Ha giocato anche con l'Ausonia di Milano (Dil.), il Verona (A, B), l'Udinese (A, C), il Catanzaro (B), la Spal (B, A), il Verbania (C).
Ha allenato il Cesena (B), il Verona (A), l'Internazionale (A), il Genoa (A).
"Uno dei più bravi - e umanamente più simpatici - allenatori italiani degli anni '70 e '80, capace di conquistare un irripetibile scudetto con il Verona (società per la quale ha anche giocato). Da calciatore è un mediano dai piedi discreti, abile nel recuperare palloni, ma sa andare anche in gol. Cresciuto nell'Ausonia Milano, gioca nel Milan (da tecnico, invece, guiderà l'Inter) prima di emigrare al Verona e in seguito all'Udinese, al Catanzaro e alla Spal." (Dal Dizionario del Calcio Italiano, Baldini&Castoldi Editori, 2000)

I Ragazzi Federali del Milan 1952-53 al Campo Minerva a Milano.
In piedi, da sinistra: Bagnoli, Beretta, Migliavacca, Ciceri, Maderna, Bisson, Bean. Accosciati: Sambruna, Confalonieri, Magni, Marchioro
(un ringraziamento particolare alla Famiglia Ciceri) |

Il Milan Ragazzi al Torneo "Tosatti" di Genova 1953-54.
In piedi, da sinistra: Larini, Andreoni, Beretta, Radice, Magni. Accosciati: Perissinotto, Trapattoni, Ciceri, Sambruna, Bean, Bagnoli
(un ringraziamento particolare alla Famiglia Ciceri) |

Una formazione rossonera del Campionato Nazionale Riserve all'Arena, 1953-54.
In piedi, da sinistra: Cavalli, Bagnoli, Marchioro, Magni, Beretta, Bean. Accosciati: Ciceri, Sambruna, Gallinari, Radice, Mot
(un ringraziamento particolare alla Famiglia Ciceri) |

1954-55, le Riserve del Milan all'Arena.
In piedi da sinistra: Sambruna, Bagnoli, Bean, Beretta, Vitali, Cavalli, Marin, Malatesta (allenatore), massaggiatore, Larini. Accosciati: ...., Marchioro, ...., Ciceri, Radice
(un ringraziamento particolare alla Famiglia Ciceri) |

Osvaldo Bagnoli con la maglia del Verona
(dalla "Gazzetta dello Sport" del 4 ottobre 1958) |

Con la maglia della Spal (dal sito www.calcioclick.it) |

(Archivio Magliarossonera.it) |

La S.P.A.L. 1966-67 con Osvaldo Bagnoli e Fabio Capello |

(da "Il Calcio Illustrato") |

Allenatore del Verona (dal sito www.sportcaffe.it) |

Allenatore dell'Inter |

Allenatore del Genoa (dal sito www.raisport.rai.it) |

La formazione del Verona vincitore dello scudetto 1984-85
(dal sito www.primoluglio2004.it) |

(Archivio "Gazzetta dello Sport", 2006) |

VIDEO "Dedicato a ... Osvaldo Bagnoli, al Milan nel 1955-56 e nel 1956-57" (Raisport, a cura di Auro Bulbarelli, luglio 2020) |

La scheda di Osvaldo Bagnoli, a cura di Fabrizio Schmid |
Dal sito www.gazzetta.it
17 luglio 2026
OSVALDO BAGNOLI È MORTO: FU L'ALLENATORE DELLO STORICO SCUDETTO DELL'HELLAS VERONA. AVEVA 91 ANNI
Il Mago della Bovisa ha firmato una delle imprese più grandi della storia del calcio italiano, vincendo il campionato alla guida dell'Hellas nella stagione 1984/85. Poi ha allenato anche Genoa e Inter
Il mondo del calcio piange Osvaldo Bagnoli. L'allenatore del leggendario scudetto dell'Hellas aveva 91 anni e si è spento a Verona a causa di una patologia neurodegenerativa. Milanese di nascita, era soprannominato "Il Mago della Bovisa" in riferimento al suo quartiere d'origine.
IL VERONA DEI MIRACOLI — Più che per l'onesta carriera da calciatore (ha esordito nel Milan per poi passare a Verona, Udinese, Catanzaro e Spal), Bagnoli si è guadagnato un posto nella storia del calcio italiano per aver firmato da allenatore l'impresa più grande di tutte: portare l'Hellas sul tetto d'Italia. È accaduto davvero, nel 1985, al termine di un ciclo leggendario, iniziato addirittura in Serie B, nel 1981. Poi la promozione immediata e, nel giro di pochi anni, due finali di Coppa Italia. Era il preludio al miracolo: nella stagione 1984/85 il suo Verona - difesa a zona blindata e organizzazione tattica ai limiti del maniacale - andava a vincere il primo e unico scudetto della sua storia. Lo ha fatto grazie ai gol di Nanu Galderisi, alle geometrie di Di Gennario e alla corsa di Pierino Fanna. Tutti giocatori che nelle big dell'epoca non avevano trovato lo spazio che probabilmente avrebbero meritato. Bagnoli ebbe il grande merito di valorizzare al meglio ogni singolo elemento, creando un'alchimia speciale tra la squadra e Il Bentegodi e colmando grazie alla tattica il gap con le altre squadre, decisamente più attrezzate. Fuorigioco, ritmi bassi e catenaccio, senza alcuna vergogna o complesso di inferiorità. Il suo Verona chiuderà la stagione con la miglior difesa, comandata da Tricella. Appena 19 gol subiti in 30 partite. Poi, davanti, la velocità di Fanna e Marangon sugli esterni per ispirare i gol delle due punte Elkjaer e Galderisi. Automatismi perfetti che hanno portato una squadra di provincia a rompere il dominio delle grandi. Impresa riuscita anche al Cagliari nel 1970, ma con un Gigi Riva in più. Quel Verona, invece, puntava tutto sul collettivo. E su Bagnoli, come ricordava anche Liedholm: "I punti di forza del suo Hellas sono il gruppo, il contropiede micidiale e la capacità di lottare in ogni occasione. Oltre che Osvaldo Bagnoli, un combattente di razza".
OLTRE VERONA: GENOA E INTER — Dopo nove stagioni a Verona, concluse con l'amara retrocessione del 1990, Bagnoli ha allenato per due anni il Genoa di Aldo Spinelli, portandolo al quarto posto in Serie A e poi in semifinale di Coppa Uefa. Leggendaria la vittoria di Anfield contro il Liverpool, la prima assoluta di una squadra italiana in casa dei Reds. Era il Grifone della coppia gol Skuhravy-Aguilera, del brasiliano Branco, del capitano Signorini e del campione del mondo Collovati. Quindi un anno e mezzo all'Inter: il secondo posto alle spalle del Milan di Capello nel 1993 e poi l'esonero nel 1994, una delle stagioni più complicate della storia nerazzurra. Una scelta di cui il Presidente Pellegrini si è poi pentito, come ha confidato alla Gazzetta in una delle sue ultime interviste: "Cosa non rifarei? Dopo trent’anni posso ammettere, per la prima volta, di avere sbagliato a esonerare Bagnoli, una persona per bene e un grande allenatore, il migliore che ho avuto insieme con Trapattoni". Da allora, Bagnoli ha deciso di non allenare più: "Ho scelto di stare di più a casa e godermi la mia famiglia". Non aveva nemmeno sessant'anni, ma non se n'è mai pentito. Anzi.
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| (dalla "Gazzetta dello Sport" del 18 luglio 2026) |
Dal sito www.repubblica.it
17 luglio 2026
VERONA, MA TE LO RICORDI BAGNOLI?
"ALLO STADIO VOLEVANO IL DOCUMENTO"
Lo scudetto dei miracoli venticinque anni dopo raccontato dall'ex allenatore
"Il mio erede è Prandelli, lo vedrei bene come ct"
VERONA - "Non pensavo certo di poter riuscire come allenatore, iniziai nel '74 dalle giovanili del Como ed ero convinto che sarei rimasto sempre ad allenare i ragazzi. Poi arrivò Verona, ed era soprattutto una squadra di giovani che non avevano trovato spazio nelle grandi, come Di Gennaro chiuso da Antognoni nella Fiorentina, Fanna da Causio nella Juve, Tricella che era stato all'Inter. A Galderisi in ritiro dissi che non sarebbe stato titolare, lui telefonò a Boniperti chiedendo di poter tornare indietro, poi fece quella doppietta Belgrado con la Stella Rossa, che allora era uno squadrone, e rubò il posto a Joe Jordan. Il ciclo - due volte quarti, due finali di Coppa Italia, lo scudetto, poi ancora quarti, otto anni di serie A - fu possibile soprattutto perché tutti avevano fame e volevano dimostrare che avevano sbagliato a mandarli via".
Oggi sono 25 anni che l'Hellas Verona ha vinto lo scudetto, nel Dopoguerra unica fra le squadre non capoluogo di regione, e sedici da quando Osvaldo Bagnoli ha smesso di allenare: febbraio '94. Non è un caso che l'addio coincida con l'avvio del calcio in pay-tv. Bagnoli non è cambiato. Ha solo i capelli bianchi. A luglio compie 75 anni e nelle due ore di intervista, in un parco giochi in fiore dirimpetto la sua casa alle Torricelle, ripeterà spesso "ho avuto fortuna". Una professione di modestia che stride con il curriculum: altre due promozioni in A e poi il miracolo Genoa, a un passo dalla finale Uefa. "Lì la tifoseria chiede ai suoi giocatori di uscire sempre con la maglia sudata dal campo: ci torno spesso, a Genova".
Oggi è impegnato a dare una mano agli ex giocatori indigenti, ("Ce ne sono tanti, che smisero negli anni Sessanta, guadagnando pochissimo") e con gli Ex Gialloblù è reduce da una partita di beneficenza a Barcellona. "C'erano 90mila persone al Nou Camp contro l'ultima in classifica, tante famiglie che all'indomani ho rivisto mentre facevano la fila davanti al museo dello stadio. Io non andavo al Bentegodi da tre anni prima di domenica scorsa. In passato ho dovuto esibire pure la carta identità. Così preferisco guardare le partite in tv. Totti per anni mi ha tenuto incatenato alla poltrona. Ammiro Milito, fantastico nel costruirsi certi gol. Per quel che ho visto Balotelli è certamente un talento vero, ma non mi chieda come lo gestirei io".
Non ha molta simpatia per Mourinho, pur reputandolo molto bravo, invece stravede per Prandelli, che ritiene il suo erede e che vedrebbe bene in Nazionale. Sono fatti della stessa pasta e insieme hanno trascorso un'estate in Spagna ad allenare i ragazzini. "Quando l'Inter mi esonerò avevo 58 anni, mi sentii al capolinea. Ho detto no a tutti. Lo dovevo soprattutto a mia moglie, riconoscente per i sacrifici che aveva fatto". E cosa ha fatto in tutti questi anni? Risposta: "Ho vissuto". Due figlie, due nipoti, due alberghi con un socio.
Gianni Brera, che lo ribattezzò Schopenhauer, disse che era da Milan, ma poi tirarono fuori la storia che era comunista. "Io votavo socialista, perché così faceva mio padre: la verità è che con Berlusconi non ci fu alcun contatto. Lo vidi solo una volta, nel sottopassaggio di San Siro, prima di un derby, e fu cortese. Mi avrebbe voluto invece il Milan di Giussy Farina. Firmai anche un precontratto, oggi si può dire, ma poi Ciccio Mascetti mi convinse a rimanere al Verona. La verità è che io non ero un allenatore da grande squadra, dove bisogna essere bravi nelle pubbliche relazioni, vincere e basta, senza tenere in conto altri valori".
Quel Verona era essenziale come il suo demiurgo e arrivava con tre tocchi davanti alla porta avversaria. Domenico Volpati ha raccontato che mentre la squadra si riscaldava, l'Osvaldo si metteva in un angolo a leggere la Gazzetta. La formazione attaccata alla porta dello spogliatoio con un cerotto. Il campionato più bello del mondo. "Non è vero che quella dell'Hellas fu un'impresa irripetibile: può succedere ancora. In Germania è appena successo, con il Wolfsburg, no?" Nella Verona di oggi le suonerie dei ragazzi riecheggiano la voce di Roberto Puliero che urla incredulo "reteeee" per il gol di Elkjaer segnato senza scarpa alla Juve. Su You Tube c'è il video di Galeazzi che lo prende sottobraccio: "Non mi dire che non te lo meriti?". E Bagnoli annaspa, non esulta, non grida. Dice solo: "Ce lo siamo meritati tutti".
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Nel corso della nottata odierna di venerdì 17 luglio 2026, presso l’ospedale “Borgo Roma” di Verona, si è spento Osvaldo Bagnoli; aveva 91 anni, essendo nato e cresciuto a Milano -quartiere Bovisa- il 3 luglio 1935. Il Milan prelevò questo giovanissimo mediano dai dilettanti dell’Ausonia nel 1954, un anno nelle giovanili rossonere (1954-55) e poi due stagioni in prima squadra (dal 1955-56 al 1956-57), con 20 presenze e 4 reti in gare ufficiali. Nel suo Palmares rossonero figurano: 1 Scudetto (1956-57), 1 Coppa Latina (1956), 1 finale del Torneo giovanile di Viareggio, persa contro lo Spartak Praga (1956). Giocò anche con l’Hellas Verona -A e B-, l'Udinese (A e C), il Catanzaro (B) la Spal (B, A) ed il Verbania (C), dove terminò la carriera agonistica nel 1972-73. Così venne descritto nel 2000 dal “Dizionario del Calcio Italiano”, Baldini&Castoldi Editori: "Uno dei più bravi - e umanamente più simpatici - allenatori italiani degli anni '70 e '80, capace di conquistare un irripetibile scudetto con il Verona. Da calciatore è un mediano dai piedi discreti, abile nel recuperare palloni, ma sa andare anche in gol”. Allenò anche il Cesena (B), il Genoa (A) -con cui raggiunse una semifinale di Coppa UEFA nel 1991-92 persa contro l’Ajax dopo aver eliminato tra gli altri il Liverpool vincendo sul campo di Anfield Road- e l’Internazionale (A), concludendo la carriera di allenatore nella stagione 1993-94, all'età di 59 anni, rifiutando diverse offerte negli anni successivi. Il Gruppo “Maglia Rossonera, Old Fans Casciavìt” porge le più sentite condoglianze alla Sua Famiglia. |
Da Cristiano Macca Maccagni - pagina facebook “Quando i calciatori avevano facce da calciatori”
17 luglio 2026
OSVALDO BAGNOLI 1935-2026
Ci sono persone che, senza conoscerle davvero, finiscono per accompagnare un pezzo della tua vita. Per me Osvaldo Bagnoli è stato questo. La notizia della sua scomparsa mi ha riportato all'istante alla primavera del 1985, quando a Verona ero un ragazzo del liceo, con la maturità ormai alle porte e la testa divisa tra libri, interrogazioni e quel Verona che stava compiendo un'impresa che sembrava impossibile. Ricordo ancora un episodio che non ho mai dimenticato. Qualche giorno dopo la conquista dello Scudetto con una giornata di anticipo passai, insieme a un amico, davanti all'Antistadio il vecchio campo di allenamento. C'era ovviamente un clima di festa, ma lontano dal frastuono della città. Ad un certo punto vidi Bagnoli uscire con il suo passo tranquillo, quasi infastidito da tutta quell'attenzione. Qualcuno dei tifosi gli gridò: "Mister, ci avete fatto sognare!". Lui si fermò appena un istante, sorrise e rispose con una semplicità disarmante: "No, siete voi che ci avete fatto vincere". Furono poche parole, ma mi colpirono più di qualsiasi discorso. In quel momento capii cosa significasse essere davvero grandi: riuscire a vincere senza smettere di essere persone normali. Forse quel ricordo, negli anni, si è colorato di emozioni. Ma è così che lo porto nel cuore. Per noi di Verona Bagnoli non è stato soltanto l'allenatore dello Scudetto. È stato il simbolo di una città che, con umiltà, serietà e lavoro, riuscì a guardare negli occhi i giganti del calcio italiano e a batterli tutti. Ogni volta che ripenso a quel maggio del 1985 rivedo le bandiere gialloblù alle finestre, i clacson che non smettevano mai di suonare, persino la tromba da stadio che suonai durante la lezione di filosofia, gli abbracci tra persone che fino al giorno prima erano perfetti sconosciuti. Verona, per qualche settimana, sembrava per davveroa una sola grande famiglia. Oggi se ne va un uomo che ha scritto la pagina più bella della nostra storia sportiva. Non solo della nostra provincia. Ma certe imprese non appartengono al passato: continuano a vivere nei ricordi di chi le ha respirate e trasmesse come ricordi indelebili, di chi era ragazzo allora e oggi sorride ancora pensando a quell'impossibile sogno diventato realtà. Grazie, Mister. Per averci insegnato che, a volte, i miracoli non hanno bisogno di rumore. Hanno solo bisogno di uomini veri. Osvaldo Bagnoli (Milano, 3 luglio 1935 – 17 luglio 2026) è stato uno dei più grandi allenatori della storia del calcio italiano e l'uomo che ha firmato l'impresa più straordinaria dell'Hellas Verona: la conquista dello storico Scudetto nella stagione 1984-1985, l'unico della storia del club. Impresa irripetibile. Dopo una carriera da centrocampista, iniziata nel Milan – con cui vinse uno Scudetto e una Coppa Latina – e proseguita tra Verona, Verbania e altre società, intraprese la carriera di allenatore, guidando tra le altre Solbiatese, Como, Rimini, Fano e Cesena. La svolta arrivò nel 1981 con il ritorno all'Hellas Verona, dove costruì una squadra composta da giocatori sottovalutati, trasformandola in un gruppo compatto, organizzato e vincente. Il capolavoro fu il trionfo nel campionato 1984-1985, una delle più grandi favole del calcio italiano. Successivamente allenò il Genoa, conducendolo a uno storico quarto posto in Serie A e alla semifinale di Coppa UEFA, quindi l'Inter, prima di concludere la carriera. Tecnico schivo, concreto e lontano dai riflettori, Bagnoli era apprezzato per la sua umiltà, la capacità di valorizzare i propri giocatori e uno stile di leadership fondato sul lavoro, sul rispetto e sul buon senso. Nel 2017 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano e, l'anno successivo, è stato nominato presidente onorario dell'Hellas Verona, città che lo ha sempre considerato uno dei suoi simboli più autentici. Ancora oggi il suo nome è indissolubilmente legato al "miracolo" del Verona campione d'Italia, un'impresa destinata a rimanere unica nella storia del calcio.
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Dal web
17 luglio 2026
Addio a Osvaldo Bagnoli Con il Milan vinse lo scudetto nel 1957 e una Coppa Latina di Sergio Taccone (Curatore Storierossonere.it) Aveva compiuto 91 anni lo scorso 3 luglio. Osvaldo Bagnoli si è spento all'Ospedale di Borgo Roma di Verona. Con il Milan conquistò lo scudetto nel 1957, il sesto della storia rossonera, in una stagione che vide il Diavolo - guidato dallo sceriffo Gipo Viani - precedere Fiorentina, Lazio e Udinese. Il buon Osvaldo collezionò 10 presenze e una rete, contro il Lanerossi Vicenza all'ultima giornata. La partita che coincise con la sua ultima presenza in maglia rossonera. Nella stagione precedente, Bagnoli aveva firmato due reti in Coppa Latina, trofeo antesignano della Coppa dei Campioni, conquistato dal Milan per la seconda volta nel '56 a cinque anni di distanza dal primo successo. In semifinale, contro il Benfica, il mediano nato alla Bovisa siglò il gol del definitivo 4-2, concedendo il bis in finale contro l'Athletic Bilbao, sbloccando le marcature al 21'. Partita che vide i rossoneri imporsi grazie ai gol di Dal Monte e Schiaffino dopo il pareggio di Arteche. Era soprannominato Zaso e al Milan era arrivato dall'Ausonia Milano, esordendo in serie A il 18 marzo '56 nella partita casalinga vinta contro la Triestina (1-0). Nelle tre stagioni rossonere colleziona 20 presenze e 4 gol. Da allenatore è entrato nella storia del calcio italiano guidando il Verona alla conquista dello scudetto nel 1985, club con il quale aveva già militato nella sua carriera di calciatore. Un titolo vinto, nella stagione che vide in campo Maradona e Zico, Platini e Rummenigge, grazie alla sapiente valorizzazione di giocatori gettati dai club di provenienza, assecondando la loro predisposizione tattica naturale e legandoli in un gruppo estremamente solido. Al periodico Città Nuova (dicembre 2002), intervistato da Paolo Crepaz, sintetizzò così la sua idea di calcio: "E' un gioco semplice: non sono indispensabili astruserie come la zona o il pressing. L'importante è avere la fortuna di trovare gli uomini giusti, per metterli nei posti giusti, lasciandoli liberi di esprimersi". Brera lo chiamava Schopenauer, il filosofo triste che affidò all'ascesi personale il riscatto dell'uomo. Per tutti fu "il mago della Bovisa", allenatore geniale ma fedele, con orgoglio, alle umili origini nel quartiere proletario di Milano. Nel Milan scudettato del 1957 brillavano Liedholm, Nordahl e l'uruguagio Schiaffino. "Pepe era il mio modello, il mio sogno di giocatore, capace di risolvere le partite da solo. Un talento della natura, sapeva fare tutto. Il primo ad arrivare agli allenamenti e l'ultimo ad andarsene", dirà Bagnoli ricordando il fuoriclasse sudamericano. Ci piace, in chiusura, citare un aneddoto legato ad un Milan-Verona dell'aprile '85. A fine partita, il tecnico degli scaligeri salì in fretta sul pullman per recarsi a poche centinaia di metri dallo stadio San Siro, in zona Bovisa, dove abitava mamma Vittoria. Addio, Osvaldo, ti sia lieve la terra.
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