Enrico ALBERTOSI
"Ricky"

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(Archivio Magliarossonera.it)



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  Enrico ALBERTOSI

Nato il 02.11.1939 a Pontremoli (MS)

Portiere (P), m 1.82, kg 77

Stagioni al Milan: 6, dal 1974-75 al 1979-80

Soprannome: “Ricky”

Proveniente dal Cagliari (scambio con William Vecchi)

Esordio nel Milan in gare amichevoli l'11.08.1974: Morbegnese vs Milan 0-5

Esordio nel Milan in gare ufficiali e in Coppa Italia l'01.09.1974: Milan vs Brescia 0-0

Ultima partita giocata con il Milan il 10.02.1980: Milan vs Perugia 1-0 (Campionato)

Totale presenze in gare ufficiali: 233

Palmares rossonero: 1 Scudetto (1978-79), 1 Coppa Italia (1977), 1 finale di Coppa Italia contro la Fiorentina (1975)

Esordio assoluto in Serie A il 18.01.1959: Roma vs Fiorentina 0-0

Palmares personale: 1 Campionato Italiano (1970-71, Cagliari), 2 Coppe Italia (1961, 1966, Fiorentina), 1 Coppa delle Coppe (1961, Fiorentina), 1 Mitropa Cup (1965-66, Fiorentina), Vicecampione del Mondo con la Nazionale (Messico ’70), Campione d’Europa con la Nazionale (1968)

Esordio in Nazionale Italiana il 15.06.1961: Italia vs Argentina 4-1

Ultima partita giocata in Nazionale Italiana il 21.06.1972: Bulgaria vs Italia 1-1

Totale presenze in Nazionale Italiana: 34

Reti subite in Nazionale Italiana: 27

Palmares azzurro: 1 Campionato Europeo per Nazioni (1968)




Ha giocato anche con lo Spezia (Dil.), la Fiorentina (A), il Cagliari (A), l'Elpidiense (C2).

Ha allenato l'Elpidiense (C2) e la Vis Pesaro (D).

Ai tempi del Milan aveva aperto assieme alla sua compagna Betty, in Corso Buenos Aires a Milano, un ristorante di nome "Tatum".

Ha un figlio di nome Alberto che ha giocato nelle giovanili della Fiorentina.

"Quando nel 1975 Buticchi lo prelevò dal Cagliari in cambio di William Vecchi, per Ricky Albertosi cominciò una seconda giovinezza, pur essendo già tra i più grandi portieri dell'epoca, che fece rinverdire colui che quattro anni prima aveva contribuito alla conquista dello storico scudetto del Cagliari di Gigi Riva. Strabiliò le folle con interventi spettacolari e decisivi per le sorti del Diavolo, vincitore, con lui alla soglia dei quarant' anni, dello Scudetto della "Stella" nel 1979 e di una Coppa Italia nel 1977. Il brutto pasticcio del 1980 nel quale rimase coinvolto, che purtroppo riguardò anche la società, non cancella i meriti di quel Campione (la C maiuscola è d'obbligo) che ha comunque lasciato una traccia indelebile nel cuore di molti tifosi rossoneri." (Nota di Colombo Labate)

"Il Milan vanta una tradizione quasi leggendaria in fatto di portieri. Fra questi è impossibile non annoverare Enrico Albertosi. "Ricky" come lo chiamano gli amici nasce a Pontremoli (in provincia di Massa Carrara) il 2 novembre 1939 e la sua carriera di calciatore si snoda in prevalenza nella Fiorentina (10 stagioni) e nel Cagliari (6 stagioni) con le cui maglie vince due storici scudetti e si guadagna 34 presenze con la nazionale maggiore. Al Milan approda a 35 anni suonati, ma in tempo per conoscere una vera e propria seconda giovinezza. Al Milan Albertosi gioca 6 stagioni (dal '74-75 al '79-80) difendendone la porta in 233 gare ufficiali e dimostrandosi, con le sue strepitose parate, uno dei principali artefici nella conquista di una Coppa Italia ma soprattutto dello storico, decimo, scudetto, quello che permette al club rossonero di cucire sulle proprie maglie la tanto agognata e tanto sofferta stella." (Da "1899-1999. Un secolo rossonero", di Carlo Fontanelli, Geo Edizioni 2000)





"Guai se un portiere si fa divorare dal dubbio di avere sbagliato.
Un portiere non sbaglia mai, la colpa è sempre degli altri. Così non si abbatte" (Enrico Albertosi)
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Profilo di Albertosi, stagione 1977-78



Dal sito www.rossonerisiamonoi.blogspot.com

Biografia di ENRICO ALBERTOSI
di Rino Gissi

La storia di Enrico 'Ricky' Albertosi è un romanzo infinito, un'avventura piena di trionfi e cadute: dalla stella del decimo scudetto rossonero al pasticcio del calcio scommesse, da un tricolore vinto a Cagliari alla debacle azzurra in Corea. Nel mezzo, una carriera iniziata a nemmeno vent'anni e conclusasi a 45, per quello che -con Lorenzo Buffon e Fabio Cudicini- resta uno dei tre più forti portieri della storia del Milan. Uno sposalizio, quello col Diavolo, arrivato quando Ricky aveva già 35 anni, e in Sardegna lo bollavano come finito: alle sue strepitose parate il vecchio Diavolo si è aggrappato, in anni difficili e tribolati, ripagati poi con la tanto attesa stella del '79. Toscanaccio di Pontremoli, dove nasce il 2 novembre 1939, Albertosi si fa le ossa nello Spezia e nel 1958 viene acquistato dalla Fiorentina. Il titolare è Sarti, e Albertosi resta per diverse stagioni a guardare nonostante un esordio scoppiettante (0-0 con la Roma sul neutro di Livorno) e la maglia della Nazionale azzurra che, paradossalmente, non gli si scolla più di dosso: il 15 giugno 1961 debutta in un 4-1 sull'Argentina e l'anno dopo fa il terzo portiere nei mondiali cileni. La cessione di Sarti all'Inter (1963) gli spalanca la porta della serie A, e lui inizia a mostrare le sue doti di guardiano teatrale e spettacolare. C'è lui tra i pali azzurri in quell'incredibile sfida persa, ai Mondiali del '66, con la Corea del Nord di Pak Doo Ik: ma è uno di quelli con meno colpe sulle spalle, Albertosi, che nel '68 sfiora l'Inter ma deve accontentarsi del Cagliari. A Firenze aveva vinto due coppe Italia e una Coppa delle Coppe. Dopo 185 gare con la divisa grigia della Fiorentina, dunque, inaugura un vistoso maglione rosso e si chiede cosa mai potrà accadere, di entusiasmante, in Sardegna. La risposta non tarda ad arrivare: nel 1969/70 le sue parate, sommate ai gol di Gigi Riva, portano addirittura lo scudetto e i tifosi impazziscono di gioia. Solo 11 i gol subiti da Albertosi, ormai diventato uno dei numeri uno più apprezzati del campionato. E titolare azzurro, nel trionfo europeo del '68 e nell'eterna sfida con Dino Zoff: ai Mondiali di Messico '70 l'Italia arriva in finale e le busca dal Brasile, ma nella semifinale le emozioni si sprecano: 4-3 alla Germania, Ricky è tra i pali. L'età intanto avanza e gli addetti ai lavori iniziano a definirlo 'finito', in discesa, sul viale del tramonto: nel 1972 gioca l'ultima volta in azzurro (34 gare) e nel 1974, dopo 177 gettoni rossoblù, passa clamorosamente al Milan.

MILAN. La società è accusata, dai propri tifosi, di aver comprato un ex giocatore. Ma Ricky a Milano si rilancia alla grande, con quel suo maglione giallo e il sorriso guascone del toscanaccio di carattere e del portiere spericolato. Sono anni duri per il Diavolo, e ben presto i tifosi si aggrappano ad Albertosi, che tiene quasi da solo la squadra sulle spalle: 5° posto e finale di Coppa italia persa 8con la Fiorentina) al primo anno, 3° posto al secondo (con eliminazione in Uefa contro il Bruges). Nel 1976/77 il Milan crolla addirittura in zona retrocessione, e si salva per un pelo anche grazie al suo portiere: passata la paura, arriva il primo trofeo, la coppa Italia alzata al cielo a spese dell'Inter. In particolare gli organi di stampa dell'epoca esaltavano l'enorme contributo di Albertosi alla causa rossonera. Dopo una vittoria nel derby nell'aprile 1977, 'Forza Milan!' titolava: 'Un grande Albertosi per un Milan tutt'altro che piccolo'. In realtà, quel Milan, di grande aveva solo il suo numero 1. Che dodici mesi dopo dichiarava al mensile rossonero: 'Il mio segreto? La serenità, la fiducia, la convinzione di essere sempre nell'occhio del ciclone. L'anagrafe è un'opinione, non conta. Basta avere nella cassaforte tre cose fondamentali per un portiere: 1) conservare la forma fisica e restare atleti veri; 2) Avere intatti i riflessi; 3) Saper tenere la posizione tra i pali. Invecchiando ci si distrae un pò, è facile spostarsi troppo a destra o troppo a sinistra e si finisce... fuori porta. Anzi, fuori campo, addirittura in tribuna!'. Estroverso, allegro, capello lungo e baffone rassicurante, Albertosi è sempre stato un ragazzo che amava la vita e che non ha mai accettato comprpmessi. Nel '78/79 il Milan ha un buon avvio ma poi cala: è il preludio alla marcia sontuosa del 1978/79, che riporta finalmente i rossoneri nell'elite del calcio nazionale. Il Diavolo parte a razzo, rallenta in occasione del ko con la Juve ma poi torna a viaggiare a pieno ritmo, vince il derby e conclude l'annata con sole due sconfitte: preziosi, oltre alle parate di Albertosi, i gol di Bigon e del terzino Maldera. La stella dei 10 scudetti arriva alla ventinovesima giornata: 1-1 col Bologna e titolo dedicato a Nereo Rocco, da poco venuto a mancare. Scrive 'Forza Milan!': 'Albertosi ancora protagonista, nel senso che ha stretto i denti pure lui nei momenti difficili e si è pure permesso di neutralizzare due calci di rigore importantissimi a Firenze e contro l'Inter'. La forza di Albertosi stava nell'eccezionale colpo di reni e nell'autoritaria spregiudicatezza con cui guidava la difesa, guidata prima da Turone e poi da un giovanissimo Franco Baresi. Ma nel '79/80 il mito crolla. Una clamorosa papera in Coppa Campioni, su tiro di Duda del Porto, costa subito al Milan l'eliminazione dall'Europa che conta; poi Albertosi resta coinvolto nel calcio scommesse assieme al compagno Morini e al presidente Colombo. Mister Giagnoni, fiutando che qualcosa non andava in Albertosi, a metà campionato lo lascia in panchina e lancia il vice Rigamonti: per 6 tornei di fila Albertosi aveva giocato tutte le 30 gare di campionato, ma in quel 1980 non saranno certo le 'sole' 20 apparizioni a rovinare la sua immagine. Il 23 marzo 1080 è 'il giorno delle manette', e i tre rossoneri coinvolti nel pasticcio che sconvolge l'Italia pallonara passano 8 giorni nel carcere romano di regina Coeli. La condanna della Giustizia Sportiva verrà ridotta solo nel 1982, dopo l'impresa dell'Italia al Mundial, e Ricky tornerà a giocare nell'Elpidiense in serie C2. In rossonero aveva giocato 170 partite, ma quella macchia nera e la retrocessione in B del club traccia un solco dolorosissimo nei cuori dei tifosi milanisti. Il 27 maggio 2004 Albertosi è stato colpito da una grave forma di tachicardia ventricolare dopo aver disputato una corsa di trotto all'ippodromo del Sesana a Firenze, riservata ai giornalisti. Dopo alcuni giorni di coma farmacologico indotto dai medici si è risvegliato senza complicazioni gravi e successivamente si è ripreso completamente senza conseguenze dal punto di vista fisico. Ennesima vittoria di un campione ruvido e diretto, con 21 campionati e 532 partite in serie A nella valigia dei ricordi.




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Cartolina di Enrico Albertosi, stagione 1974-75
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Ricky Albertosi in un poster de "Il Giornalino", settembre 1976
(per gentile concessione di Renato Orsingher)








(dal sito www.footballcollection.com.br)




Dal sito amarcordmilan.blog.lastampa.it

PROTAGONISTI DELLA STELLA: Enrico Albertosi, un veterano di gran classe tra i pali
A 39 anni, il portiere di Pontremoli fu uno dei maggiori protagonisti nel campionato del decimo scudetto
di Sertac "Milanistavero"

E’ stato tra i migliori interpreti del ruolo di portiere, già artefice dello storico scudetto conquistato dal Cagliari di Gigi Riva. Enrico Albertosi, Ricky per gli amici, a 39 anni suonati, si tolse il lusso di condurre il Milan al titolo della Stella, disputando un campionato ad altissimo livello, contrassegnato da numerose prodezze tra cui un paio di rigori (parati nei momenti topici del girone di ritorno, a Firenze e nel derby) ed una serie di interventi risolutivi nella partita interna contro la Juventus. In quel periodo, il Milan, che accusò qualche difficoltà di troppo, fu sorretto dalle parate del suo indiscusso numero uno. Nils Liedholm, sin dal suo ritorno sulla panchina rossonera, mostrò piena fiducia nelle qualità di Albertosi, ignorando il dato anagrafico. Il barone svedese, uno che sbagliava raramente, anche in quella circostanza ebbe ragione.
Albertosi garantiva piena affidabilità. La sua esperienza lo portava ad essere anche una sorta di regista difensivo, abile a guidare, consigliare e galvanizzare nel modo migliore giocatori giovani e molto promettenti del calibro di Fulvio Collovati e Franco Baresi. Il piscinin lo considerava quasi come un padre, ritenendo i suoi rimproveri in allenamento “consigli per migliorare”.
Nella stagione 1978-79, Albertosi si meritò anche la fama di pararigori. In Coppa Uefa, ad inizio stagione, ne parò due a Kosice, nella lotteria finale per il passaggio del turno contro i bulgari del Lokomotiv. Nel marzo del ’79 diventò protagonista a Firenze (società che lo aveva fatto esordire in A nel 1959), deviando sul palo il penalty di Antognoni. Concesse il bis nel derby, pochi giorni dopo. “Il vecchiaccio è riuscito a fare una cosa eccezionale”: il commento di Enrico Ameri sintetizzò al meglio la prodezza del portiere rossonero sul tiro di Spillo Altobelli. Il suo motto era “non perdere mai la calma e non abbattersi dopo un errore”. Fare il portiere, per lui, era una vocazione.
Alla fine di quella stagione, memorabile per la storia rossonera, gli addetti ai lavori lo considerarono tra i migliori del Milan. Le ovazioni dei tifosi nei suoi confronti, durante la festa scudetto, furono l’ulteriore conferma della sua annata straordinaria, chiusa con appena 19 gol al passivo (seconda miglior difesa dopo quella del Perugia) e il pieno di presenze (30).
Per Albertosi la conquista della Stella fu il coronamento di una carriera straordinaria. La stagione successiva (79/80) gli riservò poche gioie e tante amarezze. Un suo svarione eliminò il Milan dalla Coppa Campioni (ricordate il tiro di Duda che diede la vittoria al Porto a San Siro?) e nel marzo ’80 Ricky finì invischiato nello scandalo del calcio-scommesse che determinò la retrocessione in B (a tavolino) del club rossonero. Fu rinchiuso nel carcere di Regina Coeli insieme ad altri giocatori, tra cui il laziale Bruno Giordano. A gennaio del 2006, in un’intervista a Panorama, dirà a Giancarlo Dotto di “aver mangiato lì i migliori bucatini alla matriciana, cucinati da un truffatore che stava nel suo stesso braccio carcerario”. La squalificò gli negò l’opportunità di finire ai Cosmos di New York che avevano ingaggiato Pelè e Chinaglia. Finì in tour con gli Harlem Globetrotters: nell’intervallo delle partite di basket parava i rigori calciati dagli spettatori. A 47 anni concluse la sua lunga parentesi agonistica in serie C2, con l’Elpidiense. Albertosi, al di là del triste epilogo della sua carriera, è giustamente considerato uno dei migliori portieri italiani di sempre.
Con la maglia della nazionale italiana restano memorabili alcune partite che lo videro in campo. Dallo storico 4-3 contro la Germania Ovest di Messico ’70 (nel gol tedesco del 3-3, stava quasi per sbranare Gianni Rivera, incapace di ribattere sulla linea di porta il colpo di testa di Muller) all’altrettanto indimenticabile 0-1 contro la Corea nel 1966, partita decisa dal diagonale del dentista Pak Doo Ik. A Milano, Ricky si beccò una scarica di pomodori e uova che i tifosi azzurri lanciarono alla comitiva nazionale guidata da Fabbri, di ritorno dal mondiale in terra inglese. A chi gli chiese del suo dualismo con Dino Zoff, Albertosi rispose convinto: “Il più forte ero io. Zoff se saltava un allenamento o il venerdì faceva l’amore, in campo si presentava con le gambe molli. Io facevo l’amore il sabato e la domenica mi esaltavo. Bearzot voleva portarmi ai mondiali del ’78 in Argentina. Sarebbe stato il mio quinto mondiale ma Zoff mise il veto”. Albertosi criticò il portiere azzurro per i gol presi contro l’Olanda e i due per diverso tempo non si parlarono. In un’intervista, Ricky ricordò un episodio: “Un giorno incontrai casualmente Dino in un albergo. Ci salutammo, abbracciandoci come due veri nemici”.

Ad Enrico Albertosi devo la mia fede calcistica milanista. Correva l’anno 1976, avevo appena quattro anni. Vidi alcune immagini del portiere del Milan in maglia gialla e sottili strisce nere. Mi piaceva lo stile di Albertosi, il suo coraggio e la sua abilità di piazzamento. Il ruolo di portiere mi ha sempre attratto in modo particolare pur essendo un difensore di fascia sinistra nella mia attività di “calciatore amatoriale”. Decisi, pertanto, di diventare tifoso del Milan, aiutato e invogliato in questa mia scelta da mio padre e da mio fratello maggiore, già rossoneri convinti. In alcune foto della mia infanzia mi feci ritrarre in piedi e a braccia conserte, posa che mutuai da Albertosi, come si vede nell'immagine sottostante (una formazione del Milan della stagione 1976-77).






Dal sito www.golcalcio.it

In diretta il passato
ENRICO ALBERTOSI

Un'intervista del 1975, quando era alla guardia della porta del Milan, con cui vincerà lo scudetto nel 1979

Presentiamo l'intervista rilasciata da Enrico Albertosi nel novembre del 1975, alla sua seconda stagione con la maglia del Milan, dopo gli anni passati a difendere la porta della Fiorentina e del Cagliari. All'epoca era ormai uscito dal giro della nazionale, dove era rimasto come riserva di Zoff fino al mondiale in Germania. In azzurro debuttò nel 1961 e parteciperà al mondiale in Inghilterra e al mitico Mexico 1970. Giocherà le prime partite della Coppa Europa 1968, ma un grave infortunio gli farà lasciare la maglia numero uno a Zoff nelle partite della fase finale.

In quel torneo i rossoneri giungeranno terzi alle spalle delle duellanti Torino e Juventus, protagoniste di una lunga fuga. Con il Milan vincerà la Coppa Italia nel 1977 e arriverà alla conquista del decimo scudetto, quello della stagione 1978-79, successo che verrà offuscato per la retrocessione in serie B per lo scandalo del calcio scommesse nella stagione successiva. Dopo due anni di squalifica, concluderà la sua carriera difendendo per due stagioni la porta dell'Elpidiense di C2. Albertosi rimane uno dei più grandi portieri italiani di tutti i tempi.

D. Il tuo esordio nella serie A è con la maglia della Fiorentina nel 1959...

R. E' vero, si perde proprio nella notte dei tempi! Era il 18 gennaio del 1959 e giocai sul campo neutro di Livorno. La partita era Fiorentina-Roma e fu uno zero a zero, perciò per un portiere è quasi una vittoria, ma rimpiango di non aver iniziato la mia avventura in campionato con una vittoria magari con uno scarto di cinque gol! All'epoca ero la riserva di Giuliano Sarti, che poco dopo passerà all'Inter. Da lui ho imparato moltissimo, lo chiamavano "il portiere dagli occhi di ghiaccio". Dopo il trasferimento nei nerazzurri sono diventato io il guardiano della "porta" della Fiorentina.

D. Nella stagione 1967-68 avviene il tuo passaggio con il Cagliari.

R. Ho difeso per sei anni la rete della squadra sarda e sono stato felice in quel periodo sia come atleta che come uomo. Grandissima la soddisfazione con la conquista dello scudetto con la squadra guidata dai gol di Gigi Riva, ma quando mi ventilarono la possibilità di un mio passaggio a Milano fui altrettanto entusiasta; giocare alle spalle di Rivera e soci sarebbe stato un traguardo per qualsiasi giocatore. Poi in panchina vi è Nereo Rocco, una grande leggenda del calcio.

D. E' dai tempi di Cudicini che il Milan non aveva più un portiere di grande personalità.

R. Penso che nel calcio sia importante non perdere la calma, non lasciarsi mai vincere dai nervi, solo così si possono risolvere situazioni veramente ingarbugliate! Quest'anno il Milan deve dimostrare di aver i nervi saldi, visto che tutti sembrano che si divertano a polemizzare sulle nostre vicende. Pochi dei cosiddetti "tecnici" che fanno facili previsioni ci hanno inserito nelle squadre in lotta per lo scudetto, e resteranno delusi perché noi abbiamo molte ambizioni e dimostrammo sul campo il nostro valore.

D. Domenica incontrate la Juventus...

R. E' un impegno molto arduo; la squadra bianconera sta vivendo proprio "un suo momento". E' una squadra che non fa mistero di puntare allo scudetto (il campionato verrà vinto dal Torino davanti ai bianconeri n.d.r.) e sarà sicuramente una grande partita, speriamo di dare al pubblico uno spettacolo superlativo, di quelli che onorano lo sport. Noi vogliamo regalare soddisfazione ai nostri tifosi, non solo i due punti, ma voglio offrire anche prova di buon gioco.

D. Sono tanti anni che lei è sulla breccia, che ne pensa degli altri suoi colleghi portieri?

Noi portieri siamo in via di estinzione. E' un ruolo che sta morendo. Non ci sono più "vocazioni", perché proprio di vocazioni si tratta. Tra i giovani vedo molto bene Ivano Bordon dell'Inter; però mancano i fuoriclasse. Comunque devo evidenziare Castellini del Torino e Pulici della Lazio che sono due portieri che si fanno sempre rispettare.

D. Come vive Albertosi la partita?

R. Cerco di essere principalmente un galvanizzatore, cerco di dare ottimismo a tutti, anche se magari non sono al meglio per qualche disturbo fisico e se non sono in forma. Mai farsi vincere dai nervi; anche se perdiamo per due gol di scarto i miei compagni mi vedono sempre tranquillissimo; fingo ovviamente anche se mi costa moltissimo perché sono guai seri se un difensore si accorge che il portiere non è "in palla", se perde fiducia in lui durante la partita o peggio se si sta perdendo!

D. Come mai questa crisi nel suo ruolo?

R. I motivi sono tanti; per esempio nel nostro calcio un allenatore, che ha giocato come terzino o come centravanti, ha la presunzione di guidare i portieri. Invece l'allenatore dei portiere deve essere soltanto un ex-portiere, in questo modo la preparazione dei giovani sarà specializzata, tutta rivolta a migliorala senza perdita di tempo. Probabilmente quando smetterò di giocare al calcio mi dedicherò all'allenamento ma ovviamente solo dei portieri così farò capire con la mia esperienza fatta di tanti anni sui campi di gioco quali sono le vere esigenze per questo ruolo sempre più delicato.

Da l'Intrepido n. 46 del 13 novembre 1975



Albertosi, sei stagioni nel Milan





Con Buriani e Collovati
nel campionato 1978-79,
quello dello scudetto











Albertosi durante i mondiali del 1970






Ricky Albertosi da portiere del Cagliari a San Siro prima di una gara contro il Milan.
Sullo sfondo, al secondo anello, si nota, tra gli altri,
lo striscione della "Fossa dei Leoni - Rampa 18"


Una parata contro la Germania, 1970




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"Io proprio Io", Ricky Albertosi
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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Campionati del Mondo 1974: Italia vs Haiti 3-1. Nella foto: Albertosi, Causio, Sabadini, Juliano, Anastasi
(per gentile concessione di Enrico Sabadini)



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I nuovi del Milan 1974-75: Bet, Zecchini, Albertosi Bui, Gorin, Calloni
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Turone, Albertosi e Calloni, 1974-75



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(dalla "Gazzetta dello Sport Illustrata", stagione 1975-76)





Enrico Albertosi nel 1975-76
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(Archivio Magliarossonera.it)





(Archivio Magliarossonera.it)


Caricatura di Albertosi, di Franco Bruna





(Archivio Magliarossonera.it)


(da "Il Monello")



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Ricky Albertosi in allenamento a Milanello,
con Pizzaballa ed Incontri, stagione 1975-76
(da "Forza Milan!", per gentile concessione di Andrea Leva)
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Incontri, Albertosi e Alvaro Gasparini in allenamento, 1976-77
(per gentile concessione di Andrea Leva)



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Ricky Albertosi, stagione 1976-77
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Albertosi in una parata a terra con deviazione in angolo, stagione 1976-77



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Cartolina di Ricky Albertosi, stagione 1977-78
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11 settembre 1977, Fiorentina vs Milan 1-1:
cartolina autografata da Albertosi, il gol di Rossinelli



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23 ottobre 1977, Roma vs Milan 1-2
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Ricky Albertosi, stagione 1977-78



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6 novembre 1977, Internazionale vs Milan 1-3:
nonostante lo splendido tuffo, Albertosi subisce il gol su tiro di Anastasi



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(dalla "Gazzetta dello Sport Illustrata", dicembre 1977)



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8 ottobre 1978, Roma vs Milan 0-3: Albertosi anticipa Pruzzo
(Archivio Magliarossonera.it)
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6 novembre 1977, Internazionale vs Milan 1-3:
plastica parata di Ricky Albertosi



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18 febbraio 1979, Milan vs Atalanta 1-1,
Ricky Albertosi premiato dal presidente rossonero Felice Colombo
per le 500 presenze in Serie A
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18 febbraio 1979, Milan vs Atalanta 1-1
(da "Forza Milan!")



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(dal "Guerin Sportivo", 1979)
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Albertino Bigon e Ricky Albertosi, stagione 1978-79


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Enrico Albertosi, stagione 1977-78
(per gentile concessione di Riccardo Gaggero)
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Giorgio Morini, Gianni Rivera, Aldo Maldera e Ricky Albertosi, 1977-78
(per gentile concessione di Gianni Righetto)



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Ricky Albertosi al Milan Club Saronno, 1978
(per gentile concessione di Giorgio Brambilla)



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Ricky Albertosi in copertina di "Intrepido", 1978-79
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18 marzo 1979, Internazionale vs Milan 2-2:
Albertosi e Bet prima della partita
(per gentile concessione di Corrado Ori Tanzi)



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Ricky Albertosi su "Gazzetta dello Sport Illustrata",
stagione 1978-79
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Ricky Albertosi su "Gazzetta dello Sport Illustrata",
8 settembre 1979



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La copertina del "Guerin Sportivo" dedicata ad Albertosi per le 500 partite in Serie A contro l'Ascoli in terra marchigiana (1978-79)
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(Archivio Magliarossonera.it)



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Ricky Albertosi, 1978-79
(per gentile concessione di Renato Orsingher)


Enrico Albertosi, 1979



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Albertosi ed Eusebio prima di un'amichevole, 1979
(per gentile concessione di Sergio Taccone)
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23 settembre 1979, Milan vs Avellino 1-0:
il rigore sbagliato da Gil De Ponti
(per gentile concessione di Antonio Belli di Facebook Milan Shirts)



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Enrico "Ricky" Albertosi, 1978-79
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Ricky Albertosi esultante, stagione 1978-79



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La seconda giovinezza di Albertosi
è merito di una donna
(da "La Stampa" dell'8 febbraio 1979)
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16 settembre 1979, Roma vs Milan 0-0: Ricky Albertosi



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Stagione 1979-80
(per gentile concessione di Renato Orsingher)
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3 ottobre 1979, Milan vs Porto 0-1



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Stagione 1979-80
(Archivio Magliarossonera.it)
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Stagione 1979-80
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Ricky Albertosi dietro la porta, stagione 1979-80





1981, Savoldi, Manfredonia ed Albertosi
al processo per il calcio scommesse



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Maglia di Enrico Albertosi, stagione 1979-80
(per gentile concessione dell'amico Antonio Belli di Facebook Milan Shirts)



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"Ricky, un uomo una storia", sul "Guerin Sportivo", stagione 1985-86




Dal sito www.corriere.it
26 maggio 2004

ALBERTOSI IN COMA, COLPITO DA UN INFARTO
Il malore lo ha raggiunto mentre partecipava ad una gara di trotto
L'ex portiere di Cagliari, Milan e della Nazionale dei mondiali di calcio in Messico nel 1970 ricoverato a Pescia. Ha 64 anni.
MONTECATINI - Enrico Albertosi è in coma. Probabilmente a causa di un infarto. L'ex portiere di Cagliari, Fiorentina, Milan e della Nazionale, con cui giunse secondo ai mondiali di Messico 1970, si è sentito male all'ippodromo «Sesana» di Montecatini Terme, al termine della terza corsa di trotto inserita nel programma odierno, riservata ai giornalisti. Albertosi, 64 anni, ha accusato un malore appena sceso dal sulky, dopo aver guidato il cavallo «Bienvenida Rex» ed è stato immediatamente soccorso dai medici dell'ippodromo e condotto all'ospedale di Pescia, dove si trova attualmente in ricovero.




Dal sito www.agi.it - 26 maggio 2004

INFARTO ALL'IPPODROMO, ALBERTOSI IN COMA VIGILE
(AGI) - Montecatini, 26 mag. - L'ex portiere della nazionale e del Milan Enrico Albertosi, 64 anni, è caduto in coma vigile oggi pomeriggio in seguito a un infarto da cui è stato colpito pochi minuti dopo aver partecipato ad una corsa di cavalli (il suo hobby da pensionato) presso l'ippodromo Sesana di Montecatini. Albertosi ha accusato il malore all'ippodromo e, prontamente ricoverato, è stato trasportato d'urgenza all'ospedale di Pescia, dove è attualmente ricoverato.




Dal sito www.datastport.it
30 maggio 2004

ALBERTOSI ESCE DAL COMA, COLPITO DA UN INFARTO
Ha riconosciuto moglie e figlia, ma resta in terapia intensiva
Migliorano le condizioni dell`ex portiere della nazionale Enrico Albertosi, che da mercoledì pomeriggio è ricoverato all`ospedale di Pescia in seguito ad un malore dopo aver disputato una corsa al trotto all`ippodromo del Sesana. Domenica infatti Albertosi è uscito dal coma farmacologico nel quale era stato indotto dai medici ed ha riconosciuto moglie e figlia che erano al suo capezzale. Rimane comunque ricoverato in terapia intensiva.





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(dal settimanale "Panorama", 12 gennaio 2006)



Dal sito www.repubblica.it
2 novembre 2009 - di Luigi Panella

I 70 ANNI DI ALBERTOSI. MITO, GENIO E SREGOLATEZZA
Portiere tra i più grandi di sempre, la sua carriera è legata agli epici mondiali messicani ed al Cagliari dello scudetto. Tra ascese a cadute, campione della stella con il Milan ma poi coinvolto nello scandalo scommesse. Interminabile la rivalità con Dino Zoff

ROMA - Il portiere: un ruolo a sè stante, un po' folle, campione, genio, stregolatezza. Di film sui calciatori ne sono stati fatti tanti, ma ad esempio nessuno analizza il personaggio nella sua interiorità come il regista tedesco Wim Wenders nel suo "La paura del portiere prima del calcio di rigore". Un po' poliziesco, un po' psicologico", il film penetra nell'anima di un portiere che, espulso per un fallo di reazione, entra in una torbida storia apparentemente senza spiegazione, una insanabile frattura con la realtà. Il film, piccolo gioiello degli appassionati del genere è tratto da un romanzo scritto dall'austriaco Peter Handke del 1970, anno magico di uno dei più grandi portieri di ogni tempo, Enrico Albertosi. Settanta anni compiuti il 2 novembre per un grandissimo personaggio del nostro calcio: una vita fatta di trionfi e cadute che si rincorrono in maniera serrata.
Per i meno giovani, Albertosi non ha bisogno di particolari presentazioni. Tante parate, una è il simbolo di una generazione: nella famosa semifinale messicana vinta 4-3 con la Germania a Città del Messico, un volo sotto la traversa a negare il gol ai panzer di Uwe Seeler e del Kaiser Beckenbauer con il braccio legato al collo, che premevano su una Italia, come nel costume dell'epoca, asserragliata nella propria metà campo nell'eroica difesa del vantaggio. Per i giovani invece, Albertosi da un punto di vista tecnico può essere paragonato a Gigi Buffon, per la grande reattività tra i pali ed anche per l'estro, verrebbe da dire la fantasia, che metteva nelle sue parate.
Toscano di Pontremoli, esordisce in serie A con la Fiorentina contro la Roma all'Olimpico (per la cronaca 0-0) e vive le prime stagioni giocando poco e vivendo nell'ombra di Giuliano Sarti. Lasciata la Fiorentina, destinazione Cagliari, in Sardegna Albertosi vive forse le stagioni più esaltanti della sua carriera. Lo scudetto in Sardegna viene ancora oggi ricordato come il classico capolavoro della provinciale, ma a ben vedere la considerazione non è delle più esatte. Quel Cagliari non vinse per caso, anzi forse vinse meno di quanto fosse nelle proprie potenzialità. A parte Albertosi, c'era gente come Domenghini (l'unico insieme al portiere a non saltare una gara di campionato), Nenè, Cera, Bobo Gori, Niccolai, il grande libero con il vizio dell'autogol. E c'era soprattutto Gigi Riva, che con Albertosi - e non solo - condivideva la passione delle sigarette. Famoso l'aneddoto sul tecnico Scopigno, che entrando nella stanza intossicata dal fumo dei giocatori impegnati in una gara a carte esclama senza scomporsi: "Do fastidio se fumo?".
Ceduto dal Cagliari al Milan, Albertosi conquista con i rossoneri lo scudetto della stella, ma l'anno dopo vive la stagione peggiore della sua carriera. Una perfida zolla devia una conclusione su un tiro innocuo di Duda: il Milan perde in casa dal Porto dopo aver pareggiato 0-0 in Portogallo ed esce dal primo turno della Coppa dei Campioni (all'epoca niente gironi, fuori dall'Europa senza appello). Il peggio però deve ancora venire, perchè Albertosi rimane coinvolto nello scandalo scommesse, e all'età di 40 anni (con due anni di squalifica da scontare) esce dal calcio che conta. Rientra dalla porta di servizio con i marchigiani dell'Elpidiense, (serie C2), dove gioca fino a 45 anni prima di chiudere definitivamente con il calcio giocato. Grande appassionato di cavalli, cinque anni fa all'ippodromo del Sesana a Firenze rischia la vita per un problema cardiaco dopo aver disputato una corsa di trotto riservata ai giornalisti.
Tornando all'Albertosi portiere della Nazionale, si parla tanto di Mazzola e Rivera, ma quello con Dino Zoff rimane uno dei dualismi più affascinanti del nostro calcio. In Inghilterra, nel Mondiale del disastro coreano, gioca Albertosi, che però per un infortunio deve cedere a Zoff il posto nell'Europeo del 1968 a Roma. Il popolare Ricky è poi tra gli eroi del Messico, arrendendosi al rivale di sempre dalla fase finale degli Europei del 1972 in poi. Grande tutti e due, ma agli antipodi nel carattere. Metodico il friulano, attento alle regole di vita da atleta, scanzonato e sgregolato Albertosi, uno che dava sempre l'impressione di non avere neanche bisogno di allenarsi. Qualche lingua maligna sostiene che Zoff, preoccupato della presenza ingombrante dell'eterno rivale, caldeggiò la sua esclusione dai Mondiali di Argentina '78, dove Albertosi sarebbe comunque partito come terzo. Vero, falso? Va be, acqua passata, il tempo cancella tutto, tanti auguri vecchio Ricky.





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(dal "Guerin Sportivo", per gentile concessione di Sergio Taccone)
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Video intervista di Roberto Valentino a Ricky Albertosi (2014)