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29 marzo 1987, Milan vs Sampdoria 0-2




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Il biglietto della partita
(per gentile concessione di Andrea Leva)




Foto by Vincenzo De Santi
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I Commandos Tigre con lo striscione degli Ultras Tito
(dal sito www.fototifo.it)



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(da "La Stampa" del 30 marzo 1987)
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(da "L'Unità" del 30 marzo 1987)



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(dal "Guerin Sportivo")
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(dal "Guerin Sportivo", grazie a Paolo 049)




dal sito www.repubblica.it
31 marzo 1987 - pagina 48 sezione: SPORT - di Licia Granello

LIEDHOLM, DIMISSIONI O ESONERO
MILANO - Liedholm a un passo dall' esonero: ieri si è consumato, fra riunioni furibonde e telefonate velenose, l'ennesimo lunedì nero del Milan gestione Berlusconi. La sconfitta in casa con la Sampdoria, due gol di scarto ha fatto scattare i nervi al signore dei network. Così, dopo un concitato vertice nella villa di Arcore, presente lo stato maggiore della società al gran completo, la parola d'ordine è stata "dimissionatelo". Così, a partire da domenica sera è cominciata una lunga (e infruttuosa) manovra di aggiramento telefonico nei confronti del tecnico svedese. Già perchè il problema era (ed è): come indurre Liedholm a dare le dimissioni, evitando così la sempre poco edificante "cacciata" dell' allenatore? Lui, Liedholm, ieri appariva abbastanza sereno. Nella tenuta di Cuccaro ha ricevuto gli inviati di Rai 2, che hanno filmato le sue vigne per una rubrica di agricoltura. "Ho fatto un gran Grignolino quest' anno, niente tagli per aumentare la gradazione". Domenica, a fine partita, con lo spavento negli occhi per il vetro della panchina frantumato da un gruppo di teppisti, non aveva nascosto il proprio scoramento: "Ci è mancata la grinta, ma in fondo in campo non sono io ad andarci...". Prima di cena ha avuto un accenno di discussione con Berlusconi: "Gli ho proposto di dormirci sopra. A mente fredda si ragiona meglio, personalmente ero molto amareggiato. Mi ha comunicato che nei prossimi giorni verrà a Milanello. Cosa provo? Molta tristezza, è la prima volta che subisco una contestazione violenta. Dimettermi? In settimana verrà Berlusconi, parleremo". In realtà Liedholm non ha la minima intenzione di fare un simile regalo al presidente del Milan, soprattutto non dopo l'ultima puntata della telenovela, in onda con professionale puntualità ogni sabato nel ritiro di Milanello. L' indiscrezione sull' ingaggio di Arrigo Sacchi ha definitivamente affossato ogni ipotesi di rapporto costruttivo fra dirigenza e tecnico. Al momento di scegliere un successore, (la candidatura Capello è naufragata quasi subito per i pareri negativi raccolti in seno alla squadra: nessuno lo odia, ma neanche lo ama particolarmente) allo svedese era stato garantito che sarebbe stato, comunque, subito avvertito di un eventuale contatto. La notizia-Sacchi è trapelata in modo incrociato, da Parma e da Genova. Così, sabato, alla società non è restato che reagire in qualche modo. Ma mentre l' amministratore delegato Galliani spergiurava di non aver mai avuto a che fare con l'allenatore del Parma, Berlusconi dichiarava angelico: "Sacchi? Effettivamente Galliani si è incontrato con lui nei giorni scorsi, ricavandone un' ottima impressione, ma ciò non significa che sarà lui il prossimo allenatore del Milan". Per uno che fino alla settimana scorsa dichiarava di essere il primo tifoso di Liedholm e che non lo avrebbe cacciato neanche se avesse perso chissà quante partite di seguito, l'idea di esonerarlo deve essere sembrata una caduta di gusto non proponibile. Essere il presidente di un impero che fattura 1.500 miliardi ogni anno comporta problemi di immagine che sicuramente esulano dalla stima (ormai scarsissima) che Berlusconi nutre nei confronti di Liedholm. La non stima è un sentimento uguale e contrario per lo svedese, che considera Berlusconi un ricco capriccioso e invadente, senza particolari conoscenze di calcio ("Berlusconi un intenditore? Certo, giocava centravanti nella squadra dell'oratorio"). L'unica possibilità di dimissioni spontanee di Liedholm è legata alla sicurezza di un nuovo contratto. In questo senso, l'andamento del campionato aggroviglia ulteriormente le carte. Pare infatti che Sacchi avesse manifestato il desiderio di avere Liedholm alle spalle, magari nelle vesti di supervisore. Ma lo svedese a questo punto non accetterebbe. Ecco, quindi, la paura di Sacchi per il gran salto senza alcuna rete di protezione.