testa dalle situazioni più difficili, sul campo non aveva mai affanni con il cuore sempre pronto a lanciarsi oltre l’ostacolo, il pallone accarezzato ma anche l’avversario spazzato via, secondo quella armonia di arte e cattiveria che rappresenta il cuore autentico del football che, come si sa, non è sport per signorine. I giornalisti non lo hanno mai amato (forse per questo non ha vinto il pallone d’oro), schivo com’è, non è mai riuscito a dire la battuta che loro cercavano. Me lo ricordo una volta per provocarlo al ”Processo del Lunedì” gli misero affianco Peppino Prisco, che lo randellò tutta la sera, lui resistette in silenzio ma al derby successivo si rifece con gli interessi, fu insuperabile come sempre. Strana la vita, un giorno si presentò con il suo mentore ai provini per l’Inter, per coronare il sogno di giocare nella squadra del cuore, fu scartato perché troppo esile, e ironia della sorte presero il fratello Giuseppe (milanista) che poi ne diventò una bandiera. Allora ci provò con il Milan, sappiamo tutti com’è andata a finire. A soli diciotto anni diventò titolare inamovibile, proprio nell’anno della stella fece in tempo a convivere con il mito di Gianni Rivera, di cui divenne degno sostituto l’anno dopo quasi come un naturale passaggio di consegne. Arrivarono poi gli anni duri della B ma non gli sfiorò mai l’idea di abbandonare la nave che affondava da grande capitano qual era. Anzi proprio in serie B gli accadde una cosa straordinaria, fermo per una squalifica dovette seguire una trasferta in tribuna dove conobbe Maura, nella pausa del primo tempo riuscì a trovare il coraggio di invitarla a cena e a farla diventare di lì a poco sua moglie. Dovette soffrire non poco prima di ritornare a gioire per il secondo scudetto, furono nove anni di passioni e delusioni. Ma l’attesa valse la pena di essere vissuta perché dopo furono gioie mai dimenticate ed indimenticabili, vittorie epiche di cui fu sempre gran protagonista e guida spirituale di quella squadra di “invincibili”. Nella mia mente e in quella di tutti i milanisti, i ricordi si fondono e si confondono tra loro fuggendo veloci, quasi come te, indomabile capitano. A Milanello adesso qualcosa è cambiato, la tua maglia, la numero 6, è stata ritirata consegnandoti definitivamente alla storia quale uomo-simbolo del Milan dei tempi moderni. Franco ti ringrazieremo sempre per le 21 stagioni della tua vita che hai voluto dedicare ai nostri colori unici.


I NUMERI DEL MITO
6 Scudetti '78-79, '87-88, '91-92, '92-93, '93-94, '95-96
3 Coppe dei Campioni '88-89- '89-90, '93-94
2 Coppe Intercontinentali '89 e ' 90
3 Supercoppe Europee '89, '90, '94
4 Supercoppe Italiane '88, '92, '93, '94
716 Partite Ufficiali (470 in serie A, 61 in B, 97 in Coppa Italia, 50 in Coppa Campioni, 19 in Coppa Uefa, 6 in Supercoppa Europea, 4 nell'Intercontinentale, 3 nella Mitropa Cup, 5 nella Supercoppa Italiana, 1 nello spareggio Uefa).




Dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it

ACCADDE UN GIORNO: Elogio del Piscinin, Milanista per eccellenza
Il 23 aprile ’78 esordiva in serie A Franco Baresi
di Sertac

Liedholm lo fece esordire in A non ancora diciottenne. Domenica 23 aprile 1978, con il Milan impegnato a Verona, Franco Baresi, giovane difensore proveniente da un comune della provincia bresciana, collezionava la sua prima presenza in campionato con la maglia rossonera. Un esordio felice: il Milan prevalse 2-1 e alla fine per il piscinin vi furono solo complimenti. Sicuro e determinato: “questo ne farà di strada”, dissero in tanti. Era arrivato al Milan alcuni anni prima. Guido Settembrino, dopo un provino andato male con l’Inter, dove fu scartato per il fisico gracile, lo portò sull’altra sponda calcistica meneghina. Questa volta tutto andò per il verso giusto e per Baresi si aprirono le porte rossonere.
Dall’U.S. Oratorio Travagliato a Milano, la vita impose a Franco di crescere molto in fretta dopo aver perso i genitori nello spazio di pochi anni. L’esordio assoluto in prima squadra fu con Marchioro in panchina, in un’amichevole disputata a Verbania. E già in quella occasione, Franco mise in mostra la sua personalità, dettando il passaggio persino ad un monumento calcistico come Gianni Rivera. La definitiva consacrazione avvenne nella stagione 78/79, il campionato della Stella. Liedholm lo schierò titolare in tutte le trenta partite stagionali e il suo rendimento fu molto elevato.
A fine stagione fu considerato uno dei giovani più forti in Europa. I tre anni seguenti furono quelli della passione, con la doppia traversata nel deserto della B. Baresi scelse di restare rossonero, malgrado numerose offerte di società della massima serie. Nel campionato 81/82 fu costretto a restare fermo per parecchi mesi a causa di un’infezione che stava per comprometterne la carriera. La sua assenza forzata finì per pesare nella sgangherata truppa rossonera che si avviava ad un inglorioso quattordicesimo posto, con conseguente retrocessione nel purgatorio della serie cadetta. Fu in quelle stagioni (1980-’82) che la maglia rossonera divenne la sua seconda pelle. Alcuni lo soprannominarono Franz, accostando il suo stile a quello del grande Beckenbauer, altri lo chiamarono Ufo per rimarcarne la classe.
A chiamarlo simpaticamente Piscinin fu il massaggiatore Mariconti che nei primi anni al Milan lo seguì con l’attenzione e l’assiduità di un padre. Nelle prime partite da titolare, alcuni veterani mostrarono qualche ritrosia di troppo nei confronti di questo giovane libero. Albertosi lo sgridava in continuazione, Capello lo trattava con un certo distacco. Rivera, invece, evidenziò subito la grande personalità di Baresi e la sua strabiliante visione di gioco. Fuori dal campo era di poche parole ma nel rettangolo di gioco si trasformava. Superato il periodo di magra, Franco Baresi divenne capitano del Milan a 22 anni. Dal 1988 in poi, la sua avventura rossonera fu costellata da una messe di titoli e successi: scudetti, coppe dei campioni, intercontinentali e supercoppe varie. Da Taranto a Tokyo, dalla Mitropa Cup al titolo mondiale in un crescendo di gioie e vittorie.
Nella carriera di Franz mancò solo la ciliegina sulla torta, quel Pallone d’Oro che i giurati di “France Football” gli negarono per somma miopia. Alla fine della sua lunga parentesi calcistica, tutta rossonera, furono 716 le sue presenze in campo. Da Sacchi a Capello, con un Milan capace di dominare per tanti anni in ogni dove, Baresi era sempre al centro, condottiero della difesa e leader indiscusso di una squadra che ha segnato indelebilmente un’epoca calcistica. “Il Capitano, c’è solo il Capitano” divenne il refrain più gettonato negli spalti di San Siro.
La sua carriera agonistica si concluse a giugno del 1997 e il Milan decise di ritirare la maglia numero 6, un privilegio spettante solo ai campionissimi. Qualcuno ha definito Franco Baresi il “prototipo del milanista perfetto, un concentrato di classe, grinta e umiltà”. La maglia rossonera fu la sua divisa dell’esistenza.





Dal sito www.indiscreto.it - 2004
di Sonia Fusco

L'IDENTITA' DI FRANCO BARESI
Milano. Qui vive Franco Baresi, questa è la città che l'ha adottato e che il Grande Capitano rossonero ha dichiarato più volte essere la sua città.
715 partite nel Milan, quest'anno ad agosto ha festeggiato il 30° anno di vita (professionale) rossonera. Guido Settembrino, che allora allenava l' U.S.O. (Unione Sportiva Oratorio) di Travagliato, il paese in provincia di Brescia dove Franco è nato l'8 maggio 1960, portò i fratelli Baresi a fare un provino all'Inter. Per Beppe risultò positivo, per Franco non soddisfacente, con un fisico considerato troppo gracile, e così lo portò al Milan. Era il lontano 1974. Qui seppero capire le grandi doti che Franco aveva in sè e così scommisero su quel giovane che non aveva un grande fisico ma una volontà e una voglia di riuscire enormi.
23 aprile 1978, stadio Bentegodi giornata n. 28, Verona Milan 1-2. Nel Milan ci sono Rivera e Capello. E'il grande giorno. Il debutto in prima squadra. 25 agosto 1978, San Siro, notturna. Si gioca Milan-Flamengo, prima partita del torneo Città di Milano. Vincono i rossoneri, gol di Rivera. Il numero 4 è Baresi, il ragazzino che aveva esordito 4 mesi prima. Ad certo punto il "piscinin" si gira, guarda Rivera con faccia dura e gli grida "Allora, me la passi!". E lui: "subito". ''Buon carattere", dichiarò Rivera ai giornalisti. Lui che fuori dal campo diventava rosso e gli dava del lei quando lo vedeva...ma in campo si trasformava.
Aveva un contratto da 12 milioni annui e fu Rivera che parlando con gli altri compagni propose di dare il premio scudetto anche a lui: 50milioni che spese facendo il suo primo importante acquisto: una Golf grigia. Spese 9 milioni. "Quasi tutto, ma lo scudetto andava festeggiato" dichiarò.

Il suo ruolo era quello del libero, nonostante questo ruolo non sia tra quelli che fanno muovere le fantasie dei tifosi. Aveva una grinta, una tecnica...così nitido era il suo tocco, così perentorie le sue sortite in campo aperto, così determinato il suo tackle che sapeva trascinare come nessun altro in campo soprattutto nei momenti di difficoltà tutti i suoi compagni e di tutti i tifosi milanisti (e non...). Purtroppo il Milan con l'allora presidente Felice Colombo è travolto dallo scandalo delle scommesse e il Milan finisce in B. Affranto Baresi afferma:" non avrei mai pensato che alcuni miei compagni giocassero contro il Milan". Un anno in B e la squadra risale nella massima serie.

Nel 1981 Baresi si sente male, viene portato a braccia in ospedale, non riesce a stare in piedi, si sente "nell'aria" che ha un brutto male, ma non viene mai scritto ufficialmente e così tra tanti esami e ospedale si scopre che ha la setticemia. Dopo alcuni mesi, guarito, ritorna al Milan, ma la squadra senza di lui sta affonda ed è di nuovo serie B. Potrebbe andarsene, le richieste non mancano, ma a differenza di Collovati che passa all'Inter per non andare in B, lui resta e diventa a soli 22 anni il Capitano del Milan e bandiera inarrivabile del Milan e di tutti i suoi tifosi. Era il 12 settembre 1982, Milan Sambenedettese 2-2.
Il suo primo gol in campionato arrivò il 4 aprile 1982 Roma Milan. Non che ne abbia fatti tanti (ha evitato che ne entrassero tanti!) ma tra questi vorrei segnalare che nonostante sia stato il più grande libero del mondo, comunque un difensore, detiene un record da attaccante che dal 10 gennaio 1990 Milan Messina 6.0 nessuno ha ancora battuto e per nessuno intendo neanche i più grandi. Il record di gol fatti in Coppa Italia in una sola partita. Attualmente è in "condominio" con un altro grande del passato Josè Altafini che l'ha stabilito nella partita Napoli Spal del 1966 Coppa Italia. Tre gol. Peccato che nella partita già descritta Baresi ne avesse segnato un quarto, ma l'arbitro l'ha annullato per un presunto millimetrico fuorigioco!

Il 4 dicembre 1982 il debutto in Nazionale. A Firenze, causa la mancanza di Scirea allora il miglior libero del mondo, il giovane Baresi si trovò a sostituire un gigante e andò benissimo. Italia Romania 0 0. La particolarità di questa partita è il giorno dopo. Il giorno dopo, Baresi si trovò a giocare in campionato con il Milan in Milan Como risultando tra i migliori. Due partite in due giorni!!! Ha segnato un solo gol, in Italia Romania 4-1. Gli fu dato come soprannome, Franz, per avvicinarlo al grande Beckembauer. Per Franco l'83 si apre nell'appuntamento col destino. Un giorno mentre era in ritiro con il Milan ad Arezzo, la dolce e forte donna che gli ha ridato il sorriso. L'arrivo di Berlusconi nel 86 porta una nuova mentalità vincente, una società solida e la classe di una squadra che aveva nella sua forza un mix tra salde radici identitarie (la metà venivano dal settore giovanile) e i tre olandesi fecero diventare il milan degli Invincibili.

Il 1986 verrà ricordato come l'arrivo di Berlusconi, un imprenditore che rileverà la squadra mentre sta andando in fallimento e rilanciarla con idee entusiasmo il più in alto possibile. Il rifiorire della "rosa" Milan è stato un insieme di fortunate coincidenze: l'arrivo proprio in quell'anno di Berlusconi e un giusto mix tra grandi professionisti che componevano l'anima del Milan e che erano già presenti nell'organico come il Dottor Monti rimasto al Milan per 36 anni e Galbiati (30 anni), il buon Francesco Zagatti, che Franco l'hanno visto crescere sia come uomo che come calciatore, Ramaccioni e nuovi dirigenti e collaboratori come il preparatore atletico Pincolini, come l'attuale Vicepresidente Vicario Galliani e Braida e l'innesto in prima squadra di tanti giovani ragazzi ma già grandi promesse provenienti dalla primavera del Milan insieme all'arrivo di grandi fuoriclasse come i tre grandi olandesi Van Basten Gullit e Rijkaard e di un allenatore sconosciuto che modificando la mentalità, portò un nuovo modo di pensare al calcio giocato, risultando vincente.

Tutta la difesa era formata da questi ragazzi che venendo dal settore giovanile erano tutti amici ed erano come le radici di un giovane albero che cresceva forte, e fu presto definita la difesa degli Invincibili. Per Tassotti e Baresi che avevano vissuto la serie B era una nuova vita. In pochi anni grazie alla nuova società Milan e alla sua grande organizzazione poté competere con le più grandi squadre al mondo fino a toccare il "tetto del mondo". La stagione 1986 si apre proprio all'insegna di Baresi. Coppa Italia 31 agosto Barletta Milan 0-3. Doppietta di Baresi e gol di Galderisi per poi ripetersi la settimana dopo il 7 settembre 86 Milan Ascoli 1.0 Coppa Italia. Fino a questa data aveva già segnato 8 gol tra amichevoli e Coppa Italia. Il primo successo da ricordare fu la conquista del 1°scudetto targato Berlusconi. Il primo scudetto da Capitano. Era il15 maggio 1988. La Gazzetta dello Sport scrisse: Baresi ha regalato l'anima al Diavolo. Nove anni fa al fianco di Rivera vinse lo scudetto della stella adesso è diventato lui il capitano e la bandiera.

I suoi preferiti
IL FILM: Il colore viola
IL CANTANTE: Paul Simon
LA VACANZA: La Polinesia
IL POSTO: Montecarlo
IL LIBRO: La Bibbia
L'EPOCA: Il 1500

Iniziano i grandi anni di vittorie: da quella in Coppa Campioni a Barcellona contro lo Steaua,nel 1989 per poi passare attraverso l'Intercontinentale ed essere così Campioni del Mondo per Club sempre nello stesso anno, replicando nel 90 anche per l'Intercontinentale e nel 1994 vincendo la Coppa Campioni. Nel suo palmares si possono trovare anche 3 Supercoppe europee 1989,1990 e 1994, 4 Supercoppe Italiane 1988 1992 1993 e 1994 1 Campionato del Mondo, 6 scudetti, (un mundialito per club) una Mitropa Cup 1982.
Il 5 novembre 1989 Franz tocca presenza 400 con la maglia del Milan.

Il Baresi capocannoniere lo si scopre il 10 gennaio 1990, Coppa Italia Milan Messina 6-0 tripletta di Baresi, doppietta di Borgonovo e Simone. Il dato importante è che tutt'oggi dopo 14 anni nessun attaccante tra i migliori al mondo da Van Basten a Maradona da quella data ha mai battuto quel record che ancora oggi è in comproprietà con Altafini che l'aveva stabilito nel 1966, ma lui era un attaccante!
Sacchi lascia il Milan e arriva come allenatore Fabio Capello un grande allenatore molto diverso da Sacchi. Capello capisce che la squadra spremuta dai metodi di Sacchi, ha bisogno di essere più libera da quegli schemi opprimenti e riottiene grandissimi risultati nonostante il tre grandi olandesi li poté utilizzare con il contagocce. La difesa imperforabile fu il più grande attacco del Milan. Il 23 febbraio 92 Franz taglia il traguardo riservato ai grandi: 500 partite con il Milan. Nel 1994 durante il Mondiale in America si infortuna al menisco. Viene subito operato e mentre per altri si sarebbe detto mondiale finito, lui riesce nella grande impresa di giocare una finale mondiale dopo soli 23 giorni dall'operazione! Gioca una partita unaninamente definita incredibile, fantastica, da leggenda. Vederlo correre e scattare pensando che erano passati solo 23 giorni dall'operazione è emozionante. Va oltre e gioca anche i supplementari. Si va ai rigori e Franco non ce la fa più. Tutti si guardano in faccia, nessuno vuole tirare il primo rigore. Va lui, è il Capitano, lo sa nonostante non si regga più in piedi. Sbaglia. Scoppia a piangere, sbagliano anche altri, ma il suo pianto dimostra ancora una volta l'umanità di un uomo, un campione che colpisce tutti. Il 4 ottobre 1994 Franco Baresi dopo 81 presenze in nazionale annuncia il suo addio.
Il campionato 1995 1996 non poteva iniziare meglio. Prima di campionato Padova Milan 1-2 assist di Weah gol di Baresi! Ultimo suo gol. In tutto 33 gol tra campionato e coppa più quello che segnerà nel Testimonial Game partita d'addio! Il 17 ottobre 1995 Rivera passa a Baresi: 655 in rossonero come Rivera con il Milan. Il 6 aprile 1996 Baresi tocca presenza 501 eguagliando e poi superando Rivera primatista assoluto nella storia del Milan, ma Rivera non veniva dal Milan.
Capello va via e arriva l'uruguiano Tabarez. Il 1997 è un anno triste per i tifosi del Milan: è l'ultimo anno che si son potuti godere il loro Capitano in campo: il suo entrare in campo con la maglia fuori, il suo spingersi in avanti all'attacco per tirare la squadra quando era in difficoltà, le sue urla in campo e silenzi ancor più rumorosi fuori dal rettangolo di gioco. Il suo braccio alzato a segnare il fuorigioco contestato da qualcuno, soprattutto tifosi avversari, ma mai riusciti a copiarlo. Provino gli altri a farlo! Ma non ci sono mai riusciti. L'inizio della stagione n. 20 non è dei più facili a causa di un infortunio. Gioca in coppa Italia, la coppa più snobbata che ci sia e si infortuna. Quando ritorna contro la Roma all'Olimpico, dopo un mese un'altra brutta botta lo ferma. Senza di lui, la difesa non è la stessa. Arriva Pietro Vierchowod. Il 19 gennaio tocca la partita n. 700 e "pensa a voce alta" in un articolo di Alberto Costa che a fine stagione smette. Vengono fatte molte proposte da squadre estere per averlo con loro, facendogli in molti casi offerte faraoniche. A nessuno che abbia 37 anni vengono offerte cifre così importanti. Se fosse stato un altro tipo di persona, avrebbe accettato subito, ma lui no. Sua moglie Maura, "un pò la capitana in II° del Milan", dice: "E' stato un atto d'amore"

Arriva la data fatidica: 23 giugno 1997 il Capitano (con c rigorosamente maiuscola) lascia il calcio giocato: sarà vicepresidente operativo con delega al settore giovanile. Il detto "i giocatori passano la dirigenza resta" nel suo caso è la frase più sbagliata, Liedholm disse: "Il Milan non ci sarà più quando non ci sarà più Baresi". Nel periodo della sentenza Bosman dove le squadre vengono private delle proprie identità, con squadre strapiene di stranieri e giocatori in genere che sono interessati solo all'ingaggio e ai soldi, nella sua saggezza c'era molto di vero. 23.6.1997. Su autorizzazione della Lega Calcio, la maglia n. 6 del Milan viene ritirata. Nessuno potrà mai più indossare quel numero. Ad ottobre viene organizzata la partita d'addio. Si chiama Testimonial Game, meglio che addio, si festeggia il più grande Campione e Libero del mondo. Probabilmente se fosse stato straniero, avrebbe vinto anche qualche riconoscimento come il pallone d'oro....E' il 28 ottobre 1997. E' il grande giorno, S.Siro è in festa, tutto per lui. Per l'occasione vengono organizzate cose importanti: al Museo Milan Inter a S.Siro, c'è l'annullo del francobollo, un francobollo fatto apposta per lui e tanto altre iniziative come l'asta delle maglie dei giocatori di quella magnifica serata. Sotto la sua gestione, il settore giovanile torna a rifiorire e a fare risultati che mancavano da molti anni ormai: La squadra Primavera vince il trofeo di Viareggio, trofeo molto ambito a livello internazionale come vetrina per giovani, 37 anni dopo l'ultimo trofeo del Milan, nel 1960, anche anno di nascita di Baresi, arriva la doppia vittoria del Trofeo Arco nel 2000 e 2002. Lui è vicepresidente, dirigente, ma è sul campo ad allenarsi con i ragazzi.... quella è la sua vita e infatti dopo 3 anni ritorna sui banchi di scuola.. si iscrive al corso di Coverciano per diventare allenatore.

Oggi è l'allenatore della Primavera del Milan. Oggi, anno 2004, sono passati 30 anni da quando nel 1974, entrò per la prima volta a Milanello, era allora tutto differente da oggi, ma allora come oggi lui c'è.




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Intervista a Franco Baresi, precampionato 83-84
(dal "Guerin Sportivo")



Dal sito www.corriere.it - 3 marzo 2005

L'avvocato respinge le accuse: «La signora Lari non c'entra»
ARRESTATA LA SIGNORA BARESI. L'ACCUSA: TRUFFA
La moglie dell'ex capitano rossonero sarebbe coinvolta in un'indagine partita dal traffico illecito di auto di lusso
VARESE - Maura Lari, moglie di Franco Baresi, è stata arrestata nell'ambito di un'indagine della polizia stradale di Varese su una grossa organizzazione che ricettava auto di lusso prese in leasing da alcune società e poi rivendute all'estero con documenti contraffatti. L'organizzazione si sarebbe poi resa responsabile di una serie di truffe messe a segno attraverso la costituzione di false società di finanziamento (le stesse che gestivano le auto), fra cui una banca privata, che sarebbe servita a reinvestire i proventi dell'attività illecita.
L'accusa per la moglie dell'ex capitano del Milan, ora allenatore della Primavera rossonera, è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. La difesa sostiene che la donna, ora in carcere a Monza, sia «assolutamente estranea» ai fatti che le vengono contestati e chiederà la revoca della custodia cautelare. Con Maura Lari sono state arrestate altre 12 persone, mentre 20 risultano indagate a piede libero.
La moglie dello storico capitano del Milan è entrata nella parte dell'inchiesta che riguarda un giro di false fidejussioni, conti correnti bancari aperti da prestanome, false buste paga per ottenere dei finanziamenti, riconducibili alle persone del giro delle auto riciclate, che avrebbero truffato molti ignari clienti per oltre due milioni di euro solo nell'ultimo anno. Secondo l'accusa, Maura Lari potrebbe aver aiutato l'organizzazione ad introdursi nel mondo dei vip per attirare possibili, facoltose vittime delle truffe. Ipotesi che il suo legale di Lecco, Roberto Tropenscovino, respinge nel modo più deciso. «È evidente - spiega - che hanno lanciato la classica rete tirando su anche chi non c'entra. La signora Lari è stata arrestata semplicemente perché conosce alcune delle persone arrestate, e questo è il prezzo che si paga ad essere la moglie di un personaggio famoso». La difesa ne chiederà la scarcerazione.




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(da "Il Corriere della Sera", 27 luglio 2005)




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