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5 ottobre 2019, Genoa vs Milan 1-2




dal sito www.milannews.it

PROBABILE FORMAZIONE - PIATEK TITOLARE, BALLOTTAGGIO IN DIFESA. BIGLIA E PAQUETÀ FAVORITI
Il Milan arriva a Genova dopo tre sconfitte consecutive, con la necessità di rialzarsi prontamente contro un'avversaria che attraversa anch'essa una profonda crisi. Non è ancora chiaro quanto sia a rischio la posizione di Marco Giampaolo, ma certamente un altro risultato negativo renderebbe ancora più complicata la situazione rossonera, anche in ottica sosta. Pepe Reina, nella giornata di ieri, ha parlato di anima, un'anima che il Diavolo dovrà mettere in campo per provare a superare questo ostacolo non semplice.
ESORDIO PER DUARTE, DUBBIO A SINISTRA - In porta, come di consueto, ci sarà Donnarumma e non Reina. La vera novità, dopo le ovvie conferme di Calabria e Romagnoli, sarà Leo Duarte, titolare a seguito della squalifica di Mateo Musacchio. A sinistra, invece, c'è un dubbio tra Theo Hernandez e Rodriguez, con il francese che appare favorito sullo svizzero.
BIGLIA-BENNACER E PAQUETA'-CALHANOGLU - In mediana, dopo sei gare da titolare consecutive, potrebbe arrivare la prima panchina per Calhanoglu. Paquetà infatti sembra aver vinto il ballottaggio sul centrocampista turco. In netto vantaggio anche Biglia su Bennacer, per un ruolo, quello di regista, che sta cambiando interprete con una certa frequenza. Sicuro della titolarità, invece, Franck Kessie come interno destro.
TRIDENTE CONFERMATO - Suso, Piatek e Leao: Giampaolo non cambia i suoi interpreti d'attacco. Nei giorni scorsi si è discusso di una possibile panchina del polacco, ma è stato lo stesso tecnico ad escluderla, sottolineando che il Milan non può rinunciare al suo capocannoniere. E, vista l'importanza della partita, la scelta del tecnico abbruzzese appare quantomeno condivisibile. Suso e Leao sembrano ugualmente destinati alla titolarità, salvo sorprese dell'ultim'ora con eventuali candidature di Rebic o Castillejo.
Di seguito il probabile undici:
Milan (4-3-3): Donnarumma G.; Calabria, Duarte, Romagnoli, Theo Hernandez; Kessie, Biglia, Paquetà; Suso, Piatek, Leao.





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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 4 ottobre 2019)



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 5 ottobre 2019)




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Il Milan Club Femminile Stella di Saronno
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Il Milan Club Benevento
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Il Milan Club Benevento


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Avanguardia Rossonera 1987
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Il motivo cantato nel settore rossonero
durante la contestazione
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Il motivo cantato nel settore rossonero
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Mauro Busnati di Naviglio Rossonero


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(foto Curva Sud Milano)


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Canzone di contestazione "È finita la pazienza..."


Canzone "Genoano pezzo di m..." e "Pescivondoli" a fine partita




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Gli ultras genoani rimasti in gradinata dopo la fine della partita
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Minuto di silenzio in memoria di Giorgio Squinzi, Presidente del Sassuolo
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Punizione di Suso respinta dal portiere



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(dalla "Gazzetta dello Sport" del 6 ottobre 2019)
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dal sito www.gazzetta.it

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Rossoblù avanti con Schone grazie alla papera del portiere spagnolo. Theo e Kessie - su rigore - ribaltano nella ripresa. Nel finale altro errore di Pepe che però si riscatta e para il tiro dal dischetto del danese
Succede l'impossibile, ma alla fine la festa è rossonera. Il Genoa precipita nel dramma, mentre il Milan (e Giampaolo) si rianimano, ritrovando il successo dopo tre sconfitte consecutive. Reina da colpevole per il gol dell'uno a zero genoano a eroe per il rigore parato a Schone nel recupero della ripresa. L'1-2 finale del Ferraris racconta di un Grifone che s'illude del riscatto per il breve spazio di una dozzina di minuti, quanto passa fra il gol di Schone su punizione a fine primo tempo (paperissima di Reina, che aveva sostituito Donnarumma k.o. nel riscaldamento) e la rete di Theo Hernandez che in avvio di ripresa restituisce ai rossoneri la fiducia perduta, prima del gol decisivo di Kessié su rigore (mani di Biraschi, poi espulso, rilevato dalla Var). Ora diventa fortemente a rischio la posizione di uno sfortunato Andreazzoli, che paga soprattutto lo scarso rendimento in termini di risultati (un punto nelle ultime cinque partite), anche se la malasorte ha avuto un peso importante.
BOTTA E RISPOSTA - Giampaolo parte con Bonaventura alto a sinistra al posto di Leao nel 4-3-3, Duarte centrale difensivo e Calhanoglu in mediana. Andreazzoli torna invece alla formazione-tipo, con Romero a destra in difesa e Zapata centrale, e la coppia Kouame-Pinamonti in attacco. Una prima mezz'ora che non si gioca su ritmi altissimi, perché nel Milan l'ex Piatek non è mai pericoloso e il Genoa stenta a finalizzare il lavoro in attacco. Vince la paura di sbagliare. Reina è attento sul rasoterra di Lerager (6'), e un attimo dopo la squadra di Andreazzoli perde Criscito per infortunio, sostituito da Biraschi a sinistra. Schone fa il regista, Radovanovic galleggia fra difesa e mediana. In questa fase i rossoneri creano poco: Suso prova il tiro due volte, prima che all'improvviso il Genoa si risvegli: Ghiglione impegna Reina al 37', poi ci prova Pajac, fino alla punizione-gol di Schone, che approfitta dell'errore del numero uno rossonero. Romero manca il bis, prima del pasticcio rossoblù nel recupero: la panchina genoana si agita per la mancata interruzione del gioco con Pinamonti a terra colpito alla testa e ne fa le spese Saponara, espulso.
RISCATTO - Giampaolo azzecca tutto nell'intervallo e dà la scossa ai suoi: dentro Leao al posto dell'ex Piatek e Paquetà, che rileva Calhanoglu. Rossoneri più propositivi, e infatti l'uno-due degli ospiti è micidiale. Al 7' Theo Hernandez trova il pari sfruttando un'ingenuità clamorosa del Genoa, che si avvede in ritardo di una punizione battuta a sorpresa da Paquetà, che lancia il francese in gol, sorprendendo Radu sul primo palo. Fino all'episodio che rovescia la partita: il tocco di mano di Biraschi (pescato dalla Var) costa il rosso al difensore genoano e Kessie (12') va a segno dal dischetto. Pajac arretra a sinistra sulla linea dei difensori e Andreazzoli passa al 3-4-2, mentre al 34' anche il Milan rimane in inferiorità per il doppio giallo a Calabria. Il Genoa tenta disperatamente di riacciuffare il pari con Pandev, che si aggiunge a Favilli e Kouame in attacco. E proprio il macedone serve al 44' un pallone in area per Kouame, a contatto con Reina: rigore, confermato dalla Var. Reina intuisce il tiro di Schone dal dischetto e salva la vittoria rossonera, mentre sulla panchina arriva un nuovo rosso a Castillejo per proteste. Ma la vittoria milanista, comunque, è già in cassaforte.
Filippo Grimaldi


dal sito www.milannews.it

LE PAGELLE - PAQUETÀ E LEAO SALVANO GIAMPAOLO. REINA DISFA E POI RICOMPONE. CALHA E PIATEK...
Reina 6,5: la papera sulla punizione di Schone è da Striscia lo striscione. Qualche uscita da brividi e un rigore causato. Poi, proprio nel duello dagli undici metri sempre contro Schone, compie la parata decisiva per salvare il risultato che gli riscatta anche una prestazione che, fino a quel momento, era stata ampiamente compromessa.
Calabria 4: la serata, a livello personale, non è delle migliori e si conclude al 79’ quando Kouamé gli fa perno e lo lascia sul posto, portandolo a spendere il secondo fallo da ammonizione, con conseguente espulsione (la seconda in stagione).
Duarte 5,5: alla prima da titolare in Serie A fa un po’ fatica. Balla su Kouamé e anche quando Pinamonti gira su di lui, cercando di metterlo in difficoltà. Commette qualche errore di troppo. Cresce nella ripresa, ma deve maturare ancora tanto.
Romagnoli 6,5: in mezzo ad un reparto che balla, è l’unico che pressa le linee di passaggio bloccando i tentativi del Genoa di giocare il taglia-fuori con le due punte. Nella ripresa cresce e quando viene ristabilita la parità numerica, prende in mano il timone della nave.
Theo Hernandez 6,5: anche per lui, c’è l’episodio che cambia la sua valutazione. Primi 45 minuti da brivido, con tanti buchi e poco ordine in campo. Nella ripresa, insieme a Paquetà, trova la giocata che spacca la partita. Chiama la palla veloce su una punizione per fallo di Romero su Bonaventura e mette in imbarazzo Radu sul suo palo.
Kessie 6: si prende la responsabilità del rigore che porta il Milan in vantaggio e lo trasforma, anche se non lo calcia benissimo. Spreca l’unica azione degna di nota del Milan nel primo tempo, ciabattando l’invito di Piatek.
Biglia 5,5: primo tempo in difficoltà. Il Genoa pressa, Schone lo bypassa spesso. Nella ripresa ci mette fisico ed esperienza. Diga nel finale, ma nel primo tempo è troppo brutto per esser vero.
Calhanoglu 4,5: non sembra riuscire a trovare la via per uscire dal tunnel di errori e di prestazioni censurabili nel quale è entrato. Perde palloni sanguinosi e Giampaolo, nell’intervallo, gli dice di andarsi a fare la doccia. (dal 46’ Paquetà 7: insieme a Leao spaccano la partita. Intelligente e decisivo il modo in cui batte veloce la punizione da cui nasce il gol del pareggio. Geniale la palla che serve a Leao in occasione del rigore. Gioca con qualità e voglia. Non può star fuori il giocatore tecnicamente più forte che il Milan ha a centrocampo).
Suso 5: a gennaio, dopo la Supercoppa, siglò il gol dello 0-2 con un gran gol. Questa volta, invece, prosegue nel suo percorso involutivo dove non trova mai una giocata vincente.
Piatek 4,5: l’involuzione da pistolero a fratello del Kalinic milanista continua, inesorabile. La squadra non lo aiuta per niente, perché di palloni da giocare negli ultimi 16 metri non ne arrivano. È il sacrificato, insieme a Calhanoglu, sull’altare dei cambi che cambiano la partita. (dal 46’ Leao 7: sul perché sia finito in panchina a inizio gara è mistero. Entra e apre in due la partita, mettendo in crisi il sistema operativo del Genoa. Si procura il rigore della vittoria e sfiora il gol. Ha tecnica e personalità che servono in questa squadra).
Bonaventura 6: lampi di Jack. Nel primo tempo va molto bene nei primi 15 minuti, poi deve mettersi a portare la croce perché dietro di lui le cose vanno malamente. Nella ripresa si riassesta sui livelli della prima parte del primo tempo e fa bene anche quando c’è da soffrire. (dall’81’ Conti sv). ALLENATORE:
Giampaolo 5,5: toppa clamorosamente la formazione iniziale, tenendo fuori Leao e Paquetà. I due, entrati con determinazione, ribaltano la partita. Ma la gestione del finale non è sufficiente, così come il primo tempo è da mani nei capelli.


dal sito www.milannews.it

CRISCITIELLO: "MALDINI, ECCO COSA È SUCCESSO A GENOVA"
Siete pronti a leggere una bestemmia pubblica? Eccola: in tutto questo strazio, al Milan, il meno colpevole è Marco Giampaolo. Un allenatore bravo, un grande teorico, non sempre un eccellente pratico a tal punto che pochi anni fa per far ripartire la sua carriera è dovuto scendere di categoria in serie C per guidare una Cremonese da metà classifica. Ognuno di noi ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma se domani mattina mi chiama la BBC e non parlo inglese perché non ho avuto esperienza all'estero, non credo che la colpa sia mia che accetto ma del direttore della BBC che ubriaco mi ha affidato la direzione del canale e in due mesi vorrebbe farmi condurre il telegiornale in inglese. Passiamo agli aspetti pratici. Il Milan non ha una rosa da metà classifica, come lo scorso anno non aveva una rosa da quarto posto. In questi casi gli allenatori devono fare la differenza e Gattuso era riuscito a fare quello che in molti credevano fosse scontato. La società in primis. Nessuno, tra tanti uomini di calcio, si era reso conto che Gattuso aveva reso possibile l'impossibile. La squadra è mediocre e se fai acquisti che non sono richiesti da Giampaolo, il quale si trova già alla prima esperienza con una grande, sicuramente non stai aiutando il tuo allenatore. E se lo metti in discussione pubblicamente, non spegnendo le voci dei giornalisti maligni, lo hai perso definitivamente, anche perché Giampaolo non ha nel carattere combattivo il suo pezzo forte del repertorio. La colpa è di proprietà (inesistente) e di Gazidis, professore di inglese che non ha mai capito realmente che in Italia siamo un Paese a parte. A cascata arriviamo sulle colpe principali. Chiediamo scusa a Galliani che se, in tanti anni, non ha tirato dentro campioni del passato un motivo ci sarà stato. Boban è un grande politico e un ottimo commentatore televisivo. Esperienze in battaglia: zero. Massara fa l'osservatore ed è un altro mestiere rispetto al direttore sportivo e Paolo Maldini resta e resterà la bandiera di questa società, una dinastia rossonera e una grande famiglia di calcio, ma se voleva da Galliani, ai tempi, carta bianca perché non gli piaceva fare il manichino allora dovrebbe dare qualche risposta a chi finalmente gliel'ha data. Premessa: nulla contro Maldini che è un grande, un personaggio di altissimo livello ma per troppi anni fermo, arrugginito e senza alcuna esperienza dirigenziale. Talmente inesperto che a Genova è successo di tutto. Vi raccontiamo il fatto. Intervallo di Genoa-Milan, siamo in Tribuna d'Onore. La Tribuna a Genova è piccolina, uno addosso all'altro. Passano Gazidis, Boban e Maldini. Un tifoso, sulla cinquantina, urla dicendo "A casa, voi e quello là" indicando Marco Giampaolo. Il tifoso rossonero è un uomo abbastanza conosciuto nel mondo delle 4 ruote perché un manager di spessore di una grossa azienda. Tifoso del Milan doc. Sabato sera ha deciso di portare per la prima volta il figlio piccolo allo stadio. Voi starete pensando: perché deve urlare alla società di andare a casa? Perché il tifoso è deluso e senza insultare nessuno allo Stadio puoi dire ciò che vuoi, senza andare oltre. Il tifoso-manager non è andato oltre... Maldini sì. Cosa è successo davanti a centinaia di persone e a politici della Regione Liguria? Una sceneggiata non alla Maldini. Va a 20 centimetri dalla faccia del manager-tifoso, si avventa su questa persona e come un ossesso gli grida "Chi cazzo sei coglione", frase ripetuta con gli occhi spalancati 5-6 volte. Addirittura una reazione spropositata che ha obbligato lo staff ad intervenire. Era da poco finito il primo tempo. Un atteggiamento di scarsa professionalità (siamo al Milan) e di un nervosismo che sta divorando i dirigenti rossoneri; Maldini in primis. Tra le parti non c'è più sintonia. Una sceneggiata non alla Maldini, ma - da persona seria qual è - basterà chiedere scusa al tifoso. Capiamo il nervosismo e sappiamo che il calcio logora tutti. Non siamo bacchettoni da fare la morale, ci mancherebbe, ma forse Maldini dovrebbe una spiegazione anche perché allo stadio a vedere il grande Maldini insultare il papà c'era un bambino alla sua prima volta in uno stadio.