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I seguenti commenti sono a firma Franco Bovaio, giornalista de "Il Tempo"


28 gennaio 2004 - Serie A
MILAN-SIENA 2-1

MILAN
(4-3-1-2): Dida 7; Cafu 6,5, Costacurta 5 (1' st Laursen 6), Maldini 6, Pancaro 6; Brocchi 6,5, Redondo 6,5, Seedorf 6 (32' Gattuso sv); Kakà 7; Tomasson 7, Shevchenko 6. All. Ancelotti

SIENA
(4-5-1): Rossi 5,5; Cufré 5,5, Argilli 5, Mignani 6,5, Guigou 6; Taddei 5 (24' st Junior sv), Vergassola 6, Menegazzo 5,5 (15' st Ventola 6), D'Aversa 6, Lazetic 6,5 (12' st Chiesa 5,5); Flo 6,5. All. Papadopulo
Arbitro: Tombolini di Ancona 5,5
Reti: 38' pt Kakà, 9' st Tomasson, 41' st Flo
Note: campo in condizioni discrete; angoli 11-5 per il Milan; ammoniti Argilli, D'Aversa, Lazetic, Vergassola, Cufré, Mignani per gioco falloso; Maldini per proteste. Al 42' pt Dida para un rigore di Menegazzo.


Dida-Kakà e il Milan va, spinto sempre più in alto dai suoi brasiliani, protagonisti della superba rincorsa alla Roma iniziata nel confronto diretto dello scorso 6 gennaio e completata ieri sera. Battendo il Siena i rossoneri hanno scavalcato i giallorossi in testa alla classifica sostituendoli nel ruolo di lepre del campionato. Per le statistiche, poi, si sono laureati campioni d'inverno (con record di punti) insieme a loro. E poi hanno portato a cinque i punti di vantaggio sulla Juve, terzo incomodo nella lotta per il titolo. Superare il muro alzato dai toscani, però, non è stato facile. I quattro difensori e i cinque centrocampisti di Papadopulo, infatti, sono stati ordinati e compatti per tutto il primo tempo e così il gol non poteva che arrivare con la giocata di un campione, nella fattispecie Kakà, che al 38' saltava Argilli in dribbling con uno stop a seguire con cui si liberava al tiro davanti a Rossi, battuto con un piatto destro facile a dirsi, meno a farsi. Ma il Siena non si perdeva d'animo e quattro minuti dopo aveva la grande occasione per pareggiare: in un contrasto aereo in area rossonera tra Maldini e Flo il milanista tirava giù l'avversario per un braccio e Tombolini non poteva far altro che accordare il rigore. E qui entrava in scena l'altro brasiliano rossonero, Dida, che con un balzo prodigioso andava a prendere il tiro di Menegazzo nell'angolo basso sulla sua sinistra. Il primo tempo si chiudeva così sull'1-0, nonostante la buona difesa del Siena e qualche incertezza di troppo di Maldini e Costacurta, sostituto dello squalificato Nesta.
Il Siena che rientra in campo nella ripresa sembra caricato a molla e i primi otto minuti del secondo tempo sono tutti suoi. Ma al 9' Brocchi tira da trenta metri, Rossi non trattiene e Tomasson ribadisce in rete il 2-0 rossonero. Per i toscani è una mazzata, anche perché non hanno sfigurato affatto nella loro prima, storica, apparizione ufficiale a S.Siro. Il secondo tempo è bello, le occasioni si sprecano e il Siena merita di accorciare le distanze al 41' con Flo, uno dei migliori. Ma alla fine il Milan vince e non rimpiange i tanti gol falliti nella ripresa. Ora è capolista solitario. A Roma e Juve il compito di riprenderlo, sperando che prima o poi rallenti la sua strepitosa marcia del 2004, in cui finora ha vinto tutte le sette partite disputate tra campionato e Coppa Italia.






19 febbraio 2004
IL 25 ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI NEREO ROCCO CON RICORDO DI PRATI


Quel 20 febbraio 1979 (25 anni fa) fu un giorno triste per il calcio italiano che perdeva Nereo Rocco, ovvero il paròn, come fu detto dal giorno in cui affisse negli spogliatoi un cartello con su scritto "Il paròn son mi". Nato a Trieste il 20-5-1912, sedette in panchina dal 1947 al 1977 ed ebbe la sua consacrazione nel Milan, con cui vinse tutto. Uno dei suoi pupilli fu Pierino Prati, autore della tripletta con cui i rossoneri strapparono la Coppa Campioni all'Ajax il 28-5-1969: "Fu lui a lanciarmi nel grande calcio e per me è stato un secondo padre, che sembrava burbero ma non lo era. Con noi usava il bastone e la carota e quel suo modo di fare battute in dialetto gli serviva per instaurare il feeling. Ricordo che quando me lo presentarono ero vestito alla moda degli anni '60, tipo George Best, e vedendomi disse che aveva chiesto un calciatore, non un cantante e giù una sonora risata. Aveva una grande umanità e sapeva sdrammatizzare sempre tutto, specie prima delle gare importanti".






24 febbraio 2004 - Champions League
SPARTA PRAGA-MILAN 0-0

SPATA PRAGA
(4-4-2): Blazek 7,5; Pergl 6, Hubschmann 5,5, Johana 6,5, Labant 6; Poborsky 5,5, Kovac 6,6, Michalik 6, Zelenka 6 (46' st Sivok s.v.); I.Gluscevic 5,5 (28' st Baranek s.v.), Stajner 6 (40' st V.Gluscevic s.v.). All. Kotrba

MILAN
(4-3-1-2): Dida 6; Cafu 6,5, Costacurta 6, Maldini 6, Pancaro 6,5; Gattuso 6,5, Pirlo 6,5, Seedorf 7; Kakà 6,5; Inzaghi 6 (40' st Serginho s.v.), Shevchenko 6. All. Ancelotti
Arbitro: Poll (Inghilterra)
Note: campo in condizioni discrete; spettatori 20.000 circa; angoli 5-4 per lo Sparta; ammoniti Gattuso, Cafu.


Il Milan delle due punte gioca alla grande, crea molto, ma alla fine non segna e chiude l'andata degli ottavi con rimpianti immensi per un discorso qualificazione che poteva essere chiuso già ieri sera e che, invece, è rimandato a S.Siro. Ai rossoneri, però, è mancato solo il gol, molto per merito di Blazek, n.1 dello Sparta e della nazionale ceca.
Il Letna è pieno in quasi tutti i suoi 21.000 posti per cercare di battere i Campioni d'Europa e pazienza se fa un freddo cane, con il termometro che nell'intervallo scende a -7. D'altronde è proprio tra queste tribune, identiche a quelle del Subbuteo che costruivamo da piccoli, che i cechi hanno fatto strada in Europa. Ma il Milan si presenta con uno schieramento decisamente offensivo, di quelli che piacciono tanto al Cavaliere. Il rientrante Inzaghi e Shevchenko davanti, Kakà alle loro spalle libero di inventare. Seedorf (il migliore dei suoi) e Pirlo a costruire in mezzo al campo, Cafu a scendere sulla fascia e Gattuso ad arpionare palloni per tutti. I rossoneri giocano bene, lo Sparta si vede solo al 6', con un tiro dai trenta metri di Stajner deviato da Dida, infastidito dagli insoliti riflettori bassi che sparano la luce negli occhi. Poi è solo Milan, con Inzaghi che al 19' si libera a centro area e Blazek che respinge il tiro ravvicinato dell'attaccante. Al 31', sempre lui, esce in presa bassa ancora su Inzaghi, liberato da un bellissimo velo di Sheva. La forma di Superpippo non è ancora eccellente e si vede. Come ad inizio partita, anche nel secondo tempo è lo Sparta a tirare per primo in porta, con Zelenka (Dida blocca a terra) e con Poborsky (alto). Al 52' un brivido: I.Gluscevic segna, ma è in netto fuorigioco e la rete viene annullata. Il divario tecnico tra le due squadre è impressionante e al 57' Blazek è ancora protagonista: prima salva su Shevchenko (servito ancora da Seedorf) e poi su Inzaghi. Cinque minuti e ancora Blazek va in presa su un tiro da fuori di Sheva. Per lo Sparta il portiere è mezza squadra. Al 71' Pancaro va di testa, Blazek para ancora e le due punte rossonere si ostacolano, con Sheva che da mezzo metro e a porta vuota calcia fuori. Un minuto ancora e sempre l'ucraino fallisce un altro gol quasi fatto. Incredibile, anche perché alla fine è lo Sparta a chiudere in attacco, proprio come fece contro la Lazio.






25 febbraio 2004
MILAN A UNA O DUE PUNTE? 80% LE GARE VINTE CON 1 PUNTA (8 SU 10) 60% LE GARE VINTE CON 2 PUNTE (17 SU 28), CON LE QUALI HA RIMEDIATO TUTTE LE 5 SCONFITTE STAGIONALI


Il giorno dopo lo 0-0 di Praga lascia ancora molto amaro in bocca in casa Milan. Una qualificazione che poteva essere già archiviata (con conseguente esclusiva dedizione al campionato per il prossimo mese ) andrà invece giocata nel match di ritorno del 10 marzo. Gli zero gol segnati (o meglio, i troppi falliti) nonostante le due punte, poi, spingono Ancelotti a tornare sul modulo, con una precisazione che sembra quasi d'obbligo: "Per la trasferta di Praga avevo deciso di giocare con le due punte già prima della dichiarazione del nostro presidente che, dunque, non mi ha affatto condizionato nelle scelte". Insomma, la coppia Inzaghi-Shevchenko è stata messa in campo dal buon Carletto solo in omaggio al turn-over, non perché imposta dall'alto.
D'altronde che le due punte siano una delle possibili varianti dei suoi schemi lo dicono anche i numeri visto che, nelle 38 partite ufficiali fin qui disputate, il tecnico le ha impiegate ben 28 volte. Solo 10, invece, le gare in cui si è affidato all'attaccante unico supportato dai trequartisti e tra queste spicca la vittoria dell'Olimpico con la Roma, in cui giocare con il solo Shevhcenko fu la vera mossa vincente (anche se obbligata dall'infortunio di Inzaghi). Al di là dei gusti presidenziali, infatti, i numeri dicono che il Milan più forte è quello con una sola punta, capace di vincere 8 delle 10 gare così giocate (in pratica l'80% di esse) pareggiando le altre 2 e facendo una media punti a gara di 2,6. Con le due punte davanti, invece, ha vinto 17 partite su 28 (più o meno il 60% di esse), ne ha impattate 6 e ci ha rimediato tutte le 5 sconfitte stagionali (con Udinese, Bruges, Celta Vigo e le due con Lazio), per una media punti-partita pari a 2,03. Senza tener conto del fatto che con i due attaccanti Kakà trova meno spazi in cui esprimersi sotto porta e che con essi la squadra sembra anche meno coperta in difesa, che pure con 13 gol subiti è la seconda migliore del campionato e con 3 reti al passivo è una delle meno battute della Champions. Restando solo alle 5 gare perse, ad esempio, si nota che in esse il Milan ha subito ben 11 gol, ovvero poco più di 2 a partita, media ben lontana dal suo rendimento difensivo standard stagionale. Insomma, i numeri non danno ragione al Cavaliere, anche se le tante occasioni create l'altra sera a Praga lascerebbero credere il contrario. In attesa della Lazio la disputa continua.






23 marzo 2004 - Champions League (Quarti di finale - andata)
MILAN-DEPORTIVO LA CORUNA 4-1

MILAN
(4-3-1-2): Dida 6,5; Cafu 7,5, Costacurta 6,5, Maldini 6,5, Pancaro 7 (27' st Serginho sv); Gattuso 6,5, Pirlo 7,5, Seedorf 6,5; Kakà 8; Inzaghi 6 (34' st Ambrosini sv), Shevchenko 7 (39' st Tomasson sv). All. Ancelotti

DEPORTIVO LA CORUNA
(4-2-3-1): Molina 5,5; Scaloni 5, Andrade 5, Naybet 5, Capdevila 6; Duscher 5,5 (21' st Fran sv), Mauro Silva 6; Sergio 5,5 (36' st Pablo sv), Valeron 6, Luque 5,5 (37' st Tristan sv); Pandiani 6. All. Irureta
Arbitro: Ivanov (Russia)
Reti: 11' pt Pandiani, 45' pt Kakà, 1' st Shevchenko, 4' st Kakà, 8' st Pirlo
Note: campo in condizioni discrete; angoli 8-4 per il Milan; ammoniti Scaloni, Costacurta.


Stelle a S.Siro ieri sera, con il Milan in uno strepitoso momento di forma che cavalca i sentieri della gloria come poche altre squadre hanno saputo fare nella storia del calcio. Davanti alla formazione rossonera, infatti, c'è solo da levarsi il cappello, troppo forte è rispetto a tutti gli avversari che incontra. Anche per questo sarà bene che al Deportivo insegnino quel vecchio proverbio che recita "Non stuzzicare il can che dorme". Dopo ieri sera, infatti, dovrà impararlo a memoria, visto che una volta passato in vantaggio con Pandiani all'11', ha dovuto subire il rabbioso assedio dei rossoneri, che lo hanno chiuso nella sua metà campo giocando un calcio di livello eccezionale. E il fatto che abbiano trovato il pareggio solo al 45' con un gol strepitoso di Kakà (stop di coscia su cross di Cafu e tiro al volo di destro) è solo un caso. Prima dell'1-1, infatti, il Milan aveva avuto tante altre occasioni da gol con Inzaghi (uscita salva-porta di Molina), Shevchenko (liscio di testa a centro area), Seedorf e lo stesso Kakà (tiri fuori di poco). Uno spettacolo. Dopo l'intervallo, poi, i rossoneri hanno tracimato, vincendo la partita e annichilendo gli uomini di Irureta in appena otto minuti. Dopo 21 secondi gol di Shevchenko (bellissimo slalom tra tre difensori e tocco di piatto); dopo tre minuti doppietta di Kakà con un tiro dei suoi; dopo altri quattro minuti rete di Pirlo con un fendente da fuori che si infila sotto la traversa. Incredibile: tre tiri, tre gol. S.Siro esplode e canta "I campioni d'Europa siamo noi", mentre in panchina Ancelotti sembra dire troppa grazia. Il gol di Pandiani che gli aveva mandato di traverso l'inizio della serata è più che dimenticato. Contro il Milan di quest'anno non c'è avversario che tenga. Certo, dirà qualcuno, se Kakà non avesse trovato il pareggio proprio alla fine del primo tempo le cose sarebbero state più difficili per il Milan. Ma l'obiezione è facilmente cancellata dallo strepitoso avvio di ripresa dei rossoneri e dalla loro intera condotta di gara, in cui hanno dato l'impressione di poter segnare in ogni momento e in ogni azione costruita.
Con questo vantaggio, ora, il ritorno a La Coruna sarà una semplice pratica e la qualificazione alle semifinali sembra messa già in archivio. Su tutti vanno citate le prove di Kakà, sempre più decisivo; Pirlo; Shevchenko, ballerino del gol e Cafu, baciato da una nuova giovinezza. E pensare che a questa squadra manca ancora Nesta. Chi ha visto la partita di ieri sera ha facilmente capito perché il sensazionale Milan di quest'anno ha vinto 21 partite su 26 in campionato, non ha mai perso dopo la sosta di Natale e ha le porte spalancate in Champions.






7 aprile 2004 - Champions League (Quarti di finale - ritorno)
DEPORTIVO LA CORUNA-MILAN 4-0

DEPORTIVO LA CORUNA
(4-2-3-1): Molina 6,5; M.Pablo 7, J.Andrade 7,5, Naybet 7, Romero 7; M.Silva 7,5, Sergio 7,5 (41 st Duscher sv); Victor 8, Valeron 7,5, Luque 8 (20 st Fran 6,5); Pandiani 7,5. All. Irureta

MILAN
(4-3-1-2): Dida 5,5; Cafu 6, Nesta 4,5, Maldini 5, Pancaro 5 (31 st Rui Costa 6); Gattuso 6, Pirlo 4,5 (15 st Serginho 4,5), Seedorf 4,5; Kaka 4,5; Tomasson 6 (22 st Inzaghi 5), Shevchenko 4,5. All. Ancelotti
Arbitro: Meier (Svizzera)
Reti: 5 pt Pandiani, 35 pt Valeron, 44 pt Luque, 30 st Fran
Note: campo in buone condizioni; angoli 8-6 per il Deportivo; ammoniti Pirlo, Victor, Pandiani.


In tanti anni di calcio non avevamo mai visto una stadio così carico di entusiasmo e così convinto di ribaltare il 4-1 dell'andata come il Riazor di ieri sera. E non avevamo mai visto una squadra così carica e decisa a sovvertire tutti i pronostici della vigilia come il Deportivo ammirato ieri. Proprio la convinzione ha spinto gli spagnoli a giocare la partita perfetta e a fare quello che dovevano in un solo tempo: tre gol al super Milan e qualificazione in tasca. Decisivo, ai fini di uno dei risultati più clamorosi della storia del calcio, il gol immediato di Pandiani che al 5 bruciava Dida. Complice la non marcatura con cui Maldini gli lasciava stoppare la palla e girarla in rete. L'entusiasmo di inizio gara diventava irrefrenabile e ora il Riazor era una bolgia.
Il Depor imprimeva un ritmo infernale alla partita, pressava alto e rincorreva ogni avversario in possesso della palla, costringendo il Milan a giocare ad una velocità poco consona ai suoi compassati piedi buoni (Pirlo e Seedorf su tutti). Eppure, nonostante tutto, al 19 Kaka riusciva a presentarsi solo davanti a Molina, ma si faceva parare il tiro del possibile 1-1 e della sicura qualificazione.
Il gol avrebbe spento gli entusiasmi del Riazor che, invece, al 26' si accendeva di nuovo per un triangolo Valeron-Victor-Valeron chiuso da una gran parata di Dida sul tiro di quest'ultimo. Il portierone rossonero si ripeteva sette minuti dopo su una conclusione al volo di Luque, infortunandosi anche alla mano. Ancora scosso, però, un minuto dopo sbagliava l'uscita alta e Valeron lo beffava di testa. Il Milan non era più in partita e il Deportivo, spinto dal suo pubblico, al 44 trovava anche il 3-0.
Un liscio clamoroso di Nesta sulla trequarti liberava Luque che batteva Dida con una staffilata sotto la traversa.
Ad inizio ripresa i milanisti fanno cerchio al centro del campo. Rispetto ad un'ora prima per passare il turno devono segnare almeno un gol. Quella che sembrava una gita di piacere in Spagna si è trasformata in un incubo. Ma la partita continua ad essere bella soprattutto per merito degli spagnoli, che continuano a correre come forsennati, mentre i milanisti sono ancora in loro balia, soprattutto a centrocampo. Inevitabile, al 30, arriva il 4-0 di Fran, aiutato da una deviazione di Cafu. Così dopo le clamorose eliminazioni di Real Madrid e Arsenal arriva quella del Milan. A giocarsi la Champions quest'anno saranno le squadre che ad inizio stagione erano considerate seconde linee.

Le pagelle del Milan
DIDA 5,5 - Sull'1-0 salva il risultato con due parate decisive, ma poi sbaglia l'uscita alta sul gol del 2-0. Nulla può sulle altre tre reti del Deportivo.
CAFU 6 - E' uno dei pochi a salvarsi. Qualche sua bella discesa sulla fascia ricorda il Cafu dei vecchi tempi. Sfortunato nella deviazione sul tiro del 4-0.
NESTA 4,5 - Fino all'errore che porta al 3-0 del Depor non ci eravamo neppure accorti della sua presenza. Un fantasma.
MALDINI 5 - Lascia libero Pandiani di battere Dida per l'1-0 ed è ben lontano dal suo standard abituale. Leggermente meglio di Nesta, anche se non all'altezza della sua fama.
PANCARO 5 - Mai incisivo, spesso saltato dagli avversari. Non spinge come al solito.
RUI COSTA 6 - Gioca nell'ultimo quarto d'ora e il suo ingresso sembra dare la scossa al Milan. Ma non basta. Impegna Molina con due tiri dal limite che meriterebbero miglior sorte.
GATTUSO 6 - La partita è una lotta e in questi casi lui non demerita mai. L'unico centrocampista del Milan all'altezza. Anche lui, però, non può cantare e portare la croce.
PIRLO 4,5 - Inghiottito dall'agonismo e dai ritmi altissimi della partita. In pratica nopn entra mai in partita e Ancelotti non può fare a meno di sostituirlo dopo appena un quarto d'ora della ripresa.
SERGINHO 4,5 - Entra per Pirlo, si piazza a sinistra con Seedorf che va al centro. Invisibile. Se fosse rimasto in panchina sarebbe stato lo stesso.
SEEDORF 4,5 - Stesso discorso fatto per Pirlo. Delude anche come regista. Una delle sue peggiori prestazioni in rossonero.
KAKA 4,5 - Sbaglia il gol del possibile 1-1 ed è un errore per lui non abituale. Nel complesso una presenza impalpabile.
TOMASSON 6 - Preferito ad Inzaghi si impegna, ma è poco assistito dal resto della squadra. Se non altro lotta e cerca di fare il possibile contro avversari che non hanno sbagliato nulla.
INZAGHI 5 - Dentro nell'ultima mezz'ora in uno degli stadi in cui ha segnato di più. Impresa che stavolta non gli riesce. Fallisce un'ottima occasione proprio allo scadere depositando il pallone tra le braccia di Molina. Poteva essere la rete che avrebbe portato la gara ai supplementari.
SHEVCHENKO 4,5 - Mai in partita. Sembra il fratello scarso di quello che è il capocannoniere del nostro campionato.






17 aprile 2004 - Serie A
SIENA-MILAN 1-2


I sogni del Siena (e della Roma) si interrompono a poco più di dieci minuti dalla fine di una partita giocata su un terreno inzuppato di pioggia. Fino al 78', infatti, Siena e Milan erano sull'1-1 e, nonostante la netta supremazia, la squadra di Ancelotti sembrava avviata a lasciare altri due punti preziosi. Poi, tra il 78' e il 79', la doppia svolta del match e del campionato.
Il Siena resta in dieci per la giusta espulsione di Vergassola (doppio giallo) e subito dopo il Milan passa con Kakà, che lo libera dall'angoscia di un altro pareggio e dall'ansia di vedere una Roma avvicinarsi ancora di più in classifica. A questo punto, anche se i giallorossi vincessero oggi a Modena, il loro svantaggio di nove punti resterebbe inalterato. Il gol di Kakà, poi, evita altre polemiche arbitrali, visto che il Siena aveva pareggiato grazie ad un rigore (ineccepibile) che chissà perchè ormai in Italia dà solo Collina (braccio di Shevchenko in barriera su punizione di Chiesa). E così con la sua undicesima vittoria fuori casa il Milan archivia il discorso scudetto e tocca quota 75, punteggio record dei campionati con i tre punti a vittoria stabilito dalla Roma nel 2000-01. Numeri che da soli bastano a spiegare l'euforia post gara del clan rossonero. Sul campo si è visto un Milan più tonico di quello che aveva vissuto in affanno i match della settimana passata. Le contemporanee assenze degli infortunati Inzaghi e Tomasson spingevano Ancelotti a tornare all'unica punta supportata dai due trequartisti. In mezzo Ambrosini sostituiva l'acciaccato Seedorf irrobustendo la mediana. All'8 Kakà metteva Shevchenko a tu per tu con Fortin, ma l'ucraino passava in mezzo e il Siena era salvato da una scivolata di Cufrè. Le due squadre provavano spesso i tiri da fuori, ma il gol che sbloccava la gara arrivava su papera del n.1 senese che, su tiro di Rui Costa, non bloccava il pallone respingendolo corto sui piedi di Shevchenko.
Lo svantaggio mandava il Siena in bambola, ma il Milan non ne approfittava e al 37', un po' inaspettato, subiva il pareggio dei toscani con il suddetto rigore di Chiesa. Dopo l'intervallo, il Siena pensava solo a difendersi mentre i rossoneri spingevano sull'acceleratore creando cinque azioni da rete senza concretizzarne neppure una. Alla mezz'ora Ancelotti metteva la seconda punta, Borriello, per Rui Costa e cinque minuti dopo la porta di Fortin capitolava, con Kakà che mandava il Diavolo in Paradiso deviando in rete da due passi un'inzuccata del nuovo.






2 maggio 2004
I MOMENTI CHIAVE DEL DICIASSETTESIMO SCUDETTO DEL MILAN


Il diciassettesimo scudetto del Milan passerà alla storia come quello dei record e il campionato 2003-04 sarà ricordato per l'appassionante testa a testa con una Roma mai doma. Non a caso la svolta pro Milan in cima alla classifica arrivò proprio nello scontro diretto del 6 gennaio all'Olimpico. Fino a quella sera, infatti, i giallorossi avevano guidato il campionato alla grande, tanto che arrivarono alla sfida della Befana con un netto +6 in classifica (ma con il Milan che doveva recuperare la partita interna col Siena). Complice l'infortunio di Inzaghi, Ancelotti si presentò a Roma con un centrocampo foltissimo e un solo attaccante, Shevchenko, poi autore della doppietta decisiva. Il Milan si portò a -3 e vincendo il recupero col Siena chiuse l'andata da Campione d'Inverno insieme alla Roma alla quota record di 42 punti. Nella prima giornata del ritorno, battendo l'Ancona a S.Siro e approfittando del pareggio casalingo della Roma con l'Udinese, i rossoneri presero per la prima volta da soli il comando della classifica e Galliani celebrò l'evento esultando davanti alla Tv al gol di Jankulovski. Da quel giorno il Milan non mollò più la vetta, scavalcando imperiosamente ostacoli duri come il derby del 21 febbraio (vinto in rimonta per 3-2), la trasferta di una settimana dopo in casa della Lazio (1-0 con gol di Ambrosini) e quella del 14 marzo con la Juve (netto 3-1). Ma decisive sono state anche le partite casalinghe con Chievo (28 marzo, 2-2 al 97' mentre la Roma perdeva in casa col Bologna) ed Empoli (10 aprile, 1-0 con rigore di Pirlo all'86', con la Roma che sul neutro di Palermo batteva il Chievo) dirette da Paparesta e cariche di polemiche. Infine la vittoria nel big-match di ieri, la settima negli otto scontri diretti con le grandi del campionato, in cui il Milan ha lasciato loro solo 2 punti su 24 (1-1 a S.Siro con la Juve) dimostrando di essere superiore a tutti.





21 agosto 2004 - Supercoppa Italiana
MILAN-LAZIO 3-0

MILAN
(4-3-1-2): Dida 6,5; Cafu 6,5, Stam 7, Nesta 6,5, Maldini 7; Gattuso 6,5, Rui Costa 6, Ambrosini 6,5 (32' st Dhoraso sv); Kakà 6; Tomasson 5 (30' st Crespo sv, 38' st Serginho sv), Shevchenko 8. All. Ancelotti

LAZIO
(4-2-3-1): Peruzzi; Oddo, Negro, Couto (32' st Sannibale), Lopez; Dabo, Giannichedda (43' st Corsi); Zauri, Liverani, Cesar (9' st Di Canio); Muzzi. All. Caso
Arbitro: Collina di Viareggio
Reti: 36' pt, 43' pt e 31' st Shevchenko
Note: campo in buone condizioni; angoli 12-1 per il Milan.


Le pagelle del Milan
Dida 6,5 - Pronto come al solito sull'unica occasione in cui è chiamato in causa.
Cafu 6,5 - La squadra lo cerca con insistenza e lui c'è sempre. Sta bene e si vede anche dal sorriso, perennemente stampato sul volto. Al Milan sta vivendo una seconda giovinezza.
Stam 7 - E' alla prima contro la sua vecchia Lazio ma non è il tipo che si emoziona facilmente. Non concede nulla, come al solito.
Nesta 6,5 - Ritrova Stam al suo fianco ed è un altro rispetto a quello distratto visto in nazionale contro l'Islanda.
Maldini 7 - Alla 750ma gara ufficiale col Milan torna a giocare sulla fascia dove scende e crossa come ai bei tempi. Da uno di questi nasce il raddoppio di Sheva. Al suo attivo anche una traversa.
Gattuso 6,5 - Solito combattente del centrocampo. Non molla mai, neppure a vittoria acquisita. Si concede perfino il lusso di qualche numero che strappa l'applauso ad un pubblico che lo idolatra.
Rui Costa 6 - Gioca in regia al posto di Pirlo, senza infamia e senza lode. Sufficienza stiracchiata.
Ambrosini 6,5 - Corre molto e si dà da fare in quello che normalmente è il ruolo di Seedorf. Serve l'assist del primo gol a Shevchenko.
Kakà 6 - Ormai da lui ci si attende sempre di più. Gli manca il guizzo a cui ci ha abituato e alla fine del primo tempo calcia malamente in curva una ribattuta di Peruzzi sul suo tiro precedente.
Tomasson 5 - L'unica nota stonata della serata rossonera. Si muove molto, ma si vede pochissimo. Si giocherà con Crespo il posto di spalla di Shevchenko.
Shevchenko 8 - Implacabile, come al solito. Tre occasioni da rete e tre gol che chiudono la partita già nel primo tempo. Averlo in squadra significa partire già in vantaggio.
Crespo sv - Torna a Milano sulla sponda opposta a quella che lasciò l'anno scorso.
Dhoraso sv - Si fa conoscere dai suoi nuovi tifosi.
Serginho sv






14 settembre 2004 - Champions League
SHAKHTAR DONETSK-MILAN 0-1

SHAKHTAR DONETSK
(4-3-1-2): Lastuvka 6; Srna 4,5, Barcauan 6,5, Lewandowski 6, Rat; Duljai 6,5 (41' st Aghahowa sv), Tymoschuk 6,5, Matuzalem 6,5; Vukic 6,5; Marica 6, Vorobey 5 (32' st Batista sv). All. Lucescu

MILAN
(4-3-1-2): Dida 7; Cafu 6,5, Nesta 7, Stam 7, Maldini 5,5; Gattuso 6 (21' st Dhorasoo sv), Pirlo 5,5 (31' st Rui Costa sv), Seedorf 6,5; Kakà 6; Tomasson 5 (17' st Crespo sv), Shevchenko 5,5. All. Ancelotti
Arbitro: Fandel (Germania)
Reti: 39' st Seedorf
Note: campo in buone condizioni; angoli 8-5 per il Milan; ammoniti Srna, Tomasson, Cafu, Dhorasoo. Espulso Srna all'8' st per doppia ammonizione.


Nonostante la superiorità numerica per quasi tutto il secondo tempo, un Milan lento nella manovra e ancora lontano dalla forma migliore in molti dei suoi uomini chiave riesce a vincere sul difficile campo dello Shakhtar grazie ad un'altra prodezza balistica da fuori area di Clarence Seedorf, la terza dopo la doppietta rifilata sabato al Livorno. E pensare che fino a quel momento l'olandese non aveva brillato, come d'altronde tutto il centrocampo rossonero, in cui Pirlo cammina e Kakà non ha ancora i guizzi dell'anno passato. Così davanti Shevchenko (alla sua prima da avversario in Patria) non viene mai adeguatamente rifornito, latita per tutto il primo tempo e nella ripresa finisce col crearsi da solo tre occasioni da rete tutte ben ribattute da Lastuvka. Meno male per i rossoneri che Dida c'è sempre: in avvio di partita (3') devia di piede il tiro di Vukic, liberatosi in area con tanto di tunnel a Stam; al 9' si ripete alla grande sulla conclusione da fuori di Matuzalem, allungandosi in tuffo fino all'angolino basso alla sua destra. Immenso, forse oggi è il miglior portiere del mondo. E meno male che quella coppia di centrali che gli gioca davanti è a dir poco eccezionale, tanto che a volte Nesta e Stam sembrano insuperabili. Cosa che finisce col deprimere gli attaccanti avversari, pur ben guidati dall'ottimo Vukic, trequartista con i fiocchi, e da capitan Tymoschuk, leader del centrocampo e controllore attento di Pirlo, a cui si incolla impedendogli di far gioco. All'8' della ripresa la svolta della partita: Srna, già ammonito, colpisce la palla con la mano. Secondo giallo ed espulsione. L'uomo in meno dovrebbe aiutare il Milan e invece è lo Shakhtar ad avere la grande occasione al 13', ma la palla capita sui piedi del corridore Duljai che la spara in curva. Il pericolo scuote i rossoneri e alla mezz'ora è Barcauan a respingere alla disperata sulla botta a colpo sicuro da due passi di Kakà. A dieci dalla fine lo Shakhtar segna, ma a gioco fermo. A questo punto sale in cattedra Seedorf, che con un perfetto rasoterra trova l'angolino giusto per sbloccare il punteggio. La vittoria è preziosa, perché conquistata in un momento di forma ancora non ottimale e alla fine di una partita soffertissima.






29 settembre 2004 - Champions League
MILAN-CELTIC 3-1

MILAN
(4-3-1-2): Dida 6; Cafu 5,5, Nesta 5,5, Maldini 6,5, Pancaro 6; Gattuso 6,5 (41' st Rui Costa sv), Pirlo 6, Seedorf 5 (29' st Ambrosini 6); Kakà 6,5; Shevchenko 8, Tomasson 5 (32' st Inzaghi 7). All. Ancelotti

CELTIC
(4-4-2): Marshall 6; Agathe 5, Balde 6, Varga 6,5, Valgaeren 5; Petrov 6, Camara 5,5, Lennon 6, Thompson 5 (14' st Juninho 6,5); Sutton 6, Hartson 6 (41' st Sylla sv). All. O'Neill
Arbitro: Veissiere (Francia)
Reti: 8' pt Shevchenko, 29' st Varga, 44' st Inzaghi, 46' st Pirlo
Note: campo in buone condizioni; angoli 8-5 per il Milan; ammonito Sutton.


Torna Inzaghi, con la sua capacità di rapinare gol in area. Torna Inzaghi e all'ultimo minuto regala al Milan una vittoria ormai insperata. Poi i rossoneri dilagano con la punizione di Pirlo, ma che sofferenza. Fino all'89', infatti, il Celtic stava tenendo alla grande l'1-1. Dopo aver sofferto da pazzi in un primo tempo stradominato dal Milan (che non aveva saputo chiudere la gara quando l'aveva in pugno), gli scozzesi dominavano la ripresa, approfittando dell'evidente calo fisico dei rossoneri. Il pareggio (colpo di testa di Varga) arrivava alla mezzora e con appena un quarto d'ora di partita nessuno pensava più che il Milan ce l'avrebbe fatta. Nessuno, tranne forse Ancelotti, che infuriato cambiava gli spenti Seedorf e Tomasson con Inzaghi e Ambrosini. Le sostituzioni davano i loro frutti, tanto che, come detto, proprio una zampata del redivivo Superpippo su cross di Shevchenko scacciava gli incubi ad un minuto dalla fine e regalava una vittoria che spingeva il Milan in testa alla classifica del girone a punteggio pieno. Così anche Shevchenko, il migliore in campo, poteva festeggiare alla grande il suo 28 compleanno, per il quale si era già regalato il 126 gol in rossonero tra campionato e coppe. Quando manca il gioco, il Milan vince con i colpi dei suoi campioni. Va bene anche così.






20 ottobre 2004 - Champions League
MILAN-BARCELLONA 1-0

MILAN
(4-3-1-2): Dida 6,5; Cafu 6,5, Nesta 6,5, Stam 6,5, Maldini 6; Gattuso 6, Pirlo 6, Seedorf 6; Kakà 5 (38' st Serginho sv); Shevchenko 7 (43' st Crespo sv), Inzaghi 5 (31' st Ambrosini sv). All. Ancelotti

BARCELLONA
(4-3-3): Valdes 5; Belletti 6, Puyol 6, Oleguer 5, Van Bronckorst 5,5; Xavi 6, Marquez 5,5, Deco 6; Ronaldinho 6,5, Larsson 5, Eto'o 5 (24' st Iniesta sv). All. Rijkaard
Arbitro: Pool (Inghilterra)
Reti: 31' pt Shevchenko
Note: campo in condizioni discrete; spettatori 75.000 circa; angoli 5-5; ammoniti Puyol.


Il Milan vince la terza gara su tre e vola in testa al girone a punteggio pieno, ottenendo il massimo risultato col minimo sforzo. Ma ad Ancelotti va bene così, anche perché all'ultimo minuto ha tremato mentre il Barça coglieva la seconda traversa della sua partita. C'erano tanti motivi per non perdersi Milan-Barcellona. Anzitutto il confronto tra due delle squadre europee più in forma del momento; poi il duello a distanza tra Shevchenko e Ronaldinho, entrambi in corsa per il Pallone d'Oro 2004; quindi il tentativo di Inzaghi di segnare il 49mo gol nelle Coppe per raggiungere il mitico Di Stefano al quarto posto della classifica dei migliori marcatori europei di sempre. Infine il confronto tra due tecnici ex compagni di centrocampo in un altro grande Milan del passato, di cui faceva parte anche quell'Albertini visto in tribuna. Alla fine Ancelotti batte Rijkaard grazie a Shevchenko, che si aggiudica la sfida con Ronaldinho. Inzaghi, invece, gioca male e alla mezzora della ripresa lascia il campo per Ambrosini borbottando.
Il suo appuntamento con Di Stefano è rinviato.
Il Barcellona si presenta alla notte di S.Siro con una improponibile maglia beige stile pigiama che, se non fosse per i suoi assi più famosi, lo renderebbe quasi irriconoscibile. Nonostante le molte assenze (Motta, Gerard, Giuly, Gabri, Edmilson, Sylvinho) Rijkaard non rinuncia al suo abituale 4-3-3, così come il buon Carletto fa con il suo amato 4-3-1-2 in cui, visto il ritorno di Stam, Maldini torna a malincuore nel vecchio ruolo di esterno sinistro. Non entusiasmerà, come già accaduto in passato. Sulla carta è una partita da giocare a viso aperto, sul campo si vede un match lento e un po' noioso. Così, prima del vantaggio milanista, annotiamo solo qualche tiro da fuori, due o tre belle giocate di Ronaldinho e una grossa occasione per parte: la traversa di Larsson al 19' e lo stop di petto sbagliato da Shevchenko a tu per tu con Valdes un minuto dopo. Poi (31') arriva la rete di Sheva, la sua 12ma nelle 13 partite ufficiali finora giocate: cross dalla destra del solito Cafu, erroraccio del portiere del Barcellona, che prima esce e poi ci ripensa, e incornata dell'ucraino. La ripresa si gioca a ritmi bassissimi, col Milan che controlla e il Barça che insiste in uno sterile possesso palla che produce solo tiri da fuori (insidiosi quelli di Ronaldinho, ben parato in tuffo da Dida e Belletti, diagonale fuori di poco). Poi la traversa di Deco, che fa venire i brividi ai rossoneri. Finisce col Milan in gloria e gli spagnoli a testa bassa. La rivincita tra due settimane.






24 ottobre 2004 - Serie A
MILAN-INTER 0-0

MILAN
(4-3-1-2): Dida 6; Cafu 6,5, Nesta 7,5, Maldini 6,5, Pancaro 6; Gattuso 6, Pirlo 6,5, Seedorf 5,5 (24' st Ambrosini sv); Kakà 6; Shevchenko 6, Crespo 5 (28' st Tomasson sv). All. Ancelotti

INTER
(4-3-1-2): Fontana 7; J.Zanetti 5,5, Cordoba 6, Materazzi 6, Favalli 6; Veron 6, Cambiasso 6,5, Stankovic 6; Emre 5 (30' st Van der Meyde sv); Adriano 6, Vieri 5 (34' st Martins sv). All. Mancini
Arbitro: Rosetti di Torino 7
Note: campo in buone condizioni; spettatori 75.000 circa; angoli 5-4 per il Milan; ammoniti Cordoba, Materazzi, J.Zanetti, Cambiasso.


La nebbia che per tutto il giorno è andata e venuta su Milano scompare in serata, lasciando che le luci di S.Siro si accendano sul derby più atteso degli ultimi tempi. Stadio stracolmo, entusiasmo alle stelle e coreografie hollywoodiane. Molte delle attese della vigilia andranno deluse. Colpa di una partita tattica, equilibrata e vissuta solo sugli spunti dei fuoriclasse. Da una parte l'incredibile Adriano, dall'altra Sheva-gol, che promettono scintille. Deludente il Vieri ritrovato, reduce da due reti nelle ultime due gare (cosa che non gli accadeva dai tempi d'oro). Dopo un buon avvio esce dal match senza farvi più ritorno, fino a che Mancini lo sostituisce con Martins a dieci dalla fine. Al Milan manca Stam in difesa e così Maldini torna in mezzo e Pancaro si riprende la fascia sinistra. L'inizio dell'Inter è veemente, tanto che, come detto, nei primi dieci minuti libera proprio Vieri per due volte davanti a Dida. Ma prima Bobo-gol tira debolmente tra le braccia del portierone rossonero, poi, dopo un ottimo stop, conclude a lato da buona posizione. Cinque minuti ed esce il Milan: rabona di Crespo con palla che attraversa tutta la porta senza che nessuno la sfrutti e cross di Cafu leggermente deviato che impegna Fontana nella deviazione in angolo. Proprio il portiere interista, confermato al posto di Toldo per la terza gara consecutiva, si rende protagonista di alcuni buoni interventi alla metà del tempo che, però, si chiude con una magia di Adriano, che dopo un palleggio volante sulla testa di Nesta, chiude con un maldestro tiraccio a lato sull'uscita di Dida. 0-0 e tutti al riposo.
L'inizio della ripresa è tutto del Milan, che al 13' va al tiro con Pancaro (a Sheva non riesce al deviazione da due passi) e un minuto dopo si presenta con Crespo (ben liberato da Kakà) a tu per tu con Fontana, ma l'argentino indugia e il portiere fa un figurone in uscita bassa salvando un gol sicuro. La sua è un prestazione attentissima. Chissà che penserà Toldo in panchina.
Si continua così, con un tran tran da partita sonnacchiosa, ma pronta ad offrire in ogni momento il guizzo di uno dei tanti campioni in campo. L'Inter prova spesso a lanciare Adriano nelle praterie, ma Nesta è un avversario degno del brasiliano e i loro duelli entusiasmano il pubblico. Proprio i due sono i protagonisti della mischia che al 22' porta l'Inter ad un passo dal gol: colpo di testa di Adriano su punizione di Veron, parata d'istinto di Dida e Nesta, da terra, salva su Vieri. Cambio di fronte e cinque minuti dopo, su cross lungo di Cafu, è Shevchenko a salire in cielo con l'ascensore rubando il tempo a Cordoba e spedendo a lato di testa, mentre la curva rossonera che ha di fronte già grida al gol. Urlo che gli viene strozzato in gola anche al 41', quando il solissimo Ambrosini schiaccia troppo forte di testa con il pallone che vola alto sulla traversa. Finisce così 0-0, con le due squadre che per la prima volta in campionato chiudono un match senza aver segnato neppure un gol.






30 ottobre 2004 - Serie A
SAMPDORIA-MILAN 0-1

SAMPDORIA
(4-4-2): Antonioli 6,5; C.Zenoni 6, Pavan 6, Falcone 6,5, Sacchetti 6; Diana 5,5 (36' st Kutuzov sv), Volpi 6, Palombo 5,5, Doni 5,5; Flachi 6, Bazzani 5,5. All. Novellino

MILAN
(4-3-1-2): Dida 6; Costacurta 6, Nesta 6,5, Maldini 6,5, Pancaro 6; Gattuso 6, Ambrosini 6, Seedorf 5,5 (20' st Serginho 6,5); Kakà 6; Crespo 5, Tomasson 5 (20' st Shevchenko 7). All. Ancelotti
Arbitro: Farina di Roma 5,5
Reti: 31' st Shevchenko
Note: campo pesante; angoli 4-2 per il Milan; ammoniti Sacchetti.


Venerdì notte Shevchenko non aveva mai dormito. Era diventato papà da poco, c'era da capirlo e, dunque, Ancelotti non se l'è sentita di mandarlo subito in campo. Ma quando dopo venti minuti della ripresa si era accorto che il suo Milan davanti non produceva nulla, non ci ha pensato più tanto: dentro l'ucraino dal sonno perduto per uno spento Tomasson e dentro anche Serginho per un altrettanto opaco Seedorf. Dopo dieci minuti proprio loro gli hanno regalato la rete del successo, quella che gli permette di stare col fiato sul collo alla Juve. Ma che partita è stata questa Sampdoria-Milan? Sicuramente brutta e, molto tattica, col Milan che ha pagato il turnover di Ancelotti, che ha tolto tutti insieme gli ispiratori del gioco milanista: Cafu sulla fascia destra (rimpiazzato da Costacurta); Pirlo che detta le geometrie a centrocampo (al suo posto Ambrosini) e, appunto, Shevchenko. Assenza pesantissima la sua, che il Milan attuale non può permettersi: da solo ha segnato già 10 reti, mentre Inzaghi (fermo per infortunio al pari di Stam) e Tomasson una a testa e Crespo zero.
Facile capire perché al 20' della ripresa Ancelotti abbia rivisto tutte le sue scelte dell'inizio cambiando la squadra. Proviamoci, avrà pensato il buon Carletto, peggio di così. Fino a quel momento, infatti, il Milan aveva creato solo tre palle-gol: due nitide con Tomasson e Kakà (ben parate da Antonioli), una sporca con Crespo (tiro-cross fuori di poco). Poi il nulla, lo stesso che aveva prodotto la Samp in attacco, mentre in fase difensiva era stata accortissima: squadra corta, pressing generale, concretezza più che fantasia. Solo che ormai in campo c'è anche Shevchenko e con lui l'aria del gol. Ma il merito della rete del neo papà è tutto di Serginho, che parte palla al piede, triangola bene con Crespo al limite dell'area e spara in porta. Antonioli respinge bene, ma sulla palla arriva l'ucraino e la ribatte in rete. Qualche incidente in tribuna porta all'identificazione del presunto colpevole su indicazione dei tifosi stessi (bel gesto di civiltà) e ad un lungo recupero (sei minuti). Poi Antonioli salva ancora due volte su Sheva, che ha cambiato il volto della partita ed è tra i favoriti per il Pallone d'Oro 2004. Martedì il Milan sarà di nuovo in campo, a Barcellona, per garantirsi il passaggio del turno in Champions. Altro giro, altra corsa sulla pazza giostra di una stagione senza sosta.






2 novembre 2004 - Champions League
BARCELLONA-MILAN 2-1

BARCELLONA
(4-3-3): Valdes 6,5; Belletti 6, Puyol 6, Oleguer 5,5, Van Bronckorst 6,5; Xavi 7, Marquez 6 (35' st Larsson sv), Deco 6,5; Ronaldinho 7, Eto'o 7, Giuly 5 (22' st Iniesta 5,5). All. Rijkaard

MILAN
(4-3-2-1): Dida 6; Cafu 6, Nesta 7, Maldini 6,5, Kaladze 5; Gattuso 5,5, Pirlo 5, Ambrosini 5; Kakà 5 (31' st Rui Costa sv), Serginho 5,5 (28' st Seedorf sv); Shevchenko 6 (41' st Tomasson sv). All. Ancelotti
Arbitro: Meyer (Svizzera)
Reti: 17' pt Shevchenko, 37' pt Eto'o, 44' st Ronaldinho
Note: campo in buone condizioni; spettatori 100.000 circa; angoli 8-3 per il Barcellona; ammoniti Kakà, Ambrosini, Gattuso.


Ancelotti voleva chiudere il discorso qualificazione a Barcellona e per poco ci riesce. A mandargli all'aria il piano è Ronaldinho con un colpo di genio all'89', altrimenti il gioco era fatto. Il Celtic aveva battuto lo Shackthar e col pari il Milan era già al secondo turno. Ma la vittoria del Barcellona è più che legittima, tanto ha giocato meglio dei rossoneri, ai quali, comunque, ora basta solo un punto per essere matematicamente qualificati. Eppure il Milan era partito bene e nei primi venticinque minuti aveva chiuso ogni varco e assestato qualche contropiede micidiale. Su uno di questi (17') Shevchenko lo portava in vantaggio: millimetrico lancio di Pirlo di trenta-quaranta metri, Sheva resisteva alla carica di Oleguer e batteva di piatto Valdes. Ma dall'altra parte c'è il Barcellona, mica una squadretta qualsiasi. I blaugrana ingranano la quarta e alzano il ritmo, il Milan va in affanno e capitola. Ottimo passaggio filtrante rasoterra di Xavi per il taglio di Eto'o e puntata vincente del camerunense da dentro l'area. 1-1 e palla al centro, ma proprio nel momento in cui si sviluppa l'azione c'è Cafu fuori dal campo che sta chiedendo di rientrare.
L'arbitro, però, gli si avvicina e gli dice di aspettare. Il Milan prende il gol e Cafu si arrabbia. Il tempo finisce col Milan con la lingua di fuori (specie Pirlo) e il Barça in attacco, trascinato da un imprendibile Eto'o, velocissimo e fulminante. Intanto da Glasgow arrivano buone notizie: il Celtic sta battendo lo Shackthar, risultato che qualifica il Milan già da ieri sera anche con un pareggio al Camp Nou.
La ripresa comincia come la fine del primo tempo e il Barça sfiora il raddoppio al 9' e al 10', con Dida che prima non blocca una punizione di Deco e che poi si esalta sulla ribattuta di Xavi. Segue una bella parata di diagonale di Van Bronckorst. Ora il Milan soffre e il Barça vola, cercando sempre gli scambi rasoterra. Il break rossonero arriva al quarto d'ora, ma prima Valdes si esalta sul diagonale di Cafu, poi in uscita bassa su Shevchenko, che prende una botta al ginocchio. Alla mezzora il Milan sbaglia l'ennesimo disimpegno difensivo, Xavi va al tiro, Dida para ed Eto'o non riesce a ribattere in rete. Ora il ritmo è calato, ma Rijkaard ci vuole provare e chiude con le tre punte tutte in campo (dentro Larsson per Marquez). Il suo coraggio è premiato. Proprio allo scadere Ronaldinho si libera al limite dell'area e lascia partire una staffilata di sinistro che batte il connazionale Dida.






10 novembre 2004 - Serie A
BRESCIA-MILAN 0-0

BRESCIA
(4-4-2): Castellazzi 7,5; Stankevicius 6, Di Biagio 6,5, Mareco 6, Dallamano 5,5; Guana 6,5, Martinez 6, Domizzi 6 (38' st Zoboli sv), Schopp 5,5 (35' st Zambelli sv); Caracciolo 5,5, Nygaard 6 (33' st Sculli sv). All. De Biasi

MILAN
(4-3-2-1): Dida 6,5; Cafu 6, Nesta 6, Maldini 6, Kaladze 5,5; Brocchi 6 (32' st Dorhasoo sv), Pirlo 6, Seedorf 6,5; Kakà 5 (29' st Serginho sv), Rui Costa 6,5 (29' st Tomasson sv); Crespo 6. All. Ancelotti
Arbitro: Racalbuto di Gallarate 6,5
Note: campo pesante per la pioggia; angoli 14-0 per il Milan; ammoniti Pirlo, Domizzi, Di Biagio. Al 42' st espulso Di Biagio per doppia ammonizione.


Ma quali due punte, avrà pensato Ancelotti. Se manca Shevchenko, meglio giocarmela col solo Crespo davanti supportato da Kakà e Rui Costa, ovvero col modulo ribattezzato ad albero di Natale. E pazienza se Berlusconi se la prende. Il fatto è, però, che quando manca l'ucraino l'attacco del Milan è veramente spuntato e sostituirlo con due attaccanti per farne uno decente diventa quasi d'obbligo. Non è facile rinunciare a cuor leggero a uno che ha segnato 13 dei 15 gol rossoneri, mentre i suoi sostituti, Tomasson e Crespo, insieme ne hanno messo dentro solo uno. E così succede che dopo il primo quarto d'ora tutto del Brescia (con tanto di splendida deviazione sul palo di Dida al 13' su tiro del solissimo Caracciolo, liberato da una scivolata di Nesta), il Milan prende il pallino del gioco, crea tanto, ma non finalizza. E' vero, le parate di Castellazzi su Rui Costa (22') e Seedorf (40') sono ottime, ma quanta lentezza negli avanti rossoneri, con grandi recuperi degli avversari. E poi quel Crespo lì davanti è troppo solo per creare problemi alla difesa di De Biasi. Cosa che, sull'altro fronte, lo accomuna a Caracciolo. Così il primo tempo finisce 0-0, mentre il campo si fa sempre più pesante per la pioggia che cade intensa e triste e la notte diventa sempre più fredda e umida, di quelle da stare a casa, al caldo, anziché sui gelidi spalti di uno stadio. Ma chi si è inventato questo pazzo campionato a venti squadre con tanto di turni infrasettimanali serali d'inverno a tutto questo ci ha pensato?
Nel secondo tempo il Milan continua ad avere uno sterile possesso palla e fino alla mezzora non c'è una occasione da rete che è una. Allora Ancelotti prova a ripetere la mossa di Genova: dentro Serginho e Tomasson al posto di Rui Costa e dell'ancora deludente Kakà. Ma ieri nulla è cambiato, soprattutto per merito di Castellazzi che, dopo il colpo di testa fuori di un soffio di Kaladze al 33', ha respinto alla grande su Seedorf (40') e due volte su Dorhasoo (41'). Con le due punte il Milan è più pericoloso, altro che storie e il Brescia va in sofferenza, con Di Biagio espulso al 42'. Lo 0-0, però, non schioda ed è il primo pareggio in campionato per il Brescia e primo pari esterno per il Milan dopo cinque vittorie su cinque. Alla fine al Milan restano i 14 angoli a 0 e il rimpianto di aver perso ancora terreno sulla Juve.






24 novembre 2004 - Champions League
MILAN-SHAKHTAR DONETSK 2-0

MILAN
(4-3-2-1): Dida 7; Cafu 6,5, Nesta 6,5, Maldini 6, Costacurta 6; Gattuso 6, Pirlo 6 (26' st Ambrosini sv), Seedorf 5; Rui Costa 6, Kakà 6, Crespo 6. All. Ancelotti

SHAKHTAR DONETSK
(4-4-2): Lastuvka 6; Stoican 6, Hubschman 5, Lewandowski 5,5, Srna 5,5; Duljai 6, Batista 6 (18' st Vorobyey sv), Matuzalem 6, Vukic 6; Aghahowa 5,5 (18' st Marica sv), Brandao 5. All. Lucescu
Arbitro: De Bleecker (Belgio) 6
Reti: 7' st Kakà, 8' st Crespo, 41' st Crespo
Note: campo in condizioni discrete; angoli 5-4 per lo Shakhtar; ammoniti Nesta, Srna, Gattuso.


Il Milan si qualifica agli ottavi con una giornata d'anticipo sulla fine del girone e questo era quello che contava di più per Ancelotti, che ora potrà concentrarsi sull'inseguimento della Juve in campionato. Ormai di Champions si tornerà a parlare seriamente solo il 22 febbraio e in Scozia, tra due settimane, per l'inutile sfida col Celtic potranno andare anche le riserve. Per passare il turno al Milan bastava il pareggio e per tutto il primo tempo l'impressione è stata che in fondo i rossoneri si accontentassero dello 0-0. Massimo risultato col minimo sforzo, insomma. E poiché anche lo Shakthar stava facendo la sua partita, ordinata, tecnica e attendista, dando anch'esso l'idea di accontentarsi del pari (che gli poteva tornare utile per il terzo posto), il gioco sembrava fatto. Se poi agli ucraini (di nome, perché di fatto sono una vera multinazionale) capitava l'occasione giusta, meglio. E questa, nel primo tempo, poteva essere il tiro in mischia di Duljai (32') o quello da fuori di Matuzalem (33'), ma Dida diceva sempre di no. All'inizio della ripresa, poi, Aghahowa si mangiava un gol fatto, tirando fuori in solitudine dal limite dell'area e un minuto dopo ancora Dida si esaltava su una conclusione degli ospiti.
Insomma, brutto Milan (che si era mangiato un gol con Kakà al 18', che tutto solo mandava alto di testa) e Shakhtar con miglior possesso palla (56% contro 44% solo nel primo tempo), ma sterile. Poi, quando S.Siro cominciava a fischiare i propri, irriconoscibili, beniamini e Ancelotti mandava a scaldare Serginho, il Milan passava in vantaggio. Solita fuga sulla destra di Cafu (ben lanciato da Rui Costa), cross al bacio al centro e tuffo vincente di testa di Kakà, che segnava il suo primo gol nella Champions di quest'anno. Lo Shakhtar era stordito e nemmeno un minuto dopo subiva, in contropiede, il raddoppio di Crespo, ben smarcato da Rui Costa. 2-0 e pratica in archivio, con Gattuso e lo stesso portoghese che rivolgevano gesti polemici verso quella tribuna che pochi minuti prima li aveva fischiati. La vittoria, però, non deve far dimenticare le parate decisive di Dida sullo 0-0 e quanto il Milan abbia ancora mostrato di soffrire l'assenza di Shevchenko, senza il quale dà sempre l'impressione di faticare moltissimo per trovare il gol.






7 dicembre 2004 - Champions League
CELTIC-MILAN 0-0

CELTIC
(4-4-2): Hedman 6; McNamara 6, Balbe 5,5, Varga 6, Valgaeren 5,5 (21' st Camara sv); Lennon 6, Petrov 5 (32' st Juninho sv), Thompson 6, McGeady 7; Hartson 6, Sutton 5. All. O'Neill

MILAN
(4-3-2-1): Dida 8; Coloccini 6,5, Nesta 7, Maldini 7, Costacurta 6; Brocchi 6,5, Ambrosini 6,5, Dhorasoo 6,5 (41' st Kakà sv); Rui Costa 5,5 (35' st Seedorf sv), Serginho 6,5; Shevchenko 5 (18' st Crespo sv). All. Ancelotti
Arbitro: Vassaras (Grecia) 5
Note: campo in buone condizioni; spettatori 60.000 circa, di cui 2000 milanisti; angoli 5-4 per il Celtic; ammoniti Lennon, Camara, Brocchi.


Il Milan per il primo posto nel girone (gli bastava il pari); il Celtic per respingere l'assalto dello Shakthar Donetks al suo terzo posto ed essere ripescato ai sedicesimi di Coppa Uefa. In caso di successo degli ucraini col Barcellona doveva vincere per forza. Alla fine va bene ai rossoneri (privi per turnover di Cafu, Pancaro, Gattuso, Pirlo, Seedorf e Kakà) e male agli scozzesi.
Come accade spesso a queste latitudini l'atmosfera entusiasma ed è quella giusta per giocare a calcio. Vedere una partita in Gran Bretagna è tutta un'altra cosa. I padroni di casa partono a spron battuto, ma dopo un quarto d'ora si spengono ed il Milan esce fuori, sospinto da un ottimo Serginho, che spinge sulla fascia sinistra come se fosse un treno e al 19' prende la traversa in diagonale. Al 28', poi, il brasiliano si procura anche un rigore (netto fallo di McNamara), ma l'arbitro opta per la simulazione commettendo un errore clamoroso. Sul finire riemerge il Celtic, che al 43' sfiora il gol con un tiro da dieci metri del monumentale Hartson su cui Dida si esalta, compiendo l'ennesima parata stupenda della sua carriera, per poi ripetersi un minuto dopo in mischia. Oggi è il miglior portiere del mondo. Basterebbe contare quante volte è stato decisivo per il Milan per rendersene conto. Il primo tempo finisce 0-0, ma è stato bello e godibile, così come le giocate del giovane McGeady, scozzesino tutto finte e dribbling di cui sentiremo parlare.
Ad inizio ripresa Vassaras sbaglia di nuovo non comminando il secondo giallo (e il conseguente rosso) al già ammonito Lennon, reo di un fallo da dietro su Shevchenko. Il Celtic sa che lo Shakthar sta vincendo e spinge per segnare quel gol che gli permetterebbe di restare terzo, ma il Milan tiene bene, soprattutto a centrocampo, dove giocano tutte riserve: Ambrosini (il migliore), Dhorasoo, Serginho e Brocchi. Bene anche Coloccini in difesa, schierato al posto di Cafu. Dopo un'ora Ancelotti effettua l'annunciata staffetta tra Shevchenko (fuori gara e mal servito) e Crespo, mentre il suo collega scozzese mette la terza punta Camara. Intanto Serginho è calato e anche la manovra d'attacco del Milan ne risente. Dopo la mezz'ora O'Neill manda dentro anche Juninho, schierando il suo Celtic con tre punte e mezza. Ma non basta. Come voleva Ancelotti il Milan arriva primo nel girone, mentre gli scozzesi escono di scena. Sarà per l'anno prossimo.






30 dicembre 2004
STATISTICHE DEL 2004: L'ANNO DEL MILAN


Tutto iniziò con Roma-Milan 1-2 dello scorso 6 gennaio e mai come in questo caso bisogna dire che il proverbio "Chi ben comincia è a metà dell'opera" va preso alla lettera. Con quella vittoria all'Olimpico, firmata dalla doppietta di Shevchenko, infatti, il Milano dette il via alla volata che lo avrebbe portato al diciassettesimo scudetto. Un successo che è stato magnificato da tutta una serie di record che oggi, alla chiusura dell'anno solare, dimostrano come questo 2004 sia stato proprio giocato e vissuto all'insegna del rossonero. Nel conteggio generale di punti, vittorie, sconfitte, pareggi, gol segnati e gol subiti messi insieme in gare di campionato il Milan ha fatto meglio di tutti: più punti conquistati (87, contro i 78 della Juve e i 58 della Roma); più successi (26, contro i 24 dei bianconeri e i 16 dei giallorossi), meno sconfitte (appena 2, contro le 6 della Juve e le 7 dell'Inter), più gol segnati (70, seguono Inter e Roma con 67 a testa), meno reti subite (27, sei in meno delle 34 della Juve e dieci in meno delle 37 dell'Udinese). Il Milan non è primo solo nella speciale classifica dei pareggi, guidata dall'Inter con 16 segni X (seguono Chievo e Parma con 13 a testa). Ma non crediamo che questo unico primo posto mancato dispiaccia particolarmente al club rossonero. Anzi. E va sottolineato che tutti i suoi primati il Milan li avrebbe conquistati lo stesso anche senza tener conto della partita in più che ha giocato rispetto alle 36 delle rivali, ovvero il recupero casalingo col Siena vinto per 2-1 e spostato dal 14 dicembre al 28 gennaio perché i rossoneri erano impegnati a Tokyo nella Coppa Intercontinentale.
Anche senza tener conto di quel successo, infatti, resterebbero ugualmente primi in tutte le graduatorie. Per quello che riguarda i cannonieri, in A il 2004 è stato l'anno di Adriano e Gilardino, che hanno segnato più di tutti (24 gol a testa, uno in più di Shevchenko e Totti), mentre in assoluto il cannoniere principe è il livornese Cristiano Lucarelli, che tra A e B ha totalizzato la bellezza di 31 gol (9 nel campionato attuale, 22 nella B passata), cinque in più del palermitano Toni (fermatosi a 26, di cui 21 in B e 5 in A) e sette in più del suddetto Gilardino, che le sue reti le ha segnate tutte in A. In B l'anno solare 2004 è stato dominato dal Genoa, che ha fatto più punti di tutti (74), più vittorie (20), meno sconfitte (10) e più gol segnati (78). La difesa migliore, invece, è quella della Triestina, con 45 gol subiti.




 
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