Roberto BAGGIO (I)
"Divin Codino"

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Scheda statistiche giocatore
  Roberto BAGGIO (I)

Nato il 18.02.1967 a Caldogno (VI)

Centrocampista (C), m 1.74, kg 73

Stagioni al Milan: 2, dal 1995-96 al 1996-97

Soprannomi: “Divin Codino”, “Raffaello”, “Coniglio Bagnato”

Proveniente dalla Juventus

Esordio nel Milan in gare amichevoli il 28.07.1995: Alessandria vs Milan 0-3

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Campionato (Serie A) il 27.08.1995: Padova vs Milan 1-2

Ultima partita giocata con il Milan il 18.05.1997: Milan vs Lazio 2-2 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 67

Reti segnate: 19

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1995-96)

Esordio assoluto in Serie A il 21.09.1986: Fiorentina vs Sampdoria 2-0

Esordio in Nazionale Italiana il 16.11.1988: Italia vs Olanda 1-0

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 28.04.2004: Italia vs Spagna 1-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 56

Reti segnate in Nazionale Italiana: 27

Palmares personale: 1 Scudetto (1994-95, Juventus), 1 Coppa Italia (1995, Juventus), 1 Coppa Uefa (1993, Juventus), Vicecampione del Mondo (U.S.A. '94, Nazionale Italiana), 1 Pallone d'Oro (1993)




Ha giocato anche con il Lanerossi Vicenza (A), la Fiorentina (A), la Juventus (A), il Bologna (A), l'Inter (A), il Brescia (A).



Dal sito www.wikipedia.it

Soprannominato Raffaello per l'eleganza dello stile di gioco e Divin Codino per la caratteristica acconciatura, è ritenuto uno dei migliori giocatori della storia del calcio mondiale.
Con le squadre di club ha conquistato due scudetti (1994-1995 e 1995-1996), una Coppa Italia (1994-1995) e una Coppa UEFA (1992-1993). In nazionale ha preso parte a tre Mondiali (Italia 1990, Stati Uniti 1994 e Francia 1998), sfiorando la vittoria dell'edizione 1994: dopo aver trascinato l'Italia in finale con 5 gol decisivi, fu uno dei tre azzurri a sbagliare il proprio tiro di rigore nella partita conclusiva del torneo, persa contro il Brasile.
Pur non avendo mai vinto la classifica dei marcatori, è il settimo realizzatore del campionato di Serie A con 205 gol. Prolifico anche in nazionale, con 27 reti in 56 partite è quarto tra i migliori realizzatori in maglia azzurra, a pari merito con Alessandro Del Piero; inoltre, con 9 gol realizzati nei Mondiali, è il miglior marcatore italiano nella competizione iridata (a pari merito con Paolo Rossi e Christian Vieri), nonché l'unico ad aver segnato in tre diverse edizioni.
A livello individuale ha conseguito numerosi riconoscimenti, tra cui il FIFA World Player e il Pallone d'oro nel 1993 e l'edizione inaugurale del Golden Foot nel 2003. Occupa la 16ª posizione (primo italiano) nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer nel 1999, ed è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 più grandi calciatori viventi divulgata nel 2004. Oltre a ciò, è stato introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2011 e nella Walk of Fame dello sport italiano nel 2015.
Durante la carriera ha diviso a metà la critica tra ammiratori e oppositori.

È il sesto degli otto figli di Matilde Rizzotto e Fiorindo Baggio (fra cui vi è anche Eddy, anche lui ex calciatore). Appassionatosi al calcio fin da piccolo, il suo idolo era Zico.
A due mesi dalla fine degli studi decide di andare in ritiro con il L.R. Vicenza, e per questo non consegue il diploma. Dalla sua unione con Andreina, sposata nel 1989, sono nati tre figli.
Dapprima cattolico, si è in seguito avvicinato al buddhismo, aderendo alla Soka Gakkai dal 1º gennaio 1988. In seguito ha aperto un centro della Soka Gakkai in un locale di sua proprietà e una sala di riunione a Thiene; ha inoltre inaugurato a Corsico il più grande centro culturale buddista d'Europa.
È proprietario di un'azienda agricola in Argentina, e dal novembre 1991 al settembre 2012 ha gestito un negozio di articoli sportivi a Thiene, chiamato Roberto Baggio Sport, chiuso per la crisi economica.
Nel dicembre 1994, con un guadagno annuo di circa 8,6 miliardi di lire (5,3 di contratto e 3,3 di entrate pubblicitarie), fu il primo calciatore a entrare tra i quaranta sportivi più pagati del mondo secondo Forbes.
Nel febbraio 1997 fu convocato come testimone dalla Guardia di Finanza a seguito di una truffa internazionale ai suoi danni, e nella quale perse circa 7 miliardi, in un investimento su una miniera in Perù gestita da una banca caraibica e da promotori italiani.
Ha scritto un'autobiografia, pubblicata nel 2001, col titolo Una porta nel cielo, nella quale ripercorre la carriera, il rapporto con la fede buddhista, e approfondisce i complicati rapporti avuti con alcuni allenatori (Arrigo Sacchi, Renzo Ulivieri e Marcello Lippi), spendendo parole di elogio per altri (Giovanni Trapattoni, Luigi Simoni, Luigi Maifredi, Óscar Tabárez e Carlo Mazzone)

IMPEGNO NEL SOCIALE
Ambasciatore FAO, ha preso parte a numerose iniziative benefiche.
Il 9 novembre 2010 gli fu assegnato il Peace Summit Award 2010, riconoscimento assegnato annualmente da una commissione composta dai Premi Nobel per la pace alla personalità più impegnata verso i più bisognosi, per «il suo impegno forte e costante alla pace nel mondo e le relative attività internazionali».

POPOLARITA'
Molto popolare sia in Italia che all'estero, Baggio è stato protagonista di diversi spot pubblicitari. Gli sono state dedicate poesie, canzoni e opere teatrali, ed è possibile trovare riferimenti alla sua figura anche in fumetti e cartoni animati. È stato inoltre oggetto di imitazioni satiriche.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Paragonato a Giuseppe Meazza e riconosciuto fin da giovane come «fuoriclasse», Baggio era un fantasista in grado di ricoprire più ruoli: ha giocato prevalentemente da seconda punta o trequartista, ma è stato talvolta schierato come centravanti (nel 4-3-3) o come attaccante esterno (nel 4-3-3 e nel 3-4-3). Michel Platini lo descrisse come un «nove e mezzo», poiché lo considerava a metà strada tra un attaccante e un rifinitore, caratteristica che non di rado rese difficoltosa la sua collocazione tattica.
Era capace di impostare la manovra di gioco e di fornire assist ai compagni grazie alla sua visione di gioco e alla sua abilità nel fraseggio. Era inoltre rapido sia nello smarcarsi che nell'esecuzione dei tiri; possedeva infatti un tiro preciso e un innato fiuto del gol, doti che gli permisero di contribuire molto anche in fase realizzativa durante la carriera, peraltro condizionata da vari e gravi infortuni.
Eccelso dal punto di vista tecnico, era in grado di calciare con entrambi i piedi: più incline a usare il destro, si avvaleva del sinistro per iniziare il dribbling, di cui era uno specialista. Era un calciatore agile, elegante e veloce, dalla fantasia e dalla qualità tecnica brillante, insolita per il calcio italiano, abituato a essere più fisico, tattico e meno tecnico; lo stesso Baggio ha affermato di non aver ricevuto alcun insegnamento tattico da giovane, muovendosi in campo secondo il proprio istinto.
Baggio (n. 10) alla Juventus nel 1994, esultante dopo una rete di tacco siglata all'Udinese. Abile esecutore di calci piazzati (al punto da ispirare futuri specialisti come Andrea Pirlo), in Serie A è secondo solo a Francesco Totti per numero di reti segnate su rigore (68 su 83); è invece 4º, a pari merito con Totti, per quanto riguarda i gol realizzati su punizione, con 21 centri, dietro Sinisa Mihajlovic (28), Pirlo (27) e Alessandro Del Piero (22).
Calciatore dal carattere controverso, sul campo gli è stata contestata una scarsa attitudine alla fase difensiva e la tendenza a comportarsi più da gregario che da leader, sebbene con le maglie di Juventus e Brescia si fosse conquistato questo ruolo. Fuori dal campo è introverso e mite.

CLUB
Dopo aver iniziato nella squadra del suo paese, il Caldogno, dove si fa notare, all'età di 13 anni si trasferisce al Lanerossi Vicenza, a quel tempo in Serie C1, in cambio di 500 000 lire. Si mette subito in luce nelle formazioni giovanili, segnando negli anni 110 gol in 120 presenze. A causa di alcune defezioni, è portato ad allenarsi con la prima squadra. Ritornato nelle giovanili, la squadra dei Beretti è seguita da circa 1000 spettatori durante gli incontri. Debutta quindi in prima squadra a 16 anni, il 5 giugno 1983, all'ultima giornata del campionato di Serie C1, L.R. Vicenza-Piacenza (0-1), entrando nel secondo tempo. Nella stagione seguente, il 30 novembre 1983, segna il primo gol in carriera nella partita di Coppa Italia Serie C contro il Legnano, vinta 4-1 in trasferta; il 3 giugno 1984 va a segno per la prima volta in campionato, realizzando su rigore il gol del definitivo 3-0 contro il Brescia.
Nella stagione 1984-1985, inserito in prima squadra dall'allenatore Bruno Giorgi chiude la sua esperienza vicentina con 12 reti in 29 incontri di campionato, diventando uno dei calciatori più amati dai tifosi e consentendo alla sua squadra la risalita in Serie B. In una delle ultime partite di campionato, il 5 maggio 1985 allo Stadio Romeo Neri contro i padroni di casa del Rimini - guidato da Arrigo Sacchi, futuro allenatore di Baggio nella nazionale e nel Milan - , subisce un grave infortunio al ginocchio destro (compromessi legamento crociato anteriore e menisco), il primo di una lunga serie, che lo costringe a un periodo di oltre un anno di assenza dai campi di gioco. I suoi muscoli vengono affidati a Carlo Vittori ed Elio Locatelli, due dottori specializzati nel potenziamento muscolare in atletica leggera.
Durante questa fase di riposo forzato e quindi di incertezza sulla propria carriera di calciatore vive una profonda crisi personale e spirituale, che lo convince ad abbracciare definitivamente la fede buddhista.

Questo infortunio arriva a due giorni dalla firma del contratto con la Fiorentina, che lo ha ingaggiato per 2,7 miliardi di lire. La Fiorentina ha la possibilità di recedere dal contratto ma il presidente del club decide di tenerlo. Viene operato a Saint-Étienne, in Francia, dal professor Bousquet, che è costretto a mettere 220 punti di sutura per rimettere a posto la sua gamba. A causa del periodo di stop dopo l'operazione, perde 12 kg, arrivando a pesarne 56, e vive così isolato dal resto della squadra che si dimentica di richiedere lo stipendio per cinque mesi. Ripresosi dall'infortunio, colleziona cinque presenze in Coppa Italia e disputa, nel febbraio 1986, il Torneo di Viareggio.
Esordisce in Serie A il 21 settembre 1986 allo Stadio Comunale (intitolato ad Artemio Franchi nel 1991) contro la Sampdoria. Il 28 settembre seguente subisce una lesione al menisco del ginocchio destro che lo costringe a una nuova operazione. Rientra in campo a fine stagione, a distanza di quasi due anni dal primo infortunio. Il suo primo gol nella massima divisione arriva su punizione il 10 maggio 1987 contro il Napoli (1-1); il pareggio finale regala la salvezza matematica alla squadra viola.
A partire dalla stagione 1987-1988, di cui è la rivelazione, può finalmente essere impiegato con buona frequenza, totalizzando 34 presenze e 9 reti fra tutte le competizioni: memorabile quella messa a segno il 20 settembre 1987 contro il Milan di Sacchi, dopo aver superato in dribbling tutta la retroguardia avversaria.

Nella stagione 1988-1989, con l'arrivo di Sven-Göran Eriksson, mette a segno 15 gol, andando a formare con Stefano Borgonovo un affiatato tandem d'attacco detto B2, dalle iniziali dei loro cognomi: i due realizzano 29 dei 44 gol totali messi a segno dalla formazione viola, trascinando la squadra a un settimo posto in campionato. Nello spareggio per la Coppa UEFA contro la Roma, Baggio fornisce l'assist per il gol della vittoria di Pruzzo che regala la qualificazione ai viola.
Nell'annata seguente sigla 17 reti, arrivando in seconda posizione nella classifica marcatori, davanti a Diego Armando Maradona (16) e dietro al solo Marco van Basten (19). Il campionato è chiuso a metà classifica, ma i viola giungono in finale di Coppa UEFA, dove si arrendono alla Juventus: lo 0-0 nella gara di ritorno, giocata sul campo neutro di Avellino, non permette loro di ribaltare l'1-3 patito all'andata a Torino. Nel torneo continentale Baggio segna un solo gol, seppur decisivo: un rigore che consente alla Fiorentina di sconfiggere la Dinamo Kiev agli ottavi di finale (1-0). Alla fine dell'anno riceve il Trofeo Bravo, premio assegnato dalla rivista Guerin Sportivo al miglior giovane sotto i 23 anni partecipante alle coppe europee, unico riconoscimento personale vinto con la Fiorentina.
La finale di ritorno di Coppa UEFA (16 maggio 1990) è l'ultima gara di Baggio con la Fiorentina: nello stesso mese il giocatore viene infatti acquistato dalla Juventus per la cifra-record, a quei tempi, di circa 25 miliardi di lire più il cartellino di Renato Buso, valutato 2 miliardi. La tifoseria viola, consapevole di perdere il proprio simbolo, scende in piazza protestando contro la dirigenza e il presidente Pontello. I disordini causano anche diversi feriti e arrivano fino a Coverciano, creando non pochi problemi al ritiro degli Azzurri in preparazione per il campionato del mondo 1990 e al giocatore stesso, che arriva a ricevere sputi da alcuni esagitati.
Il giocatore resta molto legato a Firenze e ai colori viola, avendo già mostrato la sua volontà di non andare al club torinese nei mesi precedenti, suscitando non pochi malumori tra i suoi nuovi tifosi. Su tutte, rimane celebre la sua prima sfida in maglia bianconera contro la Fiorentina a Firenze, il 7 aprile 1991, nella vittoria viola per 1-0: Baggio si rifiuta di calciare un rigore contro la sua ex squadra, motivando il gesto con il fatto che il portiere avversario, Gianmatteo Mareggini, «lo conosceva bene», e una volta sostituito, uscendo dal campo va poi a salutare i suoi ex tifosi raccogliendo una sciarpa viola che gli è stata lanciata dagli spalti, in un alternarsi di applausi e fischi.

Esordisce con la maglia della Juventus il 1º settembre 1990, in Supercoppa italiana, realizzando l'unico gol dei torinesi nella sconfitta per 5-1 contro il Napoli. Nel primo anno in bianconero, sotto la guida di Luigi Maifredi, segna 27 gol, di cui 9 in Coppa delle Coppe che gli valgono il titolo di capocannoniere dell'edizione; ne sigla uno anche nella semifinale di ritorno contro il Barcellona, ma l'1-0 non è sufficiente a ribaltare l'1-3 degli spagnoli dell'andata. A fine campionato la Juventus, nonostante il bottino di 14 reti di Baggio, rimane esclusa dalle coppe europee.
L'anno successivo sulla panchina del club torna Giovanni Trapattoni. Nel settembre 1991 Baggio rimedia uno stiramento dopo la sfida casalinga contro il Bari, che lo tiene fuori tre settimane e dal quale recupera a fatica; una volta ristabilitosi, incrementa notevolmente il proprio rendimento, disputando un'ottima seconda parte di stagione. La sua carriera in bianconero sarà tuttavia influenzata dagli infortuni anche negli anni seguenti. La squadra torinese arriva seconda in campionato dietro al Milan e raggiunge la finale di Coppa Italia; nella partita d'andata della finale poi persa contro il Parma, Baggio segna il gol vittoria su rigore.
Nella stagione 1992-1993 subisce la frattura della costola contro la Scozia nel novembre 1992, restando lontano dai campi per oltre un mese; durante questo periodo ha degli screzi con Trapattoni e con la dirigenza bianconera. Tra le tante marcature di Baggio in quest'annata, va ricordato il poker rifilato all'Udinese (5-1) l'8 novembre 1992, sua prima quaterna in carriera. In Coppa UEFA, in semifinale contro il Paris Saint-Germain, il fantasista realizza una doppietta nella gara di andata finita 2-1 per i bianconeri, terminando la serata come migliore in campo, e quindici giorni dopo, a Parigi, è ancora il numero dieci a siglare il successo per 0-1 che vale la finale, dove mette poi a referto un'altra doppietta nella sfida d'andata, stavolta contro il Borussia Dortmund; al ritorno la Juventus vince per 3-0 e si aggiudica il trofeo, il primo della carriera per un Baggio che, grande protagonista del trionfo continentale, alla fine dell'anno solare è insignito del Pallone d'oro e del FIFA World Player, vincendo anche l'Onze d'or. Chiude la stagione con 21 gol in campionato (secondo nella classifica marcatori alle spalle di Giuseppe Signori), 6 in Coppa UEFA, 2 in Coppa Italia e con la fascia di capitano al braccio.
Nel torneo 1993-1994, Trapattoni è solito schierarlo da mezzapunta, alternandolo con la giovane promessa Alessandro Del Piero, entrambi dietro a Gianluca Vialli. Nel precampionato, l'allenatore lo prova anche come trequartista arretrato dietro a Vialli e a Fabrizio Ravanelli, ma la squadra riesce a esprimersi al meglio solo quando Baggio avanza di posizione. Nel marzo 1994 è operato al menisco. A fine campionato la Juventus si piazza di nuovo al secondo posto dietro al Milan, che ottiene il terzo successo italiano consecutivo, e nel dicembre 1994 Baggio si classifica secondo nella graduatoria del Pallone d'oro, alle spalle di Hristo Stoickov, e terzo in quella del FIFA World Player, dietro allo stesso giocatore bulgaro e al brasiliano Romário; nello stesso mese, la rivista Don Balón lo elegge «miglior giocatore della Cee». In questa stagione, Baggio sigla 17 marcature, chiudendo la graduatoria dei migliori realizzatori al terzo posto.
Nella stagione seguente, Marcello Lippi è chiamato a sostituire Trapattoni: il nuovo tecnico predilige il 4-3-3, modulo che costringe Baggio a ripiegare su un ruolo, quello di ala, poco adatto alle sue caratteristiche, tanto che a lui sono sovente preferiti Vialli, Ravanelli e un Del Piero sempre più lanciato in squadra. Dopo l'infortunio patito a Padova il 27 novembre 1994 al ginocchio destro, nel febbraio 1995 Baggio torna ad allenarsi con la squadra, ma la società piemontese decide di farlo sottoporre a operazione, rimandando così un rientro in campo che avviene solo dopo quasi cinque mesi, l'8 marzo 1995, nella semifinale di Coppa Italia contro la Lazio in cui, peraltro, fornisce l'assist per il decisivo gol di Ravanelli. Pur essendosi ristabilito e rientrato a pieno regime nell'organico titolare, la sua prolungata lontananza dai terreni di gioco favorisce la definitiva esplosione in casa juventina del ventenne Del Piero - sul quale la dirigenza bianconera e Lippi, per ragioni anagrafiche ed economiche, scelgono di puntare -, riducendo le possibilità di un rinnovo del contratto di Baggio, in scadenza a giugno.
Da qui alla fine della stagione, il fantasista segna comunque alcuni gol decisivi per la conquista del double scudetto-coppa nazionale: tra di essi anche un rigore sul campo della sua ex Fiorentina, stavolta (a differenza di quattro anni prima) calciato, realizzato e festeggiato. Da notare anche la sua prestazione nella sfida decisiva contro il Parma, giocata a Torino il 21 maggio 1995 e vinta per 4-0, che permette ai bianconeri di rivincere il titolo italiano dopo nove anni: durante la partita, Baggio fornisce tre assist. Risulta decisivo anche in Coppa UEFA, competizione in cui segna 4 gol: nella semifinale di ritorno contro il Borussia Dortmund, giocata a Torino, sforna l'assist per la prima rete juventina da calcio d'angolo, e segna poi il gol-vittoria su calcio di punizione, portando la squadra bianconera in finale di coppa. La squadra torinese sarà poi sconfitta per 2-1 dal Parma nella doppia finale.
Nel giugno 1995, già in contrasto con Umberto Agnelli, Baggio non trova l'accordo con la società per il prolungamento: durante un ultimo colloquio con la dirigenza il giocatore chiede ai capi ultras bianconeri di assistere alla riunione per firmare un nuovo contratto, tuttavia il meeting fallisce non solo per questioni economiche (Baggio chiedeva 4 miliardi di ingaggio contro i 2 proposti dalla Juventus) ma anche per forti dissapori con la dirigenza. Termina la sua esperienza a Torino con 200 presenze e 115 reti, 78 delle quali nel solo campionato. Con i colori bianconeri ha conquistato uno scudetto, una Coppa Italia e una Coppa UEFA. L'ultima stagione in maglia juventina gli vale il quinto posto nella graduatoria del FIFA World Player e l'Onze d'argent alle spalle di George Weah.

Fra le proteste degli ultras juventini, nel luglio 1995 Baggio si accorda con il Milan che per il suo cartellino sborsa, causa i parametri UEFA che in epoca pre-Bosman regolavano il mercato degli svincolati, un indennizzo di 18 miliardi di lire. Esordisce in rossonero il 27 agosto seguente, nella vittoria esterna sul Padova per 1-2, e segna il primo gol nel successivo impegno contro l'Udinese, realizzando il definitivo 2-1. Con la maglia del Milan vince subito lo scudetto, il secondo di fila per lui, segnando anche su rigore contro la Fiorentina nella vittoria per 3-1 che regala il titolo ai milanesi; diviene il quinto dei sei giocatori a vincere due campionati italiani consecutivi con due squadre diverse, dopo Giovanni Ferrari, Riccardo Toros, Eraldo Mancin e Alessandro Orlando, e prima del futuro compagno di squadra Andrea Pirlo. Parte titolare in quasi tutte le partite, ma è spesso sostituito dal tecnico Fabio Capello - che pure ne aveva caldeggiato l'acquisto in estate -, dando un contributo più marginale rispetto ai compagni di reparto George Weah e Dejan Savicevic.
Nella stagione successiva sulla panchina del Milan arriva l'allenatore uruguaiano Óscar Tabárez. Baggio parte titolare e offre un buon rendimento nelle prime partite stagionali, esordendo anche in UEFA Champions League nella sconfitta casalinga contro il Porto dell'11 settembre 1996; il successivo 30 ottobre realizza contro l'IFK Göteborg la sua prima rete nella massima competizione europea. La crisi di risultati della squadra lo relega tuttavia in panchina, a favore di Marco Simone. A dicembre Tabárez si dimette, e al suo posto la società richiama l'ex Arrigo Sacchi, il quale, per accettare la proposta, rassegna a sua volta le dimissioni da commissario tecnico della nazionale italiana.
Tra Sacchi e Baggio, non ancora ambientatosi in maglia rossonera, ci sono vecchie ruggini risalenti al campionato del mondo 1994, dopo il quale le convocazioni in nazionale del giocatore erano diminuite fino a interrompersi, facendogli saltare il successivo Europeo d'Inghilterra 1996. Al Milan il rapporto tra i due sembra inizialmente migliorare, ma si deteriora nuovamente nel febbraio 1997, allorché Baggio, stanco di essere escluso dall'undici titolare, a mezzo stampa si sfoga apertamente contro il tecnico. La situazione degenera due mesi dopo, quando, durante un Milan-Juventus perso nettamente 1-6 dai padroni di casa, Baggio non raccoglie l'invito dell'allenatore a scaldarsi per entrare in campo, a punteggio già compromesso; sarà il secondo di Sacchi, Pietro Carmignani, a far desistere il calciatore dalle sue posizioni.
Nonostante le incomprensioni con l'allenatore e la concorrenza di Simone, Savicevic e Jesper Blomqvist, ai quali deve spesso cedere il posto, sul finire di aprile Baggio viene inaspettatamente richiamato in nazionale dal nuovo CT Cesare Maldini, a un anno e mezzo dall'ultima convocazione ricevuta da Sacchi. A fine stagione il Milan si piazza all'undicesimo posto, fuori dalle coppe europee.
Nell'estate 1997, Baggio si presenta al raduno milanista con l'intenzione di restare, ma il rientrante Capello non mostra progetti tecnici per lui; sentitosi escluso dall'ambiente, soprattutto dall'allenatore, decide di trasferirsi, dopo 67 presenze e 19 reti in rossonero.

Il 9 luglio 1997, il Parma si accorda con il Milan per l'acquisto di Baggio per 3,5 miliardi di lire ma l'affare non va in porto poiché il giocatore non rientra nei piani tattici dell'allenatore Carlo Ancelotti, il cui 4-4-2 non prevede l'impiego di un fantasista; inoltre l'attaccante Enrico Chiesa aveva preannunciato un suo trasferimento all'estero se Baggio fosse arrivato a Parma. A distanza di anni, Ancelotti si dichiarerà pentito di aver rinunciato al talento di Baggio.
Avendo bisogno di giocare con continuità per guadagnarsi un posto fra i 22 che avrebbero preso parte al campionato del mondo 1998, il 18 luglio passa allora al Bologna per 5,5 miliardi di lire, voluto dal presidente Giuseppe Gazzoni Frascara, ma non dall'allenatore Renzo Ulivieri; nel contratto è presente una clausola che permette al calciatore di lasciare la società pagando una penale di 5 miliardi di lire.
Esordisce il 31 agosto 1997 nella sconfitta esterna con l'Atalanta (4-2), segnando su rigore il secondo gol dei felsinei. Quella nel Bologna è la stagione del record personale di marcature per Baggio, con 22 gol segnati in 30 partite: un bottino che contribuisce alla qualificazione del Bologna alla Coppa Intertoto e che vale al giocatore la convocazione per il Mondiale di Francia. Baggio viene inoltre nominato capitano della squadra, indossando la fascia per qualche incontro prima di cederla a Giancarlo Marocchi.
Anche in questa stagione si verificano alcune incomprensioni con l'allenatore di turno, Ulivieri, tanto che nel gennaio 1998 Baggio lascia il ritiro della squadra quando il tecnico gli comunica che non avrebbe giocato dall'inizio nella partita con la Juventus. Schierati dalla parte del calciatore, i tifosi chiedono anche l'esonero di Ulivieri tramite una petizione su internet. Nella sua autobiografia, Baggio accusa Ulivieri di essere stato invidioso della sua fama, in quanto la stampa attribuiva le vittorie del Bologna al suo talento, mettendo in ombra il lavoro dell'allenatore.

Nell'estate 1998 si trasferisce per circa 3,5 miliardi di lire all'Inter, che punta con decisione alla vittoria dello scudetto dopo il secondo posto dell'anno precedente. Il giocatore si inserisce in un reparto offensivo già piuttosto nutrito e composto, tra gli altri, dal Pallone d'oro in carica Ronaldo e dagli esperti Iván Zamorano e Youri Djorkaeff.
Esordisce con la nuova maglia il 12 agosto contro lo Skonto, nella gara di andata del secondo turno preliminare di Champions League, contribuendo al 4-0 finale con un gol e tre assist. Pur frenato da problemi alle ginocchia - che comportano spesso la sua esclusione dall'undici titolare, per indisponibilità o scelta tecnica -, nella prima parte di stagione Baggio offre buone prestazioni e risulta determinante per la qualificazione dell'Inter ai quarti di finale di Champions League: nella penultima gara della fase a gironi, il 25 novembre 1998, realizza una doppietta nei minuti finali della sfida contro i campioni in carica del Real Madrid, fissando il risultato sul 3-1 per l'Inter, che ipoteca il passaggio del turno.
Il prosieguo dell'annata si rivela, tuttavia, negativo. Un avvio incerto in campionato e un gioco ritenuto poco convincente causano l'esonero di Luigi Simoni, estimatore di Baggio, a pochi giorni dalla succitata vittoria sul Real Madrid; guidata, in successione, da altri tre allenatori (Mircea Lucescu, Luciano Castellini e Roy Hodgson), la squadra incappa in una lunga crisi che influisce anche sul rendimento di Baggio, chiudendo il campionato con un deludente ottavo posto: «Se non avessimo vinto all'Olimpico contro la Roma, avremmo rischiato la B», ricorderà il fantasista. A dispetto di un piazzamento che la escluderebbe dalle coppe europee, l'Inter può ancora assicurarsi, quale semifinalista di Coppa Italia, un approdo in extremis alla successiva edizione della Coppa UEFA, ma non riesce a sfruttare l'occasione: nel doppio spareggio contro il Bologna, i nerazzurri vengono infatti superati dagli emiliani nonostante un gol di Baggio nella gara di andata.
Nella stagione 1999-2000, sulla panchina dell'Inter siede Marcello Lippi, e l'impiego di Baggio diminuisce ulteriormente, al punto che il giocatore polemizzerà col tecnico viareggino, smentendo pubblicamente le voci su presunti guai fisici e affermando di essere spesso tenuto fuori per scelte personali dell'allenatore. In poco meno di sei mesi diviene la sesta (e ultima) scelta nel reparto offensivo, realizzando la prima rete stagionale solo sul finire di gennaio. Prossimo alla scadenza del contratto, il giocatore contribuirà comunque alla qualificazione dell'Inter in Champions League: nell'ultima giornata di campionato va a segno su rigore nel 2-0 contro il Cagliari, una vittoria che consente all'Inter di ottenere il quarto posto a pari merito con il Parma; nel successivo spareggio contro gli emiliani, vinto 3-1, sigla due reti - peraltro di pregevole fattura - che permettono ai milanesi di accedere ai preliminari della massima competizione europea per club, un successo che segue di cinque giorni la sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Lazio.
Lascia l'Inter dopo aver totalizzato 59 presenze e 17 reti.

Svincolatosi nell'estate 2000, manca la convocazione in nazionale e il 14 settembre si accorda con il Brescia - di cui diviene subito capitano -, con l'obiettivo dichiarato di partecipare al campionato del mondo 2002. Per contratto, se il presidente Luigi Corioni avesse esonerato l'allenatore Carlo Mazzone, Baggio sarebbe stato svincolato.
Debutta con il nuovo club il 16 settembre 2000 in Coppa Italia, in occasione del pareggio casalingo (0-0) contro la Juventus. Il 24 febbraio 2001, in campionato, realizza le prime reti con il Brescia nel 2-2 esterno contro la Fiorentina. Il successivo 1º aprile, contro la Juventus, segna uno dei suoi gol più belli: Andrea Pirlo lo lancia con un preciso passaggio da centrocampo, e lui salta Edwin van der Sar con uno stop a seguire per poi insaccare a porta vuota, fissando il punteggio sul definitivo 1-1; il risultato allontanerà i torinesi dal vertice della classifica, guidata fino alla fine dalla Roma. Con 10 reti in campionato Baggio conduce la sua squadra all'8º posto - il miglior piazzamento mai ottenuto dal Brescia in Serie A - e alla qualificazione alla Coppa Intertoto, poi persa in finale contro il Paris Saint-Germain l'estate seguente, nonostante un doppio pareggio (0-0 al Parco dei Principi, 1-1 al Rigamonti), in virtù del gol siglato fuori casa dai parigini nella gara di ritorno (inutile il pari di Baggio su rigore). Inserito fra i 50 pretendenti per il Pallone d'oro 2001, giunge 25º nella classifica finale.
All'inizio della stagione 2001-2002 Baggio mostra un'ottima vena realizzativa, ritrovandosi capocannoniere con 8 gol dopo 7 giornate. Tuttavia, il 21 ottobre 2001 rimedia una distorsione al ginocchio sinistro in seguito a un contrasto con Filippo Cristante nella sfida contro il Piacenza: ripresosi rapidamente, rimedia un'altra distorsione una settimana più tardi, dopo un contrasto col centrocampista del Venezia Antonio Marasco, a cui segue la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro con lesione del menisco interno rimediata durante Parma-Brescia, nella semifinale di Coppa Italia. È operato a Bologna il 4 febbraio 2002 e riesce a rientrare in campo a 81 giorni dall'infortunio grazie a un pesante lavoro di rieducazione, a tre giornate dalla fine del campionato in casa contro la Fiorentina, gara del 21 aprile nella quale segna due gol. Nell'ultima di campionato contribuisce a salvare ancora il Brescia dalla retrocessione con un gol contro il Bologna (gara finita poi 3-0). La stagione si conclude con un bottino di 11 gol segnati in 12 partite, non sufficienti a garantirgli la convocazione per il Mondiale: il commissario tecnico della nazionale Giovanni Trapattoni, infatti, non lo ritiene in forma ottimale per via del recente infortunio.
Il 15 dicembre 2002, Baggio segna su rigore la rete numero 300 in carriera, contribuendo alla vittoria sul Perugia per 3-1. Alla fine della stagione 2002-2003, il Brescia si qualifica per la seconda volta nella sua storia alla Coppa Intertoto, in cui si ferma al terzo turno contro il Villarreal.
Prossimo al ritiro, annunciato nel dicembre 2003, il 14 marzo 2004 segna al Parma la 200ª rete in Serie A, diventando il quinto giocatore a raggiungere tale soglia dopo Meazza, Piola, Nordahl e Altafini; segna il suo 205º e ultimo gol in A nella penultima giornata, nella vittoria casalinga per 2-1 contro la Lazio, il 9 maggio.
Disputa l'ultima partita della sua lunga carriera a San Siro il successivo 16 maggio in Milan-Brescia (4-2), ultima giornata della stagione 2003-2004, fornendo l'assist per il gol di Matuzalém. Alla sua uscita, cinque minuti prima dalla fine dell'incontro, viene abbracciato da Paolo Maldini e tutto lo stadio si alza in piedi per tributargli un lungo applauso. Al termine della stagione, il Brescia in suo onore ritira la maglia numero 10, da lui indossata per quattro stagioni. Dopo aver sempre centrato la salvezza durante la permanenza di Baggio, alla fine della stagione 2004-2005, successiva al suo ritiro, il Brescia retrocederà in Serie B.

NAZIONALE
Convocato dal commissario tecnico Azeglio Vicini, esordisce in nazionale A il 16 novembre 1988, a 21 anni, in occasione della partita amichevole contro i Paesi Bassi (1-0), organizzata in ricorrenza del 90º anniversario dell'istituzione della FIGC. In questa gara di esordio Baggio fornisce l'assist per il gol decisivo di Vialli. Segna il suo primo gol in nazionale il 22 aprile 1989, su calcio di punizione, nella partita amichevole contro l'Uruguay (1-1) disputata a Verona; nella successiva amichevole con la Bulgaria realizza la prima doppietta in maglia azzurra.
Partecipa al campionato del mondo 1990, durante il quale gioca con il numero 15. Nelle prime due partite è lasciato in panchina da Vicini ma, alla sua prima presenza, contro la Cecoslovacchia, mette a segno un gol memorabile, considerato il più bello di quel Mondiale e settimo nella classifica del più grande gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA, partendo da metà campo dopo uno scambio con Giuseppe Giannini e superando in dribbling quattro avversari.
Così nelle due successive partite della fase a eliminazione diretta è schierato titolare al fianco di Salvatore Schillaci, contribuendo con giocate decisive alle reti realizzate dal compagno di reparto contro Uruguay e Irlanda (peraltro, segna egli stesso due gol, entrambi annullati). Nonostante le buone prestazioni, nella decisiva semifinale di Napoli contro l'Argentina campione in carica di Diego Armando Maradona, l'allenatore punta su un poco convincente Gianluca Vialli; Baggio entra in campo al posto di Giannini solo al 73', arrivando vicino al gol con una punizione all'incrocio dei pali, che però viene parata da Sergio Goycochea. Baggio segna il suo tiro dal dischetto nella serie di rigori che premia l'Argentina, dopo gli errori di Roberto Donadoni e Aldo Serena.
Nella finale per il terzo posto, disputata a Bari, contro l'Inghilterra, mette a segno un altro gol e lascia calciare a Schillaci il rigore del definitivo 2-1 per l'Italia, in modo da permettere al compagno di vincere la classifica dei marcatori del torneo.
Dopo il mancato accesso al campionato d'Europa 1992 e il conseguente esonero di Vicini, sostituito da Arrigo Sacchi, Baggio segna 5 gol nelle fase di qualificazione al campionato del mondo 1994 (durante la quale rimedia una costola incrinata, infortunio che lo tiene lontano dal campo per un mese), risultando il miglior marcatore italiano e aiutando la squadra azzurra ad arrivare prima nel proprio girone. Frattanto, il 18 novembre 1992 scende in campo da capitano nello 0-0 contro la Scozia, unica occasione in cui ha indossato la fascia dal primo minuto.
Reduce da una stagione condizionata da lievi ma fastidiosi acciacchi, nelle prime tre partite del Mondiale Baggio non offre prestazioni convincenti, anzi è ritenuto tra le grandi delusioni del torneo. Nel secondo incontro con la Norvegia, è sostituito per far posto al secondo portiere Luca Marchegiani, dopo l'espulsione di Gianluca Pagliuca. Sacchi decide di far uscire proprio lui: restano famose le immagini televisive quando il CT decide per il cambio, seguite dai gesti e dall'espressione basita di Baggio, e soprattutto dal suo labiale «ma questo è matto!». Alla fine della partita contro il Messico, rimedia un lieve infortunio che però non gli impedisce di continuare a giocare la competizione. Riferendosi al suo sguardo prima dell'incontro, il presidente Gianni Agnelli lo definisce un «coniglio bagnato», espressione che rimarrà celebre negli anni a seguire.
È solo agli ottavi (conquistati dagli azzurri grazie al ripescaggio) che inizia il "vero" Mondiale di Roberto Baggio, che ne è protagonista. Di fronte a una Nigeria campione d'Africa in carica e passata presto in vantaggio, l'Italia si ritrova nuovamente in inferiorità per un cartellino rosso dato a Gianfranco Zola. A due minuti dal termine, con gli azzurri vicini all'eliminazione, Baggio riceve un pallone sul limite dell'area da Roberto Mussi e lascia partire un tiro rasoterra e angolato che entra alla destra del portiere Rufai, passando fra una selva di gambe e portando l'Italia al pareggio; nel primo tempo supplementare è ancora decisivo, realizzando il rigore del 2-1 definitivo.
Ai quarti, contro la Spagna, è sempre Baggio a chiudere la gara negli ultimi minuti di gioco su assist di Giuseppe Signori, segnando quasi allo scadere la rete del 2-1 finale.
La semifinale con la Bulgaria vede nuovamente un 2-1 per gli azzurri, grazie a una nuova doppietta di Baggio. Baggio sale a 5 reti nel Mondiale statunitense e porta l'Italia in finale dopo dodici anni, ma nell'ultima frazione rimane vittima di uno stiramento, complici il caldo e la fatica.
Nella finale al Rose Bowl di Pasadena con il Brasile, Arrigo Sacchi decide ugualmente di rischiare il suo numero 10, che non ha recuperato a pieno dopo lo stiramento nella precedente partita. Baggio paga l'infortunio e non riesce a essere decisivo come nelle partite precedenti. Il match rimane bloccato sullo 0-0 sino alla fine dei tempi supplementari, e così sono i rigori a dare la vittoria ai sudamericani per 3-2, con l'ultimo tiro sbagliato proprio da Baggio, che manda la palla alta sopra la traversa.
Baggio viene premiato col Pallone d'argento dei Mondiali, risultando il secondo miglior giocatore del torneo dopo il brasiliano Romário, che si laureó campione del mondo. Con 5 gol, Baggio si laurea inoltre vice capocannoniere del torneo, assieme a Romário, Kennet Andersson e Jürgen Klinsmann, superato solamente da Hristo Stoickov e Oleg Salenko. Nel 1994 Baggio si classifica secondo nella classifica del Pallone d'oro e terzo in quella del FIFA World Player, e nello stesso anno gli viene assegnato l'Onze de Bronze.
Terminato il Mondiale, la nazionale italiana comincia il percorso di qualificazione al campionato d'Europa 1996 con prestazioni poco convincenti, culminate in una modesta prova casalinga contro la Croazia (1-2), dopo la quale Baggio critica l'operato di Sacchi; l'Italia riesce comunque ad approdare alla fase finale del torneo senza patemi, ma Baggio, i cui rapporti col CT appaiono ormai freddi, viene impiegato solo in due occasioni e infine escluso dall'elenco dei convocati per l'Europeo, a vantaggio di Enrico Chiesa.
Dopo essere rimasto fuori dal giro azzurro per quasi due anni, a fine aprile 1997 viene riconvocato dal nuovo CT Cesare Maldini per la partita casalinga contro la Polonia, valida per le qualificazioni al campionato del mondo 1998; entrato dalla panchina, mette a segno il terzo gol nella vittoria italiana per 3-0. Al termine dell'ottima stagione 1997-1998, Baggio - che fino a un anno prima era considerato da Maldini la riserva di Gianfranco Zola - viene convocato per Francia 1998, battendo la concorrenza di Pierluigi Casiraghi, Chiesa - poi ripescato in sostituzione dell'indisponibile Fabrizio Ravanelli - e Zola, tutti in lizza per l'ultimo posto disponibile nel settore offensivo.
L'opinione pubblica si divide sul dualismo tra lo stesso Baggio e Alessandro Del Piero, più adatto agli schemi del CT ma reduce da un infortunio rimediato nella finale di Champions League. Baggio parte titolare in attacco al fianco di Vieri contro il Cile nella prima partita, rivelandosi decisivo: prima fornisce l'assist per il gol di Vieri, poi si procura e segna il rigore che riporta l'Italia sul pari dopo la rimonta cilena.
Nella seconda partita, vinta 3-0 contro il Camerun, Baggio gioca nuovamente dal primo minuto e sforna l'assist per il primo gol di Di Biagio con un cross in seguito a un calcio d'angolo. In questa occasione si consuma la prima «staffetta» con Del Piero, riproposta anche nella gara successiva contro l'Austria, ma a parti invertite: stavolta è Baggio a subentrare al fantasista della Juventus, andando poi a realizzare il gol del 2-0.
Non impiegato nella partita degli ottavi contro la Norvegia, entra nel corso della partita con la Francia, valida per i quarti di finale, al posto di Del Piero; nei supplementari, lanciato da Albertini, sfiora il golden goal, calciando in corsa al volo un pallone che sfila rasente il palo destro della porta di Fabien Barthez. Nell'epilogo ai calci di rigore segna il primo tiro dagli 11 metri, ma l'Italia viene eliminata dopo gli errori di Albertini e Di Biagio.
Grazie ai due gol realizzati, eguaglia il record italiano di marcature nei Mondiali detenuto da Paolo Rossi a quota 9 reti (il record verrà poi raggiunto anche da Christian Vieri), e diventa l'unico giocatore italiano ad aver segnato in tre Mondiali diversi.
Al termine del Mondiale, disputa 3 partite sotto la guida di Dino Zoff, che tuttavia non lo include nell'elenco dei convocati per il campionato d'Europa 2000. Salta anche il successivo campionato del mondo 2002: il nuovo CT Giovanni Trapattoni, che nell'aprile 2001 si era detto favorevole a chiamare Baggio se questi fosse stato in buona forma, decide di non convocarlo perché a suo avviso non è in condizione di giocare.
Il 28 aprile 2004, a 37 anni, Baggio gioca per l'ultima volta in nazionale, in occasione di una partita amichevole contro la Spagna, grazie a una convocazione-tributo da parte di Trapattoni (come accaduto a Silvio Piola nel 1952); l'ultima sua presenza in nazionale risaliva alla partita di qualificazione all'Europeo 2000 contro la Bielorussia del 31 marzo 1999, col CT Zoff. Nel secondo tempo, dopo l'uscita dal campo di Fabio Cannavaro, indossa la fascia da capitano e riceve una standing ovation dal pubblico di Genova quando viene sostituito negli ultimi minuti da Fabrizio Miccoli.
Per via delle sue prestazioni, l'opinione pubblica e la stampa spingono per vederlo in campo in quello che avrebbe potuto essere il suo primo Europeo, quello di Portogallo 2004, e nel torneo olimpico dello stesso anno, ma quella di Genova resterà la sua ultima apparizione in azzurro.

DIRIGENTE
Su proposta del Presidente della FIGC Giancarlo Abete, d'accordo con il Presidente dell'AIAC Renzo Ulivieri, il 4 agosto 2010 viene ufficializzata la sua nomina a Presidente del Settore tecnico della Federazione.
Il 5 luglio 2012 acquisisce a Coverciano il titolo di allenatore di Prima Categoria UEFA Pro e quindi il diritto di ricoprire il ruolo di tecnico in una squadra della massima serie.
Il 23 gennaio 2013 lascia la carica di presidente del settore tecnico della Federcalcio: «Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta, e ne traggo le conseguenze».




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Roberto Baggio e Marco Van Basten testimonial delle scarpette marca "Diadora", fine Anni Ottanta - inizio Anni Novanta



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Roberto Baggio, Mondiali 1990
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Estate 1995, Roberto Baggio accolto da Adriano Galliani.
Galliani: "Baggio nel 1990 non arriva al Milan dopo una chiacchierata tra Agnelli e Berlusconi. Io avevo già firmato con Caliendo (agente di Baggio all'epoca) e in quel momento ci chiama l'avvocato e arriva poco dopo un suo elicottero. Andiamo in Corso Marconi e l'avvocato chiede a Berlusconi di lasciargli Baggio, perché non poteva continuare a vincere lui. Io urlavo, non volevo mollare Baggio ma Berlusconi diede la sua parola all'avvocato e Baggio andò alla Juve." (Adriano Galliani)



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Roberto Baggio, stagione 1995-96
(per gentile concessione di Gianni Righetto)
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Cartolina Baggio - Weah, pubblicità Diadora 1995-96



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Milan vs Fiorentina 3-1 1995-96, Roberto Baggio e Christian Panucci festeggiano lo scudetto a fine partita
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Cartolina "Diadora", stagione 1996-97
(per gentile concessione di Riccardo Gaggero)



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24 novembre 1996, Milan vs Internazionale 1-1: Roberto Baggio esulta dopo il suo gol



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 13 ottobre 2019)



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Da Sportweek

VALENTINA RACCONTA PAPÀ ROBERTO BAGGIO
"Era il mondiale del 1994. Papà aveva chiamato mamma, dopo la prima con l'Irlanda: "Venite, ho bisogno di voi". Siamo arrivati il giorno prima della Nigeria. E siamo andati subito in ritiro. Quando l'ho visto nella hall, gli sono corsa in braccio. Gli ho detto: "Papà penso di essermi innamorata di te". E lì penso di averlo conquistato per sempre. Mamma ha detto che gli son venuti due occhioni così.
Il giorno dopo ha segnato quel rasoterra allo scadere e me l'ha dedicato. Cercava me in tribuna. Poi, finita la partita, ero in braccio a lui durante le interviste. E mi hanno chiesto: "Tu cosa ne pensi?". "Che il mio papà è il più forte del mondo", ho detto.
Lo abbiamo sempre seguito, tranne che a Brescia. Ricordo l'estate del 2000: papà si ammazzava di allenamenti col suo preparatore atletico anche quell'estate lì. Io andavo a guardarlo al campetto di Caldogno. Correvo un po' con lui, era strano vederlo a casa. Ma era bello.
Con gli allenatori non ha litigato, ha subito delle ingiustizie. Bisogna avere il coraggio di parlare se si vogliono cambiare le cose. La gente lo amava, ma era colpa sua? No. La gelosia molto spesso offusca il pensiero delle persone.
Come nel 2002: ricordo perfettamente il momento in cui papà riceve la telefonata del cittì. Eravamo a Caldogno, in terrazza. E sai, la delusione nei suoi occhi non te la dimentichi. Oggi so che non era una questione di forma fisica. Ma è andata com'è andata.
Da quando ha smesso di giocare non è più domenica. E non so cosa darei per vederlo giocare ancora 90', ma senza male alle ginocchia. Mi manca l'agitazione di vederlo correre verso la porta, che driblla, rallenta e poi... pem! Che gioia a ogni suo gol. Urlavamo com matti.
Dal ritiro non ha più giocato. Anche quando gioca con noi in giardino, al secondo palleggio molla. Ha tanto mal di schiena e paura di rifarsi male. Ecco, una delle cose che mi fa davvero soffrire è vederlo a 53 anni distrutto. "Papà operiamoci" gli dicevo da bambina. "Ti do le mie ginocchia, io le metto in titanio, non mi servono". Lui mi diceva di smetterla. Ma io gliele avrei dato per davvero."



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