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Herbert KILPIN |
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Nato il 24.01.1870 a Nottingham (ING), † il 22.10.1916 a Milano
Difensore (D), Centrocampista (C), Attaccante (A), nonché Capitano della sezione Football e Dirigente, m....., kg.....
DA GIOCATORE:
Stagioni al Milan: 8, dal 1899-00 al 1906-07
Soprannome: “Lord”
Fondatore del Milan Football and Cricket Club il 16.12.1899 (data convenzionale).
Tra i suoi meriti, anche quello di aver scelto i colori della maglia (allora una camicia in seta con strette strisce verticali rossonere)
Esordio nel Milan in gare amichevoli il 11.3.1900, Milan vs Mediolanum 2-0 (Amichevole)
Esordio in gare ufficiali nel Milan ed in Serie A il 15.4.1900: Torinese vs Milan 3-0 (Campionato di Prima Categoria)
Ultima partita giocata con il Milan il 20.04.1908, Milano: Milan vs Old Boys Basel 2-1 (Meeting di Pasqua)
Totale presenze in gare ufficiali: 23
Reti segnate: 7
Palmares rossonero: 3 Scudetti (1900-01, 1905-06, 1906-07)
Ha militato anche nel Garibaldi Nottingham (*), nel Notts Olimpia (2^ Categoria Dilettanti inglese), nel Saint Andrews (2^ Categoria Dilettanti inglese), nell’ International Football Club di Torino (*), nel F.C. Torinese (*) e nella Libertas (*)
DA ALLENATORE:
Stagioni al Milan: 7, dal 1899-00 al 1905-06
Esordio sulla panchina del Milan in gare ufficiali e in Campionato (1^ Categoria) il 15.04.1900: Torinese vs Milan 3-0
Ultima partita sulla panchina del Milan il 06.05.1906: Milan vs Juventus 2-0 tav. (Campionato 1^ Categoria)
Totale panchine in gare ufficiali: 19
Palmares rossonero: 2 Titoli Nazionali (1900-01, 1905-06)
DA DIRIGENTE:
Stagioni al Milan: 1, 1902-03
Si sposò nel 1905 con Maria Capua, una signorina lodigiana
Era l’ultimo di nove figli di Edward e Sarah Smith - “…Un nome che la nuova generazione dei footballers non onorerà mai abbastanza; un nome magico, che fece vibrare le prime folle …un nome che è quasi tutto nella storia dei primi lustri del nostro football.” (“Lo Sport illustrato”, 28.02.1915)
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Ha giocato anche con il Notts Olympic (*), il Saint Andrews (*), l'Internazionale Torino (*).
Da “CentoMilan, il libro ufficiale” di Fabrizio Melegari. Ed. Gazzetta dello Sport-Panini 1999
Inglese, Herbert Kilpin nacque, ultimo di nove figli, nel retrobottega della macelleria paterna al n. 129 di Mansfield Road, in quel di Nottingham, il 24 gennaio 1870. Cresciuto con buone bistecche di manzo, ebbe probabilmente un’infanzia agiata, visti i tempi, con la quasi certa possibilità di studiare e di apprendere un mestiere nell’industria tessile (Nottingham era rinomata per la produzione di pizzi e merletti). Il football stava vivendo i suoi anni ruggenti ed il giovane Kilpin si appassionò a quel nuovo gioco, codificato solo sette anni prima della sua nascita, che faceva migliaia di proseliti tra i giovani inglesi. Come lo stesso Kilpin ricordava in una rara intervista del 1915, già a tredici anni prese parte alla fondazione di un piccolo club calcistico, i cui componenti indossavano camicie rosse alla garibaldina. Un colore che avrebbe portato nel cuore per tutta la vita tanto da imporlo, assieme al nero, per la divisa sociale del Milan. Giocò da dilettante e, nel 1891, poco più che ventenne, iniziò la grande avventura. Si trasferì a Torino, chiamato dall’industriale tessile Edoardo Bosio, probabilmente per impiantare i primi telai meccanici prodotti in Inghilterra. Venne con alcuni colleghi che, con lui, ebbero un ruolo fondamentale nel diffondere in Italia il virus del football. Nacque così l’International Football Club di Torino e Kilpin, ovviamente, ne faceva parte. Così lui stesso ricordava una delle prime partite cui prese parte: “Mi rimboccai i calzoni, deposi la giacca ed entrai in gara. Mi avvidi presto di due cose assai curiose. Prima di tutto, non c’era l’ombra dell’arbitro; in secondo luogo, col passar dei minuti, la squadra italiana avversaria andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmato, entrava in giuoco, sicché ci trovammo presto a lottare contro una compagine formata da almeno venti giocatori. Ciò non ci impedì di vincere 5 a 0”. Si trasferì poi nei ranghi del F.C. Torinese, con cui disputò le finali dei primi due campionati italiani (1898 e 1899) contro il Genoa. Perse in entrambi i casi ma dalle sconfitte patite, come riportiamo a pagina 14, maturò la decisione di fondare il Milan. Nel 1898 si trasferì appunto a Milano in compagnia del connazionale Samuel Richard Davies (anch’esso socio fondatore rossonero) e finalmente, nel dicembre 1899, diede vita con altri appassionati al Milan Foot-ball and Cricket Club. Calciatore universale, inizialmente giocò nei ruoli d’attacco, per poi scalare, con il passare degli anni, nel reparto difensivo. Maestro ed esempio di professionalità per i più giovani, condusse la squadra alla conquista di tre titoli nazionali. Nel 1908, amareggiato per l’ostracismo federale agli stranieri e per le ultime vicende societarie che avevano portato alla fondazione dell’Internazionale, dopo aver difeso ancora una volta vittoriosamente la prestigiosa “Palla Dapples”, disputò la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908, sul campo di via Fratelli Bronzetti contro il Narcisse Sport di Montreaux. Lasciato il Milan, rimase ancora per qualche tempo vicino al calcio, di cui non poteva fare a meno, allenando i ragazzi dell’Enotria, una squadra minore milanese. Ma la salute lo tradì e Kilpin scomparve prematuramente, lasciandoci in eredità la sua leggenda, il 22 ottobre 1916.
Da “Storia del Calcio Italiano” di Mario Valitutti Ed. Newton 1998
“Nei primi anni di quest’epoca pionieristica, piena di ingenuità ma anche di grande fascino, i calciatori, per lo più di nazionalità inglese, venivano mitizzati oltre i loro meriti effettivi. Vogliamo citare fra gli atri Herbert Kilpin, tra i più entusiasti divulgatori del gioco del calcio nel nostro Paese dapprima quale fondatore del F.C. Torinese e successivamente, insieme a Piero Pirelli, del Milan. Kilpin, che nella sua terra era in calciatore appartenente alla seconda categoria dilettanti, fu considerato da noi un asso. Una foto d’epoca lo ritrae in una singolare divisa costituita da un cap, una camicia rossonera con colletto e stemma di Milano (croce rossa in campo bianco), calzoni lunghi di tela da schermidore e calzettoni sostenuti da un elastico. Il giorno del suo matrimonio, nel 1905, Kilpin scappa a Genova dove è in programma un incontro tra il Grasshoppers di Zurigo e una rappresentativa italiana. Al suo ritorno la moglie scoppia in lacrime vedendo il suo viso tumefatto.
Da Luigi La Rocca, Milano, 2001
“Il papà del calcio italiano. È lui che impianta, già nel 1891, il germe della passione calcistica nel nascente movimento sportivo nazionale. Di lui ormai già sappiamo quasi tutto. Genio e sregolatezza, inflessibile con avversari e compagni, indulgente con se stesso. La storia ci tramanda una sua fotografia che lo ritrae in posa prima di una partita con tanto di cap britannico ma anche con l’immancabile sigaretta nella mano sinistra. Un vizio che lo condurrà probabilmente ad un prematuro decesso a soli 46 anni nell’ottobre del 1916. Il tessitore.”
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| Foto della lapide di Herbert Kilpin posta al Cimitero Monumentale di Milano |
Dal sito del Milan Club Larino (CB) - Autore: Ferdinando De Fenza
HERBERT KILPIN, IL PAPA' DEL MILAN
Ultimo di nove figli di Edward e Sarah Smith, Herbert Kilpin nacque a Nottingham il 24-01-1870 nel retrobottega della macelleria paterna, al n° 129 di Mansfield Road. Ebbe probabilmente un'infanzia agiata, con la quasi certa possibilità di studiare e di apprendere un mestiere nelle fabbriche di pizzi e merletti che hanno reso famosa la sua città nel mondo. Il football non tardò ad appassionarlo, come ricorda nell'intervista apparsa su Lo Sport Illustrato del 28-2-1915. Già a 13 anni aveva preso parte alla fondazione di un piccolo club dedicato a Garibaldi, i cui componenti indossavano le tipiche camicie rosse. Un colore che si porterà nel cuore per tutta la vita tanto da imporlo, assieme al nero, per i colori sociali del Milan. Successivamente giocò per Notts Olympic e St. Andrews in qualità di dilettante, in un'epoca in cui in Inghilterra già si parlava di professionismo. Nel 1891 si trasferì a Torino assieme ai concittadini Tour Gordon Savage ed Henry W. Goodley (colui che portò a Torino le casacche bianconere della Juventus dal Notts County), chiamati dall'industriale tessile Edoardo Bosio, probabilmente per impiantare ed insegnare l'utilizzo dei primi telai meccanici prodotti in Inghilterra. Proprio quell'anno nasceva la prima società calcistica italiana: l'International Foot-Ball Club di Torino, quasi tre anni prima della fondazione del Genoa. Il primo GE-MI-TO (dalla sigla delle tre città: Genova, Torino e Milano, da cui il germe del tifo calcistico si propagò) del calcio italiano era stato lanciato. Singolare il ricordo di Kilpin su uno dei primi incontri disputati in Italia: "Mi rimboccai i calzoni, (...) deposi la giacca ed eccomi in gara. Mi avvidi presto di due cose assai curiose: prima di tutto, non c'era l'ombra dell'arbitro; in secondo luogo che, a mano mano che partita s'inoltrava, la squadra italiana avversaria, andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmato, entrava in giuoco, sicché ci trovammo presto a lottare contro una compagine formata da almeno venti giocatori. Ciò non ci impedì di vincere con 5 a 0".
La sua notorietà andava sempre più crescendo tanto che nel 1898 fu uno dei partecipanti-organizzatori del primo confronto internazionale disputatosi in Italia tra una selezione nazionale, composta da elementi stranieri, contro una rappresentativa svizzera. Con l'International F.B.C., (dopo una parentesi nel F.C. Torinese) disputò le finali dei primi due campionati italiani (1898 e 1899), sotto l'egida della neonata F.I.F. (Federazione Italiana del Football), persi in entrambi i casi contro il Genoa Cricket and Football Club. Proprio in occasione del banchetto di festeggiamento per la seconda vittoria genovese ebbe ad intimorire il capitano avversario Edoardo Pasteur: "È l'ultima volta che vincete! Fonderò una squadra a Milano che vi batterà. I genoani mi presero in parola e si brindò alla fortuna del club milanese... non ancora nato".
Fin dal 1898 si era trasferito a Milano, in compagnia del connazionale Samuel Richard Davies, probabilmente assunti da una delle imprese tessili condotte da Antonio Dubini, Guido Valerio (padre della famosa tennista Lucia) o Giulio Cederna (padre della scrittrice Camilla). Il 13 dicembre 1899, in una sala dell'Hotel du Nord et des Anglais (nell'odierna Piazza della Repubblica, dove oggi sorge il Principe di Savoia), Kilpin ed i suoi connazionali Samuel Richard Davies, Penvhyn Liewellyn Neville, Kurt Lees, Mildmay, Barnett ed Hayes, insieme coi milanesi Piero e Alberto Pirelli, Daniele e Francesco Angeloni, Guido Valerio, Antonio Dubini e Giulio Cederna, gettarono le fondamenta per la costituzione del Milan Foot-Ball and Cricket Club. Primo presidente eletto fu Alfred Ormonde Edwards, ex vice-console di S.M. Britannica a Milano, personalità di spicco nell'alta società milanese.
Edward Nathan Berra (fratello del futuro sindaco di Roma), divenne il capitano della sezione cricket mentre la sezione calcio veniva assegnata a David Allison. La scelta dei colori sociali cadde sul rosso ed il nero, a rappresentare il focoso ardore che avrebbe animato i propri componenti e la paura che avrebbero provato gli avversari nell'affrontarli. Il primo vagito del Milan era stato lanciato e ben presto la squadra incominciò ad affermarsi sotto la sapiente guida di "papà" Kilpin, tanto da conquistare i titoli nazionali (lo scudetto non esisteva ancora) del 1901, 1906 e 1907. Nel frattempo Herbert aveva sposato nel 1905 la lodigiana Maria Capua. Simpatico l'aneddoto riguardante la prima sera di nozze: "Mi arriva a casa un telegramma che mi invita a far parte della rappresentativa italiana che a Genova deve giocare con il Grasshoppers di Zurigo. Mia moglie, naturalmente, non voleva lasciarmi partire. Ma le ricordai che se non mi permetteva di continuare a giuocare non mi sarei sposato. In quel match, presi sul naso un tremendo calcio... ritornai da mia moglie con il viso irriconoscibile ...". Calciatore universale, inizialmente giocò nei ruoli d'attacco, per poi scalare, con il passare degli anni, a dirigere il reparto difensivo. All'inizio della stagione 1907-08, il Milan (vincitore dei due ultimi campionati) decide di non iscriversi al campionato, danneggiato dalla decisione di varare un torneo riservato esclusivamente a giocatori italiani.
L'epopea eroica di Kilpin stava volgendo al termine, non senza polemiche tra la società rossonera e La Gazzetta dello Sport che aveva lanciato l'idea del campionato senza stranieri. Tra gli episodi curiosi, quello accaduto nel 1907 in occasione della Coppa Lombardia. Il Milan dirama una lista dei convocati che non sembra lasciare spazio a dubbi in quanto a nazionalità: Hieronimus Root, Xaver Marktl, Guido Fashion, Alfred Bosshard, Trerè Junior, Charles Whites, Mare Hall, Herbert Kilpin, Hans Màdier, Peter Wool. Il 15-11-1907 la Gazzetta pubblica quella che, a prima vista, sembrerebbe una formazione di tutti stranieri, ad eccezione di Trerè. In realtà il Milan, con humour prettamente britannico, inglesizzò i nomi italiani: Root era in realtà Radice, Fashion Moda, Whites Bianchi, Hall Sala e Wool Lana. Il solo Trerè non venne tradotto in Threekings, forse in ossequio alla Corona. Ne sarebbero nate accanite discussioni, che di lì a breve avrebbero portato alla nascita dell'Internazionale proprio da una costola del Milan, con l'intento (come dice il nome stesso) di far giocare calciatori di varie nazionalità. Ormai trentottenne ed amareggiato dalle ultime vicende societarie, Kilpin, dopo aver contribuito alla difesa del trofeo più prestigioso dopo il campionato, la Palla d'Argento Henry Dapples, disputò la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908 sul campo di via Fratelli Bronzetti, vinta 4-3 contro il Narcisse Sport di Montreaux.
Dal sito www.asromaultras.it
24 ottobre 2006……
Sì, lo so, tutto questo appartiene agli acerrimi rivali milanesi...però la cosa merita di essere menzionata perché è molto vicina, se non identica, allo spirito che anima questo sito.
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Domenica 22.10.2006, la Banda Casciavìt-Herbert Kilpin Firm ha celebrato il 90° anniversario della morte di Herbert Kilpin, fondatore del Milan Football & Cricket Club 1899, Capitano e allenatore della stessa squadra nel primo decennio del XX° secolo e pioniere del gioco del calcio in Italia, avendolo introdotto a Torino nei primi anni dello stesso secolo. Recatosi al Cimitero Monumentale di Milano, un manipolo di una decina di appartenenti al gruppo ha posto una piccola e semplice targa commemorativa sulla lapide del colombare contenente i resti di Kilpin, onorandolo, ricordandolo e ringraziandolo per tutto ciò che ha rappresentato per il sodalizio rossonero. Naturalmente, né il Comune di Milano, probabilmente nemmeno a conoscenza dell’importanza del personaggio né della sua ubicazione, né, tantomeno, la Società A.C. Milan, più attenta a celebrare il Ventennale dell’attuale Presidente, piuttosto che il Centenario della sua storia o le figure della sua memoria storica, hanno ritenuto di dover ricordare il baffuto Campione di Nottingham. Abbiamo, quindi, pensato di compensare queste mancanze, onorando la figura di Kilpin, ritenendola come la più prestigiosa e fondamentale per chi ha i colori rossoneri nell’anima e per chi è sensibile alla memoria e alla storia del Club. Stanchi di questo calcio moderno sempre più succube del business e del “presente”, che dimentica le sue origini, la sua storia, le sue figure più pulite e gloriose, altrettanto stanchi di un mondo del tifo in decadenza, cadaverico, che rinnega i suoi antichi valori e la sua stessa ragione di essere, ci impegneremo sempre più a mantenere vive le tradizioni, il ricordo, la memoria, i nomi, i luoghi, i fatti di tutto ciò che riguarda la gloriosa storia Milanista, che, ci preme ricordarlo, NON parte dal 1986, anno dell’arrivo dell’attuale Presidente, bensì dal 1899, fondata dall’unione di intenti tra Inglesi e Italiani , attraversando anni di sofferenza, grigiore, sconfitte, ma anche da interi decenni di vittorie, trofei, momenti gloriosi, campioni indimenticabili e calcio spettacolare. Ci auguriamo che altre tifoserie seguano la stessa strada, pur mantenendo le eterne rivalità, gli incancellabili rancori, gli odi insanabili; recuperando, però, il piacere e il dovere di conoscere la propria storia e le proprie tradizioni, ricordando e ricercando i nomi, i luoghi, i fatti del proprio passato. Continuando, naturalmente, a sostenere le proprie maglie ovunque e comunque, al di là dei risultati, al di là del business, al di là della decadenza del mondo calcistico. Questo il nostro modo di esser “post-ultras”. Non avendo più nulla da dimostrare a nessuno, se non, a noi stessi, la coerenza di essere, per tutta la vita, Casciavìt! BANDA CASCIAVìT – Herbert Kilpin Firm
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Lodevole l'iniziativa assunta dai ragazzi della “Banda Casciavit-Herbert Kilpin Firm 1899” in occasione del novantennale della scomparsa del “papà” del Milan, Herbert Kilpin. Si sono recati presso il Cimitero Monumentale di Milano apponendo una targa in ricordo del grande pioniere del foot-ball. La cosa è stata favorevolmente commentata anche dal sito asromaultras.it.
In qualità di appassionati della Grande Storia del Milan (ma anche, da veri sportivi, della storia del football in generale), non possiamo che segnalare favorevolmente il tutto, in un’epoca che macina tutto e tutti, nella quale il business la fa da padrone un po’ a tutti i livelli.
Senza la conoscenza delle Nostre Origini, non possiamo apprezzare appieno il presente né dare un senso ed un valore al futuro. (www.magliarossonera.it)
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Da Stefano "Potsy" Pozzoni
Herbert Kilpin nasce a Nottingham, al n. 129 di Mansfield Road, il 24 gennaio 1870. Ultimo di nove figli, cresciuto agiatamente, ha la possibilità di studiare e di apprendere un mestiere nell’industria tessile, settore particolarmente sviluppato in città. Già a 13 anni prende parte alla fondazione di un piccolo club calcistico, il Garibaldi, i cui componenti indossano maglie rosse, giocandovi da dilettante.
Nel 1891, poco più che ventenne, si trasferisce a Torino, chiamato dall’industriale tessile italo-svizzero Edoardo Bosio, per impiantare i primi telai meccanici. Con i colleghi inglesi che lo accompagnano e con lo stesso Bosio interpretano un ruolo fondamentale per la diffusione del Gioco del Calcio, fondando il Football and Cricket Club, che fusosi con un'altra squadra, i Nobili, dà vita all’Internazionale F.C. di Torino, con maglia a strisce gialloarancio-nere. Trasferitosi nell’F.C.Torinese, disputa le finali dei primi due campionati italiani, nel 1898 e 1899, contro il Genoa, perdendole entrambe. Da queste sconfitte matura la decisione di fondare un nuovo sodalizio e trasferitosi a Milano con il connazionale Samuel Richard Davies nel dicembre del 1899 dà vita, con altri appassionati Milanesi, al Milan Cricket and Football Club. Presidente della società è il connazionale Alfred Edwards, mentre l’appoggio finanziario è garantito dall’industriale Piero Pirelli. Vero innamorato del Calcio, Kilpin è l’alfiere della squadra e pioniere di questo sport in Italia.
Del Milan diventa il primo allenatore e il primo capitano, rimanendolo per più di dieci anni. Dopo aver insegnato alla squadra i segreti del Football e introdotto altri amici inglesi, riesce a condurla a traguardi inimmaginabili. Tre volte Campione d’Italia, nel 1901, 1906, 1907, egli è un maestro ed esempio di professionalità per i più giovani e da tutto il sistema calcistico della prima ora è riconosciuto come “padre fondatore” del calcio Italiano. Disputa la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908, sul campo di via F.lli Bronzetti, contro il Narcisse Sport di Montreux. Amareggiato per l’ostracismo mostrato dalla Federazione nei confronti degli stranieri, rimane ancora nell’ambiente calcistico allenando i ragazzi dell’Enotria, vecchia squadra minore Milanese. Scompare prematuramente a causa di una malattia il 22 ottobre 1916. I suoi resti, per anni rimasti nascosti all’insaputa di tutti al Cimitero Maggiore di Milano nel campo riservato ai defunti protestanti, sono stati rinvenuti dopo minuziose ricerche da un collezionista e memoria storica del Milan, il Sig. Luigi La Rocca, e grazie a lui deposti, per interessamento della stessa società, in una tomba più consona alla sua fama, in un colombare del Cimitero Monumentale.
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Dal sito www.storiadelcalcio.info - di Gabriele | April 2, 2007
L’inglese che fu tra i fondatori dell’Internazionale Torino ma, soprattutto, del Milan. Talmente innamorato del calcio, che abbandonò la moglie il giorno del matrimonio per andare a giocare.
“Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”. Così, un ventinovenne tecnico industriale saluta la nascita del nuovo club di calcio di cui è uno dei fondatori, e spiega il perché dei colori sociali. La squadra si chiama Milan Cricket and Football Club, il ragazzo invece è Herbert Kilpin. È inglese, viene da Nottingham e giunge nel nostro paese, a Torino, per lavorare nell’industria tessile. La sua vera passione però è il football, a soli 13 anni gioca nella prima linea del Club Garibaldi, nella sua città natale, per poi passare al Notts Olympic e al St. Andreas, squadra di seconda divisione britannica. Nel capoluogo sabaudo, invece, fonda l’F.C. Internazionale, squadra con maglia a strisce giallo arancio-nere. Lì conosce e fa amicizia con Savage, che della squadra è il capitano. Nel 1898 e nel 1899, Kilpin disputa per due volte la finale del neonato campionato nazionale, ma in entrambe le occasioni viene sconfitto dal Genoa del dottor Spensley.
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Giunto a Milano, Kilpin inizia a frequentare l’American bar dove, oltre a parlare di calcio, pare si dedichi anche al whisky, al punto che si tramanda la leggenda per cui si portasse una fiaschetta in campo. Fa –ovviamente- comunella con un gruppo di inglesi e con italiani (alcuni soci della società di calcio ginnico Mediolanum). Si arriva così al famoso 16 dicembre 1899, fiaschetteria toscana di via Berchet (altre fonti dicono la sala da thè dell’Hotel du Nord), è giorno di fondazione: in alto i calici, è nato il Milan! Kilpin è il più esperto, il più autoritario, uno che sa come affrontare gli avversari. È un’epoca davvero pionieristica, le squadre non hanno allenatore e la guida viene data al giocatore più rappresentativo. Per il Milan, ovviamente, questo giocatore è Kilpin. E così, dopo un anno di studio, nel 1901 arriva in modo clamoroso il primo titolo: il Genoa, tricampione in carica, perde sul proprio terreno di Porta Carrega: 1-0 secondo alcune fonti, 3-0 secondo altre. Pare che segni lui, Herbert, il Milan gioca in un campaccio all’Acquabella che non ha niente a che vedere coi morbidi campi inglesi, e a parte il nostro eroe, il resto della squadra è composto di sconosciuti, per questo la vittoria fa ancora più sensazione.
La foto di gruppo ritrae uomini austeri, con enormi baffi, che sembrano più vecchi degli anni che portano. Al centro, su un tavolino è posta la coppa per la vittoria del campionato, vicino in completo chiaro il presidente Alfred Edwards. Herbert guarda l’obiettivo, ha la camicia a strisce rossonere col colletto inamidato, i pantaloni lunghi bianchi: il calcio è –ancora per poco- uno sport da Lord inglesi. Intanto, il Milan riconsegna il titolo al Genoa nel 1902, che lo vince ancora per due anni, interrotto dalla prima vittoria juventina. Kilpin resta alla guida del Milan, e c’è un curioso aneddoto di quegli anni: in una partitella di allenamento il campo è attorniato da un nugolo di ragazzini. Kilpin sta per tirare una punizione, quando uno dei piccoli prende la rincorsa e scaglia il pallone lontano. Herbert ha un attimo di sorpresa, poi rincorre il monello e lo prende a calci nel sedere. “Chi l’avrebbe mai detto” dirà poi Kilpin “che avrei preso a calci un certo Renzo De Vecchi, che sarebbe poi diventato il ‘figlio di Dio’?”. Altro aneddoto: nel 1905, Kilpin si sposa ma la sera stessa lascia a casa la moglie in lacrime: deve andare a Zurigo, il Milan ha un’amichevole col Grasshoppers. Torna dalla moglie al ritorno dalla Svizzera, dopo aver preso un colpo ha il naso tumefatto ed è quasi irriconoscibile.
Il Milan intanto si rinforza, e rivince il titolo nel 1906, che terminerà con la polemica rinuncia della Juve di giocare una seconda finale in campo neutro…a Milano! Kilpin quell’anno gioca terzino, ed è l’unico reduce del primo titolo insieme a Colombo. Il Milan conferma la propria superiorità l’anno dopo, questa volta nel gironcino a tre col neonato FC Torino e i genovesi dell’Andrea Doria. I tempi però sono cambiati, e la federazione decide di limitare gli stranieri. Nel 1908 l’ormai trentottenne Kilpin viene messo da parte dal Milan, farà qualche apparizione nel Torino, ma certo il suo unico vero amore rimane quello rossonero. La vita post-calcio di Kilpin rimane avvolta nel mistero. Rimane a Milano? Torna in Inghilterra? Il dubbio resta fino a che non viene scoperta la sua tomba al cimitero Maggiore di Milano, nell’ala riservata ai protestanti. Herbert Kilpin è morto a soli 46 anni, il 22 ottobre 1916, per una malattia forse provocata dalla fiaschetta. Grazie all’interessamento di storici e tifosi milanisti, e della stessa società, i suoi resti sono stati traslati in un colombare del Cimitero Monumentale. Certo, in un luogo più consono a quel che è stato Kilpin per il calcio italiano, e per il Milan in particolare.
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Dal sito www.ilveromilanista.it - di Saverio Fiore
Kilpin, il pioniere rossonero
Siamo nel 1899 a pochi giorni da Natale e dall’inizio di un nuovo anno che coincide con l’inizio di un nuovo secolo. Quel secolo che sarà di Gandhi e Hitler, di Luis e Neil Armstrong, dei Beatles ma anche dei Ricchi e Poveri, di Marylin e di Elvis, di Padre Pio e Govanni Paolo II, di Kennedy e Gorbaciov, e scusate, di Baresi e Rivera. A Milano si respira il profumo del tipico dolce natalizio arricchito con cedro candito e uva sultanina che si insidia dalle pasticcerie del corso, la nebbia è il sindaco della città e per le strade i cavalli delle carrozze superano di gran numero quelli delle prime avveniristiche automobili. Herbert Kilpin è un distinto signore inglese, accompagnato da una carnagione pallida, tipica dei figli di Albione, ed un paio di baffi molto in voga a quel tempo. Si appassiona ad uno sport che in patria ha già parecchi adepti ma che agli italiani è quasi sconosciuto. Trasferitosi a Torino insieme ad alcuni connazionali per diffondere lo sviluppo dell’industria tessile nel nostro Paese, in un epoca in cui i cinesi non facevano paura, gira qualche città del nord fino a stanziarsi a Milano nel 1898, probabilmente assunto da una delle neonate imprese tessili. Negli anni torinesi aveva giocato in una squadra locale e aveva perso più incontri contro la mitica formazione del Genoa. Proprio in occasione del banchetto di festeggiamento per una vittoria genovese ebbe ad intimorire il capitano avversario: "È l'ultima volta che vincete! Fonderò una squadra a Milano che vi batterà. I genoani mi presero in parola e si brindò alla fortuna del club milanese... non ancora nato". Il Milan Football and Cricket Club nasce ufficialmente il 16 dicembre 1899, sui colori sociali Herbert non transige, saranno il rosso ed il nero, “spaventeremo tutti gli avversari come se fossimo il diavolo, anzi lo saremo per davvero”. Kilpin è il primo allenatore e giocatore, Edwards il primo presidente. I rossoneri salgono presto alla ribalta delle cronache calcistiche italiane conquistando il primo titolo nazionale nel 1901, interrompendo la serie di vittorie consecutive del Genoa, battendo proprio i grifoni in finale per 3-0. La squadra guidata dal leggendario capitano Kilpin sarà sconfitta nella finale dell’anno dopo, ad opera dei genoani, e nel 1906 riuscirà a bissare il titolo. In quell’occasione ci fu uno dei primi “casi” del calcio italiano: dopo il girone finale Milan e Juventus (campione d’Italia in carica) erano a pari punti, per cui fu necessaria una gara di finale. Si giocò a Torino sul campo dei bianconeri, in virtù della loro migliore differenza reti, ma il confronto terminò in parità (0-0) dopo i tempi supplementari. A quei tempi non si tiravano i calci di rigore, così si procedette alla ripetizione della partita: la Federazione scelse il neutro dell’U.S. Milanese a Milano, ma i bianconeri in segno di protesta rinunciarono a giocare. Il Milan poté tuttavia sancire la legittimità del suo successo ripetendo l’exploit l’anno dopo (1907). Nel 1908, a seguito dei dissidi interni riguardo alla necessità o meno di tesserare giocatori stranieri, un'ala per certi versi "progressista" della dirigenza si separa dalla società fondandone una nuova denominata Internazionale Football Club. Da quel momento nasce il derby stracittadino più importante del mondo ed una rivalità che non conosce cedimenti. Kilpin, ormai trentottenne dopo aver contribuito in ogni maniera a molte delle vittorie rossonere di inizio secolo disputa la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908 sul campo di via Fratelli Bronzetti, vinta 4-3 contro il Narcisse Sport di Montreaux.
Al lato la prima formazione rossonera della storia, con già una schema ad “albero di natale”. Per la serie il tempo trascorre ma non passa!
Dal sito www.forum.tifonet.it/lofiversion/index.php/t18646-18300.html
HERBERT KILPIN
L’inglese che fu tra i fondatori dell’Internazionale Torino ma, soprattutto, del Milan. Talmente innamorato del calcio, che abbandonò la moglie il giorno del matrimonio per andare a giocare“Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”. Così, un ventinovenne tecnico industriale saluta la nascita del nuovo club di calcio di cui è uno dei fondatori, e spiega il perché dei colori sociali.
La squadra si chiama Milan Cricket and Football Club, il ragazzo invece è Herbert Kilpin. È inglese, viene da Nottingham e giunge nel nostro paese, a Torino, per lavorare nell’industria tessile. La sua vera passione però è il football, a soli 13 anni gioca nella prima linea del Club Garibaldi, nella sua città natale, per poi passare al Notts Olympic e al St. Andreas, squadra di seconda divisione britannica. Nel capoluogo sabaudo, invece, fonda l’F.C. Internazionale, squadra con maglia a strisce giallo arancio-nere. Lì conosce e fa amicizia con Savage, che della squadra è il capitano. Nel 1898 e nel 1899, Kilpin disputa per due volte la finale del neonato campionato nazionale, ma in entrambe le occasioni viene sconfitto dal Genoa del dottor Spensley.
Giunto a Milano, Kilpin inizia a frequentare l’American bar dove, oltre a parlare di calcio, pare si dedichi anche al whisky, al punto che si tramanda la leggenda per cui si portasse una fiaschetta in campo. Fa –ovviamente- comunella con un gruppo di inglesi e con italiani (alcuni soci della società di calcio ginnico Mediolanum). Si arriva così al famoso 16 dicembre 1899, fiaschetteria toscana di via Berchet (altre fonti dicono la sala da thè dell’Hotel du Nord), è giorno di fondazione: in alto i calici, è nato il Milan! Kilpin è il più esperto, il più autoritario, uno che sa come affrontare gli avversari. È un’epoca davvero pionieristica, le squadre non hanno allenatore e la guida viene data al giocatore più rappresentativo. Per il Milan, ovviamente, questo giocatore è Kilpin. E così, dopo un anno di studio, nel 1901 arriva in modo clamoroso il primo titolo: il Genoa, tricampione in carica, perde sul proprio terreno di Porta Carrega: 1-0 secondo alcune fonti, 3-0 secondo altre. Pare che segni lui, Herbert, il Milan gioca in un campaccio all’Acquabella che non ha niente a che vedere coi morbidi campi inglesi, e a parte il nostro eroe, il resto della squadra è composto di sconosciuti, per questo la vittoria fa ancora più sensazione.
La foto di gruppo ritrae uomini austeri, con enormi baffi, che sembrano più vecchi degli anni che portano. Al centro, su un tavolino è posta la coppa per la vittoria del campionato, vicino in completo chiaro il presidente Alfred Edwards. Herbert guarda l’obiettivo, ha la camicia a strisce rossonere col colletto inamidato, i pantaloni lunghi bianchi: il calcio è –ancora per poco- uno sport da Lord inglesi. Intanto, il Milan riconsegna il titolo al Genoa nel 1902, che lo vince ancora per due anni, interrotto dalla prima vittoria juventina. Kilpin resta alla guida del Milan, e c’è un curioso aneddoto di quegli anni: in una partitella di allenamento il campo è attorniato da un nugolo di ragazzini. Kilpin sta per tirare una punizione, quando uno dei piccoli prende la rincorsa e scaglia il pallone lontano. Herbert ha un attimo di sorpresa, poi rincorre il monello e lo prende a calci nel sedere. “Chi l’avrebbe mai detto” dirà poi Kilpin “che avrei preso a calci un certo Renzo De Vecchi, che sarebbe poi diventato il ‘figlio di Dio’?”. Altro aneddoto: nel 1905, Kilpin si sposa ma la sera stessa lascia a casa la moglie in lacrime: deve andare a Zurigo, il Milan ha un’amichevole col Grasshoppers. Torna dalla moglie al ritorno dalla Svizzera, dopo aver preso un colpo ha il naso tumefatto ed è quasi irriconoscibile.
Il Milan intanto si rinforza, e rivince il titolo nel 1906, che terminerà con la polemica rinuncia della Juve di giocare una seconda finale in campo neutro…a Milano! Kilpin quell’anno gioca terzino, ed è l’unico reduce del primo titolo insieme a Colombo. Il Milan conferma la propria superiorità l’anno dopo, questa volta nel gironcino a tre col neonato FC Torino e i genovesi dell’Andrea Doria. I tempi però sono cambiati, e la federazione decide di limitare gli stranieri. Nel 1908 l’ormai trentottenne Kilpin viene messo da parte dal Milan, farà qualche apparizione nel Torino, ma certo il suo unico vero amore rimane quello rossonero. La vita post-calcio di Kilpin rimane avvolta nel mistero. Rimane a Milano? Torna in Inghilterra? Il dubbio resta fino a che non viene scoperta la sua tomba al cimitero Maggiore di Milano, nell’ala riservata ai protestanti. Herbert Kilpin è morto a soli 46 anni, il 22 ottobre 1916, per una malattia forse provocata dalla fiaschetta. Grazie all’interessamento di storici e tifosi milanisti, e della stessa società, i suoi resti sono stati traslati in un colombare del Cimitero Monumentale. Certo, in un luogo più consono a quel che è stato Kilpin per il calcio italiano, e per il Milan in particolare. Ma si può essere più milanisti di così...
Dal sito www.forum.clarence.com/archive/index.php/t-25639.html
HERBERT KILPIN - Pioniere rossonero
IL PALLONE E LA FIASCHETTA
Al Milan, Kilpin, arrivò dalla natia Nottingham, non ancora ventenne, nel 1897.
Iniziò a giocare giovanissimo. A 13 anni giocava nella prima linea del club Garibaldi di Nottingham. Più tardi venne ingaggiato dal Notts Olympic e poi dal St. Andrews, seconda divisione del campionato britannico.
Prima di arrivare a Milano, fece tappa a Torino, dove fu fra i fondatori del F.C. Torino. Nel 1987 giunse a Milano e frequentò l'American Bar facendo amicizia con alcuni inglesi residenti nella città. Ed a Milano, con un gruppo di inglesi e di italiani (ex soci della società sportiva Mediolanum) costituirono il Milan Cricket and Football Club.
Kilpin, naturalmente, ebbe il comando della squadra e fu eletto capitano.
Per oltre dieci anni ne fu l’irresistibile guida.
Amava talmente il calcio che la sera del matrimonio, avvenuto nel 1905, lasciò la giovane sposa in lacrime per raggiungere la sua squadra impegnata la domenica seguente a Genova contro il Grasshoppers di Zurigo. Raccontano che durante l’incontro prese una testata sul naso e tornò dalla sua sposa con il viso tumefatto ed irriconoscibile.
Era un innamorato dell’Italia, essendovi arrivato in giovane età.
A Milano trovò lavoro come tecnico industriale nel ramo tessile e fu consulente di molti stabilimenti della zona.
Si parla di lui come autentico eroe dello sport calcistico, generoso ed abile. E suscitava ovunque simpatia ed entusiasmo.
Aveva una debolezza (dichiarata): il whisky! Lo beveva al bar, in casa e… durante gli allenamenti e persino durante la partita! Prima degli incontri poneva dietro uno dei pali della porta una fiaschetta….
Un curioso aneddoto riguarda una partitella di allenamento. C’erano attorno al campo, parecchi ragazzini. Uno di questi, mentre Kilpin, si accingeva a battere una punizione, arrivò di corsa e calciò il pallone. L’inglese lo rincorse e lo colpì con un calcio nel sedere,
“Chi avrebbe pensato” raccontò poi Herbert “di aver preso a calci un certo Renzo De Vecchi, destinato a diventare, dopo anni, il Figlio di Dio”...
Fu il condottiero dei primi anni del Milan. Il suo nome figura nelle formazioni rossonere che conquistarono lo scudetto anche 1906 e 1907. Giocava preferibilmente terzino o mezzala sinistra.
Giocò nel Milan fino al 1907 e, poi, prima di tornare in patria, assoldato, fece una apparizione nelle fila del Torino, per partecipare al famosissimo torneo “Palla Dapples”. Ma va detto che il Milan fu la sua vera società.
Tornato in Inghilterra, si spense abbastanza avanti negli anni a causa di una cirrosi epatica, regalo del suo amato whisky!
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Dal sito www.milanhistory.blogspot.com
KILPIN, IL SALUTO DEL CAPITANO
RIVIVIAMO ANCORA L'APPASSIONANTE ROMANZO DELLA VITA DI HERBERT KILPIN, IL MITICO PADRE DEL MILAN: TRIBUTO AD UN GRANDE CONDOTTIERO CHE SEPPE FARSI ADORARE PER LA SUA INFLESSIBILE PASSIONE PER IL FOOTBALL.
MAESTRO DI FOOTBALL, Papà del Milan, pioniere del pallone in Italia: le medaglie al petto di Herbert Kilpin non saranno mai troppe. E' arrivato il momento del congedo, e i ricordi si mescolano ai trofei in una carriera sublime. Inglese di Nottingham, classe 1870, Kilpin era arrivato in Italia per impiantare l'uso dei telai tessili prodotti nella sua Inghilterra ma soprattutto impiantò la passione per il football. Prima a Torino e poi a Milano. Vestì la maglia dell'Internazionale di Torino e promise ai genovesi: "...a Milano formerò una squadra di diavoli che vi darà filo da torcere." Così fu, nel 1899 a Milano fu il maggior artefice della nascita del Milan, e ben presto ne divenne leader, stella, capitano.
Grintoso e combattivo, Kilpin sopperiva con tenacia e passione ardente ad una tecnica non innata. Nei primi anni si piazzò a fare il playmaker a centrocampo, interdicendo con caparbietà e rilanciando l'azione. |
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Talvolta, spingendosi in zona gol: sua la rete del primo scudetto, nel 1901, nella tana del Genoa: promessa mantenuta.
Kilpin era capitano ascoltato e autoritario, un leader quasi asburgico nella condotta e inflessibilmente dedito al football: niente sconti in campo, massima resa in allenamento, sputare sangue in partita. Un generale che però portava vittorie e passione. Dal 1902 si è piazzato in difesa, presidiando l'area col suo carattere forte, un mastino difficile da superare. Così nel 1906 è arrivato il secondo scudetto: lui e Suter, gabbia da incubo per gli avanti avversari. Kilpin si occupava di dirigere gli allenamenti e selezionare i soci più abili da inserire in squadra. Inoltre visionava i "pinguini" delle giovanili, per introdurre i più promettenti nella rosa. Era il caso di un quattordicenne dai piedi fatati, che lo faceva impazzire in allenamento: Kilpin cercava di provare le punizioni e il moccioso arrivava e tirava la palla, meritandosi sonori calcioni nel didietro da parte del capitano. Era Renzo De Vecchi, futuro campionissimo del Milan e della Nazionale azzurra. Nel 1907 Kilpin si reinventò centravanti, a 37 anni: con una classe affinata e un'esperienza invidiabile, giostrava sul fronte offensivo e si dimostrava ancora il migliore del campionato. 4 gol in 6 gare, bottino da bomber vero: e terzo scudetto in bacheca. Contare le coppe, i trofei, le Dapples e le Spensley, le Medaglie del Re e i tornei Ginnastici vinti da Kilpin col Milan è pressochè impossibile: il capitano alzava coppe in continuazione, e all'epoca erano trofei che contavano eccome! Quando nel 1908, amareggiato dallo scisma pro-Inter (e dalla chiusura agli stranieri), Kilpin decise di ritirarsi, società e compagni lo pregarono a lungo di ripensarci: niente da fare. Inflessibile come sempre, il baffone britannico appese gli scarpini al chiodo. Seguì per un pò il suo figlio prediletto, il Milan appunto; poi il richiamo del campo lo portò ad allenare le giovanili dell'Enotria, ma una malattia se lo portò una fredda notte del 22 ottobre 1916, a soli 46 anni. Diversi decenni dopo, in occasione del centenario, il Milan ha fatto rinvenire le sue spoglie, traslandole nel Cimitero Monumentale di Milano.
(Pubblicato da RG METAL '88)
HERBERT KILPIN, IL PRIMO CAMPIONE
HERBERT KILPIN E' IL PRIMO VERO CAMPIONE DELLA GRANDE STORIA ROSSONERA, JOLLY DI GRINTA E TEMPRA NOTEVOLI CHE EBBE MERITI FONDAMENTALI NELLA FONDAZIONE DEL CLUB. IN CAMPO FU IL FARO DI TRE SCUDETTI TRA IL 1899 E IL 1908.
HERBERT KILPIN è nell'immaginario collettivo il padre fondatore del Milan. Fu proprio lui a mediare tra gli appassionati italiani e quelli inglesi per sancire la nascita del club, di cui scelse personalmente i colori sociali. Nato a Nottingham il 24 gennaio 1870 nel retrobottega della macelleria paterna, Kilpin ha probabilmente un'infanzia agiata e con la possibilità di studiare e apprendere un mestiere. Si appassiona presto al Football e milita nel Garibaldi, club così denominato per via delle camicie rosse utilizzate come divise. In patria giocò con Notts Olympics e St Andrews e nel 1890 arrivò in Italia, a Torino, come perito tessile col compito di introdurre l'utilizzo di nuovi telai provenienti dal suo Paese. Partecipò alla fondazione dell'Internazionale di Torino, club che successivamente divenne FC Torinese e con cui disputò le prime due finali del neonato campionato italiano. I gialloneri persero entrambe le volte col Genoa, e Kilpin promise vendetta: "Mi trasferisco a Milano per lavoro, e lì formerò una squadra di veri diavoli che vi darà parecchio filo da torcere". Andò proprio così. Dopo vari tentativi, ricerche, mediazioni tra un pub ed una birreria nelle piovose notti milanesi dell'autunno-inverno 1899, Kilpin ottenne ciò che voleva. Avvolto nel suo impermeabile e con gli immancabili baffoni ben curati, l'inglese era presente nella riunione decisiva che sancì la nascita del Milan. "Noi" disse "Saremo rossoneri: rossi perchè saremo dei Diavoli, e neri come la paura che incuteremo agli avversari". Kilpin disegnò la maglia a strisce sottilissime e guidò il debutto in amichevole con la Mediolanum, andando subito in rete.
I GRANDI SUCCESSI. Già nel 1901 il Milan era Campione d'Italia, e Kilpin fu protagonista assoluto. Nella semifinale combattutissima con la Juventus segnò il 3-2 decisivo, e in finale siglò uno dei 3 gol con i quali il Milan travolse il Genoa sul suo terreno: promessa mantenuta! Kilpin giocò quel torneo a centrocampo, regista e soprattutto mediano di grinta e combattività tipicamente inglese. Inflessibile con compagni e avversari, autentico lottatore in campo, sopperiva alla tecnica non eccelsa con una grande determinazione nei contrasti e nelle giocate. Il calcio era la sua passione: basti pensare che dopo il suo matrimonio, invece di passare la notte con la sposa, accettò la convocazione in una sorta di selezione di giocatori militanti in Italia che avrebbe affrontato il Grassoppers a Zurigo! Nel corso della sua carriera, il poliedrico Kilpin vestì tutti i ruoli, vincendo altri 2 scudetti nel 1906 e nel 1907. Prima arretrò in difesa, da volenteroso stopper, poi si reinventò bomber in prima linea.
Nel 1908, profondamente deluso dalla scissione societaria che aveva portato la nascita dell'Inter, decise di ritirarsi, visti anche i suoi 38 anni. In rossonero aveva giocato, dal 1899, 23 partite segnando 8 reti. La sua ultima gara fu un'amichevole col Narcisse Sport di Montreaux, dopo la quale rientrò negli spogliatoi sussurrando: "Il mio tempo è finito. Adesso è ora di lasciar spazio ai giovani". Il Milan e i compagni tentarono inutilmente di fargli cambiare idea: la bandiera, il simbolo del Milan stesso, il faro che l'aveva guidato in campo e come primo allenatore, appendeva le scarpe al chiodo il 12 aprile 1908. Rimase nel calcio allenando i ragazzini dell'Enotria, ma una malattia se lo portò via prematuramente a soli 46 anni, nella sua Milano, il 22 ottobre 1916.
LA TOMBA. I resti di Kilpin finirono chissà dove e per decenni furono dimenticati. Nel 1999, in occasione del centenario della società, uno storico appassionato di Milan riuscì a ritrovarli nel Cimitero Maggiore di Milano, in un'ala dedicata ai cristiani protestanti. Il Milan fu avvisato e, nelle persone di Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani, si curò di trasferire le spoglie del suo "papà" nel Cimitero Monumentale di Milano, dedicato alle personalità che hanno dato gloria alla città. (Pubblicato da RG METAL '88) |
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| Il Cimitero Monumentale di Milano e la lapide di Herbert Kilpin |
Dalla rivista ufficiale del Milan, "Forza Milan!" (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE)

(da "Forza Milan!")
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(da "Forza Milan!") |
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Herbert Kilpin assiste al match Milan vs Novara 2-1 del 21 marzo 1915, disputata al Velodromo (da "La Stampa Sportiva") |
Dalla "Gazzetta dello Sport", che nella collana per i suoi 110 anni pubblica la trascrizione integrale, dallo "Sport Illustrato" del 28 febbraio 1915, di UN'INTERVISTA A KILPIN (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE)
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| Lunedì 18 dicembre 1899, "La Gazzetta dello Sport"
dà la notizia della fondazione del Milan |
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"La Gazzetta dello Sport" pubblica il parere di Herbert Kilpin sull'eventualità di aumentare il numero di arbitri in campo
("...Un arbitro solo è sufficiente, quando abbia un'assoluta competenza tecnica e...gambe buone per seguire sempre la palla") |
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| Articolo sulla morte di Herbert Kilpin ("La Gazzetta dello Sport" del 27 ottobre 1916) - di Enrico Tosi, Milano |
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| Articolo tratto da "Calcio 2000" di novembre 2005 |
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La prima pagina di "The Guardian" del 16 dicembre 1999
"HERBIE VA VERSO MILANO. Come Herbert Kilpin ed un manipolo di annoiati e facoltosi
britannici ubriachi 100 anni fa fondarono il club di football destinato a dominare il mondo" |
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| Articolo tratto da "La Domenica Sportiva" del 12 febbraio 1928 |

Ritratto di Herbert Kilpin |

Herbert Kilpin, il fondatore del Milan, dipinto da Franco Picchioni (1999) |
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Lo stendardo del Gruppo Herbert Kilpin Farm 1899 - Banda Casciavit e una caricatura di Franco Bruna tratta dal libro "La Grande Storia del Calcio" |
Dal sito www.calciofans.com - trascrizione integrale dell'articolo "Ritrovata la tomba di Kilpin, il padre del Milan", "La Gazzetta dello Sport" dell'8 marzo 2000
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| L’articolo della “Gazzetta dello Sport” datato 8 marzo 2000 |
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RITROVATA LA TOMBA DI KILPIN, IL PADRE DEL MILAN
I resti del fondatore del club di via Turati erano dietro una lapide senza nome al cimitero Maggiore di Milano. Dopo anni di ricerche, sono stati trovati e traslati al Monumentale.
MILANO – Una lastra senza nome e dietro c’era il fondatore del Milan. Herbert Kilpin, alberto per gli archivi cimiteriali, se ne stava il alto, in un angolo dimenticato del cimitero Maggiore di Milano, settore acattolici (Kilpin era protestante). Era rimasto in una tomba dimenticata dal momento della sua morte, avvenuta nel 1916, al 1928, quando un anonimo, forse un socio del Milan, aveva pagato per la sua tumulazione. Senza quell’intervento le ceneri di uno dei padri del calcio in Italia sarebbero finite nella fossa comune, invece qualcosa è rimasto, seppure un marmo senza nome e un numero nei registri; Luigi La Rocca, spedizioniere per mestiere e storico per passione, ha potuto ritrovarlo e il Milan ha curato la traslazione al cimitero Monumentale. “Non è stato facile identificarlo, per cercare di ritrovare tutti i giocatori di quelle vecchie squadre ho girato con i miei appunti per i 18 cimiteri della città. Qualcuno mi ha aiutato, qualcuno no, ma alla fine un anno e mezzo fa la tomba di Kilpin è saltata fuori”, racconta La Rocca. Da tre mesi Kilpin ha una lapide al cimitero Monumentale. Non nel famedio , ma in un posto comunque più visibile e contraddistinto del suo vecchio cantuccio per non cattolici. “Speravo che avesse con se un distintivo del Milan, qualcosa. Invece nulla”. Solo un mucchio di ossa , ma un mucchio di ossa che il club di via Turati ha intenzione di onorare nei prossimi mesi, con una cerimonia ufficiale. (al.bo.)
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dal sito www.bandacasciavit.splinder.com
30 novembre 2009
PORTIAMO KILPIN AL FAMEDIO!
In occasione della Conferenza Stampa che si terrà in data 04.12.09, i Sigg. Luigi La Rocca e Stefano Pozzoni, due tra i maggiori, ma non unici, studiosi e ricercatori della memoria storica Milanista, annunciano l’iniziativa volta a dare il giusto riconoscimento alla figura di Herbert Kilpin, fondatore, capitano e allenatore del Milan Football and Cricket Club 1899, Società della quale, tra pochi giorni, corre il 110° anniversario della nascita.
Tale iniziativa consiste in una petizione popolare “on line”, rivolta a tutti i tifosi milanisti, agli sportivi e agli appassionati della storia calcistica nazionale e soprattutto, (ci teniamo sottolinearlo), a chi conserva l’amore e l’interesse per la storia e la cultura milanesi, in cui verrà richiesto ufficialmente al Sindaco e al Consiglio Comunale di adoperarsi per inserire il nome di Herbert Kilpin nel Famedio del Cimitero Monumentale cittadino e per dare ai suoi resti una sepoltura consona e adeguata all’importanza che la figura dello stesso meriterebbe.
Parallelamente alla “petizione-on line” che raccoglierà i nomi e le firme da presentare alle Autorità, annunciamo la creazione del presente blog, “PORTIAMO KILPIN AL FAMEDIO”, in cui potersi documentare rispetto alla storia della figura di Kilpin, illustrandone la vita, le imprese, i fatti e arricchendo il tutto con immagini fotografiche e documenti frutto della ricerca decennale dei promotori stessi e di altri appassionati.
Verrà inoltre creato un “gruppo” con il nome di “PORTIAMO KILPIN AL FAMEDIO!” sul social network FACEBOOK al fine di informare e sensibilizzare i navigatori della rete su questo progetto, con link che riporteranno alla stessa PETIZIONE ON-LINE.
Il Famedio
Pantheon degli uomini illustri, o Famedio, secondo un fortunato neologismo coniato nel secolo scorso: qui si concentrano le memorie considerate più rappresentative di una Milano che, nella seconda metà dell'Ottocento, ambiva a guadagnare una posizione di prestigio economico, sociale e culturale nello scenario tuttora "giovane" e in divenire dell'Italia riunificata. Nel 1870, quando ancora fervevano i lavori per completare le parti di affaccio del Cimitero sulla città, maturò quindi la decisione di cambiare l'originaria destinazione a chiesa cattolica del suo edificio centrale per trasformarla in Pantheon: luogo emergente per dimensioni e impegno architettonico su tutte le altre costruzioni e in rapporto diretto con la città attraverso il viale di accesso al Cimitero, di cui costituiva, e costituisce, il traguardo prospettico.
Si trattava di un'asserzione di orgoglio civico che da un lato ereditava la cultura tardo illuminista e romantica di omaggio ai defunti, magistralmente espressa dai Sepolcri di Ugo Foscolo (1807), e dall'altro si inseriva nel più generale moto educativo del secondo Ottocento e nella sua fiducia nell'insegnamento e nel valore degli esempi quale mezzo di avanzamento civile. A queste istanze facevano riferimento le conclusioni della Commissione incaricata di istituire il Famedio nel 1869, ricordando altresì come già nel 1809, in pieno periodo napoleonico, Milano avesse progettato un Pantheon sull'area cimiteriale del Foppone, rimasto poi sulla carta per mancanza di mezzi e per il rapido rivolgimento degli avvenimenti politici.
Il Famedio del Monumentale rappresentava quindi una significativa conquista per la società dell'epoca e come tale oggi deve essere letto e riscoperto, cercandovi i segni di una cultura trascorsa, ma non superata, e pensandolo come "opera aperta", luogo in divenire dove altri meritevoli nomi della nostra epoca possono aggiungersi al "libro d'onore" della città.
Herbert Kilpin
Herbert Kilpin nasce a Nottingham, al n.129 di Mansfield Road, il 24 gennaio 1870. Ultimo di nove figli,cresciuto agiatamente, ha la possibilità di studiare e di apprendere un mestiere nell’industria tessile, settore particolarmente sviluppato in città. Già a 13 anni prende parte alla fondazione di un piccolo club calcistico,il Garibaldi, i cui componenti indossano maglie rosse, giocandovi da dilettante. Nel 1891, poco più che ventenne, si trasferisce a Torino, chiamato dall’industriale tessile italo-svizzero Edoardo Bosio , per impiantare i primi telai meccanici. Con i colleghi inglesi che lo accompagnano e con lo stesso Bosio interpretano un ruolo fondamentale per la diffusione del Gioco del Calcio, fondando il Football and Cricket Club, che fusosi con un'altra squadra, i Nobili, dà vita all’Internazionale F.C. di Torino,con maglia a strisce gialloarancio-nere.
Trasferitosi nell’F.C.Torinese, disputa le finali dei primi due campionati italiani,nel 1898 e 1899,contro il Genoa,perdendole entrambe.
Da queste sconfitte matura la decisione di fondare un nuovo sodalizio e trasferitosi a Milano con il connazionale Samuel Richard Davies nel dicembre del 1899 dà vita, con altri appassionati Milanesi, al Milan Football and Cricket Club.
Presidente della società è il connazionale Alfred Edwards, mentre l’appoggio finanziario è garantito dall’industriale Piero Pirelli.
Vero innamorato del Calcio, Kilpin è l’alfiere della squadra e pioniere di questo sport in Italia.
Del Milan diventa il primo allenatore e il primo capitano , rimanendolo per più di dieci anni.
Dopo aver insegnato alla squadra i segreti del Football e introdotto altri amici inglesi, riesce a condurla a traguardi allora inimmaginabili.
Tre volte Campione d’Italia, nel 1901, 1906, 1907, egli è un maestro ed esempio di professionalità per i più giovani e da tutto il sistema calcistico della prima ora è riconosciuto come “padre fondatore”del calcio Italiano.
Disputa la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908, sul campo di via F.lli Bronzetti,contro il Narcisse Sport di Montreux.
Amareggiato per l’ostracismo mostrato dalla Federazione nei confronti degli stranieri, rimane ancora nell’ambiente calcistico allenando i ragazzi dell’Enotria, vecchia squadra minore Milanese. Scompare prematuramente a causa di una malattia il 22 ottobre 1916.
I suoi resti, per anni rimasti nascosti all’insaputa di tutti al Cimitero Maggiore di Milano nel campo riservato ai defunti protestanti, sono stati rinvenuti dopo minuziose ricerche da un collezionista e memoria storica del Milan, il Sig.Luigi La Rocca, e grazie a lui deposti, per interessamento della stessa Società, in una tomba più consona alla sua fama, in un colombare del Cimitero Monumentale.
La riscoperta di Kilpin in Curva
Per un intero trentennio la figura di Herbert Kilpin è stata, putroppo, dimenticata o ignorata dai tifosi che rappresentano l’anima più calda e passionale del tifo rossonero: la Curva Sud.
Anche negli anni dei trionfi nazionali, continentali e mondiali e perfino in occasione del Centenario della fondazione, Kilpin viene ricordato e rappresentato solo marginalmente, seppure proprio la Curva abbia sempre enfatizzato e sottolineato le origini inglesi del Milan.
Questo fino al 2005, anno della nascita di “Banda Casciavìt”, unione di vari elementi reduci da anni passati in Curva Sud, i quali, archiviata la militanza (ma non la mentalità) ultrà, decidono di continuare a seguire le sorti della squadra rossonera in altri settori dello stadio, tenendo come prerogative la ricerca, la conservazione, la diffusione, della memoria storica del Milan e dello spirito Milanista.
Fin dagli esordi, i componenti della Banda individuano nella figura di Herbert Kilpin l’icona, il simbolo, l’idolo che li rappresenta.
Il baffuto inglese, fondatore, giocatore e allenatore del Milan della prima ora, rappresenta, infatti, la nascita dello stesso sodalizio rossonero, lo spirito più antico della squadra, l’inventore del nome e dei colori sociali.
A lui si deve, inoltre, la tendenza anglofila dei tifosi Milanisti in generale e della Banda in particolare, ricordando (ed enfatizzando) il fatto che il Milan Football & Cricket Club venne fondato da inglesi e italiani, con il nome inglese della nostra città, con uno spirito anglosassone che lo caratterizzò soprattutto nei primi anni di vita.
Da qui la decisione di dedicare a lui la stessa Banda Casciavìt, che prende il “sottonome” di Herbert Kilpin Firm, ovvero “ditta Herbert Kilpin”.
Nel 1° anello blu della Curva e spesso in trasferta, comincia a fare la sua comparsa uno stendardo a due aste raffigurante la caricatura del fondatore inglese e si diffondono, seppure a tiratura limitatissima, delle magliette che riportano l’effige di Kilpin.
Nasce il blog “ Banda Casciavit”, ancora oggi attivo sulla rete, che nel giro di un anno riesce a diffondere e a raccontare, oltre a mille storie e fatti di cultura e storia rossonera, soprattutto l’importanza che Herbert Kilpin ricoprì per la nascita del Club e per il calcio Milanese.
Il nome del baffuto di Nottingham ricomincia a circolare sui blog, sui siti internet, nei nickname dei tifosi milanisti e il salto di qualità avviene nel 2006, in occasione dell’anniversario del 90° della sua morte, quando la Banda si ritrova al Cimitero Monumentale per rendergli omaggio, affiggere una semplice ma importantissima targa sulla lapide che ne conserva le spoglie, far conoscere l’iniziativa al mondo rossonero grazie a una lettera che la Gazzetta dello Sport decide gentilmente e intelligentemente di pubblicare, seppure censurandone le parti più polemiche:
Spettabile Redazione,
desideriamo comunicarVi che domenica 22 ottobre, ricorrendo il 90° anniversario della morte di Herbert Kilpin, pioniere del calcio italiano e fondatore del Milan Football & Cricket Club 1899, un nutrito gruppo di tifosi Milanisti, per lo più facenti parte del gruppo denominato “Banda Casciavìt”, ha voluto ricordare la figura di questo campione di tempi ormai lontani, ritrovandosi davanti alla sua lapide, al Cimitero Monumentale di Milano, onorandolo con una piccola targa che ne celebrasse l’evento. Conoscendo la Vostra sensibilità in merito alla memoria storica, alla tradizione, alle figure storiche del calcio Italiano, siamo sicuri che apprezzerete il gesto e Vi unirete nel ricordo di questa figura fondamentale ma mai abbastanza celebrata, né onorata, del calcio Milanese.
Sicuramente non dal Comune di Milano, che probabilmente non ne conosce nemmeno l’esistenza, e al cui nome non si è mai degnato di dedicare nemmeno un vialetto delle aiuole attorno allo Stadio, mentre secondo il nostro modesto parere, meriterebbe ben altra considerazione: ad esempio, Spensley, fondatore del Genoa e il Grande Torino, nelle rispettive città, hanno una via, nei pressi dello stadio, a loro dedicati.
Nemmeno la Società A.C. Milan, (che se non altro ha dato a Kilpin una sepoltura un po’ meno vergognosa di quella precedente, quando al Cimitero Maggiore di Musocco era in un’anonima (ANONIMA!) cella di un ossario, ma solo dopo il grande impegno e sollecitazione da parte del sig. Luigi La Rocca, la principale memoria storica, collezionista, ricercatore e conoscitore della storia rossonera, destinandolo, però, ad un altrettanto modesto colombare, poco visibile e disperso), nemmeno il Club da lui fondato, ha mai trovato il tempo né sentito il dovere di ricordare, ringraziare, onorare il Capitano, fondatore, allenatore venuto da Nottingham. D’altra parte conosciamo molto bene l’interesse che l’attuale dirigenza mostra per tutto ciò che riguarda la pur gloriosa storia rossonera prima dell’anno 1986: nessuno. Una Società che celebra ed enfatizza più il Ventennale dell’attuale Presidente, piuttosto che il Centenario della fondazione, dimenticandosi che il Milan esiste dal 1899, non da vent’anni, e che il suo popolo lo sostiene e lo ama da sempre, essendo stata una squadra vincente e spettacolare fin dalla sua nascita.
Abbiamo pensato, quindi, di rendere giustizia e merito a quel baffuto Campione senza il quale questa meravigliosa maglia e la sua gloriosa storia non sarebbero mai esistite.
Ci piacerebbe scoprire che la stessa riconoscenza riteniate di dovergliela anche Voi: se non da Milanisti, comunque da sportivi, innamorati di un calcio diverso.
BANDA CASCIAVìT – HERBERT KILPIN FIRM 1899
Il comunicato della Gazzetta dello Sport risulterà molto più stringato, privo, come detto, delle note polemiche, ma racconterà, comunque, dell’avvenuta celebrazione.
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(dal sito www.1899.it) |

Daniele Massaro, l'on. Frassinetti, Stefano Pozzoni e Luigi La Rocca alla conferenza stampa del 4 dicembre 2009 (dal sito www.1899.it) |

(da "Forza Milan!", gennaio 2010) |
I seguenti documenti anagrafici sono tratti dal sito www.bandacasciavit.splinder.com (per gentile concessione di Stefano "Potsy" Pozzoni) |
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