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28 ottobre 1979, Internazionale vs Milan 2-0




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(da "La Stampa" e "L'Unità" del 26, 27 e 28 ottobre 1979)



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Contemporaneamente al derby milanese, si giocava anche il derby Lazio vs Roma,
in cui perse la vita il tifoso laziale Vincenzo Paparelli, colpito da un razzo



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Il biglietto della partita
(per gentile concessione di Andrea Leva di Bassignana)
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Il biglietto della partita



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Come si presentavano gli spalti nel prepartita
(by Franz Josef Vescovi - facebook)
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Incidenti nel prepartita
(dalla "Gazzetta dello Sport")



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(by Gianluca Vena - facebook)
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(by Gianluca Vena - facebook)



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La Curva Sud per il derby di andata della stagione 1979-80



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(dal sito www.1899.it)



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Il tifo nerazzurro
(by Stefano Taffy - facebook)
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Il tifo nerazzurro
(by Aldo Bi - facebook)



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Altobelli in scivolata su Franco Baresi
(per gentile concessione di Ciccio Di Salvo)
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Giuseppe Baresi e Walter Alfredo Novellino
(per gentile concessione di Ciccio Di Salvo)



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Antonelli e Canuti
(per gentile concessione di Ciccio Di Salvo)
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Un'azione di gioco



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Franco Baresi palla al piede
(per gnetile concessione di Gianni Morelli)
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La difesa rossonera
(per gnetile concessione di Gianni Morelli)



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Ruben Buriani a terra



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La prima rete di Beccalossi
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La prima rete di Beccalossi



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Beccalossi, autore di una doppietta, segna il primo gol
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Il primo gol di Beccalossi



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Un'altra immagine del primo gol di Beccalossi
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L'esultanza di Oriali e Beccalossi



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Uscita aerea di Albertosi
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Il secondo gol di Beccalossi



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Il secondo gol di Beccalossi


I due fratelli Baresi



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Altobelli controllato da Bet
(per gentile concessione di Daniele Bonesso)
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Canuti evita con un balzo l'intervento in scivolata di Buriani
(per gentile concessione di Francesco Di Salvo)





Bordon esce di pugno e sventa un attacco del Milan


De Vecchi contrasta Altobelli, di spalle Albertosi e Buriani



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Ruben Buriani contrastato da Oriali
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Walter De Vecchi in azione
(dal sito A.I.C.)



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Aldo Maldera in azione
(dal sito A.I.C.)
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Franco Baresi contrastato da Altobelli
(dal sito A.I.C.)



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(da "La Stampa" del 29 ottobre 1979)
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(da "L'Unità" del 29 ottobre 1979)



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La copertina del "Guerin Sportivo" del 31 ottobre - 6 novembre 1980
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(dal "Corriere dello Sport")




COMMENTO ALLA PARTITA tratto da "Milan-Inter, storia e gloria del derby di Milano", 1998 - Enrico Tosi

28.10.1979 - INTERNAZIONALE vs MILAN 2-0, Campionato di Serie A (7^ giornata)
Le squadre ambrosiane si presentano al derby in testa alla classifica: prima l'Inter con 10 punti, secondo il Milan con 9. E' la prima stracittadina "stellare" di Milano: entrambe le squadre portano sul petto la Stella dei 10 scudetti. Terreno al limite della praticabilità, fradicio per la pioggia. Quasi 65.000 i paganti per un incasso record di oltre 568 milioni. Evaristo Beccalossi è l'uomo di S. Siro, incontenibile, in giornata di grazia per la vittoria dell'Inter dopo circa 5 anni di astinenza. La gara è dominata dai nerazzurri. I due gol: al 14', su cross di Pasinato, Beccalossi anticipa tutti e al volo di piatto destro trafigge Albertosi. 84': Albertosi respinge un tiro di Muraro, questi riconquista la palla e crossa dal fondo, ancora Beccalossi di piatto destro rasoterra fa fuori il portiere del Milan. Due gol di Beccalossi. La battuta del giorno è naturalmente degli interisti: "Scusa se insisto, sono Evaristo". Evaristo Beccalossi, e l'Inter va.



Articolo di Colombo Labate
26 ottobre 2011

"Domenica 28 ottobre 1979, sono passati 32 anni da quel pomeriggio che in qualche modo ha segnato un'epoca, una generazione (e non solo). Io, all'epoca quindicenne, mi apprestavo -abitando lontano da Milano- a seguire per radio il derby di San Siro tra il mio Milan, campione d'Italia in carica, e l'Inter, fremendo per l'attesa.
Contemporanamente, a Roma, si sarebbe giocato Roma-Lazio, il derby Capitolino. Quello era un periodo in cui le rivalità calcistiche e campanilistiche si fondevano, o si confondevano, con le rivalità di piazza, molte situazioni risultavano essere esacerbate da un clima particolare che si respirava in quegli anni, e lo stadio non faceva certo eccezione, anzi ... D'altronde noi italiani siamo sempre stati un popolo diviso a metà, guelfi e ghibellini, rossi o neri, Coppi o Bartali, Mazzola o Rivera, Milan o Inter, fa parte della nostra storia, del nostro modo di essere ... Spesso allo stadio si andava armati (non solo di un' incrollabile fede calcistica, ma anche di qualcosa di più pesante ..). E i 2 derby in questione erano appunto stati -prima dell'inizio delle partite- teatro di scontri tra le opposte tifoserie, a Milano vennero sequestrati anche bastoni, molotov, estintori ed una pistola lanciarazzi, con un arresto e qualche fermo.
Era, quella, una giornata cupa, nuvolosa, un po' su tutta l'Italia, quasi come fosse un presagio ... Sintonizzatomi su "Tutto il calcio minuto per minuto", ricordo che il primo collegamento, prima dell'inizio delle partite, fu appunto dallo Stadio Olimpico di Roma, e Claudio Ferretti, con voce sommessa, raccontava l'accaduto: poco prima, un tifoso biancazzurro di 33 anni, Vincenzo Paparelli, sistemato in Curva Nord assieme alla moglie Wanda in attesa di assistere all'incontro, fu centrato in pieno volto da un razzo lanciato dalla curva opposta, la Curva Sud romanista, per mano di Giovanni Fiorillo, detto "Zigano", un ultrà giallorosso di 18 anni.
Ricordo le notizie susseguirsi in modo frammentario, quasi confuso, finchè non arrivò purtroppo la conferma del decesso del povero Vincenzo. Da qui in poi, l'aspetto sportivo di quel giorno fu, per me come per moltissimi altri, credo, letteralmente cancellato, e quasi non riuscii a seguire l'evolversi degli incontri, talmente rimasi colpito ... Il derby romano si giocò comunque (nonostante dalla Curva laziale arrivassero a piu' riprese segnali contrari), ma non fu partita vera, e anche a San Siro, giunto l'eco di quanto accaduto, si viveva un clima particolare. A tutto questo ne coseguì la quasi disperata latitanza di Fiorillo (il quale tentò poi in tutti i modi di chiedere scusa alla famiglia Paparelli), diventato, a distanza di qualche anno, lui stesso, in qualche modo, vittima del suo stesso gesto, finendo i suoi giorni consumato forse da un'overdose, o forse da una brutta malattia, come disse qualcuno; ci fu il divieto di esporre striscioni considerati "violenti" (ricordo, ad esempio, che "Potere Nerazzurro" diventò ben presto "Milano Nerazzurra", mentre le Brigate Rossonere, nonostante il veto, continuarono coerentemente a conservare il nome, arrivando però a "coprire" il teschio, simbolo del Gruppo, con una bandiera, segnatamente quella inglese, che, il piu' delle volte, si alzava a causa del vento ...). Venne bandito l'ingresso allo stadio dei tamburi, per qualche tempo i controlli furono abbastanza rigorosi, ma poi, pian piano, si tornò alla "normalità", in tutti i sensi .... La storia del tifo calcistico nazionale è lì a dimostrarlo, in più modi ed a più riprese, non è il caso qui di ricordare come, chi vuole ne tragga le sue conclusioni. Di certo, da quella domenica, il nostro gioco più amato cominciò a subire nel tempo innumerevoli scempi, di ogni tipo, anche da parte di chi con questo sport ha poco o nulla in comune, ma che vede nel lucro indiscriminato la propria fonte primaria. Il conseguente risultato è sotto gli occhi di tutti, e questo, per chi è cresciuto, come la mia generazione, a pane e pallone, fa male, veramente, ma questa è un'altra storia. "
Colombo LABATE, Maglia Rossonera .... Old Style Casciavìt !



Articolo di Corrado Izzo
Maggio 2012

"Sai Vincenzo,
in questi 32 anni ho spesso pensato a te, a quel maledetto pomeriggio del 28 ottobre 1979, a quella assurda vicenda di morte.
Era una giornata plumbea, in cui anche il cielo volle indossare il suo abito più dimesso e triste per manifestare il suo dolore.
28 ottobre in fondo è solo una data, un giorno come tanti scritto sul calendario, ma per uno strano ed imperscrutabile gioco del destino, questa data ricorre in maniera ciclica nella mia vita, con una stupefacente regolarità, e quasi sempre a scandire eventi lieti.
Mi sono sposato di 28 ottobre, dopo due anni, sempre il 28 ottobre, ho saputo che era in arrivo il mio primogenito, il quale festeggia l’onomastico, manco a dirlo, il 28 ottobre.
Per non parlare poi del calcio, la mia grande passione così come la tua, Vincenzo.
Era un 28 ottobre quando la mia squadra del cuore, il Milan, vinse un memorabile derby, grazie ad un fantastico gol entrato nella storia, dopo anni di inferiorità nei confronti dei cugini.
Ed era sempre un 28 ottobre quando si svolse la partita di addio di uno dei campioni più amati di questo sport, Franco Baresi, e posso dire che fu uno degli eventi emotivamente più coinvolgenti ai quali mi sia capitato di assistere nella mia vita.
Nonostante tutto ciò per me il 28 ottobre resterà sempre una giornata marchiata da un velo di infamia e di tristezza.
Sai Vincenzo, quella terribile domenica pomeriggio io ero un ragazzo di 16 anni, cresciuto a pane e pallone, innamorato del Milan, così come tu lo eri della Lazio. A quei tempi i miei eroi della domenica erano Bigon, Novellino, Antonelli, così come tu avevi i tuoi che si chiamavano Giordano, Manfredonia, Wilson. Eroi positivi, eroi reali di un mondo immaginario, fatto di lealtà, in cui si vince e si perde, ma sempre nel reciproco rispetto, in campo e fuori, tra giocatori e sostenitori.
Almeno io credevo così e probabilmente lo credevi anche tu. Quel giorno anch’io, come te, fremevo nell’attesa di un derby, il mio derby. Avevo acceso la radio per sentire le ultime dai campi, ma alla notizia della tua morte, data da Claudio Ferretti, in collegamento dall’Olimpico, spensi sconvolto. Non mi fregava più niente del Milan, dell’Inter, del derby, del campionato. Forse, in quel preciso istante, cambiò per sempre il mio modo di vivere il calcio, il mondo positivo e leale che pensavo ruotasse intorno a questo sport si dissolveva, per lasciare posto ad un altro mondo, fatto di veleni, di violenze, di odii, di rancori e, da quel giorno purtroppo, anche di morte.
Forse, in quel preciso istante, stavo diventando adulto. Avevo solo nelle orecchie quel drammatico annuncio radiofonico e negli occhi quelle terribili immagini televisive della gente che fugge dalla Curva Nord.
Sai Vincenzo, in questi anni molte volte, chiudendo gli occhi, ho ripercorso mentalmente quella traiettoria assassina, quel lasso di pochi secondi che ha annientato non solo la tua vita, ma anche quella del disgraziato che ha sparato, oltre a sconvolgere per sempre quella di due famiglie.
Ho quasi sentito il sibilo sinistro di quella scia, il sibilo della morte. E’ stato solo un atomo di vita, un atomo di vita bruciato fatalmente. Ho poi provato ad immaginare lo strazio di quei momenti, la disperazione di Vanda che ti è stata vicina fino alla fine, i primi soccorsi, purtroppo inutili. Ho provato ad immaginare quale fardello sia stato per Gabriele ed Angelo essere privati per sempre di una carezza o di uno scappellotto da parte del loro papà. Ho provato finanche ad immaginare lo smarrimento e l’angoscia del tuo assassino, quando si è reso conto, quando ha capito.
Io sono convinto che tu lo abbia perdonato, in fondo anche lui quel giorno è stato una vittima, che poi ha pagato vivendo il resto dei suoi giorni consumato dal rimorso.
Sai Vincenzo, purtroppo poi non è finita lì.
Dopo di te la scia di sangue è proseguita: Fonghessi, De Falchi, Filippini, Spagnolo, Sandri…questi sono solo alcuni nomi, quelli che ricordo. Qualcuno si era illuso che il tuo sacrificio sarebbe poi servito a rendere questo sport migliore.
Qualcuno aveva pensato che dopo la morte di Paparelli la società avrebbe detto basta, che si sarebbe fatto qualcosa, che tutti insieme avremmo cercato di isolare i violenti e di rendere gli stadi dei luoghi nuovamente frequentabili dalle famiglie, dai papà che portano i bambini a vedere la partita come avveniva tanti e tanti anni fa.
Questo non è mai successo, ora che sono anch’io un papà che porta talvolta il proprio figliolo allo stadio, ti confesso che spesso ho paura, lo stadio non è più un luogo familiare e rassicurante come quando ero bambino, ma una realtà a me estranea, un posto capace di nascondere mille insidie e mille pericoli.
C’è un’ultima cosa che vorrei dire, Vincenzo.
Provo una gran pena quando ancora oggi da qualche curva sento partire quel coro becero che inneggia alla tua morte. Un coro intonato, molto probabilmente, da ragazzini di 20 o 25 anni che non sanno nemmeno tu chi eri, ed ai quali sono state messe queste parole in bocca, come a dei pappagallini ammaestrati.
Rabbrividisco e mi vergogno.
Mi vergogno perché vorrei tanto capire quale abbietto meccanismo psicologico fa sì che la rivalità calcistica, accesa quanto si vuole, ma pur sempre rivalità calcistica, possa sfociare nell’odio e nell’insulto più volgare, anche nei confronti di una persona buona e mite come te, una persona che non c’è più.
I morti non si toccano,Vincenzo, per i morti ci deve essere rispetto, e questa regola vale per tutti noi, per i ragazzini di 20 anni come per gli uomini di 50.
Ma poi mi dico che non si può capire questo, che se riuscissi a capire questo, anzi se tutti riuscissimo a capire questo, avremmo già risolto il problema, e non ci sarebbero più violenze e morti sugli stadi di calcio e forse in tutta la vita sociale.
Sai Vincenzo, si tratta probabilmente di percorsi insondabili che scaturiscono dai meandri più oscuri della mente umana, incalcolabili e imprevedibili, così come incalcolabile e imprevedibile fu la traiettoria di quel razzo assassino, il 28 ottobre del 1979. "
Corrado Izzo



Dal libro "Nella Fossa dei Leoni"

'Ci troviamo alle 10 in piazza Diaz con le Brigate e in metropolitana si va allo stadio. Nel tragitto da piazzale Lotto a San Siro veniamo fermati dalla polizia e un ragazzo delle BRN Roma che aveva un estintore prelevato (non da lui) in una stazione del metrò viene arrestato, in tasca gli troveranno anche una lanciarazzi. Fortunatamente tutti gli altri non hanno niente in mano (il "materiale" utile in caso di scontri, caschi e altro, è già allo stadio). All'interno dello stadio c'è una carica ai Boys nella loro curva, per vendicare le coltellate di qualche anno prima. 18 di loro dovranno ricorrere al pronto soccorso del San Carlo. Contemporaneamente al nostro derby si svolge quello romano, tristemente famoso per la morte del laziale Paparelli, colpito da un razzo lanciato dalla curva opposta. C'è da dire che alcune domeniche prima anche noi avevamo provato razzi di quel tipo, fuori dallo stadio, ma li avevamo scartati per la loro eccessiva pericolosità. Naturalmente la morte del tifoso laziale scatena l'opinione pubblica e chi ne farà le spese sarà anche il ragazzo delle BRN Roma che il lunedì stesso viene processato per direttissima e condannato a un anno senza condizionale, anno che sconterà per intero. Questa è stata una delle condanne più ingiuste che mai ci siano state nell'ambito dello stadio, e già si cominciava a vedere che per gli ultrà esisteva una legge e una giustizia del tutto particolari. Da qui in poi si dovrà far fronte a diversi problemi, in alcuni stadi vieteranno l'ingresso degli striscioni e del materiale, le società prenderanno le distanze dai gruppi e così via. Da questo momento il livello di repressione non farà altro che aumentare'.